Il demone ossscuro (di DBones)

Candida è la sabbia, bianca come la purezza che non appartiene al mondo. Seduto a gambe incrociate in quella finzione, un ragazzino di dodici anni scruta l’orizzonte. Le mani a coppa sulla fronte impediscono ai feroci raggi solari di ferirgli gli occhi; raggi che cercano un appiglio sulla pelle scura, ma inesorabilmente scivolano, finendo per essere inghiottiti dalla terra. Tutto è un inganno, tutto è una bugia. Quelli che non lo capiscono sono destinati a soccombere.

«Che stai guardando, Christopher?»

Il signor Orzon, maestro a quattro stelle della scuola media Ipag, appoggia le sue mani paffute sulla schiena del ragazzino. «Allora Christopher? Si può sapere che stai guardando?»

Quest’ultimo si alza di scatto, fuggendo al tocco dell’uomo. È piuttosto piccolo per la sua età. «Guardo il Grande Mare. È vietato forse?»

Orzon sfrega tra loro i palmi delle mani, come farebbe un grassone davanti a un piatto di pasta alla carbonara. «Vietato?!» Sul viso rubicondo un’espressione stupita. «Tra le mille leggi che regolano il nostro regno, nessuna vieta di guardare una semplice distesa di acqua salata. Cosa ci sia di così interessante da guardare è un altro paio di maniche.»

Christopher pensa che Orzon sia più un maestro da quattro soldi che da quattro stelle. Possibile che non riesca a vedere la torre che si innalza al di là delle onde? La bellissima torre rossa che nella sua salita al cielo si perde tra le nuvole? Eppure è là, lontana. Dolorosamente lontana.

«Dai ragazzino, forza! Le lezioni non sono ancora terminate.»

Stare sulla spiaggia ad ascoltare il maestro che racconta storielle, la definireste una lezione? Eppure è proprio quello che accade durante l’ultima ora di tutti i santi venerdì. Il signor paciarotto a quattro stelle dovrebbe limitarsi all’insegnamento della matematica, non mettersi a recitare favole con un’enfasi che ha del ridicolo. Favole, avete capito bene; inverosimili avvenimenti di un remoto passato.

Mettiamo le cose in chiaro; le favole possono essere anche piacevoli, ma vanno bene per i poppanti. Vanno bene per Ketty Bibit, che a tredici anni non ha ancora imparato ad usare una pistola. Tutti sanno usare una pistola, ma alla povera Ketty mancano parecchie rotelle; non che sia colpa sua, ma colpa o non colpa questa è la verità. Una delle poche in un mondo di bugie.

«Torniamo in classe, maestro! Non frega niente a nessuno delle sue favolette.»

Severo è il volto di Orzon. «Favolette?! Il passato del nostro regno sarebbe solo una favola? Per fortuna non tutti la pensano come te.»

Una ragazzetta, con dei cortissimi capelli a spazzola, se ne sta a qualche passo da loro; i suoi occhi fissano insistentemente un punto tra la sabbia. Un minuscolo granello simile ad altri cento minuscoli granelli.

«Oh certo! A Ketty le favole piacciono.» Il sorriso sbilenco che disegnano le labbra di Christopher, non dovrebbe appartenere a un ragazzo della sua età. In un mondo perfetto i ragazzini non sorridono come bestie dinanzi alla preda, ma come tutti sanno i mondi perfetti esistono solo nelle... «Però lei è...»

 «È cosa? Forza ragazzino, continua.»

Ritardata: questa è la parola. Povera Ketty.

«Maetro, toria.»

«Sì, Ketty. Storia. Vai dai tuoi compagni e aspettami. Tra due minuti vi raggiungerò.» Lancia un’occhiata a Christopher, come una sfida. Una promessa. «Anzi! Vi raggiungeremo.»

Ketty Bibit si allontana muovendo la testa: avanti e indietro, ritmicamente.

«Sembra proprio una gallina!» sogghigna Christopher, seguendola con la coda dell’occhio. «Non ci vorrà molto prima che qualcuno le tiri il collo. Lei non è fatta per la guerra.»

Amaro è l’incontro tra la mano destra del maestro e la guancia sinistra del ragazzo. Doloroso, ma non inaspettato. «Tu lo sei invece? I tuoi compagni lo sono?»

«Siamo uomini, maestro. Quando il nemico metterà i suoi piedi lerci entro i nostri confini, non esiteremo a fargli saltare le cervella.»

Nonostante lo schiaffo ben assestato, con ci sono lacrime sul volto di Christopher. I raggi solari asciugano quelle imprigionate tra le ciglia di Orzon. Nessun pianto.

«La guerra non è ancora cominciata, ma noi abbiamo già perso.»

«Non saranno certo delle stupide storielle a salvarci! Cosa farà quando il nemico gli si presenterà davanti? Gli racconterà una favoletta, signor maestro?»

Il sospiro di Orzon è più eloquente di mille parole. «Forse hai ragione; chi se ne importa di quel che è stato! Un regno potente non deve mai guardarsi indietro. Sempre avanti! Viva la matematica, ragazzi! Vi servirà soprattutto quando dovrete contare i corpi dei vostri compagni ammazzati.»

La rabbia che sale dal basso ventre di Christopher, eclissa l’infuocato sole. Tutto è una bugia, tutto è un inganno. Quelli che non lo capiscono sono destinati a soccombere. Ketty Bibit, il maestro Orzon e tanti altri come loro. «Lei la vede? Riesce a vederla?»

«Riesco a vedere cosa, Christopher?»

La torre. La torre, maledizione. A che serve rivangare il passato, se si è ciechi al presente? La rabbia del ragazzo esplode in un urlo silenzioso. Corre, corre senza voltarsi. La sabbia gli si appiccica ai piedi, solleticandoli fastidiosamente. È in quei stessi piedi che il ragazzo inciampa. Un attimo ed è a terra, ma in quell’attimo qualcosa gli sfugge: una lacrima, forse. Andassero tutti a fanculo, maestri e compagni. Restassero legati alle loro stupide illusioni.

 

«Hey, tu.»

Una voce lo raggiunge, flebile come il sibilo di un serpentello.

«Hey, dico a te!»

Christopher si rialza aiutandosi con le braccia. Si guarda attorno: è solo.

«Hey! Che sssei sssordo per cassso?»

No. Non è sordo e neppure solo. Non c’è nessuno accanto a lui, ma non è solo.

«Chi sei? Fatti vedere!»

Il sibilo si trasforma in una risatina. «Chi sssono?!» Una pausa. «Un amico, ecco chi sssono.»

Il mare allunga le sue braccia sul bagnasciuga, sfiorando il candore. Il falso candore che non appartiene al mondo.

«Io non vedo nessuno. Amici, nemici. Nessuno.»

«Però qualcosssa vedi. Mi sssbaglio?»

Quella voce comincia a metterlo a disagio. Non c’è paura ad affossargli il cuore e annebbiargli la mente. La paura è un sentimento che non appartiene ad un uomo.

«Fatti vedere, maledizione!»

Un’altra risatina. Un altro sibilo. «Altrimenti che farai? Chiamerai il maessstro? Chiamerai Ketty Bibit?»

Il corpo di Christopher inizia a tremare. È la rabbia a sconvolgerlo, non certo la paura. Lui è un uomo. «Non cederò dinanzi al nemico.» Quanto avrebbe voluto avere con sé il suo zaino e la sua fidata pistola; entrambi nell’aula seconda c al secondo piano della scuola Ipag. Maledetto Orzon e maledette le sue lezioni sulla spiaggia. “Questa è la nostra storia. Questo è ciò che siamo”, aveva detto. Il regno non ha bisogno di stupide fantasie, ma di guerrieri forti dalla mano salda.

«Nemico?! Ti sssbagli! Io voglio aiutarti. Voglio aiutare tutti quanti.»

«Un alleato si mostra, non si nasconde come un codardo!»

«Tu riesssci a vedere la torre. Non è forssse cosssì?»

Si illuminano, gli occhi del ragazzino. Si spalancano come le finestre a primavera. «La torre?»

«Sssì, la torre.»

La corazza di Christopher svanisce in un istante. Eccolo! In questo momento è solo un fanciullo dall’espressione estasiata. Un bambino che ha trovato qualcuno disposto a credere in lui.

«Sapesssi quanto ti ho cercato, Chrissstopher. Sapesssi quanto ho cercato qualcuno che riuscissse a vederla.» Sibila la voce, come un serpente pronto ad attaccare. Un sibilo che potrebbe essere una risata. Un sibilo che potrebbe essere un avvertimento: attenzione, perché io mordo!

«Se la vedo?! Certo che la vedo! La vedo benissimo. Rossa! Infuocata! Splendida, magnifica...»

«E qui ti sssbagli, ragazzo!» lo contraddice la voce senza corpo. «Non c’è niente di magnifico in esssa.»

Christopher è un ragazzo dall’aspetto piacevole, ma la smorfia che gli deturpa il viso non gli rende giustizia.

«Anche il sssole visssto da lontano appare meravigliossso. Avvicinati troppo e ti brucerà. Quesssta è la verità della torre. Io lo ssso, perché sssono il guardiano.»

Ha una storia da raccontare, la sibilante voce. Una storia che forse è l’ennesima, inutile favola. Dalla sommità della torre rossa, ha osservato il Grande Mare; in perpetua solitudine. Da sempre.

«E mentre ossservavo, è apparsssaa! Una grande nave, nera come le profondità. E quella nave era un demone e quel demone era una moltitudine. Per un tempo che voi umani non potete concepire, la nave demoniaca ha sssolcato il Grande Mare. Ere geologiche si sssussseguivano e il demone navigava. E navigava. E navigava. Sssapevo perfettamente che un giorno avrebbe raggiunto un porto e quel giorno è arrivato.» 

La smorfia di Christopher si trasforma in stupore. «Bugie! Tutte bugie! Non esiste nave in grado di navigare per il Grande Mare. Un demone?! Gli unici demoni che conosco sono gli uomini del sud! Ci hanno dichiarato guerra, ma troveranno il piombo ad accoglierli.»

«Guerra...Che sssciocca faccenda, la guerra. Il demone ossscuro divorerà sssia voi che quesssti uomini del sssud. Essso non fa dissstinzioni. No, che non le fa. Guerra o non guerra.»

«Sono stanco di tutte queste fantasie!» sbraita Christopher. «Sono stanco.»

La sensazione di un lampo che gli ferisce gli occhi ed eccolo: un essere informe che ribolle in una macchia nera. Un demone. Il demone ossscuro.

«Vedilo, ragazzo. Vedilo bene! Ho sssprecato la mia esssissstenza ad ossservarlo dall’alto di quella maledetta torre. Quesssto è fantasssia? La mia esssissstenza è fantasssia? Lo devi fermare, Chrissstopher. Lo devi fermare a tutti i cosssti.»

Il ragazzo sente perfettamente le parole del serpente che forse è solo nella sua testa. Vede anche l’immagine amorfa della macchia scura e quell’immagine non vuole abbandonare la retina dei suoi occhi. «Falla sparire! Falla sparire, per l’amor di Dio.»

«Apri gli occhi, Chrissstofer. Ssspalanca le palpebre alla luce e l’ossscuro sssvanirà.»

Nella luce l’immagine del demone è solo un ricordo. Nell’oscurità assume concretezza.

«Ricorda la tua misssione. Finché non lo avrai trovato e dissstrutto.»

«La mia missione è proteggere il regno dagli uomini del sud.»

«La tua misssione è sssconfiggere il demone ossscuro.»

«Perché? Perché?»

«Perché tu riesssci a vedere la torre.»

La flebile voce diventa sempre più flebile, quel che resta è il tempo per un’ultima rivelazione. «Il demone sssi nasssconde negli essseri viventi. Dovrai ossservare gli occhi, Chrissstopher. Chi diventa involucro del demone ha occhi color del mare.»

«Occhi blu? Questo maledetto demone ha gli occhi blu?»

«Blu?!» L’ultima risata. L’ultimo sibilo. «Il mare non è blu. Il mare è nero, perché il sssuo cuore risssiede nelle profondità.»

 

 

Cadere. L’incubo principe dell’essere umano. Christopher cade, accompagnato dall’immagine del demone dai contorni sfocati. Com’è la storia dell’abisso? Se ci guardi troppo a lungo…

Christopher

Lasciami cadere

Christopher

Lascia che l’abisso guardi dentro di me

 

Mani che lo scuotono energicamente. «Christopher!»

La luce del giorno lo avvolge, cancellando tutti gli incubi notturni. Il primo volto che vede è quello di Orzon, paonazzo sia per il caldo che per l’agitazione. «Calma ragazzi! Ha ripreso i sensi.»

Era forse svenuto? La testa gli gira come se si trovasse su una giostra. Ha ricordi vaghi di quanto gli è appena successo: la voce priva di corpo, il demone. Solo immaginazione? Nulla più che favolette? Altre storielle da aggiungere a quelle del maestro?

Alcuni compagni di classe lo stanno osservando: Bobbo, Franz e perfino quello stronzo spocchioso di Karol.

«Portate dell’acqua, ragazzi», chiede Orzon. «No, che fate! Acqua dolce, non salata.»

«Maestro?»

«Stai tranquillo, Christopher. Va tutto bene.»

«Lei di che colore ha gli occhi?»

«Di che colore ho gli occhi?! Ma che domanda è?»

«Mi risponda, per favore.»

Orzon sospira e non è la prima volta quel giorno. «Nocciola. Tutti nel regno hanno gli occhi nocciola.»

La stanchezza assale le palpebre del ragazzo, facendole abbassare. L’immagine del demone. Il demone ossscuro che come nave solcava le acque del Grande Mare. Nave che era destinata a trovare il suo porto.

«Poi naturalmente ci sono le eccezioni come Ketty. Lei ha dei bellissimi occhi blu.»

Christopher sorride, ma il suo sorriso è più un ghigno. Occhi blu, pensa. Occhi blu come il mare...

Delle voci concitate giungono alle sue orecchie: «Fermatelo, ragazzi. Fermatelo!»

Un’ombra si aggiunge alle altre ombre. «Attenti, ragazzi. Stategli lontano.»

Non c’è da avere paura, è solo un cane. Un grosso cane; il pelo come la notte orfana di stelle. Non teme gli esseri umani. Si avvicina a Christopher con passo sicuro. Eccoli, uno dinanzi all’altro.

«Sono tutti scappati. Perfino il maestro. Proprio un tipo coraggioso; lui e le sue favole!»

Il cane comincia a leccargli il viso con la sua umida lingua ruvida. «Bravo, cagnolone.» Gli occhi nocciola del ragazzo incontrano quelli dell’animale: neri come l’abisso che guarda dentro di noi.

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Commenti

Ritratto di Gana Mala

Il racconto è molto scorrevole, fila liscio, si riesce a immaginare tutto ciò che racconti ed è pure gradevole, ma temo sia fuori tema :/

Ritratto di DBones

Oddio. La nave c'è. Il cane, pure. Non avevamo vincoli. Forse hai ragione, ma ormai il racconto è qui! Al massimo verrò crocifisso in sala mensa.... Se però ti è piaciuto anche solo un pochino, sono contento lo stesso.

 

Ritratto di Pilgrimax

Ho avuto la stessa impressione di Gana Mala. Il racconto è scritto bene ed è godibile. Sei andato sulla suggestione, una delle due possibili alternative del gioco, e questo va bene. Però mi sarei aspettato un racconto tutto incentrato sulla CanNave (così come la mostra l’immagine), e invece mi pare che della CanNave ci sia poco. Magari la nostra è un’interpretazione troppo restrittiva. I Capitani sapranno dire meglio. In ogni caso, il racconto è più che buono. L’incipit mi è piaciuto parecchio.

 

Ritratto di DBones

Mi piaceva l'idea che la cannave restasse sullo sfondo, misteriosa.Il fatto di non avere vincoli di genere mi ha forse portato sulla strada sbagliata. Avrei dovuto scrivere una storia incentrata sulla nave, in fondo è un gioco e se ho sbagliato farò meglio la prossima volta. Il tuo commento fa sempre piacere.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Il racconto in sé è bello. Molta atmosfera. Classico ma il classico non stanca mai. Unico problema è, appunto, il fuori tema. Sarebbe bastato descrivere la nave e problema risolto, in effetti!

Ritratto di DBones

Probabilmente hai ragione. In futuro riproporrò questo racconto aggiungendo la descrizione della nave.

Ritratto di LaPiccolaVolante

A me è paiciuto.
Una corsa veloce, certo, ad acchiappare quanti più elementi possibili e lasciare i fronzoli inutili.
Una favola nera alla King e la torre nera, mi ha ricordato. Con un solo accentino stonato:
Una mancata sincronizzazione della voce narrante.
probabilmente in uno spazio più lungo la presenza così pesante dell'opinione del narratore potrebbe trovare, o nella tua testa ha già, una motivazione, ma per buttar giù ogni dubbio d'errore, facciamo chenon la abbia.
Il narratore si esprime, esprime opinioni, si intromette, da giudizi sul professore, sui bambini in maniera pesante, tanto che all'inizio inconsciamente provavo a metterla in testa al bambino.
Soffre di uno sbilanciamento in questo piccolo brano. E questo giudizio è vincolato ai limiti di questo solo pezzo.
Quindi aspetto una tua risposta.
In generale dovete cercare di dare una posizione netta al narratore, o dentro o fuori. se fa parte della storia può permettersi tutto quello che vuole. Se è un narratore totalmente esterno deve muoversi dentro limiti più stretti.

Comunuqe un gioco interessante

 

Ritratto di DBones

In effetti il narratore prende le parti di Christopher, esprime quello che pensa il ragazzino; il lettore entra nella sua testa e giù, verso l'oscurità! Mi rendo conto che questo avrebbe funzionato se il racconto fosse stato in prima persona, quindi accetto la giusta critica del Capitano. 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Sul "fuori tema", potrebbe essere un falletto tecnico. Voglio approcciarlo come una intro a un mondo più complesso che vede protagonista la nave. ;)

Ritratto di DBones

Ovviamente nella mia testa c'è un intero mondo che attende la CanNave! Un mondo sull'orlo di una guerra che, pian piano, sta trasformando in demoni anche coloro che dovrebbero rappresentare l'innocenza per antonomasia. Sul finire del racconto, Christopher incontra un cane dagli occhi neri (come il mare); la vera storia della CanNave inizia lì!

Ritratto di Antio

Carino, scorrevole, ben scritto. Il personaggio di Cristopher mi è risultato un po' antipatico, non sono riuscito ad immedesimarmi in lui. Non male nel complesso, peccato che sia fuori tema. Sarebbe stato bello leggere della Cannave con questo tipo di scrittura...

Ritratto di DBones

Grazie per il commento. Ho considerato questo racconto come un'introduzione;l'intro ad un mondo in cui fa la sua comparsa un demone che assume più forme. Nel proseguo della storia (nella mia testa) Christopher dovrà imbarcarsi sulla CanNave e fare i conti con...Comunque è un bene che il protagonista ti stia antipatico: il personaggio negativo è proprio lui!