6 - Esdra (di ValentinaCarta)

“Buongiorno signor Esdra!”
Salutò cordialmente la proprietaria della macelleria. Per tutta risposta lui la guardò con disprezzo e borbottò:
“Può anche smettere di fingere di essere contenta di vedermi.”
La signora Seel fece spallucce e tornò al lavoro.
“Magari per lui è una giornata no – disse un cliente – solitamente quando lo incontro non si comporta così.”
“Non saprei – disse Seel – a volte sembra così cordiale, altre è di umore talmente nero che fatico a credere sia la stessa persona del giorno precedente.”
“Non se ne preoccupi più di tanto – rispose il cliente – non vivete insieme, lo incontra solo per qualche minuto quando entra in macelleria.”
Con sguardo complice entrambi fecero una risatina e tornarono ai loro affari.
Nel frattempo Esdra era arrivato al bar del paese.
“Ciao Esdra! Come stai?”
“Buongiorno a tutti!” disse con un sorriso “Starei meglio se questa maledetta allergia ai pollini non mi facesse starnutire così spesso! Ogni volta che passo vicino ad aiuole o campi inizio a starnutire e non riesco a smettere.”
“Tieni duro amico mio, starai meglio durante le stagioni più fredde.”
Al bar tutti sapevano che fosse un po’ folle. Un giorno era di ottimo umore, il giorno seguente non li degnava di un saluto.
Bevuto il suo solito caffè Esdra rientrò a casa passando proprio davanti alla macelleria. Appena vide la signora Seel le fece un gran sorriso: “Buongiorno signora Seel! Bella giornata, no? Come procede il lavoro?”
Seel lo guardò perplessa: “Vedo che il malumore di poco fa è passato! In ogni caso – tagliò corto lei – il lavoro va bene. Arrivederci.” E tornò a sbrigare le sue faccende.
Un dubbio si insinuò in Esdra. Che non fossero quegli ultimi starnuti davanti alle aiuole della chiesa ad aver liberato un altro pezzo della sua personalità? Sì, perché dovete sapere che l’allergia ai pollini di Esdra gli provocava un fastidioso effetto collaterale; ogni volta che starnutiva un po’ più forte del solito, una parte della sua personalità usciva fuori dal suo naso, dapprima come una minuscola gocciolina d’acqua, via via sempre più grande, fino a diventare l’esatta copia di Esdra stesso. Ovviamente però, essendo solo un frammento della propria personalità, questa parte che si liberava non era mai uguale. Se starnutiva mentre era felice l’Esdra che veniva fuori era felice, cosicché per ogni forte starnuto che faceva potevano trovarsi a passeggiare per il paese un Esdra giocoso, uno triste, uno arrabbiato, eccetera…
Esdra lo aveva scoperto ai tempi della scuola. Non era proprio uno studente modello e una mattina, conscio di non aver studiato abbastanza, finse un’influenza. Per rendere la cosa più verosimile iniziò a starnutire per finta. Più la madre si dimostrava scettica e più starnutiva, finché, forse proprio a causa dei pollini, starnutì davvero. Quello starnuto produsse un Sé influenzato che si presentò a lezione malato e impreparato, e rimediò un terribile voto. Esdra, stupito del votaccio per un compito che non aveva mai fatto chiese ai compagni cosa fosse successo. Loro gli raccontarono tutto lui pensò subito ad uno scherzo. Andò a cercare il responsabile. Lo trovò in un parco giochi, nascosto sotto lo scivolo, intento a soffiarsi il naso. Gli sembrò di guardarsi allo specchio e chiese spiegazioni al ragazzino. Il suo Sé gli raccontò che ricordava solamente di essersi trovato fuori da casa e aver avuto l’istinto di andare a scuola. Esdra lo guardò attentamente e si rese conto che poteva essere una parte della sua persona ma non sapeva come riappropriarsene.
Infine scoprirono insieme che il Sé aveva la capacità di diventare piccolissimo e Esdra provò a mangiarlo. A quel punto si sentì di nuovo tutto intero.
Il problema ora era andare a recuperare la parte che tanto aveva fatto arrabbiare Seel. A lui dispiaceva che ci fosse una parte della sua persona che se la prendesse con lei. Era sempre gentile con tutti, lavorava sodo e, per dirla tutta, era anche carina. In quel momento, proprio pensando a quanto fosse carina Seel, starnutì. Non ci voleva. Aspettò per osservare se si formasse un nuovo sé stesso ma non ne vide e si convinse di non averne prodotti. Dunque andò avanti per la sua strada a cercare l’Esdra arrabbiato.
Dove poteva mai nascondersi un cafone intrattabile? Non in chiesa, non al fiume…forse al bar! Ecco!
Andò quindi verso il bar e durante il tragitto sentì improvvisamente delle urla. Si preoccupò e seguì il rumore delle voci; si ritrovò a una partita di baseball vicino alla scuola. Quale posto migliore per sfogare la propria rabbia se non un evento sportivo? E infatti dall’altro lato del campo vide la parte di sé che urlava contro l’arbitro:
“Non vedi che è un fallo!? Ma cosa ci stai a fare in campo se non vedi nemmeno queste cose!? TORNATENE A CASA!!!”
Ora bisognava solamente cercare di avvicinarlo senza che nessuno se ne accorgesse (nessuno sapeva di questo piccolo problema di Esdra). Si mise dunque a fare cenni all’altro sé per attirarlo nella sua direzione. L’altro sapeva che prima o poi si sarebbe dovuto ricongiungere al resto di Esdra così, un po’ riluttante si avvicinò, cerco di spiegare le sue ragioni, apparve anche un po’ dispiaciuto per i suoi modi. Esdra lo sgridò soprattutto per aver maltrattato Seel. Infine lo convinse a rendersi minuscolo e a farsi ingoiare. Ora, convinto di aver svolto il suo compito si avviò verso casa. Si mise sul divano e decise di riposare.
Ovviamente non poteva essere tutto così semplice, infatti quello starnuto vicino al campo aveva prodotto un altro sé. Questo, nato da pensieri su Seel, andrò a cercarla. La trovò mentre faceva delle consegne per alcuni clienti. Subito gli venne in mente di fare il cascamorto con lei così le si avvicinò:
“Buon giorno, bella signora. Come mai non c’è un uomo ad aiutarla a fare queste faticose consegne?”
Lei lo guardò stupita e incredula. “Allora è davvero folle come dicono!” pensò. Un po’ intimorita da questo comportamento così incomprensibile rispose con un sorriso e tirò avanti per la sua strada. Ovviamente il Sé non demorse:
“Su, non sia così timida. Lo so che le piacerebbe venire a cena con me.”
Un po’ incredula alla fine Seel pensò di fargli credere che sarebbe uscita con lui per poi, ovviamente, non presentarsi all’appuntamento.
“In effetti lei è un ottimo cliente, una brava persona, gentile…sa che mi ha quasi convinto?”
“Allora uscirà con me? Quando?”
“Questo me lo deve dire lei. è lei che mi ha invitato ad uscire.”
“Allora ci vediamo stasera alle 20.00 al ristorante La Piovra.”
“Va bene. A stasera.”
“Finalmente me ne sono liberata.” Pensò Seel.
Mentre Esdra era a casa continuava a pensare a tutti i disastri che avevano combinato i suoi vari sé andandosene in giro per il paese, considerò il fatto che se tutti avessero saputo di questo problema probabilmente l’avrebbero potuto aiutare. O forse no? Magari invece l’avrebbero creduto pazzo e mandato in un manicomio. Ma almeno a Seel l’avrebbe dovuto dire! Perché in fondo a lui di lei importava eccome; non voleva che i suoi sé combina guai andassero da lei e
combinassero qualche disastro, la facessero arrabbiare o la maltrattassero. Prese coraggio e decise di andare a parlarle; sapeva dove abitasse, sarebbe stato facile trovarla.
Arrivato a casa di Seel bussò alla porta. Lei si stupì nel vederlo là fuori; gli aveva appena detto che sarebbero usciti quella sera stessa, cosa ci faceva ora fuori di casa? Sembrava a disagio, magari gli era successo qualcosa; si convinse ad aprire la porta. Lui senza darle tempo di parlare le disse:
“Salve, avrei bisogno di parlarle di una cosa seria. Posso entrare?”
“Sarebbe meglio di no.”
“Possiamo almeno sederci qua fuori?”
Seel non trovò nulla di strano in questa richiesta e si sedettero sull’uscio. Lui si sentiva a disagio, non aveva mai raccontato a nessuno la sua storia.
“Innanzitutto vorrei scusarmi con lei per ciò che è successo stamattina. Non intendevo offenderla. Volevo dirle che non sono folle come tutti pensano.” Lei lo guardò con aria interrogativa e lui proseguì: “Avrà sicuramente notato che in questo periodo cambio spesso d’umore, a volte sono molto felice, altre volte sono arrabbiato, altre volte ancora sono tristissimo. Bene, deve sapere che io non sono davvero così. Cioè, non sempre, non sono sempre io.” A questo punto Seel non sapeva più cosa pensare se non che la follia di Esdra ormai fosse una cosa certa ma lui continuò: “Quando starnutisco più forte del solito ci sono delle parti della mia personalità che si staccano da me e vanno in giro da sole a far danni. Dunque la persona che stamattina le ha risposto in malo modo era una di quelle parti. So che può essere difficile da credere ma è così.”
“Anche l’Esdra che mi ha chiesto di uscire questa sera non era lei?” Chiese incredula.
“Quale Esdra?”
“Lei, cioè lui, mi ha incontrato mentre facevo le consegne e ha iniziato a fare il cascamorto con me. Per liberarmene gli ho detto che ci saremo visti stasera a La Piovra.”
A questo punto a Esdra venne in mente un’idea. Doveva far vedere a Seel il vero Esdra e il Sé contemporaneamente. La convinse ad andare insieme all’appuntamento delle 20.00. Lei avrebbe sempre potuto vedere dove si trovasse il vero Esdra e nel contempo avrebbe parlato con il Sé.
Arrivarono le 19.50 e Esdra di presentò a casa di Seel pronto ad accompagnarla al ristorante.
“Senta, pensavo che dovremmo darci del tu. Così può distinguere me dal Sé.” Lei acconsentì quindi si avviarono.
Arrivati al luogo, lei entrò e cerco il Sé; lo vide seduto a un tavolo in fondo alla sala, mentre Esdra stava seduto all’angolo opposto.
“Buonasera signor Esdra!” disse Seel.
“Buona sera Seel.” Rispose lui e subito le prese la mano e la baciò. Lei rabbrividì “Ma può essere nato davvero da Esdra un essere così viscido?” nel frattempo guardò il tavolo in cui stava il vero Esdra e lo vide mentre ordinava qualcosa al cameriere. “Ma allora è vero che sono due persone diverse.” Pensò. La serata proseguì con il Sé che non faceva altro che allungare le mani per accarezzare Seel e lei che cercava il più possibile di evitarlo. Alla fine della cena Esdra attendeva Seel e il Sé all’esterno.
Appena il Sé lo vide disse a Seel: “Vorrei presentarti il mio fratello gemello.”
“Non sapevo ne avessi uno.” Un po’ in difficoltà il Sé inizio a cercare di evitare il discorso:
“Avrai tempo per conoscerlo quando verrà al nostro matrimonio.” E fece per andarsene tenendo Seel per mano. Lei si dimenò e Esdra acchiappò il Sé per la camicia:
“Dove credi di andare!?”
“Veramente io starei rientrando a casa con la mia nuova fidanzata, vero amore?” e si avvicinò come per baciare Seel, ma lei si spostò disgustata.
Esdra lo riacciuffò e lo porto in un luogo in disparte. Parlarono, si accesero i toni, mentre Seel stava ancora davanti al ristorante, ignara di ciò che stava succedendo. Ad un certo punto silenzio. Dopo poco spuntò Esdra (o forse il Sé?).
“Scusami, ho dovuto usare le maniere forti.” E sorrise. Seel capì che la curiosa storia di Esdra era vera e poco tempo dopo iniziarono a frequentarsi.
Ogni volta che Esdra aveva il sospetto che un Sé fosse scappato chiamava Seel che lo aiutava a cercarlo per tutto il paese. Grazie a questo segreto si fecero delle grosse risate, come quando Esdra starnutì mentre raccontava una barzelletta e il suo Sé passo una giornata intera a fermare ignari passanti per raccontare storielle divertenti. O quando starnutì mentre interpretava un balbuziente a teatro con la sua compagnia e il suo Sé nacque tale e quale al personaggio che interpretava, andando addirittura a trovare la madre di Esdra che si stupì non poco di scoprire che suo figlio, da un giorno all’altro fosse diventato balbuziente e che, così come lo era diventato, gli era passata il giorno dopo.
Ebbero anche un figlio che chiamarono Jack; quando lo videro starnutire per la prima volta si guardarono, complici. Risero fragorosamente. Un piccolo Jack si stava materializzando davanti ai loro

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ok. Un giochino abbastanza lineare, non scritto male, no. Ma perché hai scelto la strada della commedia romantica alla JuliaRoberts? Io ne avrei approfittato per tessere un'orchestra di eventi più divertente. Non adoro l'esigenza di svelare alle prime righe tutto, per continuare su un piano lineare e senza intoppi. Ricordatevi che se svelate il trucco subito, andare avanti diventa davvero difficile e il rischio di riempire una storia di banalità colmapagine, diventa altissimo! :)
 

Ritratto di Schiumanera

La scrittura è piacevole e non mi dispiace l'impronta romantica, ma ho avuto l'impressione di leggere la descrizione della storia più che la storia. È come se, invece di un racconto avessi letto il suo riassunto. Perché non provi a riscriverlo senza dirci cosa accade a Esdra ma mostrandocelo attraverso azioni, pensieri...? :)

Ritratto di Kriash

L'inizio non è affatto male. Perde un po' forza sul finale dove sembra più una descrizione della storia che la vera e propria narrazione. Magari eri a corto di battute o hai dovuto tagliare. Nel caso non avrei voluto una spiegazione finale, potevi benissimo portare fino a un punto ben definito e lasciare la storia aperta. La scrittura è buona. A osare di più sarebbe stato ancora meglio ;)

Ritratto di masmas

Anche a me non dispiace la storia in sé. Confermo che tutte le anticipazioni e i commenti (Esdra pensò di fare questo, e poi lo fa) si potrebbero togliere, dove c'è un'azione inutile anticiparla con un commento della voce narrante. Altra cosa che mi ha colpito: manca forse il pathos. Ogni storia ha bisogno di un punto di svolta, di un conflitto cui segue un climax e una risoluzione. Qui forse è quando Sè combina il guaio con Seel. Ma a Esdra non succede quasi niente, non rischia nulla. Invece hai gli ingredienti pronti: Seel si arrabbia, non lo vuole più vedere, lui capisce che la ama e si dispera (se fosse un film americano tenterebbe il suicidio e Seel lo troverebbe in fin di vita e chiamerebbe l'ambulanza e lui starebbe 180 giorni i  coma, ma non siamo in America). E quindi si rivela ecc.

Tanto per fare il professorino :) 

Ritratto di Creattività

... per questi palati abituati ai sapori forti.

 

Ritratto di grilloz

Mi hai perso subito all'inizio, la macellaia lo saluta con un buongiorno quindi avevo visualizzato la scena di lui che entra in macelleria, invece dal proseuiento intuisco che non è entrato, forse è solo passato davanti. Sono piccolezze, ma servono al lettore ad entrare nella storia, se il lettore non vede quel che vedi tu non funziona.

Per il resto concordo col commento di schiumanera.

Ritratto di samy.

il finale è poco convincente, si perde. E' come se venisse diluito e spiega al lettore troppo. La storia è delicata e romantica. Ha dei punti deboli, ma secondo lavorandoci sopra si può migliorare.

Samy

Ritratto di Borderline

Ci sono forse troppe spiegazioni anche nelle azioni che precedono i dialoghi. Molti disse, guardò, fece... Delle volte per alleggerire si può provare a immaginare fin nei particolari un personaggio, e descrivere i gesti minimi piuttosto che usare dei verbi abusati che poi alla fine appiattiscono il personaggio. La storia e la sintassi non è male, si potrebbe lavorare un po' per gestire i dettagli :). Benvenuta!