14 - Denso buio (di FabrizioRaccis)

Era appena passata la mezzanotte di quel sortilegio estivo, eravamo sgattaiolati via dalla villa come ogni sera, lasciando tutti nel loro tepore notturno.

Le vacanze estive erano il periodo più fantastico dell'anno, durante il periodo scolastico passavamo interminabili ore a pianificare i nostri divertimenti, le avventure che avremo affrontato durante quelle due settimane di riposo, lontani dal caotico via vai quotidiano, lontani dalla città.

La nostra bellissima villa si trovava in Sardegna ai piedi di Monti Nieddu(Monte Nero), immersa nel Sulcis, tra boschi di lecci, sughere e piante di mirto selvatico. Noi eravamo i tre impavidi, gli irriducibili.

Berenice la cugina più grande aveva 14 anni, un anno più di me e quattro rispetto ad Alex il mio fratellino. Lei era un po' il nostro capitano, si divertiva a dare ordini e spesso tra noi nascevano discordie per la detenzione del comando. Inoltre aveva un gusto eccentrico nel torturare le lucertole o metterci paura con le sue storie grottesche.

Quella notte com'era accaduto più volte, saltammo la recinzione per salire verso il monte. C'era una luna stupenda, era una gigantesca patata rotonda, non avevamo mai visto qualcosa di così pallido e lucente, stavamo percorrendo un sentiero, l'unica strada argillosa che permetteva il passaggio delle automobili lungo il monte, tutti e tre camminavamo con il naso all'insù come ipnotizzati dalla luna e dai suoi crateri nitidi quanto mai prima.

Alex andava a rilento e quasi barcollava dal sonno; «Avanti Alex!» esclamò Berenice irritata, «Se non vuoi perderti il gregge di cinghiali che vive qua su ai piedi del monte, ti conviene muovere più veloce quelle gambette, o preferisci stare indietro tutto solo e soletto?!»

Alex mugugnò degli strani versi e disse quasi piagnucolando: «Stavo solo guardando le stelle! Dai non correte così...poi è così buio qui fuori, perché non accendiamo la pila?»

«Ma sei matto...» dissi, «...usciamo dalla strada e saliamo al monte, una volta dentro daremo meno nell'occhio e accenderemo la pila..»

«Siete i soliti bambocci!» disse lei.

«Questa volta faremo a modo mio...vediamo se siete in grado di competere con una femminuccia, chi di voi si sente in grado di sfidare il buio? »

Io risposi subito a tono «Ma così possiamo farci del male, magari rischiamo di cadere nel piccolo fiume o in qualche pozzo che non conosciamo!»

«Ecco, lo sapevo. Allan sei la solita femminuccia, abbiano già studiato il percorso non ricordi? Pozzi, fiumi e salamandre! Di la verità, tu hai soltanto paura di cosa si nasconde nel buio! Le uniche cose che possono terrorizzarci questa notte sono i folletti del bosco, quelli che vengono fuori dalle case delle fate, ho sentito dire che ti addormentano e ti tirano via la pelle dalla faccia. O peggio ancora il Babau, un grosso uomo nero che gira per i terreni abbandonati, tra le paludi e i boschi alla ricerca di teneri bambini indifesi. E pensa un po' ciò che attira di più questo mostro leggendario è la puzza della tua paura. La sente lontana un miglio...»

Avreste dovuto vederla con quelle lentiggini e i suoi capelli rossi, con quel sorriso sadico che allargate le labbra esplodeva in un scintillio ferroso che sotto la luce delle stelle pareva una bocca di squalo. Ormai non potevamo tirarci indietro, anche perché conoscendola ci avrebbe deriso per tutta la giornata e forse anche di più.

La sera prima avevamo fatto un piccolo sopra luogo, a metà monte avevamo scoperto uno spiazzo bellissimo ideale per un fortino, ogni anno durante le nostre perlustrazioni seminavamo basi strategiche da per tutto, ma quel posto era davvero particolare, un palmo di terra completamente a livello rispetto alla pendenza, circondato da qualche albero e molti cespugli di cisto. Io e Berenice avevamo raccolto le pietre più grosse per formare un cerchio dove nella notte avremo acceso un fuoco passando il tempo a raccontarci storie di paura o gli episodi più strani vissuti poco prima delle ferie estive.

Finalmente avevamo quasi raggiunto il luogo stabilito, mancavano ancora pochi passi, durante il tragitto avevo notato la paura crescente di Alex che continuava a tremare come una foglia e a chiedere cosa fosse, per ogni rumore o scricchiolio delle foglie secche calpestate. Mia cugina era partita spedita, dritta come un mulo senza voltarsi una sola volta, lei e la sua mania di mettersi in mostra come grande capo e arrivare sempre per prima. Come quella volta che durante la cena si era bevuta il minestrone direttamente dal piatto per finire prima di tutti senza calcolare quel colpo di tosse che le fece sparare dal naso tutte le verdure e fiottare sulla tavola ogni ben di Dio.

«Avanti femminucce!» gridò forte, «Neanche i bambini dell'asilo sono così lenti...ah, aprite bene gli occhi e state sempre vicini, vedete quei buchi neri tra i cespugli? Mi pare di aver intravisto qualcosa la in mezzo!»

«Dove!??» gridò Alex, e accelerando il passo si buttò al mio braccio ruotando la testa a destra e sinistra come un buffo gufetto.

«Dannazione Alex! Ma tu continui a darle corda, non vedi che ti prende in giro, è solo per metterti paura e farti camminare più velocemente, cerca di stare attento a momenti mi fai cascare giù per tutto il monte...»

«No, no, no, Allan! Non sto scherzando, ho visto davvero qualcosa di strano nel nero rivolo, proprio tra i cespugli. Sembrava una grosso corpo amorfo!»

«Amof... che? Amrofo?»

«AMORFO idiota! Dio mio ma con chi ho a che fare? Amorfo vuol dire un corpo senza forma, una roba strana che non si capisce....» tornò a sbuffare tediata.

«ah...ecco abbiamo una professoressa tra noi...» Quanto mi infastidiva quando propinava cultura a tutti come se fosse la figlia di uno scienziato, quando zio al massimo riusciva a pronunciare due parole in italiano corretto; mi rassegnai «...va beh, io accendo il fuoco...»

«Bravo, fai qualcosa, datti da fare fuochista...» mi diede una stupida pacca sulla spalla e si avvicinò verso Alex che continuava a guardarsi intorno tutto intimorito, lei invece ci godeva da matti. Si avvicinò a lui e disse: «Hai paura? Ora ti racconterò qualcosa davvero degna di paura, mia nonna tempo fa mi ha rivelato le parole per riuscire a vedere l'uomo nero, così vedremo se sto raccontando frottole o se dico sempre il vero, al contrario di quel bugiardello di Allan, un bugiardo e un fifone. Bella coppia di cugini che mi ritrovo!»

Alex aveva la paura stampata in faccia;

«Ti prego Berenice io non voglio vedere nessuno...»

«Dai Bere... lascialo in pace non vedi che sta già male di suo! Venite qui l'ho acceso!»

Una piccola lingua di fuoco era partita al centro del cerchio, poi una densa nuvola di fumo ricoprì tutto, il fuoco sembrava spegnersi. Berenice prese uno strano cespuglio con le foglie verdi, era appiccicaticcio ed io sapevo che le piante fresche difficilmente prendevano bene, invece quel dannato cespuglio cominciò a sfrigolare e una grossa fiammata esplose improvvisamente come se fosse imbevuto di gasolio.

«Ma allora ti devo proprio insegnare tutto! Vedi quella pianta è piena di una sostanza infiammabile, una specie di resina...» Non riuscivo a capire se stava mentendo spudoratamente, o se solo per uno strano caso fortunato era riuscita a far attizzare il fuoco, comunque mi guardò dritta con quell'aria saccente e poi scoppiammo a ridere.

Una luce rossa intensa, un crepuscolo concentrato riempì i nostri volti, le nostre sagome spigolose si allungarono accanto a quella vampa notturna. Dopo aver stuzzicato il fuoco per qualche minuto, Berenice salì su un masso vicino al fuoco con le braccia protese in avanti e gli occhi spiritati pronunciando una cantilena di strane parole:

«C'è l'uomo nero. Nero del colore del buio. È una bugia? Forse. Forse no. Se è buio non lo distinguerai, se c'è luce non c'è. Dirai che non è vero, ma lo dirai quando sarai solo, quando sarai sola. perché al buio si è sempre da soli. Fissalo il buio e mi dirai che alla lunga non vedi niente muoversi dentro il buio. Mi dirai una bugia, perché lo avrai visto. Sono qui per dirti che non è un'impressione. Lui cerca qualcuno che guardi. Gli insonni. A lungo nel buio, s'incantino e lo scorgano. Per esistere, farsi temere per sempre. All'inferno non lo vogliono, è fuori dalla giurisdizione di Dio. È figlio degli uomini, è il Signore delle coincidenze, quelle inspiegabili, nutre il dubbio, alleva le paranoie e ti costringerà a dar la colpa della tua paura agli altri uomini. gli piace sentirci piangere, gemere, tremare, non è colpevole, lo sarai tu, non è innocente, è buio. E non lo puoi fermare.»

Alex prese a singhiozzare, la sua espressione era quella di un bambino quando morde un limone acerbo, e ripeteva come un disco rotto «l'ha chiamato, l'ha chiamato....ora ci porta via tutti...vedrai...vedrai...» Poi il fuoco cominciò a scoppiettare all'improvviso, mio fratellino si alzò di scatto, e con un'espressione mista tra lo stupore e il terrore allungò la testa in avanti scorgendo qualcosa di lontano proprio dietro le spalle di Berenice.

Lei invece stava ancora in piedi sulla roccia e continuava a fissarlo ridacchiando divertita, fino a quando cominciò a capire che quegli stretti occhi erano diretti oltre, a qualcosa che aveva alle spalle. Anche io incuriosito seguii quello sguardo, forse aveva visto un gatto o meglio ancora un cinghiale. Seguii la traiettoria dei suoi occhi e lo vidi! Mio dio, era una cosa pazzesca...un grosso ammasso simile ad un sacco nero stava appeso all'aria e sembrava fluttuare verso mia cugina. Mi alzai, e con un dito cercai di indicare quello strano essere, mi si era seccata la lingua dalla paura, non riuscivo a pronunciare una parola.

Berenice invece era ancora con le spalle rivolte verso quella cosa, pensava la stessimo prendendo in giro, credeva volessimo vendicarci per i suoi brutti scherzi.

«Credete di farmi paura vero? Guardate che non ci casco, queste burle sono più antiquate delle vostre pettinature!»

Poi un sibilo balbuziente uscì dalla mia bocca: «g-g-girati...»

Lei si volto con tutta la sua strafottenza, con quelle trecce di rame penzolanti, disinvolta fino al midollo. Completata la rotazione del busto e della testa strizzò i suoi grandi occhi chiari verso il buio, tra il confine infernale che quella luce rossastra aveva tracciato tra noi e le tenebre, e lo vide. Dio se lo vide...

Il Baubau, l'uomo nero o quella diavoleria che lei aveva tanto chiamato e diceva di aver intravisto tra i cespugli era davanti a lei, come un busto nero senza gambe, con la vita che sfumava in una punta. Era fosco e lugubre, sembrava mutare forma, pareva prendere le sembianze di quello che ci terrorizzava di più, era così surreale. Stava davanti a noi per farci piangere, gemere, tremare. Ci avrebbe portato via tutti in quel limbo di oscura caligine dove lui regnava sovrano senza rendere conto a nessuno, né all'uomo, né a Dio!

Un filo di adrenalina attraversò il cervello di Berenice, un alone scuro s'aprì tra le sue ginocchia sporgenti, dopo essersi riempita le braghe di piscio, caccio dalla sua stretta gola un urlo epico, un suono acuto che attraversò la montagna da cima a fondo e ci diede il via per una fuga senza precedenti! Cominciammo a correre, a rotolare, arrancare tra i cespugli come disperati in preda al panico. Alex che nella risalita era stato il più lento di tutti, sembrava planare da sopra il monte, i piedi non toccavano terra. Stava davanti a noi ansimando e piangendo come un maratoneta con il peperoncino su per il sedere. Berenice aveva perduto tutta la sua spavalderia, leggevo sul suo viso l'umiliazione del terrore, mi aveva afferrato forte la mano e con gli occhi quasi socchiusi mi pregava di riportarla subito a casa.

Si correva a perdi fiato, tra i rovi, tra le sterpaglie. Le nostre gambe erano piene di tagli urticati. Giunti di nuovo sulla stradina argillosa mi voltai indietro per vedere se quella cosa ci aveva seguiti, ma non c'era più nulla. Eravamo riusciti a seminarlo, eravamo scampati a quel mostro. Ma non al denso buio che continuava ad osservarci dal mezzo degli alberi e tra i cespugli.

 

 

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Hu! Mi aspettavo un gioco più lento. Lascio agli altri consigli o complimenti sullo stile, per me non è malaccio, nono!, ma la piega da romanzo nero d'avventura, il modello "Horror Moderno", non mi ha entusiasmato. Non è una questione di attesa (credo che una storia sia libera di spoilerare se stessa durante la narrazione), ma in questi casi darei più peso a un aspetto imprevvisto, inatteso, del personaggio (in questo caso il buio) per costringere il lettore a un senso di disagio. È un genere mica facile da gestire, e ho letto volentieri, ma quando lo si gioca (Io almeno, poi aspettiamo anche il parere degli altri :) ) preferisco che si lavori più sulla sensazione che sull'azione/evento.

Bene Venuto, Ser Raccis, A bordo

Il Capitano
 

Ritratto di fabrypoe

Certamente,  non è facile. Ho la brutta abitudine di carburare lentamente in effetti, ma ho avuto poco spazio,  i caratteri mi stanno spesso stretti è la prima volta che partecipo ad un evento del genere, e gran parte dei miei racconti non hanno mai a che fare con ragazzini mi sono divertito a miscelare vecchi ricordi e un briciolo di fantasia! Comunque spero di avere presto la possibilità di fare qualcosa di meglio.

Ritratto di Schiumanera

Leggendola come racconto dell'orrore per ragazzi non sarebbe male. Ma manca qualcosa, quel guizzo d'orrore che crea il vero spavento. L'apparizione del Babau è quasi didascalica, in fondo te l'aspetti che comparirà e farà "del male" alla cugina bellicosa (a proposito, Berenice è sempre un bel nome e quell'Allan mi fa capire che Poe sia un autore che piace a entrambi, o no?) perciò l'effetto è quello di uno spauracchio. Probabilmente avrei evitato l'eccessiva descrizione del mostro e (ma questo è un problema mio XD) il lieto fine.

Ritratto di fabrypoe

Adoro poe, sono cresciuto con i suoi racconti.  Infatti nonostante tutto cerco di variare e creare sempre qualcosa di mio con un piccolo riferimento o omaggio al maestro. come dicevo nei precedenti commenti questa roba di un minimo di caratteri mi blocca un po, ho dovuto eliminare un bel po di frammenti del brano forse tagliando proprio dove non dovevo!! :(

Ritratto di Schiumanera

Ma no :) Anzi, vedi che il suo essere un racconto per ragazzi salta subito all'occhio? Sulle battute, è il bello delle sfide del laboratorio ;) Sul fatto di amplificare la tensione, magari devi sentirti solo libero di osare un po' di più. La scomparsa improvvisa di Alex avrebbe forse reso l'arrivo del babau più terrificante? E se Alex fosse scomparso e nulla si fosse materializzato, a parte l'idea di qualcosa rintanato nel buio? E se la scomparsa di Alex fosse stata architettata dai cugini per farla pagare a quella Berenice troppo sorridente e quello scherzo fosse poi sfuggito loro di mano?

;) Adesso sono curiosa di leggerti al prossimo gioco.

Ritratto di fabrypoe

Accidenti non stimolare così la mia fantasia, potresti creare un vero mostro! 

Ritratto di masmas

Questa storia stile racconto del terrore l'ho trovata coinvolgente. Forse niente di originalissimo, ma io l'ho letto con piacere. Unico difetto forse è il parlato dei ragazzi, alle volte un po' troppo adulto.

Ritratto di fabrypoe

È la prima volta che mi sono cimentato in un raccontino per ragazzi forse me la sono cercata, ma ti assicuro che molto del dialogo fa riferimento ai modi e alle caratteristiche di mia figlia, ha 7 anni. I bimbi di oggi sono dei dannati professorini! grazie comunque!  :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Come piccolo brivido propedeutico destinato ai piccoli lettori, stile e trama sono azzeccati. :)
l'abitudine agli spazi piccoli è l'esercizio principale di questi laboratori. quindi è normale e fisiologica direi, lasciarsi scappare le redini! non è grave. Sempre consiglio di non accanirsi per cercare una fine a tutti i costi, perché quel che cerchiamo è un bel soggetto di bella forma, pure se da rifinire! :)
tanto ti rileggeremo! :)

Il Capitano
 

Ritratto di Zarina K.

andavo pazza per racconti di questo genere e ho potuto fare, grazie a te, un salto indietro nel tempo.
Mi è piaciuto molto come hai presentato i bambini, specialmente come hai saputo spostare la simpatia sui fratellini, allontanandola quasi del tutto da Berenice.

Non si può fare a meno di pensare "Te la sei cercata, sorella!"

Ritratto di fabrypoe

mah grazie eh, ho lasciato andare la penna(vecchia abitudine di scrivere a penna e rielaborare al pc) in effetti Berenice è proprio una canaglia! 

Ritratto di samy.

Mi ha ricordato le storie di paura raccontate d'estate sotto le coperte con la luce accesa quando cercavamo i fantasmi nei piccoli rumori della casa che sembrava respirare. L'uomo nero che solo a nominarlo, si aveva paura e poi le suggestioni, la realtà, la finzione, lo scherzo e quel mistero che rimane. Personalmente nel tuo racconto avrei tolto la prima parte, una lunga introduzione che in un racconto rallenta un po' la narrazione che deve essere efficace. Un tuffo in un mare di sensazioni. Berenice saputella e poi incredula è ben riuscita.

Samy

Ritratto di fabrypoe

si hai perfettamente ragione, in questi casi, quando c'è poco spazio bisogna essere più diretti. Per la prossima farò tesoro dei votri consigli.

Ritratto di Kriash

Una bella storia di paura. Forse la cosa che non t'aspetti del finale è proprio che termina come te l'aspetti. Quindi un paradosso che alla fine un po' ti spiazza. Nuovissima scrittura descrittiva, forse come diceva Mas i dialoghi un po' da adulti. Bravo.

Ritratto di piccola mela

A parte il finale effettivamente un po' troppo "risolutivo", la storia mi è piaciuta molto e soprattutto mi è piaciuta la descrizione del mostro, i suoi scopi, il motivo della sua esistenza... Trovo che tu abbia usato un'ottima metafora e che abbia saputo creare la giusta atmosfera. Mi sono piaciuti anche i tre ragazzi e i loro modi.

Ritratto di Creattività

Mi è piaciuto. Un salto nelle mie avventure d'infanzia ? Un ritorno alle storie di mostri ? Non lo so, mi è piaciuto. Una piccola cosa, avrei mantenuto il terrore dell'uomo nero un po' più allungato e forse non avrei finito così di netto, forse lo avrei mantenuto anche più sospeso. Però si, mi è piaciuto.

Elvira

 

Ritratto di Biola71

Senza offesa e senza spocchia... 
La narrazione mi sembra troppo ricca e ridondante, piena di metafore ed aggettivi, e la scrittura l'ho trovata un pò "infantile".
Mi sembra manchi un'idea forte di fondo, un tema portante che mi trascini dentro quel buio, me lo facca vedere e mi faccia tremare così come tremano i protagonisti.

Bella Berenice, bella quando sale sul Pulpito e, suo malgrado, evoca il babau...

Ma tutto il resto mi lascia molto perplesso.

Ritratto di grilloz

L'idea del raccontino di paura da falò è carina, secondo me ti sei dilungato troppo nella prima parte, mentre avresti dovuto pensare a far crescere più la tensione.

Un errore, quando alla fine Berenice si volta dici che strizza gli occhi, ma essendo in quel momento di spalle la voce narrante non può vederle gli occhi; poi per lo spavento gli occhi li dovrebbe sbarrare più che strizzare, dettagli comunque.

Ritratto di Borderline

Un piccolo brivido per l'uomo nero. La storia, un'avventura notturna che ripesca la paura dei bambini, forse poteva diventare più evocativa utilizzando aggettivi meno neutri come "bellissimo" "fantastico" etc, che non danno il senso dell'atmosfera ma appiattiscono lo stile. Come lettura per ragazzi è buona :). Benvenuto a bordo!