Anninnìa (di Quatipua)

Un piccolo, splendido filo di bisso. Troppo corto per portarmi giù. Io vivo dentro la testa di un gigante da molti secoli, vestita con un filo di Bisso troppo corto per portarmi giù. Mi affaccio poco da questi giganteschi occhioni tondi. Il Gigante continua a pregarmi di farlo muovere. "Fammi andare via", mi dice, "Portami lontano", mi prega, "Ciò che accadrà qui ci sbriciolerà tutti!". Ma sono solo un piccola fata vestita di bisso, imprigionata dentro la testa di un gigante di pietra. "Se io cado, e cadrò quando succederà tutto, morirai anche tu, fatina di bisso, che ora sei la mia testa. Fami muovere, fammi scappare, scappiamo, loro stanno arrivando, noi non siamo abbastanza forti. Cadremo. E io non voglio cadere per proteggere stupidi, vanitosi uomini."
Vivo dentro la testa di un gigante, vesto un filo di bisso, stanno arrivando, non so cosa sono, ma non riesco ad avvicinarmi a quegli occhioni tondi. Fuori è troppo alto. "Fammi muovere. Moriremo. Fammi correre, Fammi tradire! O Moriremo."
 
- Chi tradisce poi vive per sempre senza riposo e no, non ti farò tradire, perché sono una fata stanca e  so che il crollo è necessario.
- Affàcciati da questi vortici di pietra che mi fanno da vista, affàcciati e guarda il delirio degli omuncoli che ti ostini a difendere, a non tradire, ad amare. Guardali, idioti esseri finiti e limitati dalla loro testa piena di burrumballa! Affàcciati, Anaj, e smettila di essere onesta! Fammi muovere. Fammi tradire!
 
- In nome del bisso che indosso, in nome della pietra che vivo, in nome dell’acqua che ci protegge tutti, mio fedele Juanne non tradirò il giuramento fatto al vento e fino al crollo resterò in piedi dentro di te e tu cadrai con me, ed io da te, in te. Sai bene quanto gli uomini non sanno e non possono sapere. Gli Alti hanno deciso di inseminarli con il germe della violenta idiozia, nostro il compito di sopportarne il peso e di preservarli dal nulla.
 
- Anaj, ti prego… fammi tradire!
 
 
Bumburumbumbumbumburumbumburumbumbumbumburumbumbumbummmmm
 
 
Quando i Giganti crollarono nessun uomo rimase in piedi per raccontarlo.
Quando i Giganti crollarono fu l’inizio della  prima fine.
Nel Tempo Antico le Fate erano le uniche creature che popolavano la terra, insieme agli animali, ma non v’era traccia alcuna degli uomini privi di senno che conosciamo oggidì.
Nel Tempo Antico la creazione era attività comune e quotidiana poiché il Mondo non era che un’idea, una promessa, un mare in tempesta senza confini e la musica riempiva gli spazi, definiva la vita.
Nel Tempo Antico gli Alti decisero che era giunta la prima ora degli uomini, li soffiarono di musica e li misero sulla terra.
Dopo poco però si accorsero che l’intelligenza rendeva la vita di tutti gli uomini una continua tribolazione, perciò calcolarono il peso della coscienza e la tolsero dai loro corpi sottili: ecco come gli uomini persero qualunque capacità intellettiva. 
Gli Alti si convinsero che così avrebbero preservato la vita.
 
Quando Juanne cadde, rotolando, disfacendosi, bumbullando, la fata Anaj, vestita di bisso, chiuse gli occhi , nascose il piccolo filo eterno fra i capelli e fermò il tempo: fu un’interminabile crollo per lei che si appese a quell’impercettibile filo di bisso stringendolo forte con le labbra cremisi, ad occhi stretti stretti, e attese che la vertigine le succhiasse via il fiato.
Quando Juanne, il Gigante Arciere, cadde, il crollo fu incommensurabile e la vertigine infinita.
E gli Alti arrivarono al galoppo di stelle fiammeggianti, roboanti e immensi.
I loro occhi di fuoco bruciarono anche le ombre e le pietre si fermarono, smisero di bumbullare e niente, non rimase in piedi niente.
E nessuno.
 
Anaj, piccola fata, occhi serrati, mani sul petto, testa incassata sulle spalle, ciondolava dalla testa di un giagante, appesa al filo di bisso che durante la caduta sembrava essersi fuso tutt’uno coi suoi lunghi capelli di porpora.
Aprire gli occhi dopo millenni dentro la testa del gigante Juanne fu un’altra vertigine.
 
Vorticevorticevorticevorticevorticevorticevorticevorticevorticevorticevorticevortice
 
 
La rabbia degli Alti fu implacabile, come tutti i gesti d’amore.
Il Monte Prama ormai era un deserto ricoperto di polvere d’ossa e giganti spezzati: pietre e cadaveri e cadaveri e pietre e pietre e nulla.
 
- In nome del giuramento senza fine, del vento che testimoniò allora e soffia oggi in mio sostegno, in nome dell’acqua che accolse il giuramento e lo sancì in eterno, in nome della terra che tanto amate, ascoltate la mia preghiera.
 
Gli Alti si fermarono e come solo le entità prive di corpo possono fare, si voltarono nello stesso medesimo istante puntando i loro sguardi di fiamma dritti dritti nelle pupille della piccola Anaj.
 
Anaj, con la velocità impercettibile di chi sa fermare il tempo, sciolse il piccolo filo di bisso, scese dal volto di Juanne rimasto intatto anche dopo il crollo, e fulminea si attorcigliò il filo di seta marina sull’anulare della mano sinistra a mo’ di anello, stretto di fiducia e protezione.
 
- NON PUOI PIÙ PREGARE, IL TEMPO DELLA PAZIENZA TERMINA ORA!
 
La voce di una moltitudine non ha bisogno di fiato e attraversa i cieli e gli istanti.
Gli Alti sollevarono la piccola Anaj e la soffiarono in alto, verso la Luce e fecero piovere terra sulle pietre e i  cadaveri e sui cadaveri e sulle pietre e sulle pietre e  sul nulla che era rimasto su Monte Prama.
 
E su nessuno.
 
 
*****
 
 
 
Il rumore dell’antico telaio in legno di ginepro scandisce gli spazi della piccola stanza e ti mette subito a tuo agio, è il suono di una ninnananna che ti culla verso la calma.
Le dita lunghe e forti, veloci veloci come solo quelle di una vecchia fata possono essere, abbassano un liccio e ne alzano un altro e fanno la strada alla navetta che infila il filo della trama nell’ordito.
Guardare la tela appena tessuta è come vedere la vita che nasce.
 
- La terra conserva la memoria degli uomini anche se loro non possono capirlo e il Monte Prama sigilla il nulla che contiene nel suo ventre perché gli Alti sanno distruggere ma non possono smettere di amare e – fidatevi perché io c’ero e l’ho visto con questi miei vecchi occhi! -  mi hanno fatto volare in Alto per non farmi cadere troppo lontano che il giuramento non avrà mai fine, credete a zia!
 
Il filo di bisso non ha peso, viene filato da Chiara ad occhi chiusi, con quel suo piccolo fuso che danza, e usato per ricamare sulla tela di lino che abbraccerà il bambino per cui è stata tessuta, come una preghiera, come un canto.
 
- Dall’alto di quel cielo antico, scesi leggera verso il mare, il mio vestito di bisso mi fece galleggiare come alga e approdai in questa piccola isola nell’isola. Le vertigini non mi succhiarono via il fiato e quando riaprii gli occhi trovai sull’anulare un anello d’oro rosso laddove il bisso cingeva. Sorridendo raggiunsi la riva e capii che gli Alti avevano ascoltato la mia ultima preghiera e che sì il tempo della pazienza è finito, ma è giunta l’ora del perdono. I nomi si indossano in base ai tempi che li cuciono e il mio divenne Chiara perché di questo c’è bisogno ora! 
 
Ascoltare Chiara che racconta in prima persona mentre ricama con le unghie sulla tela appena nata è il regalo più prezioso che gli Alti potessero concederci.
Se sapremo non scavare troppo a fondo, potremo salvarci la coscienza, almeno stavolta.
Forse non tutti, ma di certo uno è più di nessuno.
 
Le mani di Chiara passano sul ricamo a forma di pavoncella sulla tela e se stai zitto zitto, ma proprio zitto anche dentro, in fondo in fondo, zitto dove ci sono ancora parole e pensieri e cose e mille cose, zittomutosilenzio!, ti accorgi che contano i fili, contano i nodi, contano i passaggi che servono per liberare il disegno della vita stessa, contano gli anni, i secoli, i millenni.
 
 
Anninnìa anninnìa.
Sa luna est calada
Su soli er bessendu
Deu seu anninniendu
Anninnìa anninnnìa.
 
 
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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ne parleremo. Rassegnati.

Voglio sapere cosa sta arrivando. Voglio che abbia una forma, tanto scontata e per questo pietrificante. Voglio la storia di prima, e quella che scorre nel mentre.

ne parleremo, rassegnati. Arrenditi

Ritratto di Beki Road

Oooooooh...hai presente i bimbi che vedono per la prima volta la neve e sono felici e senza parole e guardano quella magia a bocca aperta? Ecco, sono io adesso!

Ps. Ehm i versi finali...che sembrano un incantesimo a occhietti ignoranti...cosa significano? :D

Ritratto di quatipua

Anninnìa è un termine con cui spesso iniziano le ninnananna sarde, quelle antiche che sì, sono come un incantesimo: il sonno.

La traduzione più o meno è questa:

Ninna nanna ninna nanna
La luna è tramontata
Il sole sta sorgendo
Io sto ninnando
Ninna nanna ninna nanna

è una strofa di una ninnananna più lunga, sono contenta che il mio giocostoria ti sia piaciuto :)

Ritratto di Borderline

Magia, magia ovunque. Questo omaggio alla fata del bisso Chiara Vigo è davvero incantato, a partire dalla scrittura quasi onomatopeica. Quel vorticevorticevortice in cui anche tu cominci a frullare come una lavatrice. Mi piace il tuo modo di raccontare, quel continuo correre e poi fermarsi a pensare :)

*

Ritratto di scartabella

E io mi rassegno, a malincuore, per non poter elergire stelline. Ma davvero stavolta c'è sovrabbondanza di bravura. Bellissima favola che ha il ritmo e il linguaggio delle storie più antiche, quelle che appartengono alla tradizione delle veglie e dei focolari. Forse per  via delle ossa dei Giganti che  mi hanno ricordato certi paesaggi aspri e ancestrali ho subito pensato alla Sardegna e la ninna-nanna ne è stata la conferma. Una scelta perfetta.

Ritratto di Kriash

Proprio bello.
Mi ha lasciato così: ...
Non so cosa commentare perché mi hai portato benissimo dentro la storia.
Molto musicale e poetica, sprizza leggenda da tutte le righe.
Fantastica!

Ritratto di Polveredighiaccio

Fa effetto. Ho conosciuto Chiara Vigo, ho visto quella stanza, quel telaio, ho sfiorato il bisso... Che storia. :)

Questa terra è magica, deve restare tale. Per sempre.

Ritratto di ambrous

Sapevo del filo di bisso, ma non della sua storia che con una rapida ricerca mi ha condotto a spiegazioni sia scientifiche, sia filosofiche. Il testo non è male, ma il riferimento al filo di bisso costantemente, l'ho ritenuto eccessivo appesantendomi la lettura. Per il resto certe soluzioni come vorticevortice o bumbum, li avrei cristallizzati con la punteggiatura, il finale passando al mondo reale, inizialmente non lo avevo compreso, ma hai fatto bene a metterlo per capire quello che si perderà inevitabilmente. :)

Ritratto di Ali

Quanta poesia! Un racconto bellissimo! Mi ha catturata completamente e mi sono anche un po' commossa!

Ritratto di Braby

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