Tricolore di seta (di EntulaPili)

L’umile dimora di Rue Cambon era ricoperta di quadri e fotografie che raffiguravano una donna fuori da tutti gli schemi e dal tempo, tanto audace da farsi immortalare con le gambe scoperte sino alle ginocchia. I pochi specchi erano stati coperti da teli di velluto. Ciò che gridava quell’ambiente era un elogio alla gloriosa bellezza che aveva il dovere di restare eterna e censura a quello che gli anni si erano severamente portati via. L’egocentrismo della padrona di casa imperava in tutte le stanze e Marco entrò in quella che il conte Sforza gli ordinò di mettere a soqquadro. Che fosse grafomane si comprendeva dalle numerose lettere ben conservate con tanto di copia di quelle che lei aveva inviato ai suoi destinatari, le pagine dei diari confessavano fragilità e aspirazioni attraverso codici e le molteplici parole che invadevano ogni margine.

-Questo è uno dei miei grandi sogni, delle poche grandi ambizioni gloriose per la vita che mi restano, che ti dico per la prima volta e vorrei che restasse come leggenda ai posteri e da me scritta. Ricordatene a tempo e luogo per la sola grande cosa che ho fatto da me: l’Italia -.

Marco leggeva quelle memorie con diffidenza, storcendo il naso dinanzi alla megalomania della Contessa di Castiglione, ma un velo d’invidia inondava i suoi pensieri e con la voglia di capire meglio colei cui stava violando i pensieri più intimi, scrutò con assoluto interesse la ricca collezione di foto che la ritraevano in ogni posa e costume.
Non siete di certo il primo a pensare che io abbia millantato!”
«Chi ha parlato?!» gridò mentre il cuore batteva a mille.
“Io! Virginia Oldoini, chi altri?”, la foto iniziò ad animarsi e levandosi l’occhiello dal quale sbirciava, iniziò a guardare il suo ospite dritto negli occhi. “Smettetela di essere incredulo e aprite la teca. Ormai sono morta e sepolta e nessuno è intenzionato a darmi i meriti che mi spettano. Mi restate solo voi, vi prego di fare come vi dico e, per l’amor del cielo, non eseguite gli ordini del conte Sforza: niente di ciò che ho scritto deve essere bruciato!”.
«La… la teca?»
“Sì, la sfera di cristallo che si trova alle vostre spalle, apritela con cautela e indossate ciò che custodisce”.

Marco si voltò e, per quanto si sentisse un idiota a dare retta a ciò che una foto gli diceva, tirò fuori il tesoro che la sfera proteggeva. Accarezzò il prezioso tessuto della vestaglia, ammirò ogni dettaglio e se la mise addosso. Lisciò la propria figura fasciata da quella seta verde acqua e se solo avesse avuto dei lunghi capelli da raccogliere, si sarebbe sentito una dea, e tolse il telo che avvolgeva l’unico specchio presente.
«Nicchia!»
Si spaventò appena vide quell’uomo urlare con aria severa mentre lo osservava. Da dove era saltato fuori?
«Insomma, Nicchia! Si può sapere cos’hai oggi? È mai possibile che tu non riesca a seguire una lezione senza distrarti un attimo?».
Si voltò a destra, a sinistra e poi di spalle. Oltre a lui non c’era nessun altro.
«Dite a me?» domandò in maniera così timorosa che quasi non si accorse di avere una voce femminile.
«A chi, altrimenti?!»
In quel momento si rese conto di indossare un lungo abito con la gonna larga e di essere nel corpo di una bambina che al massimo poteva avere dieci anni.

Lo spavento lo fece rientrare nella stanza.
“Verginicchia è il nomignolo che mi diede mio nonno, dopo un po’ tutti iniziarono a chiamarmi Nicchia. Fu lui a occuparsi della mia istruzione”.
Sgomento si guardò allo specchio e vide una bellissima ragazza in un lussuoso abito da sposa.
«Virginia siete pronta?»
 Comprese che la domanda era rivolta a lui.
«Oggi è un grande giorno, diverrete la contessa di Castiglione!».
Sgranò gli occhi e deglutì. Incredulo si toccò i seni, poi la vulva, si pizzicò le guance e allibito ma felice, si preparò a vivere la vita della più grande divoratrice di uomini di tutti i tempi.
“Non vorrete perdere tempo prezioso con il mio matrimonio? Vi risparmio ogni fatica facendovi un veloce riassunto di ciò che fu Francesco Verasis Asinari, ovvero mio marito: un uomo terribilmente tedioso! Orsù! Abbiamo di meglio a cui pensare!”.
«Cosa dovrei fare?»
“È giunto il momento di parlare con mio cugino!”

Marco, nelle splendide vesti di Nicchia, si ritrovò davanti a Camillo Benso conte di Cavour.
«Vede, cugina, mandare il piccolo Piemonte a combattere al fianco degli inglesi, francesi e turchi contro la Russia, non è stato sufficiente a farci entrare nel rango delle grandi potenze europee. Per quanto Napoleone avesse voluto, le altre grandi potenze si sono opposte. Purtroppo, l’esito della guerra di Crimea non è stato tale da consentirci di avanzare richieste per il regno di Sardegna, già essere presente al congresso di pace è un mio personale successo diplomatico ma pretendo di più. Per me è essenziale che il congresso di Parigi non si chiuda senza mettere all’ordine del giorno la questione italiana, i grandi d’Europa devono essere posti di fronte al problema di una nazione divisa, oppressa e percossa da pericolosi fermenti rivoluzionari. Non ho alcuna intenzione di arrendermi  e sarete voi a indurre l’imperatore a una alleanza di ferro con il Piemonte. Dovete riuscire cugina mia, non importa con quali mezzi ma dovete riuscire».

“Sapete perché scelse me per questo grande incarico?”
«È facilmente intuibile: siete stata la donna più bella d’Europa, giovane, scaltra, moderna e spregiudicata, chiunque avrebbe potuto cadere ai vostri piedi, persino l’imperatore».
Nicchia, al suono di quelle lusinghe, si sentì meravigliosamente bene. Lei poteva essere morta, ma non la sua infinita vanità!
“Ora verrete istruito nell’uso di codici segreti per lo scambio di messaggi per la legazione piemontese e con lo stesso sovrano. Il cifrario contiene tutti i codici numerici che nascondono i protagonisti di questa storia, “misero padrone” è il soprannome che ho dato al re per la nostra corrispondenza privata.  L’ambasciatore di Parigi, Costantino Nigra, appagherà tutti i miei capricci e ora sarete voi a goderveli!”. Una risata piena di civetteria scappò al pensiero di tutti i lussi e gli agi che le vennero concessi durante la sua missione per i servizi segreti.

La grande missione doveva compiersi entro due mesi e nel frattempo Marco si divertiva a essere la donna più mondana di Parigi che lanciava mode con gli abiti, creati appositamente, che prendevano spunto da tutte le opere teatrali a cui assisteva.
Avvertiva l’ammirazione che in tanti nutrivano nei suoi confronti, ma anche la fortissima invidia che, a volte, si trasformava in biasimo.
Ostentando tutta la sua bellezza e ricchezza, si presentò a una festa a corte con un bellissimo vestito di rete con un cuore enorme sull’inguine, che spudoratamente mostrava che sotto era praticamente nuda. Entrò nella sala e l’imperatrice le disse: «un po’ troppo in basso quel cuore, signora contessa» e Marco rispose esattamente come fece Virginia a suo tempo: «il mio cuore batte ovunque!».

Il primo incontro con Napoleone III non ebbe un grande successo. Lui la definì una donna bella ma senza spirito, ma Virginia non si arrese di certo a quel piccolo tentativo e il suo fascino riuscì pian piano a colpire nel segno.
Marco si ritirò nella sua camera azzurra del castello di Compiègne, indossò la vestaglia di seta verde e, quando l’orologio a pendolo suonò l’una e mezza, l’imperatore aprì la sua porta e si avvicinò al letto mente si levava la camicia su cui era ricamata l’ape d’oro. Al termine di quel connubio politico il pendolo suonava le due. In quella notte d’estate del 1856, Virginia fu imperatrice per mezz’ora.

“Adesso sai cosa significa la F sui miei diari”, ridacchiò Virginia.
«Tutto qua?»
“Come sarebbe a dire - tutto qua - avete idea di cosa ho fatto?”
«Dico solo che avrei voluto vivervi un po’ di più, nelle storie più piccanti come l’avventura avuta con entrambi i fratelli Doria, il banchiere Rothschild, con il re Vittorio Emanuele II  e…»
“Lasciate perdere i dettagli irrilevanti e pensate a ciò che dovrà passare alla storia: è grazie a quel che è accaduto durante quella notte se Napoleone III di Francia decise di affiancare l’Italia contro l’Austria. Dovrete dunque assicurarvi che buona parte delle mie lettere e diari non vengano distrutti ma bensì custoditi. Ora che avete vissuto in prima persona la mia esperienza non potrete ignorarla, ma la difenderete con tutte le vostre forze affinché mi venga concesso ciò che mi spetta: i meriti per aver aiutato il nostro Paese a raggiungere il tricolore!”.

«Si può sapere cosa state combinando?» urlò il conte Sforza appena vide Marco imbambolato davanti allo specchio.
«Ho fatto l’Italia!» gridò lui ancora stordito.

Commenti

Ritratto di Gana Mala

L'Italia CONTRO l'Austria, non "con".

Ritratto di LaPiccolaVolante

Corretto 

Ritratto di Gana Mala

Grazie!

Ritratto di Pilgrimax

Anche questo mi è piaciuto. Un’ironia intelligente, unita a un certo numero di dettagli storici passati in modo efficace per il lettore. Insomma ci si diverte e s’impara. La narrazione è migliorata e anche lo showing. L’elemento fantastico è un classico che però viene riproposto con una certa freschezza. Bello! :-)

Ritratto di Gana Mala

L'elemento fantastico è stato il personaggio stesso a dettarlo: ci teneva così tanto a far sapere a tutti quale era stato il suo e della sua importanza, che sarebbe stata capace di parlarne anche dopo la sua morte :) lei stessa mise in sicurezza parte dei suoi diari e delle lettere in un'altra casa e un'altra parte fu conservata da qualcuno che aveva l'ordine di distruggerle.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Particolarissima la scelta del personaggio e simpatica tutta la conduzione della storia sino alla battuta finale. Brava!

Ritratto di Gana Mala

Visto che nella home hai chiesto di motivare la scelta del personaggio, te lo scriverò qua. Ho scelto Virginia Oldoini perché mi hanno sempre affascinato i personaggi del passato con una mentalità molto più aperta di quella di tante persone vive attualmente. Per me, questo è un segno di immensa intelligenza. Poi lei teneva tantissimo a essere ricordata soprattutto per questa impresa, ma viene snobbata da molti storici che definiscono queste vicende banali gossipate. Infatti qua in Italia non è stato dedicato nulla di importante a lei, a parte un paio di fiction e qualche rappresentazione teatrale, mentre in Francia ci sono vie che portano il suo nome e la teca con la vestaglia sono custodite in un museo.

Ritratto di Edera82

Un bel racconto che mi ha fatto conoscere un personaggio che, nella mia infinita ignoranza, non conoscevo! Mi piace come scorre la lettura e adoro l'ironia!

Ritratto di Gana Mala

All'interno dei trattini è tratta da un diario di Nicchia. Quelle sono parole sue.

Ritratto di Kriash

Non mi fa impazzire il personaggio storico ma il racconto, di contro, mi è piaciuto. Una buona dose di descrizione unita a un dialogo gestito bene (unica pecca alcuni dialoghi un po' lunghi mancanti di botta e risposta... ma è proprio il puntino sulla i). Bella lettura, per niente banale.

Ritratto di Gana Mala

Ho riletto il racconto per capire meglio cosa intendi per dialoghi troppo lunghi mancanti di botta e risposta e hai ragione, ci sono due dialoghi che potevano essere spezzati con l'intervento degli altri personaggi.
I tuoi puntini sulle i sono un'ottima dritta! Grazie ;)

Ritratto di masmas

Bella la scelta del personaggio, la narrazione molto descrittiva non ha grandi colpi di scena ma si lascia leggere. Simpatico e finale divertente.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Scelta coraggiosa e un buona finestra. Non è per niente male. Gestito bene.
Sì,mi è piaciuto, non ho sofferto intoppi nella lettura. Brava.

Ritratto di Borderline

Marco, è ben evidente, prima di entrare in camera si è fatto una dose di LSD che manco a Woodstock. Poi le sue letture di Poe e le storie di fantasmi classiche hanno fatto il resto :). Scherzi a parte, nonostante l'espediente narrativo del quadro parlante sia abbastanza abusato il racconto scorre bene ed è piacevole da leggere, che è quello che conta di più. Il lato fantasy però non tocca se non di tangente la vita del personaggio storico, qui ha fatto praticamente tutto quel gran tossico di Marco :D
 

Ritratto di Gana Mala

Vi avevo avvisato che il lato fantasy non sarebbe stato il top :'(
In questo gioco l'obiettivo era quello di non ricommettere l'errore di quelli precedenti e spero di esserci riuscita visto che l'ho riscritto tre volte D:

Ritratto di Seme Nero

Il soggetto che hai scelto mi piace moltissimo, perché non conoscevo niente di lei né della vicenda. Una scelta inusuale e coraggiosa che però, da questo punto di vista, secondo me paga. Vero che la parte fantastica è relegata a questa possessione/viaggio nel tempo e non è sempre chiaro quanto Marco sia padrone della situazione. Inoltre gran parte di questo viaggio, dopo il matrimonio e prima dell'incontro con Napoleone, è raccontata solo per sommi capi, ma abbiamo capito che è un difetto causato dalla mancanza di tempo. Confido che quella parte sarebbe stata sviluppata meglio, altrimenti. (Marco si diverte a fare la donna disinibita, eh?? XD)

Ho voluto rileggerlo perché ero appena uscito dal "mood" di Whitechapel e avevo affrontato la lettura come un racconto serio, e infatti poi me lo sono goduto di più.

Nel complesso mi è piaciuto :)

Ritratto di Gana Mala

Sono contenta di averti presentato Nicchia :)
Marco non è assolutamente padrone della situazione, è sballato, come dice la capitana :D

Ritratto di grilloz

Iniziare con una descrizione è sempre un rischio, occorre davvero trascinare il lettore in un mondo diverso, affascinarlo, per spingerlo a scoprire il resto. Qui purtroppo la sescrizione iniziale resta un po' fredda e oltre tutto stacca rispetto al resto del racconto che è invece guidato dai dialoghi. Oltre tutto è meglio fare attenzione a espressioni come "umile dimora" cje suonano un po' da frasi fatte ("riente paesino", ecc.) a meno che non ci sia dietro un'intento ironico, ma in questo caso deve apparire chiaro fin da subito.

Per il resto il racconto fila bene, con la giusta dose d'ironia, e la Contessa è un personaggio davvero afascinante.