Dodicidita (di Capitano L.PanHuy)

È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. E scricchiolo e fruscio e scivolo male e il mondo sussurra È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Dodicidita è scappato dal gabbio. Stupida, idiota ho detto Va bene, lo faccio per soldi e per molti l'ho fatto, ma nessuno mi ha detto che Dodicidita era scappato dal gabbio. C'era una volta un mondo di ladri e tra loro di certo, ero la ladra migliore. C'era una volta e solo perché Dodicidita in quel mondo non c'era. Rinchiuso nel buio della torre più alta, le cose preziose tornavano ad essere le cose di tutti (i ladri). Ma Dodicidita è scappato dal gabbio e quel mondo che c'era ora è quello di cose che a Dodicidita non devi rubare. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Non tace, sussurra, non prende una pausa, non prende respiro, continua a tremare È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. E l'unica scelta, credetemi, è vero, l'unica scelta che resta è scappare. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Zitti! State zitti! Ma Mondo continua in canto e paura È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Ho Dodicidita ormai alle calcagna. Non posso fermarmi e non so dove andare. A renderli tutti neanche ci penso. Le cose cattive, scoiattoli e lupi, linci e vampiri, gatti e randagi, volpi e faine, tutti i peggiori mi corrono dietro o corrono e basta e piangono e gemono Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Perché un pazzo soltanto resterebbe in attesa se a Dodicidita hai soffiato l'affare. E le cose cattive e le cose peggiori stanno al passo di corsa, hanno paura, ma a loro ho rubato e non mi posso fidare. E ciò che ho rubato, le cose cattive, non rivogliono i denti, perché Dodicidita è uscito dal gabbio e per lo stesso tesoro è stato pagato. I denti di tutte le cose cattive, mi ha chiesto quell'uomo, portami i denti e faremo l'affare. L'affare più grosso, di quelli che pensi È l'ultimo gioco, poi con quel malloppo invecchio lontano. Lontano dal vento, lontano dal freddo. Invece ora corro e tutt'attorno sussurran È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Se ci becca è la fine, perché se a Dodicidita chiedono un dito, Dodicidita ti ruba la mano. Se chiedon la mano, ti prenderà il braccio. Ma a Docidita han proposto l'affare a cui io ho risposto Che cavolo, è l'ultimo, è un lavoro che faccio con gusto. E le cose cattive lo sanno che cosa vuole dire se a Dodicidita servono i denti. Corrono e piangono È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita.

Smettetela! Tacete! O riprendetevi i vostri denti! Ma dicono No, non li rivogliamo, per perderci dopo tutta la testa! Se non l'hai capito, dietro di noi, dietro di te, sbuffa adirato e batte la pista, Dodici, si, è Dodici, Dodici, è Dodicidita!

Ho le scarpe nuove, le più adatte a noi ladri, leggere, robuste, elastiche, purtroppo rosse. Sbattili, Sbattili, Sbattili i tacchi. Tre volte, sbattili, sbattili, sbattili i tacchi e trasportaci altrove. Che dicono? Pazzi? Son solo una ladra, la migliore che c'era, finché Dodicidita non è scappato dal gabbio. Adesso son solo una ladra che scappa con l'affare di Diodicidita al sicuro nel sacco. Correte e tacete, bestie imbecilli! Non sono magie, non sarà una storia a portarci al sicuro. Correte, bestiacce, e fate silenzio. Non avrei dovuto accettare, ma è facile dirlo se conosci la fine.

 

Mi han detto che sei la migliore. L'uomo, o nobile tronco di ebano, si può dirlo vivo per il solo suono della voce. Sono il meglio, or ora, libera a disposizione. E dice, Bene, e senza espressione, lascia andare una busta sul piano del tavolo. La prendo, la apro, sfilo una lettera, la leggo, e prima che possa scapparmi un sorriso, Ci riesci? Ecco, provo, ma subito richiede, Ci riesci? È troppo? Hai detto che sei la migliore. Ci riesci? O sei solo una falsa leggenda? E un ladro, Signori, e un ladro, Signore, è uomo, è donna d'orgoglio. Siamo creature superbe, ambiziose, Narcisi che amano farsi ammirare, lodare, cantare. Ci piacciono le lodi e per lodi, in cambio serve offrire imprese. E ogni impresa, Siori e siore, più grande e sempre più pericolosa devesi dare in cambio. Diciamo, sempre diciamo, È l'ultima, e lascio il ricordo del ladro che fui e scappo al sole, alla pacchia, alle donne agli uomini e all'ozio. Ma siamo creature malate, dipendenti. Ci piacciamo troppo per non volerci ancora più grandi, ancora più belli. Ce la faccio, gli dico, eccome! Sono Setanera, io. E se son qui è perché ha sentito prima il mio nome, la mia leggenda! Ce la faccio, gli dico, Io Setanera e per il nome che porto, per la leggenda, mi pagherà. E quell'uomo, o quel ramo di ebano, solo per suono di voce posso dire vivo, mi disse centomila. Bene, gli dico, ma non ha finito. Per ogni tipologia, centomila, dice. E quella cifra mi fa così bella nella mia leggenda. Quante tipologie. Di tutte le cose cattive, portami i denti. Di tutte.

 

C'è un tesoro. Un grande tesoro. Il più grande tesoro. Dice la faccia immersa nel grasso. Fammi uscire e lo rubo, mi rendi soltanto la vita da libero, mi rendi soltanto la leggenda del ladro e assassino che m'hai tolto qui dentro. E dal grasso sbuffacchia ancora una voce anelante, Soltanto alla fine del gioco, non prima che la leggenda mia schiacci le altre, non prima, non finché qualcuno possa ancora mettere in discussione la tua libertà. Ruberò e tornerò qui, con il tesoro, il tesoro più grande...No. E Dodicidita gli chiede di non interromperlo mai più. E Tuorluovo prossimo sindaco, forse, promette al ladro che a tempo debito gli sarà nemico. Ma, dice, prima facciamo gli affari. Avrai il tuo tesoro io avrò la mia libeertà. Ma Tuorluovo ride. Quando ride trema la faccia, trema la terra, perché Tuorluovo è malvagio come un pessimo Dio. Non voglio il tesoro, il tesoro non è tuo, non lo sarà mai, non lo potrai rubare mai, ladro, il tuo nome sarà leggenda, ma leggende come il tuo nome hanno un limite. Quel limite sono le leggende come noi, Sindaci, Master di questo mondo. Dimmi cosa devo rubare. Ma i ladri si amano, si adorano, si vedono belli non riconoscono i limiti, non riconosco la fine. Le leggende crescono per sempre, finché vivono. Denti, dice Tuorluovo, voglio i denti di tutte le cose cattive del mondo. Dodicidita aggrotta la fronte, più nera che mai, più affamata che mai. Ci riesci? Sei la leggenda? Sei la leggenda più grande del nome di Setanera? E il ladro accresce la sua ombra, di rabbia e di fame. Fammi uscire, fammi rubare. Ci riesci? Ci riesco.

 

È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Correre e correre fino alla fine del mondo. Non in astuzia, né in cattiveria o in forza, si può battere Dodicidita. Dodicidita è forte, astuto, cattivo. Correre e correre fino alla fine delle sue risorse. Sono viva, sono Setanera. La leggenda dirà che Setanera scappava dal Re. Ma c'è correre e correre. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Cantano le cose cattive del mondo. Setanera non scappa, Setanera ha la sua arma. Può correre per sempre. Così si correggerà la leggenda e canterà lo splendido nome. Sono ladra, sono bella, sono la leggenda contro la leggenda. Anche se ora maledico. L'uomo d'ebano, Sindaco prossimo, forse, sapeva che Tuorluovo aveva la sua pedina. Ma non me l'ha detto. Mi ha fatto rubare, delle cose cattive, i denti delle cose cattive mi ha fatto rubare. E io li ho rubati. E ora È Dodici, Dodici, è Dodicidita. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Scappiamo lontano, corriamo per sempre, che Dodicidita segue le tracce. Impronte, rametti, peletti impigliati. Correte, bestiacce, correte che Dodicidita ci vuole sul piatto. Correte, che correre è l'arte peggiore della nera leggenda scappata dal buio. È Dodici, Dodici, è Dodicidita.

 

Legnorso in foto è molto più bello. Tuorluovo imbratta di ciccia il mattone sui muri. Sotto i due manifesti la gente si ferma. In coppia discute sul cosa sia meglio. Del chi non si curano, è il cosa che conta, che entrerà nelle tasche. Ma riempie le tasche chi ha il tesoro più grande. Tuorluovo e Legnorso dovevano averlo. Due ladri, i migliori, uno per parte, a caccia per loro. Un ladro o dall'una o l'altra parte, uno solo sarebbe vissuto. Uno solo era il tesoro. Un tesoro che non si ruba, un tesoro che si conquista. Legnorso con la pace, Tuorluovo con la guerra. In entrambi i casi il mezzo era uno. I denti delle cose cattive. Per renderle inoffensive al mondo. Per mettere a cuccia il mondo. Per insegnare al mondo a riempirsi le tasche. Per riempire le tasche del mondo, con altro mondo.

 

Ti prendo, ti prendo. E dopo mastico a lungo. Non è per soldi. Non è per promessa. Non è per parola. Non è per onore. È che per questo mondo, una deve essere la leggenda, perché leggenda è unanimità. SE ti prendo e ti mastico a lungo. Correte rumorosi e corre rumoroso chi corre con paura, chi corre con paura è preda. Chi rincorre la paura è l'assassino. Nessuno sopravvive al proprio ladro. Io sono il solo. Libero sarò ancora, e le cose del mondo sono già adesso le cose del mondo che non si devono rubare a Dodicidita.

 

Ho rubato. Sono la ladra. Non è certo il problema del gesto. Ho rubato le cose del mondo, le cose cattive. Ma mentre rubavo il mondo è tornato alle cose del mondo che non devi rubare a Dodicidita.

Ma non lo sapevo. Legnorso sapeva, e sapeva Tuorlovo. Pedine. Una nera e una rossa di scarpe. È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Cantate e cantate. Perchè Dodicidita non sa correre a lungo e quando si fermerà parleremo. Uno ad uno vi renderò i denti e Dodicidita rincorrerà voi e se voi vorrete vivere, avrete bisogno di una regina. Io di una leggenda. Voi renderete a me la leggenda io sarò di voi la regina. Ma non sospirate. Cantate, È Dodici, Dodici, è Dodicidita. Non è una soluzione è solo la mia strategia. Poi sarà la guerra dei due nomi delle leggende. Voi volete essere leggenda? Noi vogliamo essere leggenda. Allora cantate con me, cose cattive, È Dodici, Dodici, è Dodicidita.È Dodici, Dodici, è Dodicidita.

 

Cantano e non per paura. Questa è la guerra e nessuno ladro, se è un ladro, rinuncia ad accrescere la leggenda del proprio nome. Non è per parola, non è per pagamento. È perché sono un ladro. È perché c'è un'altra ladra al mondo. Ma non può essere in così poco spazio. Questo è lo spazio di Dodicidita.

 

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Commenti

Ritratto di Sweeney

Una ballata, bella. Musicale quanto basta per cantare una storia in poesia. Improvvisamente mi ha ricordato dei versi di Wistan Auden, una vicenda cadenzata in quartine dal titolo "O What is That Sound".

 

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Mo' cerco. Curioso io!

Ritratto di Beki Road

Già lo sai...mi piaceeeeeeeeeeeeeee! Sì, sì, sì!

Ritratto di Krypto

Ha un ritmo incredibile, una musicalità assurda, potrebbe essere una storia raccontata attorno al fuoco accompagnata da un flauto, o un'armonica a bocca o una chitarra... Bell'esperimento, scritto e letto d'un fiato, cosi nasce la leggenda di dodici dita!

Ritratto di scartabella

Urrah1 Il Capitano è sceso in campo e ancora ancora lo vorremmo ascoltare che Dodicidita ci porta lontano e topi o bambini noi lo seguiamo...

Ritratto di Kriash

Ritmo pazzesco.
Sentivo i tamburi suonare e la lettura tener dietro e slegare.
Bravo Cap! Il ritornello di Dodicidita rimane in testa come una buona canzone.