Il doc, la bestia, la steamdoll (di Pilgrimax)

Bestia si tuffa nel vuoto dalla Dark Tower. La scia di vapore sputata dal rocket-pack disegna una parabola lungo la quale il demone di carne, ottone e bronzo picchia e sibila. Sul vertice della parabola sfiora i comignoli alzando mulinelli di cenere, poi prende quota lucidato dalla luna e libera il grido dell’aquila reale.

«Le piace il volo rrradente, padrone». La coda dell’occhio va sul bitbullet ringhiante, accovacciato sulla spalla destra con gli artigli ancorati all’ottone. È una pallottola quadrupede lunga quanto un dito.

Bestia accenna un sorriso. «Dici bene, Suitch.»

Sfreccia tagliando l’aria e contempla dall’alto i vicoli gocciolanti come gli ugelli di una turbina a vapore. I vicoli di Steamchapel, regno del demone metà uomo e metà steambot. Mura di cinta alte una decina di metri si stagliano all’orizzonte.

Bestia si riempie di orgoglio: ora il distretto comprende tutto il vecchio East End, da London Bridge fino alla fine di Mile End. Distretto fuori legge, terra di nessuno, come sancito dalla regina Vittoria nel patto sul grande male sociale. Il problema dei problemi, e le steamdoll di Bestia la soluzione. West End è l’ingresso lindo e presentabile; East End è lo sgabuzzino disordinato e pieno di rifiuti. Ma la padrona di casa starà buona, fintantoché dall’ingresso si vedrà solo una porta chiusa dove si entra ma non si esce.

Smorza la caldaia del rocket-pack e fa scattare il patagio in pelle e aste di rame, plana per una ventina di metri e atterra su Demon’s Square.

Suitch ispira e chiude gli occhi, distendendo le zampe anteriori. «Sono passati due anni dall’ultima volta, ma l’usta di Patsy me la rrricordo bene. Stanotte ne è pregna l’arrria.»

«È arrivato il momento, fedele sputo di mitragliatrice. Sapevo che Doc sarebbe tornato. Da quando il bottolaio ci ha separati, ha provato a starmi lontano. Ma si vede che rivuole indietro la metà sinistra.»

Suitch sghignazza.

«Dirompente servo, lustrati la punta». L’acqua ribolle oltre il mezzo portello sul petto di Bestia, la valvola di sfiato sbuffa vapore, il rocket-pack inizia a vibrare. «È ora che l’aquila vada di nuovo a caccia di ratti.»

 

Doc si confonde in mezzo alla fauna di balordi e steamdoll languide che popolano il vicolo. Siede a terra con la nuca appoggiata al muro e lo sguardo perso nel cielo nero della notte.

Uno steamcat balza dal tetto, abbraccia il discendente sul muro di fronte, gli artigli scintillano e stridono durante la discesa, gira la testa di centottanta gradi, un altro salto e atterra sul pavé metallico. I quattro pistoncini si distendono, mentre la caldaia che sta al posto del sedere vibra e borbotta. L’animaletto emette un peto di vapore e se ne va.

È la stradina che da Steampton Street, il centro dello smercio, sbuca su Vandel’s Court. Al numero tredici adesso c’è il “Beauty & The Beast club”. Tutto è cambiato, ma l’incubo del fu Miller’s Court continua a tormentare le notti del fu dottor Bond.

«Che dici se alzi il culo da quesssta pozza di gasssolio? O vuoi che m’infili come una supposssta nel tuo deretano?» La voce sibilante di Patsy penetra nel piccolo imbuto che sta al posto dell’orecchio sinistro, il muso picchia sul bronzo della tempia. Il tintinnio risveglia Doc dal torpore provocato dal cocktail di whisky e laudano.

«Fedele amica», la voce è impastata, «temo di non farcela. Ho fibrillato un’altra volta.»

«La pompa di vapore cha hai al posssto del ventricolo sinissstro sfiata. Dobbiamo sossstituire la valvola aortica. E al mondo esissste una sola valvola compatibile: quella polmonare di Bessstia. Fatti coraggio, Doc. Sono rimasssta con te nelle fogne di quesssta fogna a cielo aperto per due anni. Non ho intenzione di mollarti adesso».

Perché continui a essermi fedele? Eppure sai che c’è solo un modo. Il bottolaio è stato chiaro.

«Alzati». Patsy picchietta contro la natica destra di Doc.

«Ahi, da questo lato fa male!»

«Non c’è tempo da perdere. Bella a quessst’ora starà già in stand-by».

Mary Jane…

 

Bella passa la mano zincata tra i filamenti di rame della chioma. Scruta l’immagine riflessa allo specchio che sta sul mobile per il trucco. Lo sguardo le cade sulla grappetta di ottone che fa da ponte tra il bronzo della guancia e la carne della mandibola. Si è spaccata, disegnando una feritoia dalla quale emergono degli ingranaggi simili alle ruote dentate di un orologio. La pompa di vapore aumenta la frequenza dei battiti. Apre il cassetto e tira fuori una grappetta che sostituirà quella danneggiata. Richiude la feritoia e la frequenza di pompaggio rientra nella norma.

Apre la cerniera sul davanti del corpetto. In preda a sbuffetti di vapore, ammira l’ultimo regalo di Bestia: due seni a ventiquattro carati.

Con una gamba sollevata in aria, sfila il collant. La scritta “Ginger” rifulge della luce della lampada che si riflette sui diamanti delle lettere, il regalo di Bestia per la sua resurrezione, e per il contestuale battesimo come Bella.

Pensa che Doc fece proprio un buon lavoro. Sentì dire che, prima dell’intervento, fosse ridotta solo a un corpo mutilato, rinvenuto in una fossa comune. Invece, appena rinata, era già la steamdoll più bella e ambita di Steamchapel. Degna regina del re, degna donna di Bestia. Pensa pure che le dispiace che quel dottore non s’intendesse con Bestia. Sarebbe stata una risorsa preziosa contro il logorio degli anni.

Controlla gli incassi della serata. Le sue ragazze sono proprio brave. Alla marmaglia di rinnegati che popolano Steamchapel piace la carne condita di ottone e bronzo, depurata da ogni scampolo di libero arbitrio, volontà, o ribellione. Gli piace diventare chiunque desiderino, senza essere giudicati o ridotti in cattività. Con le steamdoll possono dare un calcio all’etica e alle ipocrisie e dominare le loro più intime frustrazioni, impersonandole. Non c’è più nessun “Jack the ripper” che possa seminare terrore. Al massimo, si cambia qualche pezzo e più belle di prima.

Gran bel incasso. Bestia sarà contento.

Smorza la luce e si stende sul letto. Si allunga su un fianco. Chiude la valvola che sta dietro il collo, controllata dal timer. La pompa di vapore rallenta. L’acqua nella caldaia smette di bollire. Bella inizia a rilassarsi e a farsi cullare dal ticchettio del timer che procede in accordo agli scatti micrometrici della valvola.

La vista si offusca.

Buio.

 

Doc e Patsy si fermano alla fine di Vandel’s Court, dove inizia il sottopassaggio per Dorset Street. Il lampione a olio è spento, sono due ombre che si muovono nell’oscurità della notte. Dalle finestre che si affacciano sul retro del “Beauty & The Beast club” non filtra nessuna luce. Non sentono rumori né voci. Si portano sotto la finestra affiancata dal discendente che sbuca da sotto la gronda. Patsy è accovacciato sulla spalla di Doc.

Essere un mezzo steambot ha i suoi vantaggi. La mano di ottone e bronzo stringe il discendente e il braccio non avverte l’effetto della forza di gravità; le gambe leggermente divaricate e puntate contro il muro, il discendente nel mezzo; l’altro braccio in carne e ossa solo per controllare meglio l’equilibrio.

Hanno raggiunto la finestra della camera di Bella. Doc stende il braccio creando un ponte tra la spalla e il davanzale. «Vai, tocca a te.»

Patsy attraversa il ponte di carne e ossa e, picchiettando contro il legno dell’infisso, apre un tunnel attraverso il quale s’introduce nella camera.

La finestra si apre e Doc fa per entrare. Un fruscio sopra la testa, per un attimo l’oscurità si è fatta più nera. Alza lo sguardo al cielo mentre un brivido gli percorre la parte destra della schiena. Solo il cielo.

«Sbrighiamoci». Scavalca il davanzale ed entra.

 

«Fatti guidare dall’usta di Patsy». Bestia indica i vicoli che partono da Demon’s Square. «Io ti seguirò dall’alto». Il rocket-pack vibra ed emette vapore, facendo lievitare Bestia di qualche metro. Lo scoppio, il ruggito dei reattori, e Bestia è già a decine di metri oltre i tetti.

Da quell’altezza, Suitch è una formica che esamina percorsi a più direzioni. Sonda una scelta puntando le zampe e allungando il muso. Poi riparte.

Bestia lo segue e gioca di anticipo scrutando punti nello spazio che per Suitch rappresentano il futuro prossimo. L’istinto del rapace disegna due possibili traiettorie. Una porta a Dorset Street, e l’altra a Vandel’s Court.

Bella.

Bestia si tuffa in picchiata, raccoglie Suitch, e si riporta in quota sfrecciando verso il “Beauty & The Beast club”.

Gira in circolo sul cielo di Vandel’s Court. Il cortile è vuoto, immerso nel silenzio e nel buio della notte. Ma la finestra al numero tredici è aperta.

 

Gocce di sudore scivolano lungo la tempia destra, una dirotta verso la guancia e va a depositarsi sul labbro. Doc la scansa con la punta della lingua. «Fa’ più luce qui». Patsy avvicina la fiamma della candelina che tiene in bocca all’occhio di Bella. Doc rimuove la cornea. Con il coltellino, pratica due incisioni ai lati della camera anteriore, proprio di fronte alla pupilla, e vi incastra la lente invertente. Rimonta la cornea e stringe le quattro viti lungo l’orbita. «E anche questo è fatto». Solleva il capo di Bella, azzera il timer e apre la valvola.

Bella apre gli occhi. «Bestia, mio adorato. Ma che…» Doc la interrompe coprendole la bocca con la mano.

«Ascolta, abbiamo poco tempo». Rimuove la mano. «Doc è tornato.»

«Ha deciso di unirsi a noi?»

«No, mi ha teso una trappola e mi ha rubato il rocket-pack. Il ratto ha tagliato le ali all’aquila reale e vuole usarle per fare il rapace, e vuole te come regina.»

«Non mi avrà mai.»

«Invece ti concederai. Sono la sua immagine riflessa allo specchio, l’esatto inverso. Ma in fondo siamo fatti della stessa pasta. Il rocket-pack gli darà alla testa. Vorrà essere il padrone di Steamchapel. Non resisterà alla capacità di dominare i cieli, di nascondersi dove nessuno lo può trovare, di osservare il mondo sprofondare negli abissi e godersi lo spettacolo da un belvedere esclusivo. E non resisterà a te». Doc le scansa una ciocca ramata dalla fronte, portandogliela dietro l’orecchio. La bacia.

Bella è rimasta con gli occhi socchiusi e le labbra protese. Riapre gli occhi. «Non mi hai mai baciato così. Dimmi quello che devo fare.»

«È molto semplice…»

 

Bestia irrompe nella stanza sfondando la porta con un calcio. Suitch zampetta zigzagando e annusando qua e là. La luce è accesa e Bella è seduta di schiena, di fronte al mobile per il trucco. Indossa solo il corpetto e i collant. Con il fil di ferro finisce di sistemare lo chignon di rame.

«L’usta è forte, padrrrone.»

«È stato qui. Dimmi dov’è» ordina Bestia, rivolgendosi a Bella.

Lei si volta e inizia a slacciare il corpetto sul davanti. «Ti stavo aspettando, mio signore. Unico e solo. Ti aspetto sin dal momento in cui ho visto la luce.»

«Ma che diavolo blateri? Non è il momento di fare smancerie. Cosa ti ha fatto? Dove è andato?»

Bella si alza e va verso Bestia. Gli prende una mano e la poggia sul seno. «Calmati. Qui ci sono solo io. E tu sei l’unico che può entrare. Perché non mandi via l’animaletto» dice indicando Suitch «e stiamo un po’ soli?» La palpebra d’ottone si abbassa e si rialza, producendo un click che cerca intesa.

«Perché la finestra è aperta? E perché prima la luce era spenta?»

«L’usta è più forrrte qui, sul davanzale.»

Bestia scansa Bella con il braccio e si affaccia alla finestra. Vandel’s court è deserto e dorme avvolto nella notte.

Le mani di Bella si poggiano sulle spalle di Bestia, la testa sulla schiena. Bestia sente il ribollio dietro di sé, il verso della fusa di Bella. Si volta scansandola, e la afferra per le spalle. «Non mi hai risposto!»

«Ho aperto la finestra per fare uscire un moscone, non mi piacciono, e proprio in quel momento la lampada ha consumato il gasolio.»

«E perché adesso non la chiudi?»

«Perché con te qui ho paura di surriscaldami». Bella sorride maliziosa, si avvicina mettendosi in punta di piedi e inizia a lambirgli la parte sinistra del collo con la lingua di cuoio e velluto. «Ti voglio». Tira a sé Bestia portandosi vicino al letto. I due amanti si adagiano sul materasso. Bella gli sfila il rocket-pack dalle spalle e lo sistema di fianco al letto, vicino alla finestra. I quattro sipari del baldacchino si chiudono.

«Suitch, va’ a fare la guardia dietro la porta.»

«Sì, padrrrone.»

«E spegni la lampada, tesoro.»

«Sissignorrra.»

 

Doc e Patsy, nascosti in mezzo al cumolo di immondizia, vedono la luce spegnersi dalla finestra aperta. Bella ha dato il segnale.

Patsy si scrolla il sudiciume di dosso e poi si mette a correre verso il discendente. «Sssbrigati, Doc.»

«Ferma! Tu aspetti qui.»

«Ma…»

«Suitch ti annuserebbe in un secondo.»

«Sì, una bitbullet viva emana l’usta. Ma, ormai, siamo arrivati alla resa dei conti. Fallo, Doc. Fallo in fretta.»

«Ho detto che rimani qui.»

Doc scavalca il davanzale. Si muove a rallentatore cercando di non far cigolare le giunture metalliche della metà sinistra. Vede il rocket-pack e deve trattenere l’euforia per non fare più rumore del vento che s’introduce dalla finestra. Nella camera si sentono solo i gemiti dei due amanti e l’ottone che struscia sul bronzo e gli sbuffi di vapore. Afferra il rocket-pack e se lo mette sulle spalle. Fa per scavalcare di nuovo il davanzale ma urta lo stipite col rocket-pack. Trattiene il fiato, immobile, a cavalcioni sul davanzale.

La tenda del baldacchino si apre di scatto. Bestia è nudo, emette vapore da tutte le valvole di sfiato, la pupilla dell’occhio meccanico si accende di rabbia scarlatta. «Tu. Lo sapevo.»

«Aspetta, mio sign…» Il pugno di bronzo azzittisce la steamdoll, scaraventandola a terra.

Doc si mette a pompare frenetico sul braccetto di accensione del rocket-pack. Bestia apre la porta e afferra Sutich per il collo, tenendolo fra l’indice e il pollice della mano di bronzo. Il bitbullet scalcia con le zampe posteriori e con quelle anteriori graffia sulla morsa. «La prego, padr… padrrrone.»

«Ma cosa preghi? Stupida caccola di fucile. Il bottolaio ti ha creato per un solo scopo. La morte. Tua e del nemico». Le gambe di Suitch non si muovono più, a una a una si staccano dal corpo come ramoscelli secchi lasciando nella mano di Bestia solo una pallottola.

Doc continua a pompare sul braccetto. Bestia preme il pulsante sull’avambraccio, lo sportellino si apre lasciando uscire una Adams, calibro 450. Il rockect-pack inizia a scoppiettare sbuffando vapore. Bestia inserisce la pallottola nel tamburo. Il rocket-pack sputa una fiammata e Doc vola fuori dalla finestra. Resta sospeso in aria mentre cerca di capire come pilotare. Si volta verso la finestra. Bestia è affacciato col braccio armato teso e un occhio chiuso. Doc non riesce a togliersi dalla traiettoria puntata dalla Adams. Riesce solo a girare su se stesso, offrendo alla mira di Bestia ora il rocket-pack, ora il corpo. Un’altra rotazione. Doc fissa la punta della pistola e se la sente sul cuore.

«Ci vediamo all’inferno, Doc.»

Dalla finestra, scorge Bella che si butta addosso a Bestia. Lo scoppio, la mezza rotazione di Doc, il rocket-pack sibila e perde quota e Doc è avvolto da una nuvola di fumo nero. Rovina sul piazzale, faccia a terra. La parte destra della schiena brucia e sente il crepitio delle fiamme. Si libera del rocket-pack e si tuffa nel cumulo di immondizia dove lo aspetta Patsy. L’onda d’urto li spoglia del sudiciume. Adesso il rocket-pack è solo un tizzone ardente che giace al centro del cortile.

«Doc, è la tua occasione. Non ha il rocket-pack e nemmeno le munizioni. E tu hai me». Patsy si avvicina, chiudendo gli occhi. «Fallo, e fallo in fretta.»

Doc la afferra con la mano di bronzo e, con l’altra, le accarezza la testa e il dorso. «Nelle fogne sei stata l’unica compagna di sopravvivenza». La poggia a terra.

«Affronterò Bestia. Ma ad armi pari.»

Commenti

Ritratto di Alessandro Pilloni

Prova

Ritratto di DBones

Vedo che te la cavi anche nel genere steampunk! (A differenza mia; difatti il mio raccontino segue una strada diversa.) I rimandi a Beauty and the beast funzionano egregiamente. Poi c'è Suitch. Lasciamelo dire: Suitch è troppo forte! 

Ritratto di Alessandro Pilloni

Che scrivi bene, dannatamente bene, ormai l'abbiam detto! Storia coinvolgente e "meccanicamente" adeguata. Ennesima variazione sul tema di Jack riuscita. Coinvolgente e con un bel finale in crescendo. Insomma, bravo!

Ritratto di Pilgrimax

Grazie DBones e Alessandro. Stavolta mi sono voluto divertire e l'ho pensato come un raccontino di puro intrattenimento. Contento che vi abbia intrattenuto in modo piacevole :-) 

Ritratto di LaPiccolaVolante

Lessico, sonorità, ambientazione, nomenclatura... La caratterizzazione di patsy e suicth è fatta molto bene!
La buonissima idea di continuare sulla traccia di jack the ripper ha funzionato alla grande!
Senza spiegoni, senza preoccupazioni a riguardo.
Direi un altro pezzo montato davvero bene! Jeremia è fiero e molto contento di averti ceduto il rocket pack!
 

Ritratto di Pilgrimax

È molto contento anche Doc :-) se non era per Jeremia, non avrebbe mai vissuto questa avventura e il mondo che c’è dietro ;-)

Ritratto di Jolanda

Ho letto questo racconto con piacere, a parte il fatto che lo trovo scritto molto bene, l'azione mi ha tenuta incollata al testo e non ho avuto difficoltà a seguirlo anche se non ho grande dimestichezza con lo steampunk. Ho però una certa conoscenza dell'epoca vittoriana e ho apprezzato davvero l'ambientazione. Inoltre 'usta' è un termine che non avevo mai sentito e mi fa sempre piacere allargare il mio vocabolario :)

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, Jolanda. Sono contento che ti sia piaciuto. Prima del gioco precedente a quello di Jeremia (ovvero Biografantasy), non avevo tanta dimestichezza con l'ambientazione della Londra vittoriana. Per Biografantasy, ho dovuto studiare un pochino, e devo dire che mi ha preso parecchio ;-) tant'è che poi ho riproposto questo seguito :-)

Ritratto di Seme Nero

E cosa vogliamo dire a questo signore qui?

Geniale l'idea di ribaltare la visione della Bella e molto belli anche particolari come il gatto (XD).

Scrittura impeccabile, l'atmosfera è meno cupa dello scorso racconto e un po' mi dispiace, ma sicuramente una prova riuscitissima.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, SemeNero :-)