Il cielo ha uno strano colore (di PolverediGhiaccio)

Aprì la confezione da sei di polpette surgelate e le rovesciò nella padella. Gocce di olio bollente gli colpirono la mano, ma le avvertì appena sulla pelle callosa, indurita dopo anni a contatto con gli idrocarburi. Asciugò il dorso sfregandolo sulla divisa, sopra vecchie macchie mai scomparse.

Legò due pezzi di lamiera ondulata per creare una barriera e coprire il fuoco. Rigirò le polpette con il forchettone di legno, infilzò la prima e la portò alla bocca, poi senza preoccuparsi di soffiarci sopra la addentò. Dopo aver mangiato soffocò la brace calciando la terra umida con i grossi stivali da lavoro, le punte erano screpolate e i lacci talmente consumati che ogni volta che li tirava per fare il nodo rischiava di spezzarli.

Afferrò la vanga e raggiunse la riva, respirò l’aria umida dall’odore intenso che esalava dalla palude. Gli trasmise una sensazione di benessere.

Il cielo era grigio, le nuvole avevano coperto il sole e i nannuferi sembravano sbiaditi.

Avvertì un crampo all’addome e a seguire una sensazione di bruciore. Sfilò il pacchetto dei gastroprotettori dalla tasca dei pantaloni. Aveva scordato di prenderne uno prima di pranzo. Premette col pollice e la pastiglia schizzò via dal blister, non l’aveva afferrata in tempo e la vide rotolare nell’erba dopo aver urtato la scarpa. Si piegò e la raccolse, la buttò in gola e deglutì.

Percepì lo scricchiolio dei passi alle proprie spalle. Si voltò con la vanga impugnata a due mani come una mazza. La trattenne a mezz’aria di fronte alla donna.

Lei si era bloccata a qualche metro da lui. Gli occhi scuri spalancati, le labbra socchiuse incerte sull’urlo che non veniva fuori. Il petto scosso dal respiro accelerato.

“Che fa qui?” Abbassò la vanga e spostò gli occhi sui piedi scalzi e graffiati. “Dove ha le scarpe?”

Lei iniziava a respirare con più calma. Nella mano destra stringeva una massa di raso rosa, sollevò il braccio e gli mostrò ciò che aveva.

“Ho solo le mie punte, sono uscita in fretta e non mi sono cambiata.”

“Uscita da dove?”

“Mi sono persa, mi può accompagnare sulla strada?”

“Sono di turno e ho del lavoro da fare. Ma da dove viene, scusi?”

Lei sospirò abbassando il braccio. Guardava i dintorni.

“Ma dove sono? Ho chiesto al taxi di fermarsi vicino a un’area demolizioni, avevo visto le macchine e pensavo di curiosare in giro. Sa, per passare il tempo, non è stata una bella giornata per me. Come sono arrivata qui?”

L’uomo lasciò cadere la vanga e fece qualche passo verso la donna. Lui grosso e stempiato, lei minuta e pallida, con i capelli che uscivano dalle forcine. Aveva addosso una canottiera e sotto non portava il reggiseno, i capezzoli induriti premevano contro il tessuto. Lui cercò di distogliere lo sguardo, ma ci mise un istante di troppo.

“Il deposito per le auto è a sette chilometri da qui, si trova vicino al cancello che dà accesso all’area della palude. Non si è accorta di aver camminato tanto? Quei tagli si infettano se non sta attenta.”

“Allora, mi accompagna sulla strada?” Fissava la divisa e l’etichetta cucita sulla tasca, strizzava gli occhi per leggere il nome. “Ma lei chi è? Una guardia forestale o roba del genere? È straniero?”

Lui appoggiò le mani sui fianchi, le dita sui passanti dei pantaloni che trattenevano la cintura con la fibbia annerita.

“Ho dei fazzoletti di carta, se vuole può pulirsi i piedi. Può rimettersi quelle scarpe per camminare?” Respirò a fondo e lasciò andare l’aria tra i denti. “Comunque sono di Baku, mi chiamo Heydar. Ora devo fare un giro di controllo lungo la sponda, non posso farle da guida.”

Lei sembrò scuotersi dallo stordimento.

“Mi vede? Sono in difficoltà, dove vuole che vada così? Queste sono punte da danza, non posso camminarci! Se non mi aiuta potrei morire qui.” Rabbrividì. “Potrei essere assalita dai cani o da altri animali selvaggi, potrei essere morsa da una zecca! Come faccio a trovare la strada da sola? Mi dia una mappa, un’arma!”

Aveva le lacrime agli occhi e la voce tradiva la crisi isterica che stava per impossessarsi di lei.

“Non ci sono cani qui, nemmeno animali che possano minacciarla.”

Heydar le porse un pacchetto di fazzoletti e lei ne sfilò uno.

“E i serpenti? Ci sono serpenti?”

“Non ci sono. Le do degli stracci.”

“Per farci cosa?” Si soffiava il naso in modo delicato e senza fare quasi rumore.

“Ci fascia i piedi e cammina fino alla strada.”

“Io non so come raggiungerla la strada! Mi sono persa, non conosco questo posto. Potrei vagare fino a notte e poi cadere in acqua e annegare. Che fa lei, domani ripesca il mio corpo gonfio?” Ansimava dopo aver sputato le parole una dietro l’altra.

Heydar aveva raccolto la vanga. Le porse il manico.

“Ecco, la sua arma.”

Lei indietreggiò, niente più lacrime, spinse via una ciocca dalla guancia e la agganciò dietro l’orecchio. Respirava con boccate profonde.

“Ma è matto o cosa? Invece di farsi venire un’erezione guardandomi il seno si prenda qualche responsabilità e mi riporti sulla strada.”

Heydar divenne paonazzo. Lasciò andare la vanga tra i loro piedi.

“Guardi che io non le sto facendo nulla, non vada in giro a raccontare storie!”

“Cosa vuole che racconti? Che mi ha abbandonata nella melma?”

L’uomo era in difficoltà, sbuffò un paio di volte, gli occhi schizzavano intorno, guardava qualunque cosa tranne lei e la sua canottiera.

“Va bene. Ma non mi metta nei guai.”

 

* * *

 

“Hei, ragazzo, hai visto una donna?”

“No.” E aggiunse. “A parte te.”

Si era voltato di scatto lasciandosi sfuggire un sussulto, aveva passato un dito sotto la lente dell’occhiale per grattarsi l’occhio. I binocoli con cui osservava l’orizzonte li aveva lasciati ricadere sul petto. Sul lato era leggibile la scritta Olympus.

La ragazza sbuffò.

“Accidenti, proprio a me doveva capitare quella stordita?”

“Per favore, non urlare. Spaventi gli uccelli.”

“Scusa, non lo sapevo. Dove sono gli uccelli?” Si avvicinò al canneto dove lui se ne stava accucciato, coperto in parte da un telo mimetico. “Oh, ma è normale che tu stia qui da solo? Voglio dire, non vai a scuola?”

Lui sospirò e scosse la testa, aveva lasciato scivolare il telo alle proprie spalle e si era alzato in piedi, la superava in altezza ed era magrissimo.

“È domenica.”

“Ah giusto. Sai è il mio primo giorno, ho altro per la testa.” Scrollò le spalle.

“La tua prima domenica?” Chiese in tono perplesso.

“No. Il primo giorno di lavoro come tassista e la tizia che cerco non mi ha pagato la corsa. Abbiamo fatto un bel po’ di strada dalla città e devo anche tornare indietro. Non posso perdere quei soldi. Non l’hai proprio vista? Indossa i pantaloni di una tuta blu, una canottiera e ha i capelli così.” Sollevò le mani e attorcigliò i capelli tenendoli fermi sulla nuca.

Lui scosse la testa.

“Sono qui dalle sette di mattina, ci siamo solo io e Heydar, è l’operaio che lavora qui. Chiedi a lui.”

“Dove lo trovo?”

“In giro.”

Scambiarono un’occhiata. Il ragazzo abbassò lo sguardo per primo, non nascose un sospiro seccato.

“Ti faccio vedere, fa sempre lo stesso giro per controllare che non ci siano trappole.”

Raccolse il telo e prese a piegarlo con cura prima di infilarlo nello zaino.

“Scusa se ti ho infastidito.” Teneva le mani infilate dentro le tasche di una giacca di cotone verde, i capelli le sfioravano appena le spalle.

“Pazienza. Tanto finché vaghi qui intorno non avvisterò nulla.”

“Apprezzo tu abbia deciso di perdere tempo con me.” Allungò la mano. “Io sono Micol.”

“Oscar.” Non le strinse la mano. “Scusa, è che odio cambiare i miei piani. Devo dividere bene il mio tempo per riuscire a fare tutto e non sprecare le giornate.”

Micol fece sparire la mano dentro la tasca, gli sorrise.

“Ma quanti anni hai? Posso saperlo?”

“Quindici.”

Lei restò a bocca aperta e con il grigio delle nuvole negli occhi.

 

* * *

 

Heydar si era piazzato davanti a un’altana e tirava calci a uno dei sostegni.

“Vieni fuori, lo so che sei rintanato lì.”

La donna lo aveva seguito con fatica, barcollando sul terreno. Aveva sudato sforzandosi di stare dietro alle sue falcate e l’acconciatura le si era disfatta del tutto sulle spalle.

“Nicolas non fare il furbo o ti tiro fuori io!”

Il telo che copriva l’apertura dell’altana venne sollevato, un uomo con baffi e capelli bianchi sbucò dall’ombra. Sorrideva. Lo sguardo si posò per qualche istante sulla donna.

“Che razza di guardia forestale si mette a gridare in questo modo? Spaventi gli uccelli.”

“Non trattarmi da idiota, non dovresti nemmeno stare qui. Ti avevo avvisato!”

Il vecchio sollevò le spalle, guardò il cielo oltre Heydar.

“E tu non dovresti accendere il fuoco, è vietato. Ho visto il fumo. Non farmi la morale.”

Scambiarono un’occhiata, Heydar gonfiò il petto, sembrava pronto a saltare addosso all’altro. La donna li osservava e si mordeva le labbra. L’orlo dei calzoni della tuta da ginnastica era coperto di fango. A tratti rabbrividiva.

“Vecchio bastardo, ho trovato dei sep, dovrei farteli ingoiare!”

“Non sono miei!”

“Certo, li avrà lasciati qualche uccello di passaggio.”

“Non puoi dare per scontato che siano miei. Sono anni che non metto trappole. Nessun ristorante in città mi compra più la selvaggina. Ci sono troppi controlli.”

“Senti Nicolas, non prendermi per il culo, sappiamo entrambi che non è così. Prima o poi ti becco e quegli aggeggi te li faccio scattare sui testicoli.”

Il vecchio si era irrigidito ascoltando la minaccia.

“Insomma, parlare così davanti a una signora. Non è professionale.”

Heydar guardò la donna infreddolita e sbuffò.

“Per oggi lasciamo stare. Ma devi farmi un favore.”

“Io a te?”

“O la prossima volta il fuoco lo accenderò sotto il tuo culo pelle e ossa, mentre stai appostato lì dentro.”

“Grande e grosso e prepotente, facile minacciare un uomo della mia età, con i miei problemi di salute! Forza, che vuoi?” Era sceso dalla scaletta, ma si manteneva a qualche passo di distanza.

“Devi portarla sulla strada. Vicino all’area demolizioni dovrebbe esserci un taxi ad aspettarla, se non c’è più portala tu in città.”

“Ma scherzi? Non ho più la macchina.”

“Come sarebbe?”

“Non ho pagato l’assicurazione, non sono messo bene coi soldi in questo periodo.”

Heydar portò la mano agli occhi e li sfregò premendo le dita sulle palpebre. Nicolas borbottò qualcosa di indefinito poi rivolse l’attenzione alla donna.

“Senta signora, ma lei conciata in quel modo che ci fa nella palude?”

Non ebbe il tempo di riceve una risposta, altre voci si unirono alle loro.

“Heydar, questa ragazza deve chiederti una cosa.” Oscar avanzava verso di loro, alle sue spalle la tassista saltellava per evitare i punti più fangosi.

“Ma sei qui!” Micol puntò il dito contro la donna che stringeva in mano le punte da ballo. “Te ne sei andata senza pagarmi la corsa, non è corretto.”

“Mi dispiace, non pensavo di metterci tanto, volevo fare una passeggiata e poi tornare indietro. Mi sono persa.” Abbassò la testa mortificata.

“Bene, adesso dammeli però, non posso stare qui tutto il giorno.” Micol agitava la mano aperta.

“Non ho soldi con me. Ho lasciato la borsa nello spogliatoio dell’Accademia.” Era arrossita. “Ti pagherò quando torniamo indietro. D’accordo?”

“Mi prendi in giro?”

Nicolas si era avvicinato alla guardia, diede un colpetto col gomito.

“Non hai più bisogno di quel favore, giusto?”

“Merda.” Heydar scuoteva la testa. “Che giornata di merda.”

Tutti lo fissavano, portò la mano allo stomaco dove ricominciava ad avvertire la sensazione di bruciore. In gola sentiva un sapore sgradevole e aveva voglia di un bicchiere d’acqua zuccherata.

Il cielo sulle loro teste stava cambiando, il grigio si strappava e forti raffiche di vento li colpivano. Striature viola e arancio comparivano alla vista, l’acqua della palude era più scura e le increspature la sovrastavano, i cannicci e i cespugli di carice si divincolavano al vento.

“Fa così freddo!” La ballerina tremava forte.

Una libellula spinta da una raffica si frantumò contro gli occhiali di Oscar. Il ragazzo balzò un passo indietro e alzò il braccio per ripararsi.

“Ti ha fatto male?” Micol lo fissava incuriosita.

L’altana scricchiolava, il telo mimetico che chiudeva l’accesso fu strappato dal vento e volò via. Tutti loro faticavano a tenere gli occhi aperti.

“Non era prevista una tempesta!” Gridò Oscar rivolgendosi a Heydar.

“No, per niente, non so da dove diamine arriva questa. Dobbiamo ripararci.”

“Non ci sono strutture qui vicino. Siamo esposti!” Aggiunse il ragazzo piegandosi in avanti per contrastare le raffiche che lo facevano barcollare.

La ballerina si era inginocchiata e nascondeva la faccia tra le braccia. Micol la raggiunse.

“Senti, per i soldi ci aggiustiamo quando torniamo in città, non preoccuparti. Stai bene?”

“Ho molto freddo. Non sento quasi i piedi.”

Nicolas si stava arrampicando sull’altana.

“Vecchio pazzo scendi subito!”

“Prendo il mio zaino!” Era rimasto a metà sugli scalini di legno, si piegò sulla pancia e allungò il braccio. Tirò a sé la sacca che aveva lasciato dentro e rimise piede sul terreno.

“Heydar, dobbiamo spostarci. Se quell’affare si spacca i suoi pezzi potrebbero ferirci!”

Il ragazzo stringeva i binocoli contro il petto, coprendo in parte la scritta HummingBird e una grande ala multicolore su sfondo bianco.

Le due donne si trovavano alle sue spalle, rannicchiate l’una accanto all’altra.

“Costeggiamo l’acqua fino all’ansa sul lato est, c’è la barca lì, male che vada ci ripariamo sotto e aspettiamo che si plachi. Ho lasciato dei teli questa mattina, ma forse il vento se li è portati via. Non c’è modo di raggiungere la strada adesso. Ci vuole troppo tempo e la ragazza non può camminare!”

“Riesci a seguirli?” Micol diede una pacca sulla schiena dell’altra donna.

“Ci provo. Ti prego non lasciatemi indietro!” Piagnucolò.

“Ma scherzi? Non lo farei mai. Come ti chiami, non me lo hai detto.”

“Sonia. Mi dispiace per i soldi, non sono una persona disonesta, ma è stata una brutta giornata.” Tirò su col naso e lasciò andare un sospiro.

“Va bene, ma credo lo sia per tutti ormai.”

Le ragazze arrancavano dietro la guardia sfruttandolo come una barriera, alle loro spalle seguiva Oscar che nonostante le lunghe gambe sembrava misurare i passi per non superarle. Nicolas chiudeva il gruppo, in balia della bufera e delle proprie lamentele, che il vento disperdeva senza che raggiungessero le orecchie altrui.

Sonia inciampò e cadde trascinando Micol. Heydar se ne accorse e tornò sui suoi passi, guardava le ragazze ma non osava toccarle.

“Non potresti aiutarla? Non ce la fa così. Prendila in braccio.” Propose la giovane tassista.

L’uomo esitava, spostando l’attenzione dall’una all’altra, poi Sonia allungò il braccio e gli fece un cenno d’assenso, con l’altra mano stringeva contro il petto le punte rosa schizzate di fango. Heydar la issò sulle proprie spalle e riprese a camminare affrontando gli urti del vento e gli schiaffi di polvere e foglie in frantumi.

Micol aveva aspettato che Oscar le passasse vicino e si era aggrappata al suo braccio, lui corrugò la fronte ma non fece alcun gesto per liberarsi di lei.

“Scusa, ho bisogno di un supporto.” Gli sorrise.

“Tanto siamo quasi arrivati. L’ansa per l’approdo è qui vicino.”

“Conosci bene la palude.”

“Ci sono cresciuto.”

Il terreno era diventato più fangoso e con una maggiore pendenza verso il basso.

Heydar faticava a stare in testa al gruppo e rallentava il passo, Sonia gli stringeva il collo con un braccio e non si rendeva conto di strozzarlo.

Avevano raggiunto un cartello di legno dipinto di verde e sopra c’era intagliata una barca con poche semplici scanalature. Il vento lo aveva in parte scalzato.

Nicolas superò tutti e raggiunse il bordo di sabbia, alzò le braccia al cielo e batté le mani. Si voltò a guardarli, aveva un’espressione allegra, beffarda.

“Certo, potevi legarla meglio la barca, Heydar.”

La barca era lontana, rollava in balia delle onde in mezzo alla palude.

“Dannazione.” Esclamò lui scrollandosi di dosso Sonia che scivolò a terra colta di sorpresa.

Oscar sollevò il binocolo e lo puntò sulla riva.

“C’è un uccello.”

Oltrepassarono il canneto spingendo di lato le piante e calpestando il più possibile quello che incontravano così che Sonia potesse mettere i piedi sul terreno compresso. La breve sponda di sabbia e melma li conteneva a malapena, davanti a loro, semi sommerso dall’acqua, individuarono il corpo di un volatile.

“Oh, poverino.” Esclamò Micol.

Heydar e Oscar si piegarono per afferrarlo nello stesso momento. Scambiarono un’occhiata e il ragazzo si fece indietro.

“È un’albanella.” Disse anticipando la guardia.

“Sembra uno straccio sporco.” Sonia tirò su col naso, aveva le labbra livide.

“Ma che roba è?” Heydar soppesò il corpo e lo avvicinò al viso. Afferrò le ali stropicciate e le aprì, una sembrava rotta.

“Non le farai male? È morta?” La tassista sembrava colta da un moto di sensibilità.

“Non è morta. Non è mai stata viva. Guardate che assurdità.” Girò l’uccello verso gli altri, mantenne l’ala destra aperta per rendere visibile lo squarcio che l’attraversava.

“Che diavoleria è quella?” Nicolas allungava il collo, il vento gli scompigliava i baffi.

“Ma è meccanico, un giocattolo?”

Heydar infilò le dita nello squarcio e tirò per lacerare ancora di più la membrana piumata, fino a scollarla del tutto. Uno strappo deciso e il corpo meccanico fu completamente in vista.

“Sembra fin troppo ben fatto.” Oscar assestò meglio gli occhiali sul naso. “Ho visto ingranaggi simili solo nei vecchi orologi. Tutti quei piccoli meccanismi vanno assemblati con le mani.”

“Costerà un sacco di soldi! Come luccica, magari è oro.”

“Non pensarci Nicolas, non è affare tuo.” Heydar gli lanciò un’occhiataccia.

“Non penso a niente, prendi tempo prima di aprire bocca. Sono un uomo onesto!”

“Un bracconiere onesto?”

“Non sono un bracconiere!”

“Basta, siete ridicoli e poi a me sembra ottone.”

Guardarono il ragazzo in mezzo a loro, sovrastava entrambi, ammutolirono a disagio.

“Funziona ancora? Vola?” Sonia faceva fatica a pronunciare le parole, batteva i denti.

“C’è una manovella.” Heydar afferrò tra due dita il sottile meccanismo.

“Fai attenzione a non spezzarla, sembra delicata.”

“Prendila tu allora.”

Oscar afferrò l’uccello meccanico tra le mani, accarezzò le rondelle minuscole, fece scorrere le dita sulle linee sottili di becco e piume, queste ultime erano finissime con una lavorazione simile a una ragnatela, una pressione appena e potevano spezzarsi. Cominciò a girare la manovella, prima lento, incerto e via via più rapido. Gli ingranaggi interni si misero in moto e le ali aperte cominciarono a battere mentre un suono simile al canto di un uccello emergeva dal becco aperto. Tenere l’animale meccanico era diventato complicato.

Oscar allontanò le dita dalla manovella.

“Funziona.”

Una delle sottili piume si staccò, sfrecciò radente la guancia del ragazzo tagliando la carne in linea retta. Non rallentò e andò a conficcarsi dentro l’occhio sinistro di Micol, la ragazza non fece un fiato, in un istante crollò a terra. Sonia, che le stava accanto, emise un grido acuto e breve, interrotto dalla seconda piuma di metallo che le trafisse la gola come una freccia e lì restò incastrata. La donna portò le mani al collo, strabuzzò gli occhi e cadde in avanti.

Nicolas fece un passo indietro, inciampò in un cespuglio e si trovò seduto nel fango. Guardava i corpi stesi lì accanto, mentre una terza piuma si piantava nella sua fronte. Andò giù del tutto.

Oscar e Heydar scambiarono un’occhiata. Il ragazzo mollò la presa sull’albanella meccanica, ma non la vide toccare terra, ebbe solo l’impressione di un guizzo dorato e di un sapore metallico in bocca. La guardia allungò le braccia per sostenerlo, un gesto interrotto dalla piuma che andò a infilarsi nel suo cuore. Abbassò la testa per osservarne l’estremità che spuntava dalla giacca e cadde all’indietro. Avvertì l’impatto con l’acqua e mentre affondava ebbe l’impressione di udire uno stridulo cinguettio.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Oh mamma. E chi avrebbe potuto aprire la porta uccidendo i suoi personaggi? hihihi

Cinque personaggi interessanti. Certo mi aspetto di capire il perché una ballerina vada in giro per un aplude con le punte da danza. Voglio sapere. Ooh quanto voglio sapere!
 

Ritratto di Borderline

Ti dico solo una cosa: ZOMBIEEEE!

Ah, no, anche un'altra, che vale per tutti. Caratterizzare un personaggio attraverso i suoi gesti è una scelta che distingue sempre. Avresti potuto dire che Heydar è un uomo duro e corazzato, descriverlo minuziosamente, ma "Gocce di olio bollente gli colpirono la mano, ma le avvertì appena sulla pelle callosa, indurita dopo anni a contatto con gli idrocarburi" è decisamente meglio. Questa è la via da seguire.

Ritratto di Seme Nero

Scritto bene, e il finale, dal ritrovamento dell'albanella in poi, davvero curioso e intrigante! Confesso però di aver faticato un poco ad arrivarci, la situazione iniziale non mi ha preso molto.

Personaggi ben definiti, forse la ballerina è quella che convince meno.

Ritratto di Polveredighiaccio

Mi sono approcciata al testo come fosse l'incipit di una storia a più ampio respiro e non un vero e proprio racconto, da qui alcune pecche a livello di coinvolgimento e struttura.

Non sta al lettore spremersi le meningi per capire cosa vuole comunicare chi scrive, al contrario è di chi scrive la responsabilità di rendere il messaggio chiaro. Se non accade l'autore deve prenderne atto, ugualmente se non riesce a coinvolgere emotivamente chi legge una storia. Mea culpa. :) 

Ciascuno dei personaggi ha un background che per ovvie ragioni solo io conosco al momento, mi è servito per dare alcuni cenni fisici e comportamentali. Quegli appunti verranno utilizzati se sarà necessario e in base allo sviluppo della storia.

Per quanto riguarda la ballerina che tanti dubbi solleva, anche qui la responsabilità è mia, se è un personaggio poco chiaro o che appare come "stonato" nel gruppo. Lei è piombata nella palude per caso, non ha l'abbigliamento adatto, non ha una borsa, soldi, documenti. Il mio intento era di dare l'idea di una persona in fuga, una fuga per salvarsi la vita? Per sottrarsi a delle responsabilità? Una fuga emotiva? Anche qui stava a me renderlo più palese e cercherò di rimediare con le prossime tappe.

Grazie per i commenti e gli spunti!

Ritratto di grilloz

Quello che mi è piaciuto di più sono queste descrizioni fatte di pochi dettagli chre rendono vivida l'ambientazione e i personaggi.

Unico difetto che ho riscontrato, a mio parere, certe precisazioni nei dialoghi, tipo:

“Fa così freddo!” La ballerina tremava forte.

Dettagli comunque.

Per la storia, a me l'inizio è piaciuto, proprio per l'apparizione di due personaggi particolari. Poi forse si dilunga un po' troppo. Ma alla fine muoiono tutti, e dopo? :O

Ritratto di Schiumanera

Mi garba sì. La ballerina è al momento il personaggio che odio di più (perdonami Polvere, ma ho l'empatia di un Heydar XD) e credo sia il motivo per il quale ho fatto fatica a concentrarmi su questo primo capitolo. Piaciuto molto invece tutto il resto, l'animale/chiave e la fuga nel bosco, decisamente realistica. Ho fatto fatica a inquadrare il periodo storico: all'inizio ho immaginato ci trovassimo in un mondo post-qualcosa, ma credo non sia così, ed ecco un altro elemento che mi ha reso difficile entrare nella storia. Domanda: è per questione di battute se i cinque muoiono molto rapidamente, o sono le piume ad avere un effetto "magico"? Se è il secondo caso, ok. Se il primo, lavorerei un po' di più sulla durata dell'agonia ;)

Ritratto di Polveredighiaccio

Grilloz hai perfettamente ragione, il testo va ripulito, ci sono imperfezioni. La morte in questo mondo non è determinante, chissà cosa accadrà altrove...

Schiumanera il mondo è il nostro, nulla di apocalittico. Nessun elemento è indicativo di una realtà diversa, mi pare. Per la morte dei personaggi ho cercato di far colpire dalle piume organi vitali, attraverso l'occhio trafiggono il cervello, colpiscono la carotide, il cuore ecc. Ma ho già scritto sopra che se non sono riuscita a essere chiara nel comunicare immagini e situazioni in modo efficace me ne assumo tutta la responsabilità. :)

Grazie per i suggerimenti ragazzi. 

Ritratto di Kriash

Nell'inizio ho faticato un po' a entrare nella storia. I tempi lunghi mi giocano sempre dei brutti scherzi e sono attratto da incipit bizzarri ma, vabbè, è un mio problema :P Mano a mano continuavo la lettura, però, lo stile mi ha rapito, portandomi dentro una bella e strana storia. Sei bravissima nelle descrizioni (e dovrei imparare tanto da te) e nel non lasciare nulla al caso. E il finale inaspettato è la riprova di tutto questo. Brava!

Ritratto di Antio

Io ho trovato tutto molto confuso! Molti personaggi e dialoghi che si accavallano in rapida successione senza un attimo di respiro e senza spazio sufficiente per caratterizzare in egual modo tutti i protagonisti. L'epilogo si brucia in pochissime battute. Spesso ho trovato strane/innaturali le motivazioni che portano i vari personaggi a compiere scelte o azioni. Heydar è il personaggio che alla fine mi risulta più simpatico mentre ho odiato la ballerina! Aspetto il seguito!

Ritratto di masmas

Bel racconto, anche se all'inizio le descrizioni le ho trovate quasi troppo minuzionse. Anche a me alcuni momenti sono sembrati appena affrettati, il cambio di atteggiamento della ballerina all'inizio (ma una ballerina che si è perduta non è un po' spaventata?) e le morti nel finale, ma potrebbero essere volute (d'altra parte se le morti fossero state più lente qalcuno si sarebbe potuto salvare fuggendo). Il finale mi ha convinto poco anche per il discorso della tempesta: ma non c'era un vento che portava via? Dopo sembra quasi si sia placato tutto). Ma forse sono io in fase negativa (sono notoriamente bipolare).

Comunque sono dettagli sistemabili, io racconto è carino.

Ritratto di Polveredighiaccio

No, no nessun bipolarismo, hai ragione. Ci sono diverse imperfezioni e quello che mi è stato segnalato lo terrò a mente per il seguito. Alcune cose sono volute, ma sta a me farle "arrivare" a chi legge, ci dovevo ragionare meglio. :) 

Ritratto di Mar_86

Scritto molto bene.

L’inizio un po’ troppo descrittivo (ma le polpette mi hanno fatto venire fame).

I dialoghi mi sono piaciuti parecchio anche se a volte ho fatto un po’ fatica a capire chi cosa e perché.

Ma è un racconto dalla stranezza che cattura.

I personaggi, l’ambientazione, le morti alla fine.

Mi ha preso.

 

Brivido puro per il “giocattolo” pericoloso.

Curiosissima per il seguito.

 

Ps: Zooooombieeeeeeeeeeeeee XD