Superantieroi (di Pilgrimax)

Inspiro l’aria del piazzale e riempio le narici del sapore di libertà. Lo trattengo nei polmoni e al culmine del bruciore lo lascio andare. Lo sguardo fugge oltre la matassa di filo spinato che sta sulla sommità del muro di cinta, perdendosi nel cielo infiammato dal tramonto. Solo poche nuvole, candide e ferme, sospese in aria ad aspettare.

Gli altri giocano a calcio, senza ragionare. Il loro obiettivo è prendere la palla. Poi testa bassa e qualche dribbling, prima di perderla di nuovo. Né tecnica né tattica. Insomma, io rimango la migliore.

Sfilo una Macedonia Extra dal taschino e chiedo a Cerbero di farmela accendere. Faccia da mocassino, pelle unta anche d’inverno, capelli tirati indietro e appiccicati da strati di brillantina. Il brizzolato delle basette tende ormai al giallo marcio. Gli sta a pennello. Con le mani proteggo la fiamma dell’accendino dal vento, facendo attenzione a non toccare il suo pugno. Mi guarda le tette che si affacciano sulla scollatura della camicia, ma davanti agli altri mi toccherebbe solo per darmele di brutto. Mi eccita, glielo faccio apposta. Seguo con attenzione il movimento della mano mentre ripone l’accendino nella tasca destra.

Le sigarette sono uno dei pochi lussi che riesco a rimediare. Al Direttore, membro dell’ordine dei Cavalieri di Malta, non dispiace che Schizzo riceva una stecca ogni mese, fintanto che si sforzi a darci messa e non pianti grane con le sue finte crociate contro il demonio in terra. Qui dentro, i suoi orfanelli siamo noi. E a Schizzo non dispiace dividere le sue stecche con me, fintanto che nelle docce mi faccia benedire la passera dal suo aspersorio di carne. Si è inventato che sono il risultato di un rapporto satanico e che lui è uno strumento divino. Ma come se la gode quando mi penetra da dietro mentre con una mano me lo mena e con l’altra mi munge la tetta più gonfia. Sono anni che mi lascio lavorare da quel diavolo con la tonaca, ma oggi sarà il mio lasciapassare.

 

Il fischietto di Cerbero trilla: ora di cena. Entro nel Blocco Mensa e attraverso il corridoio formato dalle due file di tavoli. Sono tutti tavoli da dieci, bianchi con le gambe di alluminio. Bianchi come il gres di terza scelta posato in modo scomposto. Bianchi come i muri che ci hanno fatto intonacare la scorsa settimana. Noi, gli scarafaggi e i ratti siamo gli unici punti neri in così tanta luce.

Mi siedo al tavolo dove sono anche Schizzo, Fuoco e Sfera.

Il viso cadaverico di Schizzo riacquista colore. Mi fa l’occhiolino e si passa la lingua sulle labbra, mentre con indice e pollice arrotola la punta del pizzetto caprino. Per essere completo, gli mancano solo due corna di montone e una coda di drago.

Fuoco si ravviva la lunga chioma albina con le mani. Il rosso delle pupille abbaglia e la corona rosa intorno alle iridi ipnotizza. È l’unico che mi mette un po’ in difficoltà. Il suo sguardo trafigge, fissa dritto negli occhi ma sembra che guardi oltre.

Sfera non mi ha neanche visto arrivare. È piegato in avanti col viso sul piatto, intento a far fuori il ragù in un paio di forchettate. I boccoli biondi della zazzera da moicano fremono. Non capisco come possa stare in quella posizione senza strozzarsi. Mento e collo non esistono più, sono un tutt’uno con il faccione direttamente attaccato al busto. Sul braccio che maneggia la forchetta sta tatuato un cuore sanguinante, le contrazioni del bicipite lo fanno pulsare.

Nel Blocco Donne c’erano soggetti più interessanti. Ma poi il Direttore decise che fosse più giusto farmi stare nel Blocco Uomini. È il solito discorso: fica e tette non possono comandare su un bel fallo. A me sta bene tutto, però non avrei mai pensato di dover affidare il mio piano di evasione a ’sti tre. Da quando li ho convinti che siamo supereroi, mi seguirebbero ovunque. L’illusione di essere inarrestabile mi ha condannata, e l’illusione che sono riuscita a ricreare qui dentro mi libererà.

La libertà.

Essere Ibry significa essere liberi di scegliere. Con me puoi fottere e farti fottere. Ho alzato bei soldi e me la sono goduta. Mi piaceva farli fuori nel momento dell’amplesso. Togliere di mezzo la loro vita per fare più spazio alla mia. Che godimento! Li privavo del siero dell’esistenza, delle tre S: Sesso, Sangue e Soldi. Ma alla fine mi hanno beccato, e la mia vita è ormai in mano al Direttore e alle Guardie. Ma oggi me la riprendo. Spero solo che ’sti sfigati facciano ognuno la sua parte. Tanto lo so che abbiamo fatto squadra solo per necessità e che poi al gol ognuno vuole andarci per i cazzi suoi. Ma devo essere brava a manipolarli.

 

«Allora, è tutto chiaro?» chiedo, guardandoli negli occhi uno dopo l’altro e fissando infine Schizzo. «Solo noi supereroi possiamo rispedire il diavolo all’inferno e regnare indisturbati. Ma fin quando siamo qui dentro…»

«Ascolta, Ibry, ho avuto una premonizione. Non ce la faremo» m’interrompe Sfera.

«Sentiamo, cosa avresti visto?» gli chiedo senza interesse, solo per dargli un po’ di soddisfazione.

«Ero dentro, al caldo» pigola «e sentivo le voci. Le voci che dicevano: spinga signora, spinga e faccia respiri profondi» recita dandosi un tono autoritario «ma ero fermo, non scivolavo. Soffocavo e non trovavo l’uscita. Me la stavo facendo addosso. Così ho iniziato a mordere. Avevo voglia di sangue, di sentire lo scrocchio delle ganasce contro la carne e le cartilagini. Le adoro, le cartilagini. Ma non succedeva niente. Capisci? Ero senza denti. Non si apriva. La vagina di mia madre non cedeva ai miei morsi.»

Sfera ha riavuto il suo incubo. Come si dice: il primo amore non si scorda mai? Io non lo so, figuriamoci. Ma di sicuro a Sfera lo ha segnato per sempre.

«Ora calmati. Non è premonizione. È il tuo solito sogno del cazzo. Te l’ho già spiegato. Tu sei nato con un talento, e non è la chiaroveggenza ma denti aguzzi dalla nascita e fame di carne umana. Quella diavola di tua madre, morta dissanguata durante il parto, ne è la prova. Tu hai solo paura di perdere il tuo talento. Ma sta’ tranquillo che la fame non la placheranno i brutti sogni» gli rispondo. Poi m’infilzo il palmo della mano con la forchetta e faccio stillare il sangue nel mio bicchiere, mentre con lo sguardo torno a fissare Schizzo negli occhi. Pochi secondi e l’acqua assume il colore del vino.

«Lo sapevo!» urla quell’invasato di Schizzo. «Ti sto guarendo. Tu, come nostro signore nelle nozze di Cana. Tu, come tutti i bimbi del mio orfanotrofio.»

E già, sai quante benedizioni... e quanta acqua che si è trasformata in sangue. «Non è più il tuo» gli rispondo. «Almeno fin quando sei qui dentro.»

Stringe il pugno e inizia a sbattere le palpebre mordendosi il labbro. Vabbè, lui è cotto a puntino. Ora meglio tornare a Sfera.

Lo guardo mentre col braccio faccio scorrere lentamente il bicchiere sul tavolo, in modo da avvicinarglielo. I suoi occhi seguono il bicchiere ballonzolando nelle iridi. Il rosso del sangue si riflette nelle pupille. A me piace considerarle due tizzoni ardenti pronti a tuffarsi in quel pozzo di acqua e sangue per stemperare la fiamma della bramosia e i tremori del corpo e la tensione dei muscoli e la corsa del cuore e le scariche elettriche nel cervello. Quanta meravigliosa energia racchiusa in quel ammasso informe di ciccia e grasso.

Adesso ha il bicchiere proprio sotto il muso, lo spingo solo con la punta del dito. Lo vedo allargare le froge e trasformare il consueto sorrisetto da ciccione vergine, che a mala pena sa usare il pisello solo per pisciare, in un ghigno da animale, bestia feroce, predatore insaziabile. Mi farei divorare, dilaniare da quei denti più lunghi del normale che sbucano come artigli dalle gengive scoperte dalla tensione dei muscoli del viso, contratti a tirare su i cuscinetti di grasso sulle guance e a scansare i grappoli di lardo sulla mascella. Lame avorio, affilate e scomposte, il ghigno dello squalo.

«Fatti un sorso» gli dico. «Così ti calmi.» Ritiro il braccio lentamente con la mano chiusa a pugno, facendo attenzione a non scoprire la ferita.

Sfera mi guarda, e poi guarda il bicchiere. Me e poi il bicchiere…

Ho finalmente portato la mano sotto al tavolo. Adesso o mai più: «O devo pensare che te la fai sotto, brutta palla di lardo?»

Sfera afferra il bicchiere. La mano trema. Gocce s’infrangono sul tavolo. Si piega in avanti per non sprecare altro sangue. Le labbra sull’orlo del bicchiere. Risale col busto e scatta indietro col capo. Manda giù acqua e sangue, rivoli purpurei gli scivolano lungo il mento e continuano giù per il collo imbrattandogli la camicia.

Sbatte il bicchiere vuoto sul tavolo, gli occhi socchiusi. Sembra un tossico che si è appena fatto una dose. Riapre gli occhi, mostrandomi un sorrisetto appagato e la punta del naso guarnita da una goccia di sangue.

«Scusami, ero affamato. Ora sento che ce la faremo. Lo vedo, lo vedo.» mi dice.

Stavolta evito di mandarlo a fare in culo per la presunta chiaroveggenza.

Ora è il turno di Fuoco, ma non mi aspetto che sia semplice. È pur sempre un ex vigile del fuoco. Sa gestire le situazioni critiche e tenere a bada l’emozione. Con lui sarebbe un errore fare giri di parole.

«Tu sei con me?» gli chiedo.

«Schiocca le dita e divento una palla di fuoco, adesso!» mi risponde.

La cosa non mi piace, non mi piace per niente. Troppo semplice.

«Frena l’entusiasmo» replico, sorridendogli per dissimulare la mia perplessità. «Il momento di sfruttare il tuo superpotere è vicino.»

«È da tempo che non appicco un bel fuoco» mi risponde sfregandosi le mani. «Già me lo immagino: fusi di fiamme che si dimenano e urlano come maiali sgozzati andando a cozzare l’uno contro l’altro, fumo che chiude i polmoni fino a farti scoppiare gli occhi, strutture che si liquefanno, bolle di pelle che sfrigolano e scoppiettano scivolando via dallo scheletro come la cera di una candela che si consuma lentamente. Non vedo l’ora. Fidati» conclude mostrando il ghigno del male.

Continua a fissarmi ma a guardare altrove, e io continuo a sentirmi minacciata. Quel “Fidati” poi. Come gli è venuto in mente di dirmelo? Ma siamo ancora tutti e quattro a centro campo appena dopo il calcio d’inizio. E, se voglio fare gol, a qualcuno dovrò pur passare la palla. È arrivato il momento di attaccare.

Strattono Schizzo verso di me, prendendolo per il pizzo. Mi fissa dapprima sorpreso e poi furioso, dopo un vano tentativo di divincolarsi culminato in una smorfia di dolore. Mi sporgo di lato e sussurrandogli a un orecchio gli ringhio: «Da qua non esci vivo, prete. Me lo ha detto Cerbero.» Poi con tono suadente aggiungo: «Non sei l’unico che viene a farmi visita nelle docce.»

Il suo cervello schizofrenico traduce la minaccia in una torma di aculei sparati nel cervello dal demonio in persona. Lo capisco da come trema facendo sussultare ogni parte del corpo, dalla bavetta che affiora sugli angoli della bocca, e dalla ragnatela di capillari in rilievo nelle sclere. Sfera osserva la scena con gli occhi sgranati e la bocca aperta, un pezzo di polpetta è in equilibrio sulla lingua immobile. Come sempre Fuoco ci osserva con quell’aria assente. Mi innervosisce non saperlo decifrare.

Schizzo scatta in piedi, mi tira per i capelli costringendomi ad alzarmi. Si porta dietro di me e mi spinge facendomi sbattere la fronte sul tavolo. Con una mano preme sulla nuca e con l’altra mi immobilizza le braccia dietro la schiena, stringendomi i polsi. La mano che poco prima premeva sulla nuca inizia ad armeggiare per tirarmi giù i pantaloni. È fatta, è in piena crisi.

«Maledetti demoni» urla. «Non mi toglierete il potere. Come quando eravate travestiti da orfanelli, piangerete e sputerete sangue mentre vi sottometterò al mio volere. Vi ammansirò o altrimenti vi ammazzerò. Vi piegherete, vi piegherete tutti.»

Con la coda dell’occhio intravedo Cerbero che si tuffa in aria per placcarlo. Me lo scrolla di dosso e mi raddrizzo, risistemandomi i pantaloni.

Lo ha buttato a terra. Gli siede sullo stomaco e con le ginocchia gli ha bloccato le braccia. Sfila il manganello dalla fondina. Arrivano altre due Guardie. Mi sposto di fianco a Sfera. Gli passo la mano insanguinata sulla faccia, e smetto di spalmarlo solo dopo aver sentito la lingua sfregare sul palmo. Mi tiro indietro portandomi di spalle a Cerbero. Odo il tonfo sordo delle manganellate su Schizzo. Mi volto e vedo le altre Guardie che lo prendono a calci. Mi volto di nuovo: Sfera si alza di scatto, scaraventando la sedia due metri dietro di lui.

«Come sei buona, Ibry» mi dice, il naso solcato da una miriade di increspature. «Ho sempre pensato che fossi squisita» conclude e attacca.

Aspetto fino all’ultimo momento. Poi ruoto su me stessa e mi abbasso scansandomi a sinistra, la gamba destra tesa a falciare la carica di Sfera.

Centocinquanta chili di massa grassa schiacciano il mucchietto di ossa composto da Cerbero e Schizzo. Come d’accordo, io e Fuoco ci fingiamo impegnati a rimuovere Sfera. Qualche calcio diretto a lui prende anche noi, ma chi lo sente. Vado a colpo sicuro: sfilo l’accendino dalla tasca di Cerbero e lo passo a Fuoco che se lo infila nelle mutande. Adesso il padrone del mondo è lui. Nessuno si è accorto di niente. Non mi piace, di nuovo troppo facile.

 

Tornato l’ordine, io e Fuoco veniamo ricondotti nelle nostre celle. Schizzo e Sfera si sono beccati un bel po’ di botte e tre sedativi, uno per Schizzo e il resto per Sfera. Passeranno il prossimo mese in isolamento, rompendo la monotonia con eccitanti sedute giornaliere di elettroshock. Ciao ciao ragazzi. Non ve lo avevo detto, ma è arrivato il momento di tornarvene in panchina, per sempre. In area di rigore ci andiamo io e Fuoco.

Seduta sul letto della mia cella, conto i secondi scanditi dalle gocce che stillano dalla muffa adesa al soffitto. Immagino Fuoco sulla fascia e io al centro. Lui con la palla e io ad aspettare il cross. Ma allo stesso tempo mi chiedo: giocherà la mia partita?

Odo l’inconfondibile calpestio degli stivali di Cerbero e, quando termina, capisco che si è fermato davanti alle sbarre di accesso al mio corridoio. L’eco mi permette di sentirlo armeggiare con la serratura e udire la chiave che gira i quattro paletti della chiusura blindata. Le Guardie stanno sbarrando i corridoi delle celle. Un’ora e saranno tutti a dormire. Mi viene la nausea ad ammetterlo, ma sono nelle mani di Fuoco. Lui non è un normale piromane, controlla il fuoco come se fosse parte di sé. E, per lui, possedere un accendino significa avere sia il potere di creare e sia quello di distruggere. Insomma, se esistesse, sarebbe Dio.

 

Scatta l’allarme antincendio. È la prova che Fuoco è entrato in azione. Già immagino il Blocco Guardie cinto da mura di fiamme larghe un paio di metri e alte, troppo alte. Cerbero e il suo esercito saranno in gabbia per un po’. Ma il ricordo di un brutto sogno mi ritorna in mente.

 

Ero acciambellata su un fianco, sul pavimento di maioliche delle docce. Entrambi le mani in mezzo alle gambe. Mi godevo l’acqua fredda che mi colpiva la tempia anestetizzando i pensieri, per poi massaggiarmi il fianco, insinuarsi tra me e il pavimento e fuggire via nello scarico a un paio di metri dai miei occhi. I rivoli rossi sul pavimento si andavano sempre più schiarendo, in quel momento erano rosa pallido e da lì a poco sarebbero ritornati limpidi. Erano venuti a farmi visita prima Schizzo e poi Cerbero e, forse nell’eccezionalità della notte di Natale, anche il Direttore. Del resto passare le giornate in carcere è una gran palla, figuriamoci il Natale. Immersa in un dormiveglia surreale, udii le fibbie delle cinte del Direttore e di Cerbero tintinnare. A seguire, la voce del Direttore: «Ci vorrebbe una catastrofe o un incidente. Mi capisci?»

«Del resto a chi vuole che freghi di ’sti reietti» rispose Cerbero. «Ma il progetto della casa di cura?»

«L’Onorevole ha detto che è pronto. Sta’ tranquillo che il lavoro mica lo perdiamo. Anzi, ci sarà pure da divertirsi.»

«Se almeno la responsabilità ricadesse su uno di loro…»

 

Aspetto il cross, ma non vedo più nessuno sulla fascia. Mi viene da ridere: inizio a ragionare come Sfera.

Commenti

Ritratto di Sa_Jana

Mi è piaciuto molto come hai fatto interagire fra loro i personaggi. Ha tutto un suo equilibrio, e tutto incastra perfettamente, anche il finale aperto. 
Bello davvero.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Sa_Jana. Il tuo commento mi fa molto piacere perché speravo proprio che il racconto potesse sortire l’effetto che hai commentato

Ritratto di Gana Mala

Io non ho capito se quando era acciambellata nelle doccia, si trattava del sogno che le era venuto in mente o se è un fatto che le è accaduto. Ecco, da quel punto mi sono persa.

Ritratto di Pilgrimax

Volendo lasciare il finale aperto ho voluto lasciare aperto anche quel punto... Ibry lo ricorda (o forse l’inconscio vuole che lo ricordi) come un brutto sogno, insomma per lei è un brutto sogno ma potrebbe essere successo davvero. Del resto nelle docce era stordita (“dormiveglia surreale”). Forse dovevo meglio marcare il fatto che lei pensasse che fosse solo il ricordo di un brutto sogno; però non ho ritenuto di doverlo esplicitare altrimenti non avrei avuto il finale aperto, ho voluto lasciare libertà al lettore di immaginarsi uno dei possibili finali. In sintesi lo lascio decidere a te :-)

Ritratto di Gana Mala

Hai fatto bene a non marcare, avrebbe perso di efficacia. È il lettore che non deve fare il passivo e sforzarsi di comprendere, sono stata un po' pigra :)

Ritratto di Pilgrimax

Ma che scherzi :) Un po' come il cliente al ristorante, io penso che il lettore abbia sempre ragione ;-) Quinidi, fermo restando la cosa di non marcare per ottenere un finale aperto, non è detto che io lo abbia saputo fare bene, e se tu hai avuto delle perplessità è giusto che io ci ragioni un po' di più la prossima volta :)

Ritratto di Sa_Jana

Una volta tanto io c'ero arrivata! Mi sento molto orgogliosa, per una volta che c'azzecco 

Ritratto di Alessandro Pilloni

In una versione arrangiata potresti fare in modo che Ibry sia ancora più subdola. Ho immaginato uno sviluppo di questo plot con lei che circuisce gli altri tre con un vero e proprio lavaggio del cervello ma senza renderli partecipi di un eventuale piano. C'è molto materiale per un'opera più lunga e strutturata, a mio parere.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Alessandro. Il tuo è un ottimo suggerimento. Poi a questi personaggi ci sono affezionato quindi penso proprio che tenterò nella direzione da te prospettata. Dopotutto lei l’ho fatta manipolatrice, chiaramente nei vincoli del gioco mi è venuto da non renderla la sola manipolatrice ;-)

Ritratto di Seme Nero

Mi ero illuso parlasse davvero di super, fino alle prime righe ;)

È una piacevolissima sorpresa, personaggi tutt'altro che banali, contesto anch'esso molto originale. Tieni in piedi la storia davvero bene.

Complimenti davvero!

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Seme Nero. Sono contento ti sia piaciuto. Non c'è gratificazione più grande di sapere di aver regalato qualche minuto di piacevole lettura.

Ritratto di grilloz

Peccato che alla fine arriva Batman e sistema tutti, perchè arriva, vero? Scherzo, però i personaggi sembrano proprio usciti da Arkham, e sono molto ben caratterizzati; mi è piaciuto in particolare come hai fatto venir fuori il loro passato criminale senza spiegarlo.

Forse con un po' più di spazio si sarebbe potuto raccontare meglio il piano di evasione, quello presunto a cui gli altri credono, e magari far intuire quello vero, quello che lei ha in mente.

Il sogno - non sogno avresti potuto farlo apparire fin dall'inizio , distribuendo spezzoni qui e lì e lasciando il dubbio al lettore che non si trattasse solo di un sogno solo alla fine.

Nel complesso bel racconto.

 

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Grilloz, soprattutto per gli ottimi suggerimenti e spunti. Sì, con una versione più lunga, si sarebbe potuto giocare meglio ;-) Non avevo affatto pensato a gestire il sogno-non sogno come suggerisci e devo dire che è un gran bel consiglio. Grazie!

Ritratto di masmas

Mi è piaciuto, questi cattivi dono originali, hanno un carattere e sono ben definiti e delineati. Ottimi personaggi.

La storia è un inizio, che poi potrebbe continuare, ma che sta bene anche così.

La scrittura è buona, fluida, di carattere.

Prendendo il finale come aperto, mi sono perdonato se non ho capito tutto quel che c'è da capire (perché non c'è un tutto da capire).

Bravo.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Mas! E sì, non c’e un tutto da capire :-) stavolta ho  voluto dare retta al consiglio del Capitano di non trovare necessariamente una soluzione alla storia a discapito dei personaggi.

Ritratto di Borderline

Bell'ambientazione, mi sono immaginata una sorta di riformatorio, forse perché sei stato bravo a delineare i personaggi sì crudeli ma acerbi e insicuri in tutto. Hanno tutti dei tratti fisici che li fanno apparire mostruosi agli occhi dei più, calcando più la mano su questo si potrebbero davvero trasformare in superantieroi. Il finale aperto ti aiuta anche nella gestione di un proseguo, questa volta nulla da dire sulla scrittura, che è più scorrevole del solito :)

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Borderline. I tuoi commenti denotano sempre una lettura attenta. Ti confesso che ero proprio curioso di avere un tuo parere ;-)

Ritratto di quatipua

fin dalle prime righe, ho letto come se si trattasse di un fumetto
ho visto in questi personaggi deliranti molta della follia che si respira fra i corridoi dell'Arkham Asylum dell'universo DC.
forse mi sono lasciata influenzare troppo dal titolo?
:)
ho una domanda metafisica:
ma la follia può essere equiparata al Male?

 

Ritratto di Pilgrimax

E chi lo ha detto che sono folli? ;-) Grazie per la lettura e il commento :-)

 

Ritratto di quatipua

il commento, infatti, parte dal peso che nella mia testa ha avuto il titolo
e poi, come faccio sempre, ho iniziato a "s-paziar"

Ritratto di Gana Mala

Perdona il commento OT, ma è da quando ho letto il racconto che te lo volevo dire: il gatto che c'è nel mio avatar, si chiamava Schizzo. È un po' crudele che quel nome sia stato dato ad un pedofilo :'( :D :D

Ritratto di Pilgrimax

Ahahahahah, a me dispiace che quel nome sia stato dato a un gatto ;-)

Ritratto di Pilgrimax

Mi sono accorto solo in un secondo momento che ti riferivi al gatto al passato. A questo punto, mi dispiace per il gatto :(

Ritratto di Pilgrimax

Cercasi commento del Gran Capo. Ma solo se non si tratta di buttarmi agli squali :D :D

Ritratto di LaPiccolaVolante

Non ti butterò giù nulla! Scusa il ritardo!
Ho letto la parte mia preferita dell'universo DC, lo ammetto, in questo racconto: Arkham. Noto sempre più spesso il lasciar raccontar ai personaggi il contesto, il background, senza sprecar battute in intro o descrizioni superflue e questo mi fa un sacco piacere.

la caratterizzazione sui tempi lunghi sarebbe un bel divertimento, vero è che se uno solo di loro riuscisse a evadere la gestione della controparte sarebbe un delirio!  I modi si asciugano e definiscono per ciò che servono, senza fronzoli eccessivi: per ricordarvi che si racconta in funsione del personaggio e della storia!

Si legge senza fatica, disegna graficamente i personaggi senza troppo accanarsi, ribalta la posizione del protagonista ipotizzando il passaggio del testimone alla figura meno definita dell'orchestra e forse avrei reso più impattante il passaggio togliendo quel dubbio ostinato di Ibrid sulla sua figura. Il dubbio che ci sia un doppio fondo nel cassetto a un certo punto sale, ma non è un male, solo un'opzione in più da valutare.

Mi è piaciuto. Sì. Mi è piaciuto!

 

Ritratto di Pilgrimax

Sono lieto che sia piaciuto. Sì, in effetti considerato il ruolo che Ibry affida a Fuoco, o dovevo fare in modo che Ibry si fidasse o avrei dovuto approfondire di più il PG di Fuoco. Considerato che con le battute ero al limite, almeno per il gioco, avrei dovuto optare per la prima opzione. Grazie per il commento che come sempre permette di riflettere più a fondo sulla storia e su come raccontarla.