Yomi Reloaded (di Pilgrimax)

Yuki-Onna fa perno su una gamba, mentre impugna la Steamblade caricata a Fuoco. Flette l’arto e lo distende subito dopo, piegandosi in avanti per sollevare l’altra gamba in una squadra perfetta. La squadra prosegue in un angolo ottuso, dandole lo slancio necessario per staccarsi da terra e schivare l’attacco del Segugio. Rotea, a testa in giù, intorno al fulcro sospeso in volo che è il proprio busto. Infine, atterra a due piedi senza neanche un’oscillazione, dopo aver falciato l’aria con un fendente laterale. Lo squarcio sul ventre della bestia emette un grugnito che le suggerisce che non ha falciato soltanto l’aria.

«Crepa bastardo!» urla, mentre sente le vene del collo gonfiarsi e gli occhi schizzarle via. Occhi di ghiaccio, come il suo cuore, che contrastano con la fiammella crepitante all’interno della capsula tra l’elsa e la lama.

Il Segugio di Susanoo era un lupo di due metri, con un manto di stalattiti di ossidiana, e due lune bagnate dal sole al posto degli occhi. Adesso è solo un ammasso agonizzante a terra, allungato su un fianco, mentre la lava che gli scorre nelle vene si spande in una pozzanghera densa e rovente.

Yuki-Onna, la donna, è nata da Yuki-Otoko, l’uomo, non appena quest’ultimo ha brandito la sacra katana. Il rōnin si è sdoppiato, diventando l’ombra strappata a un corpo sinuoso. Corpo che farebbe perdere la testa a qualsiasi uomo. Perfino a uno come lui.

Otoko sgrana gli occhi e spalanca la bocca in un espressione di terrore e disappunto. «Che hai fatto?» le chiede. «Non era questo il piano» ringhia.

Lei sbuffa, spedendogli una maledizione col braccio. «Marcisci tu, e i tuoi piani. Quando la smetterai di farti sotto? Di non fare una mossa se prima non l’hai decisa, ragionata, valutata in mille alternative? Ma l’hai visto dove stiamo?» L’ha detto ruotando il braccio in uno scatto rabbioso, da sinistra verso destra.

L’altro ha seguito col capo il movimento di lei, lasciando correre lo sguardo lungo l’orizzonte di Yomi, dove un cielo di fuoco bacia una terra di pietra lavica, cenere e fango. Fango fetido e scuro come sangue che si rapprende.

«Dovevamo solo catturarlo!» urla Otoko, le mani strette in un due pugni, un rivolo di bava gli cola da un angolo della bocca. La bocca stirata in un ghigno di disprezzo. «Tu non ragioni mai.»

«Oh grazie, me stesso con le tette» recita Onna, imitando la voce dell’altro con un sarcasmo ostentato. «Grazie per averci salvato la pel…» fa una pausa schiarendosi la voce, «per averci salvato l’anima» si corregge subito dopo. «È questo che dovresti dirmi, testardo di un egoista.»

I due si scrutano tesi, pronti a esplodere.

«Il Segugio ci avrebbe portati alla fortezza di Yamata no Orochi» sbotta lui, «aprendoci la porta di casa. Adesso invece…» Contrae i muscoli delle braccia – avambracci, bicipiti, tricipiti, deltoidi – in un unico guizzo fulmineo e ringhia scuotendo la testa. «Mannaggia a te!» urla, mentre l’eco della rabbia s’infrange contro le Montagne del Buio. Nembi carichi di tristezza gli oscurano il viso, ma solo per un attimo. «Se non riusciremo a tirare fuori Tomomi da lì, te la vedrai con me. Lurida cagna!»

«Tomomi di qua, Tomomi di là» lo dileggia lei, «ma sei sicuro che sia ancora lo stesso? Qui, in questo cazzo d’inferno?» Gli punta un dito contro. «Il mito di Izanami non ti ha insegnato niente?» L’altro sussulta, raddrizzando la schiena. Nei suoi occhi il dubbio. «Guarda quello che sei diventato tu… cioè noi… insomma, hai capito.» Si picchia più volte una tempia con il dito. «Ficcatelo in testa una volta per tutte: Tomomi è un’altro demone di Izanami, ormai. La sua anima non esiste più.»

È stata crudele con lui, come sempre. In realtà, anche lei pensa che potrebbe esserci qualche speranza, ma non vuole creargli false illusioni. Del resto, se lui è innamorato di Tomomi, la colpa è solo di Onna. È lei che gli ha fatto battere il cuore la prima volta che Yuki-Otoko l’ha incontrato. Ed è sempre lei che gli trasmetteva vigorose pulsioni in mezzo alle gambe durante il loro primo bacio.

«Chiudi quella fogna di bocca. Tomomi è...» Otoko prende a singhiozzare. «È...» Si copre il viso con le mani e sbotta a piangere.

L’altra alza gli occhi al cielo, portandosi una mano alla fronte. Scuote la testa. «Mio dio, ci risiamo» dice seccata. «Quando la smetterai di fare il frocetto? Ogni tanto, impugna quel mollusco che ti ritrovi tra le gambe. Che c’è? Ti serve uno schemino per scovarlo?» La pelle del viso tirata in un sorrisetto sardonico.

Il petto di lui si gonfia e si sgonfia sotto il copribusto di rame, gli occhi iniettati di sangue: no, non ha incassato bene la frecciatina. «Ti ammazzo, cagna!» urla, scattando proteso in avanti come un’ariete.

Le cuspidi sulle corna dell’elmo sembrano guardarla. Le ammiccano lancinanti. «Oh cazzo» sussurra Onna. Quindi lancia la Steamblade in aria. La sacra katana ruota fino a portarsi con la lama a piombo due metri sopra la sua testa. Lei è un’esibizionista: le piacciono gli effetti speciali. L’altro è a una manciata di passi, impegnato in un urlo di guerra. A ogni passo, la terra trema. Onna s’inginocchia, si china leggermente in avanti, mentre con le braccia tese all’indietro sistema il fodero della katana perpendicolare al terreno. Mentre Otoko si tuffa per infilzarla con le corna in un placcaggio mortale, l’onda d’urto le soffia sulle ciocche ramate che le cadono sulle tempie. Un sibilo secco, rapido. La Steamblade si è infilata perfettamente nel fodero, spinta dalla gravità. E Onna svanisce. L’altro rovina a terra scavando un solco profondo mezzo metro. L’urlo squarcia l’aria.

Ti ho fregato un’altra volta.

La voce di lei gli rimbomba nella testa.

Sei lento. Del resto, lo dici sempre: “l’improvvisazione non fa per me”, no?

Otoko si rialza, portandosi le mani alle orecchie nel tentativo di azzittire la risate sguaiate di Onna. Ma è inutile.

«Sta’ zitta» dice a se stesso. E a lei.

Ehm la vedo difficile... per azzittirmi, dovresti crepare.

«E va bene: faremo a meno del Segugio» mormora, mentre nella sua mente calcolatrice uno scenario alternativo inizia a prendere forma.

Oh oh. Che è successo? È il giorno in cui andremo tutti in paradiso? continua a dileggiarlo l’altra.

«Andremo dall’Armaiolo.»

Co… cosa? E Tomomi? Lo sai che ogni giorno che passa è un giorno che lo perdi. Otoko avverte una serie di fitte lancinanti allo stomaco e al petto. Onna si sta agitando. E poi, scusa, ma l’Armaiolo non ci porterà mai da Susanoo. Solo a sentire il lezzo della sua anima infame, il demone lo ridurrebbe in mille brandelli, ognuno spedito in una qualche dimensione infernale. E tu lo sai bene: l’Armaiolo ha tradito Susanoo nel peggiore dei modi.

«La cercheremo dopo, una guida». Otoko è indeciso se continuare a parlarle o meno. Ma tanto non servirebbe a niente. Volente o nolente, Onna è una parte di lui. Una parte che lui non può mettere a tacere, ma può buttarla fuori dai giochi. «Ora ci serve un’altra katana.»

Ah, ecco perché l’Armaiolo… l’hai detto, finalmente. Sei un bastardo!

Altre fitte scuotono Otoko dall’interno. Crolla in ginocchio piegato in due, respirando ampie boccate d’aria per riprendere fiato. «Calmati» le dice in un rantolo, «non è come pensi.»

Non mi calmo per un cazzo! Tu vuoi farmi fuori, tenendomi per sempre dentro di te, a farti da voce della coscienza. Una voce che continui a ignorare, però, continuando a sbagliare.

«Si è visto!» Indica la carcassa del Segugio, impegnata in una rapida decomposizione. «Avevamo trovato la nostra guida e tu hai pensato bene di aprirgli la pancia. Sei una stupida, pensi di risolvere sempre tutto con l’istinto, e non ti fermi mai un secondo a ragionare. Ti odio.»

Mi odi, questa è bella. Tu. Mi. Odi. E da dove pensi che provenga il tuo amore per Tomomi, l’attrazione fisica che ti partiva dalle budella ogni volta che lo vedevi?

«Ma infatti continueremo a combattere fianco a fianco. Tu continuerai a essere una parte di me e, se sarà il caso, ti ascolterò anche. Ma non voglio più trovarmi disarmato, mentre tu impugni la Steamblade al posto mio». L’ha detto trattenendo il ghigno che sente tirargli gli angoli della bocca.

Non ci posso credere: fai sul serio.

«Sì.»

Visto che io sarei quella che non ragiona, cosa ti fa pensare che l’Armaiolo te la costruisca, una katana? Quello non dà niente per niente. Non mi dire che vuoi offrirgli la Steamblade, perché sarebbe un errore madornale.

«No, certo. Te l’ho appena detto. E poi la Steamblade si è dimostrata capace di uccidere i demoni. Per quanto riguarda altre armi, non lo sappiamo…» fa una pausa, durante la quale immagina Onna che lo scruta diffidente. «Ma non andremo lì per fare uno scambio. Non andremo lì per chiedergli di costruirci una spada. Andremo lì per rubare.»

Oh. Tu dici di fottergli la katana che Susanoo estrasse dalla coda maggiore di Yamata no Orochi, la sacra “Ama no Murakumo”?

Otoko annuisce.

Quindi si avvia dando libero sfogo al ghigno represso.

 

Commenti

Ritratto di Eliseo Palumbo

Ho letto il racconto ieri pomeriggio, e non c'avevo capito molto, oggi infatti ho riletto prima Yomi revolution e poi la trattativa portata avanti con il mercante, ho fatto un paio di ricerche sui termini giapponesi, scoprendo che Onna e Otoko significano rispettivamente Donna e Uomo, e riletto il racconto, in conclusione posso dire: mi piace.

Hai saputo sfruttare al meglio la maledeizione del mercante creando un dualismo tra Yuki-Otoko e Yuki-Onna dove inizialmente la donna sembri l'anima che prevale, forte, impavida e scaltra, ma in realtà, credo che chi domina alla fine è comunque Yuki l'originale, è lui la mente, gli basta non impugnare la spada per tenere Onna dentro di sé, ovviamente l'effetto collaterale, il non poter usare la spade, crea degli enormi svantaggi.

Ho apprezzato molto il lato psicologico dei due protagonisti e il dualismo, lo hai gestito in modo ottimo.

Per quanto rigurada la forma, dopo il ricongiungimento tra Otoko e Onna e il dialogo che avviene nella mente credo che forse le parole di Onna vadano messe tra virgolette, però magari mi sbaglio, tu sei un autore molto più bravo di me e sai cosa fare (leggo i tuoi scritti ormai da anni). Ieri a una prima lettura credevo di aver notato delle discordanze temporali, però oggi invece no, quindi non so, può darsi che non ce ne siano.

In fine, e concludo veramente, mi piacerebbe molto saperne molto di più su questo mondo e su questi protgonisti, una gran bella storia, ci verrebbe fuori un romanzo favoloso.

A presto Max

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Eliseo, troppo buono. L'ho scritto di getto questa volta. Lo rileggerò alla luce di eventuali discordanze e altri difetti... potrebbero benissimo starci ;-)

Ritratto di Gana Mala

I tuoi racconti sono sempre piacevolmente scorrevoli, e questo è forse uno dei più grandi pregi che deve possedere chi impugna una penna. Si lasciano leggere dall'inizio alla fine senza intoppi, senza tedio, con coinvolgimento intenso tanto da creare un film nella testa del lettore.
Mi è piaciuto tanto e la battuta "me stesso con le tette" mi ha fatto rotolare! XD

Ritratto di Pilgrimax

Grazie! Sono contento che ti sia piaciuto.

Ritratto di LaPiccolaVolante

A me piace l'idea, e la gestione del rapporto tra le due metà.
Una discreta caratterizzazione.
Attenzione però alle descrizioni sulla dinamica dei gesti e dei movimenti. Mi accorgo di avere spesso lo stesso problema: Vorremmo rendere quanto più "visuali" e immediate le scene di comabbitmento, ma spesso esageriamo in questo senso, costringendo il lettore a uno sforzo doppio per accumulare e ordinare dati e rimontarli in una scena.
Non è facile, lo so, non è un aspetto facile da gestire.

Occhio a alcune sviste e battute in più. la parte buona di avere due metà di sesso opposto e basta nessun altro è che non devi nominarla spesso. Basta affidar loro un articolo, una desinenza, che chiarisca di che sesso è il ricevente.

 

Ritratto di Pilgrimax

Grazie dei consigli e delle osservazioni, Capitano. Come sempre preziosi.