À plombe (di Plunzio)

Siamo nati così… nel Piombo.

Cresciuti nei nostri distinti alveari metallici, differenziati in fasce genetiche caratterizzanti, attribuiti ai ruoli che il sangue ci accordava, addestrati al rispetto delle norme imposteci dall’organismo di sistema che ci ha generato, senza remore, discernimento o facoltà di scelta, regolati ed educati socialmente al preservamento della Matrigna  Generatrice, come mine disposte su un campo geometricamente pensato per funzionare in maniera incorruttibile. 

Mi chiamo Quaqua Lènua, sono il tredicesimo del mio ciclo vitale, ho raggiunto il ventisettesimo corso di crescita nel periodo minerale corazzato del calare di equinozio, sono stato assegnato al quarantesimo distretto di Lutezia, principale distaccamento internazionale di MagnaRome, durante la guerra.

Addestrato a sorvegliare attentamente le oscure manovre che vanno a dipanarsi durante la crisi della Mezzanotte, ciò che è avvenuto dopo il crollo economico della costellazione di ossidiana di Reptotail, al tempo in cui i nostri avi lottavano per le libertà di cui noi giovani non abbiamo neanche il più lugubre ricordo.

Abitualmente, durante ogni turno quotidiano utilizzo i miei strumenti di controllo sulla popolazione per garantire l’ordine e la legalità nel miasma metropolitano, mi adopero affinché la cittadinanza scorra le proprie vite in maniera intelligibile e corretta: scansiono i plastici sogni notturni dei miei pari, ne rilevo i difetti e li invio al quartier generale, controllo le telematiche comunicazioni tra i cittadini assicurandomi che siano soddisfatti del loro consueto tenore di vita, valuto attraverso i videodroni i comportamenti del popolo per le strade e nelle loro abitazioni private facendo rapporto in caso di insubordinazione o disguido delle regole societarie.

Svolgo queste operazioni sistematicamente, il sistema me lo impone, il sistema mi ha scelto per queste mansioni a causa delle mie peculiarità genetico/caratteriali; quelli della mia classe di appartenenza sono chiamati: “Monitors” - siamo i silenti occhi e le avvedute orecchie della Matrigna Generatrice, l’incubatrice meccanorganica che ci cresce fino al terzo corso di crescita - veniamo poi svezzati in case/allevatoio, qui ci scelgono in base alle qualità sanguigne ed emotive attraverso dei test psicoattitudinali che determinano il nostro futuro all’interno della Grande Alleanza Mediterranea, l’inspirante corporazione di cui facciamo parte. 

Siamo nati in guerra, siamo i soldati di una guerra che si svolge graniticamente isolata, sparata fuori dai nostri confini, una guerra di cui arrivano solo le dure immagini e le notizie sottese, una guerra che non abbiamo vissuto ma di cui percepiamo quotidianamente la terribile pressione, una guerra che potrebbe scardinare il nostro sistema in virtù di anarchia, barbarie e libertà che non possono essere concepite, una guerra che non vogliamo e che combattiamo giornalmente per garantire l’imprescindibile approvvigionamento di risorse alle nostre città, alle nostre unità di controllo, alle nostre compagini e ai nostri cittadini.

Il sistema è ineluttabile, irreprensibile, garantito e assolutamente funzionante, siamo giunti alla consapevolezza di non poter avere un sistema migliore di quello in cui viviamo e cresciamo, a partire dai rapporti sociali che devono essere garbatamente corretti e inclini alle volontà dell’organismo societario.

A questo proposito, è vietato avere relazioni sentimentali di lunga durata mentre la promiscuità è fortemente incoraggiata già a partire dal raggiungimento della maturità sessuale e non è consentita alcuna forma di unione familiare per la gestione, la crescita e l’educazione dei futuri cittadini, questi sono appannaggio esclusivo della Matrigna Generatrice, ogni trasgressione alle regole societarie viene pesantemente perseguita con restrizioni personali e pubbliche ammende, si può giungere fino all’esclusione sociale designante un soggetto non allineato e dunque potenzialmente rischioso per la gestione comunitaria.

Coloro che vivono fuori dei confini della Grande Alleanza Mediterranea vengono chiamati “Non Appartenenti”, di queste genti fanno parte coloro che vengono esclusi dal sistema comunitario e coloro che nascono al di fuori dei nostri confini, sono popolazioni per lo più tribali, barbare, violente e anarchiche, non rispettano i dettami dell’ordine e della disciplina e vivono in condizioni di estremo degrado, sono loro il nemico della nostra collettività, è da loro che giornalmente difendo i nostri cittadini, sono loro la barbarie che può sovvertire il nostro siderale dettame di appartenenza societaria.

Quando ero più giovane mi insegnarono che nei fumosi tempi venuti prima della crisi di Mezzanotte, la popolazione viveva senza il rigido rispetto di formali regole comportamentali e dogmi societari imposti, prima della nascita della Grande Alleanza Mediterranea, prima che cominciasse la guerra, i nostri avi amavano formare dei piccoli nuclei familiari e convivere con essi, ad ogni nucleo familiare apparteneva un nome proprio dato dalle origini ancestrali, il nome non veniva affidato alle sagge scelte della Matrigna Generatrice ma bensì scelto dai familiari degli appartenenti al nucleo,  queste genti vivevano in un clima di pace e rispetto delle differenze culturali e religiose fino a che non giunse la guerra unificatrice.

Ad oggi tutte queste differenze sono state pesantemente abbattute grazie all’instaurazione del lungimirante meccanismo societario, che permette efficacemente di preservare la proliferazione di nuove unità di cittadinanza nel rispetto e la salvaguardia delle leggi prestabilite.

D’altronde talvolta mi scopro a pensare in maniera autonoma e imbarazzante, nostalgicamente a come potesse essere la vita dei nostri avi, arrestandomi subito e accorgendomi di non essere in grado di poter valutare attraverso la mia  greve fantasia quali fossero le forme di quel distante vissuto.

La guerra non permette di pensare in maniera fantastica a ciò ch’è avvenuto, la guerra non dispensa saggezza, la guerra ci allontana dall’egoismo e dall’egocentrismo distruttivo che caratterizza il passato, la marmorea guerra ci unisce e ci fortifica in un unico solenne organismo vivente, ci amalgama permettendoci l’unione e la sinergia dei compiti collettivi che formano e permettono alla società di migliorare e proliferare.

La corruzione all’interno del sistema è semplice, può avvenire per ingenui motivi, sta a noi non permetterla, una piccola insubordinazione se non punita ne può causare una più grande, e così via, fino a giungere ad una problematica sociale o ad una presa di coscienza da parte dei cittadini che può diventare una insurrezione o una forma di protesta e di ribellione; per questo motivo il mio controllo è necessario e vitale, affinché i cittadini sappiano di non avere alcuna scelta, affinché per noi vengano fatte le scelte più adatte, graniticamente scalfite sui destini delle nostre altruistiche esistenze.

Questo è il mio compito, sono un “Monitor”, un guardiano della polverosa società autocratica di Lutezia, ho un compito e non mi vergogno di ciò che faccio, lo faccio perché mi viene richiesto, lo faccio perché sono un cittadino onesto, responsabile e cosciente … ed è proprio per questo motivo che iscrivo qui le mie ultime volontà …

Mia adorata Matrigna Generatrice, lasciò questa terra in virtù di una fine nobile, il mio suicidio è il suicidio di un servitore della patria e di un credente nella guerra purificatrice e unificatrice, ti lascio così mia cara Matrigna, col profumo della polvere da sparo in pieno volto …

Bam!

[Quaqua Lènua – Lutezia - Ciclo Ossidianico del Terzo Solstizio di Prima Stagione] 

Commenti

Ritratto di Nemesio

Bravo\a, hai un'ottima padronanza del linguaggio e riesci far evolvere il tutto in maniera lineare, senza caos, incongruenze, salti bruschi. Compostezza, padronanza che mi manca e che spero di apprendere. Se devo trovare qualcosa che penso sii possa migliorare è l'abbandono della descrizione a vantaggio del racconto. Tutta la descrizione del mondo dispotico è utile alla fine del racconto, senza di essa non si sarebbe potuto comprendere il suicidio del protagonista, ma mi sembra comunque che si sia o esagerato nelle tendenze descrittive, o non osato in quelle narrative. Magari per renderlo meno schematico e freddo si potrebbero inserire dei ricordi da legare alle varie regole, dei sentito dire all'interno della cerchia, degli esempi di vita societaria che appartengono alla fera emotiva del personaggio, qualcosa insomma che lo renda più vivo ed evocatico. Queste sono le mie impressioni, spero siano comprensibili o utili o che diano comunque qualche spunto. Spero di rincontrarti in un prossimo gioco in questo bel vascello :-)

Ritratto di Krypto

Woooooooofffff, grazie Nemesio... Di che colore è questo racconto secondo te!?

Ritratto di Nemesio

Direi decisamente grigio. Indovinato?

Ritratto di Krypto

Esatto!
Dal grigio chiaro al grigio scurissimo ma sempre grigio.

Ritratto di Seme Nero

Insomma, ci abbiamo dato sotto quasi tutti di grigio ;)

Ti faccio i complimenti per la fantasia con cui hai costruito l'ambientazione e la padronanza del linguaggio. Il racconto fila piacevolmente, e anche se la mole di nozioni sfiora l'infodump, non l'ho percepito.

Le uniche due pecche sono la resa del colore, affidata quasi esclusivamente al piombo e ai richiami al piombo (qualcosa mi sarà sfuggito, se sì perdonami), e la parte drammatica, inteso come svolgersi di eventi: in sostanza, succede davvero poco. C'è la fotografia di uno status quo, confermato dai pensieri e dalle azioni del protagonista. Avendo più spazio credo che la resa sarebbe migliore.

Ma non fraintendermi, mi è piaciuto molto :)

Ritratto di masmas

A me che piace la fantascenza distopica: centro. L'ambiente che descrivi, cupo e grave, crea un'atmosfera proprio tosta. Peccato per l'azione, di fatto relegata allo sparo finale, sarebbe bello vederci scivolare dentro una storia in questo mondo.

Ritratto di Krypto

Ormai riesco a creare solo distopie o ucronie... Maledetta la Polinesia, Orwell e Huxley...

Ritratto di Bjorn

Scorre. Si fa leggere bene. Un sorso e giù, sei già allo sparo. Lo sparo... Peccato le limitazioni di spazio. Sarebbe stato bello avere una maggior possibilità di fare conoscenza col protagonista, per avere un idea più rotonda del suo gesto così estremo.

pero: wow. Mi è molto piaciuto. Specialmente perché le più moderne incursioni nel Genere hanno un po' deluso. Come quando improvvisamente si trovavano solo libri su vampiri e licantropi. Questa no, non mi ha affatto annoiato.

Spero di leggerti ancora.

 

Ritratto di Krypto

Grazie a tutti però basta elogi... Effettivamente da un po non scrivo spesso, causa impegni e/o scazzi vari... Dai Billo pensaci tu...distruggimi... ;-)

Ritratto di Borderline

Anche lui fa parte del "Club dei 27" :). La storia di fantascienza c'è, però come altri suggeriscono, manca un po' di azione se non nel finale. Non è molto evidente perché c'è una sovrabbondanza di aggettivi. Per accorgertene prova a riscrivere il testo levando tutti gli aggettivi. Un'altra cosa che noto è che nei tuoi racconti i protagonisti sono sempre soli, calati in un sistema entro cui vivono ma non si riconoscono. Prova a spezzare lo schema, è un laboratorio... puoi ;)

Ritratto di Krypto

Grazie Gina... Attendevo la più becera demolizione e invece... Cmq dovrei diversificare i soggetti... Pensavo al periodo Napoleonico... Sarà l'infatuazione parigina...