Red Carpet (di SamanthaTerrasi)

Ho scritto e riscritto questa mail. Tutte le volte ho cancellato l’inizio tenendo per una manciata di minuti il resto. Poi ho puntato il cursore e ho cancellato anche la fine di tutti questi monologhi senza senso. Non so da dove cominciare. Non riesco a scrivere Caro mi sembrerebbe di scrivere ad un amico e tu non lo sei. Hai sempre dimostrato chi fossi. Mi lanciavi due caramelle sul tavolo e sorridevi, poi lasciavi che un piatto di maccheroni al sugo finiva quello che avevi cominciato. E scomparivi come un coniglio dentro al cappello del mago. Io guardavo le immagini che si infilavano nel televisore mentre masticavo e aspettavo che ricomparissi da quella porta. L’attesa era la peggiore delle sofferenze quando sai quanto hai atteso e tutto finisce così in fretta. 
Ricordo che rigiravo la forchetta nella mano e tu eri ancora lì. Sfoderavi il tuo secondo sorriso. Con la destra impugnavo meglio mentre con la sinistra il maccherone si piegava sotto il peso del sugo. La sinistra non reggeva lo sforzo eppure mi sembrava di dosare le forze nella stessa maniera. Ero in prima elementare. E sai cos’altro ricordo, che la suora mi costringeva ad usare solo la destra. Io mi ostinavo a impugnare la matita con la sinistra, ma uscivano solo zampe di galline che si rincorrevano tra le righe del foglio. Quel pinguino della suora mi schiaffeggiava la mano. 
-Teresa la destra. La sinistra appartiene al diavolo.
Mi stringeva la mano nella sua per non farmela usare. Mi ripetevo che un giorno gliel’avrei ficcata nel naso quella matita. 
Al terzo boccone eri già sulla porta e prima che me ne accorgessi mamma mi stringeva la testa contro la sua pancia, sporcandosi di sugo la vestaglia. Cambiava canale e mi metteva i cartoni animati.  Prima di addormentarmi cominciavo a mordermi il labbro. Lo faccio ancora ora, ma nessuno lo nota. Ho già scritto troppo e tutte cose senza senso. Adesso cancello tutto, tanto non ti spedirò mai questa roba. In fondo tu cosa hai fatto per me. Mi hai solo portato una manciata di caramelle ogni tanto. Sembro una bambina che cerca consolazione, ti sbagli. Si sbagliano tutti. 
In quinta elementare ho spiato le teste sedute al buio nel teatro. C’era solo la mano di mamma che mi salutava dalla terza fila e alzava il pollice. Mi aveva vestito e truccato per essere una bambola di porcellana. E’ stata una recita di fine anno che ci siamo ricordate per molto tempo, strette sul divano le sere d’inverno. La neve ci ricordava il mio vestito. Quanti applausi quel giorno. E’ diverso dal rumore chiacchierato che c’è qui oggi.  Non riesco a concentrarmi e tutto quello che ho scritto è senza senso.  Tu non esisti, sei scomparso tanti anni fa uscendo da quella porta. Sei stato tu. Lo so. Tu e le tue fughe, le lacrime di mamma. Sai una cosa? Mi fanno schifo le tue caramelle alla menta.
Sono venuta qua per incontrare la mia amica, solo lei sa ascoltarmi, ma un attentato ieri ha distrutto parte dei parcheggi davanti alla banca e ora la gente entra ed esce come se dovesse di nuovo accadere qualcosa. La polizia si ferma davanti al locale e guarda tutti con sospetto. La strada è piena di curiosi. Sembra che un povero ubriaco sia rimasto ferito nell’esplosione. Peggio per lui, perché non c’eri tu al suo posto? Hanno transennato tutto il quartiere. Dopo gli ultimi attentati nel centro della città non si può che avere paura. 
Paura. L’attesa di tutti questi anni e la paura di non saper attendere. E’ il solito pensiero delle notti insonni o nelle pause tra un esame e l’altro. E ora questa lettera, ma no, è una mail. Il foglio bianco è solo uno schermo del computer.  Basta non salvare la pagina e tutto viene cancellato.
-Signorina gradisce qualcos’altro?
-Sto aspettando la mia amica. Dovrebbe arrivare fra poco.
Il cameriere porta il vassoio in alto, navigando sulle teste delle altre persone.  Chissà cosa c’è in quelle teste oltre al cervello? Sai in tutti questi anni ho sempre cercato qualcuno che mi facesse affrontare la giornata o la vita con un sorriso. Mi ricordo la mamma e quell’espressione che aveva prima di andare al lavoro, dopo il thè bevuto in fretta. Non voglio guardarmi allo specchio ed essere così. 
Sai ho conosciuto Maurice proprio qui. E’ l’unico che dà importanza a quello che faccio. Mi paragona ad un’eroina. Ci siamo studiati le prime notti. Io non gli ho mai parlato di te. Tra noi è stato solo sesso. Mi piaceva adagiarmi sul suo zerbino e farmi calpestare. Il mio corpo provava dolore, lui e i suoi mocassini di cuoio sui miei seni. Dopo il dolore bastava che mi sfiorasse e tutto si trasformava in piacere. Poi è successo qualcosa tra noi che non c’entrava nulla con il sesso e…
-Teresa, eccoti hai visto cosa è successo?
-Lys ...
-Fatti abbracciare. Stamane al telefono mi hai spaventata.
-Ordiniamo qualcosa da mangiare?
-Certo. 
-Allora cosa vi porto?
-Due croissant.
Il cameriere scrive e neanche le guarda. 
-Sei la mia unica amica.
- Teresa cosa succede?
- Lys … ma come ti sei vestita?
-Ti piace l’ho presa al mercatino.
-Beh sembra...
-Attenzione niente aggettivi. 
-Beh sembri una mosca su un cavallo.
-Bell’immagine accidenti.
-Una mosca su una...
-Ma ti sei fissata sulle mosche?
- Allora un cammello in un deserto.
- Sempre peggio. E’ l’ultimo grido. 
-Di cammello?
-Lascia perdere Teresa tu e la moda non sapete di esistere l’una per l’altra.
-Già si vede tanto?
-Cosa stavi scrivendo?
-Una mail a mio... padre.
-L’hai rivisto?
-Mi hanno scritto che sta male. Non so dove sia, ho solo un indirizzo mail.
-Teresa mi dispiace, ma sei sicura di volergli scrivere?
-Sì, ma tutte le volte che scrivo qualcosa poi cancello tutto.
- Non si è fatto mai sentire in tutto questo tempo.
-Dicono che è grave, ha un brutto male.
-E quindi? Peggio per lui Teresa. 
-Ho un paio di foto di lui da giovane e una con la mamma. Neanche una con me. Neanche una. 
- Teresa hai la febbre? 
- Non lo so. Vado al lavoro e torno a casa. Quando sono di riposo e potrei fare un milione di cose, guardo il soffitto.
-Sei solo stanca.
- No, sono senza passato. 
- Teresa sbagli. Tua madre ti ha dato tutto quello di cui avevi bisogno. Tuo padre ha recitato una parte quando eri piccola poi è scomparso. Tu hai studiato, ti sei presa cura di tua madre e lei di te. Devi solo essere fiera di te stessa.
-Ieri sera sono stata da Maurice.
-Serata piccante?
-No.
-Nooo?
- Sua madre è ricoverata nel mio reparto. Stamane mi ha chiesto una cosa. 
-Cosa?
- Ecco i vostri croissant. 
-Grazie.
-Allora Teresa cosa ti ha detto? 
- Mi ha lasciato una busta prima di uscire.
-Dei soldi?
- Dove trovare la mia ricompensa dopo che avrò fatto il lavoro.
- Ricompensa, lavoro?
- Devo uccidere sua madre mentre dorme in modo che sembri un arresto cardiaco. 
- Cosa? Teresa, stai scherzando.
-No. 
- Non puoi farlo, sei entrata da poco in quell’ospedale. Ti arresteranno. Teresa dimmi che non lo farai.
- Nessuno mi noterà. 
-Ma cosa stai dicendo?
-Maurice ha detto che poi ci sposeremo.
-Maurice, Maurice l’hai conosciuto da così poco e già pensi di sposarlo? Teresa, ma cosa stai dicendo?
-Parla piano o ci sentiranno tutti.
-Così qualcuno ti fermerà.
-Non succederà niente. So già come fare.
-Mi fai paura Teresa. Cosa ti è successo? 
- L’ho già fatto Lys, dopo ti senti come Dio.
- Per questo ti hanno cacciato dalla clinica?
-Lys ascoltami tu sei mia amica e anche se vai in giro con una pelle di zebra e sei ridicola rimani sempre Lys. E ora sei mia complice, lo sai?
- Tu sei pazza. Tua madre non avrebbe voluto che…
- Mia madre è morta con 45 coltellate.
- Stai tremando, ti prego chiudi questo pc e andiamo a casa. Stasera non farai proprio niente. 
- Devo farlo, devo ucciderlo.
-Aspetta, ma non era la madre di Maurice a dover morire?
- Morirà anche lui. 
-Tuo padre? Per questo gli stai scrivendo? Dobbiamo andarcene. Lasciamo la città per qualche giorno, ti metti a letto, dormi e dimentichi questa storia.
- Quarantacinque coltellate.
-Non è mai stato provato che sia stato lui Teresa. 
- Forza su paghiamo, infilati il cappotto e chiudi il pc. 
- Devo andare fino in fondo.
-Tu non farai proprio niente. Basta. Alzati. Guardati intorno, è pieno di polizia, basta che io esca e racconti tutto.
-Non ti crederà nessuno.
-Vuoi sfidarmi?
- Quando metti le mani sui fianchi assomigli a una di quelle attrici americane. 
-Alzati Teresa o ti trascino per i capelli.
-Ha detto che lascerà la moglie e starà con me. Devo solo uccidere sua madre stanotte. Lui erediterà tutto e saremo liberi.
-Denuncialo subito.
- Io lo amo.
- Non lascerà la moglie, ti ha detto solo una bugia.
- Dove andiamo? 
-Sali in macchina e reggi queste cose. Attenta al pc. 
-Signorina, qui non si poteva parcheggiare.
-Mi scusi stiamo andando via.
-Siete della zona?
-No.
- Problemi?
-La mia amica non si sente bene.
-Possiamo aiutarla?
-No, grazie. Stiamo andando a casa mia.
-Lys…
-Teresa stai zitta e chiudi quella portiera.
-Lys ti prego…
-Prego cosa? Un poliziotto ci ha appena fermato e per poco non mi faceva anche la multa. Tu vuoi uccidere una donna stanotte, andar a cercare tuo padre e uccidere anche lui. Cosa ti prego? 
-Lys… 
-Tu sei pazza, vai curata.
-Non sono pazza. Lo amo.
-Basta Teresa. Basta. Adesso trovo le chiavi. Accidenti erano qui, ma dove diavolo sono finite. 
-Ti prego, lasciami.
-Non andrai da nessuna parte. Ti metti in malattia e stacchi il telefono. 
-Lys ho ucciso io mia madre. Non meritava di soffrire ancora. 

Commenti

Ritratto di Vic

Brava Sam. Belli i dialoghi. Il finale colpisce e affonda. Scritto bene. Si legge d'un fiato. Spero solo per te che non ci sia nulla di autobiografico

Ritratto di samy.

Nulla di autobiografico Vic.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Tutto secondo le regole.
E tutto costruito bene.
Particolari centellinati e sparsi con sapienza. Non facile, per il genere, mantere curiosità e aspettativa nel lettore.
Si... ma cominciate ad annoiarmi! Non sbuca nessuno da rimproverare, stavolta?

Muuhuahaha!
 

Ritratto di samy.

Ho studiato il personaggio e mi sono calata in esso, poi la storia ha preso il via. Una domanda come faccio a votare gli altri?

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ciao Samy, benvenuta a bordo, come inizio non c'è male :D!

Per votare devi assegnare tre asterischi *** al racconto preferito, ** al secondo e * al terzo. Puoi segnarli sia nei commenti ai singoli racconti, sia (è preferibile perché ci mettiamo meno a contarli) nella pagina dedicata al gioco FuckThePhoto in homepage. Oltre al voto, e più importante di questo, c'è il commento personale che serve sempre a tutti per crescere e migliorare

Ritratto di masmas

Carino, mi è piciuta la trama, un po' fuori, al limite. Soprattutto il finale, è carico di tensione. La prima parte della mail è emotiva, anche se l'ho trovata un po' avulsa, come stile, dal resto. Sembrano un po' due pezzi separati. La parte centrale e finale con i dialoghi forse è un po' veloce, soprattutto l'amica avrebbe meritato un'evoluzione emotiva più lenta, o uno sconvolgimento più profondo, magari.

Ma è un bel racconto.

Ritratto di Borderline

Ho trovato il tuo racconto ben costruito. Le vicende sono raccontate con un ritmo che non annoia, e in più riesci a sorprendere il lettore attraverso una trama che si svela pian piano, riga dopo riga, fino al finale. Anche il dialogo sugli abiti non è fuoriluogo, anzi aiuta a capire la psicologia del personaggio senza descriverlo. Spero di rileggerti!

Ritratto di quatipua

bello leggere racconti così equilibrati, così ben ragionati e ben scritti!

peccato per il finale di corsa...

Ritratto di Kriash

Ti dirò che le prime righe di incipit non mi hanno colpito. Le ho trovate un po' staccate dal contesto anche se necessarie per costruire una psicologia del protagonista. Ma, boh... forse è proprio l'apertura. Dall'inizio del dialogo invece tutto cambia. Il ritmo asciutto è stato un bel colpo e ilfinale veramente azzeccato. Una buonissima prova!

Ritratto di grilloz

In una sola parola tagliente, affilato coma la lama di un bisturi, bello

Ritratto di Ali

Mi è piaciuta di più la sconda parte dove domina il dialogo rispetto alla prima, credo che se ci fosse stata solo quella il racconto avrebbe comunque continuato a reggere bene la trama e lo sviluppo della storia. L'ho letta volentieri perchè è davvero molto carina e con un finale che non ci si aspetta, brava!