L'era della pioggia (di Pilgrimax)

Piove da quando è nata, così le risposero. Inondazioni e migrazioni scandiscono il suo tempo. Ma per Tala il punto è un altro: la pioggia impara, e lo fa in fretta.

L’odore di fango e muffa filtra dalla tendina che delimita la zona bagno. Tala si volta e va verso la porta d’ingresso. La apre e scruta l’orizzonte. La vista si perde in mezzo a una coltre di nubi così densa che viene da chiedersi come faccia a rimanere sospesa.

«Hai fatto?» le chiede suo padre urlando dal bagno.

Si volta di nuovo. Lo sguardo si ferma sulla lampadina che pende dal soffitto. Si chiede se la luce del sole, che dicono scaldi e abbagli, faccia l’effetto di una lampadina di dimensioni cosmiche.

«Quasi» gli risponde. Poi si dirige verso la riserva di cibo in scatola che tiene sotto il letto.

Sistema i barattoli di latta nella cassa di legno, è ancora intorpidita. Suo padre l’ha svegliata buttandola giù dal letto. Le ha detto che era distesa su un fianco, l’altra metà del letto era già un colabrodo, uguale alla parte di tetto sovrastante, e la sua schiena sembrava il dorso di un delfino.

Adesso la pioggia ha capito come mangiare l’alluminio e devono trovare un’altra casa. Sì, mangiare è il termine giusto.

Si guarda intorno per salutare il container e capire cos’altro caricare sul carro. Lo sguardo si ferma sui letti di legno equipaggiati con materassi in erba e foglie. Non li prenderà, si sopravvive pure dormendo per terra. Invece prenderà il cucinino elettrico, tappezzato da un murale di macchie di calcare e grasso animale. Il brusio del generatore, una ninna nanna che l’accompagna nel sonno, le ricorda che stavolta riempiranno il carro.

«Ho sistemato le conserve» urla in piedi sulla soglia dell’ingresso. «Esco a recuperare la turbina.»

«Stai attenta e usa la mascherina» l’ammonisce suo padre da dietro la tenda.

Sistema la corteccia di pino davanti la bocca fissando i lacci di budello di maiale dietro la nuca. Se sua madre avesse avuto una mascherina, Tala avrebbe ancora un’anima. Il ricordo è una scarica di pioggia nel cervello.

 

La baracca di legno aveva assorbito la pioggia di mesi e, nonostante la coibentazione di trucioli, aghi di pino e resina, non poteva più contenerne. La pioggia si insinuò tra le perline del tetto e, nel sonno, iniziò a stillare rosicchiando la gamba sinistra di suo padre. Lei e sua madre si svegliarono con i vestiti a brandelli e intrisi di pioggia, ancor prima che le urla di suo padre s’infrangessero contro le pareti. Le svegliò lo sfrigolio della carne e l’odore di stinco arrosto. Era arrivato il momento di scappare, di nuovo.

Infilarono suo padre, cosparso di segatura e fango, nel carro di legno e sedettero a cassetta. Sarebbe stato al sicuro per un po’, aveva rinnovato la corazza organica del carro il giorno prima. I cavalli si confondevano con le nuvole e la nebbia ma stavano bene. Il piano era costeggiare il fiume e raggiungere la grotta.

Il terreno era un fondo di fango e pozze cui la pioggia aveva cambiato pelle eliminando il confine tra terra e cielo. Le urla di suo padre facevano breccia nello scroscio della pioggia e la notte era una benda sugli occhi.

Una ruota anteriore finì in un guazzo d’acqua facendo sbilanciare il carro. Sua madre perse l’equilibrio e cadde in una pozza più profonda. Si rialzò espettorando l’acqua ingoiata, ma poi scivolò e crollò seduta. La pioggia le arrivava al seno. Urlò e si sollevò di scatto. Con le mani tra le gambe iniziò a contorcersi in preda a conati di vomito.

Giunsero alla grotta. Tala aiutò sua madre a entrare, e accese la torcia a batteria. Sua madre si lamentava e si teneva il ventre con le mani. Tala notò che era gonfio. Capì che la pioggia non proteggeva le donne, le rifiutava. Poi andò a prendere suo padre, giaceva immobile. Lo sguardo di Tala precipitò sulla gamba. Raggelò. Sentendogli il polso capì che era ancora vivo. Infine lo trascinò all’interno della grotta tirandolo per le braccia.

Sua madre si dimenava, sembrava lottare contro una forza che le stava succhiando ogni goccia di vita nelle vene. Il gonfiore al ventre aumentava mentre il resto del corpo si svuotava, la pelle raggrinziva. I minuti le vergavano il volto lasciando rughe scavate dal peso di anni. I capelli si accartocciavano, plasmandosi a immagine e somiglianza della coltre di nubi che oscurava il cielo. Fu allora che sua madre la condannò pronunciando quelle parole: «Lo so, io lo so. Dammi il pugnale di papà». Tala era stanca di fuggire da un nemico che la seguiva ovunque, esausta per l’ennesima sconfitta. Non le chiese neanche perché. Quel “Lo so, io lo so”, forse sapeva cosa fare. Ma sua madre la guardò negli occhi e disse: «Perdonami.»

Dal taglio sul collo fiottò un miscuglio di pioggia e sangue. Il ventre si sgonfiava man mano che la vita sfuggiva, e così l’anima di Tala.

 

Ancora oggi si chiede perché la pioggia rifiuti le donne, e le bestie. C’è ancora chi pensa che le protegga. Infatti sono diventate merce per mercanti, cavie da laboratorio. Rientra in casa, le guance bagnate dalla pioggia e dalle lacrime. «Pa’, hai finito?»

«Dieci minuti» le risponde.

Forse ritorneranno al legno ma prima dovranno rintanarsi nella grotta, fin quando non avranno una casa. Suo padre le dice di essere forte perché prima o poi finirà, di sperare. Ma la speranza è un’ampolla di vetro soffiato. Basta un’incrinatura e la pioggia la disintegra.

«Sono pronto» le dice suo padre, uscendo dal bagno. La folata di lezzo le punge le narici. Se non fosse per il cratere sulla gamba a generare un‘interruzione sulla superficie bitorzoluta della corazza, penserebbe che si tratti solo di un fantoccio di fango e cortecce. Uno scudo che lo proteggerà per il tempo necessario a caricare il carro e raggiungere la grotta, e magari pure per una sosta alla sorgente sotterranea. La pioggia buona. Per quanto? E poi? Poi non gli resterà altro che filtrare e bere il loro stesso piscio. Ormai Tala può abituarsi anche a questo.

 

Tala e suo padre sono fermi davanti la grotta, lo sguardo fisso sul carro-gabbia di un mercante. Forse la pioggia imparerà a mangiare il piombo e libererà le donne in vendita. Ma alla pioggia non frega niente, per questo non ha mai assaggiato le catene che penzolano tra le sbarre del carro-gabbia. Collarini e polsini e cavigliere che tengono la merce ben salda.

Si guardano negli occhi. Lei riconosce quello sguardo, si chiede se lui riconosca quello del sacrificio. Lo sguardo di lui è quello di un fantoccio che si sta liquefacendo e sa che se non entra morirà, divorato pezzo per pezzo. Ma è anche lo sguardo di un padre che dovrà incontrare un mercante insieme a sua figlia.

«Pa’, barattiamo col cibo. Con la turbina e il generatore se serve.»

«Non servirà, lo sai anche tu. Andiamo via.»

«E dove? È tanto che non corazzavi il carro. Guarda come ti sei ridotto. Quanto puoi resistere, mezz’ora?»

Lui la fissa negli occhi. Poi abbassa lo sguardo. Un sussulto, un singhiozzo di pianto, una fottuta incrinatura. Porta il braccio verso il fodero legato sulla gamba, dove tiene il pugnale. Tala glielo blocca con la mano. «Non fare cazzate. Anzi, vedi di contrattare per un rifugio.»

La fissa di nuovo negli occhi, rassegnato. Forse ha capito che il sacrifico di Tala è il male minore, forse… Tala contrae le mascelle e inghiotte saliva per trattenere le lacrime che sente affacciarsi sulle palpebre.

«Perdonami» le dice.

«Non dire così!» urla Tala. «Che hai intenzione di fare?»

Suo padre le afferra il braccio e stringe il polso. Tala non capisce. Lo sguardo di suo padre non è più rassegnato, fissa il vuoto in un’espressione senza senso. Lui prende il coltello.

«Stringi i denti, e non urlare» le dice.

La lama penetra nella carne, brucia. Tala si porta una mano alla bocca e la morde per non urlare. La lama scava, rivoli di sangue scorrono lungo il braccio seguendo il flusso della pioggia. Tala non regge, si inginocchia. Il sapore metallico le arriva in gola. Un rettangolo di carne cade a terra, la pioggia ne modifica i pigmenti della pelle. Tala sente il peso sul volto di una maschera fatta di pioggia e lacrime e saliva e sangue. Sta per svenire. Ma qualcosa le strattona il capo e la costringe a riprendere conoscenza, il cuoio capelluto sembra staccarsi dalla testa. Ode il rumore della lama che falcia il fascio di capelli. Per la prima volta avverte la pioggia tamburellare dietro il collo. Cade a terra. Non riesce a urlare, a piangere, il suo corpo produce solo dolore. Ascolta il calpestio dei passi sul fango allontanarsi. La vista si offusca.

«Indossa questa camicia» la voce di suo padre la scuote. «Così sembrerai mio figlio. E non parlare, sarai muto.» Una manica della camicia è ridotta a brandelli.

 

Tala cammina dietro suo padre, procedono verso la pancia della grotta. La parte iniziale è un corridoio che curva a sinistra prima di aprirsi in un atrio. Una luce si specchia tremolante sul granito della curva, un fumo acre aleggia nel corridoio, e delle urla di donna riportano Tala al passato. Suo padre si ferma. Si volta. Le fa cenno di non far rumore.

Procedono lenti. Finita la curva, si accostano alla parete interna e si sporgono quanto basta.

Tala non crede a quello che vede, pensa che la grotta li abbia proiettati negli abissi dell’inferno. Il fumo che saturava l’aria nel corridoio non era quello del falò scoppiettante al centro dell’atrio. Quello fugge attraverso una fessura in cima alla cupola della grotta. Tala vorrebbe essere quel fumo, adesso. Era quello del mercante. Una carcassa scomposta con alcune ossa in vista e fasci di muscolo ancora roventi a mantenere le fibre in tensione, forse nella speranza di rimanere attaccati allo scheletro. L’intestino sguscia via da uno spacco sul ventre srotolandosi a terra. Tala può udirne lo sfrigolio e annusarne il miasma esalato.

Oltre la carcassa del mercante stanno tre donne.

Una raschia il terreno con la schiena contorcendosi come una camola trafitta dall’amo. Scuote la testa dimenandosi e urla, e con le mani tiene il ventre dilatato, un palloncino sul punto di scoppiare.

Un’altra siede a terra con la schiena alla parete, e lo sguardo vacuo. I pochi capelli sulla testa sono rami secchi di un salice senza più le foglie. La pelle è segnata da rughe e crepe centenarie. Il torace si gonfia e si sgonfia ma Tala pensa che la donna che fu non esiste più. Dalle gambe divaricate scorre un muco di sangue e pioggia che si accoccola al terreno formando un guazzo che si espande, a fare da letto alla terza donna. L’unica che è ancora in grado di annaspare allo stesso modo di uno scarafaggio rigirato di schiena.

Tala è scossa da un brivido e la nausea le spinge lo stomaco in gola.

Accucciata sulla terza donna sta una cosa che vive e palpita e ha una sorta di tentacolo che gli esce da quella cavità che forse è la bocca. Il tentacolo spara pioggia e si insinua tra le gambe della donna. La stessa pioggia che si vede ribollire oltre la pelle traslucida. La cosa è un viscido fuso bipede con un’aureola di aculei intorno alla sommità superiore.

Il ventre della prima donna continua a dilatarsi, impegnato in una gestazione di mesi condensata in pochi minuti.

La pioggia impara, e lo fa in fretta.

La creatura si alza. Adesso è la terza donna a contorcersi, un verme che ha inghiottito un boccone troppo grande per essere digerito.

Un’altra creatura viene alla luce sguisciando frenetica dal grembo della prima donna, e cresce, rapida.

La pioggia impara, e lo fa in fretta.

Le due creature agitano i tentacoli nell’aria. Tentacoli che si distendono e si contraggono, forse infervorati dall’usta delle due prede: Tala e suo padre.

Le creature si bloccano. Orientano i tentacoli verso di loro. Avanzano.

Il padre di Tala la spinge contro la parete e afferra il pugnale e si mostra alle creature. «Scappa» le dice. Poi, urlando, corre verso la morte.

La speranza è un’ampolla di vetro soffiato, basta un’incrinatura. Allora Tala scappa, corre, urtando il granito del corridoio. Esce e inciampa. Si rialza e spera.

Spera che i figli della pioggia la scambino per un uomo.

Spera che la uccidano.

E in fretta.

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Commenti

Ritratto di Gana Mala

Mi fa pensare al grigio. La mia testa ha proiettato come un film tutto ciò che hai descritto, significa che il racconto mi ha coinvolto totalmente.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Gana Mala del bel commento. Sono contento che sia riuscito a coinvolgerti

Ritratto di LaPiccolaVolante

E mi fai felice.
Un ingresso suggestivo e efficace, un ostinato (la pioggia impara e lo fa in fretta) che spalanca fantaipotesi e costringono alla lettura. Un grigio, sì, a tratti dimenticato dalla trama. Ma un abbozzo di trama ben pesata e che mi costringe a rimproverarti di meno per il colore passato in seconod piano.
Ho letto con curiosità, e, come vedete, i due personaggi sono saggiamente delineati e caratterizzati dal contesto intorno, dalle vicende.
Pilgrimax non spende troppe battute per costringerci a leggere il diario segreto della figlia o del padre, li veste e li libera in un mondo in cui ciò che sono è evidente in pochi gesti, in flashback e nel cadere della pioggia che impara e lo fa in fretta.

Bel gioco Pilgrimax

 

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, sono contento di essere riuscito a suscitare l’interesse del Capitano, e di essere riuscito, con la trama, a stemperare un eventuale rimprovero ;-)

Ritratto di Edera82

Inizialmente non capivo il colore, alternavo il grigio al marrone delle cortecce e del legno, ma riconosco che è un problema mio, volevo farti i complimenti, scritto bene e si potrebbe proseguire, in realtà l'ho letto come se fosse "un centro" con un inizio mancante ma che non serve, tutto sommato, a questa parte di storia

Ritratto di Pilgrimax

Grazie, Edera82, per i complimenti. In effetti il racconto è parte di qualcosa di più lungo che, per ora, è solo nella mia mente. Eh, sì, col colore (anche dal commento del Capitano) ho capito che dovevo caricare un po’ di più ;-)

Ritratto di Edera82

Piacere, puoi chiamarmi Fran. È un piacere poter dividere questa esperienze con persone come te e spero che mi aiutiate a migliorare

Ritratto di Antio

Un racconto che prende e si lascia leggere con piacere, la trama scorre e scivola come l'acqua impetuosa che nella storia la fa da padrone. La pecca sta nel colore, un grigio che sarebbe dovuto essere più presente e che ha lasciato troppo spazio alla trama e a macchie di altri colori che fanno capolino con insistenza. Lo scopo del gioco era proprio tenere a bada gli altri colori e ti sono sfuggiti un po' di mano. Per il resto, complimenti. Molto bello

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Antio. Eh, sì, ho capito solo dopo quale fosse la giusta interpretazione del testo del gioco ;-)

Ritratto di masmas

Proprio forte 'sto racconto, un po' splatter per come la vedo io. Però colpisce, parecchio, si legge bene e ti fa dire: Osta! (Non uso parole più forti perché siamo in pubblico).
Sul colore non mi pronuncio, temendo cosa direte del mio... (mi sa che avevo preso la consegna un po' alla leggera)

Ritratto di Pilgrimax

Grazie MasMas, sono contento che ti sia piaciuto. Io ho adorato il tuo racconto ma, soprattutto, il tuo stile. Quindi mi fa ancora più piacere ;-)

Ritratto di Rum

Questo racconto mi è piaciuto molto. Ottimo l'incipit. L'ambientazione e la "pioggia" suggeriscono sviluppi della storia.

In effetti emergono altri colori ma il grigio della pioggia è persistente e fa da sfondo onnipresente alla vicenda, sfocando gli altri colori.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Rum, sono felice che tu abbia gradito.

Ritratto di grilloz

Bello, davvero, poco d'aggiungere sul racconto, l'atmosfera prende e la pioggia che impara crea una tensione notevole fino alla fine.

Sul colore però sono rimasto incerto fino all'ultimo se fosse il grigio (pioggia, nuvole, alluminio, fumo) o il marrone (fango, legno, arrosto...)

Ritratto di Pilgrimax

Grazie per il tempo speso nella lettura e per l'apprezzamento. La mia speranza riguardo all'InCromo era riposta nel fatto che la pioggia è essenzialmente un altro personaggio della storia. Questo mi faceva pensare che il lettore avrebbe implicitamente assegnato un ruolo prioritario alla sua cromatica... ma ho capito di essermi sbagliato ;-)

Ritratto di ansia e cedrata

allora, mi è piaciuto molto ma non ho capito cosa fa il padre con il coltello alla povera Tala, a parte tagliarle i capelli XD

Ritratto di Pilgrimax

Sono contento ti sia piaciuto. Il papà le sfregia un braccio, tagliandole un pezzo di carne. Vuole mettere a credere al mercante (che nella sua testa sa di incontrare nella grotta) che la figlia è un figlio e quindi, come tutti gli uomini e come è capitato a lui stesso sulla gamba, sfregiato dalla pioggia. Forse avrei dovuto esplicitarlo meglio.

Ritratto di ansia e cedrata

ecco, ora però mi è inevitabile farti una domanda: hai mai letto "the long rain"? è un racconto degli anni '50 di Ray Bradbury, molto bello anche se poco conosciuto in Italia.
anche lì il tema centrale è una pioggia angosciante e ininterrotta, una cosa che porta gli uomini all' alienazione e alla follia. se non lo conosci dagli un' occhiata! penso che potresti apprezzarlo

Ritratto di Antio

Interessante!

Ritratto di grilloz

L'ha ripubblicato in italia la rivista Parallaxis qualche tempo fa. Purtroppo ha chiuso dopo pochi numeri :(

Ritratto di Pilgrimax

Grazie per la segnalazione. Non lo conoscevo e a questo punto cercherò di procurarmelo. In realtà l'ispirazione per il raccontino mi è venuta ripensando a "Something from Above" di H. P. Lovecraft (sebbene con firma di Donald Wandrei), 1929, anche prima di Brandbury. Ovviamente lì la vicenda è diversa, come anche l'elemento che è una strana neve di colore rosso... da cui poi scaturiscono tutta una serie di cose...

Ritratto di Robypey

Si il grigio sfuma un po, però comunque è il colore che mi resta più impresso. Io forse ti consiglierei di tagliare un po di più. È vero, si legge abbastanza bene, ma cercare di essere i più brevi possibili in questi giochi non è male. Complimentoni sei entrato a gamba tesa in questi due laboratori, senza commettere falli.bravissimo.

Ritratto di Pilgrimax

Grazie Robypey per il prezioso consiglio. In effetti tendo a dilungarmi su dettagli che magari possono essere espressi in modo più immediato. Mi succede sempre. Pensa che la versione attuale è già un taglia-e-cuci di una versione originale più lunga... Cercherò di applicare il consiglio nei prossimi giochi ;-)