Profumo. Storia di un cane (di BekiRoad)

"No. Nononononono! Preferisco randagio, preferisco morire in canile. Ma lui no. Nononono. Ma sono solo un cane come glielo dico a questi, ora, che con lui non ci voglio andare? Sono un labrador non un molosso dalla cattiva reputazione, non mordo io! Ma non so scrivere, non so parlare. Con lui no! Mai mai! Quella faccia bianca, che sorride sempre anche quando piange, nonono. Crede di divertirmi continuando a schiacciare la pancia a quel suo portachiavi che grida e si illumina. Ma mi innervosisce soltanto. Nonono io con lui non voglio andare! Io con questo Clown non ci voglio andare! Datemi a un bambino, vi prego... a un clown... nononono! Finirà tanto male, lo so."

 

“Dai! Cane pulcioso vieni qua”. Nononono non ci vengo. Non voglio. Lasciatemi qua. Dormo, mangio, non sto mica male. Nonono!

“Ma, signor Clown la smetta di tirare!” Oh sì ti prego uomo crocchetta fermalo non farmi andare via, nonono “Non capisce che è quel suo fastidioso portachiavi a innervosirlo?”

“Ah sì?!? Lei crede?”

“Credo ben”.

Finalmente quelle urla non scavano più i miei timpani. Che faccio? Inizierò a tremare come una foglia e a guardare implorante l’uomo crocchetta, magari lo convinco. Occhi lucidi, orecchie indietro, alla pirata. Guardami uomo crocchetta. Guardami!

“Sa signor Clown, non credo che lei sia la persona più adatta. Guardi è terrorizzato. Mi dia il guinzaglio. Rimane qua!”

“No, no, no. Ho recepito il messaggio. Mi serve questo cane. No, cioè, intendevo, volevo dire che non sarà mio. È per mia moglie. Siamo sposati da due anni. Ha sempre voluto un cane ma io dicevo no, però ieri abbiamo avuto un litigio molto brutto. Sa come vanno queste cose”, nononono uomo crocchetta non ci cascare, sento l’odore del latte sulle tue labbra e quei brufoli ti fanno troppo giovane. Tu non capisci lui. Tu capisci me, vero???

“No. Signore. Io non capisco. Adottare un cane è una cosa seria” oh grazie crocchetta!

“Certamente. Ma non mi occuperò io del cane. Ci penserà mia moglie, come le ho già detto. Mi dia una possibilità”

“Le ricordo che nel prossimo mese verremo a casa sua a fare controlli a sorpresa, nel suo caso raccomanderò molta attenzione e regole severe”.

Nononononono. Non puoi farmi questo. Il clown no! Noooooooooooooo.

 

La casa è pulita. Fin troppo. Un po’ di terra non guasterebbe e questo puzzo di candeggina mi brucia il tartufo. Il maledetto clown ha appoggiato i suoi piedoni gialli sul tavolino. Se ne sta seduto comodo lui, mentre io mi nascondo dietro al divano. Magari se non mi vede si dimentica di me. Come farò per il mangiare? Gli farò pipì in giro così sarà costretto a farmi uscire e scapperò. Non siamo soli in casa. Da sotto il divano vedo una porta chiusa. Sento passi e uno sfrigolio. Annuso meglio. Pancetta? La porta si apre e un urlo mi trafigge i timpani. Questa volta non è il maledetto scoiattolo portachiavi.

“Oh, santo cielo. Amore! Mi hai fatto venire un colpo. Non ti ho sentito entrare”. I piedi gialli del clown tornano sul pavimento. Li vedo mentre si avvicinano alla donna.

“Sei ancora arrabbiata?”

“No. E tu sei arrabbiato? Non avrei dovuto. La colpa è solo mia”

“Forse sono stato troppo severo ma adesso, siccome hai sopportato bene, ti ho portato una sorpresa”

“Oh. Tesoro mio. E quale? Quale?”

“Credo sia dietro al divano”

Adesso che faccio? Cosa mi aspetterà? Chi è questa qua? Non un altro clown. Nononono. Non sopporterei altri sorrisi finti. Eccola è vicina. Mi rannicchio tutto, tremando.

“Oh amore. È un cane bellissimo. Ma è impaurito”

“Sai ho dovuto salvarlo. Lo stavano maltrattando” ma cosa sta dicendo? Io stavo così bene. Mangiavo bene. Dormivo bene e giocavo con i cuccioli. Il paradiso dei cani e adesso mi trovo all’inferno.

“Amore hai sempre un gran cuore” sì grande come le sue scarpe e altrettanto vuoto.

“Vieni piccolo. Annusa la mia mano. Lo senti? Senti il mio odore? Non ti farò del male”. Allungo una zampa. Piano. Poi l’altra. Piano. Sono vicino alla mano della donna. Ha ragione. Non annuso aggressività ma c’è paura. Paura di cosa? Di me? Impossibile. Sono un labrador polpetta. Chi avrebbe paura di me? Di certo non il maledetto clown. Il clown? Ha paura del clown?

“Ciao piccolo. Hai visto? Non devi avere paura di me!” con calma sposta la mano dietro al mio orecchio, e gratta, e accarezza. Ooooooh. Mi piace. Sìsìsìsì. Lei mie piace. Lo sento, lo annuso. Mi gratta le orecchie e mi vuole bene. Sento altro però. Il braccio ora mi è più vicino. Adesso mi fido e lo annuso frenetico, “Ahahahah piano piccolo, mi fai il solletico col nasone”. Dolore. Sento dolore. Dentro e sulla sua pelle. Il braccio! Il braccio ha cinque segni scuri. Quattro di qua. Uno di là. Il viso! Il viso è più scuro intorno all’occhio, molto più scuro. Dove stavo io c’era un cane con una macchia simile ma non gli faceva male. Mi avvicino ancora. Scodinzolo perché lei mi piace ma quel dolore mi agita anche un po’. Lecco quella macchia, quel male.

“Amore gli piaccio. Mi fa le feste”

“Bene”

“Oh amore, grazie. Se ti cambi ho preparato una cena speciale”

“Brava la mia mogliettina”.

 

La cucina profuma di buono. Sìsìsì. Tanto buono. Mi siedo. Allargo le orecchie. Guardo la mia padrona. Quando voglio qualcosa divento più bello, lo so, e nessuno può resistere. Mi lancia della pancetta. Buona. Ci riprovo. Niente pancetta. Mi allunga la ciotola con le crocchette. Buone lo stesso. Lei spadella. Io divoro. Sìsìsìsì. Pensavo peggio. Peccato per la presenza del clown. L’odore di questa casa è pervaso dalla tensione. Nemmeno io riesco a rilassarmi. Annuso. Annuso tutto intorno. C’è un po’ di polvere, mi solletica il tartufo. Arrivo in corridoio. Si sente ancora un po’ di candeggina. Annuso l’aria. Che strano! Sangue? Feci? Feci strane però. Sìsìsìsìsì. Feci saporite. Arriva il clown. Le cercherò dopo. Nel mentre mi nascondo sotto il tavolo. Il clown entra in cucina ma, non è più un clown! È magrolino. I piedi ora sono della giusta lunghezza ma i capelli che fine hanno fatto? Non c’è più sorriso. Nè vero ne finto.

“Si può sapere cos’hai cucinato?” sbraita verso la mia padrona.

“A...amore. Ho preparato la carbonara”

“Capisci quello che hai fatto?”

“Io. Io. No. Pensavo di fare bene. Cucino sempre tutt’altro e...”

“E cosa? Ci sarà un motivo se ti chiedo altre cose, no? Dillo! Dillo! Vuoi farmi ingrassare?”

“Ma. No. Io...”

“Stupida gallina. Sei una stupida gallina. I clown non sono grassi. Sono agili! Sono acrobati! La pancia è solo finta. Stupida gallina. Non posso avere la pancia”

“No amore, calmati ti prego” non vedo il suo viso ma sento odore di acqua salata “Rimedio. Rimedio subito”

“Guarda. Guarda tutta questa roba. Soldi buttati. E non provare a dare questo schifo al cane. Non farmelo ingrassare capito? Domani inizio ad addestrarlo e non lo voglio grasso e flaccido”

“Lo addestri? Ma, ma avevi detto che era per me. Che era mio”

“Sei proprio una stupida gallina”

“Dove vai? No, aspetta. Ti prego. Ti prego. Scusa. Scusa. Dove vai?” lui esce. Lei gli va dietro. Io sguscio da sotto il tavolo e mi affaccio alla porta.

“Ti prego non te ne andare”. Lui prende una giacca. Lei gli afferra un braccio. “Perdonami amore. Ti prego. Perdonami” strattona ma lui è più forte.

“Lasciami stupida”. Carica il braccio e colpisce la bocca con il pugno. Scatto in avanti. Ringhio. Abbaio. Tiro fuori i denti. Ringhio e la supero. Stesa per terra con le labbra che sanguinano. Il pelo si alza in una cresta su tutto il corpo. Ringhio più forte.

“Stupida bestia” mi tira un calcio. Prima che mi rialzi esce di casa e chiude a chiave. Lei gattona verso l’uscio “No, no, non chiudermi qua. Non lasciarmi qua”. Mi avvicino a lei. Mi siedo accanto a lei. Poggio il muso sulla sua spalla. Piange. Piange e non è la sola. Cos’è questo rumore? Sento tanta, tanta paura. La casa è pervasa da quell’odore. Cerco l’origine del pianto. Supero il soggiorno. Mi avvicino a una delle porte. Il pianto viene da qua. La porta è accostata. Infilo il muso nella fessura, spingo e mi infilo fino alle orecchie. È buio ma lo vedo. Un bambino, se non ricordo male si chiamano così. È steso al centro di un materasso poggiato a terra. Non c’è altro in quella camera che si allontana così tanto dal resto della casa. Entro e mi avvicino. Annuso paura ma c’è altro. Profumo di bambina. È una femmina, e piange, anzi strilla. Tiro indietro le orecchie quegli acuti riescono a farmi male. Perché piangi piccola? Salgo sul materasso con te. Si ferma. Gli occhi pieni d’acqua salata. Mi guarda. Mi avvicino piano. Le annuso la faccia. Inizia a ridere. Forse i baffi la solleticano un po’. Le lecco una guancia. Ride più forte. Agita le manine paffute. Tira su i piedini e se li afferra. Annuso. Ride ancora. Faccio bene? Sìsìsìsìsì. Ah ah! Ecco da dove veniva l’odore di feci. Dal pattone della piccola! All’allevamento una signora chiamava così sto coso qui. Per me è una goduria. Ho quasi l’acquolina. La piccola ride ancora. L’acqua salata si sta asciugando. Mi sdraio con lei? Sìsìsìsìsì. Mi piace qua, è morbido e il profumo della piccola riesce quasi a coprire l’odore del sangue vecchio. Mi arrotolo intorno a lei. Poggio il muso vicino al suo. Mi guarda. Sembriamo così simili, ma forse ha freddo. Come fa senza pelo? La scaldo col mio fiato, sìsìsì. Sono stanco. Lei è stanca. Nanna, sìsìsìsì. Sento qualcosa. Nononono. Voglio dormire. Mi volto. La porta è aperta. È la padrona! Sìsìsìsì. Scodinzolo. Dai vieni con noi.

“Mama” che bella voce che ha la piccola. Così dolce da far sorridere la padrona.

“Oh piccola mia” il sorriso non c’è più. Altra acqua salata. Mi siedo. Voglio fare una buona impressione. Forse è meglio non dormire. Devo fare la guardia, sìsìsì, ma non sono sicuro di sapere come si fa. Ho visto un pastore tedesco una volta, lo chiamavano Golia, non gli stavo simpatico però era bravo a far la guardia al cancello. Tanto, tanto, sìsìsì. Il materasso sobbalza. La padrona stringe la piccola “Amore mio dolce. Troverò un modo. Lo troverò. Devo farlo. Non si può vivere così”.

Un rumore. Nonononono. Mi alzo, mi metto davanti a loro. Golia avrebbe fatto così. Ringhio. La padrona se ne accorge “Presto! Scendi! Giù, giù” cosa?

“Che cosa ti è saltato in mente? Hai fatto salire il cane sul tuo letto?”

“No, ti prego. Ascolta. Ha sentito la piccola piangere, non mi sono accorta. Ti prego laverò tutto”

“Quei luridi peli saranno ovunque. E le zampe? Altro sudiciume” io sento il tuo tanfo. Io sento quanto puzzi, sei tu il sudicio e stai lordando loro.

“Vattene bestiaccia” ringhio e mostro i denti ma lui mi afferra dietro il collo. Mi spinge violento. Scivolo sul pavimento e mi ritrovo al di là della porta chiusa. Nonononono. La padrona urla, la piccola strilla. Grida anche il portachiavi. Come è possibile? Nonononono non far loro del male. Abbaio. Abbaio fino a sentire il vomito. Gratto la porta. Cerco di mordere il legno.

Quel maledetto scoiattolo urla a intervalli regolari. Perché? Orecchie e tartufo sono in confusione. Troppi odori. Troppo rumore. Troppo dolore e troppa paura. Ululo. E il mio ululato non è acuto. Sono un labrador e quando ululo si sente solo angoscia.

Silenzio. Si è fatto tutto silenzio. No, non è esatto. Qualcosa sento. “Shhh piccola mia shhh” è la padrona, ma non sta bene. Riesco sentirla tremare. La piccola respira forte. È ancora agitata ma tutti gli strilli credo l’abbiano fatta addormentare.

La porta si spalanca.

“Cane del cazzo mi hai rotto”

Estrae dalla tasca lo scoiattolo. Lo schiaccia. Gli occhi si illuminano mentre grida. Ho sentito abbastanza urla per stasera e tu, maledetto clown, non mi fai paura. Ti annuso, ti sento e so che sei tu la bestia. So che in te non c’è forza. Sono io il più forte. Lo sono le mie zampe. Lo sono i miei denti. Il pelo si alza e non me lo farai abbassare. Sono un labrador e certe cose non dovrei saperle fare ma il sangue si mischia in strani modi in noi cani. Questo adesso è il mio territorio e sento cosa devo fare. Sì. Sì. Sì.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Puccioso all'occorrenza.
Odio i Clown. Già, pure io. Perché non hai esagerato con la cadenza ripetitiva del pensiero del cane?

"Sisisi, mi piace, sisisi!"

Far parlare un animale è un sacco difficile, ma hai trovato una chiave abbastanza giusta per un cagnolone come questo. l'avrei esasperata ancora un pochino. Gli disegna la faccia! sisisi.

 

Ritratto di Beki Road

Hai asssssolutamente ragione! Mi era venuto il dubbio ma avevo paura di esagerare...mannaggia a me!

Ritratto di LaPiccolaVolante

Meglio "esgerare" in questi casi. Qui si testano nuovi modi! ;)

Ritratto di Beki Road

Al prossimo gioco metto via i dubbi e provo a esagerare!!! Grazie come sempre degli ottimi consigli ;)

Ritratto di quatipua

ufffff, però!
lo senti l'odore dell'acqua salata?
uffff, mi sono commossa!

Si nota una lieve differenza nella capacità di linguaggio del labrador polpetta una volta che entra in casa, come se avesse fatto un upgrade.
Sono quisquilie rispetto al tutto che mi è piaciuto tantissimo:
non posso resistere ai cani che non sanno ululare.

E odio i clown!

:)

Ritratto di Beki Road

Beh in effetti l'acqua salata ha un odore leggermente diverso, credo '-.- però mi piace pensare che se i cani sono in grado di annusare i sentimenti possano fare lo stesso con le lacrime.

Hai ragione...rileggendomi per la ventesima volta ho notato anche io questo salto quando entra nella casa...credo di aver sbagliato nel concentrarmi troppo sull'ambiente perdendo di vista il mio cagnolone.

Sentire ululare un labrador è un'esperienza angosciante. Emettono questo suono così basso e triste da farti piangere...o ridere perché proprio nun ce riescono ahahahahah

Ritratto di scartabella

In genere gli animali nelle storie sono accattivanti, molto accattivanti e anche un po' troppo accattivanti. Ma qui c'è un clown che è "una vera fetenzia" (napoletano doc) e allora va bene così ...

Ritratto di Beki Road

Dici che mi è uscito meglio il clown del cane?  Forse l'ho fatto troppo polpetta...

Ritratto di Borderline

La malvagità dei clown è risaputa, e anche se rischio di diventare peggio di Lombroso un clown magro è il peggio del peggio che possa esistere. Mi piace come hai svelato pian piano il mondo nero dentro la casa, e anche il ruolo del cane che si sa, è dotato di un istinto ben più acuto degli umani... La storia è emozionante, è bene che annusiamo anche gli odori che non ci piacciono!

Ritratto di Beki Road

Grazie :) il tuo "emozionante" mi emoziona ;) 

Ritratto di Antio

Mi è piaciuto molto l'altalenarsi di momenti angoscianti e più distesi. Il clown è un bel cattivo, lo si odia subito, molto facilmente. Il cane è tenero al punto giusto, secondo me se avessi calcato troppo la mano lo avresti potuto rendere pedante, invece così è ben equilibrato...è sensibile e distingue istintivamente il bene e il male.

Ritratto di anwy

non mi piacciono molto i cani, e ritenevo affascinanti i clown ma questo cane lo voglio conoscere e quello quel clown lo picchierei con foga anyway da un'idea di speranza.***

Ritratto di Kriash

Sì, vero, emozionante calza proprio bene!
Bravissima... hai usato una descrizione e un ritmo che non mi ha mai annoiato anzi, mi ha fatto leggere tutto d'un fiato e appassionarmi di brutto!
:)

Ritratto di Krypto

si è davvero figo, dare vita a un cane parlante è un grandissimo esercizio prosopopeico!

Ritratto di Polveredighiaccio

Questa storia è un pugno allo stomaco. Parte con allegria, spinge verso un'idea di avventura e poi vira tragicamente in qualcosa di crudele e concreto.

Un bel modo di mischiare le carte...

Ritratto di ambrous

Il racconto scorre molto veloce, riscontrando una velocità esponenziale nell'attività cerebrale del cane, dove all'inizio si pone domande un pò sciocche, per poi affinarsi in discorsi molto seri. Purtroppo a mio avviso, il patos crescente in una vicenda delicata come la violenza domestica, manca completamente. Quella sensazione di magone allo stomaco e di tensione, il racconto ne è sprovvisto, scivolando via come acqua piovana, quando a mio avviso andava raccolta e assaporata a poco a poco. Chiosa finale, troppi sisisi, e vedo che anche tu come altri che scrivono (king) odiate i clown, personaggi che a me piacciono un sacco. :)

Ritratto di Ali

Mi è piaciuto! Secondo me la realtà del cane ti è riuscita bene, mi ha aiutato ad entrare nel profondo del racconto