Origini (di MasMas)

I vicoli della città erano tutti uguali: per terra ciottolato e ai lati mura in pietra di palazzi alti almeno tre piani con feritoie per finestre. Ogni tanto c'era un arco che dava su un cortile interno o un incrocio con un altro vicolo. Il cielo plumbeo e l'umidità che inzuppava le viscere chiudevano il quadro.

Kremniy incrociò l'ennesimo abitante della città, coperto di un saio lungo fino ai piedi e col cappuccio sulla testa, che sembrò ignorarlo, come imponeva l'usanza. Quando lo sfiorò e captò le sue emozioni sentì però il disgusto che provava sotto quell'aspetto apparentemente asettico.

Era molto diverso da loro, come da tutti: un cilindro biancastro invertebrato, con quattro appendici tozze per piedi e otto tentacoli sulla sommità, al cui centro c'era un globo con occhi e bocca.

 

La mano ondeggia sulla superficie di vetro, e appaiono figure che cominciarono a muoversi:

Penombra, sotto un tetto di paglia tra mura di fango, per pavimento uno scavo. Un uomo coperto di pelli gratta sul fondo con una lancia di selce. Grugnisce sotto la massa di capelli e barba arruffati.

Butta la lancia e prende una ciottola di terracotta. Raccoglie la terra smossa e la lancia fuori dalla buca.

Si blocca. Si butta in ginocchio e scava con le mani, raccoglie qualcosa e lo esamina. "Uh!" grida e si issa fuori dalla fossa.

 

Voltò per un vicolo e i passi che lo seguivano fecero altrettanto. Vagava da molti minuti ormai, a caso, non conoscendo quella città labirintica.

Ci era venuto per cercare di far perdere le sue tracce, ma invece erano riusciti a raggiungerlo, e adesso li aveva addosso.

Alla svolta successiva tentò di sbirciare indietro ma non vide nessuno: all'ultimo istante si nascondevano.

 

Esce dall'unica apertura nei muri di fango. Fuori un pendio di erba gialla. Si allontana verso una piana a valle dove ci sono costruzioni circolari coi muri di pietra e il tetto di paglia, fili di fumo e figure in movimento.

Le raggiunge. Diverse persone vestite di pelle come lui, uomini indaffarati e donne con bambini, lo salutano quando passa.

 

Trovò un capannello di uomini nei loro sai chiari al lato di un androne. Li aggirò e all'ultimo scivolò nel passaggio, usandoli come copertura, e si strinse dietro l'angolo.

Si mise immobile. Un saio nero sfilò davanti alla volta, proseguendo lungo il vicolo.

Rilassò i tentacoli. Contò fino a dieci poi uscì e, di corsa, tornò indietro nel vicolo da cui era venuto. Fece qualche svolta poi si infilò dentro un altro ingresso e si fermò.

Era una piazzetta circondata da palazzi con tre portoni di legno che vi si affacciavano. Al centro una stele cancellata dal tempo. Nessuno in vista.

 

Arriva a una casa e entra. Il fuoco in un braciere al centro lancia bagliori su un giaciglio di paglia e alcuni tavoli pieni di ciottole, sassi, erbe, utensili.

Va fino al tavolo e appoggia la pietra che teneva in pugno. La guarda ancora: è grande come un pollice, grigia con venature blu lucido.

 

Lasciò il suo corpo accasciarsi, il tronco ripiegarsi su sé stesso. Stava scappando da giorni, i guerrieri l'avevano individuato dopo la visita alla sua... amica. Pian piano, nonostante avesse cercato di far perdere le tracce, gli si erano sempre più avvicinati, fino a questo pomeriggio in cui gli erano arrivati dietro.

Gli serviva un'idea nuova per fuggire.

 

Prende un piattino, ci mette sopra due ciuffi di erba, un pizzico di una polvere, qualche goccia spremuta da delle bacche.

Va al giacilio, lì accanto raccoglie un groviglio di corde con legate piume e ciuffi colorati. Lo mette sulla testa.

Va al braciere e prende un pezzetto di legno acceso, con cui da fuoco al contenuto del piattino sul tavolo. Ci si abbassa sopra e ci ruota le mani intorno, mentre canta: "Oh eh! Oh, oh, eh, eh!"

 

Si alzò, deciso. Uscì dall'androne.

"Salve straniero."

La voce che lo accolse non significava niente per lui, ma le emozioni di colui che le aveva pronunciate gli arrivarono nitide quando quasi gli finì addosso svoltando per la strada.

Tensione, ma anche sicurezza. Crudeltà, rivolta a lui, e rabbia. E poi esultanza, e una certa dose di sollievo.

Era un uomo coperto di un saio, ma questo nero.

Le membra gli si contorsero. Quelle emozioni gli rimbombarono dentro, si fusero e amplificarono alle sue: paura, incertezza, dolore. Disperazione.

Rimbalzarono di nuovo verso l'uomo in nero. Questo si irrigidì, colpito. Poi si scosse, la rabbia prese il sopravvento schermando tutto il resto: "Ehi, ma cosa... Dannata bestia, cosa fai? Cosa sei?"

 

La fiammella saltella incerta poi vira al viola, mentre sul fondo del piattino appaiono lingue di luce incandescente.

Prende la pietra dello scavo e la poggia sul piattino. Agita le mani facendo tintinnare i braccialetti: "Oh oh, eh! Oh oh, eh!"

Dal piattino si alza un fumo viola e saltano scintille d'argento.

"Oh, eh! Oh, eh!" canta, mentre aspira il fumo.

Ondeggia la testa, chiude gli occhi: "Oh, oh! Eh, eh!"

 

Da sotto la manica uscì la punta di un coltello: "Stai indietro, stai lontano, smettila!"

Kremniy tentò di dominare il fiume in piena che gli rimescolava le viscere. Smise di parlare, o meglio di trasmettere le sue emozioni.

Il tizio sembrò distendersi: "Ecco bravo. Adesso andiamo, forza! Vai avanti e non fare scherzi."

Lo seguì. Procedettero lungo i vicoli. La gente del posto, come usanza, li ignorò.

 

Nella sua mente il buio è fitto. Un suono flebile sibila nel nulla: "Chi sei?"

Un'altra voce tuona da lontano: "Sono l'uomo che abita sopra la terra. Io parlo alle rocce, ne carpisco i segreti e ne sfrutto le proprietà per fare magie. Tu sei una roccia che vive sottoterra. Io ti ho svegliata. Parlami, dimmi di cosa sei fatta, svelami i tuoi segreti!"

 

Arrivarono a un passaggio che dava su una piazza circondata da mura più spesse delle altre. Su una si apriva una porta massiccia rinforzata da sbarre di ferro.

L'uomo chiamò e la porta si schiuse. Da dentro due occhi li squadrarono e aprirono.

Li accolsero altri due uomini in nero, con una spada al fianco, in un corridoio stretto, buio, odorante di marcio, su cui si aprivano altre piccole porte.

Gli uomini parlarono, l'astio e la cattiveria quando lo guardavano.

Uno si allontanò e tornò un attimo dopo con un altro incappucciato. Sembrava più esile degli altri da come cadeva il saio, che era color iuta. Ma soprattutto, provava sì tensione, ma non odio per lui. Anzi per lui provava compassione e desiderio di rivincita. Provava paura per gli altri, e nervosismo per qualcosa che stava per fare.

Gli fece gesto di seguirlo.

 

"E io, cosa avrò in cambio?"

"Cosa... cosa vuol dire?"

"Beh, se ti racconto la mia storia, dovrai lasciarmi libera,dare corpo a me e ai miei nove fratelli Sali di Silicio."

"Mai la pietra mi aveva disobbedito."

"Ma noi non siamo pietre normali. Siamo davvero speciali. Se vuoi il nostro segreto, devi promettere."

"E va bene."

 

Lo portò fino davanti una porta, piccola e con solo una feritoia. Ancor prima di arrivare parlò: "Non capisci le parole vero? Il mio nome è Puritio, sono un Sale come te."

Lui scosse la testa, ma tentò di leggere le sue intenzioni. Quando lesse la fiducia che stava provando, ricambiò.

"Ok, proviamo così allora." disse Puritio, e fece un respiro.

Kremniy sentì che gli comunicava amicizia e fratellanza. Restituì l'emozione.

Poi gli comunicò paura, per i soldati, quelli e i tanti altri in città. Trasmise l'odio che i soldati gli riversavano addosso, e questo odio e terrore che lui poteva raccogliere tramite Kremniy da lontano. Trasmise la volontà di ricevere l'odio da Kremniy, e il desiderio di trasmetterlo lontano, alla città. E la gioia della fuga.

Kremniy trasmise timore per il piano, il dubbio non potesse funzionare, ma Puritio rispose con fiducia, che ci avrebbe pensato lui.

 

"Noi non siamo di questo mondo, di questo universo nè di questa dimensione. Siamo rimaste intrappolate qui, proiettate nello spaziotempo, e non possiamo fare altro che stare a guardare, e controllare ciò che fate."

"Ma non avete proprietà? Come posso usarvi per fare magie?"

"Non puoi. Siamo aliene, quindi incompatibili con tutto e tutti, anche con voi. Anzi, il nostro destino è sapere ciò che non volete si sappia, impedire ciò che vorreste venga compiuto. Siamo schegge di antimateria negativa in un universo di materia positiva."

"Ma allora non mi servi a niente! Mi hai raggirato!"

"Può darsi, ma hai promesso."

 

Kremniy si sintonizzò su Puritio. Percepì le sue emozioni, ma sentì di poterne percepire anche altre. Erano tante: quelle dei soldati, e di tante altre persone. Gli stava facendo da ripetitore.

Intuì quale fosse il piano: lasciò tutte quelle emozioni mescolarsi e amplificarsi in maniera aberrante. Poi di colpo le riversò verso Puritio.

Questo venne scosso da un fremito e crollò a terra.

 

Nella sua mente il buio è fitto. Viene squarciato dall'immagine di un volto come di carta, bocca e occhi sono due buchi. È bianco, stilizzato, serio.

Di fronte a quello ne appare un altro. Questo è rosso, più affilato, con un sorriso sottile e occhi cattivi.

Si girano a guardarlo, quello bianco parla: "Uomo! Ciò che hai trovato mi preoccupa."

La sua voce suona incerta: "Sì, hai ragione. Queste cose, questi Sali, saranno sempre un problema."

La faccia rossa ghigna: "Ih ih! Però potrebbero essere divertenti. Anche se non mi piace la concorrenza."

"Ma che dici, stolto." lo ammonisce il volto bianco: "Sappiamo dove sono?"

"No, purtroppo non ne ho idea. Ma noi umani li cercheremo, e prima o poi li troveremo."

"Bene." concludono all'unisono i due volti.

 

All'inizio del corridoio le guardie urlarono. Una si strinse la testa con le mani agitandosi. La seconda si contorse e cadde in ginocchio. La terza si buttò con la schiena contro il muro, poi estrasse la spada, diede due colpi a vuoto e un terzo che trafisse la prima, poi diede tre testate contro il muro e svenne. La seconda guardia ebbe un paio di spasmi poi rimase inerte.

 

Nella capanna l'uomo è chino sul tavolo, tra le mani un pupazzino di argilla. Finisce di dargli forma umanoide, poi ci sputa sopra.

Va alla porta. La apre appena, sbircia fuori e lo getta per terra, nella notte: "Ah!" sbotta, e chiude la porta, sbattendola.

 

Kremniy assistette immobile. Poi si piegò su Puritio. Lo scosse ma non ottenne reazione. Scoprì la testa, sottile e lunga, dalla pelle rossa. Occhi chiusi e espressione neutra.

Sentì qualcosa: emozioni. Putitio gliele stava trasmettendo, come sapeva fare lui. Non sapeva potesse farlo qualcun altro, anzi loro Sali erano esseri unici.

Comunicarono: le emozioni erano tanto chiare e raffinate che, per la prima volta, fu come parlare con qualcuno.

Puritio gli disse che era tutto a posto. Che aveva subito un bel colpo, ma che si sarebbe ripreso. Anzi, qualcosa di straordinario doveva essere successo: adesso risuciva a percepire le emozioni, quindi a comunicare come lui.

Lui non correva pericolo, le guardie l’avrebbero ritenuto ancora un alleato. Invece Kremniy doveva scappare, approfittando della confusione che regnava in città. Scappare lontano, e avere tanta fortuna.

 

Fuori il pupazzino si alza. I due occhi blu cromato brillano alla luna mentre corre fuori dal villaggio.

 

Kremniy lo ringraziò, lo salutò e si augurò di poterlo rivedere.

Si alzò e uscì dalla prigione. Fuori la città era nel panico: tutte le guardie avevano subito una sorte simile a quelle della prigione. Così potè uscire dalla città. Lasciando quel luogo grigio, il suo pensiero volò al fratello appena trovato e già perduto. Gli parve di percepire, anche da così lontano, un augurio di buona fortuna.

 

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Commenti

Ritratto di scartabella

* storia fantascientifica molto ben costruita anche se un po' difficile da seguire per via della ricchezza della trama e della complessità del disegno. Una grande capacità d'invenzione che è tutt'altro che un difetto.

Ritratto di Kriash

Hai elaborato una bella trama. Forse l'unica cosa che mi verrebbe da dire è che i salti tra una storia e l'altra sono tanti, forse un pelo troppi. Ne avrei unificato qualcuno. Ma a parte questo tutto è filato via bene e mi ha tenuto saldo alla lettura.

Bravo Mas!

Ritratto di masmas

ma sì non l'ho spezzettato con grande convinzione, ma per analogia all'altro...

Ritratto di LaPiccolaVolante

A me son piaciuti i salti.
Si è davvero un disegno non facile ta reggere, ma è un bel cesto pieno di roba da cui cominciare! A me è piaciuto!

Ritratto di ambrous

Il racconto scorre anche ma a mio gusto rimane troppo spezzettato, facendomi perdere o distrarre, secondo me è da rivedere la formula spezzatino. Ci sono alcune imprecisioni nelle frasi, ma nulla che tolga valore allo scritto. La storia non mi ha fatto impazzire, ma l'ho letta volentieri. Bravo.