Mr. Honey (di Aly)

Venite, venite cari spettatori, la città dei mostri vi aspetta. Sotto i tendoni dall’aria sinistra si celano misteri di ogni tipo, non aspettatevi luoghi comuni, il banale non ci appartiene, noi siamo esseri fuori dagli schemi, siamo ciò che più vi spaventa e vi disgusta, e proprio per questo vi attira profondamente. Stuzzica la vostra più oscura percezione, i vostri pensieri più terribili, quelli nascosti dal ben costume e dai modi educati; come gli antichi spettatori delle tragedie anche voi sentite il bisogno di immergervi nel grottesco e dar voce liberamente alla vostra sete di orrore e perversione perché non c’è nulla di più umano del desiderio sopito dell’animalesco. Mr Honey lo sa questo, lui ha imparato a conoscerla la natura umana, ancor di più ora, nella citta dei mostri, dove ogni sera si presentano decine e decine di persone avide di orrori e stravaganze; arrivano da lui, il venditore di biglietti e attendono il loro turno, tutte in fila come brave formichine, con gli occhi luccicanti di aspettativa, già persi lontano verso ciò che li attende. Mr Honey è il primo ad incontrarli, proprio qui, davanti all’entrata, con il suo cappello rosso e oro calato fin sopra gli occhi gialli e con quegli stessi occhi li osserva guardingo, li annusa avido, assapora la loro impazienza e ascolta, con il suo udito sopraffino, il battito accelerato dei loro cuori. Ah i cuori! Che dolce sentire quello del sangue che pulsa, più è veloce più il suo canto diventa forte e chiaro, una dolce melodia tentatrice. A volte per diletto e per stuzzicare la sua volontà si mostra ai clienti, sposta il suo cappello e li guarda ammiccando, sorride sornione di fronte alle facce sorprese e quasi spaventate della gente di fronte al suo sguardo felino, alle mani coperte dalla grigia peluria e agli artigli ben affilati; si liscia le orecchie a punta e si passa la lingua sui denti appuntiti e li sente, beandosi di tutto ciò, trattenere il respiro e portarsi la mano al petto, quasi a fermare il battito impazzito che riecheggia nella gabbia toracica. Sciocchi, temono lui ma non sanno cosa li aspetta là dentro. Ma i cuori non sono tutti uguali, sono per lo più fragili e corrotti, pieni di amarezza oppure saturi di speranza e sogni, tutti inutilizzabili; lo sa bene lui che di cuore ne ha uno piccolo e mal funzionante, quello di un gatto, regalo del suo primo padrone che voleva renderlo un docile animaletto domestico per la sua bambina. Cara bambina che gli ha donato il nome, era piccolo anche il suo di cuore quando lo stringeva tra le mani, caldo e tenero, troppo tenero. Ma tutto viene per chi sa aspettare e Mr. Honey è una vita intera che attende il momento opportuno; ora è finalmente arrivato, nel mondo dei freaks ha trovato il posto giusto dove muoversi, basta fare le giuste alleanze e promettere le giuste ricompense.

Stasera il tendone è pieno, i biglietti sono stati venduti tutti e Mr. Honey può allontanarsi indisturbato dalla sua postazione. Passa davanti alla grande vasca, con l’artiglio si avvicina al vetro e lo sfrega lentamente, dall’alto verso il basso; lo stridore è attutito dal brusio della gente ma sa che la donna bianca l’ha sentito, non può vederlo, con i suoi occhi ciechi a vacui, ma i rumori li percepisce e rabbrividisce dentro la sua acqua torbida. Mr. Honey sghignazza, quanto è suscettibile quel mezzo pesce anemico! Il suo cuore è debole, annacquato, sfibrato dal dolore del suo passato e praticamente inutile. Un odore di tabacco gli stuzzica le narici, le vibrisse fremono di disgusto, è segno che nei paraggi si aggira il matto troppo alto, si starà preparando per il suo spettacolo oppure sarà riverso da qualche parte, troppo ubriaco e gracile per alzarsi, come il suo cuore, saturo del fumo e dell’alcool che ingerisce tutti i giorni. Continua il suo giro, non ha fretta questa sera, ha un appuntamento ma non è necessario affettarsi, può godersi ancora per un po’ tutta questa euforia che impregna ogni cosa. Lo spettacolo è iniziato, non c’è bisogno di vederlo per saperlo, basta odorare l’aria che si è fatta fredda di silenzio e sgomento. Sorride, in scena deve essere entrato l’uomo insetto, con le sue zampette pelose e inquietanti, fa un certo effetto alla gente vederlo arrivare, la fa rabbrividire, i ragni fanno sempre paura, chissà perché, sono così ridicoli in verità, goffi e tondeggianti e dal cuore indebolito dal loro stesso veleno, non c’è niente da temere, basta una zampata e rotolano via come palline; ma la gente sembra non saperlo o dimenticarsene qui, dentro la città delle stranezze. E’ arrivato davanti all’altare della strega, la gente si siede e ascolta i suoi racconti, la guarda parlare, attonita e con la bocca aperta quasi fossero pesci in cerca di cibo e si perdono nei fili sinuosi delle sue parole; è un incantesimo scaltro quello della strega, lei che è troppo arrabbiata con gli esseri umani che l’hanno ridotta in mille pezzi, si vendica con gli ignari spettatori, insinua nella loro mente racconti scabrosi che li tormenteranno per le notti a venire. Assomiglia un po’ a Mr. Honey , anche lui odia gli esseri umani, la gente per bene, quella che lo voleva docile e remissivo, dolce e delizioso come melassa appiccicosa, che l’ha chiamato così e ha cercato di renderlo ciò che non era. Ingrati esseri umani, se non fosse per il vostro pulsante cuore sareste inutili ammassi di sterco; ma qualcosa di buono lo avete e Mr. Honey lo desidera ardentemente. La strega sta raccontando e il suo cuore intona il canto ammaliatore delle sirene, ma lui non si ferma, stasera niente parole, ci vogliono i fatti. Raggiunge l’angolo della donna dal collo lungo, circondata da bambini curiosi, ma passa subito oltre, c’è troppo giallo e troppa tristezza in lei per i suoi gusti, il suo cuore odora sempre di fiori marci e terra bagnata, terribilmente rivoltante. E’ quasi arrivato al luogo dell’incontro, manca poco ormai. Si avvicina a una tenda di velluto nero, ne sfiora un lembo e sente un urlo soffocato provenire dall’altra parte; al di la c’è la stanza della ragazza dai capelli rossi e dal cuore voglioso, il suo piccolo nido dove riceve tutti coloro che vogliono conoscere i suoi più profondi segreti e che sono attratti dalla sua bellezza come insetti dalla luce. Ma non sanno gli uomini cosa succede se ci si avvicina troppo a qualcosa che brilla? Ci si brucia o peggio, si rimane fulminati. La lussuria, che peccato poco originale, rovina i cuori e li rende sterili. Dalla zona centrale del tendone si sente il vociare del pubblico, deve essere il momento dell’uomo dalla mente crudele e dal cuore avido di violenza e di quello spilungone tutto ossa, talmente ridicolo che anche il suo battito sembra ridere e prendersi gioco di lui. Passa davanti all’uomo pustola che si sta avvicinando al palco e il ronzio degli insetti copre qualsiasi rumore ci sia nei paraggi, troppi piccoli animali dilaniano le sue carni, fastidiosi e terribilmente antipatici. Dietro di lui arranca sui suoi zoccoli l’uomo carogna, sguardo basso e sempre arrabbiato si rigira qualcosa tra i denti, forse un pezzo di putridume, il suo cuore è lento e appesantito dalla troppa morte che ha ingerito; si avvicina ma Mr. Honey lo scansa e se ne allontana.

Qualche ultimo passo ed è arrivato. Non c’è nessuno ovviamente, così come era stato deciso. C’è solo una scatola, piccola e quadrata. Mr. Honey si avvicina e l’annusa: l’odore della vittoria è dolce e aspro allo stesso tempo, sa di sangue. E’ quasi emozionato all’idea di aprirla, se il suo cuore fosse giusto lo sarebbe veramente, ma è inutile fingere, meglio arrivare al sodo e vedere se l’accordo è andato a buon fine. Con l’artiglio taglia a metà il coperchio e svela ciò che nasconde: uno splendido e grande cuore umano. Ah finalmente! Eccolo qui, tutto per lui, tutto quanto per lui. Lo prende in mano e già pregusta il momento in cui potrà usarlo, cambiare il suo nome e diventare ciò per cui è nato; lo tocca, lo gira e lo rigira e sembra perfetto. Ma l’amara realtà arriva e lo travolge: c’è qualcosa che non va, lo sente. Lo avvicina al naso, annusa e capisce: il cuore non è completamente umano. Appartiene a qualcuno di diverso, di strano, ad un freak. Mr. Honey lo tiene in mano e lo guarda, sa benissimo che non va bene, non è quello che voleva, non è quello che aveva chiesto. I patti erano altri, è stato ingannato e questo non va bene. Nessuno inganna Mr. Honey, soprattutto quando il prezzo è già stato pagato. Guarda il cuore un’ultima volta e poi lo ripone nella tasca; qualcuno dei mostri sotto al tendone non ha più il suo cuore, è stato furbo, ha cercato di mascherare la sua mancanza, ma nessuno conosce i cuori come Mr. Honey, nessuno. Il traditore dovrà pagare per l’inganno come è giusto che sia. I peccati vanno sempre puniti.

Ah freak, non si fa così, Mr. Honey sa chi sei e sta venendo a prenderti.

 

 

 

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Commenti

Ritratto di Kriash

All'inizio ho storto un po' il naso per l'assenza di dialoghi e della distribuzione del testo così "fitta". Poco respiro mi distrae dalle lettura. Però sul finale hai recuperato alla grande. Mi è piaciuta la piega data proprio dalla storia finale, un buon incipit a qualcosa d'interessante che potrebbe accadere nella Città.

Ritratto di masmas

Sì la narrazione è un po' distaccata ma a me non dispiace. Mi è piaciuto come descrivi gli altri personaggi, molto carino, molto meglio la tua descrizione di Jim che la mia :) 

Però la lunga ridescrizione dei personaggi mi ha rallentato un po' la lettura, errore che ho commesso anch'io, quello di ripresentare i personaggi.

Il finale è vero, rende bene, molto carino.

Ritratto di Tosher

Trovo maledettamente interessante la caratterizzazione dei personaggi attraverso il cuore, ben fatto! Bellissima la sintonia tra Mr Honey e la strega. Personalmente, avrei voluto sentire di più del cuore di Mr Honey stesso: so che è quello di un gatto, che lui giudica inutile. So che vuole un altro cuore più di qualsiasi altra cosa. Quello che non afferro interamente è: perchè? Cosa cerca? Cosa manca ai cuori che vede in giro che lui vuole? Cosa manca al suo cuore di specifico che lo spinge a cercare un cuore preciso? Mi incuriosisce! Il non-detto in questa storia ha un ruolo importante, quindi non ci vuole uno "spiegone", ma una allusione o due in più potrebbero, penso, aiutare a caratterizzare un personaggio di per sè intrigante. 

Ritratto di grilloz

La storia è carina, forse la carrellata di mostri all'inizio è un po' lunga. In generale l'ho trovato un po' troppo raccontato, poco visivo, soprattutto nel finale dove si sarebbe potuta gestire meglio la sorpresa.

Un consiglio, va a capo più spesso per evitare l'effetto "muro di testo".

Ritratto di LaPiccolaVolante

Carino. Non una storia, certo, ma un soggetto da sviluppare. Le domande, tutti i perché che ci chiediamo noi lettori, in questi giochi, possono anche non esser mai soddisfatte. Ma tu le risposte le hai? Questo è dar forma a un soggetto. Tu hai i motivi che spiegano tutto, una loro vaga idea? A questo dovete pensare: creare la sagomina del gioco e non perder di vista un probabile continuo.
Però mi piace molto il tuo percorso. Sì, molto, dal primo all'ultimo gioco.
 

Ritratto di samy.

punto di forza Un bel soggetto da dove far partire una bella storia. Ci sono tutti presupposti. Il finale rende bene l'intero racconto. Punto debole poco respiro durante la lettura, è come andare in apnea. Ma secondo me comunque un buon lavoro e una buona prova.

Ritratto di Borderline

Sono molto contenta del percorso che stai facendo in scrittura, e dall'ambiente che cerchi di creare in tutti i racconti da qualche tempo a questa parte: oscuri, con non-sense calibrati e personaggi che sembrano usciti da un libro di fiabe ma letto al contrario ;). Come Alen, ti consiglio di andare a capo più spesso ma una volta che il lettore intraprende la lettura non è affatto pesante come l'illusione ottica del "muro di parole" potrebbe far sembrare