15 - I corvi ridono (di Zarina)

Tutti qui facciamo il nostro dovere, che ci piaccia o no. Io ho il mio, tengo pulita la casa: i patti sono questi ed io sono un tipo di parola. Starei benissimo se non ci fosse Brutus, che è il peggiore di tutti, peggiore persino della gente del paese. Stupido cane, se di cane posso ancora parlare. 
Oggi sono antico quanto il mondo, eppure tentarono di affogarmi alla nascita, insieme ad altri gatti disgraziati come me ed io solo mi salvai, atterrando su uno scoglio.
Non ho mai saputo se il mio occhio destro se n’è andato in seguito a quell’incidente; probabilmente però sono nato già così e alla gente facevo orrore.
Emma era diversa da loro; mi raccolse, mi curò e stipulammo presto il tacito patto: io l’avrei aiutata con i topi del casolare e lei mi avrebbe protetto sino alla fine dei miei giorni. Vivevamo bene insieme, eravamo tanto giovani e bastava così poco a renderci felici che oggi quasi me ne vergogno.
Qualche anno dopo però lei si sposò e per noi cambiò tutto.
Non voleva affatto sposarsi, ma quello che desiderava lei non contava nulla. Pianse a lungo, con la schiena premuta contro la pietra del pozzo dietro la casa; si teneva la testa tra le mani. Mi acciambellai contro il suo fianco per consolarla, appoggiandomi  alla pietra scura. Ce l’avremmo fatta insieme, pensai, mentre sotto di noi l’acqua gorgogliava.

Quando venne l’Uomo si portò appresso anche quel dannato cane e i primi tempi credo di averli trascorsi a tentare di sfuggirgli, nascondendomi e mancando da casa per giorni.
… a quei tempi ancora non potevo spiegarle che Brutus mi avrebbe mangiato alla prima occasione. E poi Brutus  poteva ancora ingannarla, gli bastava agitare la grossa coda e uggiolare per sembrare mansueto e fregarli tutti. Sapevo che mentiva, ma credetemi, avrei preferito sbagliarmi. 
Mi ero abituato ormai a stare lontano da Emma, di solito rimanevo in disparte sopra il fienile, dove nessuno poteva vedermi. Mangiavo poco perché secondo l’Uomo non dovevo essere nutrito, così non avrei fatto il mio lavoro, ossia dar la caccia ai topi.  Invece non ho mai ucciso un topo in vita mia. Uccidere non è nel mio stile, anzi mi fa orrore e questo me lo ha insegnato Ernesto: c’è davvero della saggezza perversa in quella testolina spelacchiata di pennuto male in arnese.
Ho incontrato Ernesto quando affamato vagavo per le campagne, troppo tonto e lento per acchiappare anche un topo giovane. Vidi però un corvo che stentava a riprendere a volare, la sua ala sinistra era bruciacchiata e zoppicava penosamente tra le pannocchie alte. Decisi che sarebbe stato il mio pranzo e quindi balzai sul pennuto, convinto mio malgrado a farne banchetto. Quello si scansò di colpo e mi guardò fisso, senza rabbia, ma pieno di curiosità. «Tu non sei un gatto qualsiasi, perché dovresti mangiarmi?» Era la prima volta che comunicavo con un altro animale alla maniera degli umani e la cosa mi stupiva. Perché avrei dovuto parlare proprio con un dannato corvo quando c’erano tante gatte adorabili con cui fare conversazione sui tetti al chiaro di luna?
Il corvo mi disse con tono di scherno:«Turì  so che non sono una bella gatta, ma credi a quanto ti dico; portami dalla donna che ti ha salvato e bada che né l’Uomo né il cane ci vedano». Non potei impedirmi di pensare che fosse mezzo scemo o avesse sbattuto la testa contro la terra arida e polverosa. Così pensavo, ma realizzai che il pennuto conosceva il mio nome e ancor più sorprendentemente aveva menzionato sia Brutus che l’Uomo. Mi guardò a lungo, attendendo pazientemente l’esito della mia riflessione poi aggiunse:«Abituati alle sorprese, compare Turì, niente sarà più lo stesso» . Ci avviammo lentamente. «E comunque io mi chiamo Ernesto, non pennuto». 
Quando fummo davanti a casa cercai Emma, le saltai in braccio e miagolando le chiesi di seguirmi.. certo, ci volle un po’ per capirci, ma poi uscì ed incontrò il corvo. Lì per lì credé che fosse un regalo per lei!
Io non sono quel tipo di gatto e non ho mai capito questa usanza felina di portare dei disgraziati moribondi sull’uscio di casa dei propri umani.
Anzi, se qualcuno mi volesse fare un regalo, sappia che gradisco molto il tonno fresco!  
Ernesto rimase con noi e si sistemò nel vecchio fienile. Fu durante le sere trascorse insieme, sotto il cielo luminoso dell’estate, che mi insegnò che uccidere era sbagliato perché ogni creatura, anche piccola e apparentemente insignificante, era importante nel “grande disegno”, come lo chiamava, ed io non avevo il diritto di uccidere un topo che non mi aveva fatto nulla di male. Forse non sapeva che il solo motivo per cui gli uomini ci consentono di vivere nelle loro case era proprio la nostra fama di spietati cacciatori? Non venimmo mai a capo di quei discorsi, ma io non ho mai ucciso nessuno. Da allora se anche mi capita di incontrare topi per casa ci parlo civilmente, da gatto a topo, e li convinco a trasferirsi altrove. Accettano sempre.
Trascorse del tempo, ma presto mi accorsi che Emma era grossa, quasi non si muoveva più con la sua solita agilità. Sapevo che aveva dei piccoli nella pancia, avevo visto tante gatte diventare grosse e perdere la voglia di andare sui tetti per stare a scaldarsi sotto i raggi del sole. Era raggiante come una gatta giovane ed inesperta, ed io ero felice sebbene non mi siano mai piaciuti i cuccioli degli uomini. L’Uomo invece era scuro in volto. Per lui avere dei cuccioli significava solo dover nutrire altre bocche affamate e l’idea non gli piaceva per nulla. Lui banchettava spesso e i suoi avanzi erano per Brutus, mentre io ed Emma eravamo costretti a pasti frugali.  Ecco, questa è un’altra cosa che avrei voluto dire ad Emma: se l’Uomo preferisce il suo cane a te perché non lo cacci? Sciocca donna. Qualsiasi gatta lo avrebbe capito! Comunque nacque una bambina sola, Rosaria. Era come un topo appena nato, senza pelo e con gli occhi chiusi, la pelle raggrinzita. Me la fece vedere una mattina presto che saltai sul davanzale della sua camera da letto. Le mani di Rosaria, anche quelle somiglianti a zampette di topo, si muovevano intorno, in cerca di appigli. Temevo per il futuro della mia coda! Ma la povera Rosaria non crebbe abbastanza da tentare di tirarmi il pelo. Divenne sempre più debole e una mattina si spense, mentre Emma era sola in casa. Lanciò un grido tale che io ed Ernesto sentimmo gelarci il sangue. Quel grido è stato il segno dell’inizio della fine, per noi. Ernesto sapeva già perché Rosaria era spirata e disse subito a Emma di gettare via la culla, il corredino, il porta enfant, tutto. Lei raccolse tutta la biancheria in un grosso fagotto di cui ci dimenticammo tutti in fretta perché rientrò l’Uomo che accolse la notizia della morte della bambina con un’espressione triste che non riusciva a mascherare un ghigno all’angolo sinistro della bocca. Aveva già deciso che avrebbe potuto guadagnare dalla situazione e propose subito a Emma di mettersi a fare la balia per certe contadine amiche sue che si erano sgravate da poco e dovevano lavorare. I soldi avrebbero permesso di ripagare in fretta la grossa spesa che avrebbero dovuto sostenere per il corredino funebre e per il funerale. E poi voleva fare dire una messa per la bambina. Ad Emma parve un ragionamento logico, anche se freddo. I soldi sarebbero serviti subito, così la mattina seguente c’erano già due altri piccoli in casa, due maschi appena più grandi di come era stata Rosaria. Per un po’ le cose andarono di nuovo bene, Emma era impegnata e piangeva meno, l’Uomo sorrideva e i bambini crescevano vispi e in salute. Tuttavia improvvisamente iniziarono a indebolirsi e presto lasciarono questo mondo, tra le urla di disperazione di Emma e delle madri che volevano essere risarcite. L’Uomo allora propose di prendere subito altri piccoli, finché Emma era in condizione di allattare. E facciamo presto, le disse, tanto mica dobbiamo portarlo noi il lutto! Presero allora il bambino di una donna di malavita che pagava il doppio. Era il piccolo più bello di tutti, con un’intelligenza di cucciolo curioso negli occhi e le manine pronte a conoscere il mondo intorno. Mi accarezzò rudemente la schiena e io gli risposi con un sonoro miagolio! Sembrava in perfetta salute, roseo e paffuto, con i primi morbidi ricciolini scuri sulla testa, eppure un giorno cominciò a lamentarsi, a non mangiare più. Si spense appena cominciò la primavera. Emma aveva lo sguardo spiritato e quando andai a consolarla mi cacciò via. 
Ernesto disse che i problemi veri iniziavano adesso. Tutto il paese diceva che donna Emma ammazzava i bambini. Che li stregava, che desiderava morissero tutti per avere indietro Rosaria. L’Uomo non la difese, anzi alimentava le voci, andando a dire a chiunque avesse orecchie per ascoltare che era stata l’avidità di lei a costringerlo ad accettare in casa i bambini altrui. Lui avrebbe voluto portare il lutto per la sua bambina in santa pace, ma quella strega non glielo aveva permesso. Vivere nel paese iniziava a divenire impossibile per entrambi, poiché il fatto stesso che ella mi tenesse con sé era, agli occhi dei paesani, una prova tangibile del suo essere una strega che aveva voluto fare la fattura alle altre donne. 
L’Uomo tormentava continuamente Emma, la prendeva a schiaffi perché era una strega, diceva. Una notte in cui era particolarmente furioso la minacciò di annegarla nel pozzo dietro la casa, dove sarebbe marcita senza che nessuno la cercasse o se ne dispiacesse; la serietà del suo sguardo la spaventò abbastanza da spingerla a correre via, aldilà della casa, verso il bosco fitto che si estendeva oltre i confini del paese. Corse all’impazzata e rimase nascosta per ore, ma lui non la raggiunse mai. Non avrebbe potuto.
Me ne stavo sul fienile dispiaciuto di non poter aiutare in alcun modo Emma, certo del fatto che se fossi sceso di sotto ci sarei finito io nel pozzo, quando udì un tonfo. Guardai giù e vidi l’Uomo riverso a terra, in una pozza di sangue che sgorgava da qualche punto della sua testa. Lo stesso sangue scendeva in sottili fili dal bordo del pozzo di pietra sino a terra. Appena più a destra c’erano le gialle zampe di Ernesto che mi stava fissando. I corvi ridono?
Quando Emma tornò e vide l’Uomo a terra non disse nulla, ma capì subito che se non avesse fatto qualcosa anche quella morte sarebbe stata sulle sue spalle. Lo seppellì sotto un albero, dietro la casa, dove non va mai nessuno ed Ernesto disse che era tardi però e che il suo spirito andava bloccato, rinchiuso da qualche parte perché non facesse altro male. Se c’era un’anima malvagia capace di azioni meschine era certo l’Uomo. Questo il corvo cercava di dire ad Emma, sin dall’inizio. Il custode dell’anima doveva essere un essere vivente e la scelta cadde obbligatoriamente su Brutus. Ernesto ci spiego in breve che dopo quel rito noi saremmo vissuti tanto a lungo quanto il paese avrebbe vissuto nel terrore e nell’ignoranza, rubando loro  la vita e restituendo paura, pur con la presenza di quel cane uomo a tormentarci, a ricordarci in eterno quel che era stato. 
La gente pensò che l’Uomo fosse scappato oppure  morto, ma tutti furono unanimi nel condannare Emma e nel lodare il maledetto cagnaccio, reputato nobile ad essere rimasto al nostro fianco. Come se avesse avuto scelta! 
Emma non ha mai gettato il corredo; presa dal sentimentalismo rifaceva la culla con la biancheria infetta che aveva ospitato Rosaria. Non è mai stata una strega o almeno, non lo era prima che morisse l’Uomo, aveva avuto solo il torto di non ascoltare Ernesto a suo tempo. 
Quasi duecento anni sono trascorsi e nulla è cambiato, ad eccezione delle rughe sul viso emaciato di Emma e del bianco che è sceso sui nostri musi ossuti. 
Sì, siamo invecchiati e talvolta vorremmo davvero morire e dimenticare, tanta è la stanchezza che ci portiamo dietro, ma quegli stupidi  ancora non smettono di tremare di terrore al passaggio di una vecchietta gobba e di un gatto centenario.

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Commenti

Ritratto di Schiumanera

Storia interessante sulla nascita di una strega, e mi piace la scelta "verista" dell'ottocento campagnolo. Però ho avuto l'impressione che ci fossero troppe derive da un lato (come la lezione'buddista' del corvo) e un eccesso di silenzio dall'altro. Brutus, ad esempio, è molto citato ma poco definito. La maledizione, che dovrebbe essere il fulcro della storia, non è concretizzata. Un bel vestito che si è sfilacciato.

Ritratto di LaPiccolaVolante

L'andamento mi ricorda quello delle favole, tetre, ma favole. Lo scorrere degli eventi e la minima preoccupazione descrittiva non mi dispiacciono.
Ho trovato invece come una forzatura durante la caratterizzazione dei personaggi. Un gatto che non caccia? L'intenzione era quella di togliere il velo dall'immagine di questi tre animali: Non c'è cattiveria in un gatto, ce n'è più in un cane (ma vi prego non giochiamo agli assolutismi qui eh!) e il corvo non ha nessun motivo per mentire. Ma penso che trasformare un gatto in un mangia carogne altruista sia sforare esattamente dalla parte opposta della verità.

Si legge bene, avrei mirato meglio durante la caratterizzazione, lasciando che i personaggi aiutassero nello svolgimento della trama.

:)
 

Ritratto di samy.

Non mi dispiace come hai costruito la trama della storia. Ricorda quella delle vecchie favole con il passato remoto che narra le azioni. Ho riscontrato però un'incorenza narrativa nel personaggio del gatto e pensieri troppo antropomorfi per essere un animale. 

Non amava cacciare i topi è un giudizio umano. La voce del gatto è poco caratterizzata, quella del corvo si perde e quella del cane non è incisiva. La parte finale dove si tirano le fila del discorso la trovo affrettata ed è lì che dovevi giocare sulla strega. Perchè sono morti i bambini?

Secondo me sistemandolo si può tirar fuori un buon racconto.

Samy

Ritratto di lily77

A me il racconto è piaciuto, dissento con alcuni commenti precedenti relativi al voler far apparire il cane cattivo e il gatto buono....direi che la scelta è obbligata dalla trama nella home secondo cui il cane era la parte più cattiva della vecchia, la buona era il corvo e nel mezzo vi era il gatto...Puntando su questa trama lo scrittore ha fatto apparire il gatto come non cacciatore dal mio punto di vista.

E'una storia inventata e non mi pare una forzatura se vogliamo essere puntigliosi..molti animali in cattività infatti perdono qualsiasi slancio alla predatorietà!

La storia si legge bene, è scorrevole e ben scritta. Anche io avrei preferito maggior caratterizzazione dei personaggi ma probabilmente lo svolgimento è stato impedito dai caratteri al limite.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Questo è un laboratorio. Per definizione non è un posto in cui si boccia o si promuove! :)
Per definizione è un'arena in cui si mette in evidenza il difetto più grande per consentire una crescita a chi racconta.
Se lo stesso difetto è stato riscontrato da più di un lettore, la segnalazione merita un'analisi.

Ripeto: Qui non polemizziamo sui difetti, facciamo di tutto perché diventino dei pregi. Chiunque legga, impari che a bordo di LPV non si boccia, non si fa polemica sterile sulla promozione, beltà, perfezione, imperfezione degli altri.
Si danno consigli, e ai consigli chiediamo che non si risponda con tono polemico.

Se è stato detto ciò che è stato detto, vuol dire che ci si augura che Zarina continui a giocare con noi, e che cresca tecnicamente e stilisticamente. Sorridete, bella gente, qui nessuno vi vuole male: vuole vedervi imparare!

:)

Il Capitano Lord Panhuy
 

Ritratto di Zarina K.

Ringrazio tutti per i giudizi positivi, davvero.
i fa sinceramente  piacere che comunque l'idea del racconto e la sua impostazione a metà tra l'Ottocento verista e la favola noir siano state apprezzate. 
Inizialmente i personaggi erano tutti molto più dettagliati, c'erano discorsi tra le parti che servivano tanto a dare profondità a questi, quanto allo svolgimento e alla comprensione della trama. Purtroppo avevo sforato (parecchio assai)  brutalmente i caratteri consentiti così ho tagliato troppo e "sbrigato"  eccessivamente la fine che risulta tirata per i capelli. 
Insomma, mi aspettavo riscontraste questi difetti perché sono evidenti.

Ma Turì sarebbe stato comunque un felino zen perché l'ho subito pensato tale.
E sì che io preferisco i cani!
 

 

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

La gestione del personaggio, la sua caratterizzazione, sono giochini non facili a prime battute durante giochi così veloci e con poco margine. Ma è nelle condizioni peggiori, no?, che si impara più in fretta, e vien la voglia! hehehe

La struttura, l'andamento, la scelta narrativa di svicolare l'atto descrittivo, insomma, i modi sono tanto Grimm (che venga aperta discussione su pareri contrari!). Oggi la tendenza a arzigogolare in scrittura, come se fosse la strada per battere i più grandi ha fatto dimenticare in troppi casi l'esigenza di raccontare una storia, a favore della visibilità dellle proprie personali doti (e anagrafiche).

leggerti è stata una bella speranza, i difetti, tanti buoni motivi per trattenerti a bordo: c'è tanta gente che non centellinerà consigli! ;)

Il Capitano

Ritratto di masmas

Dico che il racconto mi è piaciuto, la favola è ben scritta, l'ho letta con piacere.

Non saprei dei dubbi sollevati. Se devo dire qualcosa, forse ho trovato alcuni punti appena da sistemare, alcuni passaggi forse un po' lunghi, appena da chiarire. Ma niente di che.

Ritratto di Tosher

Giungo un po' in ritardo, ma ci tengo a lasciare un commento perchè la storia mi è proprio piaciuta! Adoro le ambientazioni noir e tu l'hai gestita molto, molto bene. Concordo coi commenti di qui sopra, ha un che di fiaba dei Grimm e l'ambientazione Ottocentesca è molto bella. Devo ammettere che il gatto non-cacciatore mi ha un po' sorpreso. Probabilmente, come peraltro Zarina ha già rivelato, c'è stato un problema di spazi e, forse, se ci fosse stato il tempo di equilibrare la caratterizzazione di Ernesto e Brutus, le carenze in arte venatoria di Turì sarebbero risultate meno incoerenti con uno spirito "nel mezzo". Mi piace molto la storia tormentata di Emma perchè, pur nella fiaba, ha una sua logica, e la figura dell'innominato (e innominabile) Uomo che in realtà è il vero autore del dramma. 

Ritratto di Zarina K.

In effetti mi ero proprio fatta un'idea elaborata e rifinita nei dettagli di cosa sarebbe successo in questa storia.  Era tutto meglio delineato, prima di scoprire quanto cribbio avevo sforato.. un dramma!

Tagliato qui e lì si è perso molto dei miei personaggi che purtroppo, così facendo, conosco bene solo io.

 

Ritratto di piccola mela

La storia ricorda una vecchia leggenda e il fatto che a raccontarla sia il gatto è un piacevole diversivo. Effettivamente alcuni personaggi andavano caratterizzati di più e ci sono dei punti poco chiari, ma la scrittura è fluida e la storia procede con un buon ritmo.
 

Ritratto di Zarina K.

Piccola Mela!
Questa è la prima volta in assoluto che gioco quindi sono già contenta che le carenze siano relativamente poco importanti.

Il gatto ha sempre il suo fascino, innegabile!

Ritratto di Kriash

Una bella storia lineare che mette in chiaro il pre-incipit dato dal gioco.
Mi piace questo utilizzo del gioco.
L'unica cosa che posso sollevare: un po' più di respiro nel modo di raccontare. È molto pieno e con periodi troppo lunghi.
Per il resto è stato già detto tanto nei commenti precedenti :)

Ritratto di Biola71

un pò fatica perchè ho trovato alcuni passaggi un pò ridondanti e ricchi.

I personaggi mi piacciono, anche se avrei voluto vedere Brutus. La voce narrante del gatto, spalleggiato dal corvo, mi ha preso dentro la narrazione, ma come dici tu il finale è tronco e mi lascia un pò così, sospeso...

Ritratto di Zarina K.

La scrittura è un po' pesante, me ne sono accorta anche io ed è una di quelle critiche che mi fanno spesso coloro che leggono, per qualsiasi ragione, quanto scrivo.

In questo caso poi ho eliminato parecchi discorsi diretti che "spezzavano" e rendevano tutto più leggibile, quindi l'effetto mattone sapevo che incombeva.

Grazie però dei complimenti ai miei Ernesto e Turì!

Ritratto di grilloz

La storia è interessante, forse andrebbe un po' ristrutturata per stare meglio negli spazi. Per la caratterizzazione dei personaggi ti hanno già detto, ho trovat forse un po' troppo onniscente la voce narrante per essere una prima persona.
 

Ritratto di Borderline

Una favola nera che ricorda le atmosfere dei Grimm. Come le fiabe, ha una morale finale che in questo caso si comprende da quell' "Uomo" lasciato senza nome. Una lettura piacevole che avrebbe potuto diventare più originale e "moderna" con uno stile differente ma non credo fosse questa la tua intenzione, quindi va bene così! Benvenuta!

Ritratto di Zarina K.

La mia intenzione è stata fiabesca sin da subito, ma poi l'effetto mi è un poo' sfuggito di mano quando ho revisionato la storia a causa della sua lunghezza eccessiva. Così è diventata un po' fiacca e impersonale, è vero.

Mi rifarò presto!