La teiera (di Ambrous Stack)

"C'è un buco. C'è un buco sul soffitto. C'è un piccolo cerchio, là sul soffitto, che slega un fascio di luce polverosa e abbraccia una catena che penzola, attaccata appena vicino a quel foro sul soffitto. Fa luce in questa grotta buia. E alla fine della catena cigola un gancio, mi sembra. Un gancio, sì. E sul fondo di questa grotta sono costretto a pensare, a canticchiare perché c'è un silenzio insopportabile! Non c'è nulla di più orrendo, terrificante del silenzio. Non c'è nul... o forse un filtro per the. Si forse il filtro metallico da the, si. Perché se penzola da una catena, grosso come una nassa da pesca e ti suggerisce che “idiota sei dentro una teiera!”, non è una bella sensazione. Che cosa diamine ci faccio dentro una teiera?!"

“Calmo… devo restare calmo, respira, e rimani tranquillo”.

Mi sento blaterare in questo posto sconosciuto, non so come ci sono finito, so solo che apparentemente sono in una teiera, ma osservando le pareti in questi ultimi scampoli di luce, non vedo il foro d’uscita di un eventuale thè. Mi avvicino alla catena, arrugginita, una strana sostanza muschiosa la ricopre, avvicino il naso, un leggero odore di muffa marcia ne accompagna la sua ramificazione lungo gli anelli, rendendola molto scivolosa per un eventuale risalita. Sempre ammesso che riesca a sollevarmi per un paio di metri. Anche facendo forza sull’enorme gancio che sostiene quello che in un primo momento sembrava un filtro, ma che avvicinandomi appare come un rettangolo, senza apertura laterale e pieno di fori incrostati. Provo a guardarci dentro.

“Merda”, mi allontano, sento un conato salirmi, ma non arriva nulla in gola, solo l’impulso del vomito, lo stomaco mi si stropiccia un paio di volte, poi più nulla.

“Non può essere.”

Decido di riavvicinarmi, stringo con i pugni i jeans, avvicino l’occhio e torno a osservare. Orrore, solo orrore, scruto all’interno di quel blocco unico di metallo, corpi putrefatti, alcuni ridotti a scheletri, sono ammassati come abiti in disuso: non riesco a quantificare il loro numero, forse una cinque o qualcosa in più. Ora so che voglio scappare, non importa dove, solo fuggire da questa follia.

Intorno il silenzio assoluto rumoreggia, sembra che un unico grande occhio ti scavi dentro, mettendoti di fronte al tuo vero io. Questo è il punto, io sento solo silenzio, nessuna vocina interiore, non riesco a essere lucido. Controllo il mio stato fisico, nessuna escoriazione o macchia sui vestiti, ma come Diavolo ci sono finito qui dentro e soprattutto dove cazzo sono?

Faccio mente locale, ricordo la pizza d’asporto consumata con Giulia, la mia amica o meglio la mia scopa-amica dopo che Tania mi aveva lasciato come un coglione, quando aveva scoperto che la nostra vita sarebbe stata sempre sul limite del lastrico, non avendo soldi, ma solo debiti a cui personalmente devo il mio stile di vita dignitoso. Evidentemente non tutti si aspettano di soffrire e così se ne andò. Ma ora, dopo l’ultimo bacio rubato alla mia amica, non ricordo altro, solo buio e appunto questo silenzio.

“C’è qualcuno lassù?” nessun risposta.

“Mi sentite?” niente, silenzio e solo silenzio.

Osservo il foro irregolare del soffitto, la luce si assopisce velocemente, tempo un’ora e rimarrò al buio. Decido un’area dove passare la notte. La pavimentazione è increspata, sembra un oceano di pietra. Le pareti salgono verticali, senza appigli o fori per una risalita, nulla.

Decido di posizionarmi il più lontano possibile da quell’orrore di filtro che si trova quasi al centro della stanza, con la catena che poggia sul bordo del cratere, decido di mettermi dal lato opposto.

Ora che l’ho scoperto, sento il tanfo della carne marcescente che leggero permea nell’aria, rendendo necessario un immersione ogni tanto, del mio naso e bocca sotto la felpa che indosso, se odore deve essere scelgo di gran lunga il mio. Provo una goffa arrampicata sul filtro gigante, ma solo ora mi accorgo che non poggia a terra per una questione di centimetri, il che rende molto difficile se non impossibile l’arrampicata. Ci provo, ma desisto immediatamente, quando le mie dita affondano in una melma appiccicosa e molliccia. Ritraggo la mano schifato e l’avvicino al naso, l’odore della putrefazione mi affloscia a terra, mentre pulisco le dita sulla nuda pietra e qualche istante dopo me le ritrovo puzzolenti di polvere sassosa e morte.

Mi rannicchio a terra, distante dal quell’orrendo sarcofago, ma non nel punto che avevo pensato. Mi addormento. Mi risveglio, o dormo ancora? Non lo so, la luce manca, il buio e il silenzio sono insopportabili, e il freddo pungente. Non ricordavo di essere uscito con Giulia senza la mia giacca.

Provo ad addormentarmi di nuovo, ma non ci riesco più, mi giro e rigiro su me stesso, poi noto due pallini bianchi sul soffitto, si allargano e divengono occhi, finché un ghigno a trentadue denti si allarga sotto di loro.

“Buonasera tesorino, dormito bene?”

Lo fisso, immobile, non preferisco parola e soprattutto che cosa Diavolo è?

“Ho detto, buonasera tesorino, ti sono mancato? ”

“Chi… chi sei? E dove sono? ” domando con timore.

“Non lo vedi? Sono te, ” ghigna glaciale.

“Me? Non è possibile. Dove sono? Cosa faccio qua? ”

“Sì, sono te. E questa non è una teiera. ”

“Come…” non capisco come fa a sapere cosa pensavo di questo posto.

“Hai perso la lingua? Non fai più le tue stupide domande? ” sogghigna nuovamente, è proprio un grande bastardo.

“Ascolta, vorrei capire cosa ci faccio in fondo a questo buco?” le mie parole escono esauste e biascicanti dalla mia bocca, odio piagnucolare.

“Ora è un buco, ma non era una teiera?” mostra i denti bianchi a sega, il suo ghigno è malefico.

“Ascoltami, chiunque tu sia, io voglio tornarmene a casa. Ti prego ” ora piagnucolo proprio.

“Veramente pensi che io sia Dio? Sei ridicolo” rotea il capo sul collo, il movimento è innaturale, sembra una girandola.

“Che cosa vuoi da me?” grido, rabbioso come un cane, “Dimmelo!”

“Vedi che ci capiamo, ora te lo dirò chi sono io, o per lo meno cosa sono io” si lecca il viso, ha una lingua verde e bavosa, ed emana un odore acre di grasso umano. Riprende a parlare.

“Ogni essere umano ha un essenza bianca e una oscura, diciamo che io sono quest’ultima e ho mangiato la tua essenza chiara, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Il KO te l’ho dato quando Tania se né andata, sì perché, dopo tutto era quello che volevo. Ma devo confessarti che in realtà la nostra bella Tania, non ci ha mai lasciato veramente.”

“Cosa vuoi dire?”

“Veramente non hai capito? Tieni prendi questa chiave, apre quella specie di filtro al centro della stanza. Aprilo e vedrai che ricorderai tutto.”

La mia mano trema come affetta da qualche morbo, la chiave è gelida, brucia nel tenerla in mano. L’afferro dimenticando il freddo, senza accorgermi che nel frattempo è ritornata la luce. L’ombra è scomparsa, mentre un lucchetto è apparso dal nulla sul cassone in metallo. Mi avvicino e infilo la lama nella serratura, giro in senso orario, non si apre, giro al contrario e il lucchetto cade a terra. Sto sudando come fossi sotto al sole cocente, mi passo le mani nei capelli fradici e afferro la fessura che apre l’incubo davanti ai miei occhi.

Ricordo ancora i vestiti della notte in cui Tania se né andò: maglioncino rosso, gonna viola fino alle caviglie, una sgargiante cintura di pelle e le scarpette di Dorothy ai piedi. Quanto la prendevo in giro per quelle scarpette da principessa delle favole, e il suo indimenticabile sorriso morbido come le labbra, che da quel giorno mi mancano come il respiro. Ora è lì scavata dai vermi, in quello scheletro che sembra consumato dal mare, ma le alghe che vedo sul suo corpo sono il ricordo di quelli che erano i suoi capelli rossi, riccioluti da sembrare una molla in movimento. Ora vederli afflosciati e rovinati mi fa salire un groppo in gola. Il corpo a fianco a lei è più recente, il volto è scarnificato irriconoscibile, mancano i denti e gli zigomi sono fracassati. La testa è scalpata e i bulbi sono fuori dalle orbite, occhi di un azzurro intenso come il cielo. Il corpo è nudo, ma la farfalla sotto l’ombelico mi fa temere il peggio. La collanina conferma: è Giulia.

Mi sento mancare, cado a terra mentre osservo il soffitto e la luce scurirsi. Nuovamente l’ombra, ma i miei pensieri sono rivolti a capire il perché di tutto questo e soprattutto chi si nasconde dietro quest’orrendo individuo, che torna a parlarmi.

“Ciao, hai visto che le nostre due amiche sono qui con noi? O meglio con te. E gli altri nascosti sotto di loro? Erano tuoi amici.” Succhia la bava che gli cola dalla bocca, mi si avvicina tanto da poter sentire il suo tanfo di sangue e bile che quasi mi fa sboccare.

“Vomiti? Fai bene a vomitare, ricordi quando Tania se ne andò? L’hai inseguita, eri talmente accecato da te stesso, che hai lasciato che io prendessi lei e quel poco di buono che ti era rimasto. Troppi anni passati a leccare i marciapiedi di chi è più fortunato di te, ma non per particolari giochi di potere, semplicemente gli altri non pensano che tutto gli sia dovuto. Invidia e accidia ti hanno ucciso dentro, il resto lo ha fatto il tuo egocentrismo ed egoismo. Ricordi ieri notte Giulia? Non le andava più di succhiartelo, si stava innamorando, voleva di più, ma tu non potevi cederle il posto di Tania e così mentre la fottevi l’hai portata allo stremo del godimento più assoluto, fino a ferirla con le lamette. La poveretta quando se ne è resa conto di quello che le accadeva, una roncola le ha portato via la faccia.”

“No! Menti, sei un bugiardo.” Le lacrime deformano le mie parole disperate, che escono confermando il malessere che mi opprime il cuore e l’anima.

“Mento? Non posso mentire, semplicemente dolce creatura, tu sarai il mio dolce banchetto. Non hai costruito tu questa gabbia, ma io. Ed essendo oscurità, non temere, perché ti porterò con me.”

Nessuno seppe più nulla, né di una teiera di roccia, né di Umberto che scomparve senza lasciare traccia, un'uscita di scena degna di quelle trasmissioni che ricercano le persone scomparse.

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

AAAaaah! Io speravo tenessi la "teiera"!
La tua tecnica narrativa sopperisce questo svicolare, ma cavolo, volevo una teiera. :)
per molti di voi i soggetti sono stati costruiti per la curiosità di vedervi alle prese con un genere, un personaggio, che durante i giochi avete tenuto lontano. Mischiare "modi" e generi molto lontani tra loro delle volte da risultati affascinanti.
Hai arginato lo "svicolo" con una soluzione piacevole a leggersi.

 

Ritratto di Beki Road

Interessante! Molto interessante, il male che ognuno ha dentro si fa reale e corporeo. Ammetto che anche io volevo la teiera :) ma poco male, mi é piaciuto lo stesso ;)

Ritratto di Creattività

***

Nel voto generale, anche se me ne piacevano più di tre, ho voluto privilegiare i pezzi in cui il personaggio è dentro una realtà che non dovrebbe essere ilo suo ambiente, ma solo una parte del suo ambiente. Mi son sempre piaciute queste ambientazioni fiabesche.

Questo pezzo prende il voto più alto,  perchè è quello con un pathos maggiore. Mi ha ricordato un po' il buco di Alice nel paese delle meraviglie e ho pensato che veder penzolare la bustina di un the rosso alla cannella e cardamomo in attesa di una discesa di acqua bollente (??) non sarebbe proprio il massimo...

E poi c'è anche da dire che a me le teiere ed il the piacciono un casino...

 

Ritratto di Borderline

Confesso che con la teiera non avrei immaginato un'evoluzione di questo tipo, ma molti dei tuoi racconti tendono al thriller psicologico quindi immagino sia proprio la tua "forma mentis" in scrittura. Mi sembra un buon incubo, anche se per certe persone è difficile averne perché questi nascono da rimorsi di coscienza, un po' forzati in un "mostro". Nel complesso mi è piaciuto il tono angosciante.

Ritratto di scartabella

Molto bravo. Anche per me avresti meritato un massimo ex aequo ma purtroppo il regolamento lo vieta e così non mi rimane che commentare con grande favore il tuo racconto, la tua brillante soluzione al problema "teiera". Un incubo claustrofobico con risvolti  da thriller dove la teiera si vede pochissimo ma in compenso il the è di quelli che definirei allucinogeni.

Ritratto di quatipua

una storia davvero ben scritta che è un piacere da leggersi, complimenti!

Ritratto di Kriash

Un bel ritmo e un'atmosfera resa alla grande. Avrei esasperato un po'di più il suo lato cattivo. Magari dandogli un particolare, un tic... qualcosa di caratteristico.
Ben scritto.
L'inizio con la teiera orrorifica mi sembrava il teaser di una puntata di Hannibal :D

Ritratto di Polveredighiaccio

L'atmosfera horror iniziale invece di rafforzarsi col proseguo del racconto tende a stemperare e sfocia nel dramma. Personalmente avrei preferito più tensione, che la paura andasse crescendo fino a un finale da... urlo.:)

Ritratto di ambrous

Non preoccupatevi, ma fidatevi è Thé, ma di quello non raffinato, da raccogliere annusare e assaporare con calma. Lungi da me polemizzare,  la traccia era chiara, ma ho letto nel particolare, sono sceso nella teiera a controllare, prima di farci sguazzare la mia mente. E non ho trovato il beccuccio d'uscita, quindi mi son detto e se fosse questo il vero tema? Perchè non provare a immaginare che fine farebbe un thè senza buco d'uscita, si sarebbe dovuto capovolgere tutto disperdendolo a terra o mischiandolo con acqua di mare.

Osservate a modo quei corpi sotto le due donne, sono arrostiti gli scheletri, quasi sciolti. Il thè e l'acqua bollente che lo precede è entrata abbondante, ma è evaporata senza foro d'uscita.

Il riscontro era quello che cercavo e l'ho ottenuto, inizialmente il protagonista non era maschio e l'orrore era diverso, ma si sa, quando crea, la mia mente spazia e ha trovato questi nuovi autori.

Qui l'orrore è sceso in campo nella quotidianità di chi l'ha vissuto, il mostro non ha tic e non vive lui il dramma, perchè è il protagonista a esserlo senza rendersene conto, perchè in certi individui, la mente crea una tenda dove non è possibile guardare dentro se non per chi viene da fuori. Non volevo spiegare, ma ho notato che era richiesto.

@Polveredighiaccio: il dramma è il succo della vita, ogni esistenza ne è punteggiata. Mi sono domandato, cosa mi scatena l'orrore e ho trovato tre risposte:

- L'orrore gratuito

- L'orrore della vita

- L'orrore di quello che c'è, che senti ma non puoi vedere.

L'orrore carnevalesco alla Hellraiser, mi diverte grottescamente, ma vorrei confrontarmi con i primi tre.

Perdonate la lungaggine, ma è esercizio anche questo, nessuna critica, solo conoscenza.

:)