Exosoul (di Pilgrimax)

Ci sono individui che continuano a vivere nell’illusione, e altri che rischiano di morire per la verità. Questo pensa Alonso Quijano, lanciando un’occhiata furtiva alle tette dell’infermiera.

I primi, gli innestati, sono ovunque. Si condizionano l’uno con l’altro, in un’orgia di mutue preferenze, tutti connessi, ma ognuno impegnato a intrippare il proprio ego. I secondi, i disinnestati, vivono sconnessi, ma forse amalgamati da un intimo senso di appartenenza al genere umano. Non si sentono, non si vedono. Ma Alonso li troverà.

Tuttavia, anche lui è un innestato e c’è una cosa che prima deve fare se vuole unirsi ai disinnestati.

«Ci vorrà molto?» La domanda è rivolta all’infermiera attraverso il vetro che li separa. La voce di Alonso è quella cavernosa e graffiante di Geralt di Rivia, lo strigo di Sapkowski.

Geralt rappresenta l’ultima evoluzione dell’esoscheletro virtuale che lo ammanta, uno dei tanti specchi dell’anima digitale che gli hanno innestato quando era solo un neonato: l’Exosoul.

Alonso è passato dall’apparire come Martin Mystère e Dylan Dog, in età adolescenziale, al mostrarsi, più in là negli anni, come un Panhuy, il Signor W, oppure Fiaba il Mago e così via, vestendosi di volta in volta dei personaggi cui leggeva dal suo archivio di eBook. Ha sempre letto classici, e oggi è la volta dello strigo.

«Il tempo di compilare le scheda per il ricovero» gli risponde il prototipo della crocerossina bomba sexy. «Si metta comodo.»

Lei non gli ha nemmeno rivolto lo sguardo, continua a guardare lo schermo olografico che è stato proiettato sul vetro quando lui si è avvicinato allo sportello dell’accettazione. Le caratteristiche originali dell’innestato scorrono in sovrimpressione, recuperate via etere dal modulo di identificazione.

Alonso Quijano, cinquantenne, di famiglia aristocratica…

L’infermiera ce l’ha poggiate sulla scrivania, le tette. Lui pensa che debbano essere una bella zavorra, persino in riferimento a una forza di gravità simulata. Sul davanti, il camice si tende in uno spasmo perenne, lasciandogli intravedere due mezze lune di capezzolo.

All’improvviso, lei gli rivolge un sorrisetto d’intesa e i due seni lievitano quel tanto che basta per portare le due lune in fase di gibbosa crescente.

Ecco, lo sapevo.

Si è concentrato troppo su quella visione di conturbante prosperità e il suo Exosoul ha sparato un like sul cloud globale. Like che deve essere stato intercettato da un bel po’ degli innestati in attesa dopo di lui, e dai loro contatti. Considerata la trasformazione applicata sull’esoscheletro della donna, quel like fuggiasco deve aver ottenuto un consenso unanime.

«Se fossi in lei, non avrei tutta questa fretta» gli dice l’infermiera. Che poi, chissà se sia una donna.

Sì, ma tu non sei me. In verità, non sei neanche te.

Mentre Alonso raggiunge la fila di sedie che sta addossata al muro, le parole del dottore gli ritornano alla mente: il tasso di mortalità dell’intervento è del 50%, è proprio sicuro di voler procedere?

Il chirurgo avrebbe dovuto terrorizzarlo e farlo desistere ma, per fortuna, a lui rimane ancora qualche neurone ribelle che scalpita nei nodi della rete sinaptica. Non solo Alonso è sicuro di farsi operare, è pure certo che quelle non erano le parole del medico. Erano il suggerimento di un sistema digitale di follia collettiva.

Si siede sull’unica sedia disponibile, vicino a Conan il barbaro. Questi lo scruta con gli occhi stretti.

«Ehi, strigo» esordisce il Cimmero, «non volendo ho sentito…» Fa una pausa che stona col suo esoscheletro allo stesso modo di un rendering che avanza a scatti su una primitiva connessione 5G. «Ma ho capito bene? Vuoi farti rimuovere l’innesto?»

Alonso lancia un’occhiata al foglio di visita dell’altro: Conan è in attesa che gli diano la terapia per uno strappo muscolare. Si sarà fatto prendere la mano, capita a tutti prima o poi. Chissà che cosa abbia tentato di fare, pensando di essere davvero una montagna di muscoli. Ormai nessuno sa più distinguere la realtà dalla finzione. Anzi, se la sono proprio dimenticata la realtà.

«Sì, ho deciso di liberarmi di tutta questa messa in scena» risponde Alonso, guardandosi l’armatura da strigo. Gli toglie il fiato. E non solo perché qualsiasi movimento gli richiede la contrazione spasmodica di ogni muscolo, ma pure perché emana da sempre il lezzo pungente di merda di cavallo. Almeno, gli altri non possono avvertirlo: lui l’ha sempre mantenuta come una proprietà privata del suo profilo Exosoul, anche se più di una volta, a mo’ di sfregio, avrebbe voluto renderla pubblica.

«E che pensi di ricacciarci?» gli chiede Conan. Quindi continua sottovoce, guardandolo di sottecchi: «Si dice che i disinnestati, prima o poi, muoiano tutti di stenti. Crom!»

Alonso pensa che sia stato il sistema a parlare per il Cimmero. Conan è un altro che lo considera l’anello debole, il cattivo esempio che potrebbe far crollare il mondo da favola che si sono fatti innestare, e che evolve secondo le preferenze dei più liked.

«Stia tranquillo. A parte il desiderio di buttare giù la maschera, il mio gesto non è alimentato da nessuna strana idea.»

«Prego?» gli domanda Conan, accigliato.

«Andiamo, è inutile nascondercelo. Quelli come lei hanno paura che tutto questo possa finire per colpa di quelli come me. Ma può stare tranquillo, di salvare il mondo non me ne frega niente. Per adesso penso a salvare me stesso, e questo mi basta». Alonso realizza solo ora che, se l’altro gli piazzasse un destro, l’innesto glielo farebbe percepire come il famoso gancio che il Conan del film scagliò contro la mascella del povero cammello dallo sputo facile.

«Sei fuori strada. Lo facevo solo per chiacchierare.»

All’improvviso, l’Exosoul di Alonso elabora la tristezza e l’inadeguatezza: si è beccato un bel unlike. «Mi scusi, ma sono un po’ nervoso». Le parole gli sono state strappate dal modulo di condizionamento, la mascella contratta nel tentativo di rimanersene chiusa, una vera e propria violenza cerebrale. «Rimuovere l’innesto non è semplice, rischio di rimetterci la pelle». Contro la sua volontà, gli è venuto da metterci subito una pezza.

«Figurati, forse non dovevo farti tutte quelle domande.»

Alonso inizia a pensare che dietro Conan si nasconda un agnellino. Ma è meglio che non si concentri troppo su quest’altra immagine, altrimenti all’altro potrebbe arrivare lo stimolo di incazzarsi. Del resto, l’Exosoul di Conan si starà già evolvendo per mantenersi credibile grazie all’analisi di tutti i dialoghi e pensieri e sensazioni che finiscono sul cloud.

Lo sconforto cresce, Alonso non capisce se sia un effetto simulato dell’infelice interazione con l’altro, o se sia autentico. O, forse, è il sistema che torna a difendersi, insinuandogli il pensiero di stare a rischiare tutto per ritrovarsi da solo, perso in mezzo a una marmaglia di esoscheletri virtuali che hanno dimenticato di essere un’illusione. Ma sa pure che, se dovesse sopravvivere all’intervento, finalmente vedrà se stesso e tutte le cose per quello che sono, potrà unirsi ai disinnestati.

Il suo è un innesto alla nascita, come tanti altri in giro. Non ha mai visto chi fosse davvero. L’unica eredità che i suoi facoltosi genitori gli hanno lasciato. Impauriti dal giudizio e dal pregiudizio, hanno preferito non farlo rischiare e donargli una vita da Exosoul.

Dicono che qualcosa nel suo cervello si sia rotto: un bug del modulo cerebrale dell’innesto. Lui, invece, pensa che abbia ancora qualche porzione di materia grigia che non sia stata condizionata.

«Venga, deve firmare la scheda per il ricovero. Sempre che sia deciso a procedere» gli dice un’altra infermiera. Era qui quando lui si ruppe il braccio da bambino, ed è ancora qui con quel viso che sembra di porcellana per quanto è liscio. Non è cambiato niente, eccetto gli occhi, che sono diventati come quelli di un siberian husky, e i capelli, che dal rosso amaranto sono passati all’indaco. Anche lei non è immune all’indice di gradimento social.

«Non sono mai stato più deciso di oggi.»

Lui ricorda ancora il dolore che lo lasciò senza fiato, eppure i suoi occhi vedevano un braccio dritto, tonico e senza neanche un livido. Deve essere allora che il suo cervello ha iniziato a svegliarsi. Altri avrebbero avvertito meno dolore, addirittura alcuni avrebbero percepito solo un’escoriazione, ma lui no. Al di là del bel aspetto dell’arto, sentiva le ossa fratturate pungerlo come chiodi.

«Bene, firmi qui.»

 

Aldonza Lorenzo è stata ribattezzata in Dulcinea dal suo Exosoul, a seguito di un sondaggio rivolto a tutti i suoi Exofriend.

Non si stancherà mai di guardarsi allo specchio: pupille di ghiaccio e iridi turchesi; caschetto ossigenato; labbra vermiglie; pelle lucida come il manto di un purosangue; collo del piede da ballerina e un novanta-sessanta-novanta che non sgarra di un millimetro; il tutto strizzato in una tuta aderente di lattice nero.

Il suo è un innesto Exosoul di contrabbando, messo a punto da lei stessa dopo aver effettuato il jailbreak del sistema operativo. Praticamente, illusioni senza limiti.

I suoi genitori, due operai agricoli, si sono privati di tutto per farla studiare, e lei ha pensato bene di farli fruttare ’sti maledetti studi, diventando la migliore sul mercato nero degli Exosoul.

Una leggera brezza salina filtra dalla finestra aperta e le accarezza il caschetto. Si affaccia sul balcone e inspira gonfiando il petto. Le narici le si impregnano di una fragranza al pepe rosa e fiori d’arancio, mentre il retrogusto di muschio bianco e gelsomino sambac le scende in gola. Può avere tutto quello che vuole, basta che lo pensi. Questo è uno dei vantaggi del jailbreak.

Dicono che potrebbero esserci dei rischi, si raccontano storie macabre, ma lei è convinta che siano solo leggende metropolitane per controllare il sistema e gli innestati. Non ha studiato per farsi condizionare dal sistema e dagli altri Exosoul, lo ha fatto per l’esatto contrario.

La finestra si affaccia su un viale alberato che è delimitato, da un lato, da larici e abeti bianchi e, dall’altro, da giganti orchidee e mandorli con fiori fucsia. Un angolo del suo inconscio sa che si tratta solo di tristi lampioni dove macchie di ruggine ristagnano sulle cromature scarnificate ma, dopo il jailbreak, è la sua fantasia a decidere con quale esoscheletro avvolgere le cose e le persone.

Uno dei tanti Hulk che si vedono in giro passeggia lungo il marciapiede. Lei si concentra, pensando al vecchio film bidimensionale che ha visto ieri sera, e Hulk si trasforma all’istante in Tyler Durden di Fight Club, un’autentica macchina da sesso sfrenato. Lo osserva mentre cammina nervoso e vigoroso, la camicia aperta sul davanti lascia intravedere pettorali scultorei e due quadretti di addominali alti che lei vorrebbe leccare più e più volte.

Sottoporsi all’innesto le ha fatto compiere un miracolo. Nella realtà, lei è obesa, villosa e sciatta, pesante fino all’affanno costante, e tremendamente sola. Invece, adesso non riesce più a tenere traccia di tutti gli Exofriend che si spupazza, uno a sera come minimo. Col jailbreak è riuscita a potenziare i Cinque Sensi Aumentati a tal punto da non sentire più il peso del suo corpo. Quando corre si sente fluttuare, è chi non avrebbe mai potuto essere, e non ci rinuncerebbe per niente al mondo.

I segnali che invia tramite l’Exosoul fanno in modo che tutti la vedano e la percepiscano come appare attraverso il suo esoscheletro: una sorta di Cat Woman nell’interpretazione di Michelle Pfeiffer. E se le preferenze social cambiano e i like diminuiscono, l’Exosoul reagisce facendola evolvere più radiosa e bella di prima.

Non c’è tristezza, non c’è vecchiaia che possa offuscare la sua immagine.

Solo e per sempre Shiny, solo e per sempre Happy, solo e per sempre Shiny Happy People, yeah!

Mentre richiama alla mente lo slogan che va avanti fin dalla prima generazione di Exosoul, si concentra sui suoi Exofriend e lo slogan è postato all’istante sul cloud. Tutti lo conoscono e, nel profondo del loro inconscio, pensano la stessa cosa: un pensiero banale, fastidioso per quanto ovvio; ma nessuno oserà manifestare quel pensiero. Questo vuol dire che riceverà molti like e l’impatto delle sue preferenze sull’ambiente e sugli altri crescerà di reputazione. In poche parole, il mondo sarà sempre più come lo vuole lei.

Esce di casa per andare a correre. Si sente più galvanizzata che mai, proverà a segnare un nuovo record.

 

Ci siamo, si è appena svegliata. Chissà come la prende, pensa Alonso, seduto sul letto accanto a quello di Aldonza.

L’hanno portata in stanza una settimana fa, collegata al modulo di rianimazione. Anche lei, come Conan, si è fatta prendere la mano dal suo Exosoul. Una foca che si mette a correre come una gazzella, prima o poi le doveva succedere.

Alonso ha saputo da un infermiere che si trattava di un Exosoul di contrabbando, potenziato attraverso un jailbreak fai-da-te.

Deve essere una hacker.

Mentre pensa all’importanza di avere una come Aldonza al suo fianco, si alliscia la barba da frate, lunga fino alla base del collo. Ne aveva perso la percezione. Ha scoperto pure di essere filiforme per quanto è magro e smunto. Pare un cosplay di David Bowie riuscito male, una trista figura come avrebbe detto il suo bisnonno.

Gli hanno riferito che la donna dovesse stare in stanza con lui, pur violando il divieto di promiscuità, perché non c’erano posti disponibili.

Ma lo raccontassero a qualcun altro.

La verità è che sono gli unici due esemplari di disinnestati in tutto l’ospedale, una minaccia che va isolata.

Continuando a osservare Aldonza, e pensando alla missione che lo attende, Alonso riflette sulla maggiore falla degli innestati: l’illusione può spingerli oltre i propri limiti. Ma, all’improvviso, viene interrotto nei suoi ragionamenti.

«Un dottore, chiamatemi un dottore!» urla Aldonza, portandosi le mani ai capelli.

Ecco, l’ha presa male.

«Sono di nuovo grassa, sono di nuovo io» dice, scuotendo la testa e guardandosi il corpo come fosse un’entità aliena. «Ci deve essere un guasto. Chiamatemi un tecnico.»

«Calmati, hai avuto un infarto» le dice Alonso, con un tono pacato. «Non devi agitarti.»

«E tu che vuoi? Chi diavolo sei? Oddio, ma sei…», lei fa una pausa portandosi una mano alla bocca, «sei brutto, e vecchio.»

Ad Alonso scappa una risata. «Dai, non esagerare» replica, sollevando un braccio. «Sono solo un po’ denutrito. Io devo mangiare un po’ di più, e tu…», ci riflette sopra, ma poi decide che è meglio che lei inizi a guardare in faccia la realtà, «be’, tu devi mangiare un po’ di meno» le dice sottovoce, facendole l’occhiolino.

«Ma perché non viene nessuno?»

«È il cambio del turno… senti, ci tocca condividere la camera per un po’ di giorni.»

Aldonza strabuzza gli occhi. «Cosa?»

«Hai capito bene. Comunque, questo è per te». Le offre il mazzetto di margherite e viole che ha colto nel giardino adiacente al cortile dell’ospedale. «Prendilo come un omaggio di bentornata alla realtà. Nessuno è venuto a trovarti. Devi essere sola anche tu e così ho pensato che ti avrebbe fatto piacere.»

«Ma che dici? Io sono piena di Exofriend splendenti, felici, e amorevoli. Tutto l’ospedale non potrebbe contenerli per quanti sono.»

«Strano, qui non si è visto nessuno. In compenso sei viva». Alonso si alza e l’abbraccia, ma lei rimane immobile e rigida. «E, soprattutto, sei vera.»

Dopo averla liberata dall’abbraccio, Aldonza sbotta a piangere come una bambina.

«Dai, calmati, c’è gente come noi che ci aspetta a braccia aperte» le dice, avvertendo la pelle del viso tirarsi in un ghigno di soddisfazione.

Una hacker sarebbe proprio quello che ci vuole.

Quindi, lasciandole il tempo per calmarsi, Alonso si volta e si affaccia alla finestra. Tiene gli occhi piantati sul tombino. Le parole di Sancio, il barbone panciuto e schietto che rovistava nei cassonetti ai lati del cortile, gli risuonano nella mente: ci stiamo radunando sottoterra, lungo gli snodi della rete fognaria. Unisciti a noi, fratello. A breve sarà guerra.

Commenti

Ritratto di DBones

Don Chisciotte alla riscossa, verrebbe da dire. Caro Massimo, hai descritto perfettamente il disagio di chi non riesce ad accettarsi. Un mondo di plastica, in cui la felicità sembra alla portata di tutti; ognuno può essere ciò che vuole, ma dimentica chi è realmente. Immagino le avventure rocambolesche che Alonso intraprenderà per la sua "bella" Dulcinea...

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Non ho molto da dire... ecco... solo... LA SMETTI DI TIRARE FUORI SOGGETTI FIGHISSIMI DA GIOCARE PER POI FREGARTENE???

...ok. Fatto. Scusate lo sfogo. continuo a leggere.

Il Capitano.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, Capitano. Sono contento che il soggetto sia interessante. Fai bene a tirarmi le orecchie... me lo merito. Il mio limite è che se non riesco a pensare prima tutto un quadro generale di trama che inizia da una parte e finisce da un’altra seguendo una catena interessante (o almeno tale per quello che posso pensare io) di eventi, niente, non riesco tanto a scrivere. È pur vero che tra lavoro, famiglia, ecc., non ho ancora dedicato a Superantieroi, o comunque ai vari soggetti proposti sinora, la costanza e il tempo che meriterebbero. E niente, faccio ammenda, e cercherò finalmente di dedicarmici in modo più concreto. A farlo, voglio ancora farlo. Adesso mi manca solo (solo si fa per dire) rimboccarmi le maniche e oltre a volerlo, farlo davvero ;-) Se potete, abbiate pazienza con me, ho pensato dieci trame e l’ho cestinate tutte. Ma sicuramente è dovuto al fatto che non mi ci sono mai messo lucido. Ci proverò a fare meglio... soprattutto a livello di metodo, che sento che mi manca.

Ritratto di DBones

Detto in poche righe:vogliamo un romanzo LPV di Pilgrimax...e non vediamo l'ora.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Se c'è una cosa in cui non mancheremo mai, è aspettarvi. Baciami, stupido!

Il Capitano

Ritratto di Pilgrimax

Ahahahah. Grazie, Capitano! Vediamo... dove potrei baciarla?... :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

dove vuoi di fronte a tutti