12 - Il pianto di Myriam (di SamanthaTerrasi)

Il piede seguiva il movimento del treno. Le mani serrate intorno ai manici della borsa. Si vedevano ancora i palazzi antichi del centro, ma lei era più concentrata a guardare il posto libero davanti a sé.
– Hai preso tutto?
– Tutto.
Faber era accanto a lei con le braccia incrociate e gli occhi semichiusi.
– Eh che…
– Niente verrà svelato, tranquilla.
– Shhh qualcuno potrebbe sentirti.
– Siamo soli.
– Non pensavo che dopo tutto questo tempo ci avrebbero chiamato.
– Ti preoccupi troppo.
– Faber, ma come fai a essere così tranquillo?
– Perché so che tutto andrà bene al contrario di te che ti agiti troppo e nella fretta hai messo due scarpe di due colori diversi.
Herminia alzò lentamente i piedi. Aveva una ballerina blu con il fiocchetto rosa e una nera con un fiocchetto rosso. Appoggiò la testa ai manici della borsa. Nella fretta non aveva controllato. La telefonata aveva azzerato qualsiasi priorità. Anche mettersi due scarpe uguali.
– Sono saliti anche i Notefanti sul treno.
– Davvero?
– Vanno a Pianopia per il concerto. Ora rilassati. Goditi il viaggio e la musica.
Le prese la mano.
– Hai preso tutto?
– Non cambierai mai.
* * *
La bambina era arrivata come la neve in un giorno d’estate. Era Febbraio. Quel giorno c’era una vera e propria tormenta. L’orfanotrofio era in cima alla collina e i mezzi spalaneve non arrivavano fin lassù. Herminia se ne stava con i suoi otto bambini di età diversa nella grande sala comune. Un tappetto macchiato e sfilacciato abbracciava tutti.
– Toc toc. Nonna sono io, Cappuccetto Rosso.
– Entra piccina mia.
La voce di Herminia si era trasformata mimando quella del lupo camuffato da nonna, ma appena ebbe finito la frase le sembrò di sentire qualcuno bussare alla porta. Forse era solo la neve e tornò alle figure del libro. Un lupo con una grande cuffietta in testa.
– Nonna che orecchie grandi che hai?
– È per sentirti meglio piccina mia.
Faber era bloccato in città e non sarebbe tornato prima dell’indomani. Non le piaceva rimanere da sola e strinse un po’ di più lo scialle sulle spalle.
– E che mani grandi.
– È per accarezzarti meglio…
Il più piccolo era rannicchiato con il suo orsacchiotto tra le maniche del maglione.
– E che occhi…
Non riuscì a finire la frase quando un rumore distolse tutti. Forse qualcosa era finito contro la porta.
– Mamy ho paura…
– No, piccolo. Adesso vado a vedere.
Appoggiò il libro in terra e si diresse verso la porta. Aprì poco alla volta, ma la neve era più veloce e il vento la spingeva dentro. Non vide niente. Chiuse e girò la chiave due volte.
– È solo il vento che ci ha fatto un brutto scherzo. Torniamo alla nostra storia, su bambini.
Fece tre passi con il più piccolo incollato alla gonna che un altro rumore fermò tutti tra il corridoio e il salotto.
– Sarà il lupo di Cappuccetto rosso?
– Il lupo starà di sicuro al calduccio con questa tormenta. Aspettatemi tutti sul tappetto. Non vi muovete da lì. Intesi?
Girò lentamente la chiave. Prese respiro e aprì di nuovo la porta. Il rumore non era cessato, ma non capiva da dove venisse. Si sporse ancora di più, la neve entrava e si accumulava subito. Alla fine del patio vide una cesta di vimini con un ramo impigliato. Forse il vento l’aveva trasportata fino là. Ad un tratto le sembrò che milioni di campanellini intonassero le stesse note. Era come se qualcuno avesse messo in funzione un carillon e un piedino spuntò dalla cesta. Un neonato abbandonato. Chi poteva essere stato? Non aveva sentito nessun mezzo salire fin lassù. Cerco di agganciare la cesta e di portarla al sicuro. Richiuse la porta e si inginocchiò sulla neve fresca che aveva già in parte bagnato il pavimento. 
Era una bambina a giudicare dalla copertina rosa. La prese in braccio, era ancora calda. La neonata apriva e chiudeva gli occhietti, i pugnetti stretti, ma c’era qualcosa sotto la coperta. Una farfalla gialla era appoggiata alla pelle nuda della piccolina. Non era un gioiello né legno intagliato. Le ali sembravano di seta. Quando veniva mossa produceva una musica come quella dei Notefanti. Il più piccolo dei bambini si avvicinò e le accarezzò la guancia. La farfalla si mosse e la musica disperse la sua dolce composizione di suoni. Gli occhietti della bambina si aprirono.
– Piccola, come ti chiami?
– Dobbiamo trovarle un nome.
Quando le manine del più piccolo sfiorarono di nuovo la piccina lei cominciò a piagnucolare. Erano come mille voci imprigionate in un pozzo. Le lacrime si raccolsero sulle guance, sembravano non finire mai poi si unirono in due enormi gocce che scesero prima l’una e poi l’altra verso il pavimento, strusciando la coperta. Non si asciugarono al contatto con il tessuto e quando caddero produssero un suono lieve come lo sbatter d’ali di un pettirosso. La farfalla sul petto della neonata si dissolse e la musica sparì. La bambina smise di piangere, ma le gocce si trasformarono in due perfide fatine grigie e rosse. Ridevano e si punzecchiavano tra loro. Herminia soffocò un urlo. Corse verso il camino, i bambini erano tutti rannicchiati insieme. Prese la coperta della bambina e la gettò nel fuoco. Prese lo scialle e lo poggiò sul pancino della neonata. Intanto le fatine correvano da una parte all’altra della stanza. I bambini che all’inizio pensavano fosse un gioco, cominciarono ad urlare. Le fatine soffiavano vento di tristezza nei loro occhi. Erano voraci di paure e dispettose, si intrufolavano dentro i vestiti. I bambini scappavano, togliendosi in fretta i maglioni. 
Doveva trovare un modo per chiamarle a sé. Ripeté la formula magica nella sua testa, stringendo la neonata. Quelle perfide creature dovevano essere neutralizzate. Se fossero entrate nei sogni dei bambini li avrebbero trasformati in incubi. Alzò la mano ma…
– Non lo fare Tommy.
Non fece in tempo a chiamarlo che Tommy aveva aperto la finestra. Le fatine sparirono nella tormenta.
– Erano animali cattivi mamy.
Corse al telefono, stringendo ancor più forte la bambina. Fece l’unico numero che poteva aiutarla, ma rimase con la cornetta del telefono appoggiata all’orecchio. Non c’era linea.
***
La strada che portava alla casa dei genitori adottivi di Myriam era circondata da aiuole di viole. Da quando era andata via dall’orfanotrofio erano passati sei anni. In quel tempo Herminia e la madre adottiva si erano scritte lunghe lettere e ogni Natale riceveva una foto della bambina accanto all’albero.
– Herminia smetti di accarezzarti la gonna e fai un respiro profondo.
– Vorrei essere come te.
Suonarono il campanello, scambiandosi un sorriso.
– Presto, vi stavamo aspettando. È in camera sua. Seguiteci.
Herminia sbarrò gli occhi. Faber si diresse verso le scale senza aspettarla.
– Ti vuoi muovere?
Faber era già a metà scalone quando Herminia si mosse. Ricordava i giochi che aveva fatto con Myriam, le preoccupazioni che potesse piangere, le protezioni magiche che ogni sera le gonfiava come palloncini sotto al cuscino.
– Ecco è qui dentro. È da stamane che non vuole uscire.
– Su cara non fare così, sarà solo spaventata.
– Abbiamo fatto tutto quello che ci avete detto. Ci siamo presi cura di lei, le abbiamo messo un maestro in casa per non farla andare a scuola. Era felice. Ogni sera le mettevano l’amuleto sotto al cuscino. L’abbiamo ricoperta di vestiti, gioia, feste. Abbiamo anche portato i burattini in casa.
– Myriam apri. Sono mamy. Sono venuta a trovarti.
– Andatevene via. Tutti.
– Cosa è successo?
– Niente, non riusciamo a capire.
– Qualcuno l’ha fatta soffrire?
– Non è successo niente.
– Dai diglielo.
– Dirci cosa?
– L’altro giorno il maestro era malato. Si è presentata una maestra dicendo che era la sostituta. Per sicurezza abbiamo chiamato il servizio scuole e ci hanno confermato la sostituzione.
– La maestra è entrata e ha chiuso la porta. Quando è uscita Myriam non ha voluto mangiare. Sapete lei non ama i cambiamenti. Le ho fatto preparare anche una torta al cioccolato. Pensavamo fosse malata. La sera quando le ho rimboccato le coperte non ho trovato l’amuleto che ci avevate dato. Pensavo fosse caduto, ero stanca e non l’ho cercato.
– Ascoltatemi bene, fate questo numero.
Faber allungò loro un foglio di carta piegato in quattro.
Dite che chiamate da parte di Faber e Herminia.
– Siamo in pericolo?
– Fate come vi dice, noi cerchiamo di parlare con Myriam.
I genitori adottivi si abbracciarono e scesero le scale stringendosi. Si girarono un paio di volte, poi scomparvero come inghiottiti da un enorme gola.
– Dovevamo denunciare la questione molto prima.
-Avevi detto che niente sarebbe stato svelato.
-Mi sbagliavo.
La voce di Faber era tagliente. Dalla borsa Herminia tirò fuori la lente OltreSiepe. La mise sulla porta e così poterono vedere Myriam dentro la stanza. Era seduta su una splendida poltrona da principessa. Lo sguardo perso nel vuoto. Si sentivano come dei piccoli sassolini rotolare.
– Dobbiamo entrare.
– Non dobbiamo spaventarla.
– Allora falla ridere.
– Myriam ti ricordi di quando siamo andate alla giostra. C’erano tutti quei Cavalli dorati che si spingevano e il più piccolo è caduto in terra a zampe all’aria?
– Continua sta sorridendo, ci deve immaginare solo così potremmo entrare nei suoi pensieri e poi nella stanza.
– E quei lombrichi annodati tutti allo stesso filo d’erba?
Myriam si mise a ridere e quella risata risucchiò Faber ed Herminia dentro la stanza.
– Piccola mia.
– Mamy.
– Andrà tutto bene. Ora usciamo da qui.
– No. Loro mi vogliono qua.
– Loro?
Alzò gli occhi. Tutto intorno c’erano fatine grigie e rosse appena nate. Quelle gialle erano già pronte per mangiare i sogni dei bambini. Facce da orchi in corpi minuscoli. Denti come schegge di specchio.
–Myriam ma…
– Io piango di nascosto e loro vengono vicino a me e cantano una ninna nanna. Mi sembra di sentire la voce della mia mamma.
– La tua mamma?
– Lei è venuta l’altro giorno. L’ho sempre immaginata come una fata, ma lei è più potente. Le ho dato l’amuleto ColoraSogni che tengo sotto al cuscino, ma lei mi ha detto che era solo un sasso. Ha detto che mi avrebbe portato con sé e che le fatine mi avrebbero accompagnato.
Faber guardò quell’esercito di mostri. Erano pronti a divorare anche la loro magia.
– Herminia dobbiamo portarla via.
– Come?
– Dobbiamo trovare un modo.
– Se apriamo la porta o la finestra le fatine usciranno. 
– Non posso venire con voi presto verrà la mia vera mamma a prendermi.
Myriam si staccò da loro. I suoi occhi diventarono viola. Si infilò una mano in tasca ed estrasse un lungo pezzo di vetro acuminato.
– Cosa vuoi fare?
Faber si parò davanti ad Herminia.
– Posalo.
– Mi costringete ad usarlo.
La bambina si stava trasformando. Lunghe ali di farfalla spuntarono sotto il vestitino azzurro.
– Voi non potete fare niente.
Le fatine sbattevano le ali. Faber stringeva Herminia, avevano bisogno di energia positiva. Tirò fuori adagio dalla tasca la stoffa AssorbiIncubi. Sentiva il maleficio fluire. Non poteva assorbirlo tutto, ma avrebbe almeno reso le fatine meno potenti. Le fatine capirono le sue intenzioni e si dispersero. E in quel momento Myriam si colpì la mano con il vetro.
– Nooooo.
Lacrime disperate uscirono violente e milioni di fatine nacquero sfilando la stoffa a Faber. Herminia cercò di riprenderla, ma fu inutile. La strapparono in mille pezzi che si dissolsero nell’aria. Myriam si spinse verso la finestra e aprì il mondo a milioni di malefiche fatine MangiaSogni. L’ultima lacrima cadde a terra, scorrendo sul pavimento fino ad Herminia.
– Ciao sorella. Sono tornata.
L’ultima cosa che Herminia vide fu Myriam lanciarsi dalla finestra, dispiegando lunghe ali di farfalla e Faber cadere a terra.

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ho incontrato un attimo di salita, mi son confuso, nella fretta di vedere cosa sarebbe accaduto, ma per un solo attimo.
Sai?, mi aspettavo di vederla trattata con fiocchi rosa e lieti fini, come succede spessissimo quando si parla di fate (erroneamente!). Invece sono soddisfatto! Sì, contento! Grazie Sam. Bel gioco!
 

Ritratto di Schiumanera

Bella storia, ben ambientata. Le fate maligne sono le mie preferite. Ho trovato un po' slegati tra loro i pezzi tra il presente e il flashback. Come se l'arrivo di Myriam avesse avuto bisogno di un ulteriore approfondimento, o forse è la tensione appena accennata che non raggiunge il climax (Herminia da sola, il marito assente, qualcosa di cattivo sta per accadere, eppure non è -non sembra- così cattivo quello che succede). Confesso che mi ci è voluto un po'per capire perché abbiano deciso di affidare la piccola a un'altra famiglia. Mi resta la domanda: chi saluta sua sorella? Nel complesso, una gradevole lettura fatata.

Ritratto di fabrypoe

Al contrario di altri racconti elaborati e complessi, questo mi ha colpito per originalità e la semplicità della narrazione,  è difficile trovare questo connubio!  ;)

Ritratto di masmas

Racconto molto fiabesco, ho trovato un po' tutto suggerito, evocato, ma ci sta appunto con il genere. Preso alla leggera è gustoso.

Ritratto di Kriash

Un bel finale, l'unico possibile per non rendere scontata una storia ben pensata. La parte iniziale è un po' più aggrovigliata e fiabesca ma nel complesso hai gestito molto bene l'incipit che hai scelto.

Ritratto di piccola mela

Io ho apprezzato di più la parte iniziale, fiabesca ma non scontata. Mi è piaciuta l'idea delle fatine malvagie e il lieve alone di tensione. In effetti rimangono poco chiari alcuni passaggi, ma nel complesso la storia è ben costruita.

Ritratto di Zarina K.

Anche io ho apprezzato maggiormente l'inizio della storia e il particolare della malvagità delle fate, distante finalmente dall'ideal disneyano. Andando avanti nel racconto ho fatto un po' fatica a seguire la narrazione, ma la sua semplicità ha permesso facilmente di riprendere la lettura.

 

Ritratto di samy.

Grazie a tutti dei commenti. Vorrei sapere dove riscontrate questi passaggi non chiari? Ho cercato di dare una situazione lineare, senza punti oscuri, seguendo la legge azione reazione. L'ho solo divisa con un flashback perchè raccontare la storia di Myriam era importante, ai fini della storia. 

Grazie

Ritratto di Creattività

Mi stava piacendo. Una favola nera, aspettavo che accadessero cose brutte, spaventose.. però mi sono persa.. Forse "troppi" personaggi, oppure situazioni incastrate.. non so.

Elvira

 

 

Ritratto di grilloz

Mi è piaciuta l'atmosfera un po' harrypottiana, soprattutto all'inizio. Da sviluppare.

Ritratto di Biola71

Un pò perso man mano che leggevo. Sono ritornato indietro a rileggere chi erano i persoanggi, ma poi nel finale mi si è chiarito tutto.

Fatine malvagie, orfanotrofio... Non il mio genere, ma complessivamente un bel racconto

Ritratto di Borderline

I piani temporali un po' si perdono. Immagino il primo sia il viaggio di adozione forse un po' troppo staccato dal resto, soprattutto dal finale. Una tavola di predestinazione forse troppo ricca di oggetti fantasy che un po' cozzano con lo stile narrativo più classico e realistico che hai usato. Una piacevole lettura, soprattutto nella parte più oscura in cui compaiono le fatine!