Avanti un altro (di PaoloF)

«Avanti un altro!»

L'annuncio, buttato lì con poco entusiasmo, resta a galleggiare in aria diversi istanti mentre l'uomo allo sportello, la testa sorretta dal proprio braccio destro e le labbra impegnate a produrre scoppiettii, si prepara a ripetere la piatta performance.

Un passo strascicato e un respiro ansimante, vagamente fischiato, lo fa desistere di propri intenti. Senza abbandonare la comodità delle proprie nocche, l'impiegato volta gli occhi in direzione del rumore per assicurarsi che la sua intuizione sia corretta. Una donna anziana, dall'abbigliamento ampio e vaporoso, si sta avvicinando con lenta fatica al suo sportello. L'uomo sospira e attende, presupposto base della sua mansione. Per non crearle ansia, come gli è stato più volte ribadito, evita di guardarla e attende che la donna si avvicini al suo bancone. Cosa che avviene dopo un imprecisato numero di lunghissimi secondi e diverse decine di scoppietti sulle labbra. Quando finalmente è davanti a lui la signora si ferma ad osservare la targhetta appoggiata al bancone.

«Pass.. Papà.. Passapa... ratù...»

Gli occhi dell'impiegato si alzano al cielo mentre i suoi piccoli e fini baffetti vibrano di tutto il disappunto che non gli è concesso di esprimere. Poco importa che lui non sia in grado di pronunciare correttamente la maggior parte dei nomi delle persone che si presentano allo sportello e di molti dei suoi colleghi e superiori: quando storpiano il suo nome gli si rizzano i peli della nuca per il fastidio e gli vibra la pancia per la rabbia. Tirando il sorriso e stirando le parole per simulare gentilezza, decide almeno di correggerla:

«È Passepartout, signora. Jean Passepartout.»

«Che nome bizzarro ed esotico!»

La signora risponde al suo sorriso, mentre le sue palpebre sbattono un paio di volte. Orizzontalmente. Ripetendo a sua volta il sorriso, in un patetico eccesso di educata accondiscendenza, Passepartout maledice quel baco che impedisce ai traduttori della stanza di adeguare i nomi personali ai differenti linguaggi, così come invece è in grado di fare per ben altri termini. Secondo lui non si tratta di un di un difetto ma una scelta precisa dei suoi realizzatori.

«In che cosa posso aiutarla signorina...»

«Oh, il mio nome è....»

...E la signora emette tre note secche. Passepartout pensa che se dovesse trovarsi nella necessità di tentare di riprodurle finirebbe per strozzarsi con la sua stessa saliva.

«Ecco, sarebbe per via....»

La signora poggia sul banco di Passepartout una grossa borsetta che ha l'aria di essere fabbricata in qualcosa che sembra ottone e la pelle di un qualche animale coriaceo di origini marine. O forse paludose, a giudicare da certi odori che gli arrivano mentre la signora tre note ci armeggia sopra.

«Mi deve scusare, ma ho sempre difficoltà ad aprirla... deve essere difettosa.»

«Permette?»

Passepartout, dovo il consenso della signora, trascina l'oggetto più vicino a sé. La chiusura della borsetta è una combinazione di placche dalle strane forme geometriche e dagli incastri asimmetrici che si sovrappongono in diversi punti, senza un'apparente logica. Passepartout la osserva perplesso per alcuni istanti. Ma una serratura è pur sempre una serratura, e non ce n'è una che possa essere un vero impedimento per l'ex valletto di Phileas Fogg. L'impiegato scuote un momento le dita in aria come per scaldarle e pochi istanti dopo restituisce alla signora la borsetta aperta.

«Lei è molto gentile. Si tratta delle mie medicine.»

La signora tre note estrae dalla borsa un grosso cilindro trasparente. Vetro o qualche tipo di cugino, ipotizza Passepartout. Le medicine della signora ci si agitano dentro, vischiose e cicciotte. A parte le due file di pungiglioni rosso vivo ai loro lati, ricordano all'ex valletto alcune larve che ha dovuto mangiare in India, nel periodo in cui con il padrone hanno salvato Auda. Avevano una consistenza gommosa, ma il sapore era più piacevole del previsto. Passepartout deve confessare che la vista, più che disgustarlo, rischia di stuzzicargli l'acquolina.

«Potrebbe appoggiare il contenitore un momento su questo simbolo?»

La signora appoggia il vaso su una zona del banco dove alcuni strani caratteri compongono un disco, apparentemente disegnato. Passepartout guarda dentro quello strano foglio luminoso davanti a lui. Con cautela lo tocca in alcuni punti, un tocco alla volta, strizzando gli occhi e avvicinandoci la faccia. Questa cosa che un solo strumento faccia le veci di numerosi tomi, schedari, enciclopedie, schede e, in pratica, tutto ciò che sia documentabile e archiviabile su carta, continua a procurargli un certo sospetto. Fa tutto con i soli indici, pensando dopo ogni semplice tocco, con ottusa incapacità. Non è tanto per via di suoi reali limiti, ma piuttosto per fastidio e per il semi-inconscio rifiuto a sforzarsi di comprendere la macchina che deve utilizzare.

I caratteri su cui sono appoggiate le medicine viventi della signora tre notte si illuminano diversi colori, che colorano a loro volta vetro e quegli esserini. E un altro colore si mette ad illuminare occhi e volto di Passepartout. È una tonalità vicino al verdemare e lampeggia intorno ad una grossa scritta apparsa sullo schermo: Modulo A7. Un "sacrebleu!" infastidito sfugge tra le labbra dell'uomo. Nemmeno le norme basilari sull'utilizzo dei colori conoscono in questo assurdo luogo! È il rosso che si usa per l'allarme o per il pericolo, non questo pastrocchio che non sa se essere verde o blu...

Subito dopo la lamentela però Passepartout si colpisce la fronte con una manata. La luce gli ha ricordato quella della propria stanza. Soprattutto il fatto che prima di prendere servizio ha dimenticato di spegnerla. Diamine, che brutto vizio il suo. Ovviamente si tratta di un costo che peserà sul suo compenso giornaliero. Forse, se riesce a sbrigarsi, potrebbe sfruttare la propria pausa per tornare a spegnerla e ridurre l'emorragia economica.

«Mi spiace signora, ma deve recarsi al livello 5 ufficio S, dove dovrà compilare un modulo A7 e una una mia collega effettuerà alcune stime e proiezioni di impatto biologico e le rilascerà un modulo che dovrà poi portare all'ufficio KT al livello meno due...»

La spiegazione prosegue per diversi secondi, mentre Passepartout lascia una parte della sua mente a vagare tra i ricordi dei tempi del suo famoso viaggio, altra occasione in cui aveva lasciato un lume acceso, quando invece che tra astrusa burocrazia aliena e pericoli di infestazioni biologiche, doveva destreggiarsi tra treni, fanatici assassini e poliziotti sospettosi. Avventura e occasioni in cui poteva permettersi di lasciar esprimere il proprio corpo pienamente invece che rimanere fermo a lasciarsi appiattire il sedere. Si poggia la mano sulla pancia e sente un principio di flaccidume in cui non si riconosce.

A distrarlo ci pensa la pelle bluastra della signora tre note davanti a lui, che sta assumendo una colorazione più intensa sul viso. Sarà sconforto o sarà rabbia? si chiede l'ex valletto.

«Ma senza quelle io non posso andare da nessuna parte! Se non le assumo regolarmente sono morto!»

Nessun indizio nella sua intonazione che chiarisca di quale delle due emozione si tratti.

«E comunque non sono una signora!»

D'accord. Non sembra sconforto. Passepartout rivolge a sé stesso una maledizione in francese. Non c'è verso, da quando è finito qui continua a valutare tutto secondo i primi umanissimi e vittoriani parametri. E dire che ha viaggiato intorno a tutto il mondo e pensava di aver aperto la sua mente. No, quella davanti a lei non è un'anziana signora. Anzi, probabilmente non è neppure anziana. E osservando meglio quei vaporosi abiti roccocò che porta addosso si rende conto che quelli forse non sono neppure abiti...

«Mi perdoni... signore. Ma non c'è nulla di cui allarmarsi. Le sue medicine devono essere verificate. Nessun entità biologica può essere portata oltre il varco senza le dovute misurazioni. Non significa che le verranno vietate.»

Con l'ispettore Fix, Passepartout era diventato piuttosto bravo a mentire e indorare la pillola. Forse però questo essere non ha lo stesso aplomb di un uomo di Scotland Yard...

«Una volta che quelle creature saranno riconosciute, classificate e che il loro impatto sul suo mondo di destinazione valutato, potrebbero ricevere un bel modulo O42 che ne garantisce il passaggio.»

Gli script aziendali forniscono un valido aiuto. MA fino ad un certo punto.

«E se così non fosse?»

L'abito non abito della signora che non è una signora si è arricciato in un modo che appare minaccioso.

«Se così non fosse sarebbe obbligata a seguire le rigide norme che regolamentano i viaggi attraverso il passaggio. Conosce il disastro di Ipa? Un mammeriforme importato illegalmente da una giovane viaggiatrice è riuscito ad accoppiarsi con un animale locale, dando vita ad una progenie dall'intensa attività riproduttiva che nel giro di settimane ha prodotto milioni di esemplari che hanno iniziato a divorare colture e devastare ogni cosa per realizzare le proprie tane. E oltre alla conseguente carestia, non le dico cosa è significato per la popolazione dover affrontare la produzione di escrementi di milioni di voraci palle di pelo...»

Passepartout si era fatto istintivamente sempre più piccolo sulla sua sedia una parola dopo l'altra, mentre il "vestito" della signora si era assiepato intorno alla sua testa in un ampio collare che gli ricordava di certe bizzarre lucertole dalle parti del Mar Cinese.

«E nel caso non fosse soddisfatto potrebbe presentare un reclamo presso i miei colleghi al livello 72!»

L'abito-collare sta fremendo, mentre le palpebre blu battono orizzontali due o tre volte. Passepartout guarda quello che ora sa essere un signore con il collo un poco incassato nelle spalle, ma cercando di non mostrare la paura. L'essere pronuncia un suono feroce che però il traduttore ripete in perfetto francese. È un insulto che fa arrossire le orecchie dell'ex valletto. Poi l'abito che non è un abito torna a sembrarlo e il colore del volto di tre note torna al bluastro con cui era arrivato.

«Livello 5 ufficio S, dove compilare un modulo A7?»

«Esattamente...»

Tre note prende con una certa cura il barattolo trasparente con le sue medicine vive e lo ripone nella borsetta che probabilmente non è una borsetta, per allontanarsi. Sempre con un lento passo strascicato e un respiro ansimante, vagamente fischiato, che forse è un'andatura che non è da attribuire alla sua età anagrafica. Mentre si allontana, la sua testa ruota di 180 gradi per lanciare un ultimo sguardo all'impiegato Passepartout, che sta già armeggiando con il cartellino su cui lui legge "sportello chiuso". Controllando l'orologio si rende conto di avere tempo sufficiente a rientrare in camera, spegnere la luce e riprendere servizio. Il fatto che sia tutto sul filo del secondo non fa che sentire Passepartout ancora più a suo agio. I suoi famosi 80 giorni gli hanno reso affrontare le cose con troppa calma qualcosa di quasi fastidioso.

Passa davanti al tunnel alla fine del quale si apre il portale, lo strappo nello spaziotempo che è gestito e controllato attraverso questo spazioporto che è stato creato dai... Passepartout non riesce nemmeno a pensare il nome degli esseri giganteschi che l'hanno realizzata e i cui discendenti sono i suoi datori di lavoro. Li chiama semplicemente i Calamari. Ogni volta che passa da quella parte sente tutti i peli del corpo, baffi e capelli compresi, agitarsi come se fossero limatura di ferro davanti ad una calamita. Ricorda la sensazione che ha provato quando ci è caduto dentro, mesi prima, dall'altro lato. Gli era sembrato che il suo corpo assumesse forme e dimensioni che neppure riusciva a capire. Non proprio qualcosa di gradevole, ma lo avrebbe fatto mille altre volte per salvare il suo caro, sciocco padrone. Fogg aveva finito per accettare una nuova scommessa dopo aver sentito parlare dell'avventura di quei folli del Gun Club da quello stesso scribacchino che aveva trascritto le sue, quel tal Verne. E così era finita che Fogg, non soddisfatto di aver attraversato tutta la Terra, volesse farsi un viaggio anche oltre. Poteva il suo affezionato valletto lasciarlo da solo?

Nonostante il fastidioso effetto sui propri peli, Passepartout perde ancora qualche istante per guardare il niente cosmico che rappresenta lo strappo. Ci era caduto ormai qualche mese fa, quando era uscito all'esterno della navetta sferica per sistemare una questione di stupidi bulloni che avrebbe potuto uccidere il suo padrone e la sua dolce metà. In quella enorme scatola di latta non c'era neppure un oblò attraverso il quale salutarli quando il suo cavo aveva ceduto e lui si era trovato ad allontanarsi nello spazio. Pensava di aver concluso la sua esistenza, felice di averlo fatto per salvare il grande Phileas Fogg e la sua bellissima moglie, invece era caduto dentro lo strappo.

Dopo smarrimento, paura e confusione, il figlio della signora Passepartout si era fatto animo e i Calamari gli avevano proposto un lavoro all'accettazione in cambio di vitto e alloggio e un piccolo guadagno con il quale, un giorno, pagarsi il passaggio che gli permetterebbe forse rivedere i propri padroni.

Passepartout si riprende e scatta per raggiungere la propria stanza e spegnere la luce. La puntualità è il valore più alto che ha imparato lavorando per Phileas Fogg e non vuole certo presentarsi al proprio sportello in ritardo per la fine della pausa.

Ne vade il suo onore di ex valletto. E poi c'è quel vago dubbio che i Calamari possano risultare poco comprensivi con chi non rispetta gli accordi presi.

Passepartout rientra e quando si siede al proprio posto scopre di essere persino in anticipo. Toglie il cartellino su cui il traduttore gli permette di leggere "sportello chiuso" ma la cui reale grafia, se potesse vederla, potrebbe procurare seri problemi e forse danni alle sue sinapsi e si prepara a riprendere servizio. Schiude le labbra e pronuncia:

«Avanti un altro!»

Commenti

Ritratto di Pilgrimax

Ciao PaoloF. Il personaggio scelto è chiaro: il valletto francese del protagonista del romanzo di Verne: “Il giro del mondo in ottanta giorni”. Bello anche il fatto che unisci questo aspetto alle vicende del Gun Club di “Dalla Terra alla Luna” (altro romanzo di Verne). L’idea dello strappo spazio-temporale come portale verso altri lidi è invece un po’ abusata e ormai forse anche obsoleta, però nella tua ambientazione aliena hai saputo tirare fuori dei soggettini che potrebbero rivelarsi interessanti: esseri mutanti che somatizzano gli stati d’animo modificando il proprio corpo. Immagina che spasso quando immersi in situazioni contrastanti, di conflitto interno, insomma secondo me ci si può giocare abbastanza. Ecco, forse più che il valletto e la sua possibile futura avventura per ritornare dal padrone, il soggetto interessante qui sono proprio questi esseri, che immagino poter diventare gli antagonisti di Jean. Vediamo i capitani che ne pensano. A rileggerci con piacere.

Ritratto di PaoloF

Sinceramente nella mia testa il punto è proprio quello: che passepartout ritorni o meno al suo mondo è assolutamente accessorio. Si tratta del pretesto che gli permette in un certo senso la sua nuova condizione, avendo cosi un ipotetico obiettivo. Per me la storia qui è quello verso cui può espandersi è proprio negli esseri e nelle creature aliene con cui si troverà ad avere a che fare l'uomo vittoriano, e nei possibili risvolti ed eventuali fraintendimenti che ne scaturiscono

Ritratto di DBones

Jules Verne! Esiste forse qualcuno che non ha mai letto Verne?! Non credo. Ciao Paolo, il tuo racconto è scritto veramente bene ma, a mio modestissimo parere, pecca nel regalare emozioni. Questo è probabilmente dovuto al fatto che si tratta solo dell'introduzione a una storia ben più corposa. Il valletto è una scelta interessante e la tua opera sicuramente riuscita; un pizzico di pathos in più e sarebbe stata ancora più bella. 

 

 

Ritratto di PaoloF

Sulla questione pathos, il punto che ho cercato in un certo senso era di trasmettere forse il suo opposto: prendere un uomo semplice ma abituato all'azione e all'avventura e costringerlo in una situazione a tratti claustrofobica e statica come quella della burocrazia e di un ufficio di mio "statale". Non che quest debba restar lo status di un eventuale prosegui della storia, anzi, e non è detto che l'intento sia riuscito, pero diciamo ce l'obiettivo da cui sono partito era mettere in scena questo tipo di contrasto piuttosto che, almeno i questa scena, cercare di caricare tensione o pathos

Ritratto di PaoloF

(come avrete intuito ho risposto da cellulare, dove, tra ditone e t9 risulto essere una sorta di analfabeta...scusate i numerosi refusi ben uperiori a quelli che comunque sono la mia norma "^^)

Ritratto di DBones

Non preoccuparti Fabio, il racconto è scritto molto bene.

Ritratto di LaPiccolaVolante

"L'annuncio, buttato lì con poco entusiasmo, resta a galleggiare in aria diversi istanti mentre l'uomo allo sportello, la testa sorretta dal proprio braccio destro e le labbra impegnate a produrre scoppiettii, si prepara a ripetere la piatta performance."

prova a leggerlo senza il rosso! ;)

scorre meglio senza togliere nulla, e conservi battute preziose!

Ritratto di LaPiccolaVolante

"Un passo strascicato e un respiro ansimante, vagamente fischiato, lo fa desistere di propri intenti. Senza abbandonare la comodità delle proprie nocche, l'impiegato volta gli occhi in direzione del rumore per assicurarsi che la sua intuizione sia corretta. Una donna anziana, dall'abbigliamento ampio e vaporoso, si sta avvicinando con lenta fatica allo suo sportello."

Ricordatevi che una volta nominato e presentato il perosnaggio o il contesto, la mente del lettore costruisce e comincia  a dar per scontato. Quando esagerate rischiate di infastidire chi legge, e se trovate il lettore permaloso proprio si incazza al pensiero che lo trattiate da scemo! hihi

Ritratto di LaPiccolaVolante

La scelta di Passepartout a me è piaciuta, concede numerosi spunti, forse non troppo sfruttati qui. Ma in definitiva non mi è dispiaciuto, proprio perchè come è stato detto, offre uno spazio ampio di gioco.
Qui mi sembra un personaggio volutamente "piattino", le dinamiche del contesto lo congelano per forza ma il soggetto è pieno di porticine! Incuriosisce questo ingresso da ManinBlack...

Riappunto: attenti a non sprecare battute preziose!

Assolutamente migliorabile, ma sarebbe una buona partenza di gioco.