A occhi aperti (di MannaLisa)

Affacciato al finestrino del treno, Antonio ammirava il panorama.
Case, campi, colline ed alberi si susseguivano in rapida sequenza.
Ma i suoi occhi captavano un paesaggio uniforme, senza una netta differenza tra un oggetto e l’altro.
Vedeva in modo diverso, Antonio. O forse sarebbe meglio affermare che guardava; si, guardava in modo particolare, ma non vedeva realmente.
Esisteva, nella sua testa, un’unica sfumatura: tetra, asettica, indefinita ed a tratti ambigua.
Era nato così, con l’acromatopsia completa.
Non aveva mai potuto vedere davvero l’effetto cromatico di ciò che lo circondava, captarne le peculiarità e le nette differenze.
Tutto appariva simile, ai suoi occhi. Il suo mondo era una lunga strada asfaltata senza alcuna deviazione e contornata da alti grattacieli che non lasciavano intravedere nemmeno un piccolo sprazzo di cielo.

Tutto risultava cupo, freddo e buio.
Ma, non avendo mai visto realmente come gli altri, che mancanza poteva averne?

Eppure era così, sentiva che qualcosa non era come doveva essere.

Con il passare degli anni la peculiarità della sua situazione lo aveva portato ad isolarsi. Sia per le prese in giro (innocenti ma spesso cattive dei bambini) sia per le difficoltà oggettive, ormai divenuto adulto, che riscontrava nella vita di tutti i giorni.

E l’unica sfumatura che riusciva a captare si era estesa piano piano anche alla sua anima, risucchiandolo in un mondo tutto suo.

Vivendo in un paesino sperduto in mezzo ai monti tutti conoscevano la sua situazione. E quella consapevolezza lo aveva portato a decidere di trasferirsi. Credeva di poter passare inosservato in una grande cittadina, e, chissà, magari dare una svolta alla propria vita.

Come biasimarlo? Preferiva esser emarginato che suscitar pena nel prossimo.

In viaggio dalla sera prima, con ancora qualche ora davanti, Antonio decise di alzarsi.
Era arrivato il momento di sgranchirsi le gambe.
Nel corridoio angusto del vagone precedente trovò una donna in cerca del proprio posto. Appresso si trascinava due enormi valigie, con qualche difficoltà.
"Ha bisogno di una mano?" le chiese Antonio.

La ragazza sembrò un attimo disorientata, ma Antonio non ci fece troppo caso.
"Si, la ringrazio. Non riesco a trovare il mio seggiolino", gli disse, mostrandogli il biglietto.
"Ha sbagliato vagone, signorina.
Guardi, è fortunata, ha il posto accanto al mio. Venga, la aiuto."
Da vero gentiluomo le prese entrambi i bagagli, esortandola a seguirlo.
Era strano ma si sentiva insolitamente a suo agio con quella sconosciuta.

Una volta arrivati al loro scompartimento la vide, con qualche difficoltà, sedersi in uno dei seggiolini liberi.

“Mi scusi, che maleducata! Io sono Sabrina, e lei?”

“Antonio.”

“Grazie mille dell’aiuto, Antonio. Dove è diretto?”

“Milano.”

“Davvero? Anche io. Per diletto o per lavoro?”

“Nessuna delle due.”

“Conosce qualcuno in città?”

“No.”

“Allora adesso si. Conosce me. Le pare poco?”

“Affatto.”

“E nella vita cosa fa?”

“Ma lei fa sempre tutte queste domande?”

“Dipende se trovo il soggetto interessante. Allora? Lo sa che non si risponde ad una domanda con una domanda?”

“Mi scusi, fatico a parlare di me. Riparo biciclette. E lei?”

“Scrivo libri per bambini. Oddio, scrivere è un parolone, qualcuno scrive mentre io invento e detto fiabe. Come mai ha deciso di fare il meccanico nella vita?”

Nonostante l’aria schiva di chi non vuole subire un interrogatorio, Antonio fece fatica a nascondere un sorriso. Quella ragazza era un vulcano!

 

D’altro canto Sabrina si riconosceva in lui.

Schivo, riservato, a tratti infastidito dalle sue continue domande.

Eppure, in cuor suo, sapeva che l’apparenza, spesso, inganna. Che il suo modo di porsi era solo un’autodifesa contro il dolore. Dolore che doveva aver caratterizzato gran parte della sua esistenza.

E, visto i suoi precedenti, Sabrina decise che voleva aiutarlo.

 

“Sa, qualche anno fa ho avuto un incidente in macchina. E da allora, purtroppo, non riesco più a vedere come prima. Il mio mondo è completamente fuori fuoco e a chiazze…”

La ragazza, che fino ad allora aveva tenuto la testa china, alzò il viso.

Non ci aveva fatto caso, Antonio, a quel particolare.

Eppure si considerava un buon osservatore, per quanto possibile.

Forse si era fatto abbagliare dalla serenità e spontaneità di lei.

Adesso che la osservava con più scrupolosità, però, vedeva una sorta di alone sulle sue pupille.

Come se un piccolo sprazzo della nebbia del mattino si fosse incastonato dentro i suoi occhi.

Poco percettibile se non la si fissava direttamente.

“..per un lungo periodo sono stata arrabbiata con il mondo intero; ho allontanato tutti, nessuno sembrava in grado di comprendermi, vivevo tutto amplificato all’ennesima potenza, essere sopravvissuta era il mio incubo quotidiano.

Poi era subentrata l’apatia.

Niente sembrava interessante, per me.

Fino a quando mio fratello non mi ha aiutato ad uscirne. Pensa che per smuovermi dalla mia situazione mi ha portato in una libreria per bambini.

Riesce a crederci?

Ogni pomeriggio, in quella libreria dove permane un odore di casa e di dolci, una ragazza legge una storia per bambini.

Quel giorno toccò a “Il piccolo principe”. Inutile dirti che ascoltare quelle parole in mezzo a bambini entusiasti e meravigliati mi ha scosso e ridato l’energia necessaria che mi era mancata fino ad allora: ho riscoperto la voglia di vivere.

E quello, naturalmente, è diventato il libro della mia vita.”

Antonio rimase in silenzio. Conosceva bene quel libro, da piccolo sua madre era solita leggerglielo prima di addormentarsi.

 

“Che ore sono?” gli chiese Sabrina, ridestandolo dai suoi ricordi.

“Le 9 e un quarto.”

“Abbiamo ancora qualche ora di viaggio, le va di fare un esperimento?”

“È necessario?” chiese Antonio, ma la curiosità aveva già vinto le sue remore.

“Mi faccia contenta, la prego. Potrebbe descrivermi ciò che vede dal finestrino?”

“Io? Non posso.”

“Perché no?”

Antonio sospirò, indeciso. Era il caso di raccontare i fatti propri alla prima sconosciuta che incontrava? Poi però si disse che, visto lei si era fidata e confidata, avrebbe dovuto fare lo stesso. E decise di buttarsi.

“Sono affetto da acromatopsia completa. Un vecchio dottore, qualche anno fa, mi disse che vivevo la vita come guardando attraverso una vecchia tv degli anni ’50.
Per me è tutto piatto ed uguale, come potrei descriverle il panorama?”

“Ma ci vede, giusto? E chi dice che il suo modo di vedere è peggiore di quello degli altri?”

“Nessuno, ma..”

“Stia tranquillo, qualsiasi cosa dica non posso verificarne il risultato. Potrebbe anche inventarsi un paesaggio fantastico fatto di orchi, draghi e principesse. Non scoprirei mai se sta dicendo la verità.

Allora? Proviamo? Si ricordi che Il cervello è l'arma più potente che sia data all'uomo..”

“Ok.”

“Cosa vede?”

Antonio volse il suo sguardo fuori.

“Alberi, colline, qualche casolare..”

“Sta realmente vedendo ciò che analizza o guarda soltanto? C’è una grande differenza. Lo sa che è possibile vedere anche senza l’uso della vista?

Come affermava Antoine de Saint-Exupéry: Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.”

Antonio ci pensò un attimo, poi lasciò che la sua immaginazione prendesse a braccetto ciò che osservava.

“Un ragazzo, con un cappello di paglia, sta pedalando lungo la strada sterrata che costeggia la ferrovia. Ride, spensierato. Fin da piccolo, con suo fratello, erano soliti sfidare il treno in velocità. Ovviamente non sono mai riusciti a superarlo, ma questo non vuol dire che, prima o poi, non ci riusciranno. I campi che attraversa, con il loro profumo di fiori, gli fanno compagnia. Era da tempo che non si ritagliava un momento per sé, e ne aveva proprio bisogno…”

Prima che Sabrina riuscisse ad aprir bocca Antonio continuò: “..adesso il paesaggio è cambiato. Stiamo costeggiando un lago. Vedo qualche barca che lascia la riva. Chissà magari in una di queste c’è Giorgio che rema. Non è solo, però. Con lui, infatti, c’è lei, il suo più grande amore, Isabella. Ha deciso che proprio lì, in mezzo al lago, dove l’ha portata per il loro primo appuntamento, le chiederà di sposarlo. È in ansia, Giorgio, ma non vede l’ora di iniziare a vivere il resto della sua vita con lei..”

 

Sabrina rimase basita. Antonio era riuscito con poche e semplici parole a coinvolgerla completamente, come non gli accadeva da tempo.

“Ha visto? Non era così difficile.”

Sorrise, Antonio.

Di un sorriso felice e sincero come non spuntava da tempo sulle sue labbra.

“No, aveva ragione. Grazie.”

“E di cosa? Io non ho fatto niente..”

“Ha fatto molto, invece. Mi ha aperto gli occhi come mai avevo fatto prima.”

“Quando vuole, sa dove trovarmi” le sorrise lei, allungandogli un bigliettino da visita.

Antonio lo afferrò, con un sorriso malandrino sulle labbra.

“Che ne dice di stasera a cena?”

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Commenti

Ritratto di LaPiccolaVolante

Non è scritto male. A parte qualche eccessiva metragliata di aggettivi, scorre con pochi intoppi. La rotta è affidata però a una patologia e la gestione della narrazione, le immagini, l'alliterazione, non svolgono un ruolo incisivo nella colorazione del racconto. Sappiamo che il protagonista non li vede i colori, ma il mondo intorno a lui li presenta, eccome. Probabilmente perché lo osserviamo dall'esterno, guardiamo un personaggio che non vede i colori muoversi dentro un mondo a colori e rammaricarsi per questa sua incapacità.

Un punto di vista diverso (una prima persona) probabilmente avrebbe costretto il narratore a vedere un mondo desaturato e avrebbe condizionato la narrazione.

:)
 

Ritratto di Manna Lisa

Ahimè, a parte le prime righe, il tema si è perso per la via.
I personaggi hanno preso campo e il resto si è spostato in secondo piano.
Grazie comunque, per me è già un traguardo aver partecipato.
E i consigli costruttivi fanno sempre bene.

Ritratto di Pilgrimax

Un racconto tenero che comunica un bel messaggio. Considerata la patologia del protagonista, e il tema del gioco, l’idea di inserire oltre ad Antonio un’interlocutrice per tutto il viaggio è buona. Sebbene, forse, per la resa del gioco e per far risaltare ancora di più la “cromatica” del mondo di Antonio, ci sarebbe potuta stare una spalla opposta piuttosto che simile a lui. Comunque racconto piacevole e narrazione scorrevole.

Ritratto di Manna Lisa

Grazie.
Inizialmente Sabrina doveva essere senza problemi visivi. Poi ho deciso di cambiare, e la storia se n'è andata per conto proprio..

Ritratto di Gana Mala

Innanzitutto grazie perché non conoscevo questa patologia ed è sempre un bene imparare qualcosa di nuovo. Ho letto volentieri il racconto e l'ho trovato piacevole, ma mi sarebbe piaciuto vedere con gli occhi di Antonio per potermi immedesimare meglio in lui e capire appieno com'è vivere in un mondo apparentemente grigio.

Ritratto di Manna Lisa

Grazie mille.
A parte inizialmente si, il tema si è andato a "dissolvere", prediligendo la storia..

Ritratto di masmas

Carino il racconto, un po' una favoletta, nel tema. Scrittura gradevole, si legge con piacere. E anche tu hai usato l'acromstopsia! (Io però parziale)

Ritratto di Manna Lisa

Grazie.
Appena posso leggerò volentieri il tuo racconto.

Ritratto di Antio

Molto carino il racconto e piacevole la lettura, anche se all'inizio ho trovato un po' forzato il rapporto tra i due protagonisti. Come è già stato detto, la resa cromatica si è persa in principio, mentre le descrizioni lasciano immaginare tutti i colori al lettore. Per quanto mi riguarda, è stata solo la consapevolezza del tema del gioco ad influire sull'immaginazione permettendomi di vedere con gli occhi di Antonio!

Ritratto di Sheherazade

Questo racconto è nettamente il mio preferito *_* Adoro l'aria fiabesca e il ribaltamento della prospettiva: anche non vedendo i colori si può immaginare e dipingere il mondo un pò a modo nostro. Antonio è un gran bel personaggio, e ho adorato il modo in cui è uscito dal suo mondo monocolore.

Ritratto di grilloz

Del problema della cromaticità ti han già detto, quindi non mi ripeto.

Il racconto parte da un'idea carina, lui vede solo forme, lei solo i colori ed è scritto in modo corretto e discretamente scorrevole. Quello che però vorrei suggerirti è di lasciare più libera la tua scrittura. A leggerla sembra contratta, trattenuta, controllata e questo rende a mio parere lo stile un po' piatto.

Ritratto di Rum

Inizialmente il racconto suggerisce un mondo tra il bianco e il nero, però poi si perde il tema del colore: risulta più importante l'osservare con il cuore (apprezzati i riferimenti a Il Piccolo Principe).

Forse l'evoluzione della storia è troppo lineare, i personaggi prevedibili spalle dell'autore per esprimere l'idea alla base del racconto. Magari avrebbero potuto superare un momento di diffidenza prima di aprirsi l'uno all'altra.

Ritratto di ansia e cedrata

mi piace l' idea di base: un racconto sul colore che parla di una malattia per cui "non si vedono i colori". chi è affetto da acromatopsia vede tutto in scale di grigio, ma non è certo facile descrivere la situazione in un racconto breve... soprattutto perché il protagonista non ha consapevolezza di cosa siano davvero i colori. per lui il mondo su toni di grigio è la normalità. 
forse per sviluppare la trama si è un po' perso di vista il tema del gioco, ma il racconto è gradevole.

Ritratto di ansia e cedrata

Aggiungo una considerazione personale sul Piccolo Principe. Non me ne vogliate, è un libro delizioso che ha contribuito alla formazione di molti di noi, senza dubbio. Questo vuol dire che tutti bene o male conosciamo la storia e quindi possiamo apprezzare il riferimento, ma allo stesso tempo -proprio perché è un racconto conosciutissimo e rielaborato in molti contesti- citarlo diventa anche una "scelta banale".
Il racconto funziona bene e la citazione è funzionale alla trama, ma visto che in questi anni è un testo che va fin troppo di moda secondo me usarlo resta un azzardo.

Ritratto di Robypey

Anche a me è piaciuto, lettura scorrevole, trama interessante. Ametto che anche io non conoscevo questa malattia, quindi grazie x la lezione. Peccato che ti sei allontanata da quello che era il gioco. Da parte mia, complimenti.