La Fine (di AlexValeri)

“Lo ricordiamo come un grande imprenditore e un grande uomo, ha sempre aiutato chi aveva meno di lui, ha sempre lottato per gli operai , nonostante ciò che ha compiuto debba essere condannato, bisogna anche capire che in quei momenti non era in sé. A  lui va,  il mio rispetto e la mia stima come uomo e come amico, non lo dimenticherò e non lo giudicherò per i suoi atti finali, ma per tutta la sua vita da persona onesta e vorrei che voi tutti lo faceste.  Addio. Requiem eterna.“
 
Il prete era stato sincero, come una giovinetta ben catechizzata, che si confida col suo prete preferito, egli si stava confessando con il morto , gli stava dicendo parole che non aveva mai osato nemmeno bisbigliare a quell'uomo e probabilmente il defunto ne sarebbe stato felice. Ma ormai c'era poco da stare allegri. 
Ma chi e' il morto? Perché  fu tanto amato quanto odiato ? Come e' morto?
La scorsa estate ero veramente giù , ma non come uno con il morale a terra per una brutta giornata, ma come uno che pensa alla morte, al suicidio, al senso della vita, al senso di continuare a vivere,continuavo a pensare al mio cane che era andato a morire sotto il portico di casa per non rivelarci il suo malinconico dolore, non voleva stare dentro casa, voleva morire da solo, questo mi fece riflettere sulla morte molto profondamente e capii che quando uno muore e' sempre solo. Questa, era una delle cose che mi spaventavano di più , non la morte ,ma la solitudine, rimanere solo a lottare contro le avversità della vita, senza un appiglio, senza nemmeno credere in niente , in nessun dio, in nessun padre padrone , guida e cospiratore di tutte le nostre vittorie e le nostre defezioni, grande giostraio dell'universo. Credevo che tutto quello che mi stava accadendo era il segno che dio fosse inesistente e che se fosse esistito si divertita a giocare con gli uomini e con me era stato veramente stronzo. I motivi di questa mia depressione erano legati a mia moglie, l'unica che abbia mai amato , la sua morte aveva gettato il mio cuore in una gabbia gelata,quel lutto aveva calcificato il miopolmone dell'amore. Non sapevo più provare sentimenti, oltretutto, un mese dopo ero in balia dei debiti , dovevo decidere se chiudere la mia vita e la mia azienda e licenziare tutti i miei dipendenti, oppure rimanere in vita e non vivere. Mi autoaccusavo, da melanconico di professione, di essere l'artefice di tutti i miei mali e soprattutto della morte di mia moglie. Sarei dovuto morire io in quel maledetto incidente, dovevo andarci io a quell'incontro con i miei creditori e non lei, io avevo generato i debiti chiedendo prestiti qua e là e io dovevo morire per espiare tutte le mie colpe. Questi erano i pensieri che mi giravano vorticosamente nel cervello , ogni mattina mi alzavo e ricominciavano secondo una scaletta ben definita, sembrava che io dovessi ripassare per l'interrogatorio di fronte ad un giudice supremo, a qualcuno che prima o poi mi avrebbe posto delle domande. Durante il giorno mi dedicavo solo a questo, poltrendo sul divano in uno stato di apatiadegenerata.
Ma un giorno presi la decisione, con la naturalezza di chi cambia shampoo, avevo deciso di chiudere il mio ciclo vitale: mi sarei sparato. Con indifferenza e semplicità. Avevo programmato di andare nel bosco , accendere la radiolina , mettere su i Radiohead e spararmi . Partii per il bosco subito dopo pranzo. Camminai a lungo , guardandomi intorno ,senza pensare a nulla, l'unico problema era trovare il posto dove sdraiarmi, incredibilmente ero libero dai miei pensieri in quel momento ed ero certo che di lí a poco anche la mia anima sarebbe stata liberata dal fardello dell'esistenza terrena. 
Dopo un chilometro, circa, uno stimolo proveniente dal mio fondoschiena, mi costrinse a gettare frettolosamente la pistola a terra e accovacciarmi da qualche parte, trovai un tronco tagliato per la grande parte e mi ci sedetti lasciando il sedere sporgente dietro di me, volevo sentirmi come a casa. Al termine, mi ricordai dei fazzoletti che tenevo in tasca. Dopo lo spurgo delle mie interiora e la pulizia del mio deretano, era arrivato il momento. Allargai la tovaglia che avevo portato con me, mentre Thom Yorke partiva in sottofondo,raccolsi la pistola curiosamente finita vicino alla merda, e la caricai puntandola contro la mia fronte.
- Buongiorno signor Creep! Cosa fa lí!? – 
Il figlio dei miei vicini si era addentrato nel bosco per rompere i coglioni ad uno che si vuole solo ammazzare. Immediatamente tirai giù la pistola e la posai di fronte a me ,accorgendomi del mio pollice sporco delle mie stesse deiezioni, ma non me ne curai, dovevo gestire la situazione, mille pensieri in venti secondi, cosa cazzo gli dicevo a questo adesso?! 
- Ciao Luke , sto..sto facendo una gita nel bosco…si una gita, proprio quella.– 
Gli occhi del ragazzino si fecero fessure a scrutarmi, e tirò indietro le orecchie, con un gesto involontario, mi ricordai che da ragazzino lo facevo anche io, quando volevo far ridere mio padre,mentre lui rimaneva impassibile.
- Perché è da solo signore? Non ha una fidanzata con cui stare? – 
- No Luke, sono da solo, non dovresti  tornare a casa? – 
Prima che lui potesse rispondere,l’assolo di chitarra che uscì fuori dal nulla lo spaventò, si mise le mani sulle orecchie gridando come se avesse visto un cadavere. Io imperturbato di fronte al suo spavento,stavo pensando al nulla, il mio cervello era completamente vuoto. Poi ripresi il controllo e spensi la radio.
-Scusami Luke - , gli dissi bruscamente.  Poi, cercando di rassicurarlo,  - non spaventarti è solo la radio - . ma iniziò a singhiozzare. Non solo il mio suicidio era rovinato ma dovevo anche badare ad un ragazzino di merda. Ho sempre odiato i bambini, figuriamoci averci a che fare in quel momento. Mi girai verso di lui, spostando la pistola dietro di me, in modo che non la vedesse. Piagnucolava. Mi urlava contro, senza un motivo. Piagnucolava.Era un martelloche nel mio cervello batteva sui pensieri che avevo, li incastonava dentro. Piagnucolava. Sei stato tu! Piagnucolava. E’ colpa tua! Piagnucolava. Tu mi hai fatto piangere ! 
- Si è vero! E’ colpa mia! – Avevo preso incosciamente la pistola dalla tovaglia e la stavo agitando poi, improvvisamente, mi trovai a puntarla contro di lui, ferma di fronte ai suoi occhi. Lo guardai fisso e mentre si pisciava addosso, gli urlaipiangendo - Vattene! Torna a casa tua!- 
Fuggì lasciandomi immobile e sudato di tensione, con la pistola in mano.
Quando tornai a casa mi gettai sul pavimento, rantolando e gemendo.Di getto mi alzai, scattando come una furia verso la mia camera per cercare le mie pillole. Ero in crisi di astinenza dai miei antidepressivi. Dove sono! Dove cazzo sono! Non stavo nemmeno più pensando a quel ragazzino, avevo bisogno di dimenticare lui e tutto il resto. Ero una furia. Dovevo averle. Corsi a prendere l’auto e partii immediatamente verso lo studio del mio dottore. 
Dieci minuti dopo stavo parcheggiando in preda ad un frenesia ossessiva che mi ero portato da casa,  insieme alla pistola, che infilai nei pantaloni prima di scendere dall’auto. Scesi dalla macchina per andare nello studio, ed una volta entrato mi fecero accomodare per aspettare dieci minuti, prima che il dottore mi ricevesse. Passò qualche minuto in più, l’ulteriore attesa mi rese ancora più spasmodico, così quando entrai dal dottore avevo i nervi a fior di pelle.
 
-Ho bisogno di quelle pillole.
 
-Innanzitutto buongiorno, poi..
 
-Buongiorno un cazzo.
 
-Si calmi per favore, di quali pillole parla?
 
- Non fare il finto tonto , dottorino dei miei coglioni.
 
-Lei deve calmarsi per favore.
 
-Mi calmerò quando mi avrai dato quelle maledette pillole !
 
- Per favore mi ascolti signor Creep 
 
-Nooo! Basta parlare!
 
-Ne abbiamo già parlato, lei non può piú prenderle, perché lei...perché lei.. insomma già gliel'ho detto , lei ha … 
 
-Io non ho proprio niente, fai quello che ti dico o ti apro quella faccia di merda.
 
-Lei ha già fatto queste cose, signore per-per favore stia ca-ca-ca-calmo, la prego. Non si ricorda del codice? 
 
Nemmeno l'ascoltai, perchè mi ero accorto che, mentre stava blaterando cazzate, un’infermiera correva verso di noi urlando.
 
Va tutto bene dottore!?
 
Mentre gli sfregavo la pistola sul viso dissi, va tutto bene testina di cazzo, ora il dottore mi dà quelle pillole o gli strappo la faccia con questa,
 
-no no la prego! Implorò il dottore.
 
-Tu chiudi quella porta ,puttana! Di a tutti gli altri che non c'e' nessun problema , e sbrigati.
 
Arrivò una voce dal fondo del corridoio, Tutto bene Laura?!
 
- S-si-si , tutto bene, non-non c'e' nessun problema!
 
-Sei sicura?
 
-Dille di si, stronza! Fai in fretta !
 
-Sisi, è solo il dottore che ha un codice argento.
 
-Ok, ho capito perfettamente.
 
-Niente di cui pre.... si niente di cui preoccuparsi insomma....capito Laura?
Nessuno rispose, sentii solo un telefono che squillava , e qualche parola al vento di qualche stanca infermiera. Almeno a me apparvero così. Pensavo di aver risolto quella questione, ma ora dovevo risolverne un'altra, ben più spinosa.
-Allora torniamo a te dottorino prescrivimi quelle pillole o ti mando dritto in una bara.
 
-Subito subito.
 
- Bravo coniglietto..bene cosí. Scrivi tutto mi raccomando . Ti piace la pistola strofinata sulla faccia dottore?! 
Piangeva , No no per favore! Piangeva di non voler morire. Aiuto ! Per favore !- Devi stare zitto!- Tranquillo dottore , ora arrivano. 
-Che cazzo hai detto tu? 
 
Puntando la pistola verso di lei.- Chi cazzo arriva? 
 
- La polizia .
 
-E chi dovrebbe averla chiamata?
 
-Noi. C'è un codice per quelli come te che vengono a rompere il cazzo in questa clinica.
 
-Ma che stai dicendo?  Aaaaah , volete morire ? Eh ?! Volete morire oggi?! Smettila di dirmi queste stronzate !
 
Ninoninoninonino!!
 
-Non le senti le sirene? - mi disse l'infermiera.
 
-Ora vi ammazzo a tutte e due.
 
- No... no , Piangeva . Ho una moglie e un figlio. Poi fu certo. Prendi lei, lei é sola al mondo .
 
- Ma che cazzo dici coglione?! Urlò l'infermiera. 
 
Io sparai al finestrone di vetro dietro il dottore e scappai da lí, bestemmiando in tutte le lingue.
 
Dovevo pensare in poco tempo. Dovevo agire in poco tempo.Corsi verso il portone e lo scavalcai.
 
Ninoninoninoninonino!!!!
 
Porca troia! Ci mancava la polizia! Mi gettai sulla macchina per aprirla. -Dove cazzo é la chiave !? Ok eccola. Partii sbandando così presi due, tre macchine parcheggiate e me ne andai slittando sull'asfalto. -Dove posso andare?....Da Phil. Il mio migliore amico.  Il parroco della mia città, forse l’uomo più lontano da me, ma il più vicino.
Bruciavo la strada e me stesso correndo sulla carreggiata. Da 180 a 220 e poi ancora su , per superare il tempo. Mentre correvo freneticamente da Phil, mi resi conto di ciò che era successo. L’avevo fatto di nuovo. Le nubi sulla mia memoria erano svanite. Mi ricordavo del codice, mi ricordavo di tutte le volte in cui io ero diventato dannoso per gli altri, inconsapevolmente. 
Arrivai di fronte alla chiesa e iniziai a bussare sul portone.
-Phil! Urlai. Aprimi! Aiutami ti prego!
Sentii i passi dall’altra parte.
-Sei tu Jack? Ma che fai qua!?
-Ho bisogno di te Phil, ti prego. Lo imploravo, fammi nascondere qua per favore.
-Va bene va bene, entra.
Entrai e dissi:
- Ho..esitavo,ho quasi ucciso un ragazzino e il dottore. Non ero me stesso Phil! Mi capisci?
- Credo sia arrivato il momento che tu prenda coscienza. Hai cercato di tenere nascosto da te stesso quello che sei fino ad ora. 
- Ricordo tutto ora. So dell’altro me , di quello che abita dentro la mia anima. Sono avvelenato dentro. Non riesco più ad alzarmi dal letto, quando lo faccio rischio di ammazzare qualcuno. 
- Ascoltami, a volte è possibile che il dolore che c’è dentro di noi riesca a mangiarsi le nostre forze fisiche e la nostra vitalità, tanto da sembrare una vera e propria malattia. Il tuo dolore ti ha mangiato completamente. Il lutto che hai affrontato ha peggiorato la situazione, ti ha reso pericoloso per gli altri, accentuando sempre più il tuo caos interiore, il tuo disturbo. La tua doppia personalità. Prima o poi avresti preso questa piega in ogni caso, ma la morte di G. ha accelerato il processo. 
-Ho cercato di reprimerlo, continuo a farlo. Non ci riesco. Sento dentro di me due demoni che lottano, uno è il dolore, l’altro è la malvagità. Tutto questo mi porterà alla distruzione. 
- Io ti sarò accanto Jack, perché ti voglio bene e siamo amici da anni. Non posso lasciarti ora.
-Non so cosa tu possa fare..
-Puoi restare a dormire qua. Resterai con me da ora in poi. 
-Grazie di tutto Phil.
Voleva aiutarmi, ma niente poteva farlo, l’unica cosa da fare era accelerare la mia fine. Lui si avviò verso la sacrestia, quando non lo vidi più presi in mano la pistola. La puntai verso di me. Ero certo. Ero pronto.

Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

mmm...non è tanto il modo, quanto, sì, il soggetto.
Non lo so. Quell'introduzione forse non l'avrei scritta. Mi ha suggerito tutto il racconto e ho letto per arrivare al momento in cui il protagonista sarebbe morto. Prima ancora della comparsa della pistola, ho letto aspettando il momento in cui il personaggio si sarebbe ucciso.

Perché non hai puntato sul rapporto diretto dei due Ego? Giocando il Mr.Hyde come un secondo personaggio, avresti avuto la svolta alla fine. :)

Ritratto di Vic

Mi é piaciuto il senso di disperazione che hai reso. Bella la scena con la pistola e il bambino. Grottesca, interessante. Ironica. A volte però hai calcato troppo la mano. Ad esempio nell'ambulatorio. Hai perso in stile. Come se troppo coinvolto dal personaggio, Mr Creep. Anche il dialogo con Phil non brilla. Però, in generale, l'emozione che ci hai messo é bella intensa.

Ritratto di masmas

Storia drammatica, che però ho faticato a inquadrare per le troppe anime che assume in carattere del persaonaggio. Ci ho visto diverse sfumature scena dopo scena. E anche gli altri, il bambino, l'infermiera, il dottore, li ho visti con caratteri strani,non nitidi. Ma magari sono io che non ho capito bene. :) Comunque in generale la storia è gradevole, non è per niente facile scrivere di caratteri e personaggi complessati, di menti contorte che risultino anche credibili.

Ritratto di Creattività

AlexValeri, tende sempre a tirar via, non cura o dettagli ed alcuni di essi gli sfuggono. Si forse se avesse tolto il pezzo iniziale saremmo stati tutti più coinvolti, se avesse spinto meglio sul dialogo dal medico e dall'amico, il ritmo sarebbe stato migliore, ed io aggiungo che dottor J e mister H poteva farli venir fuori meglio dall'andamento invece che dalla espressione doppia personalità. Però. Però c'è un però. AlexValeri non conosce le tecniche, le usa perchè legge e le vede usare nei suoi maestri e si dedica all'arte della scrittura, che al di là dei risultati quella a cui ci rifacciamo è comunque un'arte, con dedizione e lavoro, legge molto proprio per imparare a lavorarci. Se fosse un po' meno arronzone magari...  Due stelline al merito.

Creattiva.

 

Ritratto di Borderline

Mannaggia all'incipit! È da quando l'ho letto che mi chiedo perché? perché tu abbia inserito la fine del racconto svelando al lettore come sarebbe andata a finire. Il lettore ama la suspance, vuole capire poco a poco cosa accade, e se lo sa da principio tutta la lettura va avanti un po' per inerzia... Peccato perché la storia non è male, la scelta dei nomi e delle situazioni evocativi al punto giusto. Al prossimo giro stupiscici e facci rimangiare la "strigliata" bonaria :).

Ritratto di quatipua

alla grande!
oh, sarò fatta al contrario, ma a me è piaciuto molto l'incipit che poi è la fine!!
complimenti per il coraggio :)

sulla storia, mi sono persa un po' nel seguire i personaggi a tratti poco definiti, ma probabilmente erano le tue intenzioni...

in questi giorni, qui vicino Cagliari, c'è un maestrale con raffiche che superano i 100 km, ecco ti consiglio di stedere la storia al vento e sbattacchiarla fino a farla asciugare completamente... ho idea che ne verrebbe fuori qualcosa di moooolto interessante!

Ritratto di alessandro

La mia intenzione era quella di partire dal finale per poi ritornarci ma capisco che possa non piacere. L'intento era quello di svelare la fine per poi far capire come si era arrivati a quella fine, caratterizzando il personaggio principale . Gli altri personaggi sono sfumature all'interno del racconto, per questo non sono perfettamente definiti perché volevo che fosse evidente la personalità , doppia, del protagonista. In ogni caso grazie a tutti dei consigli .

Ritratto di grilloz

A differenza di altri ho apprezzato la storia che inizia dalla fine per poi raccontare come ci si e' arrivati.

Avrei pero' evitato l'uso della prima persona, e penso che lo stile richieda una limatina.

Inoltre ti consiglio di evitare le domande che fai all'inizio: "Ma chi e' il morto? Perché  fu tanto amato quanto odiato ? Come e' morto?". Queste cosa il lettore se le sta gia' domandando (e se non se le sta domandando hai sbagliato l'incipit) cosi' invece suonano un po' come le risate fuori campo delle sitcom americane.

Ritratto di Kriash

Io adoro le strizzate d'occhio a quello che sarà. Non mi ha dato fastidio l'incipit così.
Forse mi ha turbato di più il fatto che l'idea sia veramente bella ma tu non abbia tirato fuori il 100% del potenziale.
Calca la mano sulla paranoia e sporcalo molto di più... il risultato cambierebbe molto!
;)

Ritratto di samy.

secondo me l'incipit ci sta. Avrei totlo Addio e requiem, per attirare l'attenzione ma apprezzo la parte narrata invece di ricorrere subito al dialogo. Si poteva cominciare con questa frase alla King

Ma un giorno presi la decisione, con la naturalezza di chi cambia shampoo, avevo deciso di chiudere il mio ciclo vitale: mi sarei sparato. 

e poi darci giù con la storia. :)