La via della scelta (di Kriash)

E ora cosa te ne fai di un bel buco in testa?

Sei contento di aver anticipato quella fine orrenda? Sei contento di aver riempito quella macchia nera con una più grande, ma rossa?

Hai sporcato ovunque. Il sangue è finito in angoli che la donna delle pulizie sicuramente farà fatica a scovare. Rimarrà lì a seccarsi e a raccontare di quella volta in cui un tipo particolare, dall’aspetto trasandato è salito nella sua stanza, si è tolto la giacca rivelando una camicia sudata, si è guardato allo specchio alzando la pistola fino a premersela sulla tempia.

Poi?

Poi ha sparato.

Un tizio anonimo, che non c’entra niente con quel posto caldo e pieno di vita, falsa o vera che sia, così lontano da casa sua, la sua vera casa. Giunto solo quella mattina nell’albergo e salito di fretta in camera. Nemmeno alla reception hai dato il tuo vero nome, complice un documento falso e le bugie che ti hanno accompagnato per tutta la vita.

Una camera che, sicuramente, non serve per riposare.

Se non per l’eternità.

Hai dormito poche ore anche su quel volo. E nemmeno bene, da come ti sei girato e rigirato sul sedile. La tua coscienza lo sa. Sa quello che hai fatto e cerca di tenerti sveglio.

Ti ha mostrato di nuovo quel servizio, quello che hai visto e rivisto di continuo anche mentre prepari la valigia per il viaggio. Quello che martella i notiziari nelle ultime settimane. La ragazza che confessa e denuncia quella truffa colossale ai danni di tutta quella povera gente.

La truffa della quale è vittima, ora che le restano poche ore di vita.

Laura, che è piena di tubi, per cercare di salvare qualcosa che non può essere salvato.

Tu la guardi e sistemi una pistola nella valigia.

Sono stata vittima, dice lei, hanno giocato con la mia malattia, con il mio malessere. Fregandosene e lucrando sul terrore. Sulla paura mia e della mia famiglia, di non vedere una via d’uscita. Le abbiamo tentate tutte e quella ci sembrava l’ultima porta alla quale bussare.

Ma tu pensi che la colpa fosse stata loro, no?! Di quelle vittime. Che non dovevano fidarsi di te. Che la tua faccia non è quella di un salvatore, è quella di un disperato. Avrebbero dovuto riconoscerla, annusarla.

Paura fiuta paura.

Riguardi quel servizio mentre ti complimenti per aver messo nel sacco anche il tuo socio.

E te ne freghi di tutto, così come te ne sei fregato quando sei riuscito a fare quello che non potevi nemmeno sperare. Incolpare lui. Quel tuo socio, che chiamare amico sarebbe come bestemmiare.

Si può essere amici tra bestie feroci che pensano solo a vivere di sangue altrui?

No, anche quelle bestie finiranno per sbranarsi finché non ne rimarrà solo una.

Lui ha preso tutta la colpa, ci sei riuscito… alla fine.

Ti ha maledetto quando ha saputo che la polizia era sotto casa sua. In quella ultima chiamata dove ti ha sputato addosso il suo veleno e per fortuna che la distanza tra i cellulari ha bloccato la saliva.

Ma non ha bloccato quel suo Me la pagherai, ti troverò prima o poi. Ma tanto sarai già morto, vero?! Vero?!

Non è che fosse questo stinco di santo, anzi, tutt’altro. È proprio per colpa sua che sei entrato ancora più a fondo nel vortice di cinismo e disperazione.

Trenta persone.

Trenta persone passano sotto le tue mani.

Su quei freddi lettini, preda di un rito al quale credono solo loro.

Il tuo socio di sicuro non ci crede e…

Neppure tu, alla fine, ci credi.

Li guardi lì, freddi come i lettini. A occhi chiusi pronti a essere salvati.

Ti basta mormorare un Non sentirà niente, è una pratica indolore, vedrà… per avere la coscienza pulita.

Le tue mani fingono di entrare in loro. Manipolano pezzi di carne marcia ottenuta da una poltiglia di pollo, tacchino e altri animali.

È un’altra morte che tieni in mano, sicuramente non la loro. Un po’ di sangue di maiale per mascherare tutto. E il terrore esce da quegli spiriti, così come esce dai loro occhi.

Ma non dal loro corpo.

Trenta persone. Così tante, mentre lui ti dice Credi a me, siamo una bomba noi due. Io te li procuro e tu… stai facendo proprio un bel lavoro. Tanto tutti questi derelitti sono già morti, non verranno certo a lamentarsi quando saranno nell’aldilà. E i loro cari saranno troppo impegnati a piangere per ricordarsi di aver riempito il nostro conto in banca. Continua così e ci ritireremo a breve, chessò, magari in qualche posto del sud america. Io e te!

Tu e lui…?

E poi ride. Ride sempre, lui. Ride anche quando lo vedi davanti a casa tua, quella prima volta. Appostato lì da ore, così dice. E tu lo fai accomodare perché non sai bene che cosa voglia e se sei nei casini. Invece ti dice Mettiamoci in società, io ti procuro i clienti, ti faccio da manager e tu… tu ti limiti a fare quello che sai fare, o che non sai fare. A seconda da chi ci crede, ovvio.

Non lo hai mai visto prima. Fidarsi o no? Lui sa quello che hai fatto a quella ragazzina, solo pochi giorni prima.

Laura.

Vedi la fiducia negli occhi di Laura mentre si mette sul freddo tavolo appena posizionato in una stanza di casa tua, trasformata nel nuovo ufficio.

Le tue mani che si muovono meccanicamente, fingendo per la prima volta su un corpo altrui. Estraendo quel tumore che non è possibile estrarre.

Laura è una ragazzina e i suoi genitori hanno saputo di te da alcune voci. Sanno quello che fai con i malati come lei. Voci false, messe in giro dai tuoi contatti. Non possono sapere che quella è la tua prima volta. Che quella è una nuova truffa.

A idearla non c’è voluto poi molto, l’hanno fatta vedere anche in quel bellissimo film che guardi sempre in videocassetta. Quello con Jim Carrey.

E tu ne sai una più del diavolo, che la truffa è il tuo mestiere. È lei a pagarti le rate della casa e le bollette del gas, ora.

Prima no, prima era diverso.

Quando ancora non sapevi che a imbrogliare la gente non è poi così male.

E non è poi questa gran fatica, basta prendersela con chi non può fare altro che disperarsi. E farà solo quello, senza preoccuparsi di quanto tu la stai prendendo in giro.

Sì, prima era diverso.

Tutte quelle buste accumulate sul mobile d’ingresso.

Le vedi lì e non sai cosa fare oltre a tenerti la testa tra le mani. I soldi non ci sono, c’è solo nero, buio e disperazione.

C’è solo la voce di un dottore e quella busta, sopra tutte le altre, firmata da lui.

La sua voce ti risuona nella testa e tu non sai cosa fare, senti solamente quel Fossi in lei, farei degli accertamenti.

E alla fine, all’inizio di tutto, gli accertamenti si sono rivelati una macchia nera grande abbastanza da farti perdere la ragione. Da pensarle tutte per vendicarti della vita.

In generale…

Di quella degli altri, di chi conosci ma anche di quelli che non conosci che, magari, sono messi come te.

Della vita che rimane loro.

Di quella che rimane a te.

Di quella che ti lascerà ancora il tuo tumore.

E a te… a te cosa rimane? Forse la scelta: fartene una ragione, vendicarti senza motivo, oppure… spararti un colpo in testa.

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Commenti

Ritratto di Diego Ernesto Ojos Ibarria

Ti consco ormai abbastanza da non aspettarmi mai qualcosa di banale...

Ritratto di Kriash

È una palestra questa che ci regalano i Capitani... se non azzardo qui, non posso farlo altrove ;)

Grazie!

Ritratto di quatipua

geniale lo stratagemma della narrazione in "j'accuse"!
mi piace molto perché ti fa entrare nella storia dalla testa di un personaggio che vorresti conoscere meglio mentre te ne sta presentando un altro... alla faccia della favola, come sempre da queste parti il rollio favorisce le psicosi ;)

Ritratto di piccola mela

Mi è piaciuta questa seconda persona. Molto interessante l'effetto che fa. Ti fa piombare in un attimo nella storia e riesce a farti immedesimare nella debolezza di un uomo, uno come tanti, che potresti essere proprio tu.

Mi è piaciuto anche il fatto che inizi dalla fine, ma questo è anche un mio vizio e non posso che apprezzarlo.

Sei davvero bravo, lo dimostri ogni volta e in questo caso, per me, ti sei superato. 

Ritratto di tirofisso

Poco da fare: Kriash spacca! I miei complimenti, come sempre. Una fiaba feroce, dal finale a sorpresa, e la seconda persona gestita al meglio. Ottimo

Ritratto di LaPiccolaVolante

Fate voi, io mi ripeterei.
Come cresce, 'sto Kriash! ;)

Ritratto di scartabella

Bravo Kriash. Ritmo sostenuto e toni scurissimi. L'impianto circolare è correttamente claustrofobico per una storia davvero senza speranza. Non mi aspettavo niente di meno.

Ritratto di Borderline

Anche questa volta, mentre leggo mi sembra di stare davanti al video, è merito della tua scrittura per immagini, del flashback e di quanto stai diventando bravo a catturare il lettore. Continua così, e se il diavolo ti offre un patto, digli che te la sai cavare anche da solo, benissimo ;)

Ritratto di Kriash

Grazie!
Davvero troppo buoni :)

Ritratto di Creattività

riconosco la bravura, ma mi pare di capire che ho scoperto l'acqua calda, ma forte forte forte... d'impatto... ma se comincio a frequentarvi più spesso, poichè mi piace frequentarvi, comincerò ad abituarmi alla forza senza caderne in balia.

Elvira

Ritratto di ambrous

La seconda persona in questo caso mi ha distaccato troppo dalla vicenda, soprattutto quando trovo i TI e i TU, in alcuni casi li avrei eliminati per entrare meglio nella faccenda. Per il resto buona sperimentazione.