Bradipowski Show (di Vyking)

Un colpo di tosse e apro gli occhi. In bocca, un sapore schifoso. Mi tiro su. La testa gira. Nausea. Bevuto troppo, già. Guardo le otto bottiglie vuote che mi sono scolato. Come ho fatto ad allinearle così ordinatamente contro le sbarre è un vero mistero. Mi fa male una gamba. Controllo. C’è un taglio bello grosso e un ematoma sul ginocchio. Devo essere caduto, niente di nuovo. Almeno tutto tace. Almeno non mi sono vomitato addosso. E adesso? Adesso che faccio? Che ore sono? Che giorno è? Quanto ho dormito? Ma poi, che diavolo importa? Dal tendone non filtra luce. Forse é notte. Questo vuol dire che tra poche ore comincia il lavoro. Cristo santissimo, il lavoro. Meglio restare chiuso in questa gabbia. Ma ho finito la roba da bere. Frugo nelle tasche e trovo le mie foglie di tabacco. Ne arrotolo una e l’accendo. Un paio di tiri e una fitta mi tortura il basso ventre. Scoreggio e rimango seduto in un angolo. Strizzo gli occhi, cercando le altre gabbie, oltre le sbarre. Troppo buio. Ottimo. Anche loro non possono vedermi. Mi alzo e prendo il secchio di ferro arrugginito. Qualcuno l’ha svuotato. Che gesto carino. Abbasso i pantaloni da pagliaccio che m’hanno obbligato a mettere. Faccio fatica a flettermi sulle ginocchia, ma alla fine poggio le chiappe sul freddo metallo e qualcosa esce da me. Sto lì a defecare sbuffando il fumo dal naso e sento la vocina di Jimmy, due gabbie più a sinistra. Poveretto. Sta ancora parlando con quell’insetto. Almeno lui ci prova.

“Sai Bernie, i bambini mi hanno contato una costola in meno, oggi. Puoi controllare se l’ho persa?”.

Ora, gli insetti non parlano mica. Ma Jim Stick qualcosa deve averlo sentito lo stesso per replicare:

“La mia costola! Dov’è finita la mia costola? Ho perso una costola! Ho perso una costola!”

“Dacci un taglio, pelle e ossa! Sta zitto, o vengo lì e ti faccio assaggiare i miei arnesi. Li vuoi sentire i miei arnesi, belli duri? Allora, frocetto, li vuoi sentire?”

Jimmy piagnucola qualcosa. Non mi piace quando Bullo lo prende per il culo. Bullo, si. Credo si chiami così, il tizio con due peni. Prima gabbia, fila di fronte.

Jimmy piagnucola, Bullo grida. Mi sale un conato di vomito. Lo faccio sul pavimento.

“Oh! Il brutto addormentato s’è svegliato! Bradipowski, razza di un’ameba! Che fai, stai rimettendo le budella?”.

Io continuo a svuotarmi mentre Bullo rantola: “Ki,ki,ki”

 Lo fa sempre, quando ride. Vorrei rompergli il muso a forza di pugni. Vorrei mandarlo a quel paese. Invece mi esce soltanto della schiuma giallastra dalla bocca. Dei tonfi fanno vibrare il pavimento. Dev’essere il tizio della seconda gabbia, fila di fronte. Tarros, lo chiamano. Forse perché ha le corna e gli zoccoli. Bullo l’ha fatto agitare. Lo sento sbuffare e grugnire. Adesso s’incazza. Io sputo un maccherone. Non ricordo d’aver mangiato i maccheroni. Non ricordo di aver mangiato niente, negli ultimi giorni. Solo bevuto.

“Bradipowskiiiiii”, sibilò il gattaccio rinchiuso nella cella accanto alla mia, “Bradipowskiiiiii”.

Lo sento grattare con gli artigli il muro che ci divide. Ama farsi le unghie in questo modo. La mia nausea aumenta.

“Che vuoi?”, riesco a dire.

“Hai combinato un macello allo spettacolo di ieriiiii. Te lo ricordi, siiiii?”

Scatarro per bene e sputo l’ultimo avanzo incastrato tra i denti.

“Spara”

Il micio soffia. Mi sembra di vederlo ghignare, gongolante, con tutti i suoi dentini acuminati in bella mostra. Lo chiamano Honey. Mr Honey. Ma per lo più, quando lo chiamano, lui gonfia la schiena e sfodera le armi.

“Eri ubriaco fradicio,siiiiiiiii. Sei caduto dal palco addosso al pubblico,siiiiiiiii”

“Sai che novità”

“Aspetta, non è mica finita quiiiiiii. Un bambino ti ha lanciato una manciata di monete, siiiiiii. Tu le hai raccolte, lo hai guardato e gli hai mollato un pugno sul naso, si,siiiiii. Gliel’hai rotto, il nasino, a quel bambino, siiiiiiiiii. Uno spasso, siiiiiiiii!”

“Adesso ti fanno il culo Bradipowski! L’hai combinata troppo grossa stavolta!”, fa Bullo, picchiando sulle sbarre, “adesso vengo lì e ti faccio passare la sbornia a colpi di minchie!”.

Controllo la foglia di tabacco nella mia mano destra. Ancora accesa. Faccio un bel tiro e tossisco.

Poi qualcuno spalanca l’ingresso del tendone e i raggi del sole inondano tutte le gabbie. In quella di fronte alla mia sta Galatea. Quando la luce colpisce la boccia di vetro piena d’acqua, lei trasale, sgrana gli occhi rossi e ciechi, emettendo una miriade di bolle colorate dalla bocca. E che bocca. Nonostante le cicatrici. Schizza via, nuotando fino all’estremo opposto della vasca, dove il sole non arriva. Peccato. Io rimango a guardarle il culo, finché non sparisce del tutto, rintanandosi nel buio. Pelle di porcellana, più pallida della mia. Non parla mai. Fa solo bolle. La donna perfetta, se non fosse per tutte quelle pinne e quelle squame. Io preferisco le gambe. Io adoro le gambe. Comunque…chiunque sia entrato, grida:

“Vi ho portato un nuovo amichetto, mostri schifosi”.

Poi avanza tra le gabbie. Sento i passi.

“Da dove arriva quell’aborto? Ki,ki,ki”, abbaia Bullo, “che cos’ha ? La lebbra?”

Mr Honey, o come diavolo si chiama, comincia a soffiare forte.

“La mia costola! Avete preso voi la mia costola?”, fa Jimmy.

La mia gabbia è una delle ultime, in fondo al tendone. Io sono l’ultimo arrivato. Anzi, lo ero. Il nuovo ultimo arrivato mi passa davanti, in catene. Il secondino lo trascina verso la sua nuova prigione, seguito da uno sciame di mosche impazzite. Quando lo vedo il mio stomaco non regge. Vomito ancora.

Sento un gran sferragliare di chiavi e serrature. Poi una porta che cigola e sbatte.

“Tra poco si va in scena”, fa il secondino, “Questo è il tuo primo spettacolo, Pulcesecca. Vedi di sanguinare a dovere”. Poi si mette davanti alla mia gabbia e mi fissa.

“Bradiposki, vecchio scoreggione…ancora a scioglierti in quel secchio? Guarda come hai conciato la tua gabbia. E’ un vero schifo”.

Rimango zitto e a guardarmi i piedi.

“Sei pronto a dare spettacolo? Sei pronto a cadere per noi?”

Bullo ride forte. Tarros scalpita.

“Fate silenzio! Allora Bradiposki, non mi rispondi?”

“Se vuoi lo show, dammi da bere. Devo carburare”

“Ma certo, certo, brutto alcolizzato. Ti ho portato una tanica piena di alcol etilico. Dacci dentro, ma non t’ammazzare. Al pubblico piace guardarti cadere. Li fa ridere. Più tardi penseremo al casino che hai fatto ieri. Vedrò di raddrizzarti, in qualche modo”.

Poi fa passare il boccione tra le sbarre e l’appoggia per terra.

“Non metterci troppo a carburare”

“Oh, contaci”, rispondo. Getto il mozzicone a terra e lo schiaccio con la scarpa. Ne arrotolo un’altra e l’accendo. Il secondino se ne va lasciando il tendone spalancato. Una zaffata m’arriva alle narici. Odore di torrone ammuffito e cipolla andata a male, che si mischia a quello delle mie feci e del mio vomito. Tappo il naso con la mano. Troppo tardi. Ricomincio a dare di stomaco. Se continuo così uscirà anche l’anima.

“Mi dispiace”, fa il nuovo arrivato dall’altra parte del muro, “mi dispiace se ti faccio questo effetto. Mi dispiace avervi riempito il tendone d’insetti”.

Alzo lo sguardo e vedo una scia nera ronzante volare davanti alla mia gabbia, verso quella successiva. Pulcesecca si mette a gridare.

“Se quel tizio è malato non ce lo voglio quiiiiiiiii”, fa Mr Honey, grattando più forte.

Le mosche non sono un problema. Le api si. Qualcuna entra nella mia cella, attirata dal prodotto putrescente delle mie viscere. Inizia una guerra. Io contro i pungiglioni assassini. Mi tolgo una scarpa e inizio a sventolarla in aria, minaccioso. Ne ammazzo una, poi un’altra. Le altre ripiegano, fuggendo fuori.

“Perché m’hanno rinchiuso qui dentro? Cosa vogliono da me?”, fa Pulcesecca.

“Ki,ki,ki! Sei qui per assaggiare i miei due grossi randelli nodosi, razza d’aborto!”, spiega Bullo.

Io mi alzo e tiro su i pantaloni. In questo hotel la carta igienica non è compresa. Prendo la tanica, svito il tappo e faccio un bel sorso cattivo. L’alcol mi picchia subito in testa. Ora va meglio. Tracanno.

“Ehi, tu”, fa il nuovo arrivato, “ehi, tu!”

“Dici a me?”, domando.

“Si, si, dico a te! Che cos’è questo posto?”

Un altro ficcone, per sciogliere la lingua e rispondo:

“E io che no so? Sono arrivato in città due giorni fa, cercavo una locanda. L’ho trovata e ci ho dato dentro. Alla fine devo essere svenuto. M’hanno trovato steso, con la faccia nella turca del locale. Quando mi sono svegliato ero qui dentro. Un tizio m’ha fatto spogliare, nudo come un bego. Ha avuto da ridire pure sulle mie calze di spugna. ‘Non fa troppo caldo per le calze di spugna?’, ha detto. Poi m’ha costretto a indossare questi stracci. Adesso mi danno da bere gratis. Devo solo salire sul palco e cadere. Tutto qui”

“E’ un circo, siiiiiiii”, saltò su Honey.

“No!”, pianse Pulcesecca, “dovrò ancora sradicarmi le larve dalla pelle! Dovrò ancora schiacciare i miei bubboni in pubblico…”

“E il pubblico riderà”, conclusi, attaccandomi alla tanica.

Sento il presentatore, fuori, tra gli applausi generali:

“Ed ora, signori e signori, il primo fenomeno della giornata…”

“Bradipowski!”, grida il secondino, “tocca a te, alza il culo”.

Finisco quello che resta in unico sorso. Il secondino apre la mia cella e m’acciuffa per un braccio. Poi mi spinge verso l’uscita. Verso il palco, credo. Tutto l’universo mi dondola attorno.

Vedo Tarros, dietro le sbarre, che sbatte i suoi occhi giallastri, furiosi.

“Quando torni te li caccio nel didietro tutti e due!”, mi saluta Bullo, sventolando i suoi due peni in erezione.

“Solo per voi, in esclusiva sul palco della città dei mostri…Bradipowski, l’uomo che cade!”.

Esco sotto il sole e la folla esulta. Sono famoso, che bello. Mi guardo intorno e vedo solo un branco di fighetti impomatati che muovono le bocche e battono le mani. Io odio i fighetti. Quasi, quasi preferisco le attenzioni di Bullo. E pensare che volevo solo farmi un goccio. Faccio un passo avanti, due in dietro e cado. Risate, fischi e grida.

“Non così presto, deficiente! Alzati!”, sussurra il presentatore. Allora mi isso a fatica.

“Cammina!”, ordina il secondino da dietro le quinte, “cammina, avanti, muoviti!”.

“Non mi ricordo come si fa”, rispondo sottovoce.

Poi sento una frustata nel fondoschiena. A quel punto avanzo barcollando, ma i pantaloni mi cadono e io resto in mutande. Quando mi chino, frano in avanti. Risate, sempre più sguaiate. Ma la via Crucis è appena cominciata. Mi tiro su, prima di ricevere un’altra sferzata. Cerco di tenere le braghe con le mani e proseguo in passerella, pensando che in fondo era peggio il lavoro che facevo prima. Allora rischiavo la vita. Anche adesso la rischio, ma morire di fame è più accettabile che spezzarsi la schiena tutti i santi giorni riparando tetti. Senza contare che i miei compagni di cella sono molto più interessanti dei tizi qua fuori, le cosiddette persone ‘normali’. Li guardo e mi sembrano tutti uguali. Teste vuote, noiose, cattive. Regaliamogli un’altra risata. Spezziamo la monotonia delle loro inutili vite. Così comincio ad abbozzare un balletto. Ovviamente, cado.

“Alzati, buffone!”, strilla qualcuno tra il pubblico.

Con molta calma mi rimetto in piedi. Ma sento che lo sforzo mi costa una scoreggia.

“Mi sono cagato addosso”, commento.

“Ah,ah,ah”, risponde la piazza in delirio.

“Cacasotto!”, grida qualcuno. Passo in rassegna le facce in prima fila e lo vedo. Il tizio sta lì e continua: “Razza d’un cacasotto!”.

Parto alla carica, attraverso il palco, mi lancio a volo d’angelo tra la folla e gli atterro addosso. Ce l’ho sotto di me, quando sento che m’afferrano e mi tirano su. Qualcuno ne approfitta e m’assesta un paio di calci al costato. Ripenso a Jimmy. “Avrà trovato la sua costola?”, mi chiedo.

Poi sento qualcosa di bagnato in faccia. M’asciugo col palmo della mano. E’ uno sputo. Un bambino col naso bendato mi guarda e ride, sdentato. Che diavolo. Gli assesto un diretto in fronte e poi un gancio alla mascella. Quello da giù come un sacco di patate. Poi diventa tutto nero.

 

Un colpo di tosse e apro gli occhi. In bocca, un sapore schifoso. Mi tiro su. La testa gira. Nausea. Bevuto troppo, già.

Tags: 

Commenti

Ritratto di Kriash

Bello! Mi è piaciuto molto questo loop alcolico vorticoso in cui finisce suo malgrado il protagonista. La visione della città più cupa tra tutte quelle raccontate. Qui i freaks sono veri e propri schiavi. Ottimo il ritmo e anche i dialoghi.

Ritratto di Tosher

Un personaggio ben riuscito e divertente! Sì, so che non è questo il punto di una storia di freaks, ma è quello che mi è rimasto impresso. Bradipowski è tragicomico, e la narrazione è, nel complesso, ritmata e irriverente al punto giusto, fa emergere il personaggio. 

Ritratto di masmas

Bello peso questo, il più pesante tra tutti i racconti. Scritto bene, fila via liscio, e lascia davvero amaro in bocca. Bravo.

Ritratto di grilloz

Tra tutti i racconti è quello con le immagini più forti, oserei dire urtanti, descritte con "discustosa" precisione.

Complimenti perchè l'effetto arriva tutto.

Ritratto di samy.

ottimo. Senza sbavature. 

Ritratto di Borderline

Hai una bella scrittura, chiaramente ispirata a Bukowski e ai suoi personaggi al limite dell'osceno, sempre in bilico fra la vita e se stessi. È vero c'è una componente comica che come ben dice Tosher diventa tragicomica perché ogni sprazzo di ilarità poi sprofonda nella latrina. Anche la scelta di interagire con i personaggi più mostruosi come Pulcesecca e Bullo (mi piace come l'hai caratterizzato, e quella risata "ki ki ki" che pareva proprio di sentirla) è funzionale al fine prefissato. Un ottimo racconto, mi piacerebbe partecipassi ai prossimi giochi di scrittura!

Ritratto di LaPiccolaVolante

Un loop fantastico. la caratterizzazione degli interlocutori è riuscitissima! Quella stramaledetta rassegnazione lucida dell'ubriacone maledetto! Niente si salva, non in un solo tentativo! mi piace. Una bella finestra! Sì!