F (di DBones)

Data: 12 gennaio 2332 d.C.

 

Spettabile e sempre amato padre, dovete perdonarmi se non vi ho scritto per così tanto tempo, ma la mancanza di accadimenti degni di nota mi ha convinto a non disturbare la vostra, mi auguro serena, quotidianità. I miei giorni trascorrono perpetui, apparentemente immutabili; oggi è come ieri, ieri come domani. Adesso è un istante che sfugge e io lo imprigiono con il potere della scrittura.
Sono trascorsi dieci anni della mia partenza e, anche se dal mio punto di vista sono l’equivalente umano di pochi mesi, immagino che per voi sia un tempo decisamente lungo. Brillanti striature d’argento avranno colorito i vostri capelli e quei baffi che, ricordo con estrema chiarezza, portavate con orgoglio. A proposito, li portate ancora? Perdonate la domanda scortese, a cui non otterrò mai risposta. Va bene così, in fondo me ne sono andato anche per questo: la consapevolezza che nessuna delle mie domande ne otterrà mai una. Però mi piacerebbe ricevere una vostra foto, o magari un ologramma; per vedere i segni di Crono.
Nonostante tutto, vostro figlio.

 

 

Data: 15 aprile 2345 d.C.

 

Spettabile e sempre amato padre, l’immensa vastità del vuoto cosmico che mi circonda rende chiara la solitudine che affossa il mio animo, ammesso che ne abbia uno. Chiuso in questa piccola navicella come in una placenta, solo il rombo dei motori a energia negativa fa vibrare i miei timpani. Sento le immonde carni del mio aberrante corpo che si sfaldano e i tessuti molli tramutarsi in poltiglia; ringrazio Iddio che questa pietosa immagine vi sia risparmiata, padre mio. Fate una buona vita, ora che non dovete più sopportare la vergogna che alla vista scatena la mia esistenza? Eppure non fui io a scegliere: voi sceglieste per me. La mia vita che nella morte non troverà mai pace, in quanto smisi di vivere quando venni al mondo. Ma queste considerazioni sono futili, in quanto solo il viaggio ha importanza; il viaggio e quello che porterà.
Nonostante tutto, vostro figlio.
 

 

 

Data: 25 dicembre 2369 d.C.

Spettabile e sempre amato padre, se vi scrivo ora dopo un periodo così prolungato è per informarvi del mio atterraggio sulla superficie del pianeta Kepler-90i. La navicella ha subito dei danni e, secondo il computer di bordo, saranno necessari tre mesi per completare l’autoriparazione. Mi dedicherò a esplorare questo nuovo mondo che, come avevate teorizzato, si presenta con caratteristiche affini a quello terrestre. L’atmosfera è formata da ossigeno e azoto in percentuali che permetterebbero la vita agli esseri umani. Forse troverò anche qualcosa da mangiare, ne sento il bisogno. Come voi ricorderete, posso sopravvivere con quantità minime di cibo e oramai ho quasi dimenticato i sapori che un tempo erano l’unica consolazione al mio oscuro e misero esistere. Non voglio dimenticare: i ricordi sono una delle poche cose che mi lega a voi, amato padre. Ricordi non sempre piacevoli, spesso scrigni di orrori e disgrazie ma, il buon Dio mi sia testimone, farò di tutto perché non abbandonino la mia testa.
Nonostante tutto, vostro figlio.
 

 

 

Data: 25 gennaio 2370 d.C.

 

Spettabile e sempre amato padre, questo mondo è meraviglioso, una sorta di Terra ferma al periodo medioevale. Sì padre, avete capito bene: Kepler-90i è lo specchio della Terra. Non vi sembra incredibile che una simile meraviglia possa trovarsi a una distanza così abissale da tutto quello che conoscevamo? Anni luce cancellati in un battito di ciglia.
Con la navicella sono atterrato in una piccola radura circondata da una foresta con alberi alti più di cinquanta metri; mi sono addentrato per assaporare i profumi del muschio e del sottobosco. Fragole, o qualcosa che all’aspetto si avvicina a esse. Le ho assaggiate e devo ammettere che hanno un sapore molto diverso da quello che mi aspettavo. Aspro, decisamente aspro. Comunque sono commestibili e, seppur non rappresentino un’adeguata fonte di energia per un umano, per quanto mi riguarda si sono dimostrate un piacevole diversivo.
Oltre la foresta si trova un villaggio di umanoidi; un agglomerato di casupole in legno con al centro un massiccio castello circondato da spesse mura. Umanoidi, ho detto, ma forse dovrei definirli semplicemente umani: ai miei occhi non si mostrano differenze tra loro e voi, padre mio. Finora mi sono limitato a osservarli; il loro modo di vivere, la loro società, è importante che io abbia un quadro abbastanza definito della situazione prima di procedere con un incontro. Tra la moltitudine di persone prive di reale interesse, una contadinella ha attirato il mio sguardo; intreccia ghirlande fiorite ai margini di un fiumiciattolo, tanto graziosa che allo sguardo rallegra il cuore. Peccato che il mio non sia fatto per gli ardori dell’amore...Mi sto e soprattutto vi sto ingannando con queste considerazioni; in verità tergiverso solo per il timore di essere respinto, ripudiato. La paura che anche qui, lontano da tutto e da tutti, uno come me non possa essere accettato, compreso.

Ma è bene che si preparino, questi umani umanoidi, perché accantonata la paura mi presenterò a loro. Quel che succederà è già stato deciso nella notte dei tempi: nulla può cambiare il destino, la via è già stata tracciata e noi possiamo solo percorrerla.
Nonostante tutto, vostro figlio.

 

 

 

Data: 20 marzo 2370 d.C.
 

Spettabile e sempre amato padre, i nanorobot lavorano alacremente e il loro ronzio accompagna i miei pensieri. Fra una manciata di giorni la navicella sarà nuovamente in grado di volare e potrò riprendere il mio viaggio. Nascosto in questa angusta cabina, acquattato come una bestia, attendo che tutto sia pronto. Ancora una volta i miei timori erano fondati: non c’è posto nell’universo intero che possa chiamare casa. Come vi dicevo nella precedente mail, mi sono mostrato alla gente del villaggio. Vorrei raccontarvi di aver conosciuto la contadinella e dell’amore che è sbocciato tra di noi. Vorrei farlo, ma sarebbe una menzogna e il mio desiderio di mentirvi si è spento anni or sono. In verità ho ottenuto solo terrore, furia e sangue. Hanno inveito contro di me e, per quanto possa sembrare assurdo, riuscivo a comprendere le loro parole: mostro, creatura immonda, Satana. La graziosa contadina che urlava strappando fiori dalla profumata ghirlanda. Nulla è cambiato rispetto a quando mi trascinavo come un verme per le strade della Terra, tanto che non posso fare a meno di chiedermi se non l’abbia mai abbandonata davvero. Forse mi sono limitato a viaggiare a ritroso nel tempo e la realtà che mi circonda in questo momento ne è la prova.

Sì padre, avete letto bene: sangue. Le mie rozze mani grondano del suo vermiglio colore, nonostante le abbia lavate con estrema cura. Molte vite si sono spente, vittime della furia che accecava le mie azioni; venti, forse trenta uomini. E donne. E fanciulli. So che dovrei provare rimorso, ma nel mio petto arido c’è spazio solo per il vuoto.
Nonostante tutto, vostro figlio.

 

 

 

Data: Sconosciuta

Mio caro padre, alla fine la mia richiesta di avere una vostra foto o un ologramma non è stata esaudita. Era una richiesta stupida, irrealizzabile. Ora è tardi, nonostante le eccellenti doti da scienziato che vi appartengono, la vostra vita sarà giunta al termine. Se non ricordo male, una delle leggi dell’impero terrestre obbliga la cremazione dei defunti; mi riesce difficile immaginarvi in una piccola scatola scura, nera come le nostre anime. Ma non abbiate paura del buio, io ci convivo da sempre.
Il mio viaggio senza meta continua e mentre scrivo l’ennesima mail destinata unicamente a me stesso, mi sovviene il ricordo di quando rubai questa navicella per allontanarmi dalla sofferenza che affossa ogni singolo atomo del mio essere. Perché non mi fermaste allora, padre? E dopo di allora, perché non mi avete mai cercato? Nonostante tutto, sono sempre vostro figlio; uno sciocco che ha viaggiato fin nelle profondità siderali per giungere a una conclusione logica. Sulla Terra, su Kepler-90i, nell’infinita vastità dello spazio, ovunque: io sono solo.
Il mio corpo si sfalda, le mie molecole perdono coesione e d’un tratto eccolo! Davanti ai me si erge un anello di luce, fuoco che palpita, arde. Al centro un occhio, enorme, immenso, nero come la Morte, mia unica sposa. No, aspetta, è rosso! È la fine ed è l’inizio; meraviglioso e terribile al contempo. Il mio cuore è muto, eppure batte, caldo e frenetico. Forse anche io sono umano. Riuscite a vedere tutto questo, Victor? Mio creatore! Papà!

 

F (Father Frankenstein)

 

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Ciao Dario. La forma epistolare a me piace perché in genere rende la narrazione interessante, le informazioni vengono centellinate e il quadro si forma piano piano. Ora, in questo caso, non so se complice quella F del titolo, sin dalla prima mail avevo pensato al mostro di Frankenstein. Ma non lo considero un difetto perché, per come hai condotto il gioco, non credo ci fosse l’intenzione del colpo di scena finale. Detto questo, però, mi riesce difficile pensare a uno sviluppo del soggetto. Ormai, chi popola il vascello LPV sa che i racconti proposti nei giochi, più che essere concepiti come artefatti narrativi in sé, vengono considerati come spunti per possibili sviluppi del soggetto in una dimensione più ampia. Ora, se mi baso su questo testo, scritto peraltro molto bene, e considerando la vicenda narrata e come si conclude, penso alla possibilità di farlo fungere come Epilogo per qualcosa di più lungo. Il problema principale però è che qui si è deciso di usufruire della forma epistolare procedendo a senso unico: le mail sono scritte solo dal mostro che, in un certo senso, se la canta e se la suona, ponendosi quesiti e fornendosi risposte. Sarebbe stato forse più stimolante, per quelli che sono gli scopi del gioco, che ci fosse stato uno “scambio” epistolare bidirezionale, tra il soggetto principale (il mostro) e la sua controparte: se non il padre perché ormai forse non più in vita, si sarebbe potuto pensare a qualcuno che ne ha ereditato il ruolo; anzi, considerato il largo lasso di tempo, potrebbe essere stato più di qualcuno che magari, per un secondo fine verso il mostro, non riveli la sua identità giocando sempre le vesti del padre. Non so, la butto là, giusto per rifletterci insieme. In conclusione, fuori dal contesto del gioco è un racconto scritto molto bene, interessante e che trasmette una forte suggestione (se ci si mette nei panni del mostro), ma per gli scopi del gioco fornisce poche coordinate per pensarlo come un seme da piantare nel terreno. Non so se mi sono spiegato.

Ritratto di DBones

Ciao Massimo. Ti sei spiegato perfettamente. L'idea di utilizzare questo racconto come un epilogo è interessante, infatti la creatura accenna a fatti del suo passato che in una storia più lunga potrebbero essere raccontati (vedi il furto della navicella). Ti confesso che in questo gioco non mi sono preoccupato dei possibili sviluppi, ho semplicemente scritto quel che mi andava di scrivere. Come ultima cosa, tu dai per scontato che alla fine il mostro faccia una brutta fine, ma la mia intenzione era descrivere il passaggio attraverso un buco nero (nella descrizione mi sono ispirato vagamente alla foto che gira di recente) quindi una porta temporale, una seconda possibilità.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, Dario, per il chiarimento sul finale. In realtà, avevo intuito che incontrasse un oggetto spaziale come per es. un buco nero. Però quando scrivi “Il mio corpo si sfalda, le mie molecole perdono coesione” ho pensato a una morte ormai prossima. Ovviamente è soggettivo, a me ha trasmesso questo. A rileggerci sempre con estremo piacere.

Ritratto di DBones

Hai ragione Massimo, per stavolta ho preferito scrivere un racconto che avesse una sorta di finale. Forse non è l'ideale per lo scopo de Lapiccolavolante, ma a me basta che la storia piaccia e che il confronto mi aiuti a migliorare. Comunque come epilogo non starebbe male! No, no...

Ritratto di Pilgrimax

Ti confesso che se dovessi basarmi sul racconto in sé per sé e su questioni tecniche legate alla scrittura, per me questo è il racconto migliore, lo dico con smaliziata sincerità. Però ho capito pure che nel laboratorio LPV non contano molto le lezioni di scrittura (a quello ci pensano giustamente i Capitani), ma piuttosto le potenzialità manifeste dei soggetti proposti. Quindi i miei commenti e le mie valutazioni, dentro questo laboratorio, si basano su questo. Fermo restando che la tua versione del mostro è sfruttabile senz’altro, ma il testo non ne esalta esplicitamente l’aspetto potenziale. È un po’ troppo lasciato alla fantasia del lettore. Del resto, è in linea con le intenzioni con cui hai scritto questo, ci tengo a ripeterlo, bel racconto.

Ritratto di DBones

Io in realtà spero ancora che un giorno mi sia data la possibilità di sviluppare la storia del sicario che deve uccidere Dio (Con tutto il cuore). Però non dirlo a nessuno...ahahah

Ritratto di LaPiccolaVolante

Purtroppo quoto le considerazioni di Pilgrimax.
Tecnicamente che devo dire? La tua rimane una buona scrittura, ma ti rimprovero la mancanza di genio qui.
(Sai che aspettiamo che assisini Dio, spetta a te mostrarci come! hihi)

Qui l'epistolario chiude molte porte. È una forma che io, ammetto, non trovo entusiasmante. Il soggetto non è da buttare, ma la scelta del mezzo la trovo troppo facile.

Aspettiamo il sicario, comunque, gioca! Maledetto! Giocaaaa!
 

Ritratto di DBones

Hai ragione, Capitano, stavolta l'ho fatta facile e quanto ti sto per rivelare ti farà incacchiare ancora di più. Il racconto che ho mandato (F) era la mia seconda scelta! Buona parte del tempo da dedicare al gioco, l'ho utilizzata per scrivere la mia idea iniziale: una storia in cui Tom Sawyer e Santiago de Il vecchio e il mare devono unirsi per affrontare un'invasione aliena (e qualcosa di molto peggio). Ahahah. Alla fine mi sono buttato su F perché,lo ammetto,era un soggetto più facile da gestire.
Dal prossimo gioco si ricomincia a fare sul serio! Proverò a fare del mio meglio.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Un giro di chiglia per DBones!