15 - Il valore del tempo (di Tosher)

L’uomo in piedi sulla porta aveva un grosso sorriso ottimista sulla faccia. Tutto in lui, dalla sua valigetta (marrone), al suo completo (blu, pulito, ma non nuovissimo), al suo cappello (sì, un cappello) gridava “COMMESSO VIAGGIATORE”. Il suo pingue faccione, invece, diceva con tono pacato che il suo proprietario era contento della vita, anche se non è chiaro di cosa dovrebbe essere contento un pingue commesso viaggiatore di mezza età. Tutti sanno che è un mestiere deprimente, perché il tempo altrui è sempre troppo prezioso per essere sprecato coi commessi viaggiatori.

La vecchina vestita di nero lo guardò perplessa:

- Come dice?

- Spazzole! – ripeté lui – Di tutti i tipi! Ogni casa moderna ha bisogno delle sue spazzole! La spazzola è un oggetto assai sottovalutato oggigiorno, ma è l’accessorio indispensabile di ogni casa accogliente e chic!

La vecchia fissò l’uomo, poi alzò lo sguardo verso il tetto della sua casa – sì, sempre nero e ammaccato. Le finestre, voragini nere sulla facciata decrepita, guardavano la luce del sole con sufficiente malevolenza da convincerla ad illuminare altrove. Una rapida occhiata le confermò che i due neri, rachitici alberi nel suo giardino erano ancora neri e rachitici, e che il cartello di legno smangiato con la scritta “Lettura tarocchi, mano, foglie di tè – Malocchio (gettare/togliere) – Filtri vari” pendeva ancora di fronte al vialetto. Guardò di nuovo l’uomo in piedi sul suo zerbino (nero), a lungo.

- Mi scusi – disse infine – lei è stupido, per caso?

Cliente difficile, ma ci voleva altro per scoraggiare il commesso viaggiatore:

- Preferisco inguaribile ottimista! – rispose lui, e stirò ancora di più il sorriso sul faccione gioviale. La vecchia parve valutarlo:

- Capisco – disse – E dica, un bel giovane come lei, quanti anni ha?

- Io? Quaranta. Quindi, le spazzole …

La vecchia si passò la lingua sulle labbra:

- Venga, parliamone dentro.

“Che allocco” commentò il gatto (nero), intento alla sua toilette alla finestra del primo piano.

“Ma no” disse il corvo (nero, ovviamente) “sembra tanto una brava persona. Guardalo, com’è distinto!”

Un adorabile spaniel (pure nero) steso sul tappeto sollevò la testa: “Distintamente imbecille e pieno di trippe, come piace a noi. È entrato in casa?”

“Sì, è entrato. Non mi sento del tutto a mio agio con l’idea…”

“Pidocchioso beccacarogne pusillanime!” ringhiò il cane “Non capisci che siamo a corto di tempo?”

“Lo so, lo so” replicò il corvo, sulla difensiva “dico solo che mi sembra un po’ scorretto. Loro non sanno mai a che gioco giochiamo.”

“È nella nostra natura” disse semplicemente il gatto “ed è nella loro natura di gonzi abboccare. Ci sono prede e predatori al mondo. E poi, il gioco vale la candela.”

“Il gioco vale cento, centomila candele, rognoso pisciasotto mangiapesce!” sbraitò il cane “Se si potesse fare a modo mio avremmo già spaventato a morte tutti i bambini, i vecchi, e gli scapoli solitari da qui al prossimo continente e non dovremmo più preoccuparci di nulla!”

“Lavati la bocca, sacco di pulci” tagliò corto il gatto “e possibilmente anche il pelo. Puzzi. Corvo, metti da parte le tue remore, ci stai intralciando. E ora, andiamo di sotto. Voglio vedere come va.”

“E come vuoi che vada? Hii hii hii!” il cane sghignazzò orrendamente e trotterellò dietro al gatto giù per la scala contorta. Il corvo sospirò e si librò in volo.

L’uomo, intanto, era entrato in casa e fissava l’orologio a pendolo:

- Un pezzo antico?

- Mio nonno – rispose la vecchia.

- Ah, era suo?

- No: è lui. Lo scheletro è suo, l’orologio è nella cassa toracica e il pendolo è installato in un meccanismo dentro al cranio.

- Ah! Ingegnoso. Chi è l’artigiano?

- Mia nonna.

In quella, suonò l’ora. Lo scheletro aprì le mascelle e sparò fuori un diavoletto a cucù con una voce implacabile: “STUPIDO! STUPIDO! STUPIDO!” Sorpreso, l’uomo fece un passo indietro, quando qualcosa di nero schizzò nel suo campo visivo. Un attimo dopo era disteso bocconi sul pavimento, un po’ intontito e le spazzole sparse ovunque.

Alzò lentamente la testa: davanti al suo naso, un adorabile spaniel nero lo guardava con aria giocherellona, e un gatto nero di razza incerta lo fissava, impassibile. Da chissà dove, un grosso corvo atterrò pesantemente accanto a lui, si strinse nelle spalle piumate e gracchiò: “Il cane. Scusi tanto.”

L’uomo si sollevò, stranito, e vide che, ad un metro da lui, la vecchia si rialzava da raccogliere un oggetto piccolo e luccicante che scomparve tra le pieghe scure del suo vestito. Di colpo, ebbe la sensazione di aver perso qualcosa, e la certezza che il qualcosa ora lo aveva la vecchia. Cosa, di preciso, non avrebbe saputo dirlo – una monetina? Un bottone? Un dente? No, un dente no, decise dopo un rapido controllo con la lingua; però era sicuro che, qualunque cosa fosse, lo aveva perso con la caduta. Ma dai… cosa avrebbe potuto perdere? E perché la signora avrebbe dovuto raccoglierlo? Una signora così perbene! Eccola che lo aiutava sollecita, chiedendo cos’era successo.

- Ah, nulla signora! Credo che quel gattacc-tino birbantello mi abbia fatto inciampare!

“Ti pareva”, commentò il gatto. Il corvo sbuffò, seccato:

“A che serve essere l’unico corvo parlante al mondo se nessuno crede a quello che dici?”

“Hii hii hii” sghignazzò il cane, e seguì l’uomo e la signora in salotto.

In piedi al centro della stanza, il commesso viaggiatore si preparava ad esibirsi nel suo discorso più convincente.

- Prego, si sieda pure, signora…?

- Temporis. Lamia Temporis, ma lei mi chiami pure Mimì, caro.

- Mimì! Che nome grazioso!

La vecchina sorrise, civettuola, e l’uomo si intenerì: sembrava così piccola su quell’enorme divano nero, poggiato sul tappeto nero che copriva il pavimento… nero. In effetti, era tutto un po’ cupo lì dentro. Notò infastidito che il gatto, accoccolato in grembo alla padrona, gli teneva gli occhi puntati addosso. Per fortuna, quel simpaticone del cane si era accucciato sul tappeto, la coda che sbatteva entusiasticamente, la lingua penzoloni sui denti.

Ammazza, che denti, per essere un cocker!

Il cane si leccò pigramente il muso. Quindi, ruttò come un carrettiere.

L’uomo rise:

- Accipicchia! Abbiamo mangiato pesante, eh?

- La vicina! – gracchiò il corvo, appollaiato sulla spalliera del divano. L’uomo rise ancora più forte, e anche la vecchia. Perfino il cane sembrava ridere.

“Sai, dovresti smetterla” disse il gatto al corvo “o finirai per deprimerti.”

“La speranza è l’ultima a morire” replicò l’altro, filosoficamente.

- Quindi – disse la vecchia, carezzando il gatto – mi parli delle spazzole.

- Sì, giusto, le spazzole! Mi ci vorrà solo un attimo per convincerla, mi creda.

- Oh, la prego, non si risparmi – disse la vecchia, accomodandosi meglio sui cuscini – certe cose hanno bisogno di tempo…

Quando uscì di nuovo dalla casa, l’uomo aveva il passo incerto. Sapeva vagamente che doveva sentirsi grato: pochi clienti gli dedicavano tutto quel tempo, anche se non era sicuro di aver venduto alcuna spazzola. Gli sembrava solo di aver parlato, parlato, parlato…

Non ricordava bene quello che aveva detto, solo le parole che uscivano. Ogni tanto, l’orologio nel corridoio suonava le ore, il diavoletto gridava i suoi insulti – STUPIDO! STUPIDO! STUPIDO! – e lui dopo un po’ aveva perso il conto.

La luce aveva fatto strani scherzi nella stanza cupa. Per esempio, gli era sembrato che la sagoma del cane diventasse sempre più rotonda. E quel gatto maledetto gli aveva fatto prendere talmente tanti accidenti! Non era passata ora (quante ore?) senza che quell’affare rognoso facesse cadere qualcosa, un vaso, un soprammobile, un libro. Ogni volta faceva un fracasso tale ed improvviso, che lui si trovava a fare un salto sul posto – per una quarantina di volte, gli era parso. Una bestia perversa! Era sicuro che fosse stato il gatto. Come, rimaneva un mistero, visto che sembrava non essersi mosso dalle gambe della padrona, ma l’uomo era certo che… E poi, per tutto il tempo aveva continuato a vedere piccole cose luccicanti cadere a terra, ma chissà come non era mai riuscito a identificarle. Un istante, e il corvo ci svolazzava sopra. Un’altra finiva sotto il piede della vecchia. Verso la fine della presentazione, l’uomo era in uno stato tale che avrebbe potuto… avrebbe … insomma, non che avesse la forza di fare granché. Infilò la mano nella tasca dei pantaloni per cercare le chiavi della macchina e si ritrovò a ravanare in una quantità di stoffa decisamente sovrabbondante. “Strano” pensò “sono larghi. Eppure sono sicuro che stamattina…oggi… che giorno è?”

Si diresse verso la macchina. C’era qualcosa di strano nella vecchia signora, quando lo aveva accompagnato alla porta: sembrava cambiata, anche se lui non avrebbe mai saputo dire come. Mentre infilava le chiavi nella serratura della portiera, si vide riflesso nel vetro del finestrino.

Lentamente, spalancò la bocca.

I suoi capelli erano sempre stati così? No, quella mattina no, era sicuro che…che… e la sua faccia non…non…

Riflesso nel vetro, il corvo si posò con delicatezza sulla sua spalla e lo guardò gentilmente.

- Mi spiace tanto. Sa, sono tempi duri. So che la mia è una causa persa, ma io ci provo: se volesse tornare come prima, c’è un modo – e accostò confidenzialmente il becco all’orecchio dell’uomo. Sussurrò per qualche attimo.

L’uomo fissò il corvo nel finestrino con aria vacua.

- Sai – disse infine – d’istinto direi che stai dicendo un mucchio di sciocchezze. Tuttavia… - il corvo lo guardò incredulo, spalancando le ali dalla sorpresa - …tuttavia devo ammettere che sto diventando pazzo. I corvi non parlano – concluse l’uomo, e salì in macchina.

Il corvo lanciò un frustratissimo “CRA!” e volò verso casa. Entrò dalla finestra e si appollaiò sul divano, con l’aria più seccata che un corvo possa avere.

“Ti avevo avvertito” gli disse il gatto con sussiego, accomodandosi su un cuscino. Il cane, visibilmente ingrassato, rise sguaiatamente dal tappeto, facendo un risucchio orrendo col naso.

La vecchia era sul divano. In effetti, non era più propriamente vecchia. I suoi capelli bianco candido erano striati di ciocche nerissime, arrotolate con maestria attorno a dei bigodini. Il pigiama di seta nera avvolgeva un corpo non più giovane ma, diciamo, tonicamente agé. Con una mano pescava degli oggettini luminosi (monetine? bottoni? denti?) da una coppetta di cristallo e li portava alla bocca. Qualunque cosa fossero, all’inizio erano esattamente quaranta. Con l’altra mano armeggiava col telecomando di un enorme televisore a schermo piatto che era comparso davanti al divano. Finalmente, una struggente sinfonia di violini riempì l’aria. Sullo sfondo di un tramonto, comparve la scritta “Tempesta di Passione”.

“Allora, ricapitoliamo” disse il gatto “Belle e Alejandro sono al terzo matrimonio. Estella ha appena scoperto di essere la figlia illegittima di Alejandro, e anche di essere incinta di Carmelo, che però sta per sposare la Marchesa di Pont Feliz.”

“Gran mignotta!” disse il cane.

“Incompresa” concesse il corvo.

“Ottimo senso degli affari” osservò il gatto “intanto, Maria Dolores deve ritrovare Pinto, il barboncino della marchesa, o perde il posto. Sofia sta per bere il veleno, Emanuel è preda dei ricattatori e, come nulla, Isabel è resuscitata. Manca niente?” chiese il gatto, sollevando il naso verso la vecchia.

- Niente! – disse la vecchia.

Sorrise. Sorrise il cane, sorrise il gatto, sorrise il corvo. Era la puntata 56 della serie 11, gran finale di serie. Il regista, Alfonso Luis Ortega Fuentes y Perez, alias Pablo Peña, aveva annunciato che c’era materiale per altre otto serie. “Tempesta di Passione” andava avanti da anni. Però prima c’era stato “Attimo Fatale”. E prima di quello c’era stata la serie dei romanzi di Miss Talbot. E prima ancora c’erano state le avventure di Evelyn Millen, la Giovane Detective. E prima ancora…

Ora c’era “Tempesta di Passione”.

E lei aveva bisogno di tempo.

Certe cose hanno bisogno di tempo.

Gli stupidi, invece, possono farne tranquillamente a meno. Il tempo è troppo prezioso per andar sprecato con gli stupidi.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Tante sospensioni. Solitamente non mi entusiasmano, ma stavolta non riuscivo a trovare niente di meglio di un ragionamento lasciato a metà, un elenco di cose che può andar da solo senza dedicargli troppo tempo. Sì mi piace.
Corvo Gatto e cane sono perfettamente disegnati. Si legge comodamente senza perder nulla. E l'idea di rubar anni agli altri per non perdersi neanche una soapopera è graziosa!

Si Tosher. grazie! Quattro personaggi gestiti come sono nati! Mi è Piaciuto!

Ritratto di Schiumanera

E tu l'hai gestito dannatamente bene. Mi è piaciuto, mi ha ricordato un episodio di Ai confini della realtà, mi ha divertito. I tre personaggi non umani sono fantastici. Bello il finale "alternativo"  

Ritratto di Zarina K.

L'idea di base è molto interessante e mi ha fatto sorridere più di una volta.                       Gli animali sono caratterizzati perfettamente e mi piace che tu abbia scelto uno spaniel come "cane cattivo" .

Complimenti davvero!

Ritratto di Tosher

All'inizio avevo in mente il classico lupo nero, ma poi mi son chiesta se la simpatia istintiva (e mal riposta!) suscitata dal cane non si estendesse anche al suo aspetto e il cocker è uno di quei cani che suscitano simpatia istintiva.

Ritratto di masmas

Bel racconto, ben scritto, con la giusta ironia, originale, proprio carino.

Ritratto di Tosher

Grazie a tutti per il commento! Sono felice che vi sia piaciuto. Devo dire che non avevo in mente precisamente la famiglia Addams, ma credo di aver cercato di ottenere un effetto simile. Ci sono parecchie sospensioni, è vero, ma mi fa piacere che il "non detto" abbia funzionato! :) 

Ritratto di fabrypoe

Mi hai fatto tornare alla mente dei bellissimi racconti di Cortazar sugli animali (conisci!?) Un bel racconto, l'unica perplessità sono le parentesi che dovrebbero contenere i dialoghi (sono un po pignolo, forse troppo vecvhia scuola) alcuni tra virgolette e trattino non sono ben chiari, ma questa mia ultima osservazione è molto superficiale. Saluti

Ritratto di Tosher

Ciao Fabrypoe! No, non conosco Cortazar, ma a questo punto è necessario documentarsi! Capisco la tua istanza riguardo i dialoghi. L'idea era che gli animali comunicassero su di un diverso piano rispetto ai due umani. Non mi è venuto in mente un altro modo per far comunicare gli animali direttamente senza dover fare uno "spiegone" su come il commesso viaggiatore non li sentisse. Però terrò a mente: effettivamente, confonde un po'! Grazie della nota! :) 

Ritratto di Schiumanera

Sai cosa? Da lettrice non mi sono soffermata sull'uso delle virgolette rispetto ai "trattini" ma, in effetti, rileggendolo dopo l'osservazione di Fabrizio, saltano all'occhio. Secondo me non è importante né differenziare i due piani di dialogo né impicciarsi con spiegoni soffocanti :) gli animali parlano perché sono creature magiche. Il commesso viaggiatore non se ne accorge perché è un uomo comune. Insomma, mentre leggevo davo per assodato che le voci degli animali non arrivassero all'uomo (anche perché davo per scontato che il CV li percepisse a livello di 'miaomiao', 'woff' e 'cra' ;))

Ritratto di piccola mela

Wow! Mi ha divertito moltissimo ed è andato via liscio e fluido dall'inizio alla fine. Ho amato i tre animali e i loro siparietti. Perfetto il finale con l'espediente della telenovela e con la "morale" splendidamente calzante.

Ritratto di Kriash

Molto divertente e godibile.
Spezzoni una lancia a favore di virgolette e trattino nei dialoghi. Durante la lettura e prima di leggere i commenti ho proprio pensato che utilizzati a questo modo mi hanno fatto capire molto bene le parti udibili e quelle no.
Molto bello vedere l'approccio differente sullo stesso tema.

Ritratto di samy.

Ben gestito. Personaggi caratterizzati e il finale è molto carino.

Samy

Ritratto di Biola71

lettura molto divertente
I tre animali mi piacciono molto ed il dialogo, al limite del grottesco, che si instaura fra di loro è geniale.
La vecchia invece la "vedo" meno, oscurata dai tre, ma magari è una tua scelta precisa.
Bella l'idea quella del furto del tempo, sebbene il finale lo senta un pò "troncato", come se mancasse qualcosa, una pennellata a concludere l'opera.
Ma è un mio sentire...

Ritratto di grilloz

Bei personaggi, soprattutto il commesso viaggiatore col suo ingenuo ottimismo. Per il resto mi pare che abbiano già detto tutto.

Ritratto di Borderline

Divertente. Ben scritto. Mi piace come l'hai ideato in piccoli sketch e ho trovato delizioso il particolare dell'orologio - nonno. A me la punteggiatura non ha disturbato, forse gli animali avrebbero potuto parlare "in corsivo" ma è davvero un dettaglio minimo in un racconto ben riuscito su tutti i fronti. Benvenuta a bordo :)

Ritratto di Tosher

Grazie mille, Borderline, e mi segno i consigli! 

Ritratto di Ali

Mi è piaciuto, la narrazione procede bene e non ci si annoia nonostante non ci sia azione o grossi colpi di scena.