11 - Acqua viva (di PiccolaMela)

Acqua viva.

Se solo glielo avessero detto. Per lo meno un minimo accenno. Se solo fossero riusciti a farlo desistere. Ma ormai era troppo tardi, non c'era scelta. Ogni cosa doveva fare il suo corso.

Si erano messi in viaggio più di un mese prima. Avevano stabilito per filo e per segno termini e ruoli.

Lui, Ernest Archel, avrebbe capitanato la squadra e si sarebbe preso la responsabilità, parola che gli provocava un lieve solletico di piacere sotto alle unghie, di prendere le decisioni. Ogni qualsivoglia decisione. Questo gli avevano detto i suoi colleghi. E questo avrebbe fatto.

Serena avrebbe gestito la questione dei viveri e delle vettovaglie. Tobia avrebbe studiato mappe e planimetrie marine, nonché i contatti radio con la terra ferma. Rob si sarebbe occupato dei libri e della musica per far passare il tempo durante la traversata. Belizabeth avrebbe stabilito tempi e date sulla base della costruzione di un dettagliato piano astrale. Celine non sapeva fare un granché e aveva deciso che il ruolo del mozzo non le sarebbe stato poi così stretto. In fondo la cosa più importante era andarsene da lì.

La coltre scura e fumosa che oscurava il sole e che rendeva i giorni una sequenza ininterrotta di notti, aveva livellato quel tratto di mondo, rendendolo in tutto simile a un ammasso informe di corpi semoventi.

Fu Tobia a dirlo per primo: “Che ne dite se ce ne andiamo?”.

Non rispose nessuno. La pausa pranzo era finita e ognuno era tornato alla sua scrivania finendo di masticare l'ultimo pezzo di panino.

Ci volle una settimana perché Celine dicesse: “Sì, forse potremmo andarcene”, mentre controllava l'orizzonte nella speranza di scorgere una colomba bianca nel bel mezzo di quel nero. Anche un condor o un avvoltoio le avrebbero dato qualche speranza. E invece niente. Il nulla più assoluto.

Tobia scosse la testa. Non credeva fosse possibile andarsene da quel posto. Non se ne scorgevano i confini. Cosa poteva esserci oltre? Non conosceva nessuno che fosse tornato da quell'altrove per raccontarlo.

Oh, certo, qualcuno ci aveva provato e aveva preso la strada dei monti pensando di trovare una via nascosta che portasse più in alto ancora. Altri avevano optato per il fiume, credendo di raggiungere un altro mare o forse una nuova isola. Magari qualcuno ce l'aveva fatta. Chissà...

Rob si infilò all'improvviso nei pensieri dei suoi colleghi e disse: “Ci possiamo provare”. Ernest restò in silenzio mentre gli altri formulavano ipotesi e progetti di fuga con l'utilizzo dei mezzi più disparati. Belizabeth propose di costruire una mongolfiera, Serena di scavare una galleria sotterranea, mentre Tobia si limitava a scuotere la testa con fare drammatico.

“Il mare è sempre stata la soluzione, che io sappia”. Il gruppetto guardò Ernest e soppesò le sue parole. Celine approvò senza pensarci. Si sarebbero procurati una barca. Una barca a vela di quelle buone. Era così semplice, in fondo.

Il seguito non fu che un banale rincorrersi di eventi. Organizzare, procurare, smaltire, salutare per sempre, dimenticare. Ciascuno lasciava qualcosa o qualcuno in quel pezzo di mondo livido e tumefatto.

Il giorno della partenza dovette arrivare per forza. Arrivò e vinse ogni pentimento. Salparono e non pensarono affatto di girarsi a salutare o di versare qualche lacrima.

I primi giorni le cose sembravano procedere per il meglio. La barca si muoveva seguendo la rotta che Tobia aveva messo a punto con tanta precisione, pur senza sapere verso dove dirigersi. Belizabeth osservava con attenzione le sue carte astrali e si domandava se tutto quel nero nel cielo avrebbe lasciato passare l'influenza benevola delle stelle.

Evidentemente qualche segnale, a un certo punto, doveva essersi interrotto, perché non era passata nemmeno una settimana che il primo ostacolo si stagliò, enorme, all'orizzonte.

Rob stava leggendo ai suoi amici delle storie di sirene e tritoni che si stringevano in abbracci eterni sui fondali marini. Gli occhi di tutto l'equipaggio vedevano chiaramente le scaglie argentate delle loro code e pelle e capelli e alghe che si mescolavano insieme all'acqua. Celine urlò che era proprio così, che erano lì di fronte. Davvero! In carne e ossa e technicolor. Sovradimensionati, per di più. Non stava affatto scherzando. Che guardassero anche loro...

E tutti videro ciò che vedeva Celine, ma non fecero in tempo a meravigliarsi troppo. Il mare si imbizzarrì sotto i corpi fluidi di quegli esseri ibridi e la barca per poco non si rovesciò. Nel cielo sempre più plumbeo risuonavano le risate sadiche delle sirene e le note basse e gutturali dei tritoni. Le onde montavano ancora e ancora, finché Ro, distrattamente, non chiuse il libro che era ancora aperto sulle sue gambe, inzuppato di mare e ormai quasi illeggibile.

Le gigantografie di quei mostri marini svanirono all'istante e il mare a poco a poco si calmò.

L'equipaggio tirò un sospiro di sollievo e non si fece troppe domande. Certamente doveva essersi trattato di suggestione. Tobia provò ad accennare le sue ipotesi sugli esisti infausti che avrebbe avuto la loro missione, ma gli altri lo zittirono e ritornarono alle proprie attività.

Certo è che allora il mare era sin troppo piatto. La barca se ne stava ferma. Del tutto. Per un po' avrebbero potuto procedere con il motore. E così fecero per qualche miglio, ma poi, come era ovvio, la benzina finì e il mare rimaneva completamente piatto.

Durante la bonaccia le ore non passano mai. Belizabeth propose di leggere insieme qualcosa. Rob prese uno dei suoi libri e iniziò a raccontare la storia di un orso che rincorreva una lepre nel bosco. Non avevano più voglia di sentire parlare di mare, un po' di frescura silvestre avrebbe fatto bene a tutti. Senz'altro però non pensavano che il bosco sarebbe venuto fin laggiù, con tanto di orso, lepre e foglie secche svolazzanti. Si ergevano davanti alla prua e sembravano volercisi scagliare contro. E intanto il mare ruzzolava su se stesso, investendo le vele che a gran velocità vennero ammainate dai sei marinai, prima che si spezzassero. Il libro era rimasto aperto e scivolava su e giù lungo il ponte. Ci volle un bel po' di tempesta e molti assalti dell'orso prima che Tobia decidesse di afferrare il libro e chiuderlo. Tutto riprese il suo aspetto e il mare sembrò addormentarsi di colpo.

Guardandosi attorno videro che il paesaggio era cambiato. Il cielo continuava a essere una lavagna scura sulle loro teste, ma a qualche miglia di distanza si distinguevano dei profili di costa. Ernest inforcò il binocolo e riuscì a distinguere un paesaggio ancora peggiore di quello che avevano lasciato. Fiamme, distruzione e morte colpirono i suoi occhi e non poté far altro che smettere di guardare. Dovevano proseguire ancora.

Di certo non smisero di leggere le storie dei libri di Rob. Ne dovettero apparire ancora molti di personaggi insoliti e altre tempeste terribili dovettero scuotere la loro imbarcazione prima che i sei capissero che non solo di suggestione si trattava.

Serena raccolse i libri in un vecchio zaino e lo portò sottocoperta.

Il mare si addormentò definitivamente. E per lungo tempo restò così. La costa scomparve dietro alla nebbia, l'orizzonte perse vividezza.

Non avevano il coraggio di scatenare nuove tempeste. Preferivano restare lì, immobili sulla loro barca. Lanciarono qualche bottiglia con dentro messaggi per chissà chi e per chissa dove. Ma non infilarono dentro al collo di vetro nemmeno un briciolo di speranza.

Fermi in mezzo al mare, il tempo non si muove, la barca non si muove, la terra non si vede. Fermi in mezzo al mare si lancia una bottiglia, ma il messaggio non si muove, fermo in mezzo al mare galleggia. Fermi in mezzo al mare Ernest s'è tuffato in mare e ha cominciato a nuotare. Ernest è uscito dalla bonaccia, ha sentito la corrente, ma il mondo era grigio e pieno di fumo e odore di guerre e grida e pianti. Ernest tornò indietro e risalì sulla barca ferma in mezzo al mare e niente si muoveva.

Guardò Serena, Tobia, Celine, Rob, Belizabeth e disse loro che la soluzione portava a un altro problema. Mandò Serena a prendere lo zaino. Non era più tempo di restare fermi.

Ernest diede un libro a ciascuno dei suoi compagni e insieme presero a leggere. Ad alta voce. Tutti insieme.

I personaggi delle storie prima echeggiarono nell'aria ferma e grigia, poi si addensarono in atomi di apparente materia solida e presero vita davanti a loro, tutt'attorno alla barca. C'erano streghe e burattini, coccodrilli e ballerine, un saggio, un poeta e un faraone.

Il mare si animò e la barca non riuscì a resistere se non per qualche breve istante, poi scivolò tra le onde, puntando l'abisso e con essa il suo equipaggio. Caddero dentro un vortice, un'enorme tromba marina che non sembrava avere un fondo.

Eppure all'improvviso il mondo si fermò con un tonfo secco. Sotto ai loro corpi riconobbero la terra ferma. Ciascuno provò a mettersi all'impiedi e si guardò attorno cercando i propri compagni. Nessuno. Non potevano scorgere alcun'anima nel raggio della propria vista.

Erano soli e ognuno avrebbe continuato da sé.

“Adesso sì che si ragiona!” esclamò Ernest sgranchendosi le gambe.

Ogni cosa doveva fare il suo corso.

 

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ero molto curioso di come avreste affrontato labonaccia tu e Schiumanera. Mi ha divertito molto scorgere gli stessi personaggi manovrati da entrambe le parti.
La scelta "inkheart" non annoia  mai, :) ma sarei proprio curioso di vederti tessere un filo logico a tutto per chiudere l'anello. Sì. molto curioso.

Ritratto di Schiumanera

Ero curiosa anch'io di leggere lo stesso soggetto da un diverso punto di scrittura :) Tu sei stata in grado di trasformare in positivo un soggetto che per me era stasi e angoscia. E con il libro "incantato" hai trovato il modo di sbloccare il tuo equipaggio. Ben fatto! La mia curiosità è opposta a quella del Capitano: mi piacerebbe sapere chi sono e da dove vengono/fuggono i tuoi personaggi. È la parte che mi ha intrigato di più.

Ritratto di Kriash

Sembra quasi un sogno quest'avventura. Coinvolge ma allo stesso tempo lascia un po'di amaro in bocca perché sembra l'accenno della storia vera e propria. Bello il ritmo, forse un pelo troppo veloce sul finale. Una buona scrittura descrittiva.

Ritratto di masmas

Carino il racconto, anche se il finale mi è parso un po' troppo veloce, in breve accade tutto, ma soprattutto accade un po' così, in maniera fortuita, senza un giusto climax.

Però carino.

Ritratto di fabrypoe

Una bella voce narrante, scrivere e ambientare racconti sul mare fa emergere la poesia che c'è dentro di noi, almeno credo, mi ha colpito in particolare anche la scelta dei nomi, che stile! C'è anche un richiamo al nome del buon vecchio "Ernest". complimentss

Ritratto di piccola mela

Grazie mille. Devo dirti, però, che la scelta dei nomi non è stata mia perché facevano tutti parte della traccia ;-) In ogni caso, ho scelto questa traccia proprio per il mare e per i nomi :-D

 

Ritratto di Creattività

carino come è partito e come si è svolto, ma anche secondo me ancora non era nel climax per chiudere... almeno secondo me...

 

Elvira

Ritratto di Creattività

carino come è partito e come si è svolto, ma anche secondo me ancora non era nel climax per chiudere... almeno secondo me...

 

Elvira

Ritratto di Creattività

carino come è partito e come si è svolto, ma anche secondo me ancora non era nel climax per chiudere... almeno secondo me...

 

Elvira

Ritratto di samy.

l'inizio c'è, il climax non si raggiunge, il finale sembra veloce, ma il soggetto era particolare. L'incipit da cui partire bello tosto, io non avrei saputo cosa scrivere.

Bel racconto

Samy

Ritratto di grilloz

Mi piace l'idea dei mostri che vengono fuori dai racconti (come sono pericolose le storie :P) ma il finale l'ho trovato un po' messo lì per concludere il racconto, a volte forse è meglio un finale aperto.

Ritratto di Borderline

Anche io l'ho vissuto come un sogno in cui un libro ti può uccidere o salvare. Nella staticità dell'azione sembra che siano le parole a dover risolvere e gonfiar le vele e questo mi piace molto, come se avessi fuso due piani separati, due mondi :)