A proposito di Buster (di Mara)

Questo è stato senza dubbio il caso più surreale che mi sia mai capitato di dover risolvere. Diavolo, gli abitanti di Turton City sono bugiardi come dicono; girano voci su quella città che ho sempre pensato fossero solo leggende. Storie di morti, di tradimenti e di subdoli inganni. È vero che Richardson Eric Creim non è tipo da farsi impressionare da certe situazioni, ma posso giurarvi che Turton City ha dato del filo da torcere anche a me e, con lei, l’omicidio di uno dei suoi più famosi personaggi: Billy Johnson detto Buster.

Un cane, a detta di molti. Un brav’uomo, a detta di altri.

A metà delle indagini ho pensato che qualcosa non andasse, che più mi sembrava di unire i pezzi di un grande puzzle e più mi sentivo di allontanarmi dalla verità. Più cercavo di trovare un colpevole, e più mi sembrava di trovarne cento. Più il movente mi sembrava ovvio, e più una chiacchiera di paese me lo smontava con snervante facilità.

Ricordo di esser arrivato a pensare che Billy Johnson non fosse neanche morto, soprattutto dopo l’agghiacciante dichiarazione di Elena Scotty Wilson, una domestica alla quale era stato fatto saltare il cervello all’istituto di igiene mentale Green Bloom Garden. Per un attimo ho invidiato quel suo non essere più completamente tra noi. Lontana dalla realtà e da una vicenda che stava togliendo troppi segreti polverosi da sotto un enorme tappeto di bugie.

Comunque, per farla breve, Billy Johnson detto Buster, aveva cinquant’anni quando si è ritrovato a faccia in giù in una pozzanghera, sul retro del ristorante Spaghetti Twist.

La polizia lo stava già cercando per una delle sue tante rapine fatte da sbronzo al negozio di alcolici di proprietà di Bobby Lane.

Il cadavere è stato rimosso così in fretta che alcune voci dissero che la polizia si era addirittura sbagliata. Che quello non era il corpo di Buster ma quello di Steve La Mancia, il proprietario dello Spaghetti Twist, sparito anche lui nello stesso periodo.

Altri hanno perfino detto che Buster avesse pagato la polizia per inscenare la sua morte.

Ognuno ha sempre raccontato la sua verità.

Questa è quella che sono riuscito a scoprire io dopo mesi di interrogatori e appostamenti. Dopo notti insonni a riascoltare dichiarazioni, e centinaia di sigarette fumate alle ore più impensabili.

Mi avevano messo in guardia dagli abitanti di Turton City.

Ma io non ci ho mai voluto credere.

Questa è la storia o, per meglio dire, il “caso” di Billy Johnson detto Buster, e di tutti coloro che hanno avuto la sfortuna, o fortuna, di far parte della sua vita.

Janine Preston Lewis “Nina”

Certo che so che fine ha fatto Billy Johnson che, per favore, lasciatemi chiamare Buster.

So che ci faceva dietro lo Spaghetti Twist quella calda sera d’agosto, e so anche perché si sia voluto parlare di questa faccenda per tantissimo tempo. La gente voleva dare un nome a chi aveva avuto il coraggio di mettere a tacere quello sbruffone.

Peccato che la maggior parte delle persone abbia dato il mio: Nina Johnson.

Sì, ci siamo sposati. Due volte per l’esattezza.

Di una non ricordo assolutamente niente e forse nemmeno Buster. Dell’altra, praticamente tutto.

Buster doveva mostrare al mondo intero la preziosa perla che aveva trovato nella spazzatura di uno squallido motel di periferia. Un’attrice di insuperabile bravura e bellezza. La sua musa. La sua nuova ragione di vita.

Il desiderio di rivalsa su tutti quelli che lo avevano già dato per spacciato era più grande del suo stesso ego.

Si era ovviamente indebitato fino a perderci le mutande per pagare le nostre nozze, luna di miele compresa; il mio bellissimo vestito in pizzo color avorio, il suo elegantissimo smoking nero. I fiori, il rinfresco, la band. Sono stati riempiti così tanti bicchieri di champagne quel giorno che, a fine serata, ricordo di esser rimasta del tutto incredula nell’accorgermi che nessuno ci era annegato dentro.

Avevamo ballato fino alle cinque del mattino del giorno seguente. Da soli. Io, Buster e lo scintillante pavimento in marmo rosa del Luxury Bay Hotel di Rocktown.

Eravamo quasi una coppia perfetta, se non per il fatto che facevamo scandalo un giorno sì e l’altro anche…

Vedete, non era vista di buon occhio la nostra unione: un uomo di quasi cinquant’anni che chiede in moglie la figlia sedicenne di una ex conquista. Sì, insomma, Turton City non era pronta a certe chiacchiere.

Eppure avevamo deciso di fregarcene. Della gente e anche dei nostri grossi debiti, in parte ripagati con la vendita di tutti i costosissimi regali di nozze che ci avevano fatto. E poi come attrice non me la cavavo male, e qualche bell’ingaggio mi aveva portato diverse cospicue entrate. Poi Buster aveva picchiato il mio agente Connor e insomma, sapete bene anche voi come finiscono le storie di gelosia, no?

Con qualche faccia in giù in un vicolo.

Sally Preston

È così strano assistere al matrimonio di tua figlia con il tuo ex amante.

Già. Prima di conoscere la mia Janine, Buster era il mio amante. E non era nemmeno l’unico. Ma cosa volete, una donna sola è pur sempre una donna sola. Non era una persona malvagia, ma non era di certo il mio tipo. Sì, è vero, a volte si atteggiava da vero pallone gonfiato, ma quella era solo una facciata. Tutta quell’arroganza e spavalderia nascondevano solo una gran solitudine. Questo, ovviamente, è solo un mio pensiero. A letto non parlo quasi mai di sentimenti, e di certo non ne ho mai parlato con lui. E comunque, pagava le notti che stava al motel venendo a letto con me. La cosa mi ha sempre fatto una certa pena, per questo sono stata più che felice nel sapere che, qualche mese dopo, aveva chiesto la mano a mia figlia. Troppo presto, dite? No, Janine avrebbe trovato il modo di farsi corteggiare anche dopo le nozze. Di farsi tenere stretta per bene. È tosta la mia ragazza, proprio come lo era suo padre.

Ma dicevo del matrimonio…

Una cerimonia favolosa. Janine era a dir poco bellissima. Più bella di me quando alla sua stessa età avevo sposato suo padre, Tony. Ero al quarto mese di gravidanza, ma io ingannai tutti mettendomi anche l’abito bianco. Non mi sono mai sentita troppo in colpa per quella scelta. Io e Tony ci amavamo molto, ed eravamo convinti che la nostra unione sarebbe potuta durare per sempre. Beata gioventù!

Certo è che io e Tony non avevamo potuto spendere tanti soldi per il nostro matrimonio, mentre Buster e Nina – perché è così che adesso si chiama mia figlia – hanno speso più di quanto si possa immaginare.

Ho pianto così tanto quel giorno. E Buster era proprio in gran forma. Non sembrava nemmeno troppo vecchio rispetto alla mia ragazzina. Qualche capello bianco, è vero, ma Janine ha sempre dimostrato più anni, quindi tutto sommato erano proprio una gran bella coppia.

Mi spiace soltanto che anche lei abbia fatto la mia stessa fine: vedova e innamorata.

A dirla tutta, di Tony ancora oggi non ho la certezza che sia morto, ma abbandonare moglie e figlia senza lasciare alcuna traccia, per me è come dichiararsi morto.

Mi auguro solo che Nina non perda troppo tempo a piangersi addosso.

Buster era sì un brav’uomo ma, che resti tra noi, con delle bruttissime conoscenze.

Come ad esempio Sal Perry, il macellaio della Navy Street, e Dorothy Mendez, la ballerina spagnola.

Ma Janine quel giorno era proprio bella.

Bella e felice.

Conta solo questo per me.

Connor Blakeman

Non sono nato a Turton City ma ci sono finito a vivere per una serie di circostanze del tutto involontarie.

All’epoca dell’omicidio di Billy Johnson, per gli amici Buster, non lavoravo per la Big Movies Production da quasi un anno, e il perché è finito in prima pagina sul Turton Post e sul Turton City News. Di quella vicenda se n’è parlato per mesi. Turton City non è mai stata abituata agli scandali, per quanto i suoi abitanti ne fossero quasi tutti più o meno inclini. Buffo, no?

Il fatto è che, volenti o no, ci si finiva in mezzo. Credo fosse colpa di tutti quegli sfarzosi locali e quel delirante sbevazzare senza limiti, a ogni ora di qualsiasi giorno.

La vicenda per la quale sono finito in prima pagina, è la tanto chiacchierata rissa al Paradise. Ero solito portare lì i miei clienti, dopo avergli mostrato la città e fatto stringere la mano alle persone giuste, non so se mi spiego. Per un agente dello star business è importante far sentire a proprio agio i nuovi arrivati, o le nuove arrivate.

Per qualche tempo sono stato anche l’agente di Nina Johnson. Me l’aveva ovviamente presentata Buster durante una delle sue pittoresche cene show al Million Hotel.

“Questa è destinata a diventare una vera stella del cinema!” mi aveva detto. E poi avevamo parlato d’affari, tra la scollatura mozzafiato di Nina e gli occhi luccicanti di Buster.

Non ho mai voluto avere troppo a che fare con attori esordienti. Ho sempre preferito occuparmi di star già affermate. Conoscevo i posti migliori, i registi migliori. Perché sprecare tanto tempo con attori che magari erano lì solo per rimediare qualche spicciolo da spedire alla famiglia?

Però mi ero fatto convincere. Stavo invecchiando e, a dirla tutta, curare gli ingaggi delle gemelle Anderson aveva iniziato ad annoiarmi. Ho ingenuamente pensato che una giovane promessa potesse ridarmi quel guizzo di vitalità che stavo lentamente perdendo. E per quante se ne possano raccontare storte su Buster, una grande verità è che lui ha sempre avuto un certo fiuto per i talenti. Non ha mai sbagliato un colpo. Così, mi sono fatto trascinare.

“Non vuole recitare nei miei film! Non è molto riconoscente la ragazza, vero?”

Gli ultimi film di Buster erano diventati del tutto inguardabili. Non scriveva qualcosa di decente da non so quanti anni. Come biasimare quindi Nina per la sua scelta di starsene alla larga, da lui e dalle sue terrificanti sceneggiature?

“Mi farai guadagnare tanto, vero?” mi aveva chiesto.

“Per forza” credo di averle risposto “Se no, Buster, chi lo mantiene?”

A quella battuta, ci avevamo riso sopra tutti e tre, da buoni amici in affari.

Strano poi come siamo finiti, nemmeno quattro mesi dopo, con il collo stretto nelle mani dell’altro dentro il Paradise.

Anche se… una mezza idea ce l’ho.

Quella scollatura mozzafiato mi aveva causato fin troppi problemi.

Commenti

Ritratto di Gana Mala

Ben scritto, molto scorrevole, mi piace in particolar modo come hai presentato la cittadina e i suoi abitanti.
Anche in questa storia abbiamo tre indiziati con un plausibile movente. Sarebbe interessante scoprire il resto :)
(Io Buster non me lo sarei sposato)

Ritratto di Mar_86

Grazie mille! 

Io, a differenza vostra, di dialoghi non ne ho messo uno. :D

Ho preferito monologhi alla Spoon River. 

Tre racconti, tre interpretazioni diverse della consegna.

Ritratto di masmas

Ben scritto, la città e i personaggi maledetti sono proprio carini. Un editing a togliere qualche avverbio, aggettivo o possessivo e diventa ottimo.

Rimane sono il problema come ho io: abbiamo rispettato le consegne? :o 

Ritratto di Mar_86

Grazie mille! Sì, forse va sfoltito e alleggerito un pochino... 

Solo i Capitani potranno rispondere a questa atroce domanda! Il mio forse è quello che rispetta meno la consegna. Non si possono nemmeno definire interrogatori... Sono "confessioni" le mie, che rispondono a una sola domanda: RACCONTACI COSA DIAVOLO SAI DI BUSTER. 

 

Ritratto di DBones

Bello, mi è piaciuto! Lo stile con cui hai costruito il racconto è lo stesso che avrei utilizzato io. Le deposizioni dei personaggi si intrecciano alla perfezione. Forse avrei tagliato la parte introduttiva, ma è una considerazione personale. Brava.

Ritratto di Borderline

Molto "americano", ottima l'ambientazione e le caratteristiche dei personaggi. Come nel racconto di MasMas, anche attraverso loro si riesce a intuire come è fatto Buster. Al contrario di DBones, a me l'intro piace, anzi, avrei aggiunto qualche pezzo in più in modo che i personaggi siano presentati anche da un altro punto di vista, quello dell'investigatore :)
 

Ritratto di Mar_86

grazie mille! Ho un debole per l’America e le sue ambientazioni jazz ;) 

 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Un buon percorso introduttivo, fatto bene e utile. Purtroppo un poco sbilanciato dal punto di vista della consegna: avrei tagliato un poco di intro oppure aggiunto un monologo per dar più peso all'aspetto investigativo.
Certo è un modo e una costruzione che alla fine mi piace molto, non abbandona la veste narrativa e ti incanala dentro un percorso obbligato di curiosità. Avrei letto ancora. Il desiderio è vincolato alla buona caratterizzazione dei personaggi e alla scenografia ambientale e sociale. Funzionano perfettamente.
Ma è squilibrato relativamente alla consegna del gioco!
però cavoli mi è piaciuto!
 

Ritratto di Mar_86

Grazie mille per le osservazioni!

Vero. Noto anche io, rileggendolo, lo sbilanciamento... Non è infatti concluso :)