Gan - 2 parte (di SemeNero)

Seconda parte di Gan

 

La passeggiata attorno alle mura. Vero.

Il vecchio, i tizi coi vestiti d'erba. Vero.

Jacopo che muore. Vero. 'Fanculo, è vero.

Occhi gialli che mi spiano nel buio. Falso.

Il volo sopra un piccione. Vero.

Un urlo straziante. Falso. O forse no?

Una città sotto un carpino. Vero.

Un giaciglio di sterpaglie e piume. Vero.

 

La mia vita è diventata un enorme casino. Vero. E Jacopo è morto.

 

La luce esterna non arriva qui, devo accontentarmi della scomoda lampada fluttuante, una lucciola. Addormentarmi non è stato un problema, ero provato ieri notte, quando ho lasciato la riunione. Ma non chiamerei “riposare” il tempo che ho passato a occhi chiusi, intrappolato negli incubi.

Resto disteso sul giaciglio a ripercorrere l'assurda conversazione che ho avuto con i nomoi.

 

«Tu sarai il nostro nuovo gan. Briso ti ha scelto, e col potere di Shimastan che scorre nelle tue vene ci condurrai alla vittoria.»

Non mi è sfuggito che la sua non è stata una domanda. Seduti attorno a poche braci incandescenti, la cerchia ristretta dei consiglieri e guerrieri più fidati di Agheno. Tutti mi guardavano, ma alle parole del condottiero più di un'occhiata si è diretta verso Halu, che invece stava a capo chino, in silenzio.

«Cos'è un gan?»

Ho sentito quella parola per tutta la sera, ma non ero sicuro di aver capito bene le implicazioni del ruolo.

«Gan è il rappresentante del potere dell'Aquila, il custode del sapere dei Nomoi, guardiano degli Uccelli...»

«Curi le bestie ferite, benedici i guerrieri e spazzi la voliera. E fai i tuoi trucchetti.»

La risposta solenne di Halu è stata interrotta da uno dei guerrieri. Ne è seguita una risata sommessa a cui quasi tutti, esclusi Agheno e Halu stesso, si sono uniti.

Uno sciamano, insomma.

«Avete parlato di una guerra. Ma io non c'entro con tutto questo. Avete trascinato me e il mio amico in qualcosa che non ci riguarda. E poi non so combattere!»

«Non dovrai scendere in battaglia. È il tuo potere quello che...»

«Perché dovrebbe interessarmi?» Non ho potuto trattenermi dal gridare.

È calato il silenzio, carico di timore. Agheno non dev'essere abituato a certe interruzioni, né a sfoghi schietti e irrispettosi. Ho temuto di venire investito dalla sua rabbia, ma il tono pacato con cui  ha risposto e l'acutezza del suo sguardo mi hanno fatto sentire una cimice pronta per essere schiacciata.

«Ti interessa dal momento in cui sei entrato in possesso di quel potere. Un potere che noi vogliamo e che gli Ostrya temono. Ti uccideranno, se ne avranno l'opportunità. Questo a meno che noi glielo impediamo.»

Mi ha dato il tempo di metabolizzare quella rivelazione. La mia lealtà è la moneta di scambio con cui pago la mia protezione. Agheno si è seduto di nuovo, riprendendo la sua maschera di affabilità.

«Sono secoli che le nostre fazioni sono in lotta, da quando Kreu l'usurpatore rivendicò il trono dell'Aquila. Oggi vi siede il suo erede, Ebro, ma è ai Carpinus che spetta di diritto! Non dovrai combattere, Tsimon. Halu ti insegnerà come imbrigliare il potere che hai acquisito e aprire la porta che Gan Shimastan sigillò prima di scomparire.»

«E poi il nostro Halu tornerà a essere l'apprendista!»

Nuova scarica di risa. E un pugno che si serra stretto.

«Quanto ti ci vorrà?» ha chiesto Agheno.

«Non lo so, maestà. Dipende molto da lui.» In quel momento, ne sono certo, Halu mi avrebbe avvelenato col solo sguardo.

 

Il divisorio di steli d'erba e gambi che copre l'entrata del mio giaciglio viene scostato senza riguardo, facendomi sobbalzare. Mi metto seduto alla svelta, mentre Halu mi allunga una larga foglia sopra cui sono posati una poltiglia ambrata, mezzo insetto, grande quanto il mio pugno, e un agglomerato d'acqua, poche gocce che si mantengono unite sulla superficie ruvida della foglia.

La colazione è servita.

Trangugio il nettare, immergo la bocca nelle gocce d'acqua e aspiro. Non è così difficile come pensavo la prima volta che l'ho visto fare. Allontano disgustato l'insetto. Una mosca.

«Hai bisogno di metterti in forze. Mangia.»

Non c'è premura, né pazienza nel consiglio. Ma la mosca resta da parte.

«Tieni. Bevi anche questo» dice allungandomi il gambo reciso di un fiore. La cavità è colma di un liquido pallido, verdastro, simile a linfa.

«Cos'è?»

«Abbiamo un sacco di lavoro da fare, e troppo poco tempo. Smettila con le domande. Bevi.»

Il primo goccio aggredisce la mia lingua, talmente amaro da provocarmi dei conati. Il mio aguzzino mi incalza. Il dubbio che sia una spia degli Ostrya si radica nella mia testa.

Vuole uccidermi, dannazione, mi sta facendo avvelenare con le mie mani!

Ingollo tutto d'un fiato. Mi sento avvampare, stordito da un senso di vertigine, ma dura pochi secondi. Così com'è venuta, la sensazione svanisce, e con quella il gusto acre.

«Svegliati!» sbotta ancora Halu, poi esce di filato senza aspettarmi.

Se mi passa per le mani una lancia, giuro che gliela fracasso su quella testaccia.

 

Saliamo lungo il percorso da cui siamo scesi la sera prima. I nomoi brulicano indaffarati come formiche e il paragone è calzante a dir poco. Non sono solo in sintonia con l'ambiente che li accoglie, dipendono dagli insetti come gli umani farebbero con gli animali di una fattoria.

Cibo dalle carni molli, utensili dalle zampe e dalle ali, o dagli esoscheletri. Un enorme favo raccoglie diversi esemplari di vespe. Poco distante posso vedere come le vespe vengono macellate, sezionate e finalmente riconosco le punte che armano le lance nomoi: i pungiglioni.

Halu mi distanzia e devo correre per rimettermi al passo.

Cosa lo disturba tanto di me? Perché ormai è chiaro che il problema sono io. Eppure non sono io a trattarlo come una merda, sono i suoi compagni che dovrebbero avere di lui più rispetto. Se non ho capito male, è ciò che hanno di più simile a un gan. Già. Ma lui non è un gan. Perché sono arrivato io.

Arrivati al livello della porta d'entrata mi aspetto di uscire all'aperto, invece Halu prosegue, incamminandosi lungo un percorso a spirale incavato nell'albero, tra il libro e la corteccia. La luce penetra dall'esterno, attraverso feritoie debitamente collocate. L'odore di linfa è aromatico e piacevole. Sono stupito che l'albero sopporti l'intrusione senza soffrirne.

«È opera di un gan, questa. Non curi solo gli uccelli, anche l'albero è sotto la tua custodia.»

La mia affermazione trova conferma nel silenzio della mia guida, mi sarei infatti aspettato una risposta acida che però non arriva.

Un'apertura più larga conduce all'esterno, sopra un grosso ramo, dove sono appollaiati diversi pennuti: piccioni, gazze e fringuelli. Mi sporgo per spiare verso l'alto: i rami sono carichi di volatili, alcuni tanto da curvare il legno e costringere qualche esemplare a spostarsi. Getto un’occhiata al bosco circostante e la situazione non è diversa sugli alberi accanto. Impossibile non riconoscere sparvieri, gheppi e falchi pellegrini, insieme a più rari gufi e civette. Ognuno col proprio cavaliere in groppa o intento a ultimare i preparativi. La guerra incombe.

«Forza!» mi richiama spazientito Halu.

 

Il percorso termina con una porta. È la prima che vedo, massiccia e con una specie di serratura. I gan sono vitali per la colonia, ma tutto nel loro modo di comportarsi li rende antitetici rispetto agli altri abitanti. Questo dice quella porta. Lì dietro ci sono segreti, conoscenze che non potrebbero essere comprese, che non devono essere rivelate. Ecco ciò a cui sto per essere indottrinato.

Il locale è molto ampio, ma lo spazio è colmo di ripiani e mensole cariche di sostanze, poltiglie, strumenti o amuleti, pietre, penne e piume. Le pareti sono tappezzate di disegni e simboli esoterici, una primitiva forma di scrittura, più simile a geroglifici che a un alfabeto.

Halu indica la grossa sezione di un ramo. «Siediti.»

Passa un intero minuto, forse due. Restiamo in silenzio, un mutismo teso disturbato solo dal fischio del vento e dalle grida degli uccelli.

«Io e te siamo partiti col piede sbagliato.»

Di sicuro non è l'esordio che mi aspettavo, ma è promettente. Passa ancora del tempo. Sta cercando le parole?

«Parlami di te.»

«Cosa? Beh, non c'è molto da dire… ho venticinque anni, studio scienze farmaceutiche a Perugia, anche se mio padre spingeva per veterinaria, sai, lui è veterinario, e poi nel Borgo la falconeria è una tradizione. Te l'avevo detto? Non mi pare. Beh, un po' come voi, accudiamo i rapaci, li addestriamo… adesso che ci penso, pare sia stato proprio San Sebastiano a istituire il palio e...»

Un fiume di parole sfocia inarrestabile dalle mie labbra. È una confessione, la mia, uno sfogo, ma anche un bisogno di essere considerato dal mio interlocutore, di dimostrargli che posso farcela, non solo perché lo dice il mio sangue, ma perché lo voglio io. È un'occasione di rivalsa quella che mi si presenta oggi, poco importa che io condivida le loro ragioni, che io capisca le implicazioni di questa guerra. Alla fine di tutto tornerò a casa e li dimenticherò, o forse non sarà così e invece mi unirò a loro. Mi si dipanano infinite prospettive ma tutte sembrano avere in comune questo snodo nel tempo, un crocevia che devo attraversare: la guerra. Come affrontarla è una scelta che devo fare adesso, e decido che sarò parte attiva. Devo dimostrare che valgo più di quanto chiunque, compreso me stesso, abbia mai creduto possibile. Mi sento vicino ad Halu più di quanto avrei immaginato. Lui presta attenzione per tutta la durata del mio monologo.

«Vedi un futuro glorioso per te? Sii sincero.»

Parole grosse. «Non credo. Comunque vada non credo.»

«Io mi sono preparato anni per quello che credevo mi aspettasse. Essere il prossimo gan. Ma anche se devo rassegnarmi al fatto che sarai tu ad avere questo onore, non ho intenzione di buttare tutto quello che ho costruito. Quindi ecco quello che faremo: sarò la tua guida.»

«Va bene.»

«Ti è stato chiesto molto, ma posso assicurarti una cosa: puoi farlo. Non diventerai un gan in un giorno, né in due. Io però posso aiutarti a sfruttare il potere che risiede in te. Tu hai sangue nomoi nelle vene, anche se solo in parte. Il processo è già iniziato, ne abbiamo visto i segni.

«Ah sì?»

«Non te ne sei reso conto, vero? Tu parli la mia lingua, senza nemmeno accorgertene.»

Sono scioccato da questa rivelazione. Ripenso al primo incontro col vecchio. Pensavo le sue fossero farneticazioni. Cosa diceva? Y gah... e kiris. Tu puoi. La chiave. Un momento: è vero! Io lo so!

«È stato quella specie di bacio?»

Halu annuisce, gli occhi gli si illuminano.

«Gan Briso ti ha passato lo shaclat. Il fluido della conoscenza. Ci sono nozioni che non si possono imparare né insegnare e vengono tramandate in questo modo. Siamo complementari, insieme potremo diventare il più potente gan che la colonia abbia mai accolto!

Io e te faremo grandi cose d'ora in avanti, Tsimon.»

Me lo ripeto diverse volte, fino a convincermi, fino a crederci.

«Dimmi cosa devo fare.»

Sono pronto. Sono determinato.

«Nulla. Resta dove sei e ascoltami.»

Sono confuso.

Allunga una mano sul mio torace, all'altezza del cuore.

Credise shaclat y garde. Fannu den si elecna. Svegliati.

Aspettiamo.

«Dovrebbe succ…?»

Il mio cuore! Comincia a galoppare, bruciare, inondarmi le vene di lava! Ansimo, sudo, ho le vertigini. Halu riprende la nenia, la ripete ancora e ancora.

Smettila, bastardo fammi respirare!

Perché glielo lascio fare? Voglio oppormi, ma il corpo non risponde, legato, irradiato da scosse violente di elettricità. Poi d'un tratto tutto svanisce, i muscoli si flettono e mi sciolgo stremato sul pavimento.

«Che cazzo stai facendo?»

«Sto richiamando il potere.»

Allunga di nuovo la mano e recita la formula a ripetizione. Io sono inerme. Lo sento dentro, che si espande, un furore bollente. Mi sento spingere fuori dal corpo, trascendere lo stato carnale, i sensi alterati mi urlano nozioni che non ho la capacità di comprendere. Le labbra si muovono da sole, mi sento ripetere le parole di Halu:

Credise shaclat y garde. Fannu den si elecna.

Credise shaclat y garde. Fannu den si elecna.

Credise… bria sol dannia, uder ghenon sullah...

Halu si blocca.

«Cosa stai dicendo? No, no, fermati, non è questa la formula!»

È come se qualcuno avesse acceso la luce in una stanza buia. Come trovare la chiave per risolvere un enigma, quella parola talmente ovvia da essere sempre stata lì, a portata di mano per tutto il tempo.

Halu ha appena scoperto di non essere più lui a guidare il gioco. Sfortunatamente non posso dire di essere davvero io a farlo adesso.

Mi alzo, manovrato da un istinto remoto, e tendo la mano verso di lui, che indietreggia inutilmente. La formula giunge al termine.

… renoth gan y tramna. Io sono la chiave. Tu sei la porta.

Il suono dello squarcio è raccapricciante. Urla gutturali, lo strazio fattosi voce viva. E morente.

Nasce dalle viscere del nomoi, un vortice oscuro e denso, un'ondata di pece famelica che si fa spazio nella realtà da cui era bandita, divorando l'etere.

L'albero intero trema, posso sentirlo scuotere i rami, sconvolto dall'energia negativa. Come la pelle di Halu, anche la corteccia del carpino si apre alle mie spalle, divelta da una forza invisibile. Lo schianto del legno è assordante, schegge volano in ogni direzione e l'aria si impregna di polvere.

Il vortice si ingrandisce, il suo occhio è uno specchio di opale, una lente verso una dimensione lontana che restituisce l'immagine di decine e decine di paia di occhi famelici.

Occhi gialli che mi spiano nel buio.

 

Occhi gialli che mi spiano dal buio. Vero.

Commenti

Ritratto di Kriash

Apertura e chiusura grandiose!

Continua a piacermi la storia che stai creando e in questa seconda parte hai abbandonato alcuni cliché presenti nella prima. Anche la resa è buona, secca e senza tanti fronzoli che ne coprano l'essenza.

Mi rimane un unico dubbio: la velocità con cui il protagonista accetta il suo nuovo status. Non ha molti dubbi, crede alla realtà dei fatti molto facilmente. Magari ha una motivazione validissima ma la trovo una piccola forzatura per velocizzare il narrato. Cosa che comunque, è abbastanza ovvia dato lo schema a tre tempi dettato dalle regole della storia. Vedremo nel terzo cosa ci aspetta :D

Ritratto di Seme Nero

Potrei giustificare l'accettazione di Simone-Tsimon sia per ciò che gli fa capire Agheno, ovvero che non ha scelta a meno di rischiare di farsi ammazzare, sia per la passività del personaggio (che spero di aver reso), e nell'ultima parte per l'empatia che sviluppa con Halu. Ma la verità è che, nonostante mi sia sforzato di seguire tutti i consigli che mi sono stati dati e abbia tagliato parecchio della trama che avevo in testa, il racconto soffre sempre il difetto della prima parte, cioè tanta storia e tanti dettagli che si sono rivelati un peso piuttosto che un vantaggio.

Per il resto ho cercato di lasciarmi andare, di scrivere a mente più leggera. Meglio di così, col tempo che sono riuscito a dedicare alla scrittura, non potevo fare. Non mi resta che cercare di andare in crescendo :)

Ritratto di Kriash

La passività c'è tutta, infatti da lì deriva anche la mia domanda. Se è voluta, tanto meglio allora.

Ritratto di grilloz

Ho preferito questa seconda parte alla prima, forse perchè ho trovato più caratterizzati i personaggi, soprattutto il protagonista e Halu. Come ha scritto Kriash poco sopra, ottime apertura e chiusura. Quello che un po' mi è mancato è l'ambiente, le poche e scarne descrizioni non mi hanno aiutato a visualizzarlo in modo adeguato.

Attento a una cosa:

I gan sono vitali per la colonia, ma tutto nel loro modo di comportarsi li rende antitetici rispetto agli altri abitanti.

Frasi così usando la prima persona presente stonano un po', lui come fa a sapere queste cose?

P.S. credo fosse quasi impossibile giungere a conclusioni così simili per chiave e porta ;)

Ritratto di Seme Nero

L'ambientazione è scarna, vero, ma già è stato un lavoraccio recuperare su caratterizzazione e storia. Mi accontento se per te è lo stesso XD

Quanto alla frase che sottolinei, sono considerazioni e intuizioni del protagonista. Rese male... Sorry.

Ritratto di Mar_86

Arrivo a dire forse le stesse cose di chi mi ha preceduto. Debbo farti i complimenti perchè dal primo "capitolo", netto salto in meglio. Apertura semplice ma d'impatto. Chiara e fluida. Così come il resto del racconto. Anche la chiusa. 

La storia è bella e sono molto curiosa per come sarà la terza e ultima parte. 

Anche qui molto dialoghi, cosa che apprezzo sempre tanto.

Ti stai immedesimando molto... ;)

bravo!

Ritratto di Seme Nero

I dialoghi sono il mio cavallo di battaglia! ;D

Grazie :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Sì, confermo anche io il miglioramento rispetto alla prima fase. Il soggetto si aggrappa ancora al modello classico di evoluzione (Coinvolgimento apparentemente casuale - rifiuto - accettazione - apprendimento - eroe), e a parer mio non è un male.

Le relazioni e le posizioni sono introdotte bene e descritte bene, pur con il difetto del loro repentino stravolgimento, ma anche per te vale la regola attenuante del "poco spazio e poco tempo". Il cambiamento di prospettiva in questi casi deve avvenire un poco alla volta. Rispettando i criteri della struttura classica (se spogliate tutte le storie dei ghirigori caratteristici, vi accorgerete che è sempre rispettata) il cambiamento avviene per assuefazione all'ambiente, quindi un tempo lungo in cui il protagonista perde il legame con il mondo precendente e si radica in quello nuovo, il tutto è sempre catalizzato dall'ingresso di nuovi personaggi che fungono da collante tra il protagonista e il mondo fantastico. Pensate ad Avatar, il filmone: una storia d'amore sigilla il legame indossolubile tra il i due mondi.

Il difetto ricorrente in questi giochi è quell'irrinunciabile tentazione di "dirla tutta", che puntualmente sbava sul buon risultato ottenuto. A me sarebbe bastata la parte del rifiuto, non avrei affrontato il cambiamento. Avrei destinato lo spazio al mondo intorno, rispettando l'elemento descrittivo (senza esagerare) del genere. ;)
I vostri personaggi non devono morire per forza in questo gioco. La Malo di Polvere, per esempio è comparsa molto tempo fa in una altro gioco, scomparsa nello stesso gioco, ha trovato il passaggio per tornare in vita nel momento migliore!

Questo non toglie il merito al miglioramento di SemeNero. e quindi bravo. Un appunto nozionistico importante (perché le storie, soprattutto quelle fantasy hanno un valore se impostate sul plausibile!):

In una scena inquadri nello stesso ambiente diverse tipologie di uccelli:
Una svista che potrebbe creare non pochi rumori nell'ambiente dei lettori pignoli. fai convivere rapaci come sparvieri con passeriformi e gazze. Ecco non è credibile. Non è al momento un errore mortale, può passare ora, ma la nozionistica è importante in narrativa.

La vedo dura gestire un astore o uno sparviero in presenza di prede ghiotte come una gazza. I falchi non sono proprio un esempio di quozienti impressionanti. In un ambiente come quello che hai descritto in realtà regnerebbe un caos di piume, cavalieri disarcionati, strida e viscere scartate.
La poca tolleranza che nutrono reciprocamente le numerose tipologie di rapaci può essere giustificata con l'uso di mantenere le cavalcature imbrigliate ben lontane l'una dall'altra (son tutti particolari che in una prossima guerra sono utili), ma al passaggio di una preda credo che le redini non avrebbero un gran peso. Dovresti incappucciarli, quando sono tutti insieme. :)

Raccontare è per prima cosa imparare un sacco di cose. è la parte più bella dopo tutto, no?

Comunque bravo, mi aspetto che migliori ancora nel terzo
 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Tu mi dirai che
"è tanto poco plausibile che esista un mondo in cui le persone cavalcano uccelli che..."

Eh no. Quella è la parte fantasy vera e propria. la parte di un'ipotesi esasperata che nel mondo reale non esiste o non vediamo. Ma per tener il dubbio, per lasciar il lettore nel limbo che si trova in mezzo al "non vedere" e "non esistere", occorre seminare un un mondo plausibile. In questo caso è quello degli uccelli e ogni particolare vero relativo a loro ci ancora al nostro mondo, altrimenti tanto vale costruire un mondo davvero inesistente, con creature inesistenti, in un ambiente creato ex novo ( per tenere il filo dell'esempio: Avatar)

 

Ritratto di Seme Nero

Hai detto, risposto e discusso già tutto da solo XD
A questa parte ho lavorato due ore. Punto. Aggiungiamoci il brainstorming durante il lavoro ufficiale (faccio un lavoro noioso), ma non ho fatto altro che scrivere. La ricerca si è fermata alla scelta delle specie volatili, figurarsi aver tempo di studiare le abitudini!
Comunque direi che hai ricostruito bene quelle che sarebbero state le mie obiezioni, e l'insegnamento che ne traggo è prezioso.
Ti assicuro che avrei studiato in condizioni diverse: per un racconto postapocalittico che scrissi tempo fa, per inventare armi futuristiche ma plausibili, cercai notizie su armi, esplosivi, miscele infiammabili... avevo il terrore di trovarmi i NAS in casa XD

Ritratto di Borderline

Molto meglio questo secondo capitolo, meno ingessato e con colpi di scena che rendono la lettura affascinante. Certo è vero che lo schema è quello dell'eroe, ma credo che i nomoi ci riservino ancora delle sorprese, oltre questo primo entusiasmante squarcio del loro mondo e delle loro profezie. Avanti tutta verso la guerra :)

Ritratto di Polveredighiaccio

Fluido rispetto alla prima parte e migliori i dialoghi e l'interazione tra i personaggi. Ora ti aspetta una conclusione col botto eh. :D