Per un pugno di denti (Chiosco SaSpendula 2.0)

""Viviamo in una casupola di legno. Offriamo il poco che abbiamo, se bussate alla nostra porta. Siamo in tre. In sei se al conto aggiungiamo un grasso gatto tondo, un lungo cane magro e una lumaca pigra di legno. Il cane è di alto lignaggio, Conte Leopoldo Filo di Lana. Un poco schivo. Il gatto è un gatto, la chiamiamo Sussa, non conosciamo il vero nome, quando glielo abbiamo chiesto ci ha risposto di fare un po' come minchia volevamo: come tutti i gatti, mangia e uccide per gioco. La lumaca parla troppo, parla e parla. E spiffera tutto a tutti. Vi accoglieremo a turno. Solo uno alla volta, di noi. Non ci vedrete mai tutti insieme. Perché? Abbiamo un solo set di denti e solo uno di noi alla vota può sorridere e parlare con i clienti. I denti ce li passiamo. Ma oggi questo chioschetto di legno è pieno di gente. “Son tanti!” ho pensato “perché non rubiamo i denti a due di loro?” ho detto. Sceglieremo i peggiori, i più odiosi. Uccidere è un brutta cosa, ma anche vivere senza denti lo è. Benvenuti, Siori al piccolo chioschetto degli orrori e che i peggiori di voi abbiano un bel sorriso."
 
Avete presente quell'isola? Quella in mezzo al mar Mediterronio, dove i funghi non crescono più e ognuno si coltiva il suo bel tumore?
Avete presente? Ecco, nel cuore di quell'isola, dove il tempo più che fermarsi se n'è andato proprio, in una vasta distesa di conifere e querce, sorge Woodvill, un piccolo paesino che si confonde tra le luci e le ombre di un parco stregato. E proprio in questo parco c’è una piccola casupola di legno dove noi tre viviamo e accudiamo voi; anime sfortunate che di quest'isola sapete ben poco.
La nostra piccola casetta è aperta a tutti e sarà un piacere accogliervi col bicchiere sempre mezzo vuoto.
Una vecchia leggenda, narra che il parco sia caduto vittima di una maledizione, lanciata dal vecchio custode, il quale venne cacciato via dagli abitanti di Woodvill, che armati di roncole e forconi, lo costrinsero ad abbandonare la vecchia casetta perché a causa della sua noncuranza era diventata un cumulo di mattoni fatiscenti.
E proprio a causa di questa maledizione, i nuovi abitanti della casetta furono condannati a vivere senza denti; o meglio, a dover dividere tra di loro l'unica “dentiera” che fu concesso loro di mantenere. Questa maledizione non risparmiò proprio nessuno! Il conte Leopoldo Filodilana, cane magro dall'alito fetido, il giovane Bàlu e il lungo Pedi e infine la vecchia Barba. Solo Sussa la gatta si salvò: e questo perché ebbe la fortuna di arrivare dopo tutti gli altri. Lei, provvista di tutti i suoi bei dentini, fu semplicemente condannata a divorare i propri figli.
Ma a guardar bene, nella casetta, si aggirava un altro bizzarro personaggio... Era Luminchia, un'infida lumaca di legno che, a dire la verità, dei denti se ne faceva ben poco ma amava parlare troppo.
Per il resto, nella casetta e in tutto il parco maledetto, gironzolava senza meta e senza riposo un'ombra, non potremmo definirla diversamente, con indosso quello che potrebbe sembrare un elegante cappello, un bastone, e una grossa pipa fumante. Ma di lei poco o nulla si sa. Giunto l'inverno, la vecchia Barba cominciò a perdere le speranze perché, nel chioschetto di legno, nei giorni di vento, passavano davvero poche persone e le uniche anime che si vedevano in giro erano di quei due putridi bevitori di té, i cui denti, ingialliti dal tabacco, erano inutili a donare alla vecchia quel meraviglioso sorriso che desiderava tanto; ormai aveva deciso che su di sé avrebbe voluto solo dei denti perfetti.
Si avvicinava il giorno di natale, e i tre osti, se cosi li vogliamo definire, cominciavano a disperarsi perché ci sarebbero state tante persone nella loro casupola di legno, e non era di certo opportuno star lì a contendersi l'unico set di denti come ogni natale, visto e considerato che, vuoi per dimensioni, vuoi per non si sa quale motivo, i denti parevano star bene solo a Pedi, alto, torvo e con la bocca minuscola.
Una sera giunse dal villaggio il giovane Sammy Cow; lo sguardo della vecchia si illuminò. Sammy Cow sembrava davvero uscito da un sogno, col suo corpo da adulto e il cervello di
bambino. Aveva una vera e propria fissa per gli alberi, fosse stato per lui sarebbero stati ovunque, in modo da rallegrare la vista e nutrire cosi la sua mente da fanciullo. Aveva la fissa anche per tutto ciò che era bello ed esteticamente perfetto, non disdegnava gli abiti sfarzosi, ma, soprattutto, aveva un bellissimo sorriso.
“Quei denti devono essere miei”, pensò la vecchia, “tanto lui che se ne fa”? Mangia poco e se parla poco è pure meglio.
Invitò il giovane Sammy a bere una buona tazza di té, gli diede la tazza più bella, quella azzurra del giovane Bàlu, che, se lo avesse saputo, i denti nuovi glieli avrebbe fatti sicuramente sputare! Mentre Sammy faceva due chiacchiere col conte filo di lana, la vecchia chiamò a se Sussa, la sua fedele amica, e mentre arrotolavano gomitoli, studiavano un piano per potergli strappar via intatti i suoi denti. Con l'aiuto di Sussa sarebbe stata una passeggiata. Se non fosse stato per Luminchia. Luminchia, come già detto, era la lumaca di legno; ricordo perfettamente il giorno in cui Pedi la costruì.
Pedi è il più grande ti noi. Diciamo che è il più grande di tutti, anche se non conosciamo la sua altezza esatta.
“Guardate cosa ho fatto” ci disse, “l'ho finita oggi!” Era una lumaca di legno con una forma spudoratamente fallica.
“Bella!” rispose Bàlu, per niente convinto; “Sembra un cazzo!” feci io. “Non e vero! E comunque non è finita. Vedrai che verrà perfetta, sembrerà vera!”
Bene, proprio Luminchia, strisciando senza farsi sentire, aveva ascoltato tutto.
Purtroppo era più forte di lei, non riusciva a mantenere un segreto e andò a spifferare tutto a Pedi, che in quel momento era fuori a intagliare una vecchia zucca al fine di creare un non meglio precisato strumento musicale. Sebbene i denti in dotazione ai tre non gli stessero poi cosi male, era convinto che fossero più adatti al sorriso beffardo di Bàlu, quindi ne voleva dei nuovi.
Si mise d'accordo con Luminchia, quella falsa creatura da lui stesso creata da un insignificante pezzo di legno, che durante la notte tirava fuori con l'inganno tutti i personaggi dai libri custoditi nel chioschetto, e decisero di impadronirsi dei denti meravigliosi del giovane Sammy. Arrivò la notte e Sammy salutando disse che sarebbe passato di li l'indomani, a prendere degli alberi da abbellire come solo lui sapeva fare.
Luminchia strisciò intorno a tutti i libri, alla ricerca dei personaggi giusti per tendere al povero Sammy l'agguato fatale.
La bibbia di Gerusalemme del vecchio Bàlu, forniva sicuramente i personaggi più adatti allo scopo; anime vendicative, malvagie e senza nulla da perdere.
Convocò orsi, cannoni, principi e pure qualche vecchio massone, e misero a punto un piano infallibile che avrebbe permesso a Pedi di estrarre i denti in modo impeccabile con l'ausilio dei suoi preziosi strumenti per il legno. A Sussa fu impedito di stare nella stanza ad ascoltare, e rimase lì, invano, a bussare sulla porta come un'ossessa. Ormai non c'era più nulla da fare. Quei denti meravigliosi sarebbero stati per sempre suoi.
Ora che Pedi aveva finalmente i suoi denti, i tre osti alternavano momenti di pace e tranquillità perché almeno ci si poteva presentare in pubblico in due, a momenti di veri litigi durante i quali non si andava di certo per il sottile.
Cazzarola, l'inverno è arrivato, tra pochi giorni la montagna sarà piena di gente di ogni stato sociale e mentale, giovani e vecchi, ricchi e poveri, e poveri loro non sanno proprio dove andranno a finire. “Anche quest'anno sarà un casino” urla Barba. “Come come cazzo facciamo a stare dietro a tutti quanti lavorando uno alla volta? Questa storia deve finire”.
Effettivamente aveva ragione, ma lei per prima non si sarebbe mai fatta vedere cosi; troppo imbarazzante!
“hai ragione” le risposi. “ma che vuoi fare? Vuoi andare in mezzo alla gente cosi? Vuoi spaventare i bambini? Non abbiamo nemmeno un dente, quando parliamo sputiamo come lama, secondo te potremo lavorare in questo modo?”
“Fanculo Balu!”
Ottimo. Discussione chiusa. Con Barba incazzata un semplice vaffanculo vale oro.
Le diatribe continuarono cosi per diverso tempo.
Ormai il timore di non riuscire a trovare dei denti nuovi era sempre più forte, a punto tale che pensieri perfidi e a dir poco malsani, cominciavano ad accarezzare le menti dei tre compagni di sventura. Il Conte Filo di Lana, era un cane lungo e magro, che conduceva una vita a dire il vero non troppo movimentata. Quando non era troppo impegnato a impossessarsi delle piccole prede che la giovane Sussa si divertiva a stanare, trascorreva le sue piatte ed inutili giornate tra un vecchio divano rattoppato qua e la, e un vecchio cuscino che, a onor del vero, detestava.
Cosa farsene dei denti di quel vecchio cane pelle e ossa e puzzolente? Non poteva pensarci nessuno a rubarglieli soprattutto per via del suo alito che dio solo sa quanto
fosse fetido. Il motivo è presto detto: quando anche lui rimase senza denti, ci fu qualcuno che impietosito per la sua triste sorte, decise di donargli i suoi.
Era il vecchio Rafiki, un contadino, forse più fetido dell'alito del cane, che ogni giorno si recava dal villaggio al chioschetto tra le montagne in cerca di un po' di compagnia.
In un bel giorno di sole, prese la decisione di privarsi dei suoi denti e li donò a quel povero cane, condannandolo così a emanare un odore nauseabondo di carogna e di sonno.
E fu cosi che Bàlu abbandonò ben presto l'idea di impossessarsi dei denti di Filodilana. Fu in una bella giornata di sole che Pedi ebbe un'illuminazione.
Arrivò nel chioschetto a bere la sua solita birra, che più che di luppolo sapeva di limone, un giovane vecchio. Era un uomo sulla cinquantina che di lavorare non ne voleva proprio sapere. Incrubasaschia lo chiamavano, e pare anche lui potesse vantare discendenze nobili. Dobbiamo dire che in quel periodo, una rivolta popolare animava le vie di Woodvill; “la rivolta dei parassiti” amava definirla Rafiki.
E non aveva di certo tutti i torti.
Si parlava di sussidio, di esazioni, di soprusi messi in atto dal principe che governava la ridente borgata. Venne comunque stabilito che chi non aveva troppa voglia di lavorare per portare dignitosamente a casa la pagnotta, avrebbe potuto lavorare a spese dei cittadini per un non meglio precisato bene della comunità.
Questo fece tornare un meraviglioso sorriso sul volto per nulla stanco di Incrubasaschia.
Felice di aver trovato l'impiego adatto a lui, il giorno decise di condividere la sua mezza birra con un altro disgraziato che ogni giorno si faceva un giro in montagna e, “crepi l'avarizia”, disse, “mi bevo pure un caffè per festeggiare”. A guardarlo bene, il suo sorriso non era poi cosi male.
Pedi condivise immediatamente con noi la geniale trovata di impadronirsi dei denti di Incrubasaschia, e ci spiegò il piano che aveva messo a punto.
Nei piani di Pedi, attirare quel fannullone sarebbe stato un gioco da ragazzi; sarebbe stato sufficiente mostrarli una banconota da 100 sterzi, che sarebbe arrivato sul retro della baracca in men che non si dica. Aveva proprio ragione. Luminchia era a conoscenza del debole che aveva per lei il vecchio Incrubasaschia, vien da sé che tendergli un agguato fu per lei un gioco da ragazzi.
Fu cosi che, mentre lui si dichiarava, Luminchia gli saltò al collo levandogli il respiro, Sussa con i suoi artigli che non sbagliavano un colpo gli sferrò il colpo di grazia, e il conte Filodilana, una volta che Bàlu estrasse con cura i suoi denti, fece in modo che di Incrubasaschia non restasse più nulla.
Finalmente ci furono i denti per tutti, e la felicità di poter stare dietro il bancone tutti e tre insieme, ciascuno col proprio meraviglioso sorriso, era davvero incontenibile.
Passò il Natale, l'inverno e tanta acqua sotto i ponti disastrati del bosco maledetto. Ormai l'essere senza sorriso sembrava quasi un lontano ricordo.
Si litigava per altre cose.
Una calda mattina di fine estate, quando le prime foglie ingiallite cominciavano a cadere, accadde qualcosa di indescrivibile. Non furono solo le foglie a cadere, ma anche i tanto desiderati denti dalle bocche tristi e senza più speranza dei tre disgraziati osti. Tutti e tre senza denti. Tutti uguali senza sorriso.
Ma, nell'umile dimora c'era sì qualcuno che sorrideva.
Quella maledetta ombra, il folletto, proprio lui, Il Coglione. Ha lasciato una sua foto, ritratto indelebile del suo meraviglioso sorriso. Ma non è solo. Ridono felici con lui anche Sussa, Luminchia e Leopoldo Filodilana. Ecco cosa andava cercando, portando dietro di sé la sua ombra. Bàlu, Pedi e Barba si guardarono e risero impotenti nel vedere Il Coglione in quella foto, con quel sorriso beffardo. Stare senza denti non era poi cosi male.
Stapparono una bottiglia e ci bevvero su.
 
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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ri-ri--riconsiglio:
Quanto i tempi e le battute a disposizione non sono molto larghi, non rincorrete descrizioni troppo lunghe o mali o lieti fini. Disegnate e caratterizzate contesti e personaggi per dare una posizione di genere al racconto e colorate la storia.

Attenti, fino a un certo punto i personaggi "vivono", poi una leggenda raccontata giustamente al passato, trascina indietro nel tempo anche i personaggi che da quel momento in poi "vivevano".

Troppe virgole dove non devono stare, ma il gioco ospita una marea splendida di spunti. Divertente. Si, ehehehe! E la riesumazione di Sammy Cow...oddio! commossi! Sempre viva!

Occhio al prossimo gioco, anche a voi, vi sarà utile. :)

 

Ritratto di Beki Road

Luminchia mi ha fatto morire ahahahahah!
In mezzo a tanto ci sono buoni spunti ma mi sono un pochino persa fra i vari personaggi. L'inizio mi piace ed é abbastanza scorrevole poi circa a metà sembra sia cambiato qualcosa...barcamenarsi fra personaggi vari non è certo facile, un'aggiustatina qua e là e non é niente male ;)

Ritratto di quatipua

Ci sono alcuni spunti molto interessanti e complimenti per la scelta dei nomi!

Forse si sarebbe potuto scrivere meno per dare ancora più risalto alla storia...

Ritratto di Creattività

Mi stava piacendo, storia e nomi ma mi son sentita troppo avviluppata nel racconto, da perdermi. Credo che la fantasia vada anche un po' lasciata libera.. o no?

Elvira

Ritratto di Borderline

La cosa più terribile del racconto è che l'80% (o forse più?) di quello che è raccontato è vero! Mi è piaciuto l'incipit e il profumo di leggenda che aleggia nel chioschetto, e il folletto finale avrebbe potuto avere un ruolo più importante ma insomma, ci saranno nuovi giochi da giocare!

Ritratto di scartabella

Anche a me questo racconto è molto piaciuto. Hai sfruttato a dovere i bizzarri personaggi che ti sono stati offerti e hai risolto in modo brillante "la faccenda dei denti" in più hai utilizzato  la tua sovrabbondante fantasia per costruire un gagliardo congegno di sottotrame. Però, come già ti hanno fatto notare i Capitani, un racconto ha regole diverse da quelle di un romanzo. Troppi elementi in così poco spazio rischiano davvero di non permetterti di focalizzare l'argomento principale. 

Ritratto di Kriash

Tanta roba sul fuoco!
Ma non è stata gestita male, anzi... I nomi sono geniali e le situazioni surreali.
A me è piaciuto. Forse, come hanno già suggerito, avrebbe aiutato soffermarsi di più su alcune cose senza mettere troppo in gioco.

Ritratto di Polveredighiaccio

Oscilla tra atmosfere gotiche e gag tragicomiche. Ammetto che avrei apprezzato di più dialoghi salaci botta e risposta e meno narrazione fiume. ma è divertente comunque. :)

Ritratto di ambrous

Il racconto mi ha fatto sorridere soprattutto per i nomignoli che hai affidato ai vari personaggi (luminchia su tutti), ma devo dire che hai descritto troppo, rendendo il percorso di lettura accidentato. In questo caso avrei lasciato scorre i dialoghi e tralasciato descrizioni non necessarie. :)