Genesi d'odio (di Kriash)

Si era domandato per parecchio tempo se potesse considerare quel castello di sua proprietà.

Non gli interessava saperlo, in realtà. Ma la sua era una deformazione da collezionista.

Poteva desiderare le cose più improbabili.

Volerle.

Bramarle.

Ma in definitiva nulla gli serviva davvero. E tutto era necessario.

Quel castello l’aveva ereditato, se così si può dire, diventandone il proprietario fisico. Doveva ringraziare un solo individuo per quello: Jeremia Deepbottom Steampton.

Rumori metallici, molle e sfiati di vapore improvvisi annunciarono l’arrivo della bambina.

Lui continuò a guardare quei macchinari che ormai aveva imparato a conoscere, senza badare troppo alla nuova arrivata.

“È tutto pronto” disse lei con qualche scatto di pronuncia, “gli ospiti l’attendono nella sala grande.”

Solanos fissò per un attimo il riflesso di rame su uno dei tubi davanti a sé. La bocca, incorniciata dai baffoni, sorrise.

 

***

 

“AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!”

L’urlo risuonò nella sala mentre una sirena continuava a gettare la luce rossa a intervalli regolari e sbuffi di fumo fuoriuscivano da un paio di tubi di metallo che s’innalzavano verso l’alto soffitto.

L’uomo pelato urlava così forte da riuscire a coprire anche il fischio della sirena.

E aveva tutti i motivi per farlo. Due di questi erano al suolo: le sue braccia, amputate sopra ai gomiti.

Ma non era questo il solo motivo per gridare il suo dolore.

“È tutta colpa sua! Tutta sua! MALEDETTO!”

Non poteva ribaltare nulla che si trovasse sul tavolo del laboratorio. Non senza le braccia.

Si voltò con sguardo furente, sudato e provato dal dolore.

Tutto era devastazione. Delirio. Ferro, fumo e rotelle sparse ovunque.

Ai margini del laboratorio un altro uomo si trovava preda del delirio. Mano davanti agli occhi, inciampava in ogni dove, ponendo l’altra mano a toccare l’aria davanti a sé come se fosse cieco.

Rottami rossi e riccioli verdi rame erano immobili poco distanti dai suoi piedi.

La porta si aprì di colpo e nella stanza entrò l’Uomo Alto: l’unica faccia conosciuta in tutto quel caos.

Come se conoscesse la nuova faccia del suo padrone senza averla mai vista, l’automa si mosse subito verso di lui per aiutarlo a rialzarsi.

“Lui. È stato lui. Lui!”

Delirava in preda al panico ma nei nuovi occhi di Solanos non brillava solo la pazzia.

Rabbia e sete di vendetta.

Prima di svenire ancora una volta, si domandò dove fosse.

 

***

 

Era da molto che non usava un corpo vero e proprio per svolgere funzioni del genere.

Ma l’incontro che doveva fare non poteva essere delegato all’Uomo Alto, per nessun motivo.

Quella piazza non gli era famigliare. Ne aveva sentito parlare ma l’aveva sempre e solo considerata una leggenda. Eppure molte delle cose che aveva imparato col tempo gettavano sulle leggende una luce molto più umana di quanto uno potesse immaginare.

La statua centrale alla piazza era strana.

Sembrava quasi umana, viva. Anche se di umano o vivo non aveva proprio nulla.

Era molto più simile a un… sacco. Ecco, sì, un sacco.

“Non guardarla troppo o distruggerà anche te.”

L’avviso gli giunse inaspettato.

Solanos si voltò verso la fonte di quelle parole e si trovò di fronte a qualcosa d’inaspettato.

Una maschera di volpe lo stava fissando, leggermente inclinata di lato.

“Come hai fatto a trovarmi?”

Una volta che ebbe conferma della giusta provenienza di quella voce, Solanos tolse le mani metalliche dalle tasche, lasciando andare il grilletto della sua nuova invenzione.

Alzò un sopracciglio e parlò: “Quelli come noi non rivelano subito i propri mezzi. Ma ci tengo a dirti che ho motivo per averti contattato.”

Il passo della Volpe fu talmente aggraziato da sembrare un saltello, quasi un passo di danza. Aveva le movenze di un ladro.

“Se cerchi i miei servigi o vuoi stipulare un patto con me, sappi che ormai non ho più questi poteri.”

“Appunto.”

Il balletto si fermò improvvisamente e l’attenzione della Volpe fu tutta per quell’uomo pelato e dai baffi folti.

“Appunto?”

“Se le tue abilità ti sono state sottratte, ci sarà un motivo. O meglio, il motivo avrà un nome, no?!”

Al sorriso di Solanos, la Volpe alzò di poco quella maschera con la sua unica mano a sei dita, mostrando la parte inferiore del volto, cicatrizzata e priva di grazia.

Le sue labbra si mossero per pronunciare una sola parola: il nome.

“Jeremia.”

 

***

 

“E quello lo ha sentito?”

Il suo volto era perfetto. Gustava la bevanda contenuta nel bicchiere di rame come si sarebbe gustato uno dei vini più pregiati in commercio.

“Lo assaggi, la prego.”

Non poteva dire di no. Già era stato difficile concordare l’incontro. Ora doveva solo dare corda alla fluida parlantina di quel personaggio così particolare.

La sua era una caratteristica unica.

Dopo l’assaggio, Solanos abbassò il bicchiere e respirò a pieni polmoni.

“Qui si respira un’aria diversa” disse il collezionista.

“Certamente” rispose l’attore. “I fumi di scarico delle fabbriche dei dirigibili sono lontani parecchi chilometri. Qui i migliori macchinari per il ricircolo dell’aria servono a farmi vivere…”

“Meglio?!” anticipò Solanos.

Un attimo solamente ma il volto perfetto si modificò in un ghigno pauroso.

Ingranaggi microscopici si riposizionarono velocemente per ridare una faccia perfetta all’attore.

Ma subito si mescolarono malamente.

“Mi scusi.”

Solanos fece segno con la mano metallica di non preoccuparsi.

“Purtroppo ho un difetto…”

Il collezionista fissò l’attore profondamente.

“Sono sicuro che il suo non sia una difetto volontario, Signor Trefoltar, vero?!”

“Veramente…”

Gli ingranaggi non volevano saperne di rimettersi al proprio posto originale.

“Non si deve giustificare con me. Sono a conoscenza delle cose che le sono state fatte. Sono a conoscenza di chi gliele ha fatte.”

Il volto non mutò, rimanendo la maschera d’odio in cui si era trasformata.

Il bicchiere di rame nella mano di Iscariah Trefoltar III venne accartocciato nella stretta ferrea dell’attore.

 

***

 

Scese l’ampia scalinata che portava alla stanza circolare d’ingresso. Dopo la guerra tra i due eserciti tutto in quel castello era cambiato.

Lui avrebbe detto sicuramente in meglio ma di altri pareri non ne sentiva affatto il bisogno.

La mano metallica seguì la direzione del corrimano. Avrebbe potuto afferrare quel marmo e sbriciolarlo come fosse stato di sabbia fine. Era contento di quegli innesti e del lavoro che Villivonca aveva fatto su di lui.

Dopo tutto l’aveva ricompensato bene, non aveva di che lamentarsi.

Ancora pochi metri ma poteva già vederli.

In piedi, restii a parlarsi e in soggezione gli uni degli altri.

L’ultimo gradino.

Il passo finale arrivò in contemporanea alla sua voce burbera, del tutto diversa da quella che aveva una volta.

“Benvenuti!”

Fece una pausa durante la quale passò in rassegna quei volti uno per uno. Da chi vedeva praticamente ogni giorno a chi invece aveva avvicinato una sola volta.

Ma tutti erano lì, perché sapevano che era nel giusto.

C’era la strana bambina da combattimento che ormai aveva smesso di chiamarlo papà. Ricettacolo d’ingranaggi e latta, ripristinata a nuova vita dalle sue conoscenze e da alcuni strani aggeggi trovati nella sua collezione.

C’era l’inventore cieco che aveva ormai capito che il passato non sarebbe tornato e, se avesse voluto una parte in tutto quello, avrebbe fatto bene a stragli accanto. Accarezzava la radio rudimentale nella quale era stato riversato quel briciolo di anima del suo vecchio compagno, sottoforma di ronzii e fruscii.

C’era il suo fido guardiano, silenzioso e pronto a qualsiasi comando gli avesse dato.

Poi c’erano loro.

Quelli che erano giunti da lontano. Da altre terre, con diverse abitudini e diverse usanze.

Quelli che si erano convinti e, da così distante, avevano trovato la strada verso il suo nuovo castello.

Il divo dai mille volti, i cui lineamenti cambiavano a ogni angolazione lo si guardasse. Il più elegante lì in mezzo ma non certo fuori luogo.

E infine la volpe, appoggiata a una delle colonne del portone d’ingresso. Molti la conoscevano con altri nomi ma l’importante era quello che c’era sotto la sua maschera e che una volta era stato macchina e ingranaggi demoniaci.

“Se per alcuni non avevo dubbi” continuò Solanos incrociando le braccia metalliche, “per voi due non avevo la certezza assoluta.”

Nessuno parlò. Sapevano che la pausa del collezionista era solo momentanea, un vezzo.

“Quest’oggi verrà posta la prima pietra per una costruzione molto importante. Miriamo a qualcosa che nessuno prima d’ora aveva mai fatto. Mettersi contro un Diavolo e un Dio non è da tutti. Ma noi non siamo… tutti. Noi siamo quelli ingannati, quelli sedotti e lasciati a marcire mentre le risate ci seppellivano.”

Solanos aggirò il gruppo di compagni andando verso una porta, aprendola.

“Oggi abbiamo tanto di cui parlare e tanto da progettare. Ma sarà solo l’inizio. L’inizio dei piani per farla pagare al Signor Steampton e alla sua gentile consorte. La nostra sarà una vittoria schiacciante nei loro confronti.”

Solanos sorrise ritornando con l’attenzione verso i suoi ospiti.

La porta si aprì completamente e, prima di entrare nella stanza, concluse il suo discorso iniziale.

“Ma, ancor prima della vittoria, ci sarà da investire tutto su una cosa molto più importante: la vendetta!”

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

La resurrezione di Iscariah Trafoltar III !!!
wow. La Volpe?
Lo stile che disegni sempre meno scoppiettante e più paziente mi piace, Il soggetto, lo ammetto, in parte lo temevo ( nei panni di Jeremia, che si prepara alla guerra).

Per ogni capoverso cisarebbero davvero molte, molte pagine divertenti da ricamare. ;)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Per chi è nuovo:

Iscariah Trefoltar III è un attore mutaforma. Nell'edizione precedente del Jeremia DeepBottm Steampton, venne coinvolto dal mercante e prese il posto dei personaggi degli altri giocatori per cambiarne la fine, grazie a herald il gatto con carica a molla, una sveglia cronodimensionale che gli permettava di entrare nei raccontidegli altri, sconvolgerne il finale e costringerli a scriverne uno nuovo. :)

Dopo il patto Iscariah è scomparso, a quanto pare incapace di gestire la propria capacità di mutare la forma e costretto a vivere con un volto in continuo mutamento.

Storie. :)

Ritratto di Kriash

Proprio così, io sono uno che non butta via niente. Così come per Iscariah ma anche per la Volpe.

:)

Essì, pure lei si era già vista. Era il cattivo nella mia primissima storia di Jeremia, Braun LeRoi. Un diavolo meccanico che cedette la sua mano a sei dita a Braun tramite Jeremia. Non a caso l'incontro tra lei e Solanos avviene in una piazza con una statua a forma di... sacco!

Vabbè, io sono un amante di questi giochini. Sono un amante dei "gruppi". Qui ho messo in piedi una sorta di Suicide Squad anti Jeremia e sì, ogni riga nasconde una racconto a sè.

Cos'è successo dopo la guerra narrata nel racconto di MasMas (che avviene prima di questo racconto), cosa sia la radio che porta in braccio Villivonca, le nuove braccia di Solanos e il nuovo corpo di Unappimilla.

Tante cose... chissà. Tutto non ci stava, meglio mettere la pulce :P

Ritratto di masmas

(Non vorrei mai giocare di ruolo con te come master :o )

 

Però col mio racconto ho lasciato un semino nella bambina che potrebbe rovinare i piani di questi poveri pazzi.

Andiamo avanti? :) 

Ritratto di Kriash

Infatti ci starebbe proprio bene.
Sai che quasi quasi... :) ghghgh

Ritratto di Borderline

Questo montaggio che "riesuma" i vecchi acquirenti di Jeremia è davvero divertente, anche se la vendetta è una tematica moooolto abusata ha sempre un suo perché, soprattutto quando c'è di mezzo Jeremia c'è sempre un buon motivo per vendicarsi :). Sarei curiosa di sapere se riusciranno nel loro intento, quel castello là mi sa che non porta troppa fortuna ai suoi abitanti :D

Ritratto di grilloz

Se proprio devo trovare un difetto, sempre che di difetto si tratta, è proprio quel che ha detto il capitano: ogni riga potrebbe essere espansa. Mi è piacito lo stile semplice e senza fronzoli, i personaggi, il "vapore" che esce da tutte le parti, offre molti spunti che potrebbero appunto essere espansi ;)

Ritratto di Kriash

Grazie per i suggerimenti e gli spunti... come dicevo più su, chissà se qualcosa verrà fuori ;)

Ritratto di Bjorn

Pienissimo di idee e di riferimenti, lo ho gustato lo stesso anche senza conoscere un gran che dell'antefatto, ma solo grazie allo stile asciuttissimo. Se tu avessi avuto a disposizione altre 20 o 30.000 battute non so se sarei riuscito a seguire la storia. 

Sicuramente preferirei giocare di ruolo con Satanasso che non con te, mi sfiniresti.

comunque, difficoltà che derivano dalla mia mancanza di informazioni sulle storie precedenti, non dal tuo modus che apprezzo sempre.