Equilibrio (di SemeNero)

Il sole del tramonto inondava di luce la collina brulla e colui che attendeva sulla cima. La figura proiettava alle sue spalle un'ombra lunga e cupa. La tunica di cui era vestito lo copriva dalle spalle ai piedi e dava l'impressione di fondersi in perfetta mimesi col terreno. Solo il volto diafano riceveva in pieno i raggi dell'astro calante. I messi dell'Avversario gli apparvero innanzi, a diverse decine di metri di distanza, più in basso.

«A cosa dobbiamo quest'ambasciata, Yeratel?» disse il demone e abbozzò un inchino col capo.

«L'empietà deve terminare ora. Dovranno consegnarsi tutti alla volontà dell'Altissimo o verranno distrutti.»

«Credo di non capire a quale empietà ti riferisca.»

«Avete tempo fino a domani al tramonto.»

«Come mai tutto solo a fare il lavoro, Yeratel?» Il secondo demone sogghignava. «Siete scesi in tre e solo tu vieni a chiacchierare con noi. Cos'è, Uriel e Caliel vogliono farsi dare una ripassata al culetto candido giù in città?» ed esplose in una fragorosa e acuta risata.

La Dominazione schiuse appena le labbra e alitò. Il suo fiato s'incendiò in una tremenda spirale di fuoco che colpì lo sfrontato in pieno.

Yeratel sussurrò: «La mia sola presenza qui è uno spreco per nullità come voi.»

Dall'ammasso di carni carbonizzate e miasmi velenosi che era rimasto del corpo di Azazel salì una nuova, impudente risata.

Yeratel diede loro le spalle e si inacmminò per la sua strada.

«Tu parli troppo» disse Belial rivolto al compagno. «Andiamo dai cinque re. Trova una forma… adatta.»

 

Prima che il sole fosse tramontato sulla metropoli, quattro staffette partirono verso sud, in direzione delle città minori, e nella notte altrettante carovane si mossero in direzione opposta. Un'orda si riversò per le strade della città e scomparve nei vicoli, in cunicoli nascosti, in tane nel terreno.

L'ampia caverna naturale che risiedeva sotto la città contenne a stento le quattro delegazioni ospiti: i quattro re sotterranei di Adma, Zoar, Zeboim e Gomorra, e per ciascuno una nutrita scorta, oltre alla corte della città.

Il concilio della pianura ebbe inizio e Hum, re di Sodoma, parlò.

«Il piano è stato scoperto. Abbiamo ricevuto un ultimatum.» Un brusio agitato si sparse tra i presenti, ma il silenzio venne presto ristabilito. «L'ordine è quello di consegnarsi e invocare la pietà di Sabaoth, pena la nostra distruzione.»

«Hanno già cominciato!» tuonò Guin, re di Zoar. «Gli uomini si radunano in squadre e ci danno la caccia con pece e torce. Interrano le entrate delle tane e ci inseguono coi randelli. Cercano di stanarci!»

Gli altri sovrani confermarono: «Anche i gatti si sono fatti più aggressivi. Si introducono nei cunicoli fino a restare incastrati. Si sacrificano, e ci spingono in imboscate!»

Hum rifletté qualche istante, visibilmente preoccupato.

«Cosa dice in proposito il tuo padrone, Belial?»

Da un antro scuro il demonio si fece avanti. Man mano che le spire del serpente si facevano visibili l'agitazione aumentava tra i topi presenti, che restarono tuttavia al loro posto. Sebbene fosse una visione tremenda, quella che seguì era forse peggio: un essere dalle vaghe fattezze di roditore gli saltellava appresso, con arti sproporzionati, tra cui una zampa monca, e piaghe aperte sulla pelle glabra e violacea, da cui sbuffava un lezzo putrescente. La cosa sogghignava, folle.

«Non c'è futuro per il piano. Consegnarvi è per voi la scelta più sicura.»

«Ci avevi promesso il potere degli Elohim! Ci hai mentito!» tuonarono i re.

«Avete mangiato dell'albero della conoscenza, siete stati eruditi sulla lettura e sulla scrittura, e avete letto il Libro di Raziel. Solo Adamo ha ricevuto doni così magnificenti. Spettava a voi trovare la chiave che rivela il vero nome di Sabaoth. Ma è impossibile eludere a lungo l'occhio di Rochel, “Dio-che-tutto-vede”. È anzi probabile che sapesse del piano da molto tempo.»

«Perché l'avvertimento arriva solo ora?» chiese Reyy di Gomorra.

Belial non rispose, si volse invece verso Hum, in attesa. Il vecchio topo pareva schiacciato sul giaciglio di fango e sterpi che era il suo trono. Ansimava, soffocato dalla verità che stava nascondendo.

«Perché la chiave è stata trovata.»

Un giovane topo si fece avanti dal seguito di Hum: suo figlio Heen; con lui gli altri principi, Oli, Tikk e Seim, e la principessa Raia.

Il re Sodomita soffocò un’imprecazione. «Sciocco, taci!»

«Non hanno senso i sotterfugi, padre. Noi cinque» disse rivolto all'assemblea «siamo riusciti a decifrare gli enigmi nascosti nel Libro di Raziel. Possiamo scoprire il nome di Sabaoth. Ora dicci, Belial: cosa ci aspetta se ci consegniamo?»

Il serpente rise. «Non sono io l’emissario del Re degli eserciti. Posso darvi un consiglio, ed esso arriva direttamente dal mio Principe: che i cinque re salgano in superficie con le loro coorti. Implorate il perdono, rinunciate all’alleanza; forse così avrete salva la vita. Per quanto riguarda invece la vostra progenie...» e così dicendo si volse con lentezza calcolata sui cinque giovani «Nascondetevi in profondità, dove né gatti, né uomini possano raggiungervi. Attendete tre giorni e se nessuno verrà a cercarvi allora saprete di essere rimasti soli. Con voi rinnoveremo l’alleanza, alla vostra discendenza facciamo le stesse promesse, con la differenza che ora avete accesso al più potente dei segreti. Quando il tempo del nuovo Armageddon giungerà il Principe reclamerà il suo esercito e insieme sconfiggeremo le armate celesti.»

Centinaia di occhi lucidi scintillavano atterriti nella penombra della caverna.

«È un suicidio. Dovremmo tentare la fuga.» disse Ori, re di Adma.

«Io non rinuncio al potere. Noi cinque seguiremo il consiglio del serpente.» Oli si strinse ai suoi pari, sfidando l’ira del padre.

«Figlio, che garanzie può darti un demonio? Ci faranno uccidere e si divertiranno a vederci cadere sotto i colpi dell’ira divina!»

Azazel si fece spazio tra i presenti, con l’assemblea che si apriva al suo passaggio, inorridita. «Oooooooh, quanto sei disfattista! Credi davvero che Shaitan abbia voglia di buttare altri sessantacinque milioni di anni per la sua rivincita? Non potete sfuggire alla caccia in superficie, prima o poi finirete male comunque, giorno più, giorno meno… tanto vale provarci, no? E poi, vecchio, lasciatelo dire: sarete un’esca fantastica, se le cose dovessero andare male. Lo capisco che ti disturbi sacrificare la tua vita, ma per la famiglia si fa questo e altro.»

Si appoggiò al corpo di Ori, lo strinse a sé con fare cameratesco, ignorando le ustioni febbricitanti e le croste carbonizzate sulla sua pelle.

Ori squittì disgustato e si allontanò dal demone. Inveì e minacciò di dare battaglia. Fu di nuovo Hum a sedare gli animi.

«Sapevamo fin dall'inizio che era un rischio. Propongo di seguire il consiglio dei nostri alleati. Chi non è d'accordo si faccia avanti ora ma – badate bene! – dividerci adesso sarà senza dubbio la nostra fine.»

Il consiglio deliberò.

I demoni si congedarono. Belial scivolava in silenzio, indispettito dal continuo ciarlare del compagno.

“Se solo l'angelo ti avesse sciolto la lingua con le sue fiamme!” pensò.

 

Yeratel chiamò a sé i cani. Uscirono dalla città e si radunarono di fronte a lui a centinaia. Le bestie affannate accucciarono il capo con terrore reverenziale ed egli stese la destra.

«Gli uomini sono inaffidabili. Servi infedeli e scostanti nell'animo. Il loro cuore è lontano da Dio. Voi, invece, non mi deluderete. Andate a stanare i topi. Sterminate ogni roditore, fino alla fine.»

I cani latrarono, simili a una tribù barbara nell'estasi che precede la battaglia. Poi scattarono all'unisono in direzione di Sodoma, alla ricerca delle prede.

 

La principessa e i quattro principi si erano ritirati in un luogo appartato, su invito di Heen.

«Le parole di Belial mi hanno dato da pensare. Forse la sua strategia non sarà sufficiente a permetterci di sopravvivere.»

«Che hai in mente?» chiese Tikk.

«Massimizziamo le nostre possibilità. Voi restate qui, avrete a disposizione i miei alloggi e tutto ciò che mi appartiene, servi inclusi, se lo desiderate. Io e Raia invece ci nasconderemo nelle profondità di Gomorra.»

«Non sarebbe meglio allora nasconderci ognuno nelle proprie città?»

«Abbiamo poco tempo. Gomorra è la più vicina, Raia la conosce meglio di tutti e… non ho la minima intenzione di lasciare uno di voi con la mia promessa sposa!» La battuta distese per qualche attimo gli animi e i topi si concessero un sorriso. «Voglio solo essere previdente. Se però avete obiezioni possiamo discuterne.»

«Fai come credi, ci fidiamo di te» rispose Seim, strofinando il capo sul manto dell'amico.

«Un'ultima cosa: non usiamo la chiave se non è strettamente necessario alla nostra sopravvivenza. Avete visto a che punto siamo arrivati anche senza aver appreso il nome.»

Gli altri annuirono. Dopo gli ultimi auguri si separarono, tre diretti verso le profondità di Sodoma, scortati da guardie, mentre Heen e Raia risalirono verso tunnel, segreti agli uomini, che li avrebbero fatti uscire dalla città. Di questo almeno era convinta Raia, finché Heen non deviò. Seguì un percorso labirintico avrebbe confuso chiunque ma il senso dell’orientamento non la tradì: stavano salendo molto e in direzione contraria a quanto stabilito.

«Questa non è una scorciatoia.»

Heen non parlò.

«Finiremo per le strade di Sodoma!»

Il principe continuava a ignorarla, finché lei non lo morse, strattonandogli la coda.

«Mi spieghi cosa stai facendo? Rischiamo di rimanere uccisi se perdiamo altro tempo!»

«Questo è vero. Ecco perché devi seguirmi senza fare domande.»

«Non faccio un altro passo se non mi dici cosa succede!»

Heen era combattuto, ma conosceva la testardaggine della femmina. Doveva convincerla.

«Non c’è salvezza per noi se non giochiamo d’astuzia. E con “noi” intendo tu e io.» Le lasciò il tempo di metabolizzare l’informazione, vide il suo sguardo crucciarsi e poi indurirsi in un cipiglio irato. «La scommessa è persa.

Sapevamo che in qualunque momento Sabaoth ci avrebbe potuto annientare! Ma non l’ha ancora fatto. Perché?»

Raia balbettò: «Per darci il tempo di pentirci… Per salvare gli umani...»

«Siamo un esercito di potenziali milioni di Elohim! Due di noi basterebbero per sbaragliare le schiere angeliche mentre gli altri lo impegnerebbero fino allo stremo. Per quanto potente non potrebbe sconfiggerci tutti. Non credi che piuttosto preferirebbe sacrificare qualche migliaio dei suoi amati umani?»

Raia continuava a essere confusa. «Ma allora...»

«Ho saputo di due messaggeri arrivati da poco. C’è qualcuno di importante in questa città, ma non vi rimarrà a lungo. Noi fuggiremo con la sua famiglia.»

«Solo io e te.»

Heen annuì.

«E gli altri?»

«Non ce la possiamo fare tutti assieme. Ci fossero stati solo gli umani avremmo anche potuto rischiare, ma dovremo essere invisibili. Cinque topi non sono invisibili, due forse sì.»

«Solo gli umani? Cosa…?»

«Non c’è più tempo, Raia! Fidati di me e basta, ti ho detto tutto quello che ti serve sapere. Adesso andiamo. Ti supplico!»

La piccola roditrice tremava. Paura, vergogna. Pensava alla famiglia che non avrebbe più rivisto. Comprendeva solo ora la portata universale di una decisione di cui aveva accettato conseguenze. E una voce più profonda cominciò a sussurrare nel suo animo: “Sei davvero sicura di poterti fidare di lui?”

«Come si chiama l'umano a cui faremo visita?»

 

Lot tremava di fronte ai due messi celesti, il capo prostrato in un costante inchino. Sarebbero dovuti partire, lui e tutta la sua famiglia. Avrebbe perso quasi tutti i suoi averi, le mandrie, il raccolto, i suoi crediti, diversi braccianti, eppure era lì a ringraziarli, a ringraziare la benevolenza del Signore e di suo zio Abramo.

«Dove fuggiremo?»

«Quanto più lontano possibile» disse Caliel.

«Ci sono delle caverne dove i pastori riposano, nei pascoli vicino a Zoar...»

«Non è sufficiente.»

«Ma… in quei luoghi ho provviste e un piccolo gregge. Lasciate che sopravviva almeno di quello! O non mi resterà altro e saremo in balia dei ladri.»

«Grande è il favore della tua famiglia presso il Signore. Risparmieremo allora Zoar, perché tu possa prosperare, ma non più di questo.»

L’uomo si prostrò ai piedi dei due ospiti, in lacrime.

Le figlie di Lot rientrarono trafelate, senza però i compagni che erano andate a chiamare.

«Non riusciamo a passare. Si sta radunando una folla attorno alla casa!»

«Padre, cosa succede?»

Grida selvagge e risa giungevano dall’esterno, la porta veniva tempestata di colpi.

«Lot, facci entrare! Non ci presenti ai tuoi amici? Vogliamo solo giocare un po’!»

Gli splendidi pellegrini non erano passati inosservati. Lot cercò invano di calmare gli esaltati, i quali si misero a colpire la porta con ancor più violenza. Atterrito, si voltò verso le figlie e disse in un fiato: «Uscite e consegnatevi a loro.»

Le ragazze impallidirono, la minore cominciò a singhiozzare. Edit strinse a sé le figlie scongiurando il marito di desistere, ma Lot urlò: «Non offenderò il Signore consegnando loro i suoi messi!»

«Apri la porta, Lot.»

Tutti si voltarono verso Uriel. L’uomo lo scongiurò ma l’angelo lo zittì. «Prendete ciò che potete, poi chiudete gli occhi. Penserò io a sgomberare il cammino. E quando la strada sarà libera, ricordate: fuggite senza mai voltarvi. Che i vostri occhi non vedano la furia di Sabaoth. Correte e giungete fino a Zoar, solo là potrete riposare.»

Le figlie di Lot protestarono, poiché i loro mariti non erano presenti, ma furono zittite dal padre. Presero con loro il minimo indispensabile e si abbracciarono stretti, i volti chini e gli occhi serrati.

Uriel aprì la porta. Mani si allungarono verso le sue vesti, ma non poterono toccarle. Il fulgore esplose colmando di luce ogni anfratto, cancellando l’ombra, una piena di energia che ruppe gli argini del corpo angelico. Gli occhi degli assalitori videro per l’ultima volta prima di rimanere marchiati dalla tremenda potenza divina e chi sopravvisse avrebbe patito per il tempo che gli restava da vivere.

Lot riaprì gli occhi con estrema cautela e si guardò attorno. Gli angeli erano scomparsi. Strattonò le donne perché si alzassero e le spinse fuori della loro casa, conducendole tra i vicoli colmi di corpi gementi.

Dalla sacca che Edit trasportava cadde qualcosa, una piccola spilla d’argento che tintinnò al suolo. Ella tornò indietro di pochi passi per recuperarla e notò il foro nella sacca. Riprese il cammino, tappando alla meglio il foro con la mano, ma quando rialzò lo sguardo sulla strada lo schiaffo del marito la raggiunse in pieno volto. Poi la strattonò per le vesti e la tirò a sé, furioso. «Non fermarti. Non guardare indietro. È l’ultima volta che lo dico.» Lot lasciò la presa sulla moglie e riprese a guidare la famiglia fuori dai confini di Sodoma.

L’atmosfera della città era surreale, e non solo per l’incontro con i due angeli. Lot ebbe l’impressione che il tremendo bagliore emesso da Uriel, oltre ad aiutarli, fosse servito come segnale per qualcosa di diverso. Pur essendo notte, le strade erano gremite e le persone parevano fuori di senno. Risse e bagordi, urla di disperazione, gruppi di uomini e donne che copulavano agli angoli delle strade. Molti fuggivano senza prendere una direzione precisa, come ratti in fuga dal fuoco in un incendio che però li circondava. Lui stesso provava una sensazione d’inquietudine stringergli le viscere: un terrore profondo, la consapevolezza cui si giunge poco prima della morte, un fantasma invisibile che sussurrava subdolo in una lingua che l’uomo aveva disimparato. E poi gli animali. Mai si erano viste mute di cani così aggressive, in così gran numero. Cacciavano, e in ogni vicolo si consumavano battaglie con gruppi di roditori che sbucavano dalle tane e si avventavano sui loro aggressori. I quattro fuggiaschi parevano però estranei a tutto ciò e correvano a perdifiato sempre più confidenti nella protezione del Signore. Uscirono infine dalle mura di Sodoma, diretti a sud-est. Avrebbero tenuto sulla destra Gomorra e le città della pianura, finché non fossero arrivati a Zoar.

Edit già arrancava, ma non osava parlare al marito e pregava solo che si decidesse per una breve sosta. Udì un rumore alle sue spalle, uno scalpitare rabbioso sul terreno, un crescendo sempre più vicino. Qualcosa veniva nella loro direzione ma lei non osava accertarsene. Poi si sentì strattonare e fu tirata a terra.

“Non voltarti!” continuava a ripetersi, mentre cercava di trarre a sé la sacca con tutta la forza che aveva, carponi sul terreno. Infine venne il rombo. La terra tremò, il cielo si accese del colore della fiamma e un vento arido e cocente cominciò a spingere, portando l’odore della cenere e dello zolfo.

«LOT! LOOOT!» urlava Edit disperata, sperando di sovrastare il rumore. In risposta le giunse solo un’eco lontana: «Correte!»

La donna chiuse gli occhi, rannicchiandosi nella polvere. Teneva le mani serrate sulla sacca quasi fosse il più grande tesoro sulla terra, l’ultimo appiglio alla sua vita. La sentiva strappare, divellere dalla bestia che ringhiava, furiosa. E poi udì un sibilo. L’animale smise di strattonare. Rumori di lotta, guaiti, soffi e poi solo il rombo della devastazione.

SSSScappate.

Cos’era stato? Chi le aveva parlato? C’era un angelo di fronte a lei, doveva essere così, e l’aveva salvata. Fu forse quest’ultimo pensiero, l’idea di un atto d’amore nei suoi confronti, a farle commettere una leggerezza letale. Aprì gli occhi.

 

Gli ultimi due principi uscirono dalla sacca ormai ridotta a brandelli, contusi e doloranti, ma salvi. Ben attenti a voltare il loro sguardo lontano da Sodoma, oltrepassarono la statua di sale che era stata Edit e si diressero a sud, verso l’unica città che al momento garantiva sicurezza. Avrebbero potuto raggiungere Lot e le sue figlie, ma dopo poche centinaia di metri lasciarono che gli umani proseguissero per la loro strada e si fermarono sotto le radici di un albero, un riparo sufficiente per la notte.

Tacquero a lungo, finché Raia non spezzò il silenzio.

«Avremmo potuto salvarli.»

Heen tacque.

«Almeno Tikk, Seim e Oli! Avresti potuto dir loro di dirigersi a Zoar!»

«Non lo sapevo! Nessuno avrebbe potuto saperlo!» le ringhiò contro e Raia si accorse che i suoi piccoli occhi neri erano lucidi.

I bagliori della distruzione si affievolirono. La terra smise ruggire e calò un silenzio irreale.

«Siamo al sicuro, adesso?»

«A questo punto sì» disse Heen. «Dopo l’attacco di quel cane… sembrava quasi un ultimo, blando tentativo di farci fuori.»

«Il serpente ci ha salvati.»

«Belial aveva uno scopo ben preciso.»

«Sta rispettando l’alleanza. Noi ormai siamo gli ultimi.»

Heen rise, sardonico. «Non l’ha fatto per l’alleanza. Il patto ha perso qualsiasi significato ora che l’esercito è distrutto. No, adesso c’è un nuovo equilibrio.»

«Non ti capisco.»

«Belial ci ha salvati o forse Sabaoth ci ha risparmiati. Ciò che stanno facendo in realtà è corteggiarci.» Le lasciò il tempo di riflettere. Era scossa ma Raia era tutto fuorché stupida; dopotutto era stata lei a trovare la chiave. Non lo deluse.

«È perché siamo potenziali Elohim.»

«Esatto.»

«Tuttavia non comprendo: siamo solo due. Sabaoth non può temerci davvero.»

«Azazel ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: “Credi davvero che Shaitan abbia voglia di buttare altri sessantacinque milioni di anni per la sua rivincita?”»

«Si riferiva all’Armageddon.»

«No. Quello è successo molto prima, quando ancora non esisteva il tempo. Io credo che abbia già tentato una volta di formare un secondo esercito e che anche in quel caso abbia fallito. Noi siamo perciò il terzo tentativo. Forse nemmeno pensava che ce l’avremmo fatta. Da qualche parte c’è un altro esercito che si sta formando e Sabaoth lo sa. Quindi ora immagina: se domani si scatenasse un nuovo Armageddon non credi che altri due Elohim farebbero la differenza? Se noi ci unissimo a Shaitan le schiere angeliche si troverebbero in difficoltà. E se invece ci alleassimo a Sabaoth sarebbe Shaitan a essere di nuovo in svantaggio.»

«Cosa pensi di fare?»

«Per ora riposeremo. A tempo debito ricostruiremo il nostro regno, ma non abbiamo alcuna fretta. Siamo Dei, adesso. Facciamolo sapere a entrambi.»

I due sorci sovrani pronunciarono il nome.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Il disegno corale è gestito mooooolto bene. Il richiamo è affascinante di suo, ha un suo potenziale intriseco e la scelta è stata molto intelligente: giocare su un soggetto che di partenza ha già un suo proprio fascino.
La caterva di nomi e fazioni costringe a una concentrazione enorme e mi piace: tutto groviglio che in un'esplosione apre millemila pagine di storia.
Bisogna in questi casi stare attenti a non calcare passi troppo vicini al riferimento che utiliziamo per sorprendere il lettore, ma mi pare che qui la via prende un giro largoe curioso! Mi è piaciuto

 

Ritratto di Pilgrimax

SemeNero è uno bravo e forte! Si era già capito dallo scorso gioco, ma in questo... be’, mi inchino :-) Mi è piaciuto davvero tanto. L’idea è notevole, ambientare il tutto nel momento della distruzione di Sodoma e Gomorra, ha per forza un suo fascino intrinseco. Il finale non lo avevo intuito ed è stata una bellissima sorpresa. Tra l’altro lascia spazio a un seguito che leggerei molto volentieri ;-), ho l’impressione che la storia del gioco sia solo l’inizio.

È vero, il lettore deve rimanere concentrato per seguire tutto. Ma è anche questo il bello della lettura. D’altro canto c'è una trama non banale, molto intrigante e interessante quindi, in questo caso, il lettore VUOLE concentrarsi.

Mi è piaciuto molto come hai centellinato le informazioni dall’inizio alla fine, tenendomi incollato allo schermo. Mi è dispiaciuto smettere di leggere. Ecco, questo non dovevi farmelo! ;-)

Per me, è il miglior racconto del gioco. Complimenti.

Ritratto di LaPiccolaVolante

Fuggire ogni volta da "l'impegno" di una lettura non è sano, né costruttivo. E con questi soggetti (comprendendo nel ragionamento anche il racconto di Ser Pilloni) credo che "smagrire" troppo lo stile sia un danno per la storia. Sono d'accordo.

Il buon SemeNero diventa ogni giorno più bravo! E credo chea breve lo sequestreremo, lo legheremo a una sedia come Misery e lo nutriremo a pane e acqua piovana fino a che non ci accontenta!

hihi
 

Ritratto di Seme Nero

Ok per il sequestro!

Ritratto di Alessandro Pilloni

Anche io mi inchino. Mi ha stupito. Ottimo tutto, dalla scelta dell'ambientazione allo stile che richiama direi perfettamente i testi sacri. Perfetta anche la giustificazione dell'acquisizione di coscienza da parte dei topi. Unica nota negativa - se può esserlo - è che si sente che la storia è costretta nel limite delle battute e avrebbe voluto più spazio. Bene, bravo, bis!

Ritratto di Seme Nero

Non so come faccio, ma se c'è un limite alle battute ho il superpotere di distruggerlo :°D

Di buono c'è che sono diventato bravo a tagliare XD

Ritratto di Seme Nero

Grazie a tutti, c'ho la lacrimuccia.

E mi sta diventando difficile non tirarmela ;D

Comunque è vero, l'ambientazione era già affascinante di suo, e ho anche dovuto dare poco spazio a personaggi come le figlie di Lot, che restano senza nome e la cui storia ha uno sviluppo intrigante. (SPOILER: incesto col papà ubriaco) La parte di ricerca ha necessitato di qualche tempo ma ne è valsa la pena.

Ritratto di Borderline

Confesso di non andare particolarmente d'accordo con lo stile biblico, per questo ho fatto un po' di fatica a seguire. Anche se è gestito molto bene. La trasformazione di angeli e caduti in topi è buona, a questo punto sembra però dio e diavolo siano due facce della stessa medaglia (o forse ho ipotizzato io, perché gli angeli stavano dentro la sacca prima del finale a sorpresa). Il potere come missione è sicuramente corretto, ma forse un po' abusato, così come l'empietà di Gomorra. Con qualche virata dalle sacre scritture che sono riprese abbastanza fedelmente nei toni e negli intenti avresti potuto trovare empietà più originali per un mondo zoomorfo :).

Ritratto di Seme Nero

Mi sa che però il racconto non (ti) è chiaro. Gli angeli sono angeli, antropomorfi as usual e pure senza ali. I topi sono topi, almeno finché non diventano degli elohim.
Gli unici a cambiare forma sono Belial, che diventa un serpente, e Azazel, in una pessima riproduzione di roditore, a causa del precedente incontro con Yeratel, il povero angelo con problemi di digestione XD

Ritratto di Borderline

Sì è vero ma abitano tutti città bibliche così mi hanno confusa , anche se i topolini in effetti con quelle città ci vanno a nozze :).

Ritratto di Gana Mala

Confesso: ho dovuto leggerlo due volte perché mi sono incasinata in diversi punti. Mi consola vedere che non sono stata l'unica a trovare questa lettura un po' faticosa, però ce l'ho fatta :D
Apprezzo molto quando c'è della ricerca dietro a ciò che si racconta. Si vede che è stata accurata e mi spiace che tu non abbia potuto raccontare tutto. Avrei voluto leggere di più delle figlie di Lot, anche perché è la parte che più mi ha interessato.

Ritratto di Seme Nero

Io avrei voluto scovare almeno i nomi di quelle due figliole! È stato già difficile trovare quello della moglie di Lot. La Bibbia è una miniera di idee, volendo rielaborare le storie contenute.

Al di là dell'aspetto religioso è un libro fantasy coi fiocchi! XD

(Tempo fa ho scritto un racconto facendo un ragionamento simile: e se in realtà la bibbia fosse solo un libro fantasy? Quindi ho immaginato un futuro remoto in cui la razza umana è estinta e i robot, discendenti delle nostre sonde spaziali, riproducono la cultura umana partendo dai nostri libri e seguendo gli insegnamenti del profeta Asimo)

Ritratto di Sa_Jana

Complimenti.

A me è piaciuto moltissimo la trama, benché complessa, e l'idea di fondere il biblico con il fantasy non solo è straordinaria, ma ti è riuscita perfettamente. 

Il ritmo è serrato, coinvolgente; mi piacciono anche come hai fatto interagire i personaggi fra loro e l'ambientazione. 

Sarebbe un romanzo esteso bellissimo; ci stai pensando? 

 

Ritratto di Seme Nero

Non credo che svilupperò ancora il soggetto, anche se come esercizio di stile è valido.

E poi ho paura che Dio mi chieda i diritti XD