6 - È un mondo difficile (di RomeoVernazza)

La solitudine non è uno stato dell'animo, è che non c'è proprio nessuno.

 

Viveva nel suo mondo, il protagonista di questa storia, e tutti pensavano che fosse un tipo noioso.

Anzi, molto più che noioso, il Dottor Immanuel K. Dick Esdra era un vero mattone. Un uomo di abitudini talmente prevedibili e regolari che gli abitanti di Seahavenberg aspettavano il suo passaggio in determinati luoghi per regolare gli orologi, buttare la pasta, far mangiare il criceto, prendere la cardioaspirina.

Esdra non era né alto né basso, né magro né grasso, in complesso un bell'uomo. Abitava in un villino color azzurro cielo, isolato, sulle alture, una magione sobria e arredata con semplicità. Gli unici oggetti appesi al muro erano l'orologio della cucina e il termostato; già, perché il tempo era l'unica cosa che contava, e perché la temperatura di casa doveva sempre essere di quattordici gradi centigradi (a ogni minimo scostamento, telefonava al tecnico della caldaia per formalizzargli i suoi improperi). Non distingueva la musica buona dalla cattiva; gli piacevano soltanto, chissà mai perché, i Foo Fighters, a modo suo li considerava divini. Era un uomo solo, Esdra, di più, solissimo. Niente amici, solo conoscenti, che comunque trattava con giovialità, facendo suo il paradosso di Aristotele: Amici miei, non ci sono amici.

Ci fu pure un tempo in cui conobbe una donna, Neemia, noiosa ed esigente, una copia di lui con la gonna. Non è dato sapere se la conobbe anche biblicamente, comunque si sposarono, loro soli, davanti allo spaesato sindaco, senza invitati, con due testimoni a noleggio. Il matrimonio durò lo spazio di una notte e un giorno, perché - lei sosteneva - i loro ritmi circadiani erano assestati su valori diversi e non si poteva quindi mangiare insieme o fare sesso senza essere perfettamente sincronizzati.

Esdra di lavoro faceva niente, ma quel niente riusciva a farlo divinamente.

In due sole attività indulgeva durante il giorno. Scrivere: su post it, scontrini e muri di casa annotava le cose fatte e da farsi (sempre quelle) e le idee più notevoli che gli venivano in mente (idem), che avrebbero dovuto un giorno o l'altro, prima o poi, far parte delle sue Cronache autobiografiche. E camminare, regolarmente, ogni giorno. I vicini sapevano sempre quando erano le tre e mezzo in punto, perché puntualmente Esdra, tuta in triacetato e cappellino Quechua, usciva di casa e s’avviava verso gli ombrosi viali del Christof Park.

Se li percorreva su e giù sette volte sette al giorno, in qualunque stagione. Ritornato dalla passeggiata, leggeva i giornali e alle sei si rimetteva al lavoro, cioè.

La sua perfetta vita metodica suscitava tra i conoscenti una noia e un'indifferenza cosmiche. Nel più benevolo dei giudizi Esdra era considerato un essere di ben poca utilità sociale, un elemento d'arredo urbano, al pari di una statua o un cestino per rifiuti. Ma in quei giorni di fine aprile, assolati e scossi da un forte vento carico di polvere e pollini, le cose improvvisamente mutarono. Il cambiamento coincise con la sua rinite allergica, che a stento riusciva ad arginare con pastiglie e sniffate antistaminiche, in quella primavera particolarmente calda e fiorita.

Successe così, all'improvviso. Per qualche giorno parve a tutti molto simpatico. D'un tratto divenne invece un cafone odioso e insopportabile. Certe volte era un uomo gentile e affascinante, altre volte un torbido essere, viscido e disgustoso. Ci furono giorni in cui, nell'arco delle ventiquattr'ore, riusciva a rappresentare in città tutti gli stati umorali dell'essere umano contemporaneo.

Ben presto la cosa risultò alquanto insopportabile per una comunità chiusa e ordinata come quella. Infatti, tempo una settimana, i cittadini di Seahavenberg emisero l'inappellabile giudizio: quell'Esdra lì è un pazzo inaffidabile.

Ma non era lui, povero, ignaro Esdra. O meglio, erano parti di lui, sfaccettature del suo carattere, represse dalla sua piatta e dominante normalità. Tutta colpa di quei maledetti pollini che gli friggevano il naso e scatenavano le sue risposte immunitarie. A ogni starnuto perdeva un'angolazione di personalità che se ne andava in giro da sola a combinare disastri a sua insaputa.

Se ne accorse un giorno, finalmente, quando vide un uomo uguale a lui come una goccia d'acqua, solo con l'aria più torbida, uscire da un bondage shop, vestito di latex nero e zip ovunque. Non riusciva a crederci: cos'era quell'orrore? Gli rivolse un urlo, cercò di fermarlo, ma scappò, lo inseguì, correva veloce quel tipo, al pari di lui, e finirono nel parco, lungo i viali alberati, zigzagando tra panchine e cani ululanti. La gente li guardava e ammiccava, strizzando l'occhio ora all'inseguitore, ora all'inseguito. Che cominciava a perder colpi, il suo doppio sadomaso sudava copiosamente e non termoregolava per colpa della sua mise, very very trucida ma non certo traspirante. Lo raggiunse infine e l'agguantò, e in un attimo: paf, sparì dentro di lui, come inghiottito.

Esdra al momento non comprese bene l'episodio accaduto, ma realizzò cosa avrebbe dovuto fare, di lì a poco. Dar la caccia ai suoi cloni strani e impazziti, e farli rimpatriare dentro di sé, assimilandoli; ne andava della sua reputazione, per Dio!

E iniziò la guerriglia. Scoprì, vicino all'ingresso dell'ospedale, un esdra allampanato che raccoglieva firme per la droga. Un altro esdra in un sushi bar stava fotografando le parti intime sotto le gonne delle ragazze, pedinandole con bastone da selfie e fotocamera. E via altri ancora, sull'autobus, a occupare i posti destinati alle vecchiette, all'Esselunga e nei luoghi del ritrovo. Erano esdra strambi davvero, ne beccò persino uno che si era seriamente innamorato!

Quante volte dovette darsi la caccia, e rimangiarsi! Ma, con raccapriccio, scoprì che il principio di reciprocità non era solo un pour parler, quando si ritrovò a sua volta inseguito da un esdra vegano millenarista, in saio, cilicio ed enorme crocifisso cruelty free.

Quante volte mangiò e fu mangiato, riuscendo poi a fuggire con uno starnuto!

Chi diavolo era quello che aveva coniato la frase “cane non mangia cane”? A Esdra sarebbe piaciuto averlo tra le mani, probabilmente per mangiarselo vivo. Che mondo difficile, e non era una vita semplice, proprio per niente.

E quindi disse basta, non se ne può più, è l'ora di finiamola, e cominciò a pensare seriamente a risolvere in modo definitivo quella imbarazzante situazione. A mente fredda decise che no, non era certo un complotto internazionale a suo danno, né erano le scie chimiche che irroravano la città di gas lisergici, e neppure gli anticrittogamici residui nel seitan bio. No, il problema doveva quasi sicuramente essere insito in lui, nei meandri bui del suo cervello. E cosa si fa quando la psiche latita? Semplice, si va dal più bravo strizzacervelli presente sulla piazza.

Lo studio del Prof. Hamlet K. Truman era in una splendida palazzina che si affacciava proprio sulla principale piazza della città. Esdra fece anticamera per oltre un'ora in una sala d'aspetto tutta beige, fin quando la segretaria, donna interessante e con un'aria vagamente familiare, lo introdusse nello studio del professore.

Lo accolse un uomo alto all'incirca come lui, stessa corporatura, una lunghissima e folta barba, giacca con panciotto e catenella d'altri tempi e sigaro acceso in mano. Esdra fece per accomodarsi su un vecchio divano Klippan dell'Ikea, quando lo psichiatra lo fermò.

«Quello lo uso io per la siesta. Venga, si sieda qui con me, alla scrivania, e non cominci a tocchignarmi i pupazzi e i fermacarte, che mi innervosisce».

Ma che modi, e che sgradevole sicumera tiene questo - pensò con stupore Esdra, senza dimenticare il motivo per cui era lì: «Senta, io sono qui per...»

«So benissimo perché lei è qui! Anzi, perché tu sei qui!»

Era troppo: «Ah, ecco, cominciamo così, prendiamoci la confidenza, poi si perde la riverenza, gli dai una mano e si prendono un brac...»

Ma di colpo Esdra smise di parlare, sbalordito, oddio, gli venne da svenire, perché, mentre lui stava parlando, il prof. Truman si afferrò con forza la barba e la tirò giù - era finta, legata a un elastico, tipo scherzo di carnevale – sorridendo quasi con simpatia. Esdra accennò la fuga, voltandosi verso la porta a vetri dell'uscita, giusto il tempo di vedere la segretaria di prima che stava tirandosi su con la mano l'intera zazzera - una parrucca, evidentemente – scoprendo un testone rasato e guardandolo con aria sorniona.
Roba da matti, non riusciva a credere ai propri occhi, sembrava di essere nella stanza degli specchi del luna park, perché sia psichiatra che segretaria erano come lui, cioè avevano anche loro la faccia da esdra!

«Chi... Chi sei tu?» chiese timidamente al professore.

«Io sono te. E anche Frau Blucher, la mia segretaria, è te. Siamo tutti te, o meglio, parte di te, del tuo mondo.»

«E io? io chi sono?»

«Tu sei la star. Sei tutto e niente, o qualcosa, sei Esdra»

«Ma perché avete tutti la mia faccia, e perché ci mangiamo a vicenda? Che senso ha tutto questo? In tutto quel pandemonio di inseguimenti e fughe, c'era qualcosa di vero?»

«Tu eri vero: per questo era così bello guardarti, – sospirò lo strizzacervelli – poi potrei tediarti sostenendo che esiste una differenza tra le cose in sé, cioè le cose come in realtà sono, e la rappresentazione che diamo ad esse, cioè le cose come le vediamo, ma tu sei ovviamente al di sopra di tutto questo... Riguardo alla tua faccia, alla nostra faccia, mai sentito parlare di immagine e somiglian...»

«Calma, calma, non capisco più nulla. La star? Tutto e niente? Qualcosa? Ma chi diavolo sono io, alla fin fine?»

«Chi sei tu? Tu sei Dio. Amen.»

«...»

«Scioccato, vero? Certo, posso capire. E ora anticipo la tua prossima domanda: tu, in quanto Dio, dovresti conoscerle bene tutte queste cose, giusto? E invece no, sei smarrito, non ricordi. Succede perché quando stai molto male o hai il raffreddore da fieno diventi uno straccio.»

Esdra cominciava a intravvedere un barlume di luce in fondo al tunnel, le sue sinapsi stavano faticosamente riprendendosi dalla pausa caffè, ma era ancora presto. C'era ancora il tempo per un'ultima domanda.

«Ma come mai io, in quanto Dio, non sono in grado di risolvere tutte le piaghe che affliggono questo mondo – il mio mondo – come la fame, l'inquinamento, la mia rinite allergica, le guerre e le diseguaglianze?»

«Sì, vabbè, Signor Dio, ora non si allarghi troppo! Questa è solo la prima seduta, ed è terminata. Frau Blucher l'attende di là per il pagamento del mio onorario, sono duecento senza fattura, se no in più c'è l'IVA. Arrivederci».

 

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Hhihihi! Ser Verne, mi ha divertito!
l'ingresso ottimo, il disegno dell'Esdra originale è proprio bello. usarlo come rintocco orario della giornata!

"La solitudine non è uno stato dell'animo, è che non c'è proprio nessuno."

Da qui ho avuto la certezza che mi sarei divertito e mi sono divertito! Mi piacerebbe vivere una lunga caccia tutti contro tutti di centinaia di Esdra!
I modi sono semplici e efficaci! giusti!

Mi sono divertito!

Ritratto di romverna

Grazie a lei, Piccola Volante. Mi sono divertito anch'io, e capita sempre più raramente, ormai. Bella idea la vostra. E bello anche il vostro fare leggero, un gioco senza patemi e sogni di gloria, tiene alla larga i tromboni e le trombette. Così, dopo aver patito un po' nel trovare l'idea di fondo, poi è stato un piacere fino in fondo, soprattutto la parte finale. Ho persino seminato dappertutto nel testo citazioni e riferimenti letterari, filmici, filosofici e persino biblici (Esdra, chi ti conosceva a te?), per future, eventuali recherche da parte di accaniti bibliofili. Au revoir.

Ritratto di Schiumanera

Gioco surreale e giusto, di citazioni ne ho colte un po', tornerò con calma per collezionarle tutte. Mi piace la carica umoristica e la chiusa. Ti sei divertito, mentre scrivevi, e si legge :)

Ritratto di romverna

Grazie davvero, mio nuovo amico Schiumanera!

 

Ritratto di Kriash

Lo stile è veramente bellissimo e la storia un vortice. Ammetto che la parte iniziale mi ha fatto dubitare, dove c'è la presentazione del personaggio... l'ho trovata molto più lenta di tutto il resto. Può essere che durante la scrittura sia brillata la scintilla dell'idea e tu abbia cambiato marcia. A parte quello una gran bella prova.

Ritratto di romverna

Merci, Mr. Kriash. Hai ragione, la parte iniziale è piuttosto farraginosa, si arriva all'azione dopo un bel po' di tempo, e di solito non è così che si fa. In verità mi sono divertito a parafrasare la biografia di immanuel Kant, grande in filosofia ma particolarmente noioso e prevedibile nella vita. Grazie ad arcane reminiscenze scolastiche e a wikipedia, l'accostamento Kant - Esdra è stato per me quasi immediato, e da lì pure la filosofia di Kant (fenomeno e noumeno) che, insieme a Philip K. Dick e The Truman Show, ha costituito l'ossatura citazionistica del racconto. Un abbraccio.  

Ritratto di masmas

Bellino forte questo pezzo, dallo stile ironico e pungente (io avrei esagerato anche un po' di più, ma son gusti). Confermo che soprattutto la parte finale è turbinante, la prima si potrebbe ulteriormente addensare.

Però molto divertente, mi son fatto qualche buon ghigno.

Ritratto di Creattività

Il finale ci tira dentro nel vortice .. e menomale! Ho capito che non era un incipit semplice..

Ritratto di grilloz

Ben scritto, ma la narrazione l'ho trovata nel complesso un po' piatta, soprattutto all'inizio. Il protagonista all'inizio è forse un po' troppo iperdefinito per renderlo più anonimo.

Ritratto di samy.

Storia che ti porta giù nel finale anche se all'inizio la frase Esdra non era né alto né basso, né magro né grasso, in complesso un bell'uomo. il termine in complesso un bell'uomo rovina tutto. Dare contorni indefiniti faceva un po' parte del personaggio. Arriva però dritto al finale.

Samy

Ritratto di Biola71

fatto ridere. Scrittura eretica, ma spassosa. Bravo.

Il finale mi sembra sia un pelo mozzato, ma credo che siano terminati i caratteri a disposizione. Lo terminerai alla prossima seduta... :-)

Due asterischi **

Ritratto di Borderline

La massima cinica dell'incipit è bellissima. Forse avrei lasciato a Esdra un'apparenza di esistenza, senza additarlo subito come "protagonista della storia". Quello che più si nota (e che mi è piaciuto) sono le ingerenze divertenti dell'Io narrante, le riflessioni fra il caustico e il comico. La storia è davvero intrigante, anche se alla fine risolverlo con lo psichiatra è uno stratagemma molto utilizzato, ma mi sa che ti sei salvato dicendo in un commento che il testo è farcito di citazioni, quindi... Bella prova e benvenuto :)