Chica (di MasMas)

Eveline raccolse Chica, appollaiata sulla spalliera del letto matrimoniale. Guardò la porta sulla sala, poi le sussurrò: “Questa sera avrai compagnia: di là, c’è un ragazzo! Si chiama Pierre.”

La gallina piegò la testa di lato, chiudendo a scatti gli occhi.

La ragazza tornò a controllare la porta, poi sorrise raggiante al volatile: “Lo so che è una follia: una ragazza nera, sola, che invita un uomo a dormire qui. Ma sento che è una persona speciale.”

Dal salotto passi. Lasciò la gallina sulla coperta, le mani dietro la schiena. Entrò un ragazzo, pantaloni vecchi e camicia sporca e sudata. Lo sguardo accigliato al pennuto: “E quella?”

Eveline tornò seria: “Si chiama Chica, la tengo in casa.”

I denti bianchi di Pierre risplendettero in contrasto alla pelle ebano: “Ah ah, davvero?”

“Sì. Era la preferita di mamma. Da quando se n’è andata mi sento sola e lei me la ricorda.” Abbassò lo sguardo: “Penserai che sono una stupida.”

“Oh no! Invece è una cosa tenera.” Un sorriso comprensivo.

Lei rialzò gli occhi su quelli neri e profondi di Pierre: “Grazie, sei gentile.”

“Quindi,” si guardò intorno: “questa era la camera di tua madre.”

“Sì, ci dormiva sola da quando è morto papà, tre anni fa. Poi, neanche un anno fa, anche lei si è ammalata.”

“Mi spiace.”

“Il bayou non è un posto salutare. Ma per dei neri è un luogo tranquillo.”

“Già.” e guardò dalla finestra, verso New Orleans. “Ma non posso dormire nel letto di tua madre. Il pollaio andrà bene.”

“No, come il pollaio!”

“A confronto di dove ho dormito negli ultimi giorni sarà una favola.” e tornò verso la sala.

Eveline guardò Chica, gli occhi brillanti: “Hai visto che fossette quando ride? Sono adorabili.” Fece l’occhiolino e seguì il ragazzo.

 

Una mezz’ora dopo erano nell’aia, lui portava un secchio con le granaglie. Entrarono nella casa di legno che serviva da pollaio, le stie da un lato e sulla terra battuta galline che razzolavano. Ci fu uno svolazzare e un chiocciare generale, poi, alla prima manciata di sementi, la confusione si concentrò ai loro piedi.

Pierre si guardò intorno e si chinò a saggiare un mucchio di paglia: “Posso mettermi qui.”

“Ma dai!”

“Starò bene.”

“Certo, senti che puzza. Non…”

Si alzò e le prese le mani, le era a un centimetro: “Ti prego, mi sentirei in imbarazzo a dormire in una casa con una donna sola. Sei adorabile ma ci conosciamo appena. Vengo da una situazione complicata e devo riordinare le idee. Magari tra qualche giorno, va bene?”

Lei abbassò gli occhi da quello sguardo grave. Le guance le si infiammarono: “Sì, hai ragione, facciamo così.”

 

Poco dopo Pierre uscì dal pollaio spezzandosi paglia dai vestiti. Raggiunse Eveline che versava acqua da un secchio nei canaletti tra le file dell’orto sul retro di casa, dove l’ombra degli alberi schermava di più dal sole. Un’altra occhiata andò verso New Orleans.

Lei lo notò: “Guardi spesso verso città. Qualcosa ti ci lega ancora? Hai qualcuno?”

Parole aride: “No, nessuno. Solo ricordi.”

Eveline distolse lo sguardo: “Magari dolci, di un amore?”

Lui tornò a guardarla: “Amore? Sì, ma tramutato in tradimento. Adesso c’è solo dolore.”

“Mi spiace. Scappi da questo? Tradimento?”

“Non solo, anche da cose ben più concrete. Più di quanto già non si dica. L’amore è stato sconfitto da una fedeltà più potente, oscura. Magica. Non potevano sopportare la allontanassi, così hanno cominciato a bersagliarmi. Ho provato a cercare aiuto, ho denunciato i loro segreti, ma alla fine sono dovuto fuggire.”

“Che cose terribili.” Eveline si strinse le braccia attorno al corpo: “Qui, speriamo non ci trovino mai. Sai, in questa zona ci sono diverse fattorie come questa. Molte sono abitate da donne sole, che formano un circolo di amicizia e aiuto molto forte. Chiunque arrivi qui viene notato, come è successo con te. Siamo molto diffidenti con i cittadini. Sei fortunato a non averne l’aspetto.”

Pierre tornò a mostrare i denti bianchi: “Ah, ridotto così non lo sembro davvero. E ora così coperto di paglia sono un pollo perfetto.”

Eveline gli tolse una pagliuzza dai ricci neri. Lui incollò gli occhi in quelli di lei: “Grazie.”

 

Era già buio che Eveline tornò verso la casa. Sulla soglia mandò un ultimo ciao a Pierre che la guardava dal pollaio ed entrò.

“Ciao cara.” La voce le fece saltare il cuore in gola, si girò: “Marie!” e non riuscì a dire altro.

Attorno al tavolo c’erano tre donne, nere come lei ma più mature, vestite con abiti lunghi e colorati. Quella che aveva parlato portava un fazzoletto rosso attorno alla testa. Una seconda aveva treccine legate da ninnoli luccicanti, la terza indossava una gran gonna verde.

La prima trattenne una risata: “Cara, siamo noi, non ti spaventare!”

Eveline si appoggiò alla parete, la mano al petto, il fiatone: “Accidenti! Cosa ci fate qui? Non vi aspettavo.”

La donna con le trecce spalancò gli occhi: “Scusaci. Aspetta, siediti. Celine, prendi dell’acqua.”

Quella dalla gonna verde si alzò: “Lorenne, su, non sta morendo!” ma lo stesso andò a un secchio e col mestolo versò acqua in una tazza. La portò a tavola.

Eveline bevve, poi sospirò: “Cosa succede?”

Marie fece un sorriso ironico: “Niente, siamo venute a vedere come te la cavi con il tuo ospite.”

Celine proseguì: “L’hai messo nel pollaio, brava. Meglio non fidarsi.”

La risposta fu a mezza voce: “Perché? È un bravo ragazzo.”

“Ne sono sicura. Ma gli estranei stanno bene lontano.”

Lei si guardò le mani: “Ma no, è davvero un bravo ragazzo. Mi ha aiutata con l’orto, e con le galline.”

Marie divenne scura: “Lo conosci da un giorno.”

“Certo, ma sentite: ha voluto lui dormire nel pollaio. Gli ho offerto il letto di mamma ma ha rifiutato, dice che non vuole dormire con una donna sola. Si vede che è un gentiluomo.” Il tono era diventato concitato.

Marie tornò a sorridere: “Ehi, cara, va tutto bene. Noi ci fidiamo di te, ormai sei una di noi, hai preso il posto di Giselle.”

Celine aveva lo sguardo dubbioso, ma confermò: “Certo.”

Eveline rilassò le spalle tese: “Ci sono stata insieme tutto il giorno, lo sento, è sincero. Avrebbe potuto farmi del male, se avesse voluto, no?”

Lorenne sospirò: “Sì sì, però stai attenta, non sai nulla di lui.”

“Mi ha raccontato molto, invece.” Si accalorò: “Viene dalla città, ma è scappato perché è stato tradito e adesso lo inseguono e lo vogliono uccidere. Mi ha parlato di aver cercato aiuto, di aver denunciato. Corrisponde con quello che mi avete raccontato, delle violenze e della polizia, delle vostre amiche sparite. Non ha mentito. Anche lui è una vittima, non certo un carnefice.”

Celine tornò a incupirsi. Lorenne si stringeva le mani. Marie fissò Eveline: “E va bene, mi hai convinta.” Tornò a sorridere: “Però non essere avventata, prenditi qualche giorno.” Guardò le altre: “Se poi vuoi, qualcuna potrebbe rimanere qui.”

Le altre annuirono, ma un: “No.” perentorio le fece girare verso la giovane. La voce decisa: “No, non serve, l’hai detto, so badare a me stessa. Davvero.”

Marie allargò le braccia: “Se è così, ti lasciamo sola. Però domani torneremo a vedere come stai. Intanto, procurati almeno un amuleto contro la magia nera.”

Lorenne aggiunse: “E uno portafortuna. Ti ricordi come si fa? Radice di mangrovia, foglie di…”

Eveline prese da una tasca un pezzo di legno arrotolato in dell’erba secca annodata con delle foglie: “Già fatto. Un amuleto portafortuna è sempre bene averlo, me lo dite sempre.”

Lo allungò davanti ai volti muti: “Ho imparato, vedete? E domani avrò anche quello contro la magia.”

“Brava.” Marie appellò le altre: “A questo punto, andiamo.”

Le tre uscirono alla luce di una lanterna a petrolio e si incamminarono.

“Io non mi sento tranquilla a lasciarla sola.”

“Non credo corra pericoli.”

“Ma quel tipo ha parlato delle sparizioni. Come farà a sapere delle nostre sorelle?”

“Ma no, di noi non sa nulla, sa della città. Infatti dovremo cercare di sapere ciò che conosce.”

 

Il giorno dopo Pierre si svegliò che Eveline tornava dal bosco: “Buongiorno. Dove sei stata?”

“A cogliere delle erbe.”

“Così presto? Io ho dormito come non facevo da giorni. Credo che questo potrebbe essere un nuovo inizio per me. Sono felice.”

Lei arrossì.

Durante il giorno sbrigarono i lavori della fattoria, e parlarono. La sera li colse mano nella mano a guardare il tramonto, su un vecchio tronco al limitare della palude. Lei gli si accoccolò accanto, per cogliere un po’ del suo calore, ma lui era rigido. Quando lo guardò, vide nei suoi occhi ricordi, e dolore.

Le sorrise, triste: “Scusa, sono stanco, vado a dormire.”

Lei se ne andò da sola a casa.

Al tavolo c’era seduta Marie. Le lanciò uno sguardo furbo: “Buona sera cara. Tutto bene oggi?”

Eveline si sedette mesta, con gli occhi bassi: “Sì, tranquilla.”

Il sorriso non si spense di fronte a quella freddezza: “Eppure, non mi sembri focosa come ieri.”

Alzò lo sguardo interrogativo: “Perché? Cosa intendi?”

“Beh, ieri avevi un vigore, nel difenderlo, che ho visto solo nello sguardo di chi ama.”

Eveline spalancò gli occhi, le gote infuocate: “Ma… io…”

“Mi sembrava. Ma se dici che mi sbaglio, non tornerò più sull’argomento.”

Lei la fissò un momento, poi si decise: “No, è vero. O almeno, mi trovo bene con lui, ha detto che gli piace qui, potrebbe rimanere.”

Marie posò una mano su quella di lei: “Ho capito, cara. Però, non mi hai detto perché quel broncio, quando sei entrata.”

Lo sguardo si abbassò, ma nessuna risposta.

“Forse, il tuo bel fusto non ti guarda come vorresti?”

Le gote tornarono a infuocarsi: “Ha passato dei momenti brutti, è stato tradito ed è ancora scosso.”

“Il suo cuore sarà ingombro, di sofferenza o di qualche ricordo. Certi fardelli sono difficili da scaricare, che siano brutti dolori o momenti di miele.” Fece una pausa, poi: “Però, ci sono medicine per aiutare i cuori infranti.”

Eveline la guardò allarmata: “Cosa intendi?”

Marie tornò a prenderle la mano: “Cara, c’è un infuso che tua madre era specialista nel prepare. Sono erbe, come la tisana per il mal di denti. Solo che questo alleggerisce lo spirito, favorisce i buoni pensieri e scaccia quelli cattivi.”

Eveline si rizzò sulla sedia: “Non me ne avete mai parlato.”

“Questo genere di infuso è più complicato dell’amuleto portafortuna. Ci arriverai col tempo.”

“Ma quindi, come potrei farlo?”

“Ci posso pensare io.” Le sorrise, amorevole: “E vedrai che, con lo spirito leggero e trovandosi accanto un angelo, cadrà ai suoi piedi.”

“Cosa dici, non lo farei per questo, ma per aiutarlo.”

“Bene, domani tornerò a portartelo. Però mi serve Chica.”

“Come? E perché?”

“Non sono molte le galline che fanno uova come le sue.” Si godette la bocca spalancata della ragazza: “Per quello tua madre la teneva come favorita.”

Così Marie uscì con Chica su un cuscino. Eveline andò a letto, la testa pensierosa e speranza nel cuore.

 

Si svegliò che albeggiava. Si lavò e si affacciò alla finestra. Pierre usciva dal pollaio, infilandosi la maglia sbrindellata. Non potè non indugiare sul suo torace nudo. Lui la vide e salutò con la mano.

Eveline andò ad aprirgli la porta: “Buongiorno.”

“Buongiorno! Già sveglia?”

Quel sorriso la mise di buon umore.

La giornata passò come quella precedente, solo ogni tanto il pensiero andava a Chica.

La sera Marie la trovò in casa. Portava il cuscino con sopra la gallina: “Eccomi, cara.”

Eveline andò a prendere il pennuto e l’carezzò: “Eccoti a casa.”

La donna la guardò un momento in silenzio, poi: “Anche oggi è stato distaccato?”

“Sì, un po’.”

“Vedrai che domani sarà diverso, e ti ringrazierà.” Tirò fuori di tasca una boccetta con un liquido rosato, chiaro: “Magari intimamente.”

“E dai!” Prese la fiala dalla mano. Aveva un bel colore, la stappò e l’annusò. Sapeva di rose, di fiori e di dolce.

“Buona eh? Sai cosa ti dico? Bevine un po’ anche tu. Presa in due funziona da filtro d’amore.” Le fece l’occhiolino.

Eveline tappò la bottiglia.

“Però, cara, va usato con precisione. Deve essere bevuto entro la mezzanotte di oggi, da entrambi.”

“Come?” Occhi spalancati: “Sta già dormendo!”

“E poi, cara, dovrete dormire sotto lo stesso tetto.”

“Non me lo avevi detto!”

“Ehi, se vuoi avere il tuo principe azzurro ti dovrai dare un po’ da fare.”

Eveline arricciò il naso.

“E non è finita. Dovrà dormire vicino a Chica.”

“Anche!”

“Anche.”

“E poi?”

“E poi basta. Adesso sbrigati, vai e invitalo qua.”

 

Eveline uscì nella notte. Non sapeva cosa fare, si affrettò e quando aprì la porta del pollaio aveva la testa vuota. La sua entrata provocò svolazzi e chiocciare, oltre che un: “Ehi!”

Pierre si tirò a sedere dal giaciglio: “Ah, sei tu. Accidenti, cos’è questa fretta?”

Lei ansimava, senza idee, finché: “C’è… qualcuno. In casa!”

Lui spalancò gli occhi: “Cosa? L’hai visto? Chi è?”

“Non l’ho visto. Cioè, ho visto un’ombra, ho sentito dei passi, allora sono corsa qui.”

Pierre andò alla porta, deciso, si affacciò: “Stai indietro. Vado a vedere.” E uscì.

Dopo qualche metro era sparito nel buio. Dalla casa solo la lucetta della lampada in sala.

Eveline indugiò poi gli corse dietro. Lui la sentì: “Cosa fai! Stai indietro! Torna…”
“Ho paura a stare da sola!”

“Ma… Va bene, stammi vicina.”

Arrivarono alla fattoria. La porta era rimasta scostata. Lui le fece segno di fare silenzio, poi entrò.

Lei lo vide fare qualche passo, andare a guardare in cucina, poi nelle camere. Così entrò.

Pierre tornò più rilassato: “Non c’è nessuno.”

Lei abbassò la testa: “Non so, mi pareva d’aver visto qualcuno.”

“Eppure, non c’è davvero nessuno.”

“Forse, mi sono sbagliata.”

Lui le alzò il mento: “Tranquilla, sei al sicuro adesso.”

Eveline lo guardò negli occhi: “Bene. Ma adesso non te ne vai vero?”

Un sorriso sarcastico: “Vorresti rimanessi qui, eh?”

“Già.”

Sospirò: “E va bene.” Sorrise allegro: “Però non intendo dormire nel letto dei tuoi.”

“Sì ma così…” Abbassò lo sguardo, guance roventi: “resta solo la mia stanza.”

“No, cosa pensi? Starò qui in cucina, vicino al camino.”

“Dai, c’è un bel letto di là.”

“Eveline, no. Erano i tuoi genitori.”

Si fece pensierosa: “Va bene. Vado in camera.”

Un minuto dopo tornò, in braccio una coperta e il cuscino con Chica.

Pierre alzò le sopracciglia: “Grazie, ma lei?”

“Ecco, Chica ha voglia di stare qui.”

“Te l’ha detto lei?”

“No, cioè… Oh, non mi prendere in giro!”

“Scherzavo, dai. Ormai è un’abitudine avere un pennuto intorno.” Prese animale e coperta, posò Chica e si mise a preparsi il giaciglio.

Eveline riapparve dalla porta, in mano due bicchieri.

Lui si girò: “E quelli cosa sono?”

“La mamma preparava una tisana prima di dormire, concilia il sonno e libera la mente. Ho pensato di dividerla con te.” E gli porse la tazza più piena.

La prese e l’annusò: “Che buon odore, sa di rosa.”

“Bacche di rosa e spezie della foresta.”

“A me doppia razione, eh? Ne ho bisogno.”

“No, è che ho pensato che, sì…”

Tornò a guardare verso la città: “Tranquilla, hai ragione, me ne serve parecchia.”

Eveline bevve: “Com’è?”

“Davvero buona!” La finì: “Grazie e buona notte.”

Un risolino: “Ah ah, questa volta davvero.” E lo lasciò accomodarsi.

 

Pierre era steso, Chica aveva gli occhi chiusi. La lanterna spenta, la testa si alleggeriva.

Un balenare dalla porta della camera lo fece voltare: il profilo di Eveline si stagliò nel rettangolo di luce fioca. Indossava una camicia da notte bianca. Spalancò la bocca: la camicia illuminata da dietro mostrava nitido in trasparenza il profilo delle curve del corpo, come uno schizzo a carboncino su di una tela bianca.

Lei venne avanti, piano. Ancheggiò fino al tavolo e raccolse la sua camicia.

Il ragazzo cercò di parlare, ma la testa prese a girare, le palpebre si chiusero. Sentì come un miagolio, dietro di sé, poi cadde incoscente.

Commenti

Ritratto di DBones

Una prova giocata sui dialoghi, che a mio parere risultano accattivanti e soprattutto credibili. Per quanto riguarda i punti che non mi hanno convinto pienamente, cito i seguenti:
1)La protagonista si fida troppo facilmente di Pierre, e la cosa mi ha fatto un po' storcere il naso...certo quest'ultimo sembra proprio una brava persona, chissà!
2)Forse avrei dato più spazio al gatto;sicuramente ne avrà nella storia completa, ma era importante ne avesse anche qui.
A parte queste mie personalissime considerazioni, devo dire che il tuo racconto si legge tutto d'un fiato e mi ha divertito. 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Diciamo che il gatto arriva un po' con una spinta. Il racconto fila via liscio, forse anche troppo. Ben scritto ma un po' tiepidino, senza troppe emozioni. Manca il collegamento diretto col gioco. Ci sono diversi spunti che potrebbero essere sviluppati, comunque. C'è del materiale. Il mio giudizio è un nì. Diciamo che gli manca il guizzo.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Oltretutto anche qui c'è una Eveline! Ci fosse stata anche la bambola sarei rimasto piacevolmente sconcertato. Ih ih ih

Ritratto di masmas

Vero! :o

Ritratto di Stellaoscura

C'è tanto di ancora non detto in questo racconto, viene voglia di saperne ancora di più. Ho ancora tanti dubbi nella testa, ho provato a rileggerlo ma ci sono nodi non ancora sciolti, il che è un bene visto che si richiedeva di mantenere l'alone di mistero. Avrei voglia di andare avanti nella lettura e capire meglio.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Eveline è il mood! hihi
comuque leggere mas mas è sempre una sorpresa e un piacevole viaggio dentro giochi nuovi! tanti tanti stimoli! bello!

Ritratto di Borderline

Un buon incipit che fa presagire un racconto più ampio. Qui caro MasMas ci hai voluto dare solo un assaggio, e infatti resta il mistero su Pierre, sulle intenzioni delle tre donne e soprattutto sul loro ruolo nel passato (e nel futuro) di Pierre... Una sorta di istantanea, come un film di cui si è perso l'inizio e la fine. Comunque un ottimo allenamento su dialoghi e interazioni fra personaggi!