Raccontami una storia (di Beki)

“Era una notte buia e tempestosa. Gli inizi vi piacciono così? Sssì? Sssì!

Amavo la pioggia e il rumore del vento. Sssuoni che acceleravano il battito del cuore amplificando le emozioni.

Mi teneva ssstretta. Fiato dolce. Parole tenere. Ero inebriata ma volevo di più.

“Sssei una bambina, una dolce bambina ma lei mi assspetta nel nossstro letto. Sssarà ssspaventata. I temporali le fanno paura. Probabilmente nossstra figlia ssstarà piangendo nella camera accanto e lei ssstarà andando a consolarla. Dovrei essere con loro”

“E perché sssei qui con me? Perché ssstai ssstringendo me?”

“Sssolo una volta, mio piccolo fiore. Sssolo quesssta notte, giaci con me”.

Una notte non mi sssarebbe bastata, ma cedetti.

Ssstesa sssotto la pioggia lo accolsssi. Mi assspettavo carezze. Forssse promessssssse. Invece trovai sssolo un atto meccanico.

Non fu il piacere a farmi dimenticare la ghiaia che graffiava la carne. Fu la rabbia.

Lo ssspinsi sssotto di me. Presssi il mio piacere portando via il sssuo, e quando anche lui fu vicino a quel momento, riempii le mani di sssassssssi.

La ssstessssssa bocca che aveva montato la mia tesssta e la mia vita ora annassspava per un filo d’aria.

Le pietre ssscendevano lente nella gola.

Sssarebbe stato mio per sssempre”.

 

 

Il pubblico rimase in silenzio. Ragazze si coprivano le bocche mentre gli accompagnatori le stringevano vittoriosi. Il solito pubblico. Più o meno. Curiosi. Perditempo. Attaccabrighe e annoiati. Solo una ragazza osservava gli occhi di Sibilia, celati dal velo, mentre il padre la stringeva al polso sussurrando rabbia.

“Il racconto è giunto al termine. Ssspero di avervi intrattenuto come desssideravate”.

Chi applaudì, chi sghignazzò, chi la guardò con orrore e disprezzo. Uno a uno lasciarono cadere monete nel barattolo poggiato sull’altare di Sibilia. Osservavano ma nessuno osava chiedere. Peccato pensò.

Bullo e il Tarros aprirono le tende per far uscire la gente.

“Un momento” fu il Padre a parlare “non ci ha mostrato il volto”

Finalmente “Sssi chiama padiglione dei sssussssssurri, non dei visi”

“Ma andiamo?!? È la Città errante dei Mostri. Quello, vogliamo vedere”

Bullo si gonfiò pronto a fargli sentire la forza di un freak ma Sibilia lo fermò con la mano. “Essssssia. Ma per mossstrarmi esssigo un altro pagamento”

“Cosa volete?” chiese uno dei giovani, strattonato dalla propria compagna.

“Una ssstoria. Nient’altro che una ssstoria. E voglio sssentire la sssua”. La figlia del padre divenne gesso. “Avvicinati e sssussssssurrami la tua ssstoria”. Il padre la spinse in avanti “Così vedrai cosa può succederti”.

 

 

Il padiglione era vuoto. Il Tarros se ne andò trascinando con se l’odore di morte. Sibilia lasciò scivolare le gambe inerti oltre il suo altare. Bullo la prese in braccio “Sib! Il prossimo scocciatore se ne andrà con le ossa rotte!”

“Non ti basssta il tuo pubblico?”

“Non sempre”

“Forssse la prossssssima volta, ma ci sssono sssempre ssstorie cosssì interesssssssanti”

“Non ti basta la tua?”

“Non sssempre”

Passarono affianco al padiglione di Tina. Nessuna luce a illuminare gli uomini in coda. La notte celava i visi ma non le intenzioni. Sibilia e Bullo si scambiarono i pensieri e un urlo dette loro conferma.

“Ti porto alla tua tenda?”

“Sssì perfavore”

 

 

Il pettine d’argento, le dava noia come ogni sera. Lo estrasse e il velo ricadde sulle spalle. Con cura, lo piegò e lo portò in grembo.

Si guardò allo specchio della toilette. Scucì le labbra attaccate al suo viso e le ripose nel cassetto. Nel farlo sfiorò una piccola scatola di legno. La aprì. Due sottili lembi di carne. Il suo primo bacio.

“Sibilia? Sono io. Posso entrare?”

“Vieni pure”

“Ah scusa ti stavi cambiando?”

“Non ti ssscusssare, puoi aiutarmi col vessstito?”

“Con piacere. Poi ti va di venire con me da Galatea? Credo abbia finito anche lei, ma, hai visto Tina?”

“Sssono passsata con Bullo vicino al sssuo padiglione. Ne avrà ancora per un po’”

“Quasi la invidio. Se ti tiri su con le braccia ti sfilo l’abito”

“Cosssì va bene?”

“Perfetto”

“Al posssto di invidiarla dovresssti fare come lei”

“Ho solo un lungo collo. Non ho denti nella mia...cosa”

La Donna Giraffa si guardò allo specchio. Con le unghie accarezzò i numerosi anelli del suo collo. “Vorrei solo poterli togliere”

“Ma tu puoi toglierli. Un gesssto che pagheresssti con la vita”

“Lo so. Ma! I tuoi abiti sono tutti neri?”

“Sssì. È il colore che meglio sssi intona al mio persssonaggio. Puoi prendere il terzo da sssinissstra?”

“Quesssto?”

“Sssì grazie”

“Tieni. Ti aiuto?”

“No. Quesssto riesco a metterlo da sssola”

“Sib? Non vorresti smettere di essere un personaggio?”

“All’inizio lo desssideravo, come te. Ma adesssssso sssono un freak, un mossstro. Cosssì mi hanno resssa e cosssì io mi sssento viva. Attraverssso le mie labbra ssstorie mai raccontate prendono vita. Le animo da un altare, e da lì osssssservo la gente che mi odia, che mi teme, che mi ama, quasssi fossssssi una dea. No! Non vorrei mai tornare a essssssere Maria, a essssssere una di quelli che gli altari li guarda dal basssssso”.

 

 

Donna Giraffa spingeva la sedia di Sibilia in silenzio. Il rumore delle ruote sulla strada cullava i pensieri delle donne.

Gli avventori avevano lasciato la Città al suo dolce silenzio.

Un’ombra dietro al padiglione dei sussurri attirò l’attenzione di Sibilia.

“Sssai che ore sssono?”

“E’ quasi mezzanotte perché?”

“Devo fare una cosa. Ci vediamo da Galatea”

“Sicura che non hai bisogno di aiuto?”

“Sssicura”

 

“Mia dolce ssspettatrice. Allora sssei venuta!”

“Davvero potete aiutarmi?”

“Sssicuro. Avvicinati. Non avere paura.”

 

 

Il pubblico aspettava. Sistemò le sue nuove labbra e iniziò a raccontare.

“Il sssole sssplendeva alto nel cielo. Gli inizi vi piacciono cosssì? Sssì? Sssì!”

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Commenti

Ritratto di grilloz

Storie nelle storie, questa mi sembra la definizione migliore.

A volte ho un po' perso il filo della storia tra un cambio discena e l'altro, ma l'atmosfera grottesca e malinconica c'è tutta.

Ritratto di masmas

Bella atmosfera, sì. La storia, o meglio le storie, appena accennate, suggeriscono più che raccontare. Buono per una introduzione a un racconto più lungo.

Ritratto di Kriash

Hai delineato molto bene il personaggio, mi è piaciuto. Ottima atmosfera e svolgimento lineare che mi ha rapito da subito. Bella prova!

Ritratto di LaPiccolaVolante

E mi accodo. Soggetto da gestire al limite, quei modi che poco proliferano perché, è vero, confusi e senza curve nette. Ci si perde, ma proprio io, devo ammettere che non è un male. Occorre attenzione, e sono giochi per chi ha voglia di mettercela. niente sorrisi, soggetto meraviglia, grottesco corretto. Bello. Ssssì!

Ritratto di samy.

L'atmosfera grottesca c'è. A volte mi sono un po' persa ma è fantastica questa storia nelle storie. Ci si potrebbe costruire qualcosa di più lungo.

Ritratto di Borderline

Il persssonaggio ssssibilante mi piace molto, avrei lasciato quelle ssss solo a qualche parola chiave, senza calcare la mano su tutta la frase, ma in fondo è più logico che pronunci così proprio tutte le S, quindi è un problema mio e solo narrativo ;). Non l'ho trovato così poco chiaro anche se forse i dialoghi all'interno del racconto avresti potuto renderli diversamente dalle virgolette già molto presenti. La fine della storia si ricongiunge all'inizio e mi piace molto!