1 - Ostum (di Alen Grana)

Ostum non aveva nemici. Ostum non aveva amici. Tutti, dico tutti, non mancavano mai di salutarlo per la strada. Tutti, dico tutti, non lo lasciavano mai solo per una birra o per un caffè, al bancone della taverna. Ostum viveva annoiato tra le riverenze. Ostum il combattente. Ostum non combatteva più, non aveva rivali. Ostum imparò la magia, sputò su tutti i suoi incantesimi perché tutti i suoi incantesimi venissero al mondo per rivoltarglisi contro.

Non gli si poteva negare nulla, nemmeno la morte.

Eppure, ancora una volta, la fortuna era stata dalla sua parte. La fitta pioggia sul campo d’esecuzione non aveva permesso il normale svolgimento della sentenza di morte che era stata sputata addosso al vecchio Ostum. Non potevano farci nulla, nemmeno l’inquisitore Rockhard aveva idea di come porre rimedio alla cosa.

Non ucciderlo era fuori discussione. La questione doveva essere chiusa alla svelta, molto prima che il ministro Trapner, Primo inquisitore del Regno, fosse tornato in città.

Quell’uomo, Ostum, era suo. Lo era diventato di diritto quando i loro passi si erano incrociati e le azioni del vecchio avevano rovinato i suoi piani.

Inginocchiato e con il capo chino, Ostum stava al centro della piazza, tra due guardie che condividevano con lui quella fitta pioggia.

Ma gli animi erano sicuramente diversi, quelli delle guardie e il suo, loro non stavano aspettando la morte.

Agiremo in un’altra maniera” disse Rockhard, “non vedo altra soluzione. Chiamatemi il Boia.”

Gli attimi di silenzio che seguirono furono accompagnati dal leggero vociare della folla che si era chiusa ad anello attorno alla piazza, al coperto dei portici in pietra costruiti secoli prima da qualche popolo dimenticato.

Giunse prima il rumore della lama trascinata a terra, della terra smossa e del piede di metallo che saltava ogni due passi. Il Boia veniva dalla città interna, a pochi metri dalla sede delle esecuzioni e doveva tenersi libero ogni momento della giornata.

Ma amava così tanto farlo che per lui non era assolutamente un problema, anzi…

Inquisitore e Boia si guardarono per pochi attimi, una chiacchierata muta già avvenuta decine e decine di volte e senza la necessità di ripetersi.

Uno era la mente e l’altro il braccio.

E proprio questo si alzò per portare la lama dello spadone sulla spalla, a impattare la spallina in cuoio e metallo dell’armatura.

Rockhard scese dal palchetto dove stava al coperto della pioggia e iniziò a bagnarsi il capo, le spalle, le mani. Zuppo come Ostum per dichiararne la fine, il termine ultimo delle sue preoccupazioni.

Ostum di Frey” iniziò l’Inquisitore, “siete chiamato quest’oggi a rispondere delle vostre pratiche barbare di stregoneria. Dei vostri riti magici che hanno portato danno alla città e ai suoi occupanti.”

Il vociare esterno si fece intenso, accompagnato da qualche sputo a terra e un insulto o due all’indirizzo del condannato. Rockhard aveva visto giusto: conquista la folla e avrai il potere.

Era l’unico insegnamento che aveva sempre messo davanti a tutto.

Per tutto il resto c’era la sua fame di gloria a discapito degli altri.

L’ultimo dei quali, proprio Ostum.

Non potendo compiere l’estrema espiazione tramite le fiamme del rogo benedetto, oggi vi condanno alla partizione. Le vostre mani saranno tagliate e portate nel Regno d’Ebano del sud, i vostri piedi viaggeranno fino al Regno di Vento del nord, il busto percorrerà l’arduo cammino verso il Regno di Giada dell’est e le gambe andranno a ovest, nel Nuovo Regno del Commercio” dichiarò l’inquisitore.

Fu quello l’unico momento in cui la testa di Ostum si levò per incrociare lo sguardo di Rockhard.

L’unico momento in cui la voce dell’inquisitore vacillò per un attimo, spezzandosi contro il muro di ghiaccio di quegli occhi antichi e forti, come il loro possessore.

La testa infine” riprese Rockhard, schiarendosi la voce con un leggero colpo di tosse, “rimarrà per trenta giorni sulle mura d’ingresso della città. Come monito per tutti quelli che vorranno intraprendere la carriera proibita di stregone. Nella Città della Forza, l’unica legge buona è quella del pugno… la parola è menzogna!”

Nella Città della Forza…” ruppe il silenzio Ostum.

Da principio fu solo una frase, a voce moderata, nulla più. Poi si accese e vibrò, percorrendo tutto il perimetro della piazza e diventando un rombo di tuono, ancora più forte di quelli che spazzavano il cielo.

Nella Città della Forza” riprese Ostum a testa alta, “non c’è più nessuno che possa competere con me. Nessun che impatterebbe il proprio pugno col mio. La parola, la magia e gli incantesimi sono l’ultima cosa che posso usare.”

Guardie…” intervenne con un cenno l’inquisitore.

Ostum non ci badò, continuando: “E sarà l’ultima cosa che userò contro di te, MALEDETTO!”

BOIA!”

L’ultimo grido di Rockhard giunse troppo tardi.

Il sangue che sgorgò dalla bocca di Ostum non era conseguenza di nessun supplizio ma qualcosa di autoinflitto.

BOIA” riprese Rockhard allungando il braccio verso Ostum, “LA PARTIZIONE!”

Nel momento in cui lo spadone del Boia calò sulle mani ammanettate di Ostum, la sua lingua venne sputata a terra e la scia di sangue che generò prese a formare delle parole in una lingua sconosciuta ai più.

L’ultima magia di Ostum.

Il suo capolavoro.

In quel momento, nell’ampia piazza d’esecuzione, di lui rimasero solo le mani, tranciate di netto dal colpo preciso e fulmineo del Boia. Ma nulla di più.

Quello fu davvero il suo capolavoro: Ostum, il combattente senza mani, stregone senza lingua… sparito per sempre dalla Città della Forza.

Oppure no?!

 

***

 

Il menestrello chinò il capo aspettandosi gli applausi al termine della storia su Ostum, il combattente stregone su cui erano state composti tanti racconti.

Tutti messi al bando dagli ordini del nuovo Governatore della Città della Forza, proprio quel Rockhard, inquisitore nella storia di Ostum.

Ancora col capo chino, piano piano, lasciò scivolare la testa di lato per vedere se qualcuno lo stava considerando.

Oltre a un paio di tavoli verso l’ingresso della taverna, colmi di ubriachi dal primo pomeriggio e un unico vecchio rattrappito a poca distanza dal caminetto acceso, la desolazione assorbiva quel luogo.

“Hai finito?”

La domanda dell’oste rimosse anche le ultime speranze di gloria.

Rimettendosi il cappello piumato, il giovane cantastorie alzò le spalle e si sbracciò giustificandosi.

“Riesco a pagarmi qualcosa da mangiare con questa canzone?” chiese speranzoso.

“Direi proprio di no. A meno che non entrino, adesso, almeno venti persone ma…”

Accanto al caminetto il vecchio dagli abiti pesanti tutti rappezzati si alzò, zoppicando e muovendosi tra i tavoli vuoti centrali.

“…a quanto vedo, più che guadagnarne di clienti ne sto perdendo” concluse l’oste.

Mentre il piede dell’uomo panciuto batteva su e giù, la stima del menestrello cadeva a picco.

Pure il vecchio straccione del focolare gli passò accanto e lo colpì con la spalla.

Sembrava tutto vestiti e niente forma, eppure, al colpo di spalla, il menestrello incespicò avanti a sé, spostato dalla forza dello straccione.

“Ehi ma…” a nulla valse il richiamo del cantastorie, il vecchio continuò silenziosamente la propria strada.

Da dietro il bancone, l’oste alzò una mano in saluto del vecchio poi fece l’occhiolino al menestrello, aggiungendo: “A Stù non piacciono certe storie, è un tipo nostalgico!”

“Stù?!” si chiese il menestrello, mentre all’ingresso un diverso tipo di saluto stava accompagnando l’uscita del cencioso.

“Vecchio, hai bisogno di una mano per aprire quella porta?”

Una risata generale proruppe da un paio di tavoli distribuiti nella zona d’ingresso della taverna.

L’ubriaco si toccò la mano, lasciandola penzolare senza vita a imitarne una recisa, staccata dal polso.

Ancora risate, tali da fermare anche l’ultima parte del racconto del cantastorie.

“Stù?!” continuò a ripetersi il cantastorie, facendo qualche collegamento mentale.

L’uomo vestito di cenci non rispose alle provocazioni degli ubriachi, si limitò a scuotere la testa, guardarli per un attimo e reindirizzare il proprio interesse verso l’uscita.

Il movimento fluido nelle maniche delle proprie vesti lasciò scorgere un piccolo rampino d’acciaio, così diverso da una mano naturale. Stessa cosa dove stava l’altra mano, il medesimo attrezzo si incastrò alla porta permettendogli di aprire e dileguarsi all’esterno.

Il cantastorie rimase per un momento senza parole.

Buttò a terra il liuto con il quale si era accompagnato fino a quel momento e si diresse alla porta superando gli ubriachi ancora intenti nella loro presa in giro.

L’oste sogghignò, vedendolo passare così velocemente: “Non volete più da mangiare?”

Fuori non c’era più nessuno.

Il vecchio era sparito così velocemente da non essere credibile.

Probabilmente aveva altro da fare, così di fretta: magari andare a raccattare qualche spicciolo in elemosine; magari salvare un Regno dalla morsa ingiusta di un inquisitore malvagio.

Poteva essere un bel finale per la sua storia… o, perché no, un nuovo inizio.

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Commenti

Ritratto di Schiumanera

Hai subito il fascino dello stregone e io pensavo che avrei visto comparire le cappe della Giusta Sentenza dalla porta di quella taverna. Storia ben giocata, resta da capire se Ostum ha mantenuto o meno i suoi poteri e quel menestrello che fine farà. Bello e piacevole.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Sì, questi colori io già li ho visti! ehehe!
Proprio bella la scelta di dedicare a Ostum la propria esecuzione, proprio bella. Pure se ora questo è un tuo piccolo marchio, ammetto che ho preferito questo a una sequenza di epiche avventure!

Mi è piaciuto.
 

Ritratto di Kriash

Grazie per i commenti!

Ostum è un personaggio bellissimo e non sapete quanto sia tentato di non farlo sparire. Ho voluto però distanziarmi dal mondo piratesco inquadrandolo in un contesto con altri luoghi proprio per non cadere in tentazione. La parte iniziale può ricordare un'altra esecuzione ;) ma qui nessuno può sapere se sia avvenuta davvero o no. Solo il cantastorie lo sa e forse nemmeno lui. Mi è piaciuto parlare di Ostum ma utilizzando un altro protagonista.

Ritratto di fabrypoe

La trama iniziale è stupefaciente già mi immaginavo le scene in puro stile "Games of Thrones" il finale mi ha un po' lasciato perplesso, una bella virata, ma è solo questione di gusti personali. Ottimo lavoro.

Ritratto di Kriash

Grazie!
Se la prima parte ha colto nel segno vuol dire che la canzone del cantastorie è stata un successo! :)
La realtà presentata nella seconda è più terra terra proprio per questo motivo: una storia può essere leggendaria ma serve comunque qualcosa di reale per poterla mandare avanti... tipo il cibo per il nostro menestrello.

Ritratto di masmas

Molto intrigante, coinvolgente, eroico, ben scritto. La prima parte fila via in un lampo, forse la seconda gioca appena un po' troppo sulla sorpresa, ma bel racconto proprio.

Ritratto di samy.

un bel racconto e un bel personaggio da non abbandonare.

Bel gioco

Samy

Ritratto di piccola mela

Mi è piaciuto molto il personaggio e anche il perno che gira attorno a questa inquisizione della parola. Promettente anche il menestrello. Non mi dispiacerebbe affatto ne venisse fuori un seguito. :-)

Ritratto di Creattività

Bello bello. Una cosa ma tra tutte non la prima, ma voglio dirla, mi piace perchè l'incipit è incipit e non hai usato le frasi dell'incipit all'interno del racconto, mi piace così, credo che l'incipit debba venire fuori nel racconto non utilizzato nel racconto. Poi c'è tutto il resto, si segue la storia e ne sono rimasta affascinata, non sento forzature. 

bello

Elvira

 

Ritratto di Creattività

tre asterischi ***

Ritratto di grilloz

Non è la prima volta che leggo una storia che inizia con un'esecuzione ;)

Bel racconto, bei personaggi, da non abbandonare.

Ritratto di Biola71

mi porta prima nella piazza, guardare il boia che entra e si accinge a copire, e poi nella taverna a trotterellare col bardo, per capire se quel vecchio che esce, Stù, non sia davvero L'Ostum da lui cantato. E' come se fossi lì, da quanto si respirano e si toccano le due situazioni...per cui bravo!

Il finale però...lo trovo un pò troncato.

Forse volevo sapere davvero chi era quel vecchio e cosa ci facesse lì e come avesse fatto a salvarsi dall'esecuzione...

Ritratto di Borderline

Evidentemente il mio destino da lettrice in questo periodo è legato alle esecuzioni. STo leggendo il romanzo esoterico "L'angelo della finestra d'occidente" e la "tua" esecuzione mi ricorda tantissimo quella del servitore di Isais la Nera presente in quel libro! Lo stile è cupo e denso al punto giusto, ricorda I Signori delle Balene come hanno scritto anche altri ma va più in là verso un mondo credo più magico, e questo è molto interessante :). Comunque ora smettetela di spaventarmi con esecuzioni di qui e di là di gente che non muore :D

Ritratto di Kriash

Grazie a tutti quelli che hanno condiviso un parere e un suggerimento.
Sì, il personaggio mi piace parecchio, come mi piace l'idea che non possa concludersi qui la sua storia quindi... chissà. Magari in solitario o magari in qualche cameo :)