Libertango (di Sheherazade)

La stanza era piccola ma accogliente, con un arredamento vecchio stile, un pavimento in cotto ricoperto da un soffice tappeto in tinta. Dalla finestra aperta entravano obliqui i raggi del sole morente.

   Era il tramonto, l’ora magica in cui l’arancia si tuffa nelle cristalline profondità del mare. E l’isola era il posto più bello per goderselo.

Accovacciato accanto al camino e avvolto nel suo logoro maglione preferito, Leroy attizzava il fuoco. Le sere di febbraio potevano essere molto fredde laggiù. E intanto attendeva. Sul tavolo erano disposti due bicchieri, pronti ad essere riempiti da un robusto Borgogna, mentre un lettore cd suonava un tango di Astor Piazzolla. Libertango, il suo preferito. Il tango per lui era la musica della libertà, della sensualità.

    Si spostò leggermente verso la porta finestra che affacciava sul giardino a picco sul mare, guardando preoccupato l’immensa distesa liquida che lo separava dal suo amore.

    “Perché non arriva? Presto sarà buio, e Bartolo non potrà più attraccare. Oh, dove sei?” Il suo cellulare era muto da ore. Solo un rapido sms da Londra nel primo pomeriggio “Sto per imbarcarmi. Aspettami, anima mia”. Poi più nulla.

   Con la fronte appoggiata al vetro Leroy sospirò e chiuse gli occhi, sperando che il fresco del vetro spegnesse l’incendio che aveva in testa e nel cuore. Assurdamente si ritrovò a pensare al loro ultimo incontro, in un assolato autunno a New York. Erano stati solo due giorni, ma stupendi. Avevano corso a perdifiato sotto il fiammante baldacchino di alberi di Central Park, ballato al ritmo di un valzer suonato da un artista di strada, mangiato cibo spazzatura e fatto l’amore come due forsennati nell’appartamento di Leroy. Erano stati semplicemente loro stessi, Leroy e Robert. Un’anima divisa in due corpi, così amavano definirsi.

Era quella la loro vita, attimi rubati alla Vita.

  Perché la Vita aveva deciso che loro conducessero la loro esistenza quotidiana separati. E opporsi avrebbe causato troppo dolore ad anime innocenti, che nulla sapevano della loro bruciante passione. Ma il fuoco non può essere estinto, anche se soffocato dalla cenere. E così era stato per il loro amore.

   Per questo lui si era rassegnato ad essere “l’altro”, quello che viveva nell’ombra, quello che si accontentava dei giorni e delle notti rubate. Dopo New York non si erano più visti, ma si erano strappati una promessa reciproca: “Il 14 febbraio, all’isola”.

    L’isola era il loro piccolo regno, il loro rifugio. Leroy possedeva quella piccola casa arroccata sugli scogli da quando era bambino. Tutti lo conoscevano. E tutti sapevano della sua storia d’amore. Gli isolani sorridevano quando vedevano i due ragazzi camminare mano per la mano, asserivano di sentirsi i custodi di una grande storia d’amore. La realtà era molto più prosastica,fatta di notti solitarie, tonnellate di sms scambiati in bagno come adolescenti, video chat clandestine, sensi di colpa e tradimento, ma si sa, a volte si ha bisogno di qualcosa di mitico che renda le nostre piccole esistenze più interessanti.

  Leroy tornò alla realtà, il vento freddo della sera si era levato e gli ultimi raggi di sole scintillavano sull’acqua limpida. E lui aspettava.

    Lo avrebbe atteso tutta la vita se necessario, se l’era promesso. Perché lui era semplicemente il suo cuore, l’altra metà della sua anima. E non si può rinunciare alla propria anima.

 

      “E’ arrivato proprio a tempo, professò. Cinque minuti e ripartivo, non potevo rischiare di rimanere bloccato sulla terraferma.”

    Bartolo, l’uomo che gestiva col suo piccolo motoscafo i collegamenti tra l’isola e la terraferma, brontolava  ma in realtà sapeva che quella sera sarebbe rimasto a terra per tutto il tempo che fosse stato necessario, a costo di fare la traversata al buio.

    Seduto accanto a lui Robert teneva gli occhi chiusi godendosi il fugace calore degli ultimi raggi di sole, il maestrale e l’odore pungente del mare. Era lì finalmente, nel suo rifugio. Aveva lasciato dietro di se le sue responsabilità, la vita che non voleva ma che doveva vivere, ed era pronto a concedersi finalmente qualche giorno accanto al suo amore. Bruciava quasi dall’impazienza di stringerlo a se, perdersi nei suoi occhi cristallini, vedere le sue labbra piene e carnose aprirsi per accoglierlo, fondersi totalmente in lui. Era stato così fin dalla loro prima volta, in una stanza d’hotel illuminata da una sgargiante insegna al neon. Il mondo spariva e rimanevano solo loro e il loro desiderio, così grande da valicare il tempo e lo spazio. Così sconfinato da richiedere il sacrificio della lontananza, che si addolciva solo quando finalmente si riunivano.

    “Lui è arrivato?” chiese ansioso. Aveva sempre paura che Leroy si stufasse e scegliesse un’altra via. Dopotutto non era lui quello impegnato, quello che viveva una doppia vita. Traditore, così lo avrebbero comunemente definito. Ma per lui il vero tradimento era vivere separato dal suo amato, accanto ad una donna che non amava, solo per non far pagare i suoi errori al suo bambino ancora troppo innocente per capire appieno. Ma un giorno gli avrebbe spiegato. E quel giorno, finalmente, sarebbe stato libero. 

    “E’ arrivato stamattina, professò. Credo che vi starà aspettando a casa” sorrise Bartolo rassicurante. 

    Quant’era gravoso il sacrificio che gli chiedeva. Ma non poteva essere altrimenti, non ancora.

   “Arriverà il giorno, anima mia, te lo giuro. E allora non ci nasconderemo mai più”.

 

      La sera era ormai calata. Il fuoco nel camino ardeva vivace, gettando variopinte ombre sulle pareti. Cullato dal tango Leroy si era assopito sul divano, ma un rumore lo sveglio. Il rumore inconfondibile della chiave che girava nella porta.

 

    “Anima mia” Robert entrò, portando con sé l’odore pungente del mare e quello inconfondibile del suo dopobarba speziato “perdonami, l’aereo ha fatto ritardo e non ho potuto avvertirti, io…”

   Non ci fu bisogno di continuare. Leroy lo strinse a se poggiando la testa accanto alla sua, oro contro ebano, poi lo baciò appassionatamente. Le parole erano superflue. Erano lì. Erano insieme.

    Fecero l’amore sul tappeto, mentre il bandoneòn suonava la sua arcana melodia di passione, libertà e rimpianto.

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Mmmm... non lo so. Poca attenzione reale al colore, troppa alla romanza di un sentimento. Ecco credo che distillare il sentimento e presentarlo in soluzioni così sature e concentrate e "monografiche" sia eccessivo. A me personalmente non piace quest'abitudine. Non adoro la storia d'amore fine a se stessa, non ritengo che il "tradimento" sia un elemento autosufficiente: è un accessorio che compromette o stravolge una storia, ma così, isolato da una narrazione, da una storia, sono fatti che non riescono a coinvolgermi messi da soli sul piatto. Non so chi sono i due personaggi, non so cosa fanno, non so nulla di loro.
Per rimanere dentro il recinto di quest'arena, "l'unione dei primari" da un buono spunto sulla gestione di questi elementi. C'è un contesto, uno scopo, un problema, e un progetto. Questi elementi disegnano i personaggi molto più di quanto qualsiasi "anima mia" possa fare, senza bisogno di soffermarcisi così pesantemente. Il lettore ha bisogno di un senso, ha bisogno di costruire un teatro in cui tutti gli accessori (rapporti, sentimenti, caratteri) germoglino da soli e instaurino un rapporto di mutua collaborazione con la storia. Qui lo sbilanciamento è eccessivo.
La tecnica non è mala, ma la gestione del soggetto è da studiare meglio. riproverai, vero? Ma sì!

Ritratto di Sheherazade

Buonasera.
Innanzitutto vi ringrazio per le critiche costruttive. Vorrei solo chiarire un punto: forse ho commesso un errore perchè ho "colorato" tentando di condensare in un racconto uno specifico momento di una specifica coppia di cui io conosco il background, ma ovviamente voi no. Speravo si capisse, evidentemente non è così e mi spiace perchè io amo veramente molto questi personaggi.
Quanto al discorso tradimento in realtà io intendevo porre l'accento sul concetto di colpa. Leroy e Robert sono due traditori, ma perchè? Perchè commettono adulterio o perchè tradiscono se stessi costringendosi ad una separazione?
Forse non ho focalizzato bene il tema, d'altro canto è la prima volta che mi cimento in un concorso del genere. Farò tesoro dei vostri consigli :)

Ritratto di LaPiccolaVolante

Sì, sì, è chiarissimo che tu non tratti con superficialità questi due personaggi. Il passo è quello giusto da questo punto di vista. Ma come il sale, che rende perfetto un piatto, non è una pietanza attraente da solo. È pericoloso, in narrativa, questo atteggiamento: Dai l'impressione di dedicare i personaggisolo a te stessa, che li conosci. Il lettore è una specie permalosa, eheheh, attenzione! Questa sarebbe stata una buona analisa caratteriale, magari, dentro un contesto moooolto più ampio, ma estrapolata o privata di quel contesto il rischio che il lettore chiuda il libro e ti auguri di divertirti tanto da sola, nel frattempo che cerca altro di più condivisibile, è davvero altissimo.

Uno zoom troppo spinto non è consigliato.
È bella un'orchidea, no? Affascinate, forma e colori singolari, MA se io ingrandisco l'orchidea fino a lasciarti disponibile solo un gruppo di cellule staminali  sull'apice di un ramo? Oh un biologo da laboratorio rimarrebbe ore magari incollato a quel microscopio per suggerne ogni particolare in mitosi, ma su quel microscopio può starci una sola persona alla volta e solo se sa già tutto dell'orchidea. :)
 

Ritratto di Pilgrimax

La passione tra i due amanti la fa da padrona. Il Capitano ti ha già dato degli ottimi consigli soprattutto quando accenna all’architettura contesto-scopo-problema-progetto, struttura da tenere sempre a mente per tentare di accaparrarsi l’interesse e il coinvolgimento del lettore, che, in fin dei conti, è lo sconosciuto con cui vuoi comunicare e, come tale, bisogna portarlo a condividere quello che ti emoziona smuovendo quello che a lui emoziona. Si sente che ti piacciono questi personaggi e che li tratti con passione, e questa è una cosa bella. D’altro canto, però, questo ti ha tenuto/a legato/a su quello che appassiona te. La scrittura c’è, è solo questione di aprirti al lettore. Spero di incontrati di nuovo nei successivi giochi.

Ritratto di Antio

A me è piaciuto. È vero che si parla solo di uno sprazzo della vita di una coppia, ma mancano i prima, i dopo e i perché. Comunque ho letto con piacere, si nota che vuoi bene a questi personaggi. A livello cromatico c'è un buon inizio, si perde un po' col procedere della storia.

Ritratto di masmas

E come tale dipende molto dai gusti personali. Certo la storia d'amore e la passione permeano bene, ma per me manca una storia. Chi adora il romanticismo si sentirà appagato, ma altri come me si sarebbero aspettati una sorpresa, un finale diverso dal "si ritrovano e stanno insieme". Che so, il ritardo che si protrae in maniera inspigabile. Un naufragio. Un tradimento, un biglietto che dice: "è finita". (Inorridirai a questa idea)
Detto ciò la narrazione è fluida e ben portata avanti, i sentimenti permeano bene. Fossi tra lettrici di romance, riceveresti tutti "oh!" E "ah!" E cuoricini luccicanti. :)

Ritratto di Sheherazade

masmas, e perchè dovrei inorridire? XD Se ti dicessi che nella loro storia completa alla fine Robert muore di cancro? XD Di solito i miei personaggi non hanno un lieto fine "classico". Come ho già spiegato questo era un particolare momento, non è tutta la loro storia.

Ritratto di masmas

Ritratto di grilloz

Il capitano ti ha già detto quasi tutto. Il racconto è scritto bene e, almeno all'inizio, la cromaticità funziona. La storia è però molto semplice e forse andrebbe ragionata un po' più sulla struttura per renderla più interessante, ad esempio giocando sul perchè non possono vivere insieme mantenendo un'alone di mistero e dando più forza alla spiegazione, che messa così la banalizza un po', o anche mantenendo il mistero, visto che comunque non è il soggetto del racconto.

Alla prossima ;)

Ritratto di ansia e cedrata

mi rendo conto che probabilmente nella tua testa hai sviluppato una storia ben più lunga per questi personaggi, ma non sei riuscita ad inserirla come avresti voluto sia per il tema vincolante del gioco che per gli spazi ristretti.
secondo me questo brano funzionerebbe benissimo in un racconto lungo o un romanzo sui due personaggi.

Ritratto di Robypey

Mi allineo interamente al capitano. Anche io per miei gusti personali non riesco a stare dietro alle storie troppo sdolcinate. E permettimi, il fatto che ci sia una fine diversa di questo racconto, si evvince solo dal tuo commento noi non potevamo sapere. Comunque resta lo stile, che non è per niente male. In bocca al lupo oer il prossimo laboratorio.