13 - Tredici passi (di Aly)

Sono Bussola e viaggio da tutta la mia vita, prima ero libero come il vento, andavo dove volevo portandomi dietro la mia maledizione. Ho scoperto tardi però che non era solo un male ciò che mi accadeva, ho scoperto che poteva diventare anche un grande dono se usato nel modo giusto, ma la vita si è fatta beffe di me, oppure sono io che, per la prima volta, ho sbagliato strada e sono giunto qui, dove vivo ora. Sono Bussola e viaggio ancora ma non sono più libero, questa è la mia storia.
Riconosco subito il momento in cui la strada cambia direzione, il punto esatto in cui il Nord si trasforma in Est, o in Ovest o in Sud, quando il vento sfuma e cambia il suo soffio; lo sento dentro di me, nel senso letterale del termine. Le ossa si allungano o si rimpiccioliscono, la pelle si tira, peli lunghi e scuri o corti e radi, orecchie a punta o piccole e rosee, occhi gialli e vispi o scuri come le tenebre, sono molti esseri in uno, sono tutti dentro di me e aspettano di uscire quando i miei passi raggiungono la via giusta, una per ogni me diverso, uno per ogni viaggio, tante strade per una meta sola. 
Oggi sono animale, sono gatta, snella e veloce, corro lungo la via per cento balzi, non uno di più. Annuso l’aria e sento odore di spezie digerite e tabacco stantio, il mercante è vicino. Ancora qualche passo e lo avrò raggiunto, sono venticinque per la precisione.
Cinque passi per arrivare
Cinque passi per cambiare
Cinque passi verso Oriente
Cinque passi per mutar la mente
Cinque passi e nulla più
Ed ecco che l’Est diviene Sud, laggiù.
Cento passi tondi tondi, ma non bastano, ce ne vuole ancora uno. E allora lo sento, il vento del cambiamento, nel momento in cui sposto la zampa nera, so perfettamente che il mio tempo da gatta è finito, per ora. L’Est è diventato Sud, il conto dei passi è concluso e io divento altro. Il mio pelo sparisce, diventa pelle rosa e liscia, il corpo si ingrandisce, scricchiola come le giunture arrugginite di una vecchia marionetta; è una magia la mia, un vecchio incantesimo che trasforma il mio corpo, ma non la mia mente. Nacqui bambino ma non vi restai a lungo, bastò un piccolo viaggio verso il mercato tra le braccia di mia madre per diventare cucciolo di cane. E’ una magia antica quella che pende sulla mia testa, ruota attorno alle direzioni, ai passi, ma non posso smettere di camminare, viaggiare è il mio destino. E’ una magia che mi ha reso un pellegrino multiforme di nome Bussola, come lo strumento che si fa beffe di me, è una magia strana e terribile che io chiamo maledizione. Ma è mia e solo mia, è ciò che sono.
Mi alzo sulle mie lunghe gambe, sono donna ora, la forza del Sud ha fatto il suo dovere e mi scorre nelle vene. Mi avvicino al mercante e al suo carro rosso, lui mi guarda con i suoi famelici occhietti neri.
“Benebenebene, sei arrivata diavolo! Son qui da ore! Ho un mucchio di lavoro da fare io, non ho mica tempo da perdere con te, diavolo di un diavolaccio infernale!” Sputa per terra con stizza l’omuncolo, ma io so che avrebbe aspettato ancora se fosse stato necessario, ciò che porto con me è qualcosa per cui molta gente sarebbe disposta a vendersi l’anima e probabilmente molti l’hanno anche fatto.
“Come vedi ora sono qui. Salazar mi ha detto di dirti che dovrai rispettare i patti oppure le conseguenze non saranno delle migliori per te” Frugo nelle tasche e tiro fuori un piccolo sacchettino azzurro, lo tengo sospeso davanti a me e osservo gli occhi del mercante farsi grandi e lucidi di impazienza. Quanto mi piace farli aspettare così! Faccio un cenno di assenso e l’omuncolo mi strappa il sacchetto di mano.
“Vacci piano mercante, ne hai solo uno, usalo con giudizio” Lui grugnisce e si allontana, è impaziente di esprimere il suo desiderio tanto agognato. E’ questo che faccio io, viaggio e consegno in giro i desideri alla gente per conto di Salazar, il mago di Dorn; vengo pagato profumatamente per il mio lavoro, in più sono libero di andare dove voglio quando voglio assieme alla mia maledizione del cambiamento.
Per oggi non ho ancora finito, devo raggiungere la Locanda dei Sospiri prima di notte e consegnare un altro desiderio; la locanda è verso Nord quindi tra poco smetterò di essere donna e diventerò uomo.
Mi avvio lungo la strada e taglio per il bosco, arriverò prima usando la scorciatoia. Sono quasi all’inizio del sentiero quando la mutazione avviene, non sono più nel territorio dell’Oriente, è il Nord che comanda ora e fa sentire la sua presenza trasformando le mie curve femminee in sodi muscoli maschili. Sono uomo e corro veloce verso il molo.
Arrivo nei pressi del fiume e aspetto l’arrivo del vecchio Bree, il traghettatore; non sono l’unico qui ad attenderlo, ci sono altre cinque persone più un carretto coperto da un telo amaranto. Controllo le tasche per assicurami di avere il sacchetto, è molto pregiato, il più pregiato tra quelli mai portati fino ad ora, ha richiesto un pagamento enorme, dolore in cambio di un desiderio importante. Ma è così che funziona il mercato dei desideri, per avere qualcosa devi dare qualcos’altro in cambio e tutto deve essere proporzionato, nulla è gratis, tutto si paga. Molti non si rendono conto del prezzo finché non l’hanno pagato, ma come dice sempre Salazar: “Un desiderio è pur sempre un desiderio” e come tale ha un immenso potere che vale qualsiasi tipo di pagamento richiesto.
Poi Bree arriva e saliamo tutti. Il viaggio è piuttosto lungo quindi mi sistemo in un angolo e mi appisolo.
Sento dei bisbigli concitati accanto a me, qualcuno discute animatamente. Apro gli occhi e mi ritrovo ad osservare quelli chiari e freddi di un uomo. Mi sorride appena, ma è un sorriso malvagio, di quelli che mettono i brividi; mi raddrizzo e mi guardo attorno: le cinque persone sono tutti uomini e mi stanno guardando, anche Bree mi rivolge un fugace sguardo, poi si mette a contare delle lucide monete d’oro che ha in mano. Un brutto presentimento mi assale, lento e strisciante e poi lo sento, il brivido della maledizione, la direzione è cambiata, il Nord sta lasciando le redini all’Ovest. Ma non è possibile, la locanda è verso Nord, quella è la rotta del traghetto di Bree.
“Lo senti vero ragazzo? Non stiamo più andando verso il villaggio, il nostro amico Bree qui, ci ha fatto un piccolo favore e ci ha permesso di fare una deviazione verso Ovest” Il suo ghigno si allarga e i suoi occhi mi scrutano. Non è vecchio ma neanche giovane, ha uno di quei visi senza età, quelli che parlano solo guardandoti.
“Mi chiedo tra quanto tempo inizierai a mutare, tra qualche minuto? Ora? Mi hanno detto che puoi diventare diverse cose, so che prima di essere quello che sei adesso eri una bella donna e prima ancora un gatto, quindi, se quello che mi hanno riferito è giusto l’Ovest ti trasformerà in qualche altro animale, non è così?” Ridacchia ancora. “Ma certo che è così, dobbiamo solo aspettare un po’, ma noi non abbiamo fretta, vero ragazzi?” Gli altri quattro uomini annuiscono e continuano a fissarmi. Mi rendo conto solo ora di essere finito in un guaio enorme di cui però non conosco il motivo.
“Cosa volete da me?” Non mi trema la voce, non balbetto né dimostro paura, me ne stupisco quasi, ma forse è solo la calma prima della tempesta. 
“Vedi noi non siamo uomini qualunque, siamo dei collezionisti, ci piacciono le cose particolari e rare, più uniche che rare in realtà. Tu sei una di queste.”
“Non capisco, io lavoro per Salazar, volete qualcosa da lui?” 
“Oh no, non ci interessano i desideri dello stregone, i desideri preferiamo, per così dire, soddisfarceli per conto nostro, non so se mi spiego” Sfrega le mani una con l’altra e fa un cenno al traghettatore che nel frattempo ha infilato le monete in tasca. La rotta si sposta e io sento la pelle tirare, la mia maledizione vuole manifestarsi e a breve lo farà. Quando sento che il limite è giunto la piattaforma colpisce la riva e io vengo spinto verso terra. Non me lo faccio ripetere due volte, salto giù veloce e mi sposto verso l’inizio del bosco. Faccio appena in tempo a fare qualche passo che l’uomo dagli occhi gelidi mi si para davanti.
“Non penso proprio sia il caso di allontanarsi ragazzo, abbiamo fatto molta strada per trovarti, pagato molti favori e ora non ti lasceremo di certo andare via così”
“Io ancora non capisco cosa volete da me, non ho fatto niente a nessuno, lavoro per Salazar e poi viaggio per conto mio, questo è tutto, non vi ho mai visto prima d’ora” Cerco ancora di allontanarmi, faccio solo tre passi e la maledizione preme ancora sulle mie membra.
“Lo sappiamo, ma vedi, quello che vogliamo da te è molto semplice: possederti, averti tra le nostre stupende rarità. Saresti la nostra perla, il nostro gioiello più prezioso” Fa un cenno all’uomo accanto al carretto che lascia cadere il telo amaranto rivelando una lucente gabbia di ferro.
“Ti abbiamo studiato bene, sappiamo che tra poco ti trasformerai, sappiamo anche quanto manca” 
Non riesco a capire e neanche voglio farlo, la gabbia è grande ma non abbastanza da imprigionarmi in forma umana, mi spaventa ma so anche che se riuscirò a fuggire non riusciranno a prendermi, devo solo fare ancora qualche passo, solo qualche passo.
“Si, sappiamo quanto manca. Vediamo, se non erro tre passi li hai fatti appena scesi, poi altri due e adesso altri quattro, se i calcoli sono giusti mancano solo tredici passi per trasformarti in quel bel cagnone peloso” 
E poi finalmente capisco. Loro sanno, hanno controllato le mie mutazioni e hanno scelto questo posto volutamente, è qui che il Nord diventa Ovest, tra tredici passi esatti. Salazar direbbe che “il destino ti ha giocato un brutto scherzo ragazzo mio” ed è così. Potrei fermarmi qui, non muovermi, rimanere uomo, ma non servirebbe a nulla, troverebbero comunque un modo. E allora ci provo, perché la libertà è tutto ciò che ho, è quello il dono che la mia maledizione mi ha regalato e non voglio perderlo. Cosi lo faccio. Scatto verso destra e mi spingo verso gli alberi. 
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette… il corpo si rimpicciolisce…otto, nove, dieci… peli e pelle, pelle e peli… undici, dodici… orecchie e tartufo… tredici. 
Qualcosa mi prende da sotto e mi solleva in alto. Guaisco, sono cane ora e sono in trappola.
Mi chiamo Bussola e prima ero libero come il vento, ora non lo sono più. Sono la punta di diamante di una collezione di creature come me, rari esseri umani nati con una maledizione; ma la mia era anche un dono, un dono bellissimo. Mi trasformo ogni tanto, nella mia lucida gabbia, viaggio sempre ma non più da libero. Ogni tanto sogno la mia vita di prima, bella e pura come solo la libertà sa essere, sogno e spero, spero e sogno. Salazar direbbe che “il pozzo delle disgrazie è senza fondo” e avrebbe ragione. Quello che nessuno sa però è che ho un asso nella manica, uno di quelli che il destino ti regala ogni tanto, nella ruota delle possibilità, si dice che ce ne sia solo uno per ogni persona; il mio asso sonnecchia tranquillo nella mia tasca dentro un sacchettino blu. Qualcuno ha già pagato per esso, ma richiederà un prezzo anche da me, come tutte le cose grandi, come tutte le cose meravigliose. Lo pagherò, presto lo pagherò perché in fin conti “un desiderio è pur sempre un desiderio”.

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

E punto! Io porgo i miei commossi ringraziamenti a tutta la ciurma, ai lettori, ai giocatori, a chiunque abbia seguito questa disgraziata durante il viaggio! Perché c'è un pezzetto di voi in quello che racconta!

alcune limature, parole di troppo, a parte, il tuo percorso mi innamora! Non avevo idea di come sarebbe stato interpretato Bussola, ne avevo paura. Invece, Aly, l'hai spazzata via con uno starnuto! Soggetto innestato in una trama tutta da giocare, spasso garantito! Grazie Aly!

Ritratto di Schiumanera

Un viaggio fantastico all'interno di una fantastica maledizione. Sei brava Aly: tensione e ritmo, personaggi e ambientazione. Sì che mi è piaciuto.

Ritratto di lily77

mi è piaciuto il racconto, come scorre e il voluto effetto cantilenante che aiuta il ritmo della storia.

Bussola è un personaggio interessante!

Ritratto di masmas

Sí bel racconto, storia che prende, ambientazione favoleggiante e stile azzeccato.

Ritratto di Zarina K.

C'è poco da aggiungere, è coinvolgente ed originale.
Secondo me sarebbe bello leggere il seguito..

 

Ritratto di Kriash

Un bel personaggio su cui potresti ricamare molte cose. È un ottimo racconto di partenza per le sue avventure e anche lo stile particolare è azzeccatissimo.

Ritratto di samy.

Personaggio interessante Bussola, da sviluppare. Nella prima parte aveva la cadenza di una filastrocca. Bello l'effetto.

Samy

Ritratto di Creattività

si si bello anche per me.. quella cantilena che cattura.

Elvira

 

Ritratto di piccola mela

Bellissimo! La tua storia mi è piaciuta tantissimo e soprattutto il ritmo sostenuto, il modo di raccontare di Bussola, i desideri di Salazar e il gran finale con spiraglio. Bravissima!!!

Ritratto di Biola71

Non cambierei una virgola. Belli i personaggi, bella l'idea e bello il finale aperto che lascia un pò di speranza. La volevo la speranza per quell'essere, Bussola, e me l'hai data.
Grazie! 

Ritratto di grilloz

Ho trovato un po' uno stacco tra la prima parte in cui introduci il personaggio e la seconda dove racconti la storia, forse avresti dovuto continuare a giocare sulla filastrocca fino alla fine. Bel racconto comunque.

Ritratto di Ali

Grazie a tutti, sono contenta che Bussola vi sia piaciuto, forse qualche altra sua avventura ci sarà prima o poi :)
@capitano e capitana:ma vi ricordate le prime cose che scrivevo qui anni e anni fa? Così acerbe e soporifere! Quanto si può migliorare grazie al confronto con gli altri e all esercizio dei giochi! Grazie!
@grilloz:in realtà lo staccò è voluto, Bussola parte da una situazione iniziale e va a ritroso raccontato la storia che lo ha portato a ritrovarsi prigioniero

Ritratto di Biola71

asterischi per me! 

Ritratto di Borderline

Sempre più in alto nell'arte di creare mondi fantastici, nel dipingere personaggi credibili ed evocativi che vanno incontro al loro destino (Bussola come i personaggi di Sette del gioco precedente), Bussola con la sua filastrocca è speciale, e la storia ben pensata e ben scritta!
 

Ritratto di Creattività

clap clap clap applausi!!

 

brava !!

 

Elvira