Lacrime (di EntulaPili)

Coff coff coff
Quella maledetta tosse non gli dava tregua.
Coff coff coff coff
Tutta colpa di quel cane di merda!
Coff coff coff coff coff
Tosse e puzza di vomito, cos’altro avrebbe potuto rovinargli la giornata?
“Oh! Bene! La cazzo di dispensa è praticamente vuota!”
«CAAAAARL! CAAAAAAAAAAAARL!»
«La pianti di urlare?»
«Col cazzo! Coff coff coff che coff la pianto! Devi dire a quel coso che ci trasporta di smetterla!».
«Oh! Impossibile, non mi ascolterà mai!»
«Coff Carl, l’unico medico a bordo sta vomitando più di tutti gli altri. Coff questa tosse mi tormenta e la cambusa si sta svuotando. Abbiamo bisogno di sbarcare. Digli di smetterla!»
«Sai che non lo farà sino a quando colui che aspetta non tornerà.».
«Sai che solitamente è il capitano a guidare una nave?!».
«Certo che lo so!» sorrise Carl «ma questa non è una nave, ma una CanNave!».
«E si può sapere come cavolo si ferma una CanNave?».
«Eh! Se solo lo trovasse, smetterebbe di piangere».
«TROVARE CHI? DIO DEI MARI! È da tre mesi che sto a bordo di questo cane, o nave che sia, e ancora non ho capito per chi cavolo piange!».
«Non potresti capire. In ogni caso, mi dispiace Mark, ma la tua richiesta non può essere accolta. Navighiamo sulle sue lacrime e saranno in tempesta sino a quando non lo avrà trovato o sarà tornato».
Coff coff coff
Incazzatissimo, Mark uscì sul ponte e cercò di arrivare in poppa evitando di calpestare le pozze di vomito.

«Ciao Rick, sai che fine ha fatto John?»
«Chi?»
«John, il tizio strabico»
«Ah! Ahahaha, quello che mi faceva spaccare dal ridere, non si capiva mai dove cazzo guardava! Ahahaha»
«È da un po’ che non lo vedo. Come lui tanti altri»
«Non saprei, è già tanto se mi occupo di me stesso».
«Non ti accorgi che ogni giorno manca qualcuno? Saranno sparite almeno venti persone da quando siamo partiti».
«Nah! La CanNave è grande, saranno tutti occupati a pulirle il culo! Ahahahah»
Ancora non capiva perché così tante cabine erano chiuse a chiave, “inagibili” gli aveva detto il comandante, ma nella 206 ci stava John assieme ad altri tre marinai, perché ora era chiusa?
Mark tornò nella sua cabina e, come ogni sera, iniziò a scrivere a sua sorella.

Cara Ann________________...
«Porca puttana maledetta! Tutte le sere la stessa storia, non si può fare nulla su questa cazzo di nave! Provi a pisciare su un cesso e ti schizzi addosso, provi a dormire e cadi dal letto, provi a scrivere e la penna se ne va per i cazzi suoi! CE LA FA ‘STA MERDA DI CANE A NON PIANGERE PER CINQUE MINUTI? È POSSIBILE STARE FERMI ALMENO PER UN PO’ O DOBBIAMO BARCOLLARE IN ETERNO?!»

«CAAARL!»
«Mark! Ancora urli!»
«Devi far smettere questo cavolo di cane! »
«Ancora con questa storia? Non può!»
«Devi farlo smettere e dirmi che fine ha fatto John!».
«John? Chi è John?»
«John! Quello strabi…»
«Tu chi sei, Mark?»
Carl si voltò e se ne andò.

Cara Anne,
vorrei poterti dare delle buone notizie, ma la mia salute è precaria, il medico è svanito, la cucina è vuota.
Salii su questa nave con tanti buoni proposit_____________..,,_____

La CanNave si inclinò, buttando a terra penna e calamaio. Mark iniziò a tirar calci su tutto ciò che si trovava nei dintorni e uscì dalla cabina per lamentarsi ancora e lo avrebbe fatto sino a quando non gli avrebbero dato ascolto. E avrebbe trovato John.
Vagò per i corridoi, spalancò le porte delle cabine, ma sulla CanNave sembrava non ci fosse un’anima. Una mano gli toccò la spalla ed egli si voltò.
«Che ci fai in giro a quest’ora Rick? Le candele si spengono alle 20.00»
«Io sono Mark»
«Va bene, Mark. Ora rispondimi»
«Cercavo John»
«Ti vedo pallido e credo che tu abbia perso parecchi chili».
«Il cibo è poco»
«Dovresti andare a letto, John»
«Sono Mark»
«Va bene, ora vai»

Mark quella notte dormì profondamente ma si svegliò più stanco di prima. Si guardò allo specchio riconoscendosi a stento. Il viso cereo, gli occhi infossati e i tre denti persi nell’ultimo periodo, non gli dava un aspetto salutare. Restò a osservarsi, dal suo naso iniziò a uscire sangue. Aveva sete, molta sete.
«Come ti sei procurato quei lividi, John?».
«Sono Mark e non saprei» guardò le sue braccia segnate e tirò su i calzoni per osservare le gambe. Le ecchimosi facevano contrasto con la pelle bianca. «Non so davvero come…».
Si ributtò a letto, avvertiva dolore su tutte le ossa e sui muscoli. Quella notte fece un brutto sogno. Sognò Anne.

Il brusco risveglio lo spinse a cercare risposte. Carl non gliele avrebbe fornite, era giunto il momento di comandare la CanNave. Andò a prua, si afferrò ai suoi peli che sapevano di sale bagnati dalle sue stesse lacrime e dall’acqua del mare. Stringeva i pugni tra il folto manto mentre la bestia si dimenava. L’enorme occhio rifletteva l’oceano nero in tempesta e il terrore di Mark.
«Ti aiuterò a trovare chiunque tu stia cercando, ma devi smettere di piangere!».
La CanNave iniziò ad abbaiare e ringhiare. Il forte latrato scuoteva il corpo di Mark come una marionetta appesa a un pendolo. Provò ad accarezzarla per tranquillizzarla, ma la sua piccola mano su quella grande bestia-vascello faceva lo stesso effetto di una pulce su una tigre.
«Io ti aiuterò! Dimmi solo chi cerchi e prometto che farò di tutto per aiutarti!».
Chi cerco?”
«Sì, dimmi chi cerchi, per chi piangi»
“Tu sai per chi non piangi più? Sai che non riuscirai nemmeno più a farlo?”.
«Non so di cosa parli! Ti prego di smetterla di agitarti!» uno scossone lo fece scivolare sino alle fauci dello strano animale. Tra quei denti aveva le dimensioni di un granello di sabbia. L’ansia affaticava il respiro, il sale marino bruciava sulle sue labbra secche, mani e piedi erano troppo freddi per riuscire a controllarli e tutto attorno a sé ruotava, i battiti del suo cuore erano in tempesta come quelle acque e la sua pelle infuocata.

«Carl, il viaggio sta per terminare»
«Io sono Mark. Dammi dell’acqua»
«Non ne avrai ancora per molto»
«Di cosa parli? Ho sete»
«Del tuo viaggio»
«Io non so dove sia diretta la CanNave. Mi sono imbarcato tre mesi fa e sono in balìa delle sue lacrime»
«Le lacrime di chi, Rick?»
«Sono M… le lacrime della CanNave. Tu sai per chi piange? Il comandante ha detto che non smetterà sino a quando non lo avrà trovato»
«Sei tu il comandante»
«No, io sono Mark»
«Cos’è La CanNave?»
«La nave cane che ci trasporta»
«Non c’è nessuna nave, Carl, né un cane. Sei solo su una barca e non riesci più a piangere. Vero, Rick?»
«Io sono Mar… ho mal di testa, sonno, lasciami… ho bisogno di un medico»
«Sei tu il medico»
«No, io sono…»
«Non troverai Anne. Il tuo viaggio è finito».
 

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Commenti

Ritratto di DBones

Bel racconto. Non hai commesso il mio errore, cioè mantenere cane e nave come due elementi separati ma complementari. Tuttavia non sono riuscito a cogliere, pur nell'illusione, cosa realmente sia questa CanNave. Ho immaginato i protagonisti come pulci su un cane che nuota nel mare! Anche il continuo botta e risposta dei dialoghi mi ha un po' disorientato; questa tecnica velocizza il ritmo della storia, ma non sempre un ritmo veloce è un buon ritmo. A parte queste mie futili considerazioni, sei riuscita a cogliere lo spirito della CanNave molto meglio di me e non posso che farti i complimenti.    

Ritratto di Pilgrimax

Stavolta, non ci ho capito niente :-( sebbene il racconto sia in tema. Mi sembra di intuire un'idea originale alla base, ma il racconto mi sfugge, non l'ho compreso. Magari è colpa mia, forse non ho prestato l'attenzione richiesta al racconto.

La scansione diretta, così pervasiva per tutto il racconto, non credo sia stata una buona scelta. Per carità, la scansione diretta mica è vietata, eh? Anzi, in alcune situazioni (per es., scene di azione) in cui ci sono momenti concitati e si vuole dare qualche suggerimento fulmineo al lettore tramite un dialogo è la scelta giusta. O quando si richiede di velocizzare uno scambio tra personaggi, ma già bene caratterizzati in precedenza. Se usata sempre e comunque dall'inizio fino alla fine, senza movimenti di scena che possano dare vitalità e verosimiglianza alle scene, la narrazione risulta un po' piatta e sembra di avere a che fare, per usare una citazione, con tante "teste parlanti", voci nel buio di scene senza coordinate.

In ogni caso, lo rileggerò e attenderò curioso il parere più competente dei Capitani.

Di buono, penso ci sia il fatto che hai voluto provare a fare un esperimento, almeno per te, nuovo. E su questo aspetto, per come la vedo io, posso solo apprezzarti :-)

 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Mi ha fatto sorridere! Leggendoti attraverso i social ti ho ritrovato in questo trambusto che dà proprio l'idea di una nave sotto tempesta. Da applausi la navigazione sulle lacrime (c'è da lavorarci!). Anche io non ci ho capito nulla ma mi sono lasciato travolgere dal ritmo. Forse è poco letterario ma devo dire che coinvolge. Alla fine chi era John? Ih ih ih

Ritratto di Gana Mala

Tre su tre non hanno capito il mio racconto, esattamente come quando iniziai :D
Aspetto il commento dei capitani, poi spiegherò cosa avevo in testa :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

Questo è uno di quei casi in cui quello che non afferri, fa del racconto un nocciolo geniale da scovare!
Tutto corre e tutto acchiappa fino alla fine, poi hai la soluzione in mano, ma non ce l'hai veramente e impazzisci!
Parla! Parla cazzo! DEVI PARLAREEEE!

Ritratto di Gana Mala

Ma io volevo sapere cosa avevi afferrato. Volevo capire se almeno qualcosa di quello che ho cercato di trasmettere arrivava.

Ritratto di LaPiccolaVolante

la cosa più immediata è la folle asincronia.
niente rintocca e combacia. la gestione di questo teatro direi che è quasi perfetta. Un meccanismo trappola da cui il lettore non può liberarsi in alcun modo. fino a qui mi levo la tuba! davvero.
Ma questo meccanismo non ha una soluzione, in nessun modo, lo chiamano tutti conun nome diverso, come non fosse importante o fosse il suo vero nome. Ma a un certo punto un interlocutore esterno sa benissimo chi lui sia e profetizza sulla sua ricerca e sul suo viaggio: Non troverai Anne.

O stai riportando un  delirio in una camera antipanico reale, o, se gli ultimi innesti nel dialogo appartengono ancora alla canNave, hai un quintale di pagine da spiegare. :)

 

Ritratto di Gana Mala

Mi avvalgo di questa parte dell'articolo 6: non ci interessa che arriviate a dare una soluzione alla storia, una fine. Ci interessano i modi e il soggetto. Non trascurateli per dirci a tutti costi come finisce la storia.

Ritratto di Antio

Bello e divertente. Mi è piaciuto proprio il fatto che hai voluto sperimentare. In genere i racconti brevi troppo dialogati non mi attirano molto, ma c'era una dose sufficente di "nonsense" che ha mantenuto vivo il mio interesse. Anche la difficoltà di trovare una soluzione, un significato o un senso alla storia è una caratteristica affascinante. La cosa a cui potrei associare di più questo racconto sarebbe uno sketch dei Monty Python...!