2 - La curandera (di FabrizioCorazza)

Il boato delle onde che frangevano contro lo scafo era terrificante.

La nave era presa dentro una morsa di flutti e vento e pareva che Nettuno in persona la stesse stritolando.

Le vele a brandelli sbattevano, l'uomo si teneva alla ruota del timone e con la mano al cielo gridava oscenità, imprecava contro gli elementi.

Era troppo impegnato per accorgersi che un'onda stava risalendo alle sue spalle, sembrava gonfiarsi senza fine, una montagna d'acqua pronta ad ingoiare lui e la nave spazzando via ogni residua resistenza.

Quando l'enorme massa si schiantò sul fasciame del vecchio schooner, nessuno avrebbe scommesso sulla vita del comandante.

Il corpo, lanciato verso la scaletta di discesa nella stiva, centrò una cassa di tabacco.

La collana con i dadi si staccò, i tre poligoni a dodici facce librarono nell'aria disegnando una traiettoria fatta di cerchi concentrici, infine caddero a fianco dell'uomo inerme.

L'albero di prua scricchiolava pericolosamente sotto il carico di alcune cime che si erano incastrate sottovento, mentre la ruota del timone girava nel vano tentativo di portare la nave all'orza.

Niente da fare.

In quel momento gli attimi presero a scorrere come al rallentatore, comparve una sagoma femminile dai lineamenti perfetti. Scalza, camminava sul ponte come se tutto quello che stava accadendo attorno non la riguardasse.

Sembrava fatta d'ombra e ossidiana, il riflesso delle pupille scintillava nel viso di ebano.

Si sedette a fianco del comandante e gli prese la mano.

“Mi hai chiamato?”

L'uomo aprì gli occhi, attorno a lui i dadi con i numeri che brillavano. Sei, sei ed uno. Tredici.

“L'offerta – chiese con un filo di voce – l'offerta è ancora valida?”

“Si, ma il prezzo ora è più alto”

“Cosa vuoi ancora?”

La sagoma scura gli sussurrò alcune parole all'orecchio. Attorno a loro la furia della tempesta non concedeva tregua.

La nave, senza più una guida, procedeva dentro l'incavo delle onde in attesa dello schianto finale.

Il pianto di un neonato proruppe dal basso.

 

Dal diario del Comandante Joseph Gateland

 

02 Settembre 1895

Il restauro del Ravenloft prosegue bene.

Il maestro d'ascia ha terminato l'albero di maestra, domani passerò al cantiere per verificare come procede la riparazione delle parti strutturali danneggiate

Mi sono informato presso la capitaneria di porto ed ho scoperto che lo schooner giaceva abbandonato in quel tratto di spiaggia ormai da tempo immemore!

Il maresciallo LeMer si è meravigliato dal fatto che, della carcassa originaria, sia rimasta una struttura su cui lavorare.

Ho abbozzato un sorriso, ma non ho detto nulla, probabilmente si confondono con un'altra imbarcazione

Il maestro d'ascia mi ha confermato che il fasciame e la quasi totalità degli elementi strutturali sono in ottime condizioni

A questo punto mi viene da pensare di aver fatto un grande affare!

 

***

 

Il vecchio lo chiamavano, e lo odiavano tutti.

Viveva nella sua barca, il Ravenloft, uno scafo vecchissimo in legno di douglas e quercia, ormeggiata ad un molo secondario del porto di Fort de France, dove si era trasferito molti anni prima.

Era tollerato dalla gendarmeria, se ne stava per il fatti suoi, non disturbava nessuno, anzi.

Nelle locande si diceva che, dal momento del suo arrivo, le violenze e I furti fossero diminuiti.

Quasi che la sua aria malandata e gobba, la sua cicatrice a tagliare in due la faccia, incutessero più timore delle baionette dei militari.

Non sorrideva mai, chiuso dietro quella benda all'occhio e avvolto nel suo sudario di lino

consunto, che erano più i rammendi e le toppe che la parte di stoffa originaria.

Sembrava sempre allerta, poi avrei capito il perché.

Al collo portava una collana con tre dadi che attirava l'attenzione di tanti, anche la mia.
Erano tre dadi a dodici facce: uno bianco, uno rosso ed uno nero.
I numeri di ogni faccia erano color oro e luccicavano di giorno e di notte, come illuminati dall'interno.

Le dita del vecchio erano piene di anelli, i polsi avevano larghe cicatrici rosse coperte invano da tatuaggi scuri; simboli e figure il cui significato mi era sconosciuto.

Il vecchio era mio nonno, o mio padre, o tutte e due le cose insieme.

Non conoscevo nessuno che potesse dirmelo e lui, alla domanda, voltava lo sguardo e non mi rivolgeva la parola per giorni.

Non si separava mai dalla collana, quasi mai.

 

Dal diario di bordo del Comandante Joseph Gateland

 

21 Aprile 1898

Abbiamo scaricato la merce, Janvier mi ha saldato ed io ho pagato l'equipaggio. Ci concederemo alcuni giorni di relax qui a la Isla.
Ho approfittato della giornata di sosta per passare dalla curandera e le ho mostrato I dadi trovati sotto un pagliolo, nella stiva.

Alla vista dei dadi è sbiancata.

Mi ha suggerito di non usarli, di buttarli via, dice che sono malvagi.

Ho finto tranquillità per non destare sospetti, ma non ho la minima intenzione di gettarli, quella vecchia ha il cervello pieno di sciocchezze!

Sono bellissimi. Li conservo nella custodia di velluto, sotto I sigari, e quando li guardo mi prende come una specie di timore, come se fossero gioielli fragili da proteggere.

Non ho detto nulla ad Elise, è stanca per il viaggio ed io non voglio turbarla in questi ultimi mesi che le mancano dal parto.

***

La sera del mio diciottesimo compleanno tornai tardi e sapevo che il vecchio mi avrebbe urlato dietro.

Attraversai la passerella con lo stomaco annodato.

Le assi scricchiolarono sotto il mio peso e mi guardai attorno, certo che la sua testa, lucida nella calura estiva, sarebbe spuntata dal luogo meno probabile e con un ruggito al rum mi avrebbe preso a male parole.

Ma nulla.

Controllai le cime di ormeggio prima di rientrare sotto coperta e, attraverso un oblò lo vidi, sdraiato sul pavimento della sua cabina, illuminato dalla luce delle lampade ad olio.

Pensai che poteva essersi fatto male, ma l'atto di andare verso di lui venni sopraffatto dall'immagine della collana: non l'aveva al collo.

Guardai meglio per capire se fosse caduta.

A terra c'erano I dadi, sfilati dal cordino di cuoio e sparsi attorno.

I numeri brillavano nella penombra.

Entrai nella cabina in silenzio, temevo che il vecchio si fosse fatto male, temevo si svegliasse, volevo prendere in mano quei dadi.

Sette, quattro e due

Tredici.

Li feci scivolare sul palmo della mano, li toccai, li guardai e mi sentii riempito da una presenza sconosciuta, potente e oscura.

Del nonno, del vecchio non mi importava nulla.

Uscii all'esterno senza staccare gli occhi dal mio tesoro luccicante.

Allora la vidi.

Una donna dalla pelle scura, l'essenza stessa della notte e del buio, con gli occhi ed I capelli neri, camminava scalza verso di me. Aveva una coda, una lunga coda che muoveva come fanno I gatti.

Era bellissima e spaventosa.

“Chi sei?”

“Sono tutto quello che vuoi, sono eternità, ricchezza, lussuria. Sono vita, ma sono sopratutto morte”

“Perché sei qui, qui da me?”

“Io sono sempre qui, solo che mi faccio vedere solo se vengo chiamata”

“E chi ti ha chiamato?”

Lei indicò I dadi e sorrise.

“No! Questi sono miei...” gridai. E sentii montare una furia che non conoscevo, come se le fondamenta dell'odio del mondo si stessero radicando in me.

La creatura sorrise ancora.

“Sei cresciuto bene, nonostante lui...”

“Cosa intendi dire'?”

“Che ho fatto un buon investimento, quella sera”

“Non capisco, di cosa parli?”

“Non è importante che tu capisca, l'importante è che tu liberi quello che hai dentro...ed io ti aiuterò”

Allungò la mano mentre io strinsi I dadi nel pugno e li nascosi dietro la schiena.

Ma la creatura, non voleva I miei dadi.

Si avvicinò e senza che potessi fare nulla, mi baciò.

Sentii qualcosa dentro di me che si staccava. Qualcosa di molto profondo e intimo.

E fu l'inizio.

 

Dal diario di bordo del Comandante Joseph Gateland

14 Maggio 1898

Sono disperato, non so che fare.

Sono cinque giorni che navighiamo all'interno di un'area di bonaccia. Siamo fermi, non si vedono navi all'orizzonte e l'epidemia non ci concede tregua.

Il primo è stato il medico, poi il nostromo, la levatrice e cinque marinai.

Sembra un avvelenamento, ma non sappiamo dovuto a cosa.

Pensavamo fosse l'acqua raccolta nelle pozzine di Saint Vincent e quindi abbiamo bevuto birra, ma non è cambiato nulla. Non so nemmeno perché io sia ancora vivo.

Elise è illesa, ma temo per lei e per la salute del bambino.

Prego la Madonna e tutti I santi che s'alzi il vento e che riusciamo a tornare a casa il più in fretta possibile.

Ho inviato una richiesta telegrafica di soccorso, ma non ho ricevuto risposta.

E poi continuo a sentire le voce della donna che mi parla, che mi cerca.

La sento dentro e fuori. Lei vuole tornare, ma io voglio solo dimenticare, mi è bastata una volta.
Mi sembra di impazzire.

E poi I dadi.

Li ho gettati in mare e me li sono ritrovati di nuovo, come se vivessero di vita propria.

Non l'ho detto a nessuno, ma ho deciso di non usarli mai più. Ne ho fatto una collana e li terrò al collo. Moriranno con me.

***

Il vecchio si alzò e la prima cosa che fece fu quella di mettersi le mani al collo.

Sapevo cosa cercava.

“Sono qui nonno, li ho trovati per terra e li ho raccolti”.

I dadi tra le mani, li sentivo lisci, pulsanti.

Mi venne incontro iroso “dalli a me, non sono una buona cosa”

“Perché nonno, o dovrei dire papà? Perché non sono una buona cosa?”

“Non ti rivolgere a me con quel tono”

L'alito puzzava di alcool e tabacco.

“So tutto, lei mi ha raccontato tutto”

“Lei chi?”

Il tono di voce era un misto di paura e sorpresa.

“Lo sai benissimo”

Mi sentivo potente e forte, sentivo che avrei potuto schiacciare quell'uomo con solo un dito, ma avevo voglia di giocare al gatto col topo, anche se lui ancora non lo sapeva.

Mi prese per la camicia sbattendomi contro l'albero maestro

“Cos'hai fatto con I dadi? Ti ho detto che non si devono usare!”

“Io nulla, lei è arrivata” Sorrisi beffardo e guardai le sue mani e poi lui, mio padre “ed ora toglimi le mani di dosso, vecchio”

Calcai volutamente la parola “vecchio”, volevo farlo infuriare.

“Non sei autorizzato a parlarmi così”

Senza che potessi accorgermene mulinò un fendente che centrò in pieno la mia mandibola.

Sentivo il sangue che mi riempiva la bocca e la rabbia montarmi dentro, un tornado che gonfiava le mie sinapsi e le colmava di odio e furore.

Sollevai una cassa da terra e gliela ribaltai addosso, lo schianto dell'ammasso di legno lo appiattì al suolo.

Lo sollevai e lo lanciai sotto coperta. Il gioco non sarebbe durato molto, ma non volevo che qualcuno vedesse.

Sentii il rumore secco di ossa che si spezzano, e senza dargli il tempo di reagire gli fui di nuovo addosso

“Figlio, figlio mio...ti prego ascolta...”

“Ascolta cosa padre? Ascolta cosa? So già tutto, non c'è nulla che puoi dirmi di più...”

Con la coda dell'occhio vidi il vecchio arpione da balene appeso alla paratia di discesa e decisi come lo avrei ucciso.

Lui se ne accorse, riuscì a liberarsi dalla mia presa lanciandosi verso il basso.

Ma ero veloce e micidiale: afferrai l'arpione e lanciandolo, lo centrai alla schiena.

Cadde a terra, mentre una pozza si allargò senza controllo.

Avevo il respiro affannato, sentivo I muscoli pulsare e il cuore battere nella grancassa del mio petto.

Poi, un po' alla volta, la calma si riappropriò delle mie membra e la furia si ritirò nel suo spazio interiore, lasciando campo libero ad una sensazione di benessere.

Uscii sul ponte giochicchiando di nuovo con i dadi.

Il Ravenloft brillava sotto il sole del giorno. Era una barca bellissima, luccicante, luminosa.

Chi mai avrebbe pensato che quel vecchio schooner fosse appartenuto ad uno dei pirati più famosi e crudeli del diciassettesimo secolo?

***

Dal diario di bordo del Comandante Joseph Gateland

05 Giugno 1898

Lascio queste ultime righe consapevole che, forse, nessuno potrà leggerle

Le affido al mare, forse qualcuno le troverà e capirà.

Siamo ancora molto distanti dalla costa, la bonaccia è terminata, procediamo con vento al traverso, dovrò zigzagare parecchio per riuscire ad arrivare da qualche parte.

Elise ha partorito un maschietto, ma è morta poco dopo.

Dopo di lei altri membri dell'equipaggio sono morti ed ora che scrivo, siamo rimasti solo io e il vecchio Bone a governare la nave.

Lui dice che è opera del demonio e un po' sto cominciando a crederci anch'io.

Tento di mantenere la lucidità, mi aiuto scrivendo, ma faccio molta fatica.

Credo che sia opera sua. Lei non vuole rimanere nei dadi, lei vuole uscire e prendere possesso della barca.

Sono stato uno sciocco, la curandera mi aveva avvisato, ma io non ho voluto darle ascolto, credevo fossero fandonie da strega. Invece.

Che Dio abbia pietà delle mie azioni, della mia anima e protegga mio figlio.

La creatura si alzò, lasciando l'uomo inerme, a terra mentre stava piangendo.

Scese sottocoperta, mentre I sobbalzi dovuti alle onde stavano lentamente attenuandosi.

Il pavimento della barca era cosparso di ogni cosa: stoviglie, cassette, piatti e vestiti.

Nell'angolo più protetto, circondato da sacchi di vele e vecchie reti da pesca stava un lettino. Dentro, un neonato, gridava la sua paura.
La donna d'ossidiana si avvicinò, con grazia e sapienza avvolse il piccolo in un lenzuolo e se lo mise in grembo.

Lui smise immediatamente di piangere e iniziò a succhiare il dito che gli era stato offerto.

La donna risalì le scale mentre la furia del mare sembrava placarsi.

Il vento spirava ancora forte e stormiva tra le sartie della barca, ma I flutti avevano allentato la loro morsa e il Ravenloft aveva trovato un assetto più equilibrato.

“È bellissimo nostro figlio, non trovi?”

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Commenti

Ritratto di Schiumanera

Mi piace l'aria di mare che si respira leggendo la tua storia e quel senso di indefinita minaccia che aleggia sul vecchio. Confesso che i balzi temporali un po' mi hanno distratta dalla storia, temo di essermi persa qualche passaggio. Alla fine restano due domande: cosa e perché. Ma mi è piaciuto leggerlo.

Ritratto di Biola71

Accidenti, lo so!
I salti indietro e poi avanti disorientano...lo so 

Ammetto di averlo fatto apposta, almeno in parte.

Mi piace l'idea che il lettore debba tornare a rileggere, che si guadagni il senso della storia.
Forse sono un pò masochista, ma ci vedo un senso in questa modalità: caro lettore, se vuoi capire, devi sforzarti a sfogliare all'indietro...
 

Ritratto di Kriash

L'atmosfera è curatissima e ti butta dentro alla storia molto bene. Mi sono piaciuti gli stacchi temporali ma forse, a una prima lettura, confondono un po' le idee. Ma sono giustissimi... tutta dritta non sarebbe stata una storia così avvolgente. Buon incipit, bello visivo e d'impatto. Bravo Fabri!

Ritratto di Biola71

Felice ti sia piaciuto 

Riguardo il fatto che non sia tutta dritta, ho spiegato nella risposta al post precedente che è una scelta e che voglio vedere un pò di dita sudate, sfogliare all'indietro per capire... 

Ritratto di LaPiccolaVolante

il soggetto è centrato, gli spazi concessi sono la pena di tutti. Qui il peso maggiore lo ha il colore dell'ambientazione e convincono bene! Sì, un buon gioco.

Ritratto di Biola71

se sia più corretto rispondere Grazie Comandante o Grazie Capitano!
Vabbè, scegli tu, l'intenzione è proprio quella.

Mi sono divertito a scriverlo anche se per un momento, e lo sai, temevo di non starci dentro...
Ma la fortuna aiuta gli audaci (ed anche un buon editing) 

Ritratto di masmas

Piaciuto proprio, scritto bene, scorre via, io adoro le storie a pezzetti, piccole pennellate che confluiscono a creare la storia finale. In un racconto ci ha messo una storia completa. Piaciuto proprio.

Mi è sembrato di leggere un libro ben conosciuto qui sulla nave. :) 

Ritratto di Biola71

Ringrazio!
Ad un commento così positivo non mi sento di aggiungere nulla se non un inchino e un altro, doveroso, GRAZIE!

Ritratto di samy.

A me piacciono gli stacchi temporali, danno senso anche al tempo, alla pausa. Mi piace anche l'idea del diario.

Samy

Ritratto di piccola mela

Anche a me è piaciuta l'idea del diario che si fonde e si confonde con il presente. Ci sono dei passaggi un po' oscuri, ma certo impegnano l'attenzione del lettore. Bella l'atmosfera.

 

Ritratto di Creattività

A me è piaciuto molto, si per come sono io è facile distrarmi però ho sentito l'atmosfera da romanzo di marinai e bucanieri.

 

Elvira

Ritratto di Creattività

due asterischi **

Ritratto di grilloz

A me la struttura narrativa del racconto è piaciuta, mi piace questo andare avanti e indietro nel tempo per ricostruire l'arcano e anche il cambio della voce narrante, compreso l'espediente del diario molto romanzo d'avventura.

Ora la parte "ing" del commento: ci sono due errori:

i dadi, essendo figure solide, sono poliedri, non poligoni, nello specifico dovrebbe trattarsi di dodecaedri. La radio fu brevettata da Marconi nel 1896, divenne utilizzabile solo ai primi del '900, quindi il protagonista non può telegrafare da una nave nel 1898.

Ritratto di Biola71

...grazie dei tuoi commenti e del gradimento espresso alla parte NON ing :-)

Riguardo la forma dei dadi, hai ragione, il termine più corretto è senz'altro dodecaedri.

Riguardo la parte Telegrafo, ho riverificato, proprio perchè prima di scrivere avevo guardato su Wikipedia: se non ho sbagliato a guardare, nel periodo da me menzionato era possibile una forma telegrafica di comunicazione via cavo, grazie a oltre 1800 miglia nautiche di cavo posato dalla ditta Atlantic Telegraph Co.
Non si tratta di telegrafia senza fili, ma può comunque essere chiamata Telegrafia, quindi, a mio parere, inserire una dicitura di quel tipo NON è sbagliato :-) 

Ritratto di grilloz

Dalla lettura avevo inteso che telegrafasse dalla nave, durante la navigazione. Se telegrafa dal porto hai ragione tu.

Ritratto di Biola71

Telegrafa dalla nave...e ora che mi ci fai riflettere, quei cavi posati di cui ti ho parlato e a cui volevo fare riferimento son tutta probabilità collegavano due porti e la nave nulla poteva fare per intercettarli e utilizzarli.

Quindi, come non detto, hai ragione tu!

Maledette fonti! :-)

Ritratto di grilloz

Quella voce di Wikipedia non brilla per chiarezza. La pignoleria è il mio mestiere ;-) ma lo faccio per voi, perché possiate volare tranquilli :-)

Ritratto di Borderline

Anche se sembra sia diventato un crimine scrivere con la forma dei "diari" a me invece piace tanto trovare delle narrazioni in cui ci sono scampoli di diari o lettere se questi sono integrati alla storia. E questi lo sono. Le atmosfere fra l'avventura gotica e l'horror rendono bene anche se si fa fatica a capire il senso dell'Apparizione, e quali intenzioni realmente abbia. Una prima prova in LPV molto buona. Benvenuto :)