Tutto il resto... (di Kriash)

"Perché sono entrato? Stupido curioso! Editore 'stocazzo! Era uno scherzo! Ma stupido io. Che forse non si vedeva che non era l'ufficio di un editore? Ma no! Non mi basta mai prenderla nel culo, no! Devo peggiorare la situazione sempre io! E ora è buio e io non trovo l'uscita. Non risponderò mai più a un numero sconosciuto. Non crederò mai più alla voce di un telefono sconosciuto. Sembra un ospedale abbandonato. Dismesso da tempo, dicono la polvere e i ratti lungo i corridoi. Io mi ci sono perso dentro, il telefono non ha campo, con una pen drive con dentro la storia che avrei dovuto consegnare a un editore che non esiste che mi ha spedito all'indirizzo di un ospedale dismesso. E io stupido ci sono entrato. Il telefono non prende, non posso chiamare eppure continua a squillare. Sempre un numero diverso. Mi arrendo. “Pronto?” “Visto che è qui di fronte, può abbassarmi la tapparella?” Mi stanno chiamando dalle camere vuote di questo ospedale dismesso. Perché sono entrato?"

 

“Tapparella? Ma com…”

 

Qualcosa mi è passato accanto correndo e sfiorandomi il braccio.

 

Lancio un urlo che sicuramente mi farebbe sfigurare davanti alla visione di qualsiasi film horror.

E il cellulare vola, matematicamente, a terra.

Buio. Fanculo al buio e a questi interruttori che non vanno. L’unica luce arriva da quelle tapparelle parzialmente abbassate. Ed è poca luce.

Il cellulare al suolo proietta un cono verdognolo verso l’alto.

Ehi ma quelle sono…

Gambe?

Anche il cono si spegne e non mi resta che parlare.

“C’è qualcuno qui con me?”

Silenzio.

Coglione io che penso anche che qualcuno mi risponda. Un passo alla volta arrivo alla posizione dove dovrebbe essere il cellulare.

Un fruscio arriva dall’apparecchio. La chiamata non è saltata e qualcuno sta ancora tentando di mettersi in contatto con me.

“Un attimo, un attimo…” alzo la voce al vuoto sperando che mi sentano all’altro capo del telefono.

E, diciamocelo, un po’ serve anche a me per farmi coraggio.

Se poi adesso allungo la mano per raccogliere il telefono e qualcosa mi sfiora?

E se questa cosa mi afferra e davanti a me si apre una bocca fatta di denti aguzzi e bava gocciolante?

 

Qualcosa si appoggia sulla mia spalla.

 

“AHHHH!”

Cado davanti a me dalla paura. L’unica cosa buona è che, così facendo, ho spinto qualcosa sulla tastiera del cellulare e lo schermo ha ripreso a illuminarsi.

Afferro il mio unico appiglio col mondo e me lo metto all’orecchio.

Le persone sono così stupide.

Avrei già dovuto essere fuori di qui, correre cercando di ricordarmi la strada che ho fatto una volta entrato.

Ma niente. L’unica cosa che faccio è mettermi all’orecchio il telefono.

“Pronto? Pronto?” dico con insistenza, sperando di sentire qualcosa.

Anche la voce di uno sconosciuto riuscirebbe a rincuorarmi in questa situazione. Infatti…

“Signor Fante è ancora lì?”

 

Sono diventato uno scrittore un po’ per gioco.

Mi era stato fatto notare che il mio cognome poteva richiamare quello del noto scrittore.

Che dai, se mi fossi messo a scrivere, sarebbe stato facile vendere la mia roba. Magari qualche editore fuori di testa ci avrebbe anche ricamato una parentela inesistente.

Allora, via. Facciamolo.

Ma il cognome non scrive da solo dei libri.

Le idee le ho sempre avute ma non ho mai pensato realmente di poterle mettere su carta e, soprattutto, che qualcuno sarebbe stato minimamente interessato a leggerle.

Almeno fino a quella volta.

 

“Signor Fante è ancora lì?”

“Sì… sìsìsìsì. Sono qui. Ma chi è? È l’editore?”

“Signor Fante, ho bisogno che faccia una cosa semplice. Può abbassare la tapparella della stanza in cui si trova?”

“Ma è già abbassata…”

“Completamente, grazie.”

Che poi la cosa strana è che io esegua senza proferir parola. Come se le parole di questo personaggio senza volto abbiano la meglio sulla ragione.

Mi rialzo da terra e vado verso la finestra. È poca la luce che entra da quei buchi così sottili.

Aiutandomi con la spalla e il collo tengo il cellulare e aziono la stringa a lato della finestra.

Ecco, ora sì che sono al buio.

 

Bravo.”

 

Una nuova voce è arrivata chiaramente dalle mie spalle. Mi volto ma è come se fossi rimasto nella stessa posizione.

Intorno è tutto nero.

“Perfetto così, Signor Fante” dice all’altro capo del telefono l’editore, o chi sia realmente.

“Senta, ora basta con queste cazzate!” ehi, qualcosa si smuove e la mia parte incazzosa sopita si è risvegliata, finalmente… “Voglio sapere chi cazzo è lei e perché sono qui.”

E soprattutto perché il mio cellulare sta continuando a ricevere anche se qui non c’è nessun campo.

“Signor Fante, si calmi.”

“Si calmi un cazzo… qui non sono da solo.”

“Lo so bene.”

“Come… ma… voi siete gli editori?”

“Signor Fante, lei non avrà più bisogno di un editore.”

 

Ovvio che le cose non andarono bene, inizialmente.

Qualche racconto, qualche post carino sul blog che mi dissero di aprire perché, c’hai più visibilità.

Poi successe una cosa strana: uccisi un uomo.

Non lo feci di proposito, quello no. Successe. Come succedono tante cose: naturalmente.

Fu un incidente, travolsi un pedone con un camion in un’area lavorativa di un cantiere.

Lui non doveva trovarsi lì e io dovevo decisamente fare più attenzione.

Ma la colpa non fu mia.

Avvenne il processo, una sentenza e tutta quella cazzo di roba che ci ruota attorno.

Decisi di scrivere qualcosa a riguardo. Inizia per caso, giuro… non era mia intenzione ricavarci qualcosa da una storia del genere, usare il sangue di un uomo per scrivere quelle pagine.

Eppure lo feci.

Forse, inconsciamente, pensai proprio al guadagno.

E fu così, la storia iniziò a girare e il passaparola mi fece guadagnare una certa notorietà di nicchia.

Niente a che spartire con i titoloni e i nomi altisonanti di certi scrittori del giorno d’oggi. Ero ancora quel signor nessuno, cagato da tre gatti in croce.

Poi venne la chiamata.

 

Sono ancora al buio.

In un silenzio innaturale che mi rassicura e m’impaurisce allo stesso tempo. Forse è così che si sente un bambino nella pancia della madre.

Con le spalle al muro, sento il respiro uscirmi dalle orecchie, girare attorno alla testa e sparire sopra gli occhi.

Chiusi o aperti, è la stessa cosa.

Il botto improvviso che giunge da fuori lo sento anche dalla vibrazione che si trascina alle mie spalle dal muro esterno.

Deve essere stato spaventoso.

“Che cazzo…” mi sfugge dalle labbra mentre l’orecchio è ancora premuto al cellulare.

“Signor Fante lei cosa sa del mondo?”

“Senta, sono stufo di questi giochetti. O mi dite che cazzo sta succedendo o chiudo la telefonata ed esco da qui… anzi, a dire il vero non so perché non l’abbia ancora fatto.”

“Non glielo consiglio, non adesso almeno.”

“Quel boato, fuori…”

“Appunto. Stia lì. Tutto le sarà chiaro a tempo debito. Dicevo…”

“…”

“… cosa sa del mondo, Signor Fante?”

“Non saprei… ma… che domanda del cazzo è?! Senta io voglio sapere cosa sta succedendo. Fuori e dentro!”

“Pochi secondi. Attenda un attimo… Ecco, ora può alzare la tapparella.”

Una frase talmente banale che riesce a gelarmi il sangue nelle vene. Sento freddo e la mia testa mi sta dando un segnale ben preciso sul non tirare su quella tapparella.

“Non si preoccupi” sembra quasi che riesca a leggermi nella testa. “Alzi la tapparella e tutto quello che sapeva sul mondo, che me lo volesse dire o no, non le servirà più.”

Mi volto in automatico e a tastoni sento di nuovo la stringa della tapparella nella mia mano. L’abbasso per azionarla. La luce inizia a investirmi dal basso verso l’alto.

E finalmente vedo di nuovo.

Vedo un mondo completamente distrutto, dietro al vetro intatto di quella finestra.

 

Mi contattarono una settimana prima.

Una semplice telefonata che cambiò drasticamente la mia giornata.

Signor Fante, mi dissero, ci è arrivato per le mani del materiale che la riguarda. Troviamo che la cosa sia piuttosto interessante e vediamo in lei un potenziale collaboratore. Scrive bene, non glielo nego ma vorremmo che facessimo qualcosa insieme.

L’editore.

O quello che si proclamò tale.

Riattaccai e il cuore mi andò in gola per la felicità. A quanti poteva capitare davvero? Uno su un milione, forse meno.

Un grosso editore.

Interessato a me, alla mia scrittura.

Ancora non potevo sapere di quanto sbagliai i calcoli.

 

“Lo vede Signor Fante?” dice lui.

Lo vedo.

“Ora, è questo il mondo” continua lui, mentre io, invece, continuo a tacere senza sapere cosa dire. “Io e i miei colleghi siamo stati costretti a fare qualche modifica. Al mondo, intendo. Qualche modifica era assolutamente necessaria. Ma… Signor Fante, è ancora in linea?”

“… Io…”

“Bene, è ancora lì. Può anche non parlare, mi lasci spiegare. Lei si trova in uno stabile protetto. Le radiazioni che sono state usate sul pianeta non influiranno su di lei, a patto che aspetti ancora un paio d’ore prima di uscire da quel bunker travestito da vecchio ospedale. Ora… lei a cosa ci serve, si chiederà…”

“… Ma…”

“Spero che la sua parlantina e il suo estro creativo si riprenda presto” si ferma e ride. “Questa era una battuta, Signor Fante. Noi vogliamo lei per la sua scrittura. Cosa ne direbbe di scrivere la storia? Nel vero senso della parola, intendo.”

“Tutto questo non ha senso…”

“Lo ha… almeno per noi. Vede, ora la tavolozza è nuova e i colori sono ancora perfetti, tutti da mischiare. Lei ha la possibilità di mischiarli. Di usare le dita, di sperimentare. Vogliamo qualcuno che racconti la storia d’ora in poi ma, soprattutto, qualcuno che spieghi il passato.”

“Non posso…”

“Certo che può. La seguiamo da un po’, sappiamo dei suoi trascorsi, sappiamo chi è ma, soprattutto, sappiamo cosa potrebbe diventare. Signor Fante noi le stiamo dando un’occasione più unica che rara: lei dovrà scrivere una nuova Bibbia, un nuovo Testamento per le generazioni future.”

Tutto questo non ha senso. Ma non glielo ripeto, non avrebbe nessun valore stare a parlare con un folle. O con più folli, dipende da quante sono le persone che in questo momento stanno ascoltando la nostra chiacchierata.

 

Un movimento alle mie spalle.

 

Volto gli occhi e vedo qualcosa che mi spaventa ancora di più della distruzione esterna.

È l’uomo che ho ucciso.

O meglio, è lui ma i suoi contorni sono distorti, frastagliati, in perenne movimento.

Non si muove. Non parla.

Mi fissa.

E il caldo della mia piscia mi percorre la gamba verso il suolo.

“Non si preoccupi” mi desta la voce dal telefono, distante dal mio orecchio ma ugualmente udibile in quel luogo così innaturalmente silenzioso, “sapevamo del rischio. Vede, le radiazioni potevano influenzare una certa lunghezza d’onda. La stessa che, fino a poco fa, non permetteva a quelle… cose… di poter essere viste.”

“Fantasmi?”

“Sì. Per l’esattezza hanno un altro termine tecnico ma, sì… fantasmi. Il mondo ne sarà ormai invaso. Ma sono totalmente innocui, non si preoccupi. Lei penserà solo al suo lavoro, al suo libro. Tutto il resto non conta.”

Tutto il resto non conta.

 

Tutto il resto non conta.

Lo dissi talmente tante volte da crederci, alla fine.

Una devastazione.

Una ricostruzione.

Un libro da scrivere.

Un fantasma.

Tutto il resto non conta.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Il soggetto mi piace. In timbro e stile non mi convince. Sembra uno di quei casi in cui, acchiappata l'idea, non rimane il tempo per curarla. Niente di gravissimo, ma so (eccome se lo sappiamo!) che tuoi sono gradini molto più in alto.
Ritornano parole in più, per me almeno:

"Ed è poca luce."

Non mi suona bene.

"Poca luce."  Basta e avanza. Arriva più in fretta e colora subito. Non serve affidare ad un predicato verbale "la poca luce" in questo caso. lo dici già che entra dalle tapparelle, no?

Però è un vestitino che ti sta bene, si! qualche aggiustatina di qua e di là, magari, ma ti sta bene! :)
Attendiamo pareri più esperti! :9

Ritratto di Ali

Giuro se fosse stato l'incipit di un libro mi ci sarei buttata dentro subito perchè sì, mi piace proprio! E sono curiosa ora! Riuscirà a scrivere la storia? Perchè è successo questo? Chi sono i tizi del telefono? Chi altro è sopravvisuto? :)

Ritratto di Beki Road

Ammetto che anche io comprerei questo libro!!!

Non capisco bene cosa c'è tutto intorno e mi incuriosisce molto...la storia mi ispira così come le chiamate sconosciute. Certo vorrei capire perché è stato scelto proprio lui, ancora non capisco quale sia la sua particolarità.

All'inizio mi hai davvero spaventata, l'oscurità, qualcosa che si muove, il telefono e il suo cono verdognolo. Lo ammetto, me la sono fatta un po' sotto :)

Sì, forse qua e la si può aggiustare qualcosina ma ero presa dalla storia e non c'ho fatto nemmeno troppo caso.

La curiosità rimane alta!!!

Ritratto di quatipua

Bello, ma non vorrei ripetermi come al solito sotto i tuoi giochistoria

Mi sembra chiaro che ci siano delle cose da aggiustare, ma l'impianto è ben messo:
su queste fondamenta vien su un bel bunkerino! ;)

 

Ritratto di scartabella

Qui c'è stoffa ottima e abbondante, bella l'idea del falso editore con risvolto a metà tra horror e fantascienza con frecciatina per certi "casi" editoriali costruiti con la fuffa. Non sono convintissima sulla scrittura, mi è sembrata un po' troppo ovvia.

Ritratto di Kriash

Riconosco che nella forma avrei potuto giocarmela meglio.
Forse mi sono focalizzato talmente sull'idea da studiarne poco la scrittura.
Non nascondo che è un errore in cui cado molto spesso... forse perché anche da lettore do più peso alla storia che alla forma.
Errore mio, c'è sempre da migliorare!
:D

Ritratto di Borderline

La trama mescola molti elementi e questo mi piace, distopia e attualità, fantasmi e squali. Addirittura un nuovo mondo. Anche io ho qualche dubbio nella forma, soprattutto nelle parti descrittive che hanno molte parole di troppo che spezzano un po' la suspance. Con qualche aggiustatina è un ottimo incipit :)

Ritratto di Antio

Ne leggerei volentieri il seguito, perchè lascia molti punti in sospeso! Anche se avrei preferito leggere il finale di una storia autoconclusiva. Ho trovato un po' difficile immaginare un'esplosione che possa aver cambiato tutto un mondo.

Ritratto di Polveredighiaccio

Lugubre e inquietante. Potrebbe diventare una sceneggiatura o un testo teatrale.

Interno notte, fruscii in sottofondo, una porta che sbatte. Ottimi elementi di suspance.

Ritratto di ambrous

Ciao noto che spesso i tuoi testi si avvitano su se stessi. A mio avviso, il racconto pecca del non volere osare, rimanendo bloccato. Avrei preferito una maggiore suspence, soprattutto quando compare la presenza e una maggiore perlustrazione del posto aumentando la tensione di conseguenza. Il finale è spiazzante, ma di questi tempi quelli apocalittici vanno di moda. Troppi ... puntini di sospensione. A rileggerti ;)

 

Ritratto di Braby

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