L'altro lato dei bottoni (di StellaOscura)

Seduta n. 45 - Signorina Line, 25 anni, 24 luglio 2018

«Quando ho guardato a terra, il bottone era lì, ai miei piedi: mi stava fissando».

«Può spiegarmi meglio com’è andata, Signorina Line?»

«Stavo rientrando a casa, era abbastanza buio, ma c’erano i lampioni, ne ho uno proprio di fronte al portone di casa. E mentre stavo per girare la chiave nella serratura, ho sentito qualcosa sotto i miei piedi, li ho spostati e ho visto brillare».

«Ed era questo…»

«Sì, dottore, proprio quel bottone. Mi creda, lo riconoscerei tra mille. Ha un graffio trasversale tra il secondo buco in alto a sinistra e il primo in basso a destra, come se un filo lo avesse logorato appena appena. Mi ricorda un fiume quel bottone».

Faccio scivolare il bottone dall’indice al medio, dal medio all’anulare e infine dall’anulare al mignolo; cerco di osservare la reazione della paziente. Il paragone con il fiume è calzante e lascio che il bottone scorra incerto come acqua tra le mie dita. La Signorina Line cerca di distogliere lo sguardo, ma con la coda dell’occhio torna a guardare il bottone e il suo lento movimento.

«E questo bottone chi ce l’avrebbe messo, Signorina Line?»

«È stata Eve, ne sono certa. Nessun altro potrebbe averlo fatto, è stata senz’altro Eve, dottore».

«Quand’è stata l’ultima volta in cui… Eve… ha manifestato la sua presenza?»

«Eve è qui, non se ne è mai andata. A Eve piacciono le bambole, a Eve piacciono i bottoni. I bottoni, dottore, sono gli occhi delle bambole, per questo a Eve piacciono le bambole e i bottoni».

La paziente cerca di imitare la voce di Eve: il tono dolce della Signorina Line lascia il posto a una cantilena quasi inquietante.

«Eve ha molte bambole, Signorina Line?»

La paziente si raschia la voce, torna a modularla nel suo tono regolare.

«Oh, no dottore. Quando anche io ero piccola, rubava le mie. E poi aveva un barattolo pieno dei loro occhi nel secondo cassetto dell’armadio».

«Le faceva paura Eve?»

«Mi facevano paura gli occhi».

«E adesso? Ha ancora paura?»

La Signorina Line non aggiunge altro, nessun riferimento a cosa la terrorizzi adesso, né a chi. Forse sta pensando ai bottoni, forse agli occhi, forse a Eve. Forse a qualcos’altro o a qualcun altro, chi può dirlo.

Rimane in silenzio fino alla fine della seduta: intreccia le mani e si abbraccia le ginocchia, sembra portarsi in posizione fetale.

Alla fine del nostro tempo, quando si alza, non sembra notare il bottone che le faccio scivolare nella tasca sinistra del cappotto. Subito dopo, però, con un gesto istintivo, porta la mano proprio in quel punto e carezza il tessuto dall’esterno.

 

Seduta n. 46 - Eve, 7 anni, 27 luglio 2018

«Come ti sei sentita Eve?»

«Ho dormito tutto il giorno…»

«Ogni tanto succede, soprattutto con questo caldo».

«Ero tanto stanca!»

«Hai dormito bene durante la notte?»

Eve scuote la testa energicamente. Aspetto che la crisi passi per proseguire.

«Scommetto che hai passato tutto il tempo a giocare con le bambole…»

Eve sorride, mostra i denti e gli angoli della bocca sporchi di cioccolata.

«Ne ho molte, molto belle».

«Sono un regalo?»

«Quasi!»

«E da chi, se posso?»

Eve si avvicina e sussurra la risposta.

«Oh, dottore! È stata Ely. Ha detto che a nostra sorella Line non servivano più».

 

Annotazioni circa le sedute 45 e 46 – Signorina Scott

È la prima volta in cui “Ely” fa la sua comparsa. Ho sempre pensato che dentro Eveline ci fossero due personalità: Line, la giovane di buona famiglia, un po’ timida ma adorabile; Eve, la bambina capricciosa che si diverte a fare i dispetti alla maggiore, forse solo perché ha bisogno di spazio e di attenzioni.

Ely è una novità, una novità che richiede una discesa più profonda nella personalità della Signorina Scott.

Affronterò la questione nel prossimo colloquio.

 

Seduta n. 47 - Signorina Line, 25 anni, 31 luglio 2018

«Ha riposato bene negli ultimi giorni, Signorina Line?»

«Non proprio, dottore. È ricomparso un incubo, lo facevo spesso da piccola e per un certo periodo ho persino dubitato che fosse un ricordo. Succede mai, dottore, di sognare ricordi?»

«Può darsi. Cosa accadeva in questo sogno?»

La paziente stringe i manici della borsetta con forza: deve vincere la sua resistenza per parlarmene. Apre la chiusura a calamita, estrae un fazzoletto di stoffa, se lo porta al viso, stando attenta a non tamponare via il trucco.

«Incubo, dottore, era un incubo».

«Cosa accadeva in questo incubo?»

La signorina Lina porta il fazzoletto agli occhi, cerca di asciugare le lacrime che scorrono giù da sole.

«Kitty, la mia gattina… Le aveva tolto un occhio, lo aveva tolto dall’orbita e lasciato penzolare, e al suo posto aveva attaccato un bottone. Quella povera bestia mi fissava e non miagolava neppure più. Il suo pelo era sporco di rosso e io sapevo che quello era sangue».

«Faceva qualcosa? Si avvicinava alla gatta, la accarezzava, provava a curarla?»

«Mi sono svegliata con l’immagine di quel bottone che mi guardava, dottore. È stata l’ultima cosa che ho visto di Kitty e la prima che ho visto da sveglia. Mi era rimasta proprio qui, davanti agli occhi…»

La Signorina Line ha appallottolato il fazzoletto nel palmo della mano destra e lo stringe in un pugno. Con l’altra si tappa gli occhi, quasi non volesse più vedere.

«Che occhio era quello con il bottone? Il destro o il sinistro?»

«Il destro, dottore. Perché ha importanza?»

Il tempo a disposizione è finito, verso un bicchiere d’acqua alla signorina Line, l’afferra con la mano sinistra. Poi l’accompagno all’uscita.

 

Seduta n. 48 - Eve, 7 anni, 3 agosto 2018

Eve entra nello studio stringendo una bambola. È senza occhi, ovviamente, al loro posto ci sono bottoni. Prima di sedersi sulla poltroncina, nota il pupazzo a forma di gatto bianco che ho posizionato sulla scrivania.

«Kitty!»

Eve lascia cadere la bambola e corre verso il pupazzo. Lo abbraccia forte mentre si gira e si rigira sui fianchi.

«Sembra proprio Kitty!»

Eve allontana il pupazzo per osservarlo meglio, ma la sua espressione cambia.

«Questa non è Kitty!»

«Chi è Kitty?»

«Oh, era il mio gatto…»

«Be’, certo che non è Kitty, questo è solo un pupazzo, ma…»

«Kitty non era così! Kitty aveva un bottone, non due occhi! Era un regalo, quello del bottone, lo aveva fatto Ely!»

«Cos’è questa storia del bottone, Eve?»

«Con quegli occhi mica poteva vederla… Così Ely un giorno le ha fatto un regalo speciale!»

«E ha sostituito un occhio con un bottone…»

«Proprio così!»

«E tu eri felice, Eve?»

Eve alza le spalle, non risponde. Butta a terra il pupazzo e raccoglie la sua bambola. Per il resto della seduta, rimane in silenzio.

 

Annotazioni circa le sedute 47 e 48 – Signorina Scott

La tortura degli animali è un atteggiamento frequente durante l’infanzia, ma l’episodio riportato in analisi risulta al contempo crudo e molto preciso, analitico.

Ely non si è ancora presentata, se non nel racconto di Eve. I dati su di lei al momento sono troppo frammentari per avanzare ipotesi. Suppongo che costringere la Signorina Scott in una condizione di isolamento forzato possa essere una terapia d’urto molto forte, ma credo che valga la pena provare. Finché tutte le personalità non saranno emerse, sarà impossibile avere un quadro completo della situazione.

 

Seduta n. 49 - Signorina Line, 25 anni, 7 agosto 2018

«Un uovo, dottore? È uno strano regalo, nessuno me ne aveva mai regalato uno…»

«Signorina Line, questo non è un regalo. Si tratta di una missione che le affido e che vorrei che portasse a termine con estrema cura. È proprio cura la parola giusta».

«Mi perdoni, dottore, ma fatico a capire…»

«Le affiderò questo uovo e dovrà fare in modo che non si rompa, mai. Dovrà proteggerlo, da se stessa, dagli altri, da Eve…»

«Pensa che Eve potrebbe romperlo?»

«Non penso niente di specifico, Signorina Line, voglio solo che si occupi di questo uovo come farebbe di un figlio».

«Spero di esserne in grado, dottore, sa io…»

«Sono certo che ci riuscirà, Signorina Line, deve solo trovare un po’ di fiducia in se stessa…»

La Signorina Line prende l’uovo tra le mani e mi chiede se ci sia una scatola dove riporlo. Le presto una semplice scatola di cartone, le concedo di portarlo così a casa, ma dovrà riconsegnare la scatola e il suo contenuto intatti alla prossima seduta.

 

Seduta n. 50 - Eve, 7 anni, 10 agosto 2018

«Un gioco?! Che bello, non abbiamo mai giocato insieme!»

«Sono molto felice che questa idea ti sia piaciuta, Eve! Sono certo che ti prenderai cura del tuo uovo come di una delle tue bambole…»

Eve sgrana gli occhi sull’uovo che tiene tra le mani. Ruota la testa per osservarlo da ogni angolazione e poi inizia a ridere.

«Sei felice, Eve?»

«Sì, molto! Poi c’è Ely che continua a ripetermi una cosa all’orecchio! Le ho detto tante volte di non farlo, ma lei insiste!»

«Eve, pensi che possa parlare con Ely? Solo per qualche minuto, prima di lasciarci…»

Eve annuisce, ripone l’uovo nella sua piccola borsa dei giochi, in particolare in una vecchia scatolina di legno che conserva per custodire bottoni e altri tesori speciali. Si mette comoda sulla poltroncina e poi sembra sprofondare nel sonno.

 

Seduta n. 51 - Ely, età sconosciuta, 10 agosto 2018

«Voleva parlarmi, dottorino?»

«Sono il dottor Klein, posso sapere il suo nome?»

«Sono Ely, ma il mio nome completo è un altro».

«Eleanor? Eveline?»

«Bel tentativo, dottorino, bel tentativo. Non mi faccia ridere…»

«Da quanto tempo è là dentro?»

«Da sempre, sono la più vecchia».

Il tratto di personalità più nascosto è anche quello più radicato e antico. C’è qualcosa di ancestrale in Ely.

«È stata lei a mettere quel bottone sullo zerbino della Signorina Line?»

Ely scoppia a ridere, si piega in avanti sulla poltroncina e assume una posizione scomposta.

«Ho approfittato del loro sonno, è stato semplice da fare…»

«E Kitty?»

«Ho sempre odiato quel gatto».

«Pensa che la Signorina Line sappia che è stata lei a fare quella cosa all’animale?»

«Per me niente premio, dottorino? Non si chieda come lo so, io so tutto. Una cura, un gioco, ma io voglio un premio, dottorino, in fondo ho giocato bene a nascondino fino ad adesso».

«Valgono le stesse regole, Ely».

Ely sorride, fa una smorfia che mi mette profonda inquietudine.

«Ely, perché sta ridendo?»

«Come saprà riconoscere se l’uovo è il mio?»

Ely esce dalla stanza con il suo uovo in tasca. Nella scatolina di legno, invece, è riposto quello di Eve.

 

Annotazioni circa le sedute 49, 50 e 51 – Signorina Scott

Ho pensato di organizzare un soggiorno speciale per la Signorina Scott. Con il consenso del suo tutore, dovrei riuscire a tenerla in osservazione 24 h su 24 in un appartamento del Centro Sperimentale di Salute Mentale.

Ho dato disposizioni perché il CSSM sistemi un soggiorno ampio e luminoso, credo che la luce naturale possa giovare all’umore e alla salute mentale della Signorina Scott.

Chiederò a ciascuna di portare con sé l’uovo e inserirò nell’ambiente i due elementi emersi durante le sedute: un gatto bianco (vivo) e un bottone. Sono curioso di osservare quale personalità emergerà per prima e come si comporterà di fronte a questi stimoli.

Cosa mi devo aspettare? Le lacrime della Signorina Line? La risata bambina di Eve? O un comportamento diverso, che forse può emergere solo con Ely o uno di cui Ely non è che un’espressione.

C’è qualcosa di malvagio in Ely. Ely, l’amica di Eve.

Eve+Ely

Evely

Suona quasi come Evily

Evil

Evil

Rischio di perdere la mia lucidità, ho mantenuto a stento il controllo mentre Ely faceva la sua diabolica comparsa.

Sono un uomo di scienza, non devo vacillare.

Non vacillare, Arthur, non vacillare.

Commenti

Ritratto di DBones

Devo dire che la tua prova è quella che preferisco; le diverse personalità che si nascondono nella protagonista potrebbero dar vita a un interessante intreccio narrativo. L'unico dubbio che mi sorge, riguarda la storia completa che potrebbe risultare eccessivamente spezzettata, confondendo il lettore. Però sei stata veramente brava e ti faccio i miei complimenti.  

Ritratto di Alessandro Pilloni

Ti devo fare i complimenti perché la trovata della terapia e delle personalità multiple è davvero buono e si incastra alla perfezione con il finale di partenza. Buono anche il ritmo. Mi è piaciuto. Poi ho notato che in tre avete infilato una bambola nel racconto e usato i bottoni come occhi. Caso molto particolare.

Ritratto di masmas

Mi è piaciuto. La storia si svolge con continuità, anche se la quantità di perosnaggi e la mancanza di un contesto la rendono misteriosa in diversi aspetti. D'altra parte ha i tratti di un thriller paicologico per cui è quello che ci vuole.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Originale.
La scena montata un pezzo alla volta, una seduta alla volta. Non me l'aspettavo e non mi dispiace il tentativo. La chiusura riapre la porta del mainstream, ma olte ci sono mille porte nuove da affrontare. Niente male.
 

Ritratto di Borderline

Ottima prova. Parti da un vantaggio, almeno su di me: adoro le storie con personalità multiple. Potrebbe sembrare facile gestirle ma non lo è, infatti a un certo punto ti sei scordata, o meglio, il dottore si è scordato, di dare l'uovo a Ely. Quasi come se tu stessa avessi paura di avvicinarti troppo a lei. Lo stile narrativo "medico" è efficace, anche se ovviamente ricalca altro non ultimi i casi clinici di Freud. Ora vorrei tanto sapere come si conclude, forse con l'incipit dato, che hai omesso perché già scritto?

Ritratto di Stellaoscura

Nella mia testolina il passo successivo sarebbe subito collegato alla traccia data.

Per il finale effettivo del mistero sto pensando a varie ipotesi, da quelle più tradizionali ad altre totalmente diverse. Dovrei chiudermi un attimo con il dottore e le varie personalità e capire bene cosa c'è sotto, dove vogliono muoversi. Fino a che non me lo sussurrano, mi fermo anche io con voi!

Grazie a tutti per i commenti e per gli spunti di riflessione, sempre preziosi!