La famiglia (MasMas)

Ero col mio big bro Frank, sprofondato sul sedile del passeggero della cadillac nera, quella delle occasioni importanti. Non avevo voglia di parlare. Nemmeno lui, il volto una maschera di cemento, le mani strette sul volante come morse d’acciaio.

Poi esplose, un pugno sul cruscotto: “Ci pensi Charlie, ci pensi cosa ha fatto questo Sonny Marinelli?”

Ci pensai. Gli occhi mi pizzicarono, non dissi niente.

Continuò: “Maledetto infame! Ha tentato di infilarsi nell’organizzazione di Don Petrelli, solo per fargli le scarpe. Ci pensi Charlie?”

Ci pensai, ancora. Gli occhi pizzicavano sempre di più. Feci di sì con la testa.

“Don Petrelli, l’aveva accolto come un amico, gli aveva offerto un lavoro, gli faceva portare i pacchi giù al parco.”

“Un lavoro onesto.”

A quella parola ci guardammo, il dubbio a velare il volto di Frank: “Ohi, onesto… magari un lavoro sicuro.”

“Sì, sicuro è meglio, sì.”

“Si è fidato Don Petrelli, e gli ha dato fiducia. Sembrava un bravo picciotto, quel Sonny. L’ha fatto entrare nel giro, l’ha accolto nella famiglia, come un parente. Che dico, come un fratello, Charlie!”

La vista mi si velò, al pensiero: “Come un fratello, Frank.”

Gli dava modo di mantenersi, con dignità.”

Mi sfregai gli occhi: “Giusto Frank, la dignità è tutto.”

“E lui? Lui ha stretto accordi coi grossisti, accordi segreti. Ha cominciato a smerciare ai clienti, di nascosto da Don Petrelli.”

Feci di no con la testa: “Incredibile. Di nascosto!”

Frank accostò: “Si teneva la percentuale, Charlie.”

Tirai su col naso: “La percentuale. Che cosa meschina. La percentuale.”

Scendemmo, in fondo alla strada si vedevano i palazzoni dell’ottava strada dove abitava quel traditore con la sua ghenga bastarda. Prendemmo le spranghe dal bagagliaio. Controllammo i ferri sotto il braccio. Ci guardammo occhi negli occhi, io e il mio big bro.

 

***

 

Mezz’ora dopo eravamo al porto. Il molo 12 era deserto, come al solito. Frank parcheggiò accanto all’acqua, che sciabordava nera come il nostro umore.

Scendemmo e girammo dietro la macchina, lui aprì il bagagliaio.

Dentro, Sonny incaprettato e imbavagliato, vestito con il gessato da gran signore tutto strappato e sporco di sangue, lo stesso che ci macchiava anche le nocche, il suo. Si voltò a guardarci, gli occhi tanto pesti da sembrare prugne calpestate.

Lo agguantammo per braccia e gambe e lo tirammo fuori, con tanto di palla d’acciaio già incatenata ai piedi. Lo mettemmo dritto, e Frank gli tolse il bavaglio. Lo guardò: “Sonny, Sonny. Perché deve finire così? Perché hai fatto il furbo? Eh?”

Quello si schiarì la voce: “Ragazzi, ragazzi, parliamo.”

Ci guardammo, aggrottando la fronte: “E di cosa vorresti parlare, eh Sonny?”

“Ragazzi! Ragazzi, lo so che non siete persone cattive, e neppure irragionevoli.”

Frank mi guardò ancora: “Tu sei cattivo Charlie?”

“No, certo, Frank.”

“E sei irragionevole, Charlie?”

“No, no certo. Tu Frank?”

“Io? Ti paio irragionevole Charlie?”

“No!”

Sonny ci interruppe: “Vedete, ragazzi? Anche io sono una persona ragionevole. Per cui ragioniamo, no?”

Frank strinse gli occhi. Non gli piace, a Frank, quando qualcuno ci interrompe, mentre parliamo tra noi della famiglia: “Non mi pare che poco fa, al tuo covo, quei quattro gorilla che ci hai mandato contro avessero molta voglia di ragionare.”

“Beh, le condizioni erano un tantino diverse da adesso, non credete?”

Frank mi guardò, accennai un sì con la testa: “In effetti, Frank.”

Sonny riprese: “Cosa ci guadagnate voi se mi ammazzate?”

Frank alzò lo sguardo al cielo, grattandosi il mento, poi mi guardò: “Cosa ci guadagnamo, Charlie? Cosa ci potremmo mai guadagnare?”

Sono sempre stato io a occuparmi di soldi, in famiglia: “Cosa Frank? Non so, Frank. Magari un figlio di puttana in meno, Frank?”

“Ma no, ma no, ragazzi!” Sonny ci interruppe. Nemmeno a me piace quando ci interrompono, mentre parliamo tra noi della famiglia: “Ragazzi, potrei offrirvi una bella mancia se, invece, mi lasciaste andare.”

Frank mi guardò, ancora con la mano sul mento. Io lo guardavo con la fronte corrugata.

Sonny continuò: “Magari, poi, potreste venire a lavorare con me. Sto mettendo su una bella banda, e potrei mandare via Al, Ed, Jo e Lu, quei quattro cialtroni e buoni a nulla che mi fanno da guardie del corpo, se avessi voi.”

Frank aggiunse: “Anche perché, adesso, ti servirebbero a poco, in sedia a rotelle, come finiranno bene che vada.”

“Esatto! Venite con me, sarete i miei luogotenenti. Farete carriera! Cosa ne dite?”

Frank mi guardò, tornò a Sonny, sospirò e poi gli mollò un ceffone con la manona grossa come un badile: “Ascoltami bene. Vedi il mio lil bro, qui?” e mi indicò: ”Sai cosa gli e successo quando ha scoperto cosa avevi combinato a Don Petrelli e a tutta la famiglia con le tue squallide malefatte?” Tornò a guardarmi con gli occhi che solo un fratello può avere: “È successo che gli è venuto da piangere.”

Il cuore mi balzò in petto. Feci di sì, lentamente, con la testa: “Vero Frank, da piangere.” Il mio big bro si preoccupava per me. Troppo forte il mio big bro.

Frank tornò a guardare Sonny: “E questo è un problema. Io non posso andare a lavorare per qualcuno che ha fatto piangere il mio lil bro. O che accoltella alle spalle Don Petrelli. Qualcuno capace di fregare perfino i membri della sua famiglia. Tu ce l’hai una famiglia?”

Sonny tornò a sollevare la testa, recuperò lucidità poi tossì sangue: “Hem hem! Sì, sì ce l’ho la famiglia.”

Frank si guardò la giacca, la macchia di muco e sangue che gli aveva schizzato quello. A Frank non gli piace di essere schizzato di sangue, ma ormai era già tutto sporco e non ci fece caso: “Charlie, ce l’ha la famiglia.”

“Sì, ce l’ha.” Guardai Sonny: “E ce l’hai la foto della famiglia? Nessun uomo vero gira senza foto della famiglia.”

“Sì, guardate, nella tasca. Nel portafogli.” si agitò per tentare di liberare una mano.

Frank gli mollò un cazzotto nello stomaco: “Eh eh eh, stai fermo.” poi andò con la mano nella tasca di lui e tirò fuori dal portafoglio una foto spiegazzata. Alla luce della luna si intravedevano un uomo, una donna e quattro ragazzini.

Sonny si rialzò, lento, e bofonchiò: “Quella... è la mia Molly, e Tim... Linda e Gregory... e Martha, ha il nome della nonna.”

Frank guardava con lo sguardo basso: “Linda, come la mia bambina.”

In quel momento, scorsi una lacrima bagnare gli occhi del mio big bro: “Come la tua piccola. E Martha, che ha il nome della nonna.”

Frank sospirò: “Il nome della nonna, gli hanno dato.”

“Della nonna, Frank.”

“Ecco, vedi Charlie, questo qua ho toccato una corda delicata.”

“Oh Frank, hai ragione.”

“La famiglia, Charlie.”

“La famiglia, Frank.”

Mi puntò il dito: “La famiglia, ricordati, è tutto. Un uomo è niente senza la famiglia.”

“Frank, tu sì che sei profondo.”

Mise una mano sulla spalla di Sonny: “Charlie, non possiamo non fare qualcosa per questo padre di famiglia.”

Quello spalancò gli occhi, un velo di speranza gli colorò il viso: “Bene, allora liberatemi e lasciatemi anda...”

Frank spinse. Sonny urlò: “...areeeeeh!” mentre cadeva all’indietro, uno splash e l’acqua nera inghiottì tutto.

Frank ancora mi guardava: “Charlie, domattina andiamo a prendere quei quattro marmocchi e li portiamo al Blue Belle Night. Li lasciamo a mamma Dorothy, lei e le sue ragazze sapranno allevarli come si deve.”

“Gran bella idea Frank.” Salimmo in macchina. “La famiglia.” dissi guardando la luna: “Poi sai che culo a striscie ci farebbe Don Petrelli?” E fino a casa rimanemmo in silenzio.

Commenti

Ritratto di Sa_Jana

Sono contenta di non essere l'unica ad avere pensato che la cosa si potesse affrontare con ironia e un pizzico di sano black humor. Frega un po', perchè alla fine i personaggi sono pure simpatici.

Ritratto di Alessandro Pilloni

Poco da dire, bravo! O brava. Storia lineare che scorre bene, chiara. Si fa leggere. Classico che non guasta mai. Piaciuta!

Ritratto di LaPiccolaVolante

La gestione degli scambi, la caratterizzazione dei personaggi io la trovo deliziosa. L'uso ostinato del fare la eco a domande e risposte tra gli interlocutori è uno stampo inequivocabile del ceto, stile di vita e abitudini professionali.
due cattivi e un opportunista. niente di buono, eccetto che crescano "bene" anche i pargoli! E anche qui lo spiraglio è abbastanza chiaro. per evitare speranze hai destinato l'eduzazione dei bimbi a puttane e meretrici, e direi che l'imprinting futuro non getta molta luce di speranza.

Gradevole, divertente, ben caratterizzato, contestuallizzato benissimo in poche battute senza il bisogno di flashback o spiegoni.

Bella, mas!

Ritratto di Alessandro Pilloni

Dove possiamo votare?

Ritratto di LaPiccolaVolante

Potete elencare il vostro tris di preferiti sulla pagina del regolamento, su un commento.:)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Non trovoun pulsante aggiungi commento sotto il regolamento di questo gioco, mi perdonate se voto qui?
***La famiglia
**Siebenburger (o qualcosa del genere)
*Superantieroi

Ritratto di Pilgrimax

Ciao Alessandro. In fondo alla pagina del regolamento, appena dopo la sezione  “Benvenuti!”, trovi tre pulsanti etichettati con: “Leggi tutto”, “4 commenti”, “Aggiungi un commento”. Ecco il terzo è quello che in genere si usa per aggiungere il commento relativo al voto. 

Ritratto di Sa_Jana

Io ho provato e ti fa commentare solo il Benvenuti.
Nella parte del gioco, dopo "leggi tutto" non c'è altro, e ti permette di aggiungere un commento solo loggandoti con Facebook

Ritratto di Pilgrimax

Oops, hai ragione :)

Ritratto di Alessandro Pilloni

Sì anche io ho avuto lo stesso problema.

Ritratto di Pilgrimax

Forse i Capitani devono ancora abilitare i commenti per il post del regolamento, o qualcosa del genere

Ritratto di masmas

Complimenti molto apprezzati. Sì in realtà è un racconto senza troppe pretese, però dai, tanto per sorridere.

Ma mi sono accorto che ho sbagliato il limite di battute, non mi sono accorto di non aver raggiunto il numero minimo. Per cui sono fuori dalla votazione (nel caso qualcuno avesse intenzione).

Ritratto di Alessandro Pilloni

Il regolamento prevede che tu possa essere votato, dunque ti prendi il mio voto.

Ritratto di Pilgrimax

Be' MasMas si riconferma per la terza volta (terza per me che sono arrivato da poco). Non posso che ripetermi nel dire cose che ho già sottolineato in giochi precedenti. Lo stile di MasMas mi piace molto, e non solo perchè è riconoscibile anche senza l'indicazione del nick, ma perchè è capace di creare un'empatia pura col lettore. Charlie e Frank sono proprio due preziose macchiette noir, simpatici ma nello stesso tempo taaanto cattivi, così cattivi da vivere il male con estrema naturalezza e, perchè no, a modo loro, associandogli dei valori genuini. Eh Mas però, la cosa delle battute te la dovevi risparmiare! Ovviamente scherzo :-) ti fa onore

Ritratto di grilloz

Bello, con un gruppetto di gangster un po' fumettosi che da soli creano l'atmosfera, ben caratterizzati dalle loro sole battute (ormai i dialoghi sono il tuo cavallo di battaglia ;) ).

Forse i gangster non sono più cattivi di quanto ci si aspetterebbe (ovvio che buoni non sono :P) 

P.S. sulle battute chiuderei un occhio (quello buono :P ) anche perchè in genere chi sfora sfora in più ;)

Ritratto di Seme Nero

Adoro!

Lo scambio di battute, la complicità tra Frank e Charlie, i due bro', è spettacolare XD

Ritratto di Borderline

Bellissimo il dialogo, si visualizzano come in un film o in un fumetto, tipo lo smilzo e il gorilla. Sempre più convinta che i dialoghi siano il tuo punto di forza. Per il resto, sì, son cattivi, ma pure simpatici. Quel Sonny invece, lui sì che non ha rispetto :P

Ritratto di quatipua

ecco, mi mancava leggerti Mas!
che bello leggere una storia che si sviluppa in modo così "naturale", non ci sono forzature
accompagni il lettore che ha quasi la sensazione di vedere ciò che legge

più vi leggo e più mi rendo conto di aver preso trooooppo alla lettera questa cosa del Male
come sempre, sono tarda anche a capire le indicazioni di gioco, ahahha!