Lo strano caso del commissario Gyoun Jon (di Piero)

"La mia identità marcisce in cella, marcirà in cella per sempre. La mia identità ha ucciso ventisette persone. Gli piace uccidere. E per questo marcirà in cella per sempre. Io ne ho strappata una dalla nuca di un secondino cinese e ora vago per la città ma non so pronunciare il mio nome. È troppo difficile. Non potrò tenerla ancora per molto, dovrò cercarmi qualche insignificante barbone, un disperato che nessuno salverebbe. Non posso tornare a marcire in cella con la mia identità. Ma comincio a pensare che piaccia anche a me uccidere oltre che rimanere libero..."

Il commissario Gyoun Jon scende le scale come ogni pomeriggio per recarsi dal suo ufficio alla vicina macchinetta di BlueService, lentamente si appresta a prendere quella consueta pausa nella quale si affaccerà fuori dalla finestra, tirerà un lungo sospiro tenendo in mano la sua amata bevanda energizzante e scruterà le rovine della capitale che gli si erge davanti: Plutotown, una metropoli tentacolare che nel 2133 conta la bellezza di 230 milioni di persone, capoluogo dell’arcipelago della Plutasia - insieme di isole poste a nord ovest del planisfero e governate da una intensissima legge marziale - dove tutti i cittadini fin dalla nascita sono obbligati a essere marchiati attraverso l’utilizzo di un biochip elettronico di riconoscimento che permette la loro identificazione e localizzazione.

Plutotown, nata dalle macerie della 5°estinzione, quando durante le guerre batteriche la popolazione è stata decimata e in parte sostituita con degli emuli, creature sintetiche in gran parte simili agli esseri umani, create al fine di eseguire degli ordini semplici, prive di capacità senzienti e di parola, utilizzate dai cittadini come servitù per i loro bisogni.

Plutotown, la roccaforte della Plutasia post-imperialista, città di commercio, di scambi culturali, di melange etnico, della borsa finanziaria plutasiana nonché centro della più grande comunità carceraria del pianeta: la prigione di Bjong Gu Rakka.

Lo sguardo del commissario Gyoun Jon si posa a un palmo da lui, guarda la sua bevanda che sta per terminare nel bicchiere di vetroplast e prima che possa finire l’ultimo sorso viene interrotto da uno squillo che proviene dalla trasmittente installata nel suo polso – driiiiinnnn driiiiiinnn driiiiiinnnnnnnn:

“Commissario abbiamo un’evasione, il detenuto 34657, il pluriomicida Khuarb Frendon, è riuscito a scappare dalle nostre carceri, non sappiamo come abbia fatto a oltrepassare le sentinelle e i radar di riconoscimento, la sua cella è vuota!”

Il commissario poggia con calma il polso nel quale è installata la trasmittente che gli permette di ricevere le chiamate dell’Interpolice, si gratta frettolosamente il sopracciglio sinistro come fa ogni volta che si sente preoccupato ed esclama tra sé e sé:

“È impensabile! Sono ormai più di 60 anni che non si registra un caso del genere, nessuno può sfuggire ai controlli, siamo tutti registrati, siamo tutti schedati, siamo tutti rintracciabili, il nostro monitoraggio non lascia scampo, è impossibile!”

Sconcertato e incredulo, il commissario si volta verso la porta dell’ingresso della stanza per avvisare i colleghi dell’accaduto, gettando immediatamente la stazione dell’Interpolice di Plutotown nel più completo caos.

Un caos di portata epocale per mezzo di un non registrato, un esule, un pluriomicida a piede libero in una metropoli di 230 milioni di anime è una potenziale mina vagante pronta a scoppiare e assassinare ancora e se nemmeno gli strumenti di controllo costrittivo della popolazione lo riescono a rintracciare, si chiede il commissario Gyoun Jon, come potrà l’Interpolice sondare tutta la marmaglia che popola questa città? Come potremo perlustrare le strade alla ricerca di un senza nome? Un signor nessuno, un irriconoscibile? Queste sono le domande che frullano nella testa del commissario mentre prende la Flycar per recarsi nell’unico posto dove forse potrebbe ricevere qualche risposta.

Sfreccia ad alta velocità con le luci e le sirene multicolore della Flycar in dotazione agli agenti dell’Interpolice accese, si aggira per le strade e i vicoli della metropoli tentacolare facendo scostare tutti i veicoli volanti in transito, diretto verso il covo dei senza volto – il clan dei “No Face” – la più grossa organizzazione criminale di Plutotown, una società a delinquere che ha al suo attivo innumerevoli crimini che vanno dalla sparizione di individui ai crack finanziari internazionali.

Al momento, con ogni probabilità, gli unici uomini che potrebbero essere in grado di identificare un senza nome in una città controllata coercitivamente.

Le porte del palazzo del clan dei “No Face” sono enormi, l’intero edificio è circondato da guardie armate fino ai denti e da elettrodroni da ricognizione che controllano il perimetro, il commissario non fa nemmeno in tempo a scendere dalla Flycar che due energumeni gli sono già addosso, aprendo lo sportello laterale uno dei due sgherri lo indica e dice: “Sappiamo perché sei qui, seguici! - il capo vuole parlarti!”

Il capo del clan dei “No Face” si fa chiamare “Unknown”, si pensa che sia una delle persone più influenti a livello globale e che abbia ottimi agganci economici, politici e finanziari.

“Unknown” è un senza volto, una delle persone contro cui la Interpolice e Noi in primo piano combattiamo giornalmente, ma ora ho bisogno del suo appoggio per mettere a posto questo caso e non posso lavarmene le mani, non posso tenere un pluriomicida in giro per le strade di questa metropoli, devo chiedere un aiuto, pensa il commissario mentre viene scortato all’ultimo piano dell’imponente costruzione.

Condotto di fronte alla porta della stanza del boss del clan dei “No Face”, il commissario si volta e chiede ai due sgherri: “Pensate che ci rivedremo dopo questa visita?”

Gli energumeni lo guardano in maniera compassionevole, fanno un cenno con la testa e rispondono:”Nessun uomo che abbia visto il boss è mai tornato per poterlo raccontare, Lei cosa pensa?”

Una goccia di sudore sgorga dalla fronte del commissario Gyoun Jon, quando pallido in volto e visibilmente ansioso si appresta a mettere una mano sulla maniglia dorata del portone che apre la stanza – clanck – la porta si apre e davanti ai suoi occhi compare un ologramma che proietta l’immagine di un uomo con dei capelli lunghissimi voltato di spalle, l’ombroso figuro non proferisce parola per un tempo che sembra interminabile fino a che dagli apparecchi acustici montati sulle pareti fuoriesce una voce sintetizzata: “So già cosa cerchi e posso esserti d’aiuto commissario Gyoun Jon, l’uomo ch’è scappato, il pluriomicida, non è chi voi pensiate che sia! Khuarb Frendon è un’identità fittizia, è l’identità di qualcuno che non è mai esistito, ed è marcita in galera come Noi volevamo che marcisse, Lei cerca un fantasma commissario Gyoun, e un fantasma non è semplice da trovare nemmeno in una metropoli iper-sorvegliata come la nostra. Io oggi le darò un indizio, le dirò dove cercare, non le dirò chi cercare, tenga bene a mente queste coordinate: Airavenuefolk 25/17, controlli lì, Le auguro una buona serata commissario, e arrivederci!”

Nella stanza l’ologramma cessa improvvisamente e il commissario si ritrova solo, avvolto dal dubbio e angosciato si proietta verso la porta per ritornare al veicolo.

La sera è ormai calata e il buio avvolge la metropoli e i suoi tentacoli, oscuri come il caso che si para di fronte al commissario Gyoun Jon, che intimorito e concitato si dirige verso il luogo indicatogli: Airavenuefolk 25/17, cosa si troverà in quel luogo e chi sono i mandanti di questo caso? Chi è Khuarb Frendon? Cosa vuol dire ch’è un fantasma? Immerso in questo giogo il commissario si sente come un topo in trappola, in una gabbia immensa, una gabbia di 230 milioni di abitanti.

Giunto sul posto il commissario scende frettoloso dal veicolo, il sangue gli scorre veloce nelle vene e i battiti non smettono di accelerare, all’indirizzo datogli si trova un vecchio edificio, con tutta probabilità una ex officina tecnica in cui si producevano legamenti, pezzi di ricambio e altre parti del corpo per emuli, una semplice officina tecnica in disuso, ormai abbandonata da tempo come se ne potevano trovare altre mille nella città.

Senza alcun indugio si reca verso l’ingresso, apre il cancello e si avvicina all’interno del capannone dove si trovano depositati miriadi di pezzi di emuli: delle gambe, delle braccia, delle teste, dei toraci e delle spalle, un inventario infinito di pezzi per comporre emuli.

Avvicinandosi verso il fondo del magazzino scorge una figura, tira un sospiro, si fa coraggio e chiede ad alta voce:”Chi va là? Rispondi! Chi sei e che fai qui?”

Dal fondo del magazzino, nell’oscurità, la figura di un uomo, un corpo di media statura vestito con abiti da secondino carcerario, si avvina al commissario e risponde con voce ferma:”Io non sono nessuno, non dovrei nemmeno essere dotato di parola, Voi mi avete creato e mi avete fatto vivere in una cella negandomi la libertà del mondo, negandomi la vita della città, negandomi l’esistenza! Mi avete creato con queste sembianze e mi avete dato un nome, un nome ch’è marcito nella galera dove ho vissuto fino ad oggi, un nome che non mi appartiene, un’identità che non mi appartiene! Così ho dovuto inventarne un’altra, quella di un secondino cinese per adesso, quando ho strappato dal collo il suo biochip di riconoscimento mi sono sentito finalmente vivo, mi sono sentito finalmente parte della Vostra società, ma non mi fermerò qui! In carcere ho già ucciso e ho imparato che mi piace farlo, eppure non avevo ancora rubato un’identità, adesso so che posso farlo e non mi fermerò più! Io sono un emule, ma da oggi potrò essere chiunque voglio, potrò diventare chiunque!”

Il commissario sussulta, trema e suda freddo ritrovandosi di fronte una creatura senziente, in grado di elaborare pensieri e parole, una creatura che ha imparato un’unica cosa durante la propria vita in cattività: uccidere! Si arresta e guardando fisso negli occhi l’emule gli chiede:”Come è possibile che tu possa parlare? Gli emuli sono stati creati al solo scopo di servire i nostri bisogni, chi sono i tuoi costruttori? Perché sei stato mandato a Bjong Gu Rakka?”

L’emule lo guarda fissamente, con gli occhi sbarrati, gli occhi di chi non ha avuto un attimo di pace nella propria esistenza e avvicinandosi, sorridendo gli dice:” Mio caro, io non conosco i miei creatori, non conosco nemmeno il mio nome o la mia identità, ma da quello che ho capito, in questa metropoli è un grandissimo vantaggio e da oggi potrò essere chiunque, anzi penso proprio che ben presto sarò Lei, le piace questa idea?”

L’emule si scaglia rapidamente contro al commissario e con un colpo riesce a fargli fare un capitombolo, il commissario estrae l’AutomaticGun da sotto la giacca e senza pensarci un secondo piazza tre colpi che sfiorano il viso dell’emule, il quale arrivato ormai sopra il commissario con un balzo ferino artiglia la nuca del malcapitato e gli sradica il biochip di riconoscimento dalla colonna vertebrale.

Il corpo del commissario Gyoun Jon giace esanime a terra mentre l’emule ne ruba i vestiti e l’identità ed esce dal magazzino, monta sulla Flycar in dotazione dall’Interpolice e si avvia verso una nuova vita, bramoso di vivere tutte le innumerevoli vite che gli sono state negate dalla vita che gli è stata imposta.

Da domani la Interpolice di Plutotown avrà un nuovo commissario Gyoun Jon.    

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Blade runner. Perché sei fuggito? Perché hai giocato un poliziotto e non un assassino? Nessuno ti avrebbe incarcerato, è una storia.

In questo gioco hai dimostrato di poter raccontare con meno "fossati" tecnici, quei dossi scomodi da percorrere. vedi che non serve star dietro alla descrizione esagerata, note, contro note, nomi impronunciabili?

E d'ora in poi, però, ti chiederei di abbandonare il genere. Perché hai bisogno di affrontare qualcosa di nuovo. Qualcosa lontano dal tuo agio. Hai raccontato meglio, per quanto mi riguarda, ma hai raccontanto ancora il "raccontato".

La fantascienza è la gabbietta a tenuta stagna che non ti permette di andare oltre. Per te non è una questione di "imparare a scrivere"! lo sai fare, ma non sai costruire un mondo nuovo. Ti ostini a raccontare quello che è stato raccontato. Rischi di finire anche tu "emule".

Abbandona il genere. cerca Storie sulla riva opposta. Questo è il mio consiglio che a ricalcare i passi degli altri e a ripetere all'infinito lo stesso giro non si impara molto.
 

Ritratto di Krypto

Con la traccia che mì è uscita all'inizio avevo pensato di fare una carneficina... diciamo che l'ho voluta evitare, il testo è rimasto comunque fedele all'abito del sarto... per il discorso sul genere, bho, vedrò di spalancare le porte dell'ignoto... 

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

è rimasto fedele all'abito del sarto...
il tuo soggetto parlava in prima persona. parlava un assassino. Qui è comparso appena all'ultimo capoverso. per il resto è una camera puntata su un poliziotto che gli da la caccia.
Si secondo me faresti cose molto interessanti se cominciassi ad assorbire e imitare altri autori e nuovi generi.

ps.
Non tirare fuori altri "ma" sulla traccia perché slego il cane. Davvero! ;)

Ritratto di Krypto

non hai capito, il protagonista è il ricercato, infatti alla fine prende i panni del commissario! altrimenti sarebbe stato troppo semplice, e sarebbe uscita una carneficina molto probabilmente... 

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

ok.

Ritratto di Borderline

Mi sarebbe piaciuto leggere un racconto dal punto di vista dell'assassino recluso, ormai i vendicatori, i commissari e i "buoni" hanno fatto il loro corso :). La scrittura è buona ma bisogna osare di più dal punto di vista creativo!

Ritratto di scartabella

La costruzione è solida eppure si, mi sarei aspettata che  la tua macchina da presa virtuale seguisse l'assassino fin dall'inizio piuttosto che il commissario. Gli assassini, anzi i "cattivi" in generale offrono spunti moolto più interessanti dei buoni specialmente se davvero tremendi e conditi con un pizzico d'ironia. Abbandonare la fantascienza? Da appassionata ti direi piuttosto di abbandonare le vie già battute e ti crearti uno spazio personale all'interno del genere. Si può fare perchè la fantascienza ha moltissimi volti e ama anche la commistione con  generi e spunti estremamente vari.

Ritratto di quatipua

Mi è piaciuto

Mi ha colpito il fatto che tu mi abbia presentato il commissario piuttosto che l'emule, ma non hai approfondito né l'uno né l'altro, forse perché potrebbe esserci un capitolo successivo?

:)

Ritratto di Krypto

Grazie a tutti, stavolta ho cercato di utilizzare l'incipit imposto come la voce pensiero del personaggio ricercato e non del personaggio sul quale è posta la camera dell'Io narrante. In questo modo non ho dovuto interpretare un serial killer, che non avrei saputo vestire in questo momento. Per quanto riguarda il discorso fantascienza, non credo che l'abbandonerò ma cercherò di trovare soluzioni più originali, non sarà semplice. Sul finale aperto ed eventuali risvolti futuri, yes, probabilmente, perché oltre al finale sono parecchi gli interrogativi che rimangono irrisolti... Vedremo... :)

Ritratto di Kriash

Allora... glielo volete dare sì o no un bel libro di fantascienza da scrivere per la Volante?! :D

Essere originali al 100% è difficilissimo, se non impossibile. Le influenze ci saranno sempre ed è logico così.

Riguardo al racconto specifico, sì, ho notato anche io uno stacco dall'incipit al proseguo ma tutto sommato non mi ha infastidito. La storia è scivolata via bene, mo è piaciuta e mi ha coinvolto.
Forse gli stacchi temporali sono stati molto veloci e mi hanno spiazzato un po' in alcuni punti.
Per il resto mi è piaciuto... Bravo!

Ultima cosa, verso altri commenti: secondo me il narrare dal punto di vista del cattivo sta diventando la norma. Avrà diversi risvolti ma parlare con la voce del buono è, innanzitutto, più difficile e potrebbe nascondere sorprese anche allo stesso narratore durante la stesura.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Anche in Moby Dick mica il punto di vista è quello di Achab ;). Il "problema" della narrazione pierica è star sempre dalla parte del vincente/poliziotto da cui non si vuol staccare cool

Ritratto di Krypto

grazie Alen! si ci ho tenuto a che il testo scorresse senza intoppi e mi sembra di essere riuscito anche se come dici è vero che la narrazione scorre velocissima e sembra quasi che si salti qualcosa... avrei dovuto trovare qualche stratagemma per "riempire"... Billo, tanto lo so che sei tu a scrivere che Michi se ne strafotte, il punto di vista del poliziotto è voluto per creare un effetto straniante nel lettore che dall'incipit si sarebbe aspettato un serial killer come protagonista, in questo modo invece il serial killer agisce come un protagonista passivo, che alla fine prende le spoglie del suo ricercatore. Il commissario Gyoun Jon è diventato lui, il ricercato/l'emule si configura come una falla del sistema, un virus che permette in una società controllata coercitivamente un finale atto di sovversione!     

Ritratto di LaPiccolaVolante

vabbene continua a prendere i consigli e buttarli.

Ritratto di Krypto

Hahahaha sarò più attento la prossima volta... Coglierò meglio il consiglio...

Ritratto di Polveredighiaccio

Racconto ricco di dettagli sul mondo in cui si sviluppa. Andrebbe rifinito il testo, ma hai saputo creare un vero frammento di fantascienza. Bell'idea!

Ritratto di ambrous

Io non so se sia Fantascienza o per lo meno io la penso diversamente dall'editoria nostrana. L'ho trovato inizialmente piacevole, ma con il procedere nelle lettura, ho avvertito un senso di pensantezza notevole. Racconti ma non descrivi e questo immedesima meno nella lettura, il finale lo avrei lavorato in modo meno nitido, così da lasciare un alone di mistero, invece di un finale così veloce e scontato. :)