L'uomo ruggine e il senso della vanità (di EmanuelaMasseria)

Estate del 2097, in piena notte. Juan Zhu Ming, agente di borsa, si trova in un oscuro, sudicio e pretenzioso parchetto cittadino. Ha al guinzaglio il suo cane, che non solo sta portando a passeggio ma che sta usando per operare un necessario ricongiungimento alla natura. Non che avesse troppo senso dato che per lui alberi, laghi e fiumi erano tutte cose poste di traverso sul cammino dell'umanità. Pensò proprio questo quando finì per impantanarsi in un acquitrino con il suo fedele amico che lo fissava dall'asciutto della sua postazione. Per un attimo, gli balenò in mente che gli stesse addirittura sorridendo. Ma la beffa non poteva spingersi a tanto. Questo sapeva, ad occhio e croce, della natura. Fu a quel punto che un braccio nudo uscì dall'acqua per afferrarlo. Rimase di stucco, ma trovò la forza per liberarsi. Era tutto intero, per quanto la sua testa non funzionasse troppo bene. Questo, però, era un fatto abituale. Si pulì dal fango e guardò la pozza apparentemente immobile di fronte a sé, cercando di capire cosa fosse successo. Tornò a controllarla, poco dopo, con tre robusti e ultrapagati passanti dalle dubbie intenzioni trovati sull' altro lato del parco. La sua monotona vita da agente di borsa in un' asettica metropoli gli consentiva di fare questo genere di cose, ogni tanto. Colpi di testa, li aveva definiti il suo altrettanto strapagato psicoterapeuta. Ai bordi della pozza, Juan mandò i tre individui a cercare sul fondo. Restarono in silenzio tra il fango che arrivava fino a metà coscia, annaspando con le loro braccia grosse e prive di scrupoli. Trovarono, lungo sdraiato, una specie di barbone gigantesco con il corpo color ruggine e i capelli lunghi fino alle ginocchia. Sembrava addormentato, o svenuto. Senza pensarci troppo, lo legarono con delle corde e lo caricarono di peso di fronte in quello che doveva essere il loro quartier generale. Era un palazzo anonimo e imponente, poco distante dal parco. Entrarono in un corridoio buio. L'ascensore, dopo qualche minuto, li scaricò all'ultimo piano. L'uomo ruggine era sempre inerte, come profondamente addormentato. Le porte si aprirono dentro a un attico con vista su una città che sembrava piccola, da dietro le tende quasi chiuse. Una serie muta di uomini di fiducia guardava la scena senza stupore mentre quello che doveva essere il Grande capo, un uomo che poteva raggiungere i due metri d'altezza, diede un ordine secco dal divano. Gli altri potevano vederlo solo di schiena. "Rinchiudetelo nella gabbia di ferro, sul tetto" - disse ai suoi. Nei giorni successivi solo il figlio dell'uomo, tredici anni ancora da compiere, ebbe qualcosa di simile alla pietà verso il nuovo ospite. Fu l'unico a portargli qualcosa da mangiare, ogni tanto. L'uomo coperto di ruggine a volte si svegliava e lo guardava con distacco. Un giorno però gli parlò e gli chiese di liberarlo. Il ragazzo non stette a pensarci troppo. Eludendo gli uomini armati che vivevano con lui, riuscì ad aprire la gabbia. Il suo scopo era un misto di voglia di fuga e umana pietà. Pensava che, in fondo, andarsene non poteva essere peggio che avere a che fare con un padre sempre di spalle e una squadra di sconosciuti con gli occhiali da sole anche di notte. Tornarono al parchetto, che a ben guardare tanto piccolo non era. L'uomo ruggine non parlava molto, sembrava immerso in un eterno dormiveglia, ma, in qualche modo, tra loro si instaurò una specie di sintonia. Ad un certo punto decisero di passare la notte dove l'erba era più bassa. Il giorno dopo, l'uomo aveva qualcosa da comunicargli. "Vedi - disse serafico - anche in un posto come questo si può trovare qualcosa di buono". Si avvicinarono quindi a una sorgente nascosta tra i rovi. L'uomo ruggine si avvicinò alla fonte, tagliandosi. In quel momento, sembrava accorgersi solo del liquido che sgorgava di fronte a sé. " Devi restare qui a vegliarla. Nessuno deve toccare l'acqua o caderci dentro. Quando tornerò, spero che tu mi abbia obbedito. Guarda come ha ridotto me, dopo averla sfiorata". Il ragazzino, tuttavia, non gli diede ascolto. Si specchiò spesso nella sorgente e, senza accorgersene, infilò i suoi lunghi capelli nella fonte. Provò a ritrarsi di scatto, ma uno strano processo aveva già avuto inizio. Ampie striature, tra il biondo e il rossiccio, si piazzarono tra i suoi ricci scuri. Poco dopo, quasi tutti i capelli gli caddero. Preso dal panico, si coprì la testa con uno straccio. L'uomo ruggine, tornando la sera, lo scoprì immediatamente. "Quella non era né acqua, né un acido, né qualunque altra cosa tu possa pensare. Era l'antidoto alla tua vanità. Ora ti si ritorcerà contro provocandoti un mucchio di guai. Ti avevo avvertito."- disse l'uomo ruggine. Il ragazzino si scoprì il capo e si sentì come nudo di fronte a un essere superiore. Provò a scusarsi, tra promesse e obiezioni, ma non servì a nulla. "Non hai superato la prova. Per questo vagherai solo nel mondo, un posto dove la bruttezza è la vera povertà e tu sarai destinato a scoprire in che senso. Ma hai ancora una possibilità. Poco prima del tuo ultimo fiato urla il mio nome. Mi vedrai subito e io ti aiuterò". Il ragazzino uscì dal parco e camminò, camminò per giorni. La città si estendeva per centinaia di chilometri, dove abitavano circa 38 milioni di persone. Nessuno, negli ultimi due decenni, era riuscito a contarle. Un giorno, dopo essersi perso, arrivò nella periferia industriale. Nemmeno da quelle parti riuscì a trovare un lavoro, che a quel punto gli serviva più dei capelli che aveva perso. Si guardò indietro e decise di tornare a casa. Qui si imbattè in un uomo che riconobbe come il rivale del padre. Ormai nel caos, sperduto e affamato, si lasciò assoldare alle sue dipendenze. L'uomo viveva ad un piano diverso del suo vecchio palazzo, un posto talmente grande dove con alcuni non riuscivi a incrociarti mai. Mentre un pomeriggio indugiava sul pianerottolo, vide una strana ragazza. Era la figlia del suo nuovo datore di lavoro, che nella parte Est e a sud della città annoverava più o meno lo stesso numero di bande del Grande capo ai lati opposti. La ragazzina aveva forse un anno più di lui, portava un semplice saio bianco e un fazzoletto che le copriva i capelli. Procedeva nella sua direzione con un'andatura decisa. Senza farsi troppi problemi, gli diede un colpo secco sul cappello che indossava per nascondere il suo segreto ancora privo di senso. Il ragazzo, una volta rimasto scoperto di fronte a lei, si bloccò. Zoe, questo il suo nome, lo osservò distaccata e gli mise in mano una manciata di monete. Non valevano davvero nulla, dopo la Grande Deflazione. Il ragazzo, attonito, si diresse verso la sua vecchia casa. Sull'uscio, mise gli spiccioli, di cui non comprese il senso, nel taschino del completo gessato della guardia di suo padre. L'uomo rimase inespressivo dietro gli occhiali da sole ma accettò di buon grado riflettendo sul da farsi.
Le giornate scorrevano frenetiche e umide, quando il terzo giorno Zoe bussò alla sua porta. Appena di fronte a lui provò ad accarezzare la testa del ragazzo. Indugiò un attimo, come per toglierli la benda che ancora indossava. Ma questa volta, lui le bloccò la mano. Cose più importanti dovevano ancora succedere. Fu verso la fine di agosto che scoppiò un'altra guerra. Era da qualche tempo che si ripeteva ogni anno, nelle grandi città. Sua padre, in quell'occasione, chiamava a raccolta tutte le bande che gestiva. Lo stesso faceva il rivale. Entrambi non erano quasi a conoscenza di alcuni quartieri, o non sapeva di avere uomini fidati da quelle parti, ma non ci misero molto a organizzarsi. In fondo, si trattava di dare ordini e comandare. "E' quello che si fa quando non si sa fare nulla di preciso, o di migliore" - pensavano spesso entrambi. Chi voleva invece rendersi utile era il ragazzino. Riuscì a procurarsi una macchina, che a malapena sapeva guidare. Partì dietro alla sua fazione, ma la sua esperienza era davvero scarsa. Finì per sbagliare una manovra e quasi senza accorgersene, durante il primo degli scontri urbani, il mezzo si schiantò su un muro di cemento. Nella velocità folle di quell'attimo la sua memoria si fece lucida. L'immagine dell'uomo ruggine gli si piazzò davanti quando dalla sua gola uscì un urlo. Lui apparve e tutto si fermò: la macchina, la città, il tempo. Rimasero a parlare di fronte al muro, nei sedili posteriori dell'auto distrutta. Il motore e il muso erano pericolosamente accatastati all'indietro di fronte alle loro facce. "Come vedi, mi serve un'altra auto, più robusta, meglio se con vetri oscurati e delle armi dentro. Puoi procurarmela?"- disse il ragazzo. L'uomo ruggine uscì dall'abitacolo. Tornò dal parco poco dopo con quanto richiesto. Distratti, non videro una compagine dell'esercito regolare che acquattato li osservava nel buio. Da tempo la Corporazione Globale attaccava le bande, che ormai potevano contare tra le loro fila la quasi totalità della popolazione. Quello che distingueva la cittadinanza dall'esercito della Corporazione e dai capi era l'assoluta semplicità nei modi, negli stili di vita, negli usi e costumi. Gente parca e solitamente molto gentile che aveva eliminato qualunque futilità, meno una: la violenza. Solo i capi e i soldati mantenevano invece uno stile di vita solidamente vanesio e antidemocratico. Nel segno della tradizione e come non ci fosse un domani, questo era il loro motto. In comune, gli esponenti della società post-critica avevano solo l'uso del potere e della forza. In questo, l'uomo non era mai cambiato. Ora i due blocchi si stavano guardando immobili, ma non sarebbe durata per molto. Il ragazzo montò sulla nuova auto e imparò a guidare tra i cespugli e sopra l'esercito regolare nello stesso momento. Zoe vide la scena dalla finestra. Fu in quell'estate del 2097 che optò per uno stacco netto tra l'infanzia e l'immediata maturità che a quel tempo ci si aspettava da chiunque. Decise che lei, invece, avrebbe avuto una giovinezza. In preda a nuove emozioni, che stentava a riconoscere, precipitò dalle scale per salutare il ragazzo, che però non si sentiva vincitore. L'uomo ruggine aveva orchestrato tutto. Non era il problema della sua strana testa glabra a creare incertezze nel ragazzo, ma non aveva ancora scoperto quale fosse, esattamente, il senso esatto della parola "bruttezza" e nemmeno quello della "vanità". In più, tornare a casa lo spaventava. Come si sarebbe presentato di fronte al padre di Zoe? Tuttavia, fu proprio quest'ultimo ad avere un'idea per levarlo dall'imbarazzo. "Facciamo una grande festa. Ruba un po' dell'acqua magica della sorgente e l'uomo ruggine arriverà". Quando furono proclamati dieci giorni di coprifuoco, il giovane tornò nel parco e chiamò l'uomo ruggine per chiedergli aiuto.
Il primo giorno arrivò vestito di bianco, bevve un po' dell'acqua cristallina e se ne andò. Il secondo giorno portava un completo nero, si versò un secondo sorso del misterioso liquido e di nuovo scomparì. Il terzo giorno, completamente nudo, prese tutta la brocca d'acqua che lo aspettava su un tavolo e se la rovesciò addosso. In questo, il suo corpo tornò roseo e sano, senza tracce di ruggine.
"Chi ha compiuto simili imprese non può che essere nè un soldato, nè un capo, nè un cittadino. - disse il padre di Zoe - Chi sei veramente e perchè custodisci quella fonte"?
"Sono solo un uomo che non può trasformare le persone in cose. La sorgente, invece, è un mezzo per tramutare l'uomo in un fine". Il padre di Zoe volle sdebitarsi, ma allo stesso tempo guadagnarci qualcosa. "Sposerai mia figlia, che è la cosa più bella che ho fatto". Ma l'uomo ruggine indicò il ragazzo e disse "sarà lui a farlo e a crescere una nuova stirpe, per la quale l'apparenza sarà solo un inganno e la violenza un ricordo. Come dono di nozze, regalerò loro la mia conoscenza ". A quel punto, tornò a dormire nel parco.

 

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Scritto bene. Il  trasferimento in un contesto urbano forse ti ha portato a riempirlo troppo. L'ingresso l'ho trovato gradevolissimo, ma si fa man mano più (forse troppo) carico di eventi e fretta e sbiadisce l'accento affascinante delle prime righe.
Penso sia colpa degli spazi ridotti e del tempo, per questo consigliamo sempre di non preoccuparsi di raggiungere a tutti i costi una "conclusione".
Pazienza se la fine dovrà attendere un secondo capitolo, meglio dare un assaggio sostanzioso del "proprio" modo, che una fine rincorsa!
Alla fine hai indossati i vestiti della favola e si è dissolto quel gradevole inizio. :)

Attendiamo quelli più saggi di me, comunque! :)
 

Ritratto di piccola mela

Mi è piaciuto molto. Ha un ritmo serrato e credo anch'io che sia scritto molto bene. Non conosco la fiaba da cui è stato tratto, ma la storia che hai imbastito tu ha una bella progressione, dei bei personaggi e anche un bel significato. Per una questione di gusto personale, avrei preferito qualche punto a capo qui e là. Per il resto, davvero bello. 

Ritratto di Emanuela Masseria

Apprezzo il consiglio dei padroni di casa perchè, con un po' più di tempo e molta più esperienza (questo è il mio secondo "racconto") avrei uniformato la prima parte al resto e sarei decisamente uscita dal contesto fiabesco. Non avevo pensato all'eventualità di togliere qualcosa, perchè troppo influenzata dal testo di base. Forse oggi lo farei, pur mantenendo il senso della storia.
 

Ritratto di quatipua

quante cose abbiamo qui!
potresti tranquillamente svilupparle in un racconto lungo... descriverci meglio la Conoscenza dell'Uomo Ruggine (cheppoi ora sono curiosa e ne vorrei tanto sapere di più!), la Nuova Stirpe e ... chissà quant'altro!

mi piace perché mi hai fatto entrare in un nuovo tempo/mondo per qualche riga ed è sempre bello trovare "nuovi posti"
non mi piace quel senso di "fretta" che si scorge verso il finale, ma è roba da poco rispetto a quanto hai creato e si vede che puoi fare!

Ritratto di Diego Ernesto Ojos Ibarria

Ok allora farò il bastian contrario, ma in fondo, per chi scrive le critiche dovrebbero essere più utili dei complimenti. La scrittura  mi è sembrata un po' debole, carente di ritmo e fluidità, e la storia eccessivamente dilatata, smarrisce a volte il filo della narrazione. Con un po' di editing e riducendo le battute di almeno 1/4 (che fra l'altro è un gran buon esercizio) a mio parere otterresti un discreto lavoro. La fantasia non ti manca di certo e per citare S.King "la cassetta degli attrezzi di uno scrittore la possono mettere assieme tutti, ma i folletti delle storie quelli li hai o non li hai." Per me li hai.

Ritratto di tirofisso

Un po' Blade Runner, un po' Matrix e un pizzico di Giappone che (pur non amando i manga) non guasta. Mescolate il tutto e otterrete questa fiaba! Brava!

Ritratto di scartabella

Non ho individuato la fiaba di partenza ma devo dire che ce l'hai messa tutta per crearne una del tutto nuova, anzi, più che una fiaba mi è sembrato di leggere lo script di un film coreano un po' Tarantino e un po', anzi moltissimo fantastico (con un pizzico di Zen). Mi sono piaciute molto il ritmo e la disinvoltura con cui ti sei destreggiata dentro questa trama vertiginosa ed essendo questo solo il tuo secondo racconto mi sembra che tu sia sulla buona strada.

Ritratto di Emanuela Masseria

Grazie Scartabella. La fiaba originale, di cui ho conservato lo stesso numero di "passaggi", è L'uomo di ferro dei fratelli Grimm. Gli accenni "asiatici" non erano volontari, ma evidentemente l'esperienza personale traspare comunque. Anche questo è il bello della scrittura..

Ritratto di Borderline

Un inizio davvero urban, con un incedere graffiante e cinico che poi si perde un po' nella quantità di episodi che scendono a cascata nei passaggi successivi e rendono il racconto troppo pieno. L'uomo ruggine, come deve essere, passa in secondo piano rispetto ai personaggi più "vanitosi". Nel complesso mi è piaciuto, più la prima parte della seconda :).

Ritratto di Kriash

Un racconto bello pieno. Forse troppo, meriterebbe ampio respiro e una caratterizzazione dei personaggi ancora più dettagliata. La scrittura mi piace!

Ritratto di ambrous

La prima parte scorre meglio della seconda, dove la pesantezza mi ha fatto poco apprezzare la parte finale. Con una bella sgrossata del testo, il racconto ne gioverebbe.

Buona prova.

Ritratto di Ali

Mi è piaciuto, forse un po sovraccarico di informazioni, ma penso sia normale visto il limite delle battute. Ora però sino curiosa e vorrei proprio scoprire cosa succederà dopo...