Sei la mia bambola di porcellana (di Aly)

 

"Mi sono svegliata tra centinaia di persone indaffarate. Tra chi curiosava, chi comprava, chi trattava, chi vendeva, chi litigava, chi intagliava, tesseva, cucinava, e un vocio continuo, passi come nugoli di vespe e nessuno che si curasse di me. Svenuta? Addormentata? Moglie? Figlia? Non lo so. Non so il mio nome, non riesco a ricordarlo. “Sei una bambola di porcellana!”. La voce, la seguo fino alla tasca di un grembiule bianco sopra un vestito nero. È il mio? L'ho indosso. Per forza. Penso. “Sei la mia bambola di porcellana!”. Me lo dice una bambola di porcellana che tengo in tasca. “Sei la mia bambola di porcellana!”, “E tu chi sei?”, “Io sono Maristelle, la prima strega delle bambole di porcellana e tu sei la mia bambola di porcellana!”, mi dice la bambola di porcellana. Io non so niente, questa è la prima notizia su di me che ho. Mi dovrò accontentare, per il momento..."

 

Mi guardo ancora intorno e mi accorgo di essere seduta sopra un alta sedia di vimini, ho le gambe coperte da spesse calze di cotone che penzolano inermi. Le muovo e quelle vanno su e giù, facendo luccicare le piccole scarpette nere di vernice. Provo ad alzarmi ma non ci riesco, qualcosa mi blocca ma non capisco cos è; faccio leva sulle mani e mi spingo in avanti, i miei boccoli castani mi cadono sul viso, ma proprio non riesco a tirami su. “E’ inutile che ci provi carina, tanto non riuscirai ad alzarti da li” mi giro di scatto verso l’origine della voce e mi accorgo solo ora della lunga fila di oggetti che si estende alla mia destra; ce n è di tutti i tipi, dalle tazze da tè alle piccole e grandi scatole, ci sono libri e chincaglierie di ogni genere, cappelli e vecchi abiti sgualciti, tutti ammucchiati in una confusione che sembra però avere un senso. Non c’è anima viva.

“Chi ha parlato?” “Son qui, proprio qui vicino a te” Seguo con lo sguardo l’eco della risata fino ad un grande libro appoggiato in equilibrio precario su una pila di volumi vecchi e rovinati. Sulla copertina è rappresentata una scena urbana: case e palazzi si alzano da ambo i lati, al centro si allunga senza fine una strada lastricata, sporca e grigia, appoggiato all’angolo del primo palazzo sul davanti c’è un uomo, è vestito di stracci e ha in mano un sacco gonfio e chiuso. Appena lo guardo in viso lui mi strizza l’occhio. “Chi sei tu?” “La domanda giusta è, carina, chi sei tu! Io sono ciò che vedi, nulla più nulla meno” “Perché non riesco ad alzarmi? E come sono finita qui?” “Uffa che noiaaaaa! Secondo te io so come sei finita qui? Ti sembro un indovino eh? Ti sembro un mago eh? EH? Non lo sono e se anche lo fossi di certo non starei qui a parlare con te!” L’uomo volta il viso verso l’interno del libro in maniera stizzita e smette di parlare. “Non badare al ladro, è solo un ingrato scorbutico.” Questa volta la voce è più lontana, proviene da un piccolo carillon aperto; dentro, avvolta in un tutù bianco sbiadito c’è una ballerina, ferma immobile nell’atto di fare una piroetta. “ Ciao, io sono la Ballerina, piacere di fare la tua conoscenza” “Ciao Ballerina, per caso tu sai come sono finita qui?” chiedo anche a lei.

“Mi dispiace cara ma sono rimasta chiusa per molto tempo, quando hanno riaperto il carillon tu eri già qui”

“Oh. Quindi neanche tu lo sai. Non capisco perché non riesco ad alzarmi” provo ancora a tirarmi su ma è tutto inutile, l’unica cosa che riesco a fare è muovere mani e braccia. Allora inizio a dondolare le gambe sempre più forte finché la sedia traballa leggermente in avanti.

“ Attenta cara! Non agitarti troppo o rischi di cadere!”

“E’ quello che voglio! Almeno forse riuscirò a staccarmi da questa maledetta sedia!”

“Non lo fare! Cadere non è una buona cosa, ci si fa male quando si cade. Pimpalù è caduto un giorno dal suo pilastro, voleva vedere il mondo e non è più tornato”

“Pimpalù era un idiota! Glielo avevo detto io che un dannato pagliaccio di legno non può andarsene in giro come gli pare e piace! Non si può!” Il ladro vestito di stracci è tornato a guardarmi con aria astiosa, è sempre nella stessa posizione di prima, solo l’espressione del viso è cambiata.

“Oh smettila ladro, non puoi fargliene una colpa, voleva viaggiare, vedere posti nuovi, era un sognatore” La ballerina ha gli occhi leggermente luccicanti, come se il ricordo dell’amico perduto gli procurasse una leggera nostalgia. “Anche a me piacerebbe uscire dal mio carillon, sono stufa di vedere sempre e solo questa piazza”.

Mi guardo intorno e finalmente mi rendo conto del luogo in cui mi trovo: attorno a me ci sono molte persone, uomini, donne e bambini, sono tutti impegnati a parlare fra loro mentre camminano tra numerose bancarelle ricolme di ogni cosa. Sopra alcune c’è del cibo, dolci e verdure, sopra altre stoffe dai colori vivaci, alcune vendono fiori, altre utensili da lavoro, altre ancora vendono oggetti strani, grosse palle di vetro e piccole pietre dalle forme strane. C’è confusione e rumore, ma non è forte come dovrebbe essere, è un sottofondo ovattato, un mormorio monotono quasi fosse una nenia.

“Dove siamo?”

“Nella piazza del mercato ovviamente, è qui che Maristelle lavora”

Maristelle! Ma certo! La strega delle bambole! Subito tocco la tasca dove poco fa proveniva la voce che mi ha svegliata, ma è vuota.

“Ma com è possibile? Poco fa era qui, nella mia tasca ed ora è scomparsa!”

“Ovvio! Non puoi mica pensare che se ne stia tutto il giorno nella tua tasca, ha da fare lei” Il ladro continua a guardarmi in cagnesco e non ne capisco il motivo.

“Tra poco sarà di ritorno, non temere cara, ritorna sempre da noi”

All’improvviso il lieve suono di una tromba mi arriva all’orecchio.

“Oh ecco Sir Galvan! Si è svegliato anche lui!” La voce della Ballerina è eccitata e i suoi occhi fissano un punto accanto a me. Giro lo sguardo anche io e noto un cavaliere di stagno in groppa ad un cavallo nero, dietro di lui c’è un paggio che regge uno stendardo e una fanciulla dai lunghi capelli che stringe tra le mani una corona.

“Buondi Signori! Spero vivamente che la vostra giornata sia delle migliori” Il cavaliere fa un leggero cenno con la testa, ma il resto del corpo rimane immobile. Dietro di lui la fanciulla fa un sospiro e guarda il paggio.

“Lady Geneviev, è un piacere rivederla! Oggi l’hanno messa proprio in una belle posizione in alto, così può osservare tutta la piazza! Peccato solo che sia vicino alla nuova arrivata li, la tizia che parla troppo” Il ladro guarda ammirato la fanciulla dai lunghi capelli e poi fa un cenno con gli occhi nella mia direzione. Lady Geneviev si volta verso di me e mi rivolge un sorriso triste.

“Piacere di conoscerla Milady. Io sono Sir Galvan al vostro servizio! Qui dietro di me invece c’è il mio fedele paggio Jack e mia sorella, Lady Geneviev. Purtroppo abbiamo recentemente perso il resto del nostro seguito, i miei cavalieri sono scoparsi e non sappiamo dove siano finiti, probabilmente sono eroicamente caduti in battaglia, mi dispiace solo non averli potuti salutare degnamente. Comunque sia Lunga vita al Re!” L’ultima frase la urla quasi fosse un incitamento. Dietro di lui Lady Geneviev sembra essersi intristita, ha lo sguardo di chi vorrebbe piangere ma dai suoi occhi non spunta una lacrima. Il paggio se ne accorge.

“Su, su Gevi, fatti coraggio” Poi si rivolge a me “ Tra i cavalieri c’era anche il suo promesso sposo, non sapere che fine ha fatto la sta logorando”

Guardo la fanciulla e mi dispiace per lei, deve essere triste non sapere che fine ha fatto la persona che ami. Forse potrei capire meglio quello che prova se solo ricordassi qualcosa di me e di chi sono, se ho una famiglia anch io, oppure no. Sto ancora cercando di capire come sono finita qui quando un piccolo tremore scuote la mia sedia. Mi guardo intorno per capire da dove viene o se qualcuno la sta per caso scuotendo quando il tremore aumenta d intensità. Anche gli altri attorno a me se ne sono accorti perché hanno smesso di parlare. Ad un certo punto un boato fortissimo seguito da un forte scossone si propaga ovunque. La ballerina lancia un urlo. Mentre il ladro inizia ad imprecare.

“Maledizione! Di nuovo!”

“Tenetevi forte e pregate amici, ma siate anche coraggiosi, il pericolo ci sta sormontando! Ma se saremo uniti vinceremo!” Il Cavaliere urla e cerca di superare il frastuono.

Tutto trema, scossoni fortissimi scuotono ogni cosa. La mia sedia traballa, sempre più forte. Mi stringo ai braccioli e non so se sperare di cadere per staccarmi da lei oppure pregare per rimanere li, sana e salva. Il libro del ladro si sta spostando dalla cima, è sempre più sul bordo, e se continuerà così presto cadrà giù. Lo guardo, ha gli occhi dilatati e pieni di paura. Anche lui mi guarda, ma il suo sguardo va oltre me, si perde nel vuoto, sembra quasi osservare qualcosa che noi non vediamo o non riusciamo a vedere, la sua bocca si apre in un’espressione di stupore. Poi, con un ultimo sobbalzo il libro precipita giù.

La Ballerina urla ancora più forte perché il libro del ladro ha sfiorato il suo carillon nella caduta, facendola scivolare verso destra, così ora non è più dritta come un fuso ma è obliqua, quasi in bilico. Aspetto di sentire il rumore del libro che cade a terra ma non si sente nulla. Mi sporgo per vedere il pavimento ma non c’è, sembra svanito nel nulla. Intanto i tremori sono rallentati, diventando sempre più leggeri.

“Oh santo Cielo! Il ladro è caduto, è caduto! Poveri noi!” La ballerina sembra precipitata in una crisi isterica, urla e i suoi occhi si muovono repentini da destra a sinistra, si chiudono e si riaprono come impazziti.

“Ballerina stai calma, vedi? Sta finendo tutto, tra poco saremo salvi” Cerco di tranquillizzarla ma lei sembra non voler sentire, continua a lamentarsi, anche se ha abbassato il tono della voce. Poi qualcosa si avvicina veloce, quasi non riesco a vederlo, corre verso il carillon e chiude di scatto il coperchio. Le scosse smettono così come i lamenti della ballerina che ora è chiusa nella sua scatola argentata.

“Finalmente ha smesso! Stava iniziando a diventare un po’ troppo noios, vero?” Eccola di nuovo, la voce che proviene dalla tasca del mio grembiule. Mi avvicino e cerco di aprirla ma quella oppone resistenza, sembra incollata.

“Oh mia cara, mi fai il solletico così, su, smettila”

“Ma…ma..Chi sei?”

“Te l’ho detto, sono Maristelle, la strega delle bambole e tu sei la mia Bambola di Porcellana”

“Ma io non ricordo nulla! Non so come mi chiamo, non so da dove vengo! Tu lo sai per caso? Sai dov è casa mia?” Maristelle ride nella mia tasca, una risata giocosa, da bambina.

“Ma tu sei già a casa mia cara”

“No, no. Se fossi a casa lo saprei, me lo ricorderei! ”

“Sei sicura? Come fai a dire che lo ricorderesti? Potresti già essere a casa e non saperlo perché di fatto tu non ricordi nulla, di conseguenza non puoi sapere dov è e qual è casa tua. Non è vero?”

“Ecco io… Forse è così. Ma non pensi che se fossi già a casa mi ricorderei della mia famiglia?”Maristelle ride ancora.

“Magari la tua famiglia ti ha abbandonata ed ora, non ricordandolo la cerchi, ma se ricordassi sapresti che è inutile farlo perché essa non c’è più” Un senso di abbandono mi invade il cuore, non so chi sono, forse sono a casa e forse sono davvero orfana. Non lo so. Se solo ricordassi qualcosa, qualunque cosa!

“ Sai come mi chiamo? “

“ Ma certo! Tu sei La Bambola di Porcellana!”

“No, intendevo il mio nome vero”

“Ma è questo il tuo nome vero. Tu sei la mia Bambola di Porcellana”

“Ma è impossibile! Devo avere un nome vero, un nome come il tuo!”

“ Vorresti chiamarti anche tu Maristelle? Ma cara, che dici? Non possiamo avere lo stesso nome! E’ una cosa assurda! Certo se proprio lo vuoi allora puoi farti chiamare come me, ma solo ogni tanto, non tutti i giorni, altrimenti rischi di sciuparmelo”

“Ma io non voglio il tuo nome! Voglio il mio!” Maristelle smette di ridacchiare e la sua voce diventa più tagliente, quasi indispettita.

“Ti ho detto che ti chiami Bambola di Porcellana. Basta ora, sono stanca di giocare”

“Ma..”

“ Ho detto basta!” pronuncia le parole con un tono più alto, senza urlare, ma la sua voce si sente, forte e chiara e invade tutta la piazza.

“Dalle retta Bambola, se dice che ti chiami così allora vuol dire che è vero.” Il paggio mi guarda e leggo timore nei suoi occhi e un avvertimento. Ma io voglio sapere qualcosa di più, io devo essere qualcosa di più di una bambola di porcellana.

“Io non capisco, non riconosco questo luogo. E poi cos è stato quel tremore di prima? E il ladro con il suo libro dov è finito? E’ caduto ma per terra non c’è più”

“Aveva ragione quel piccolo ladro irriverente, tu parli troppo Bambola.” Sbuffa dentro la mia tasca.

“Non può essere scomparso nel nulla! E’ impossibile!”

“Oh ma davvero? E dimmi Bambola, cosa secondo te è possibile e cosa non lo è? E come distingui le cose possibili da quelle impossibili? La tua esistenza ad esempio in quale rientra? E la caduta del ladro invece?”

“Io esisto, sono qui, parlo con te, ho una sedia di paglia su cui sono seduta e ho braccia e gambe che posso muovere. Io sono possibile.”

“Tu dici? E allora se tu lo sei, perché non lo può essere anche la scomparsa del ladro?”

“Perché non si può sparire così, nel nulla, senza un motivo. Proprio non si può!”

“Ma tu fino a qualche secondo fa non sapevi neanche chi fossi, quindi come puoi pensare di conoscere con sicurezza ciò che può o non può essere possibile? Tu stessa hai dubitato di te e del tuo nome” Sono confusa, ma ancora non capisco dove vuole arrivare la strega.

“ Ti dirò un segreto Bambola, tu in realtà non esisti. Nessuno qui esiste, fate tutti parte dell’impossibile”

“ Ma che dici?”

“Guardati intorno, non vedi? Questo spazio non è reale. Tu non sei reale.”

“No…no..NO! Io sono reale!” Mi guardo freneticamente intorno, osservo ogni più piccolo dettaglio. Sembra tutto come prima. Poi lo noto: un piccolissimo buco. E’ in alto, vicino alla testa della fanciulla. Mi sporgo per guardare meglio e l’apertura, quasi mi avesse sentito, si allarga un po’. Al di là c’è una camera dalle pareti rosa, un letto enorme al centro e sopra, immersa in un sonno profondo c’è una bambina. Mi avvicino ancora e cerco di chiamarla, la voce sempre più forte. Se si sveglia forse potrà vedermi e dirmi chi sono. La chiamo ancora ma niente. Allora mi sporgo un po’ di più e inizio a muovere le mani perché forse se faccio rumore si sveglierà. Le muovo sempre più forte, la sedia è inclinata in avanti e io sono in bilico. Mi do un’ultima spinta e cerco di avvicinarmi, ma la sedia, ingrata, scivola. Lo sento, sto per cadere. Il tempo sembra fermarsi un attimo, e, poco prima di precipitare definitivamente giù verso l’oblio lo vedo: riflesso sullo specchio dietro il letto c’è un grande quadro, rappresenta un piazza del mercato, c’è gente ovunque, tanti banchetti colorati e in fondo, ce n’è uno pieno zeppo di cianfrusaglie, libri, vecchi vestiti, un carillon chiuso, un cavaliere con il suo seguito e proprio accanto a lui, una bambola di porcellana dai boccoli castani seduta su una sedia di vimini. Ha gli occhi spalancati e sorpresi di chi vede qualcosa che non credeva possibile. Dietro di lei, una mano appoggiata sulla sua spalla, c’è una figura alta e dallo sguardo divertito, ha la bocca inclinata in un mezzo sorriso e gli occhi che luccicano di cattiveria. Sembra quasi dire “ Hai visto? Ora ci credi nell’impossibile?”.

 

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Devo ammetterlo: Forse fino ad ora questo è il tuo gioco migliore.
Già ti dico che va bene, si, mi piace.
Ma questi personaggi avrebbero certamente bisogno di molto più spazio: Non di solo dialogo e descrizioni è fatto un personaggio: ma di cadenze, di scelte fonetiche anche quando si esprime. Di gesti e tic.
Caratterizzare un personaggio strato dopo strato, ancora meglio di quanto abbia fatto qui, è il tuo prossimo compito. Occhio al prossimo gioco! ;)
Comunque brava.
 

Ritratto di Beki Road

Sì é vero un po' più di spessore ai personaggi non avrebbe guastato...cmq sia mi é piaciuto molto e incuriosita altrettanto ;) vorrei sapere moooolto di più...come dov'è finito il ladro? E perché guardava male la bambola??? E la strega malefica? Me lo sognero stanotte ;)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Spero d isi. E comunque tienilo nel cassetto. Sposta l'attenzione verso letture meno solari (il dark vero intendo, quello senza addomi scolpiti e lieti fini) e vedi cosa succede riprendendolo in mano dopo nuove letture!

e brava di nuovo.

Ritratto di quatipua

Bene, molto bene credere nell'impossibile!
 

Credo sia davvero difficile rendere l'idea della storia attraverso i dialoghi, ti sei scelta la strada in salita!

Mi sono persa un pochino ad immaginare il non-scritto...
... ma tanto mi viene spontaneo credere nell'impossibile! ;)

Ritratto di Ali

Infatti avevo in mente qualcosa di più per i personaggi, volevo dare ad ognuno di loro un tratto caratterizzante ed è per questo che ne ho inseriti un numero maggiore, ma poi mi son ridotta a scrivere in due giorni (si lo so sono una capra  ) e avendo un limite di battute ho trascurato una parte essenziale. Che letture dark mi consigliate quindi? Ammetto di leggere per lo più lieti fini (pure qualche addome scolpito!) e devo dire che mi hanno un po' stufata, sono aperta a nuove esperienze!

Beki lo vorrei sapere anche io! In realtà qualche idea ce l'ho di dove sia finito il ladro...tutto è possibile! O impossibile! Boh!

Quatipua metto sempre pochi dialoghi nelle mie storie, questa è la prima volta che ne faccio un uso abbondante e devo dire che mi è piaciuto mooooolto di più, mi sembra quasi di alleggerire la scrittura e mi avvicina ai personaggi, invece di solito scrivo racconti pesanti come il piombo e soporiferi! 

Ritratto di quatipua

secondo me sei stata proprio brava con i dialoghi, per essere stata la prima prova :)

Ritratto di Creattività

Bambole e mondo di bambole mi hanno sempre affascinato, da bambina ci giocavo molto simulando la realtà, ma che la realtà entri dentro la finzione è ancora più affascinante, fa parte delle mie scelte proprio epr questo (come dicevo già nel pezzo sulla teiera).

Ho immaginato che le bambole parlino così e che le situazioni siano proprio queste, l'atmosfera è impolverata e ingiallita come in una vecchia soffitta la vedo e mi piace.

Si due asterischi ci stanno.

Elvira

 

Ritratto di scartabella

Anche secondo me sei stata davvero brava. Ti meriti ** asterischi per la cura e l'equilibrio della scrittura e il consiglio di mettere le mani su quanti più libri puoi, anche dark ma non solo, leggi di tutto senza timore che siano libri "difficili". In realtà sono i più appassionanti. 

Ritratto di Kriash

Evviva i dialoghi!
E ti sono venuti pure bene...
La trama è bella e scorre bene portando a un ottimo finale che mischia le carte e stupisce.
Soprattutto sul finale ho trovato un bellissimo equilibrio.
Brava! :)

Ritratto di Borderline

Mi piace moltissimo come hai portato avanti la storia, i personaggi e i dialoghi. Anche per me questa svolta nello stile ti si addice molto e ti permette di creare mondi fantastici e surreali che trascinano il lettore. Non so se hai mai letto qualcosa di Bulgakov ma anche i dialoghi nel romanzo "I fiori blu" hanno delle atmosfere in cui capo e coda si ingarbugliano, proprio come nel tuo bel racconto :)

***

Ritratto di Antio

Non sarà dark, ma l'ambientazione e quello che vi succede rende tutto abbastanza cupo ai miei occhi. Mi è piaciuto. C'era un qualcosa di sinistro in tutto il susseguirsi dei dialoghi, un crescendo alla "Twilight Zone". Magari con qualche riga in più a disposizione, dei dialoghi più completi avrebbero potuto definire meglio le peculiarità dei personaggi.

Ritratto di Polveredighiaccio

Un racconto che stimola ricordi legati a film e storie che ho amato. Il soldatino di stagno, Oz, Stardust...

Molto poetico anche se ha un "finale" ambiguo, non so se angosciarmi o presagire sviluppi entusiasmanti. :)

Ritratto di ambrous

Devo dire che era partito bene il racconto, ma con il passare dei minuti e delle righe ho avvertito una certa pesantezza, soprattuo sul finale. Ma per il resto è stato piacevole, la caratterizzazioe dei personaggi poteva essere più variegata (in certi punti mi sono confuso), ma da quel che leggo è uno dei tuoi primi tentativi, quindi avrai tempo per migliorarti. :)