Numeri (di EntulaPili)

La clessidra che gli avrebbe permesso di avere a disposizione ulteriore e migliore tempo in cambio di parti di sé, stava sopra il suo comodino e V aspettava solo un’ottima idea che non gli avrebbe fatto sprecare nemmeno un secondo.
Il pianto di una nuova vita arrivò sino alla cucina. Ottantasei non era il nome più adatto per una femminuccia, ma l’alternativa era  LXXXVI e nemmeno quello sarebbe stato un granché.
Quarantacinquebis aveva appena terminato il suo spettacolo nel circo di famiglia e di andare a conoscere la sua ottantacinquesima zia non aveva nessuna voglia. Prese la torta che aveva preparato quella mattina, la decorò, scrisse “buon compleanno papà” e posizionò le ottanta candeline.
V guardò quelle fiammelle danzare sopra quella che sarebbe dovuta essere una bella torta, si sforzò di tirar fuori i pochi denti pieni di tartaro in modo da imitare qualcosa che assomigliasse a un sorriso e lo fece solo per lei, quell’unica figlia rimasta, che tanto si era impegnata per cercare di rendere lieto quel giorno. Riempì i polmoni e soffiò esprimendo il suo desiderio.
«Non ti va di andare a conoscere tua sorella?» domandò 45bis a V.
«No»
«È nata il giorno del tuo compleanno, magari è di buon auspicio»
«Cosa dovrebbe essere di buon auspicio, vedere da quale patologia è affetta e sperare che sia sterile affinché quella vacca di nostra madre non usi anche lei per fare figli da sfruttare?»
«Papà, non intendevo incupirti, volevo solo cercare il lato positivo di questo evento»
«Non è colpa tua né delle tue parole, tesoro, ma questo evento di lieto o di buon auspicio non può avere nulla». Aprì la sua giacca logora e lercia, dalla tasca interna tirò fuori la fiaschetta di whisky e se la portò alle labbra per tirar giù una grossa boccata, ma era vuota. “Porco Cthullu maledetto e porca quella puttana troia di mia madre!” bestemmiò a denti stretti cercando di non farsi sentire da 45bis che cercava in tutti i modi di festeggiare.
 

Quella mattina era il turno di V, si alzò molto presto e cercò di dividere il pane per tutti e distribuire il poco latte. I suoi fratelli e nipoti avevano bisogno di mangiare per poter svolgere il duro lavoro che a loro spettava. Prese il vassoio con la colazione per sua madre e glielo portò in camera.
«Otto, poggialo qui e vieni a conoscere la tua nuova sorella!»
«Sono V, madre, o Cinque o Quinto, ma non Otto»
«Oh! Uno vale l’altro! A voi maggiori vi riconosco solo perché ormai siete vecchi. Quanti anni hai adesso?»
«Ottanta, madre, li ho compiuti ieri»
«Non pretenderai che ricordi tutti i vostri compleanni? Siete troppi!»
«Certo, madre, era solo per dire». Poggiò il vassoio con la voglia di darglielo in piena faccia, ma sapeva che quello non era il momento adatto per attaccare e lasciò perdere. Guardò per un attimo quella piccola sorella, il lenzuolino che la avvolgeva lasciava intravedere un labbro leporino e un visino un po’ troppo pallido. Le augurò di morire molto presto, in modo da essere libera dalla vita di merda che l’attendeva.
V guardò le sue mani, i due mignoli che mancavano gli avevano concesso due minuti in più in cui avrebbe potuto godere della forza fisica di quando era ancora un ragazzo. Con le prestanze di un ottantenne non sarebbe riuscito a tritare bene il vetro. Augurò buon appetito a suo madre e sperò che mangiasse tutto.
 

Fratelli e nipoti erano pronti. C’era chi andava nei campi, chi al mercato per vendere ciò che avevano coltivato e prodotto, chi a esibirsi nel circo di famiglia, chi concepiva e chi partoriva.
«Hai dovuto badare a 86 stanotte?» domandò V a 45bis.
«Sì. Sai, tutto sommato è una bella bambina!»
«Questo non mi interessa. Piuttosto, sai se Madre è stata male?»
«Stava benone, perché?»
«Mmmmmmmm! Porco Cthullu maledetto!»
«Mi spieghi perché avrebbe dovuto star male?»
«Mmmmm lascia perdere!»
Oltre ad aver perso due dita inutilmente, V aveva sprecato due minuti preziosissimi. Cosa poteva uccidere una donna che non viene lesa dalla vecchiaia, dalle epidemie né da attacchi di qualsiasi genere? Niente, forse, ma lui non si sarebbe arreso.
La clessidra donava. La clessidra prendeva. Cinque minuti in cambio di un orecchio e un coltello ben affilato all’interno della sua tasca.
«Madre, oramai vista l’età, non riesco a resistere per troppe ore al lavoro. Posso rendermi utile in qualche modo?»
«Prendi tua sorella e mettila nella culla. Poi vieni a letto e spera che là sotto tutto funzioni ancora!»
Cercò di trattenere i conati, il ricordo dei rapporti sessuali avuti con sua madre era una tortura che non gli dava tregua. Più volte sperò di rimuovere dalla sua memoria certi episodi, ma senza risultati. E dal disgusto passò al dolore, poiché da quei rapporti erano nate due figlie e una di loro era morta per mano di Jeremia.
Obbedì agli ordini di Madre e mentre lei si impegnava nella grande impresa di far rizzare il suo membro, V le piantò il coltello al collo.
«Che cazzo fai?» gli domandò Madre mentre si risollevava come se niente fosse successo.
«Mmmmm»
«Mi conosci da 60 anni e ancora non hai capitò nulla di me?»
«Ottant’anni!»
«Peggio ancora! Possibile che tu sia così stupido da non aver ancora capito che nulla può uccidermi? E guardati un po’, cosa vorresti fare in quelle condizioni?» rise sguaiatamente, era palesemente divertita all’idea che uno dei suoi figli sperasse di ammazzarla. Lo guardò con compassione e gli ordinò di andare a preparare il pranzo per tutti.
 

Due dita e un orecchio sacrificati inutilmente e lo sconforto di aver fallito nuovamente, non impedivano a V di cercare ancora nuovi metodi. Non credeva al fatto che nulla potesse eliminarla e mentre tutti erano a tavola, donò l’altro orecchio alla clessidra, cosparse benzina per tutto il perimetro della casa e le diede fuoco.
Sapeva che là dentro non vi era solo Madre, ma non poteva pensare a tutto e gli piaceva credere che quei fratelli e sorelle avrebbero goduto del grande privilegio di andar via da quel mondo che recava solo sofferenza. Non avere le orecchie lo aiutava a mantenere sano questo pensiero, poiché se solo avesse sentito le urla strazianti che provenivano dalla vecchia casa in legno, forse non sarebbe stato così sereno.
Rimase a osservare le fiamme divorare ogni cosa, il tetto crollare e le pareti accartocciarsi, per poi tornare tra le macerie quando tutto fu finito. Avanzava con difficoltà, facendo attenzione a non cadere. In mezzo a quella confusione non era semplice nemmeno orientarsi, proseguì fin quando non gli arrivò uno sputo in faccia. Era Madre, con il corpo incastrato ma viva, che rideva di quel suo figlio tanto illuso.
«Sei ancora viva, Cthullu maledetto?!»
«Oh! Sì! Certo che lo sono!» rideva mentre osservava alla sua destra.
V non poteva sentirla, ma si girò a guardare ciò che lei fissava con tanto divertimento. Avrebbe riconosciuto 45bis anche se ridotta a brandelli e, con dolore devastante, accarezzò quel corpo deformato e carbonizzato. Pianse così a lungo da essere stremato, ma ancora più determinato donò alla clessidra braccia, gambe e rene e si gettò su sua madre ancora incastrata e con la ferocia della bestia più affamata iniziò a stracciarle il petto, a fratturarle lo sterno e a staccarle il cuore a morsi.
Madre era morta e lui distrutto. Donò alla clessidra il resto di sé, svaniva dall’ambiente per divenire granelli di sabbia che alimentavano quello strumento per poter donare del tempo a chi ancora avrebbe avuto bisogno di uccidere.
 

Commenti

Ritratto di Seme Nero

Cavallo

Ritratto di Gana Mala

Co

Ritratto di Seme Nero

Ritratto di DBones

Questo racconto è sicuramente tra i miei tre preferiti. Una scrittura semplice, diretta, libera da inutili fronzoli che spesso appesantiscono la lettura. Anche la storia in sé non ha mancato di catturarmi. Che bella famigliola ci hai fatto conoscere. Proprio bella! Ah ah ah

Ritratto di Pilgrimax

Bel racconto. Forse te l'ho già detto altre volte, ma mi piace un sacco come riesci a mischiare in un blob continuo, senza interruzone di continuità, ironia e dramma. La trovo una tua peculiarità, che rende i tuoi racconti i tuoi :-) Questa volta ho notato un'evoluzione anche nel narrare la storia e nel "mostare" i personaggi. Una scrittura che fila liscia e precisa, nel senso che presenta quello che va presentato, né più né meno, e questo almeno per me è un'ottima cosa. Bella l'idea della super famiglia disastrata, e bello il finale di rimettere in campo la clessidra. Chissà chi la troverà ;-) Davvero complimenti!

Ritratto di LaPiccolaVolante

Quando jeremia ti ha affidato la clessidra, lo ha fatto pensando a un viaggio. un viaggio che un anziano non avrebbe più avuto il tempo di fare. Il tuo rapporto con la scrittura sta migliorando, ma io leggo una soluzione "veloce".
NON una scrittura approssimativa, anche se ho letto accenti migliori, tra i tuoi, MA una soluzione narrativa veloce. Una struttura alla Ziggy & Sharko o Tom & Jerry, per dirla facilissima! qualche granello per qualche tentativo in una sequenza che fondamentalmente forza la mano sulla ragione del rapporto tra artefatto e protagonista: è lì! Ha la madre a portata di mano, potrebbe tentare comunque anche senza "tempo" in più. perché consumarsi in polvere di tempo per qualcosa che ha comunque il tempo di fare? A me non ha affascinato assai la soluzione! :)

 

Ritratto di DBones

Secondo il mio insignificante parere, la soluzione finale è il punto debole del racconto. Per il resto, devo dire (anzi scrivere) che mi è piaciuto.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Ripeto, dal punto di vista del rapporto con la tecnica di scrittura, Entula sta dimostrando una gratificante crescita.
In questo caso da punto di vista del soggetto, la gestione della trama, la struttura narrativa, presenta lacune evidenti. incongruenze narrative evidenti. Il risultato ammesso e arreso onestamente anche dall'autrice, di un gioco frettoloso poco pensato.
:) non è una tragedia, ma non possiamo non far notare la falla, vogliamo vederla migliorare ancora.

 

Ritratto di Gana Mala

Lo sapevo e lo dissi che per questo racconto mi avrebbero cazziata dall'alto :)
Speriamo di fare meglio al prossimo gioco ;)

Ritratto di Jolanda

Quando ho finito di leggerlo ho pensato 'Urca!' L'ho trovato un racconto particolare, anche strano, con una scelta certo non convenzionale del protagonista, o meglio, dell'età del protagonista. Mi è piaciuta molto la mamma cattiva lovecraftiana :) così assolutamente amorale. Sicuramente una lettura interessante.

Ritratto di Seme Nero

Mannaggia a quel finale scritto di corsa! Non è tanto che si sia consumato di colpo per caricarsi in un ultimo attacco, è che avevi l'opportunità di fare dell'introspezione, di far sentire al lettore l'urgenza dell'omicidio e la frustrazione per la sua incapacità nel commetterlo.

Ti rimprovero perché sei stata brava, sappilo!