Il giardino dell'Eden (di Creattiva)

Il bastone scivola avanti a me ad incontrare la caduta del gradino. Poi un altro e il terzo e il quarto , così fino a dieci. Li conosco bene , li pratico da tanto.
 
- Buongiorno Paolo!
- Buongiorno Maddalena.
 
Ogni giorno la solita storia. Mi alzo alle otto, mi lavo mi vesto e scendo al bar per la colazione, mentre chiudo casa, la signora Maddalena mi incrocia il passo sul pianerottolo , mi saluta prima che riesca ad avvertire il suo transito.
 
Arrivo all’altezza del pulsante del portone, apro ed è aria. Aria buona. Ho dimenticato la fisicità dei luoghi, di questo luogo, ma i suoni del mondo, i sussurri della natura, il vociare umano costruiscono una mappa con la stessa rilevanza valenza del loro aspetto esteriore.
 
- Bungiorno Paolo, il solito?
- Si buongiorno Giorgio.
 
Il ragazzo del bar, è sveglio, in poco tempo ha imparato le richieste di tutti i clienti così da stupirli ogni mattina e farli sentire considerati, importanti. Lo stupore è un ottimo richiamo per la mancia. Con me Giorgio ha confidenza e se capita un giorno di bonaccia in cui la marea della gente non è copiosa, ci facciamo due chiacchiere, mi racconta della sua vita e mi chiede qualcosa della mia, senza mai essere invadente. Stamattina no. I bicchieri si lavano veloci, le tazzine sbattono, le richieste son concitate e mentre esco il suo saluto è fettoloso.
 
La piazza è tranquilla a quest’ora. Invasa dal sole della primavera che mi scalda e mi conduce a indugiare sulla panchina.  La raggiungo col bastone, schivando merde di cane e buche di sanpietrini, inevitabili entrambi.
 
- Buongiorno Paolo, tutto bene?
 
- Sì Sergio, buongiorno a te.
 
Il tabaccaio, giornalaio, nonché radio di paese che sa i cazzi di tutti e nessun pudore a venirteli a spiattelare. Ciò che mi stupisce non è lui che li racconta quanto chi glieli va a raccontare, sapendo che il vento farà il giro e quando sarà tornato all’origine, tutto il paese sarà stato informato. Ma forse lo fanno apposta.
 
- Buongiorno Paolo!
- Buongiorno Valerio.
 
Da questo momento in poi so che potrò rimanere massimo un quarto d’ora, poi dovrò cambiare postazione di degustazione aria solitaria: Giuseppe è il primo vecchio di una lunga schiera che si depositerà qui, sulle panchine ed io che son vecchio come loro, ma non ho la loro rassegnazione alla vecchiaia, non amo la compagnia di questi rincitrulliti che non fanno altro che parlare di prostata e di ricordi ingialliti puzzolenti di muffa e rancido, proprio come loro.
 
- Dove vai Paolo? Stai qui con noi che ci facciamo due chiacchiere! Dove vai sempre solo?! Non sia mai qualcuno non ti vede e ti mette sotto.
 
Ridono sdentati questi quattro rincoglioniti.
Mi allontano senza rispondere al loro umorismo stantio, mentre per tutta risposta, mi son già toccato i gioielli ad evidenziare la sfumatura propriziatoria positiva.
 
Ho piacere a camminare da solo. Sarò scontato, ma alla mia età sono arrivato a credere fermamente al detto che meglio soli che male accompagnati. Sono cordiale con tutti, capita che, passeggiando, molte persone mi salutino, riconosco la loro voce, si fermano, giusto il tempo per una chiacchiera e poi riprendo la mia strada, non voglio dar loro modo di offrirmi un aiuto che non mi serve.
 
- Buongiorno Paolo!
- Buongiorno Giuliana come stai?
- Bene hai sentito che bel calore stamattina? Ne approfitto per portare a spasso la bambina, dici che sarà finito l’inverno?
- E chi lo sa.
- Va beh Pa, ciao.
- Ciao saluta tuo marito.
 
Da tempo oramai ho cambiato il mio rapporto con le donne. Le sento più con l’olfatto che con l’udito. Giuliana profuma della sua stessa bambina, quel misto di latte, profumo di neonato e cremine per il sedere. Un odore innocente, diverso da quello della nuova abitante del terzo piano. Il profumo dei platani e il fresco addosso lungo il viale, accompagnano il pensiero della nuova vicina. La sera tardi e di mattina presto, mi giungono gli andirivieni nella sua casa, la incrocio sulle scale ha una voce leggera ma profonda al tempo stesso, un tono sensuale. È gentile ma non si ferma a chiacchierare, la sento discreta, non invade il tuo spazio, ne sono felice e ricambio la cortesia. Quando scende per le scale va sempre di corsa, indossa scarpe col tacco che salutano le rampe, mentre l’androne ne ritorna l’eco.
Nessuno sa nulla di lei, non ho chiesto, ma nessuno racconta, né le signore del palazzo, né Sergio, né tutti gli altri negozianti della piazza. E’ arrivata questa figura nuova e sembra essersi mimetizzata così bene e così velocemnte, che nessuno si è accorto di lei.
 
- Buongiorno Paolo! Il raffreddore come va?
- Buongiorno dottore, molto molto meglio, stamattina ho sentito l’arica calda e ho deciso di fare una bella camminata.
- Sì fai bene a muoverti, ciao buona giornata.
 
Da qui la fatica aumenta, così come la salita verso il colle. Doso le forze e vado avanti. Questo paese lo amo, ci ho sempre vissuto, anche se in tempi di gioventù, me lo son sentito stretto addosso, tuttora, mi capita di averne a nausea, e allora mi incammino verso la collina, proprio come oggi.
 
Alla fine dell’università avrei voluto partire, l’estero, allora era veramente una impresa che mi faceva paura, però mi mancò il coraggio anche per trasferirmi a Milano, potendo scegliere tra due impieghi scelsi la mia provincia, a stipendio più basso. Mi mancò il coraggio. Tutte le volte che ho pensato di partire, il timore, la pigrizia, e l’amore per le mie radici ha vinto sulla nausea di tutti i giorni. Alla mia età sono ancora qui.
 
Ma lei, lei non la capisco, perché si sia trasferita in questo buco di mondo, che sembra aperto, di mentalità ma in realtà è il culo del mondo.
 
- Buongiorno Paolo, oggi hai varcato il confine e sei venuto nelle parti alte?
- Buongiorno Luigia, il calore di primavera mi ha tirato fuori dal quartiere.
 
Ombra e profumo di verde, conoscere Luisella qui fu la grande emozione dei miei giorni di ragazzo.Anche lei era di fuori. Mi ricordo tutto di quei giorni. Di lei, e di me e dei nostri amici.
 
- Ciao Pa? ‘do vai tutto solo? L’amichetti der quartiere?
- Oh Albè, mi hanno mandato da solo in avanscoperta.
 
Lei non sembra avere amici, parte la mattina presto e torna tutte le sere dopo le otto, oppure se parte il pomeriggio rientra la mattina dopo. Non viene mai nessuno a trovarla. Il sabato e la domenica si tappa in casa e non la sento. Nessuno sa nulla e nel condominio l’ unica notizia trapelata, è che sia triestina, le pettegole del palazzo lo avranno saputo dal padrone di casa, credono anche che abbia un segreto da costudire, ma secondo me è solo gelosa della sua vita, ma loro ci sformano a non sapere niente e così cercano di inventare.
 
Se non avessi già sete mi verrebbe adesso, a questa fontanella ci fermavamo pure da ragazzi. Ora come allora. I profumi dell’estate e dei primi sensuali sentori di donne.
Mi fermo. Ogni volta il ricordo mi porta lontano. Questo primo sole di primavera addolcisce la malinconia del passggio degli anni. La penombra mi fa riflettere su ciò che è stato e sulla mia solitudine. Luisella avrebbe voluto che la sposassi, ma il mio cuore è sempre stato libero. Tutte le avventure successive me lo hanno confermato. Ed ora mi ritrovo solo. Come la misteriosa del terzo piano. Ma lei è giovane.
 
- Ciao Paolo, come stai? Ti si rivede finalmente! 
- Buongiorno Orlando. Merito di questo sole.
- Sei come le lucertole! E bravo .
 
Tempo di rientrare, la signora Maria mi starà preparando il pranzo, è un piacere aprire la porta ed essere accolto dal profumo di cibo, si si, meglio soli e curati da qualcuno, che male accompagnati come tanti conoscenti vecchi come me, che si dichiarano anziani, socorsi dalle mogli vecchie come loro, o peggio ancora da badanti più giovani di trenta anni che mirano solo alle loro pensioni.
Forse se mi avvicinasse la misteriosa del terzo, un pensiero ce lo farei. Oppure no, meglio solo, anche se il profumo che lascia passando e i suoi tacchi che corrono sulle scale, ogni volta mi mettono un moto di eccitazione, suscitano fantasie che mi rendono irriconoscibile anche a me stesso, almeno a questa età, forse un tempo, quando ero giovane, ma ora che sono vecchio, mi ero scordato l’odore della femmina, il calore che mi metteva in corpo a vent’anni. Dopo che è passata se ne sente la presenza per almeno mezz’ora, e non è solo l’odore, è quello smuovere dell’aria. Son sicuro che anche gli altri condomini, rincoglioniti, la pensano come me. Sento i loro sguadi, come sento lei. Lei se ne frega, c’è poco o mai e quando c’è lascia la scia, poi si ficca in casa e non ne esce più. Se potessi rimanerci con lei, nella sua casa e accarezzare gli oggetti con cui vive, le sue pareti, i quadri, i libri, i vestiti appesi nell’armadio, ciò che ama e passare poi le dita sulla sua pelle, conoscere i capelli, i lineamenti del viso, soffermare le dita sulle labbra, passare l’indice sui suoi denti e proseguire sulla linea degli occhi, lasciarmi accarezzare dalle cigliale sopracciglia. Le guance, poi scendere sul collo, incontrare la mia sensibilità con la sua pelle, saggiare la densità della sua pelle, ogni singola ruga , se esiste, conoscere la profondità della sua anima, da ogni singola ruga.  E arrivare alle spalle. Saggiarne la dimensione, se la mano termina a breve il percorso da un omero all’altro in maniera spiovente, oppure è una strada lunga. Poi con le mani aperte agganciare la schiena e toccarla piano piano, ogni singolo centimetro. Al termine cingere la sua vita, ma poco, il tempo di risalire sul seno, vincere la sorpresa, far felici i polpastrelli, con quelle rotondità femminili, scoprire i capezzoli, e non avere la tentazione di avvicinarci le labbra, proseguendo la scoperta. Scendere sull’ombelico, e tracciarne la circonferenza, aumentando i cerchi arrivare alla pancia, appoggiare la mani sulla sua morbidezza.
E arrivare alle natiche, consistenti o apppena accennate, muscolose o di dolce morbidezza, dalla forma di strumento o meno armonico, se potessi cara sconosciuta soffermarmi su quelle natiche, le scoprirei a lungo, molto a lungo. Sarei in grado di essere padrone di ciascun frammento di quella pelle, le mie falangi sarebbero ipnotizzate ma la voglia di conoscenza farebbe il resto, le dita passerebbero al dolce colle e avrei il piacere di conoscere quel giardino dove maschio e femmina si incontrano dall’inizio del mondo, il suo giardino dell’Eden…
 
- Buongiorno signor Paolo.
 
- Chi è?
 
- Sono Silvia l’inquilina del terzo piano, ha bisogno di una mano per attraversare?
 
- No, grazie non si preoccupi, ho il bastone.
 
- Ok. Buona giornata!

Commenti

Ritratto di masmas

Piaciuto questo racconto, senza descrizioni visive, certo :) O no? Ci hai giocato forse, a dare descrizioni tramite un cieco? :)
Comunque il racconto è ben scritto e ben condotto, un po' lento all'inizio per poi prendere velocità alla fine. L'argomento e il finale mi hanno colpito con piacere, devo dire. Il mondo giocato tutto nella mente.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Non male. Togliere il senso pregiudicato al personaggio!
Un giochino piuttosto lento, privo di aspettative. Forma e modi gestiti sulla misura del carattere del personaggio.
Non ti mozza il fiato, ma secondo me è interessante notare che il modo di raccontare descrive il personaggio.
Questa storia è personaggio anche nella forma del racconto. Calmo.
Giochino ben riuscito.

Ritratto di Borderline

Il senso della routine è ben caratterizzato, anche se forse i dialoghi con tutti questi buongiono un pochino prendono il lettore alla sprovvista, un lettore che ogni tanto ha bisogno di leggere qualcosa di diverso, allora forse in alcuni punti avresti potuto omettere i convenevoli e improntare il dialogo su altri discorsi, sempre superficiali ma che dessero informazioni ulteriori sull'interlocutore. La cecità del protagonista è una buona trovata così come il suo slancio finale, che sicuramente è il pezzo più riuscito del racconto. E ora non vedo l'ora di vedere come te la cavi col fantastico di Jeremia D. Steampton!

Ritratto di quatipua

mi hai fatto vedere quello che non vede un cieco (sì, sono molto poco politically correct)
mi hai fatto vedere con gli occhi di chi non vede

ma mi sembra ci siano troppe descrizioni per questo gioco che si intitola "Fuck the photo", o almeno per me sei andato un filino fuori tema... con eleganza e scrivendo molto bene, tanto che è un piacere leggere questo fuorigioco :)

Ritratto di grilloz

Direi buona l'idea di togliere il senso della vista, sarebbe stata ancora migliore se non avessi capito alla prima battuta che il protagonista e' un non vedente.

Personalmente mi sono un po' perso il personaggio, sembra quasi cambiare carattere (ed eta') da un punto all'altro del racconto.

Ritratto di samy.

Il racconto è ben descritto e ben condotto come la mano per un cieco attraverso una strada affollata. :)

"Da tempo oramai ho cambiato il mio rapporto con le donne. Le sento più con l’olfatto che con l’udito. Giuliana profuma della sua stessa bambina..."

Ritratto di Kriash

Buona la trovata della cecità per svicolare la parte descrittiva. O no? In alcuni casi ho pensato al contrario. Perchè comunque di descrizione ne ho letta. In definitiva una prova buona ma che, con un pizzico di coraggio in più, sarebbe stata ancora meglio.

Ritratto di Creattività

ciao,

è sempre un piacere giocare, mi stimola a trovare il tempo per scrivere e mi sprona a fare meglio. Stavolta devo dire che purtroppo mi son decisa alla fine e qualcuno se n'è anche accorto, spero solo di fare meglio alla prossima prova, che, ahimé, ha già la scadenza imminente. 

Vi ringrazio tutti. Ho usato l'escamotage del cieco per forzarmi a non descrivere visivamente ma avere altri modi per dire le cose, ma il mio stile è un po' quello descrittivo e quindi qualcosa rimane sempre, tanto vale farmelo piacere e migliorare sempre qualcosa. Il coraggio di calcare la mano a volte manca, ma a volte è mancanza di tempo, ci vuol coraggio per scrivere e costanza e opera di pulizia e miglioramento. Se il personaggio sembra mescolare le carte dei tempi e dell'età. era anche un po' voluta, perchè lui si ricorda di quando era giovane e "birbantello" anche se il birbantaggio gli è rimasto dentro. Mi piace che sia venuto fuori che il racconto è il personaggio, non mi capita sempre di cimentarmi in cose simili e se lo avete interpretato in questo modo vuol dire che mi sono avvicinata all'obiettivo. Per chi è curioso di vedermi giocare ancora, posso dire che sono desiderosa di farlo, ma lo temo ed il tempo è sempre quello che è e come capita spesso agli studenti, mi capita di fare i compiti all'ultimo momento, a volte va bene a volte meno, spero che vada..

grazie ancora 

Creattiva. E