La chiave (di Rugio)

1.

Son qui in coda alla comitiva con le mani che stringono gli spallacci dello zaino e mi guardo attorno, osservo la natura che ci circonda e mentre sono assorta nei miei pensieri ogni tanto mi fisso ad osservare gli scarponi che fanno un sacco di rumore sul sentiero sterrato. C'è uno strano silenzio e anche Mrs. Marshmallows, che sta nella gabbietta appesa sul retro dello zaino, è stranamente silenziosa.

Cerco di non pensare troppo ma so che quella che stiamo facendo non è una normale scampagnata.
Pilar è poco più avanti e ogni tanto si volta a guardarmi e mi sorride per farmi capire che è tutto a posto. Quando ci siamo conosciuti mi ha detto, Il cognome che hai è un segno del destino.
Ecco, questo non mi fa stare tranquilla per niente.
Mi chiamo Tea Guerra, e Guerra è l'unica cosa che mi è rimasta dei miei genitori, o almeno di mio padre, visto che mi hanno abbandonata dentro ad un cesto sul gradino di un portone del convento assieme ad un biglietto di poche righe firmato B. Guerra. Come nei film.
Insomma, la mia vita è iniziata proprio in un modo atipico, sarà per questo che è stata sempre costellata di episodi strani spesso dolorosi e anche oscuri. Incontrare Pilar è stato come vedere un fuoco d'artificio nella notte, è arrivata di botto e mi ha lasciato a bocca aperta, con la sua luce piena di colori.

Mentre cammino penso che fino a ieri eravamo ancora tranquille a casa. Ho ripensato a ieri mattina, stavo osservando Pilar dalla mia sedia dall'altro lato del tavolo, era persa nei suoi pensieri e stava fissando gli anelli di fumo che le venivano fuori dalla bocca. Aveva appena bevuto un caffè e stava fumando una delle sue sigarette alla menta. Dovevo avere una faccia da ebete mattutino, perché ad un certo punto si è accorta che la guardavo, si è girata e mi ha fatto, Ohé, che succede?
          Niente, ti guardavo, sei pensierosa?
          Un po',
          Preoccupata per domani?
          Uh-uh, un poco, tu no?
          Cazzo, sì, sicuro.

          Andrà bene, ha affermato lei con decisione.

Anch'io ho pensato che sarebbe andato tutto bene anche se quello che avremmo affrontato di lì a breve a me sembra tanto un tuffo nell'ignoto, non le ho detto niente e ho risposto con un sorriso. Lei mi ha messo il braccio attorno al collo e mi ha baciato la fronte.
Andrà bene Tea, stai tranquilla, lo sai che io e te possiamo spaccare il mondo!
La sua guancia poggiata sulla mia e il suo familiare accento galiziano mi tranquillizzano sempre.

 

Ho conosciuto Pilar Valcárcel durante una delle mie scorribande notturne che io chiamavo spedizioni suicide, quando ancora prendevo di nascosto la macchina della mia matrigna per andare a Borgovecchio, un piccolo paese semi abbandonato che sta a pochi chilometri da dove vivo io. Quando mi sentivo un po' giù andavo a vedere il tramonto sul mare dalla gradinata del vecchio campetto abbandonato. Una sera lei era lì molti gradini più in basso mentre io guardavo il sole tramontare. Quando mi sono accorta della sua presenza era solo un piccolo punto luminoso nel buio, la brace della sua sigaretta accesa.

Ci trovavamo lì per lo stesso motivo, trovare un attimo di pace e stare in un ambiente che ci era congeniale, chiuderci nei nostri pensieri e stare ad ascoltare. La notte, nella periferia di quel piccolo borgo, tendendo l'orecchio potevi sentire un brusio indistinto, un vociare sommesso di grandi e piccoli animali, richiami, canti d'amore di insetti, grida di rapaci notturni.
In mezzo a quella musica io ho sempre percepito come una sorta di richiamo.

Queste scorribande di cui non potevo fare a meno comportavano delle conseguenze. La finivo in punizione, chiusa in casa per un periodo senza poter sentire o vedere nessuno. Non che ci fosse mai stato qualcuno che mi andava troppo di vedere o di sentire, prima di Pilar. Mai avuto tanti amici. E poi in casa c'erano Matteo, il mio fratellastro nerd, e Martino, che era molto saggio e mi sconsigliava di uscire di nascosto o di andare in direzioni diverse da quelle consentite. E anche quella sera mi aveva caldamente sconsigliato di fare questa bravata, seppur piccola. Ma non l'ho ascoltato. Martino è il mio gatto, mi vuole bene, si preoccupa per me.

Prima che uscissi mi ha detto, tu non hai intenzione di andare in biblioteca, mi sbaglio?

         No, neanche un po'.

         Qua va a finire male dopo l'ultima volta,

         Può essere,

         Non te ne frega?

Ci ho pensato su. Boh, no, non me ne frega manco per un cazzo di niente.

Così ho preso comunque le chiavi della macchina e sono uscita dal vialetto di casa.

 

Martino è morto tre anni fa. Avvelenato dal vicino. Che forse non sopportava che il mio gatto andasse a farsi gli affari suoi nel suo giardino o su per i tetti di casa sua. Ma come fai a fermare un gatto nel periodo degli amori? Dopo quell'episodio, ho fatto una delle mie cazzate, sono andata dal tipo e volevo buttargli giù la porta, lo volevo ammazzare. Urlavo e sbattevo i pugni sulla porta, ma non ha mai aperto. Son venuti a trascinarmi via i coniugi Breda, che sono i miei genitori adottivi. Io non ricordo di aver reagito così male, almeno non più di quanto si dovrebbe reagire in una situazione del genere. Aveva ammazzato Martino con il veleno per i topi, il minimo che avrei dovuto fare sarebbe stato ucciderlo a sua volta.

La psichiatra disse che si trattava di uno dei miei Episodi. Chiamava così i momenti in cui andavo su tutte le furie. A volte mi succedeva che mi sentivo esplodere dentro una rabbia incontrollabile. Non so da dove scaturisse, so che mi partiva dallo stomaco, era un'esplosione di furia improvvisa che non riuscivo a controllare. Solo con le medicine riuscivo a tenerla a bada, ma ho smesso comunque di prenderle. Credo che sia per questo che continuo a vedere Martino. Ho pensato per lungo tempo che la mia fosse tutta immaginazione, ma tutte le cose incredibili che mi sono successe recentemente mi fanno credere diversamente.

 

2.

La sera che incontrai Pilar, fu lei la prima ad attaccare bottone.

          Ciao, fumi? Mi fece.

Io rimasi in silenzio. Pensai, quindi mi ha vista arrivare mentre io non mi sono accorta che era lì. Aveva uno strano accento.

          Non fumi? Te la offro io, così mi fai compagnia se ti va, sei di qui?

          Sì, son di qui, cioè, non proprio di qui, abito a Canestrello, un paese qui vicino,

          Ah,

          Tu sei di qui?

          No, io sono di Barcellona, in Spagna,

          Ah davvero? Sei qui in vacanza?

          Hmm, diciamo di sì, vacanza-studio.

          E stai qui a Borgovecchio?

          Sì, ho trovato una casa con un affitto molto conveniente. Fumi?

         Hmm...va bene, dissi e mi avvicinai verso di lei mentre si alzò in piedi. Mi allungò un pacchetto con una sigaretta alla menta che sporgeva e io la sfilai.

          Grazie, dissi ancora un poco imbarazzata.

          Ma figurati.

Allungò l'accendino verso di me proteggendo la fiamma con la mano. Mentre tiravo su la prima boccata, la luce mi permise di vederle per un attimo meglio il viso. Aveva le sopracciglia folte e gli occhi chiari, probabilmente vedi o azzurri, ma in quel momento la fiamma le colorava l'iride di miele.

Si mise di nuovo a sedere, tirò su una bella boccata dalla sua sigaretta. Io mi sedetti a fianco automaticamente e facendo lo stesso. Mi misi a guardare nella direzione del mare. Gli occhi si stavano iniziando ad abituare al buio.

Per un attimo restammo in silenzio, poi lei mi fece, come ti chiami?

Io sputai fuori il fumo e tentennai come se ci dovessi pensare su.

          Tea.

          Tea?

          Sì, Tea Guerra.

Mi guardò profondamente, come se avessi detto qualcosa di strano che l'aveva colpita.

          Tea, è un bel nome. Io mi chiamo Pilar.

                   Anche Pilar è bello, dico io. Lei mi guarda e sorride. Mi sembrò subito di aver fatto una constatazione idiota. Questa ragazza mi metteva in soggezione, sentivo che aveva una grande sicurezza e una disinvoltura molto naturali.

Fumammo ancora un po' senza dirci più niente.

          Vieni spesso qui? Disse lei rompendo il silenzio.

          Sì, di tanto in tanto.

          Sembra un villaggio abbandonato,

          Sì,

          Ci sono i fantasmi qui?

          Sì, cioè no, non lo so, non credo,

          Secondo me ce ne stanno molti qui, probabilmente sono morti già tutti in questo villaggio! O è stato abbandonato dopo un'epidemia, o c'è stato un serial killer che li ha fatti fuori!

          Dici? Può essere!

Ridemmo entrambe e pensai, questa qui è più fuori di me. Mi sentivo stranamente a mio agio e mi sciolsi un poco. Le chiesi, Stai sola qui a Borgovecchio o stai con qualcuno? Famiglia, fidanzato?

                   No, no, niente fidanzato. La famiglia è in Galizia, sono qui da sola. Anche a Barcellona vivo da sola. Sono qui in vacanza, mi piace il mare che avete qui, e la fauna di queste zone. Ho studiato in Italia per tre anni.

          E infatti parli bene l'italiano. Dove hai studiato?

          A Bologna e a Roma. Tu invece che fai nella vita?

          Io? Io studio, cerco di sopravvivere.

          Non ti piace stare qui?

          Sì, mi piace, ma...ecco, la vita a volte è un po' balorda, ho avuto i miei problemi.

Il discorso stava prendendo una piega che generalmente cerco di evitare. Non ho mai voglia di parlare della mia sfera privata, non con chiunque, non con una persona appena incontrata, anche se così a pelle Pilar mi ispirava fiducia.

          La vita non è mai facile, fa lei.

          No, per niente, ribadisco io.

         Ma sai, penso che se la vita non fosse un poco difficoltosa non ci godremmo bene i momenti speciali.

          Sono d'accordo,

          E se abbiamo dei difetti non ce ne dovremmo preoccupare.

          Ehh...non saprei, dipende! Io per come sono fatta ho avuto le mie grane.

Lei si fece più seria e disse, Senti, quello che penso io è che tutti abbiamo i nostri difetti, siamo strani e siamo sbagliati per tutti gli altri, ma i nostri sbagli le nostre manie i nostri difetti sono ciò che ci rende speciali, sono il nostro biglietto per avere un posto nel mondo. Non me ne sbatte un cazzo di essere uguale agli altri, a me va benissimo essere diversa, non voglio essere uguale a nessun'altra. Mi tengo i miei difetti e le mie paure i miei errori e tutte le altre puttanate annesse e connesse, sono così, pacchetto completo prendere o lasciare.

La guardai un attimo e poi esplosi in una risata.

          Cazzo, sì! Sono troppo d'accordo con te ragazza!

Lei tutta galvanizzata mi fece, Tea, la vita è sempre balorda, la vita è una merda e ti sbatte in faccia ogni tipo di cagate ogni giorno, e devi lottare e stringere i denti perché alla fine la scorza diventa dura e con quell'armatura puoi affrontare tutto ciò che il mondo ti presenta sul conto alla fine. Capito? Quello che non ti uccide ti rafforza, si dice così, no?

Io dissi, Tutte queste cose esatte me le dice anche Mrs. Marshmallows.

Mrs. Marshmallows? Fece lei, e io mi morsi il labbro. Pilar mi stava simpatica, la trovavo un tipo a posto, non mi andava di prenderla per il culo ma non potevo dirle neanche la verità.

          E' mica la vicina di casa cicciona che sta nell'appartamento di fronte?

          Eh, non proprio,

          Ah no?

          E' una storia lunga, non faccio in tempo a raccontartela ora,

          Perché? Devi andare via?

         In effetti sì, dissi controllando l'ora sul cellulare. Madre mi fa il culo, pensai. Devo andare ora prima che si faccia troppo tardi ed inventare una bella scusa plausibile.

Mi alzai in piedi e Pilar mi fece, Mi dispiace che via di già,

          Eh, altrimenti sono casini.

                   Aspetta, mi disse e mi prese la mano mentre infilava l'altra dentro la borsa a tracolla. Tirò fuori un pennarello indelebile e mi diede un'occhiata dal basso, sorrise e si mise a scrivere sulla mia mano il suo numero di telefono.

          Ecco, così mi finisci di raccontare la storia della signora Marshmallows,

Mi fece un sorriso grande così e a quel sorriso continuai a pensarci per tutto il viaggio di ritorno in macchina fino a casa.

 

3.

Sono contenta che Matteo e Pilar siano diventati buoni amici, ma non mi sarei mai aspettata che il mio fratellastro ci avrebbe seguiti in questa avventura. Mi sento responsabile della sua incolumità, lui mi è sempre stato accanto nei momenti difficili. E' un tipo a posto, a guardarlo diresti subito che è il tipico nerd, e in effetti è così. E' per questo che lo chiamo Data come l'androide di Star Trek, perché è un vero appassionato di tecnologia e al contempo è una persona molto timida e introversa.

Lo guardo mentre camminiamo quasi in fila indiana per questo tratto di sentiero. Abbiamo cinque anni di differenza e gli voglio un gran bene. Anche se è più piccolo è alto e affusolato, magro e un po' gobbo.

          Hey, Data,
          Tea, come va? Sei stanca?
          No, non direi, non ancora,

          Io neanche,

          Meglio così, ragazzo. Siamo vicini?
          Ci vuole ancora un po' ma non siamo troppo lontani, fa lui guardando il suo GPS, programmato per la destinazione finale.

Data è riuscito a decifrare la chiave di un enigma che ci ha accompagnato per giorni. Se ci ripenso, è incredibile come tutto sia successo in così poco tempo.

Dopo il nostro primo incontro, chiamai Pilar una volta terminato il mio periodo detentivo casalingo dovuto alla fuga a Borgovecchio. Parlammo a lungo, di tante cose, parlammo per ore. Mi sembrava di conoscerla quella ragazza, mi sembrava di potermi aprire con lei e di poterle raccontare di tutte le mie paure e dei miei fantasmi, di tutte le stranezze, le cazzate, i guai, della psichiatra e della malattia. Decidemmo di incontrarci di nuovo a Borgovecchio, questa volta di pomeriggio, in un piccolo bar con l'insegna fulminata e il cartello di telefono pubblico ancora appeso lì dagli anni '80, anche se all'interno il telefono pubblico non c'era più.

Mentre parlavamo, sentivo di voler conoscere meglio questa ragazza, percepivo un senso di pericolo che mi attirava e mi stuzzicava, la vedevo come un vaso di Pandora pronto ad esplodere. Parlammo di tante cose ma ci fu un punto che mi colpì. Pilar studiava gli Strigiformi, i rapaci notturni, e l'argomento mi interessava tantissimo.
          Cosa ne pensi dei Barbagianni? Le chiesi subito.
          E' una delle specie che preferisco ed è quella che ti suggerirei di più se avessi intenzione di allevare qualche rapace,
          Ah sì? E' molto difficile?
          Non troppo, ma potrei darti una mano io se ne avessi l'intenzione. Ne hai l'intenzione?
          Non ci ho mai pensato,

          Se dovessi pensarci, ti aiuterei io.

Pilar mi osservava in modo indagatorio, come per capire se dietro alle mie domande il mio interesse ci fosse qualcos'altro oltre alla semplice curiosità.
          Ha qualche significato simbolico?
          Beh, sì, spesso viene associato alla stregoneria, ma in certe tradizioni è anche portatore di buona novella, perchè me lo chiedi?
A quel punto sentii che avevo voglia di raccontare tutto a questa ragazza, che mi ispirava fiducia e che non mi avrebbe giudicato. Le raccontai le mie pazzie, le raccontai di Martino, le raccontai delle punizioni e dei litigi con i miei genitori adottivi. Le raccontai della malattia e della psichiatra e delle cure. Lei stava in silenzio ad ascoltare e mi guardava con occhi profondi, con il viso poggiato sul palmo della mano. Le raccontai di Mrs. Marshmallows.
          Io vedo un Barbagianni fuori dalla mia finestra. Lo vedo ma non sono sicura che sia davvero lì, ho sempre questo dubbio. Perché mi parla. E ha una voce da donna.
Pilar non rispose, non batté ciglio, e fece un grande sorriso che non mi aspettavo affatto.
          La tua Mrs. Marshmallows dovrebbe conoscere il mio Guapo. E credo che lo farà molto presto.

          Chi è Guapo?

          El Guapo. E'il mio Allocco. Ed è speciale come il tuo Barbagianni,

          Il mio?
          Sì, il tuo, disse prendendomi la mano. Ci mise dentro un qualcosa che tirò fuori dalla tasca. Io guardai quell'oggetto e mi sembrò molto simile ad un orologio da taschino, solo che aveva un quadrante con dei simboli al posto dei numeri e quattro lancette al posto di tre.
          Con questo ti potrò portare via da questa vita che non ti appartiene e che non ti vuole bene.

 

4.

Affretto il passo e mi affianco a Pilar. Le stringo la mano e le sorrido. Lei stringe la mia per rassicurarmi. Tiro fuori l'orologio dalla quattro lancette dalla tasca e lo guardo, le lancette hanno preso a girare più in fretta. Data mi guarda, è molto teso. Anche Mrs. Marshmallows e El Guapo cominciano ad agitarsi nelle loro gabbiette. Martino è sempre stato davanti a noi tre. Ad un tratto il pelo gli si rizza sulla schiena. Si ferma, si gira verso di me e mi dice, Ci siamo.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

"Son qui in coda alla comitiva con le mani che stringono gli spallacci dello zaino e mi guardo attorno, osservo la natura che ci circonda e mentre sono assorta nei miei pensieri ogni tanto mi fisso ad osservare..."

Anche per te: stai giocando in prima persona. Al presente indicativo. Io consiglio sempre di non appesantire il testo con tanti predicati verbali. Basta una scarrellata di immagini, (in coda alla comitava... gli scarponi impolverati scricchiolano sullo sterrato...). si risparmiano battute per cose importanti, si regala una fotografia immediata, si passa oltre la soglia del leggere per il modo di vivere una storia più velocemente!

"Per un attimo restammo in silenzio, poi lei mi fece, come ti chiami?"

Usate meglio la resa grafica. quel "poi lei mi fece" crepa e rompe. Dopo l'attimo in silenzio vaia capo e "punteggia" il dialogo, senza introdurlo. per lo stesso motivo descritto sopra: cercate di sparire. Il narratore a me piace in questi casi che si intraveda pochissimo, lasciando la proprietà del detto e del fatto al lettore.

"Lei mi guarda e sorride" quel pronome è del tutto superfluo.

Mi guarda, sorride.

non può che essere "lei", narri in prima persona e ci siete solo tu e Pilar. :)
Inoltre risparmi ben sei battute in un passaggio picolissimo.

Anche qui.
         La vita non è mai facile, fa lei.

          No, per niente, ribadisco io.

ci sono venti battute di troppo. le vedi?

"A quel punto sentii che avevo voglia di raccontare.."
è per forza quel punto. "Sentii che avevo..."
Arriva in quel momento è quel punto. Formule come "a quel punto", è meglio usarle per rafforzare il momento cruciale "e fu proprio allora, in quel punto preciso..." sequenze mitragliate per evidenziare il momento non trascurabile per la storia.

Ci sono tante battute in più, approfitto del tuo racconto per puntualizzare alcuni aspetti, ma ovviamente, come sempre, valgono anche le opinioni degli altri. Questa è la mia. Uno spreco di battute enorme, per un soggetto rincorso.
Vale anche per te quello che ho detto ad altri: non c'era alcun bisogno di dedicare tanto alla scatola di cioccolatini, relegando il personaggio e la sua descrizione a dei "ricordi". Avresti potuto risparmiare spazi e lettere per descrivere il quotidiano strambo di Tea, disegnarla con calma, lasciando i dialoghi con il gatto morto scontati come se non ci fosse niente di male, di strano. Avresti potuto relegare alle ultime parti l'incontro con Pilar, e sparare il risvolto agli ultimissimi scambi:

- Chi è Mr Marshmallow?
- Un barbagianni. Lo vedo.. oddio, non so se esiste, io lo vedo, ma...
- Come? non sai che esiste?
- Ecco lei mi parla!
- E allora? Anche il mio El Guapo mi parla!

Boom. crepata in cinque veloci scambi la patina della schizofrenia. Basta un colpo e la follia si sgretola per far spazio al vero. Reggete finché potete il dubbio. Sostate finché riuscite sul confine, lasciate il lettore sulla mezza via mentre si innamora dei personaggi. Così funziona una intro. Finché potete.

 

 

Ritratto di Borderline

Sono d'accordo col Cap. molti verbi e locuzioni rallentano la lettura, l'incontro con un'amica speciale, che è anche la chiave per cominciare una grande avventura, mi piace, e mi piace che siano delle adolescenti ribelli. L'uso degli animali notturni è congegnale al loro carattere, quindi cerca di sfruttare questa particolarità. Dopo averlo scritto leggi a voce alta per capire se ci sono frasi e congiunzioni che si possono eliminare, o che si possono scrivere in maniera più "esplosiva". E vediamo un po' dove le porteranno Mr Marshmallow e El Guapo!

Ritratto di Seme Nero

Per quanto apprezzi la citazione implicita a McCarthy, suggerisco di usare la punteggiatura adeguata per i dialoghi.

Consigli in generale: troppo narrato, poco visivo. L'incipit è, come suggerisci tu "Come nei film", insomma, sa di già visto. (E sì, pure il mio racconto ha questo difetto). Troppe parolacce: ok, è gggiovane e ribelle, una ogni tanto ci stà, ma dosale. Non è bigottismo, lo dico perché lo scrittore sembra immaturo e il testo si riempie di ripetizioni inutili.

Confesso che non mi ha preso molto, ma attendo il seguito. In bocca al lupo ;)

Ritratto di Polveredighiaccio

Ho fatto fatica a seguire la narrazione, periodi confusi e punteggiatura poco chiara. I dialoghi diretti andrebbero indicati meglio,

Per me il discorso è sempre lo stesso: troppi rimuginamenti di Tea su chi è e cosa fa, non c'è modo di calarsi nei suoi panni, è più come leggere una lista di cose che pensa di fare o ha fatto. Manca il coinvolgimento.

Non sono chiari i salti temporali da una situazione all'altra.

Ora attendo di leggere come si evolve la storia e cosa c'è dall'altra parte. Vorrei capire chi sono questi ragazzi, come li svilupperai e come proseguirai la narrazione. :) 

Ritratto di Kriash

Beh, beh... non mi è proprio dispiaciuto questo racconto. Ok, ha degli alti e bassi ma in sostanza hai osato. Vero che alcune volte prendi una via che si discosta dalla storia e che lo scritto potrebbe essere asciugato per agevolare la lettura ma mi ha messo la curiosità per quello che avverrà dopo. Si discosta dai precedenti scritti di questo gioco, secondo me.

Ritratto di Schiumanera

Allora, condividendo il pensiero di Capitano e Capitana, dico che a me questo primo racconto è piaciuto. Mi sarebbe piaciuto di più se fosse stato raccontato meno, ma la storia di queste due ragazze è di quelle che dici: ok, e come continua? Prendi sul serio i consigli del Capitano, parti dall'inizio (l'incontro con Pilar) e portaci al giorno X.

Ritratto di grilloz

L'ho trovato un po' ridondante, alcuni dialoghi superflui, però i personaggi funzionano (forse l'amica poteva essere caratterizzata un po' di più) e la storia crea un po' di interesse. Aspetto il seguito

Ritratto di Antio

Innanzitutto grazie a tutti per i commenti e i consigli. Ho preso appunti e al prossimo racconto cercherò di non ripetere gli stessi errori!
Il mio racconto ha un sacco di difetti, credo che alcuni siano dovuti alla revisione del testo originale, molto più lungo delle battute consentite, che ho dovuto tagliare e correggere. Correzioni fatte all'ultimo momento, l'ultimo giorno previsto per la consegna del testo! :P

L'originale era in ordine cronologico e tutto al presente e in prima persona, con presentazioni e descrizioni dei personaggi più lunghe, sviluppi più curati. Quando ho preso in mano il testo ho fatto un taglia e cuci avanti e indietro nel tempo per cercare di riassumere, mettendo delle parti al passato, che non funzionano al meglio. E forse ho conservato troppi dialoghi? Credo che anche la parte dove il "fascino" della schizofrenia di Tea si brucia in poche battute dipenda da quello.

Vediamo se riesco a cavarmela meglio con il seguito!

Ritratto di masmas

D'accordo sul fatto che ci sarebbe da tagliare, risulta appesantito, quando invece la storia c'è, i personaggi sembra anche, ma dovrebbero venire più fuori,. Meno detto e più narrato tramite avvenimenti.

Ma ripeto la storia c'è e i personaggi incuriosiscono.

Ritratto di Mar_86

Anche qui in ritardassimo.

 

Particolare, non mi è per niente dispiaciuto.

Soprattutto i dialoghi.

Sta “diversità” nella NON-punteggiatura mi è piaciuta.

(vado contro corrente).

 

Ho avuto qualche problema con alcuni tempi verbali.

Un po’ da snellire, ma i personaggi mi piacciono.

 

Aspetto il seguito!